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9 settembre 2001

Nella provincia di Takhar, resta vittima di un attentato suicida il comandante Massud; i due attentatori sarebbero algerini, legati all’organizzazione Al Quaeda.

11 settembre 2001

Attentati di New York alle Torri gemelle e al Pentagono. L’Fbi mette sotto accusa già nelle prime ore successive, Osama Bin Laden e l’Afghanistan dei Talebani.

12 settembre 2001

Il giornale pakistano "Khabrain" pubblica una dichiarazione di Osama Bin Laden che smentisce la paternità degli attentati. I Talebani dal canto loro, avvertono gli Usa che eventuali rappresaglie colpirebbero solo innocenti, incrementando nella regione l’odio verso l’occidente. L’Onu richiama il proprio personale dislocato in Afghanistan; lasciano subito Kabul anche i 3 diplomatici occidentali che seguivano il processo agli operatori accusati di proselitismo. Quasi tutti gli operatori umanitari lasciano il Paese.

15 settembre 2001

Il presidente americano Bush afferma esplicitamente che il principale accusato degli attentati è Osama Bin Laden. In Afghanistan, inizia l’esodo degli abitanti verso i confini col Pakistan, che raggiungerà nei prossimi giorni proporzioni enormi. Il regime militare del Pakistan, principale alleato internazionale del governo di Kabul, si schiera a fianco degli Usa, ed invita i Talebani a consegnare Bin Laden.

17 settembre 2001

Bush, nel consueto discorso al popolo americano, afferma: "Vogliamo Osama Bin Laden, vivo o morto…Troveremo i barbari, i portatori del male che hanno attaccato il nostro paese e li obbligheremo a rendere conto di quanto hanno fatto. E la stessa cosa faremo con quanti li proteggono e li aiutano". Il presidente sovietico Putin, dal canto suo, attacca la Jiad cecena affermando che la guerriglia della regione è "complice dei terroristi" delle Torri gemelle.

19-20 settembre 2001

Il consiglio degli Ulema, riunito a Kabul, dopo due giorni di discussione, chiede che Osama Bin Laden lasci il paese; invita inoltre le Nazioni unite nonché la Conferenza islamica ad indagare sui fatti. Il governo di Kabul e il mullah Omar si conformano all’editto degli Ulema. Negli Usa, il nome scelto a caldo per l’operazione di guerra che si sta preparando, è "Giustizia infinita"; sarà modificato poi in "Libertà duratura".

22 settembre 2001

Gli Emirati arabi rompono i rapporti con Kabul, seguiti a breve dall’Arabia saudita.

24 settembre 2001

La Casa Bianca ordina il congelamento dei conti di 27 società finanziarie sospette di rapporti con Bin Laden. Quest’ultimo fa invece pervenire un fax all’emittente araba Al Jazeera in cui invita i mussulmani alla Jiad contro "i crociati americani".

24 settembre 2001

Il portavoce vaticano Joaquin Navarro dichiara all’agenzia "Reuters": "Il Vaticano preferisce una soluzione non violenta, ma comprende il ricorso alla forza da parte di Washington per difendere i suoi cittadini da minacce future". Dal canto suo il cardinale vicario di Roma, Camillo Ruini, dichiara dal consiglio Cei in corso a Pisa che esiste "il dovere e la necessità" di combattere il terrorismo internazionale e chi lo sostiene, evitando sia la fobia verso i mussulmani sia "lo pseudo moralismo che tende a vedere negli Usa il male del mondo".

28 settembre 2001

A Bruxelles, il Consiglio di sicurezza dell’Onu approva la risoluzione n.1373 che autorizza il ricorso a "tutte le misure necessarie", compresa la forza, per garantire la sicurezza dell’Alleanza, comprese altresì misure contro il sostegno in qualunque modo fornito, anche finanziario, al "terrorismo" e la intensificazione dei controlli alle frontiere.

30 settembre 2001

Nella "Revisione quadriennale della Difesa" a cura del dipartimento Difesa degli Usa, si legge: "…Come potenza globale, gli Stati uniti hanno importanti interessi geopolitici in tutto il mondo…Gli Stati uniti e i loro alleati e amici continueranno a dipendere dalle risorse energetiche del Medio Oriente, una regione in cui diversi stati pongono minacce militari…/e/ stanno espandendo i loro mezzi militari per esercitare coercizioni sui paesi amici degli Stati uniti e negare alle forze militari Usa l’accesso alla regione…Le Forze armate statunitensi devono mantenere la capacità, sotto la direzione del Presidente, di imporre la volontà degli Stati uniti e dei partner della loro coalizione a qualsiasi avversario, inclusi stati ed entità non statali…cambiare il regime di uno stato avversario od occupare un territorio straniero finché gli obiettivi strategici statunitensi non siano realizzati".

1 ottobre 2001

L’assemblea generale dell’Onu, riunita a tempo record, ratifica la risoluzione n.1373. Il consesso è stato aperto dal sindaco di New York, Giuliani.

