Tentativi di disimpegno

17 giugno 2011

A New York, il Consiglio di sicurezza dell’Onu approva la proposta Usa di dividere la lista nera, comprendente circa 400 fra talebani e qaedisti, in due liste separate. Dalla lista talebana sono depennati 14 nominativi di personalità inserite nella Jirga di pace voluta dal presidente Karzai: fra.essi gli ex ministri talebani Mullah Rahmani e Rahman Haqani nonché Habibullah Fawzi, già ambasciatore talebano in Arabia saudita.

18 giugno 2011

A Kabul, intervenendo ad un convegno, Hamid Karzai riafferma la volontà di trattare con i Talebani ma che "attualmente noi non siamo coinvolti in negoziati . Sono le forze straniere, in particolare Usa, a portare avanti questo processo". Ad uso della platea aggiunge che le forze Nato "sono qui solo per difendere i propri interessi". Il portavoce talebano, Zabihullah Mujahid, smentisce il negoziato: "Non abbiamo alcuna trattativa con gli Usa od altre forze". Conferme sono giunte invece da fonti tedesche riprese da "Der Spiegel", secondo cui incontri ufficiosi con un emissario del mullah Omar sarebbero stati mediati da Berlino. La Nato continua intanto le sue operazioni nel paese contrastata dalla resistenza: fra gli altri, l’attacco ad una stazione di polizia a Kabul, compiuto da militanti infiltrati fra i poliziotti, provoca una decina di uccisi.

23 giugno 2011

A Washington, il presidente Barack Obama afferma l’intento di ritirare le truppe "entro il 2017" (ma si parlerà in seguito del 2024). Un primo ridimensionamento è previsto entro il 2012, limitato ai 30.000 soldati da ultimo inviati. Dopo il 2012 le unità scenderebbero a 70.000, per diventare 25.000 dopo il 2014 col compito di verificare gli effetti del passaggio dei poteri dalle forze di occupazione a quelle afgane. Secondo alcuni osservatori l’annuncio scontenterebbe il Pentagono che teme la defezione di alcuni alleati ed il disastro. Altri notano che "la surge non è servita ad indebolire i Talebani che si sono anzi rafforzati in nuove zone" (Afghan Analysts Network). All’annuncio americano segue quello del presidente francese Sarkozy del prossimo ritiro di 1000 uomini, circa ¼ del contingente.

25 giugno 2011

A poche ore dall’annuncio del presidente Obama, un oscuro attentato contro un ospedale a sud della capitale fa strage di operatori e pazienti: 37 gli uccisi. I Talebani, completamente estranei all’attacco, mettono in guardia la popolazione contro i colpi di coda degli occupanti che, mentre annunciano un lentissimo disimpegno, cercano di screditare la Resistenza con "una strategia precisa quanto sporca". Un ritiro così lento non serve a nulla, avvertono ancora i Talebani, "finché non vi sarà un ritiro completo di tutte le forze di occupazione la nostra lotta armata si rafforzerà"

28 giugno 2011

A Kabul, 5 guerriglieri votati al martirio attaccano l’hotel Inter Continental che ospita stranieri e, nell’occasione, una riunione sulla "sicurezza" di governatori ed elementi dei servizi. Decine gli uccisi, secondo la resistenza. Solo 21, compresi gli attaccanti, secondo la Nato che interviene con la flotta di guerra. Poche ore dopo i Talebani liberano i giornalisti francesi Stéphane Taponier e Hervé Ghesquière, rapiti nel dicembre 2009: ignote le contropartite.

Giugno 2011

A Kabul, la Commissione elettorale squalifica per brogli 62 deputati. Solo 9 fra essi, però, saranno rimpiazzati. E’ raggiunto da un mandato d’arresto l’ex governatore di Kabul Bank, ritenuto responsabile di un gigantesco buco per aver concesso prestiti senza garanzie, il quale ritorce le accuse verso elementi del regime beneficiati da tali prestiti.

