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La penetrazione degli afghani, popolazione iranica, nell’attuale Paese facente parte fin dal X secolo del sultanato turco di Ghaznavidi, avviene nel Cinquecento; due secoli dopo, nel 1747, l’Afghanistan diviene regno. Paese ricco di risorse minerarie, gas naturale e petrolio, e via naturale per i commerci con l’Oriente, attrae gli appetiti inglesi ed è teatro per tutto l’Ottocento e nei primi due decenni del Novecento di scontri con la rapace potenza coloniale. Dopo tre guerre, l’Inghilterra ripiega sulla forma del protettorato, nel 1879, e l’Afghanistan diviene praticamente uno stato cuscinetto fra Inghilterra e Russia zarista. Nuovamente regno indipendente nel 1921, la monarchia afghana firma un trattato di amicizia con l’Urss, più volte rinnovato. La corona, rappresentata da re Amanullah e dal 1933 da re Zahir, si appoggia all’Urss sia per motivi economici sia per difendersi dalla Persia e cercherà poi, inutilmente, di affrancarsi in qualche modo dalla pesante e interessata tutela: difficile, poiché gli aiuti sovietici rappresentano circa la metà dei complessivi aiuti delle Nazioni unite, poi oltrepassano abbondantemente questa cifra all’inizio degli anni Settanta. Nell’estate del 1973 un colpo di mano rovescia la corona e proclama la repubblica affidandone la guida a Sardar Daud, parente del re e già primo ministro, denominato ‘principe rosso’ per la sua contiguità con l’Urss. Il nuovo regime è instabile a causa degli scontri etnici tra i gruppi di ceppo iraniano (maggioranza pashtuni e tagiki) e mongolico (usbechi, kirghizi, hazara), per il suo autoritarismo avversato al popolo, per non aver potuto attuare nessuna delle promesse riforme, risultando così inviso sia ai ‘Fratelli mussulmani’ che lo accusano di filosovietismo (ai loro attacchi Daud risponde con una repressione durissima, culminata con l’esecuzione del leader Habitur Rahwan), sia ai comunisti del Partito democratico popolare (peraltro scisso fin dal 1967 in due fazioni ostili, Parcham, diretta da Babrak Karmal, e Khalq, i cui maggiori esponenti sono Mohammed Taraki e Afizullah Amin, la prima delle quali, sciolta autoritativamente da Daud nel 1974, di fatto sopravvive clandestinamente). Dalla metà degli anni Settanta, il primo ministro Daud tenta, come già precedentemente re Zahir, di emanciparsi da Mosca spostandosi nell’orbita Usa ed appoggiandosi all’Iran dello Scià ed al Pakistan di Ali Bhutto, paese quest’ultimo che peraltro, a partire almeno dal 1974, finanziava e foraggiava l’opposizione islamica al suo governo (culminata in un attacco avente per epicentro la valle del Panshir, nel 1975). La cronologia che segue indica i principali eventi successivi, espone quindi la cronaca dell’aggressione americana effettuata con la pretestuosa motivazione degli attentati dell’11 settembre 2001, con un occhio anche alle reazioni politiche sullo scenario italiano ed europeo.

Fonti: Giornalistiche e di agenzia e spec. Reuters . Siti Peacereporter, Warnews (non più attivi), Intopic.it ; Osservatorio Afghanistan (associazioni di donne afgane) ; la Cronologia storica esposta in questo stesso sito.

Letteratura: AA.VV., Afghanistan. Essere popoli ai confini degli imperi, Milano 1983; R. Fabbri, Afghanistan atto II, Città di Castello 1988; G.Chiesa – Vauro, Afghanistan anno zero, Milano 2001.