1 ottobre 2001

A Roma, esponenti della composita Alleanza del nord afghana incontrano re Zahir, residente nella capitale italiana fin dal rovesciamento della monarchia nell’estate 1973, per accordarsi sul futuro governo dell’Afghanistan che dovrà soppiantare, a guerra finita, il governo di Kabul. Dall’Alleanza del nord non fa parte Gulbuddin Hekmatyar, ostile a Rabbani e riparato in Iran, che condivide la posizione dei Talebani circa Bin Laden e la Jiad. I Talebani fanno sapere dal canto loro che, qualora soppiantati a Kabul, organizzeranno la guerriglia dalle zone del sud.

2 ottobre 2001

La Casa Bianca consegna alla Nato, ma rifiuta di consegnare anche al governo di Kabul, le prove fornite dai propri servizi di sicurezza circa la responsabilità di Bin Laden negli attentati dell’11 settembre, giudicate dal segretario generale, George Robertson, "schiaccianti": ciò innesca il meccanismo dell’art.5 del patto Nato legittimando l’aggressione all’Afghanistan. Kabul replica reiterando la richiesta di informazioni e trattative, ricevendo come risposta un ultimatum del premier inglese Blair "Consegnate Bin Laden o consegnate il potere".

3 ottobre 2001

Il mullah Omar, leader spirituale dei Talebani, in un appello diffuso dalla televisione "Al Jazeera" chiede a tutti i mussulmani facoltosi di contribuire concretamente alla Jiad "dovere di tutti i mussulmani contro gli invasori". Sulla Tv satellitare araba si appuntano le attenzioni angloamericane: fra gli altri lo sceicco Khalifa Al-Thani rivelerà di essere stato richiesto dal segretario di stato Usa, Powell, di ‘regolamentare’ le trasmissioni della scomoda emittente.

6 ottobre 2001

Il governo di Kabul annuncia che, se la Casa Bianca fornirà le prove della responsabilità di Bin Laden negli attentati dell’11 settembre, egli sarà processato da un tribunale afghano; ed annunciano altresì che libereranno i prigionieri occidentali (una giornalista inglese introdottasi illegalmente nel paese coperta da un burqa e 8 operatori umanitari accusati di proselitismo cristiano) se gli Usa rinunceranno all’azione militare contro l’Afghanistan. La Casa Bianca rifiuta nuovamente ogni apertura, i Talebani mantengono unilateralmente l’impegno preso circa la giornalista inglese.

7 ottobre 2001

Aerei angloamericani iniziano i bombardamenti sull’Afghanistan colpendo, fin dai primi giorni, villaggi, moschee, ospedali e altri obiettivi civili, oltre alle postazioni militari talebane. A poche ore dall’attacco giunge l’adesione della Russia secondo cui "I terroristi devono sapere che ovunque si trovino la giustizia li raggiungerà". Mosca aspira difatti a far includere nella lista del terrorismo la guerriglia indipendentista in Cecenia. Osama Bin Laden, in una videoregistrazione diffusa dalla tv Al Jazeera, dichiara: "Ringrazio Allah perché sono stati distrutti i simboli dell’America e la paura si è diffusa fra gli americani. Ciò che l’America assaggia oggi è ben poco rispetto a quello che la nazione araba soffre da 80 anni" . Dopo aver ricordato in particolar modo le sofferenze di palestinesi ed iracheni, egli ribadisce l’invito a tutti i mussulmani alla guerra santa e attacca "i governanti corrotti dei paesi islamici" a fianco degli Usa, concludendo: "In nome di Allah, dico all’America che non cederemo mai, Allah è grande".

7 ottobre 2001

In Pakistan, con un colpo di mano, il generale Pervez Musharraf sostituisce al vertice dell’esercito e dei servizi di sicurezza, gli ufficiali che appoggiano il governo di Kabul: destituiti il generale Mahmoud, Usmani e Aziz Khan. Nel paese si susseguono da giorni e continueranno per quelli a venire manifestazioni di protesta, in specie a Peshawar e Quetta, contro gli attacchi angloamericani all’Afghanistan, che coinvolgono decine di migliaia di persone: vengono represse duramente dalla polizia che spara ad altezza d’uomo, causando morti e feriti. Il regime militare è compensato dagli Usa per la sua malleabilità verso le richieste Nato, con l’annullamento delle sanzioni precedentemente inflitte ed un prestito dalla Banca mondiale. Le reazioni degli altri paesi arabi, dinanzi all’attacco americano all’Afghanistan, sono contrastanti. Il ministro dell’Informazione libanese, Ghazi al Aribi, afferma: "Osama Bin Laden ha già vinto. Sta tenendo testa alla superpotenza mondiale. Gli stessi americani sono consapevoli che anche se dovessero uccidere Bin Laden nascerebbero altri mille Bin Laden. Il problema non sarà risolto fino a quando non ci sarà giustizia per i palestinesi e tutti i paesi vittime dei crimini di Israele. E’ Israele il più grande stato terroristico del mondo". Il presidente iracheno, Saddam Hussein, definisce l’attacco americano "un’aggressione". Il ministero degli Esteri iraniano, a sua volta, dirama un comunicato nel quale afferma: "Questi attacchi sono inaccettabili, sono lanciati senza prendere in considerazione l’opinione pubblica mondiale, in particolare quella dei paesi mussulmani, e fanno torto al popolo innocente e oppresso dell’Afghanistan". Il Sudan condanna l’aggressione angloamericana all’Afghanistan, seguito nei giorni successivi dall’Indonesia il cui governo rettifica la posizione di solidarietà agli Usa espressa dopo gli attentati. Si schiera a fianco dell’America, invece, il leader libico Gheddafi che ritiene "legittima" la guerra scatenata da Bush.