Giugno 2011

Nel primo semestre dell’anno, risultano aver disertato 24.590 soldati afgani, circa uno su sette.

9 luglio 2011

Léon Panetta, già capo della Cia ed ora del Pentagono, ordina al governo pakistano (oltre che a quello iracheno) di rompere i rapporti con Teheran e con la rete islamista. A sua volta l’ammiraglio Michael Mullen, capo di Sm delle forze statunitensi, accusa Islamabad di concorso nell’omicidio del giornalista Saleem Shahzad, autore di un’inchiesta sui legami fra la rete qaedista e l’Isi, trovato morto il 31 maggio scorso con segni di torture. L’incolpazione del governo sottomesso – ma non del tutto- prelude al taglio di 800 milioni $, circa 1/3 dei versamenti annuali. Islamabad, che ha recentemente fatto arrestare 5 spie della Cia e sospeso la cooperazione con gli Usa nella "lotta al terrorismo" nelle zone tribali, a sua volta accusa gli Usa di violare la sovranità del paese con le continue stragi dei droni, continuate nel Waziristan e non solo. Su indicazione del presidente Obama, "Nobel per la pace", Panetta sta predisponendo una base "segreta" (per altro fatta trapelare sulla stampa americana) nel Golfo per ospitare i droni omicidi che colpiranno gli oppositori degli Usa in tutta la regione, prescindendo dall’opinione dei governi interessati.

12-13 luglio 2011

A Kandahar una guardia del corpo uccide Ahmed Wali Karzai (fratello del presidente Hamid), uomo della Cia, capo del consiglio provinciale nonché dei narcotrafficanti collaborazionisti. Un duro colpo per la Nato e per Karzai. E’ colpito anche il contingente italiano che perde il caporale Roberto Marchini (40° caduto). Il giorno appresso, i Talebani colpiscono la base Usa di Maidan Wardak ed una caserma Nato di Kapisa. Mentre la resistenza sferra i suoi colpi, continua la strage dei droni statunitensi in Waziristan: 50 vittime in 48 ore.

17 luglio 2011

Nella provincia montagnosa di Bamyan si celebra il primo passaggio di poteri dalla coalizione occupante alle forze afgane, cui per altro la Nato continuerà a "prestare assistenza militare". Entro fine mese seguono analoghi passaggi di consegne nel Panjshir, a Lashkargah, Mazar i Sharif, Mether Lam, Herat. Mentre si svolge la prima cerimonia i Talebani uccidono l’ex governatore dell’Uruzgan, Mohammad Khan, stretto collaboratore del presidente Hamid Karzai.

27-28 luglio 2011

A Kandahar, un attentato infligge un altro colpo alla coalizione ed al governo Karzai uccidendo il reggente della città, Ghulan Haidar Hamidi. E’ compiuto da un partecipante ad una delegazione che recava l’esplosivo sotto il turbante. A Tirin Kot, nell’Uruzgan, 6 talebani sacrificano la propria vita per assaltare il palazzo del governatore ed il quartier generale della polizia: 23 i morti, decine i feriti. Un altro attacco colpisce i militari italiani al termine di un’azione di rastrellamento nella provincia di Bagdis: muore il 41° italiano, caporale David Tobini.

5 agosto 2011

Mentre sull’Helmand si abbattono i raid Nato, uccidendo anche oggi almeno 8 civili , nell’area di Wardack la resistenza attacca un elicottero Chinook che trasporta 7 soldati afgani e 31 americani dei corpi speciali, 22 dei quali dei Navy Seals responsabili dell’eccidio di Abbottabad. Tutti morti i militari, che tornavano da 2 ore di raid e conseguente scia di sangue afgano. In una conferenza stampa di qualche giorno appresso, il comandante delle forze statunitensi generale John Allen dichiara che un raid aereo avrebbe punito con la morte i talebani autori dell’attentato. Si diffonde ufficiosamente la voce che il razzo che ha colpito il Chinook sia di fabbricazione cinese.