8 ottobre 2001

Nel secondo giorno di bombardamenti, i raid angloamericani colpiscono l’aeroporto di Kabul, un ospedale e altri obiettivi civili. Aerei C-17 lanciano anche 37.000 sacchetti di aiuti alimentari, limitatamente alle zone non controllate dai Talebani, contenenti bigliettini "questo è un dono del governo degli Stati uniti d’America" . Riferendosi al precedente bombardamento, un pilota americano ha dichiarato: "E’ stato come giocare al Super Bowl": l’Afghanistan, difatti, è praticamente privo di difesa antiaerea. A Kabul intanto, i Talebani rilasciano, come preannunciato da alcuni giorni, la giornalista britannica Yvonne Ridley, senza alcuna contropartita. Al suo arrivo in Pakistan, scortata dai Talebani, ha dichiarato di essere stata trattata "con cortesia e rispetto".

9 ottobre 2001

I raid angloamericani su Kabul, sempre più intensi e senza sosta, colpiscono fra l’altro l’agenzia per lo sminamento dell’Onu provocando, solo in questa azione, 4 morti. A Kabul viene arrestato, travestito da donna, con il tradizionale burqa, il giornalista francese Michel Peyrard, inviato di "Paris Match": per lui, ora, si profila l’accusa di spionaggio.

 

In Qatar, la televisione Al Jazeera trasmette un videomessaggio di Abu Ghait, esponente di Al Quaeda, che ritorce contro gli Stati uniti le accuse di terrorismo: "Sono gli Stati uniti i veri terroristi, sono loro che da lunghi anni sono dediti ad azioni criminali e terroristiche. Pensate alle sofferenze del popolo palestinese vittima dei massacri del colonialismo ebraico, pensate alla profanazione dei luoghi di culto sacri da parte delle forze americane nel Golfo". E conclude: "La tempesta di aerei contro l’America non si fermerà, se Dio lo vuole, perché migliaia di giovani della nostra nazione aspirano al martirio allo stesso modo che gli americani vogliono vivere…"

9 ottobre 2001

La Lega araba, riunita a Doha, esprime condanna rispetto agli attentati di New York dell’11 settembre e non invece dell’aggressione angloamericana all’Afghanistan; ed al tempo stesso avverte, per voce del segretario generale Amir Moussa, che non sarà tollerata la estensione del conflitto ad altri Stati, ed istituisce un fondo finanziario per gli aiuti al popolo afghano. Si riunisce anche la Conferenza islamica (57 Stati) esprimendo analoghe posizioni e dibattendo in particolar modo gli aiuti per il popolo afghano e la questione palestinese. La posizione espressa in proposito è sintetizzata nell’intervento di Yasser Arafat, secondo il quale il terrorismo non sarà sconfitto se non saranno garantite "pace e giustizia" ai palestinesi.

10-11 ottobre 2001

A Kabul, prosegue ininterrottamente l’opera di bombardamento degli aerei americani che, dopo aver eliminato i pochi pezzi contraerei talebani, non incontrano più ostacoli nella distruzione. Centinaia i morti civili: 70 solo a Jalabad dove, per un presunto errore, un paese di contadini è stato letteralmente spazzato via dalle bombe americane. I bombardamenti proseguono senza soste nei giorni successivi.

12 ottobre 2001

A Stoccolma, viene assegnato il premio Nobel per la pace al segretario generale dell’Onu Kofi Annan per l’opera svolta contro la povertà e il terrorismo e l’impegno "per un mondo migliore e più pacifico". Annan ha dato il suo beneplacito alla guerra americana contro l’Afghanistan.

16-19 ottobre 2001

A Kabul, i bombardamenti indiscriminati colpiscono ovunque, centrando fra l’altro un edificio della Croce rossa, benché sul tetto fosse ben visibile il simbolo dell’organizzazione; un ospedale, un convoglio di profughi ed una scuola. Secondo le cifre fornite dai Talebani sono ormai 600 i morti civili e migliaia i feriti sotto le bombe americane. Gli americani effettuano una prima incursione nel territorio afghano nei pressi di Kandahar, con 200 soldati circa dei rangers.

19 ottobre 2001

A Peshawar (Pakistan), Corinne Perthuis, operatrice francese dell’ufficio Onu addetto ai profughi, denuncia la mancanza di mezzi per far fronte al disastro umanitario in corso a causa della guerra americana contro l’Afghanistan. Il continuo flusso di profughi che ormai si contano a milioni non può essere arginato, così che a centinaia già muoiono per fame e stenti, e si teme che nel tempo possano essere 7 milioni le vittime dell’esodo provocato dal conflitto.

 

A Islamabad (Pakistan), il 23 ottobre, il governo decide di chiudere le frontiere per impedire l’afflusso di nuovi profughi provenienti dall’Afghanistan. Già 15.000 sono i profughi ai quali è stato vietato l’accesso, mentre si moltiplicano i casi di morte per malattia, denutrizione, sete, di bambini.

25 ottobre 2001

A New York, l’Onu protesta contro l’uso di bombe a frammentazione in Afghanistan che il Pentagono non smentisce. Le bombe a frammentazione sono lanciate sul terreno dove rimangono parzialmente inesplose, tramutandosi così in mine antiuomo. In un villaggio nei pressi di Herat, hanno provocato la morte di 9 civili.

26 ottobre 2001

A Kabul, gli arerei americani colpiscono, nel corso dei quotidiani bombardamenti, tre depositi della Croce rossa i cui distintivi erano chiaramente visibili dall’alto. Viene catturato e fucilato Abdul Haq, uno dei capi dell’Alleanza del nord, che si era infiltrato nelle linee talebane per compiervi una missione per conto degli Stati uniti. Arrestato, giudicato per alto tradimento, Haq è stato giustiziato.

26 ottobre 2001

A Roma, il Sinodo dei vescovi riunito in Vaticano emette un comunicato sul conflitto in Afghanistan, al termine della sua decima assemblea generale: "La nostra assemblea ha espresso la sua più viva sofferenza per le vittime degli attentati dell’11 settembre e per le loro famiglie. Preghiamo per loro e per tutte le vittime del terrorismo nel mondo. Condanniamo in maniera assoluta il terrorismo che nulla può giustificare".

27 ottobre 2001

Mentre gli americani sferrano il più violento bombardamento su Kabul dall’inizio della guerra, colpendo obiettivi civili con un sanguinoso corollario di morti, il governo pakistano schierato con gli Usa non è più in grado di arrestare le migliaia di pakistani che premono sul confine per raggiungere l’Afghanistan e combattere con i Talebani.

28 ottobre 2001

A Washington, secondo la stampa, il presidente Bush ha firmato l’autorizzazione alla Cia di procedere alla eliminazione fisica dei ‘terroristi’.

29 ottobre 2001

Nonostante i pesanti bombardamenti americani, che impiegano i micidiali B- 52, i Talebani continuano a difendere con caparbietà le linee attorno a Mazar-i-Sharif, vanificando gli attacchi terrestri condotti dai miliziani filo occidentali dell’Alleanza del nord. I Talebani denunciano la morte di almeno 1.500 civili sotto le bombe americane.

31 ottobre 2001

Ad Atlanta (Stati uniti), il presidente della Cnn Walter Isaacson invita i corrispondenti dell’emittente a non calcare "l’attenzione sulle vittime civili in Afghanistan" e a ricordare nelle loro corrispondenze "le responsabilità dei talebani che stanno proteggendo Osama Bin Laden". A Londra, in un’intervista al "Sunday Express", la giornalista Yvonne Ridley afferma: "Provo rabbia contro il mio paese e l’America per il modo in cui stanno indiscriminatamente bombardando l’Afghanistan…"

1 novembre 2001

A Washington, il ministro della Difesa Donald Rumsfeld dichiara che la guerra contro l’Afghanistan proseguirà anche durante il Ramadan.

3 novembre 2001

Nel Qatar, l’emittente televisiva Al Jazeera trasmette un video registrato con un discorso di Osama Bin Laden. Lo sceicco, nel suo discorso, osserva: "Tutto l’Occidente con qualche rara eccezione appoggia questa campagna di oppressione, da cui non emerge nessuna prova che metta in relazione quanto è accaduto negli Stati uniti al popolo dell’Afghanistan. Il popolo dell’Afghanistan non ha niente a che vedere con questa storia, ma la campagna continua a annientare ingiustamente villaggi, donne e bambini innocenti". Attacca, quindi, le Nazioni unite ricordando fatti storici ineccepibili: "Coloro che si rivolgono alle Nazioni unite per risolvere le nostre tragedie sono ipocriti che ingannano Dio, il suo Profeta e tutti i credenti. Non sono forse le nostre tragedie opera delle Nazioni unite? Chi è stato a emettere la risoluzione per la spartizione della Palestina nel 1947 e a consegnare la terra dell’Islam agli ebrei?" E ancora ricorda come, dopo la prima guerra mondiale, "la nazione islamica cadde sotto il dominio della croce e fu spartita tra i governi britannico, francese e italiano".