8 agosto 2011

La "Bbc" informa che la magistratura ha incriminato un militare del Royal Regiment of Scotland, "collezionista" di dita dei nemici ammazzati.

19 agosto 2011

A Kabul, i Talebani assaltano la sede del British Council ingaggiando battaglia con le guardie afgane e Nato. Il bilancio è di 15 morti, fra i quali 4 guerriglieri. L’attacco è stato compiuto significativamente nell’anniversario dell’Indipendenza dall’Impero britannico, e nel mentre dallo stesso paese giunge la proposta di smembrare l’Afghanistan in 7-8 piccoli stati, per indebolirne le potenzialità indipendentiste. "Nessuno dividerà la coraggiosa nazione afgana", è scritto nel sito dell’Emirato islamico di Afghanistan, l’entità che si instaurerà sulle ceneri dell’occupazione straniera, secondo i Talebani.

23 agosto 2011

"Peacereporter" riprende un’intervista resa dal consigliere afgano Rangin Dadfar Spanta al "Telepraph" secondo il quale, mentre si deve ancora perfezionare l’intesa sulle basi militari, la permanenza in Afghanistan di 25.000 militari statunitensi dopo il 2014 (v. nota 23 giugno 2011) durerà per altri 10 anni, fino al 2024, in accordo col presidente Hamid Karzai per facilitare "la sconfitta del terrorismo". Il sito riporta anche il commento dell’ambasciatore russo a Kabul, Andrej Avetisyan: "Me ne sfugge la logica. Se entro il 2014 il terrorismo sarà sconfitto e tornerà la pace nel paese, non ci sarà bisogno che gli americani rimangano. Altrimenti come potranno poche migliaia di soldati riuscire là dove hanno fallito 150.000?"

26 agosto 2011

Continua la carneficina perpetrata dalla Nato che bombarda Shaki, nella provincia di Logar, per uccidere il guerrigliero talebano Qari Hjran. Sterminata la famiglia che l’ospitava ed altri civili.

30 agosto 2011

AP, ripresa da Peacereporter, diffonde la notizia che una trattativa diretta ad uno scambio di prigionieri (l’ufficiale statunitense Bowe Bergdahl, catturato dai talebani 2 anni fa, e prigionieri talebani nei lager di Bagram e Guantanamo) sarebbe stata vanificata da una fuga di notizie, attribuita ad Hamid Karzai ed al suo entourage, benché proprio il presidente afgano spinga da mesi per simili negoziati.

11-13 settembre 2011

Nella provincia di Wardack, un attacco kamikaze colpisce decine di militari Usa nella base Combat Outpost: nessun morto e solo feriti, secondo il comando Usa, anche uccisi secondo i Talebani, che rivendicano l’attacco aggiungendo "con la nostra impavida resistenza spediremo gli Usa nella pattumiera della storia". Il 13, è attaccato il quartier generale della Nato a Kabul, comprendente l’ambasciata Usa e le sedi dei servizi, da una piccola pattuglia di combattenti che hanno eluso i check point travestendosi da donne. Due di essi, asserragliati in un edificio dismesso, impegnano le forze speciali e la flotta aerea da guerra per 20 ore. Muoiono 14 persone, fra le quali i 5 attaccanti e 4 poliziotti.

20 settembre 2011

A Kabul un kamikaze, che nascondeva l’esplosivo sotto il turbante, uccide Burhanuddin Rabbani nella sua abitazione, sita nei pressi dell’ambasciata americana. Rabbani, già capo del governo precedente quello talebano, in stretti rapporti con gli Usa, era stato chiamato da Karzai a presiedere il Consiglio di pace, incaricato di trattare con i talebani, in specie quelli disponibili a deporre le armi. I Talebani non commentano l’attentato. Il capo delle forze armate Usa Mike Mullen ne attribuisce la responsabilità – come, almeno in parte, del precedente attacco al quartier generale della Nato del 13 settembre- all’Isi pakistano ed al clan Haqqani, alleato dei Talebani e di al Qaeda. L’accusa è rilanciata da Hamid Karzai.