5-6 novembre 2001

A Kabul, mentre proseguono violentissimi i bombardamenti sull’Afghanistan nel tentativo di minare il morale della popolazione e disarticolare lo schieramento militare dei Talebani, tre elicotteri americani cadono in territorio afghano, abbattuti dalla contraerea secondo i Talebani, per incidente secondo gli americani, che negano di aver subito perdite umane. Intanto, i bombardieri americani hanno impiegato per la prima volta una bomba di 7 tonnellate, la Blu-82, in grado di incenerire qualsiasi cosa nel raggio di 600 metri.

6 novembre 2001

Negli Usa, divampa il dibattito sull’uso della tortura per estorcere informazioni agli arrestati per ‘terrorismo’. I giornali americani e gli opinion- leader si schierano, nella quasi totalità, a favore dell’uso della tortura.

7 novembre 2001

Il quotidiano italiano "La Repubblica" pubblica un’intervista a Henry Kissinger sotto il titolo "Non possiamo stare a guardare, ci vogliono subito blitz preventivi". L’ex segretario di Stato afferma che il problema vero non è Osama Bin Laden ma "è lo Stato che ha appoggiato il terrorismo. Il problema vero è che ci sono molti Stati che sono tacitamente acquiescenti con il terrorismo quando non lo appoggiano apertamente. Questo è il problema che dobbiamo affrontare. In secondo luogo, la vera prova per la coalizione dei 22 paesi /arabi-Ndr/ e anche per molti altri che ci hanno dato il loro sostegno, sarà quando cercheremo di applicare la lezione dell’Afghanistan ad altre nazioni…"

7 novembre 2001

A Roma, la Camera dei deputati e il Senato approvano la decisione del governo Berlusconi di inviare truppe italiane in Afghanistan, come concesso dagli Stati uniti. Alla Camera, esprimono voto favorevole all’intervento 513 deputati (la quasi totalità di destra e sinistra), 35 contrario e 2 si astengono. Al Senato, i voti favorevoli 246, 32 i contrari.

9 novembre 2001

Le forze dell’Alleanza del nord conquistano Mazar i-Sharif dopo oltre un mese di violentissimi bombardamenti aerei che hanno frantumato le linee talebane.

11 novembre 2001

In Afghanistan, una giornalista francese, Johanne Sutton, viene uccisa dal fuoco dei talebani che contrastano l’avanzata dei miliziani dell’Alleanza del nord. Si apprende il giorno seguente che sono morti sotto il fuoco dei talebani altri due giornalisti: il francese Pierre Billaud e il tedesco Volker Handloik, fotoreporter.

11 novembre 2001

Una portavoce dell’associazione Rawa (Revolutionary association of women in Afghanistan) riferendosi alla conquista di Mazar-i-Sharif dichiara: "Per noi non c’è molta differenza tra Taliban e Alleanza del nord. Sarebbe importante che l’alleanza occidentale che appoggia questa guerra imponesse un osservatorio per i diritti umani nella città riconquistata ai Taliban".

12 novembre 2001

I miliziani filo- americani dell’Alleanza del nord fanno il loro ingresso nella cittadina di Herat, avvicinandosi a Kabul. Intanto, a Mazar-i-Sharif si segnalano massacri ed atrocità ai danni dei prigionieri talebani. Il comandante dell’Alleanza del nord è il generale Abdul Rashid Dostum, noto come trafficante di droga, responsabile in passato di innumerevoli massacri di civili e considerato, pressocché unanimemente, un criminale di guerra.

13 novembre 2001

I miliziani dell’Alleanza del nord, guidati dal ‘criminale di guerra’ Abdul Rashid Dostum entrano a Kabul, abbandonata senza combattere dai Talebani, abbandonandosi a massacri e sevizie contro i prigionieri ed i civili.

14 novembre 2001

I miliziani dell’Alleanza del nord occupano Jalalabad e si apprestano ad attaccare Kandahar, ultima roccaforte dei Talebani. I Talebani intanto liberano, con un gesto umanitario, 8 occidentali detenuti con l’accusa di proselitismo cristiano.

14 novembre 2001

A Washington, il presidente George Bush dispone, con una misura straordinaria, che siano tribunali militari americani (le cui sentenze, anche di condanna a morte, non possono essere appellate) a processare eventuali cosiddetti ‘terroristi internazionali’ arrestati sul territorio degli Stati uniti o all’estero. La misura ha due soli precedenti, nella storia della guerra civile americana e nella lotta contro i sabotatori tedeschi nel corso della seconda guerra mondiale.

15 novembre 2001

Inizia l’assedio alle roccaforti talebane di Kunduz e Kandahar da parte di forze speciali americane e dell’Alleanza del nord. I Talebani fanno sapere che non si arrenderanno. A Kabul intanto proseguono senza sosta massacri ed uccisioni indiscriminate di prigionieri e presunti taleban, senza che i governi della coalizione guidata dagli Usa intervengano per porre un argine alle stragi.

16 novembre 2001

E’ annunciata la morte sotto i bombardamenti americani di Mohammed Atef, egiziano, ritenuto il vice capo di Al Qaeda, l’organizzazione guidata da Osama Bin Laden.

18 novembre 2001

Nonostante la violenza dei bombardamenti americani, la preponderanza numerica dell’Alleanza del nord, la ridda di notizie contraddittorie con evidenti finalità di disinformazione sulla volontà di resistenza dei Talebani, questi ultimi continuano a combattere ad oltranza a Kandahar e Kunduz, e così nei giorni seguenti.

19 novembre 2001

Lungo la strada che conduce da Jalalabad a Kabul, un gruppo di miliziani dell’Alleanza del nord blocca un convoglio di auto con a bordo giornalisti e ne uccide 4: Maria Grazia Cutuli del "Corriere della sera"; Harry Burton, australiano, reporter dell’agenzia "Reuter"; Julio Fuentes, spagnolo, corrispondente de "El Mundo"; Azizullah Haidari, pakistano, reporter della "Reuter".

20 novembre 2001

A Washington, è elevata a 50 miliardi la ricompensa a chi consentirà di catturare, vivo o morto, Osama Bin Laden. L’amministrazione Bush si affida, quindi, ad un possibile ‘Giuda’ per cogliere l’obiettivo che la guerra contro l’Afghanistan ancora non le ha permesso di conseguire.

21 novembre 2001

Il veto dell’Alleanza del nord obbliga gli Usa a rinunciare al piano originario di far affluire truppe in Afghanistan per il controllo della situazione; vengono così bloccate le truppe inglesi, francesi, tedesche ed italiane che avrebbero dovuto garantire il rispetto degli accordi e la sicurezza del paese. Prosegue intanto ad oltranza la eroica resistenza talebana a Kunduz e Kandahar.

22 novembre 2001

La Croce rossa internazionale annuncia di aver recuperato almeno 500 cadaveri a Mazar-i-Sharif, vittime dei massacri compiuti dall’Alleanza del nord dopo la conquista della città. Combattimenti sono ancora in corso intorno alla capitale, Kabul, senza che sia reso noto contro chi combattano i miliziani dell’Alleanza del nord, se contro i Talebani o fra di loro. E’ comunque smentita la pretesa pacificazione della zona.

23 novembre 2001

A Mazar-i-Sharif, continuano le scoperte di fosse comuni nelle quali sono stati gettati a centinaia i corpi dei talebani uccisi. L’Onu aveva già denunciato che il 10 novembre erano stati uccisi almeno 100 ragazzi talebani, per puro spirito di vendetta da parte dei miliziani dell’Alleanza del nord.

24 novembre 2001

A Kunduz, la defezione di un migliaio di talebani passati nelle fila dell’Alleanza del nord provoca la capitolazione della città, dove comunque continuano i combattimenti casa per casa per la disperata resistenza opposta dai legionari arabi che fanno capo a Osama Bin Laden. Proseguono ovunque stragi e massacri ad opera dei miliziani dell’Alleanza del nord i cui capi hanno reso noto che passeranno per le armi tutti gli appartenenti arabi della legione che fa capo a Bin Laden.

 

In occidente, le segnalazioni giornalistiche non vanno al di là di una generica constatazione che tutta la storia dell’Afghanistan è intessuta di massacri. A Washington, il presidente George Bush, in un discorso radiofonico rivolto agli americani afferma: "La guerra in Afghanistan sta entrando nella sua fase più pericolosa e…la lotta contro il terrorismo è appena all’inizio: colpiremo i nemici degli Stati uniti ovunque si trovino, non staremo ad aspettare che ritornino ad attaccarci".

25 novembre 2001

A Mazar-i-Sharif, centinaia di prigionieri talebani e legionari arabi si rivoltano all’interno del carcere cittadino dove sono stati rinchiusi per essere interrogati da ‘specialisti’ americani. Per sedare la rivolta, intervengono gli F-16 americani e commandos americani. Centinaia sono i morti fra i prigionieri, mentre il diretto intervento americano conferma nei fatti la pretesa del ministro della Difesa Rumsfeld, secondo il quale nessun legionario arabo che ha combattuto per la libertà del paese dovrà lasciare vivo l’Afghanistan perché ‘terrorista’. A Kandahar, intanto, affluiscono reparti di marines elitrasportati per quella che appare l’operazione decisiva per l’uccisione di Osama Bin Laden e del mullah Omar, il cui rifugio sarebbe stato ormai individuato. I marines raggiungono in 2 giorni la cifra di 2mila effettivi.