23 settembre 2011

A Islamabad, il premier pakistano Yusuf Gillani respinge la richiesta americana di far entrare proprie forze speciali nella zona confinaria per eliminare i presunti ideatori dell’attacco del 13 settembre. Poche ore dopo, gli Usa lanciano un drone contro un villaggio, sterminandovi diverse persone; e continuano la "caccia" nei giorni seguenti, fino all’annuncio di aver catturato un comandante militare del clan Haqqani, Haj Mali Khan. La notizia è però smentita dai Talebani.

4 ottobre 2011

A New Delhi, giunge in visita Hamid Karzai per "rafforzare i rapporti bilaterali". Uno schiaffo per il Pakistan, accusato di aver avuto parte nell’attentato del 20 settembre a Burhanuddin Rabbani.

7 ottobre 2011

Nel decennale dall’aggressione Nato all’Afghanistan, sono molte le ammissioni del disastro provocato al paese e del fallimento della "missione". Interessanti quelle riportate sul "Manifesto" da Giuliano Battiston, che ha intervistato ex collaborazionisti ed esponenti di ong. Fra gli altri Farid Ehsas, attualmente dirigente del dipartimento per la Riforma amministrativa, così le riassume: "Abbiamo dato il benvenuto /agli Usa/ convinti che ci avrebbero aiutato a costruire una democrazia…Ora invece siamo certi che non guardavano ai nostri diritti ma ai loro interessi: quelli strategici, rispetto all’Iran, alla Cina, all’India, al Pakistan". Il generale Fabio Mini, intervistato da "Peacereporter", afferma: "Noi europei ce me torneremo a casa nei prossimi anni senza aver risolto niente, ma gli americani rimarranno a tempo indeterminato, lasciando basi e forze speciali: loro non usciranno mai più dall’Afghanistan…Ne approfittano per piantare degli avamposti contro potenziali nemici regionali e globali, Cina in primis, gettando i presupposti per nuove e ben più rischiose guerre globali. E per rimanerci sono prontissimi a scendere a patti con i Talebani".

10 ottobre 2011

Unama, la missione Onu in Afghanistan, pubblica il rapporto elaborato sulla base di interviste a circa 380 prigionieri passati dai 47 carceri del paese, che ha accertato la sistematicità di trattamenti degradanti e torture.

14-24 ottobre 2011

Forze Nato e collaborazioniste compiono una vasta operazione contro presunte basi qaediste e della rete Haqqani. Duecento le persone uccise o catturate intorno alla capitale Kabul e nella parte orientale del paese, decine le vittime civili e centinaia i senzatetto. Una strage di civili e presunti insorti è compiuta il 14, nei raid contro la provincia di Faryab.

29 ottobre 2011

A Kabul, un kamikaze talebano uccide 13 soldati americani a bordo di un pulmino. Nel frattempo a Kandahar un altro attentatore, vestito con divisa, elimina 3 soldati australiani delle forze Nato, ed una ragazza kamikaze agisce nella provincia orientale del Kunar, impegnando gli agenti di sicurezza in uno scontro nel quale ne ferisce 5, col proprio sacrificio.

31 ottobre 2011

A Kandahar, la guerriglia compie in successione 3 attacchi, colpendo una ong statunitense (6 uccisi), il capo della polizia locale e la sede dell’Onu (altri 6 uccisi). Muoiono anche 3 attaccanti, dopo aver impegnato le forze di sicurezza in scontri durati diverse ore.