26 novembre 2001

A Mazar-i-Sharif, non è stata domata la rivolta dei prigionieri talebani e arabi, nonostante l’intervento dell’aviazione americana e dei reparti speciali. Un gruppo di almeno una trentina di combattenti continua a resistere. Il bilancio ufficioso dei morti è elevato: almeno 600 fra i prigionieri, uno dei quali americano, ignoto quello degli uomini dell’Alleanza del nord. Almeno 5 i soldati americani feriti.

 

In Francia e in Belgio, sono tratte in arresto 12 persone sospettate di aver preso parte, con ruoli diversi, all’azione suicida che costò la vita al comandante dell’Alleanza del nord, Massud, 2 giorni prima dell’attacco alle Torri gemelle e al Pentagono.

28 novembre 2001

A Washington, è ammesso ufficialmente che a Mazar-i-Sharif è stato ucciso un agente della Cia, Johnny (‘Mike’) Spann, nel corso della rivolta dei prigionieri talebani. Per quanto riguarda il fronte interno, il ministro della Giustizia John Ashcroft ammette, per la prima volta, l’esistenza di arresti segreti che quantifica in 548 per violazioni della legge sull’immigrazione e 104 per reati federali, senza fornire però i nomi dei detenuti, 208 dei quali sarebbero pakistani e 74 egiziani. Il ministro si è detto convinto che fra tutti costoro ci sono anche membri di Al Qaeda ed ha aggiunto: "…Useremo ogni strumento costituzionale per tenerli in galera".

29 novembre 2001

A Londra, si levano proteste per il massacro di Mazar-i-Sharif, compiuto dai miliziani dell’Alleanza del nord con l’aiuto americano. "The Indipendent" titola a nove colonne un articolo sull’argomento: "Ecco come i nostri alleati afghani applicano la Convenzione di Ginevra". E Robert Fisk, nello stesso giornale, scrive: "Ora siamo dei criminali di guerra". Amnesty International ha chiesto ufficialmente che si apra un’inchiesta sul massacro dei prigionieri talebani a Mazar-i-Sharif, oltre 600 uccisi inermi, legati e imbavagliati.

30 novembre 2001

A Washington, il ministro della Difesa Rumsfeld si oppone all’inchiesta internazionale sul massacro dei prigionieri talebani a Mazar-i-Sharif: "Nella fortezza di Qala-i-Jangi – dice- c’è stata una battaglia; credo che le guardie avessero il diritto di fermare i prigionieri armati e in rivolta".

1 dicembre 2001

Almeno 50 civili sono morti sotto le bombe americane lanciate da aerei alla ricerca del rifugio di Osama Bin Laden. Intanto, si combatte attorno a Kandahar, senza che ci siano segnali di resa da parte dei Talebani guidati dal mullah Omar.

 

A Washington, il governo americano esterna ufficialmente la pretesa di ottenere l’estradizione di tutti coloro, dovunque siano stati arrestati, ritenuti ‘terroristi’ di Al Qaeda, per giudicarli negli Stati uniti, affidando la loro sorte a tribunali militari che li processeranno senza alcuna garanzia giuridica.

2 dicembre 2001

A Kandahar, si moltiplicano i bombardamenti aerei sulla città, mentre viene annunciato che lo schieramento dei marines americani è completato per l’attacco di terra che dovrebbe portare alla caduta della città e alla cattura del mullah Omar e di Osama Bin Laden. Intanto, sono denunciati nuovi massacri di civili ad opera dei bombardamenti americani sui villaggi nei dintorni di Jalalabad.

3 dicembre 2001

E’ identificato dai genitori l’americano John Philip Walker Lindh, residente nella Carolina del nord, sopravvissuto al massacro dei prigionieri talebani a Mazar-i-Sharif, dopo che si era convertito all’islamismo e aveva combattuto con gli uomini del mullah Omar, fino alla cattura.

4 dicembre 2001

A Bonn, i delegati afghani raggiungono un accordo sulla composizione di un governo provvisorio, il cui mandato sarebbe affidato a Hamid Karzai, sostenitore dell’ex re Zahir Shah, affiancato da 5 vice fra i quali una donna.

6 dicembre 2001

Appare certa la resa di Kandahar ad Hamid Karzai, mentre rimane incerta la sorte del mullah Omar. Gli americani non hanno gradito l’epilogo della guerra che li ha visti esclusi da ogni trattativa e hanno manifestato la loro contrarietà alla concessione di un provvedimento di clemenza di dirigenti talebani. Il generale Dostum, che controlla il nord del paese, contesta gli accordi di Bonn.

7 dicembre 2001

Proseguono i bombardamenti su Tora Bora, zona nella quale, secondo gli americani, si trova Bin Laden. Nessuna notizia intanto si ha del mullah Omar, scomparso nel nulla dopo la resa di Kandahar.

8 dicembre 2001

A Kandahar, si combattono varie fazioni guerrigliere che hanno partecipato alla conquista della città. Il ministro della Difesa americano Rumsfeld definisce la situazione della ex roccaforte dei talebani, "da far west", e insiste nell’affermare che la guerra sarà lunga.