Ottobre 2011

Il "Financial Times" dà notizia di un "memo" recapitato dal presidente pakistano Ali Zardari al capo delle forze statunitensi Mike Mullen, in seguito al blitz contro la casa di Osama bin Laden, richiedente aiuto agli Usa contro il proprio esercito con l’offerta di smantellare la parte dell’Isi invisa al potente alleato. Ne segue una tensione interna fra apparato politico e militare che sfocia nei mesi seguenti in gravi accuse e nella destituzione del ministro della Difesa Khalid Lodhi, vicino al generale Kayani.

2 novembre 2011

Ad Istanbul, si svolge la Conferenza regionale sull’Afghanistan preparatoria della Conferenza indetta a Bonn dall’Onu, per discutere il processo di transizione, la sicurezza e i tentativi di "riconciliazione nazionale", dei quali non può che registrare la sovrapposizione e l’inconcludenza. Nonostante una conferenza stampa congiunta Karzai- Gillani, neanche i rapporti fra governo afgano e pakistano, sospesi dopo l’attentato mortale a Burhanuddin Rabbani, registrano passi avanti.

9 novembre 2011

Nel distretto di Barmal, la violenta risposta Nato ad un attacco talebano contro la propria base è una strage con 50 vittime, fra attaccanti e civili.

11 novembre 2011

Gli ufficiali statunitensi Calvin Gibbs e Jeremy Morlock, capi di uno squadrone della morte (vedi nota 9 settembre 2010) sono condannati rispettivamente al carcere a vita ed a 22 anni.

16-19 novembre 2011

A Kabul si tiene la Loya Jirga, convocata dal presidente Hamid Karzai per ottenerne l’avvallo del proprio negoziato con gli Usa, che stabilisce il passaggio dei poteri dalle forze Nato a quelle afgane nel 2014 e l’autorizzazione per basi militari americane fino al 2024. La Loya lo approva a maggioranza subordinandolo a diverse condizioni: divieto di raid notturni o condotti con droni, necessità che ogni operazione militare sia autorizzata e congiunta con le forze afgane, divieto di usare le basi per attaccare obiettivi in altri paesi, sottoposizione dei militari statunitensi alla giurisdizione afgana, ricostruzione dei villaggi e delle infrastrutture distrutte. Condizioni difficili da accettare per gli Usa, a partire dalla giurisdizione sui crimini di guerra. Inoltre, la competenza della Loya Jirga ad un simile avvallo è contestata da più parti in quanto essa spetta, secondo la Costituzione, al Parlamento.

23 novembre 2011

Nella provincia di Kandahar, la Nato fa strage di bambini, 6, uccisi insieme ad un uomo nel distretto di Zahri. Quivi è compiuta un’altra strage il 29, con 5 civili uccisi, fra i quali 3 donne.

26 novembre 2011

In Pakistan, a 2 km dal confine con l’Afghanistan, un raid Nato uccide 24 soldati pakistani.

5 dicembre 2011

A Bonn, si svolge la Conferenza dell’Onu sull’Afghanistan per tracciare il bilancio di 10 anni d’intervento e valutare le prospettive. Fallimentare il primo, anche secondo le Ong collaborazioniste invitate, evanescenti le seconde. Difficile parlare di "riconciliazione" senza i Talebani e, per di più, senza il Pakistan che, urtato dall’arroganza statunitense e dall’eccidio dei suoi militari del 26 novembre, ha disertato il vertice e, nei prossimi giorni, sospende i rifornimenti alle forze Nato in transito nel paese.

6 dicembre 2011

A Kabul, nella ricorrenza dell’Ashura, ignoti attentatori fanno strage di pellegrini sciiti presso una moschea, provocando 54 morti e 150 feriti. Contemporaneamente una bicicletta- bomba esplode a Mazar i Sharif uccidendo altre 4 persone. Immediata la dissociazione e la condanna dei due attacchi "inumani ed antislamici" da parte dei Talebani, cui Usa-Nato cercano di addossare le responsabilità. Più verosimilmente si tratta di tentativi di esportare in Afghanistan la guerra civile fra sunniti e sciiti, che tanto ha giovato agli occupanti in Iraq ed altrove.