11 dicembre 2001

A Tora Bora, è stabilita una tregua fra i combattenti di Al Qaeda e le milizie afghane alleate con gli americani, della durata di 16 ore, per decidere se arrendersi o meno, dopo gli intensissimi bombardamenti aerei che sembrano aver disarticolato lo schieramento difensivo dei guerrieri arabi.

11 dicembre 2001

Giovanni Paolo II equipara il ‘terrorismo’ ad un ‘crimine contro l’umanità’ e riconosce il diritto all’autodifesa pur nel rispetto delle regole civili e giuridiche, senza avere però alcuna ‘indulgenza’ verso i ‘terroristi’.

13 dicembre 2001

A Washington, la televisione trasmette il video che riprende Osama Bin Laden mentre conversa sull’attacco contro gli Usa dell’11 settembre. Bin Laden si mostra a conoscenza di diversi particolari inediti sull’organizzazione dell’attacco e lo commenta come una vittoria riportata sul nemico americano. Da diverse parti si levano peraltro dubbi sulla autenticità del video e della traduzione.

14-15 dicembre 2001

A Tora Bora, prosegue la disperata resistenza dei combattenti di Al Qaeda, nonostante la furia dei bombardamenti aerei americani che proseguono giorno e notte.

 

A Modena, nel corso della cerimonia del giuramento dei cadetti dell’Accademia militare, il ministro italiano della Difesa, Antonio Martino, conferma che dai 300 ai 600 militari italiani andranno a Kabul, sotto l’egida dell’Onu, per partecipare con altri contingenti militari europei al processo di stabilizzazione dell’Afghanistan. Martino si è detto "preoccupato" perché si tratta di una operazione "ad alto rischio".

17 dicembre 2001

A Tora Bora, è confermata la caduta dell’ultima roccaforte di Al Qaeda, ma non si hanno notizie di Osama Bin Laden, del suo stato maggiore, e del mullah Omar.

 

Per la prima volta, 2 caccia Harrier italiani hanno preso parte ad un’azione di pattugliamento insieme ad aerei americani.

19 dicembre 2001

Nel sud dell’Afghanistan, si continua a combattere fra Talebani e miliziani dell’Alleanza del nord, a conferma che la proclamazione della cessazione delle ostilità non corrisponde alla realtà che si vive nel paese.

20 dicembre 2001

A Kabul, il nuovo governo conferma che la sharia (la legge islamica) continuerà ad essere applicata in Afghanistan sia pure in forma più ‘umanizzata’ rispetto a quella, estremamente rigorosa, dei talebani; il burqa per le donne non sarà più obbligatorio ma, tantomeno, sarà vietato.

21 dicembre 2001

Un convoglio dei capi tribù ed anziani diretto a Kabul per partecipare all’insediamento del nuovo governo, previsto per l’indomani, è stato annientato dall’aviazione americana che ha provocato 65 morti. Secondo gli americani si trattava di guerriglieri di Al Qaeda, ma durissime sono arrivate le smentite degli afghani, che hanno definito gli americani peggiori dei sovietici.

22 dicembre 2001

A Kabul, si svolge la cerimonia di insediamento del nuovo governo presieduto da Hamid Karzai, esponente monarchico. Si stabilisce che tale governo avrà la durata di 6 mesi.

26 dicembre 2001

La rete televisiva del Qatar, Al Jazeera, trasmette l’anticipazione di un video di Osama Bin Laden, nel quale lo sceicco saudita afferma: "Il nostro terrorismo contro gli Stati uniti è degno di lode perché può costringere l’America ad interrompere il suo appoggio ad Israele, che sta uccidendo i nostri figli…". I responsabili della rete televisiva affermano di aver ricevuto il video per posta e si ripromettono di trasmetterlo integralmente.

27 dicembre 2001

A Kabul, dopo che l’aviazione americana ha ucciso la notte precedente 40 civili nel villaggio di Nakha, il governo provvisorio afghano si appresta a chiedere ufficialmente a quello americano di sospendere i bombardamenti sul paese, secondo quanto riferito da una delegazione di capi tribù che ha conferito con il presidente Karzai.

30 dicembre 2001

A Kabul, giunge infine la delegazione italiana che deve riaprire la sede dell’ambasciata. Intanto, si apprende che l’apporto militare italiano è stato ridimensionato e saranno solo 300 i militari italiani chiamati a far parte del contingente Onu in Afghanistan, fronte a 700 spagnoli e 1.500 tedeschi.

 

A Kabul, il ministro degli Esteri afghano Abdullah Abdullah accusa il presidente del Pakistan, Pervez Musharraf, di proteggere Osama Bin Laden che si troverebbe nascosto proprio in Pakistan, sotto la tutela dei servizi segreti.

31 dicembre 2001

L’aviazione americana compie un nuovo massacro uccidendo più di 100 civili nel corso di un bombardamento su un presunto bunker di Al Qaeda.