14 dicembre 2011

La stampa indiana riferisce che i Talebani stanno per aprire una sede diplomatica in Qatar, affidata all’ex ambasciatore Mohammad Zaeef, allo scopo di facilitare una soluzione politica ed il ritiro degli occupanti. L’iniziativa è approvata dagli Usa, secondo la fonte, che riceve conferma da un portavoce del Dipartimento di Stato nel mese di gennaio.

20-21 dicembre 2011

La Nato decreta la continuazione dei raid notturni, indifferente alle proteste di Hamid Karzai e della Loya Jirga contro lo sterminio dei civili provocato da queste azioni. Per protesta chiude i propri uffici il consiglio provinciale di Paktia dopo che un raid ha colpito l’abitazione di un suo funzionario uccidendovi una donna e ferendone altre. Intanto, i Talebani attaccano con un ordigno un convoglio Nato presso Ghazni, uccidendo 7 militari polacchi.

27 dicembre 2011

A Kabul, il presidente Hamid Karzai decide di non rinnovare l’incarico in scadenza a 3 componenti della Commissione dei diritti umani: fra essi, Ahmad Nader Naderi stava per presentare un rapporto sui crimini di guerra commessi nel corso della guerra civile afgana da mujahiddin, attuali sostenitori ed anche componenti del governo. "Non è il momento opportuno" per simili rapporti, è il commento statunitense.

28 dicembre 2011

A Kabul, è siglato l’accordo che assegna alla Cina i diritti di estrazione petrolifera nei giacimenti settentrionali siti nel bacino del fiume Amu. Nella relativa gara i cinesi sono prevalsi sui gruppi occidentali per aver presentato l’offerta migliore, che attribuisce il 70% dei profitti a Kabul, oltre alle tasse, e prevede garanzie occupazionali.

10 gennaio 2012

E’ fatto circolare in rete un video che immortala un gruppo di marines intenti ad oltraggiare i corpi di afgani uccisi, urinando sopra di loro. Una delle tante, consuete barbarie americane - commenta il portavoce talebano Mujahjd Zabihullah – che peraltro non interromperà l’iniziativa talebana di cercare una soluzione politica al conflitto (v. nota 14 dicembre 2011). I comandi Usa si vedono costretti ad identificare i marines, 4 cecchini del North Carolina il cui battaglione era già indicato dal video.

19 gennaio 2012

Nell’Helmand, dove proseguono le operazioni militari della Nato (senza dati sulle vittime afgane) muoiono 6 militari americani in seguito alla caduta del loro elicottero: attentato per i Talebani, incidente per il comando Usa. Otto i morti anche in un attacco suicida all’aeroporto di Kandahar, gremito di soldati stranieri. Fra le azioni di questo tipo nel corso del mese, si segnala lo scoppio di un’autobomba il 26 gennaio a Laskhargah, che provoca 4 morti e decine di feriti davanti ad una struttura della Nato.

20 gennaio 2012

Nella base di Gwan (provincia di Kapisa) un soldato afgano uccide 4 militari francesi. Il presidente Nicolas Sarkozy reagisce ventilando il ritiro del contingente e, da subito, sospendendo l’attività di addestramento, chiaramente fallimentare a dispetto dei 12 miliardi annui spesi da Usa/Nato a tale scopo. La sequenza di simili episodi dimostra difatti come la resistenza abbia infiltrato egregiamente l’esercito e particolarmente le reclute. Il governo italiano invece, per voce del ministro alla Difesa gen. Giampaolo Di Paola, annuncia che non comincerà alcun ritiro italiano fino a tutto il 2013; e l’intento di eliminare i caveat mantenuti dal precedente governo per "usare ogni possibilità degli assetti presenti in teatro, senza limitazioni": compreso dotare di bombe gli aerei da guerra Amx.

30 gennaio 2012

Il governo tedesco restituisce a quello afgano 8 statuette del II secolo d.C., trafugate negli anni Novanta. Per altro i pezzi scomparsi dai musei afgani sono stimati in 70.000.

Gennaio 2012

Nei campi profughi presso Kabul e Bagram, abbandonati a se stessi senza cibo sufficiente, medicinali e persino coperte, muoiono per il freddo a decine, soprattutto bambini. Con una mortalità infantile che varia dal 120 al 144 per mille, secondo "Peacereporter", muoiono nel paese 80 bambini al giorno per fame e stenti, a dispetto di 2000 ong e 3,5 miliardi di "aiuti umanitari" evidentemente dispersi in altre direzioni.

8 febbraio 2012

A Giawa, nella provincia di Kapisa, un raid della Nato fa strage di civili fra i quali bambini intenti al pascolo delle pecore: 8 le piccole vittime. I raid omicidi, per lo più coperti dal silenzio, continuano in diverse province, fra le quali l’Helmand ed il Kunar, dov’è segnalato un altro massacro, e nella zona confinaria. Nel nord Waziristan è annunciata l’uccisione fra gli altri dell’esponente qaedista Badr Mansoor. Fra gli attacchi della resistenza, il 5 febbraio, un’autobomba ha ucciso 9 poliziotti afgani a Kandahar.

16 febbraio 2012

Hamid Karzai giunge in Pakistan per incontri con Ali Zardari, Yusuf Gillani ed altri esponenti allo scopo di svelenire i rapporti (v. note 20 settembre e 4 ottobre 2011) e parlare di commerci e futuri scenari. Un incontro è trilaterale, con la partecipazione del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Si parla anche dell’iniziativa talebana di aprire un ufficio diplomatico in Qatar e dei negoziati, il cui nodo resta l’intento Usa di mantenere basi permanenti e forze speciali in Afghanistan, intollerabile per i Talebani e assai poco gradita agli altri interlocutori.

22 febbraio 2012

Nella provincia di Nangarhar, elicotteri Nato bombardano una scuola femminile uccidendo e ferendo decine di bambine. A Bagram, la "Guantanamo afgana", l’ennesima dissacrazione del Corano da parte dei militari Usa, col rinvenimento di testi bruciati nell’inceneritore, è la scintilla principale di una vasta protesta contro l’occupazione del paese che dilaga nei prossimi giorni in tutte le province. Folle inferocite assediano basi militari, consolati americani e palazzi governativi invocando la cacciata degli stranieri ed inneggiando al mullah Omar. I militari, asserragliati nelle sedi, sparano sulla folla uccidendo decine di manifestanti e ferendone centinaia. Inutili le scuse del generale John Allen, Leon Panetta e Barack Obama e gli inviti alla calma di Hamid Karzai.

1 marzo 2012

L’Afghanistan è ancora teatro della rivolta contro l’occupazione e di una dura repressione. Il 25 febbraio, a Kunduz, i dimostranti hanno accerchiato anche una struttura dell’Onu. Oggi nella provincia di Kandahar alcuni soldati afgani prendono le parti della rivolta e rivolgono le armi contro i marines uccidendone 2 prima di venire a loro volta eliminati. Lo stesso è accaduto a Nangarhar il 23 febbraio, dopo che i militari hanno aperto il fuoco sulla folla e tirato bombe a mano: ad oggi sarebbero 6 i militari della Nato uccisi dai soldati. I Talebani appoggiano la rivolta con attentati, come quello compiuto il 27 febbraio davanti alla base Usa dell’aeroporto di Jalalabad, con una ventina fra uccisi e feriti.

7-8 marzo 2012

Non ancora sedata la rivolta seguita alla dissacrazione del Corano, nuovi attacchi talebani colpiscono il contingente inglese nell’Helmand, che registra 6 dispersi, probabilmente morti in un’esplosione; una caserma di polizia nell’Uruzgan, con 9 poliziotti uccisi ed il trafugamento delle armi.