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9 ottobre 2004

A Kabul si svolgono le elezioni presidenziali, cui partecipano 18 candidati. La inesistenza di un’anagrafe elettorale, con la probabilità che persone votino più volte, il prevedibile assenteismo, le voci di compravendita dei voti, il controllo dei signori della guerra su diverse zone, la mancanza di osservatori obiettivi nella gran parte del territorio, hanno indotto il governo Karzai e le stesse Nazioni unite a non dare corso alle elezioni politiche vere e proprie. Per altri versi, hanno indotto una tale sfiducia nella genuinità dell’esito che 14 candidati alternativi a Karzai hanno formato un ‘consiglio dei dissidenti’. Le candidature sono state comunque vietate agli oppositori dell’occupazione americana.

9 ottobre 2004

Nel giorno delle elezioni, nella provincia dell’Uruzgan, elicotteri da guerra americani bombardano a ripetizione, uccidendo 26 persone, per rappresaglia contro un attentato talebano. Altri morti si registrano per la esplosione di mine, per un totale di 40 vittime in un solo giorno.

11 ottobre 2004

Durante lo spoglio delle schede elettorali, che si concluderà il 13 con la scontata vittoria di Hamid Karzai, il tagiko Yunus Qanuni, seguito il 13 dall’utzbeko Rashid Dostum e dall’azaro Mohammad Mohaqiq, principali candidati alle presidenziali in alternativa a Karzai, dichiarano di accettare i risultati elettorali "per rispettare la volontà di milioni di afghani". Il giorno precedente, Condoleeza Rice aveva ‘previsto’ che "le elezioni saranno giudicate legittime".

11 ottobre 2004

A Kabul, intervistato presso l’ospedale di Emergency, il chirurgo Gino Strada definisce le elezioni "una farsa foriera di nuovo conflitto…Ma quale democrazia. L’unico interesse di chi ha organizzato il voto è far credere che questo è un paese in pace, mentre si trova sotto occupazione militare. Ho visto afghani, perfino occidentali, con 4 certificati in tasca. L’inchiostro /con il quale si marchiava il pollice dei votanti, Ndr/ veniva via col dentifricio…"

13 ottobre 2004

A Poina Brasov (Romania), nel corso della riunione dei ministri della Difesa della Nato, i rappresentanti francese e tedesco non aderiscono alla proposta di Donald Rumsfeld di unificare i comandi di ‘Enduring freedom’ e dell’Isaf in Afghanistan. Il segretario dell’Alleanza, Schiffer, afferma peraltro che la proposta, avendo ricevuto "ampio sostegno", è solo rinviata.

14 ottobre 2004

A Bagram, si apre una formale inchiesta a carico di alcuni marines americani a causa della uccisione sotto tortura di 2 giovani prigionieri afghani nel dicembre 2002, Mullah Habibullah e Dilawar, che il comando non è riuscito a tenere segreta. Si apprende che il mese seguente le uccisioni, nel gennaio 2003 , il capitano Carolyn Wood, responsabile del reparto che conduce gli ‘interrogatori’ nel campo di concentramento, è stata decorata con una medaglia al valore militare. Il processo si svolgerà nel Texas a carico di un soldato- secondino, tale Willie Brand, che risulta l’unico rinviato a giudizio dalla magistratura militare per torture.

14-15 ottobre 2004

Nei giorni successivi alle elezioni si susseguono attentati, dei quali giungono pochissime eco sugli organi di informazioni occidentali, impegnati a offrire un quadro idilliaco dell’Afghanistan post- elettorale.

2 novembre 2004

La commissione di vigilanza sulle operazioni elettorali, composta da un eguale numero di funzionari Onu e membri del governo afghano, ammette la esistenza di brogli, del resto documentati, ma afferma che essi "non inficiano la validità del voto".

17 novembre 2004

Il sito "Warnews" , nel servizio "Pakistan, la guerra alla porta", descrive la situazione di guerra nella zona di confine con l’Afghanistan, dovuta alla c.d. ‘caccia ad Al Qaeda’, che colpisce in gran parte civili e riporta fra l’altro la testimonianza di un portavoce dell’organizzazione ‘Human rights Commission of Pakistan’ secondo il quale "l’aspetto umanitario della crisi è stato totalmente ignorato. Alcuni rapporti parlano di oltre 50.000 persone disperse" ma, aggiunge, "il governo non ha fatto un singolo passo per il loro reinserimento o nel garantirgli soccorso, cibo e medicine". Riporta anche la denuncia di ‘Reporters sans frontières’ secondo cui, nel sud Waziristan di fatto occupato militarmente, "malgrado le promesse del governo, le forze armate pakistane mantengono de facto un inaccettabile black out sulle notizie".

22 novembre 2004

Sono liberati 3 funzionari dell’Onu, rapiti a Kabul il 28 ottobre dallo ‘Esercito mussulmano’, facenti parte della commissione elettorale: Annetta Flanigan, Angelito Nayan, Shqipe Hebibi. Secondo la versione ufficiale, ciò è avvenuto dopo un raid che ha portato all’arresto di 10 persone e senza contropartite. Non è da escludere invece uno scambio di prigionieri non ufficializzato. Il 5 novembre, una emittente pakistana aveva mostrato in un video i funzionari rapiti dando notizia di trattative in corso fra il governo di Kabul ed i guerriglieri.

30 novembre 2004

"New York Times" pubblica stralci dell’ultimo rapporto della Croce rossa internazionale secondo cui il trattamento dei prigionieri politici a Guantanamo "è paragonabile alla tortura", con "atti degradanti, detenzione in isolamento e posizioni forzate, esposizione a temperature estreme, suono continuo ad alto volume, percosse".

Novembre 2004

L’ambasciata statunitense a Kabul avanza la proposta di un’amnistia per i Talebani che cesseranno le ostilità, precisando che non riguarderà i ‘criminali’, categoria affidata al giudizio discrezionale degli stessi occupanti. Il portavoce dei Talebani, Latif Hakimi, respinge l’offerta.

6 dicembre 2004

Nella provincia di Khost, alla vigilia dell’insediamento di Karzai, si registrano scontri fra resistenza talebana e truppe governative ed americane.

7 dicembre 2004

Prestano giuramento il presidente designato Hamid Karzai e i due vice presidenti Ahmad Massood e Karim Kalili. Karzai, nel discorso di investitura, afferma che i compiti del nuovo Afghanistan saranno la "lotta al terrorismo e al narcotraffico", che sarebbero tra loro inscindibilmente legati. Affermazione surreale alla luce dei dati Onu circa un incremento senza precedenti della produzione di oppio proprio dopo la caduta del governo talebano: salita del 40% solo nell’ultimo anno, tocca ormai il record dei 3/4 della produzione mondiale.

13-15 dicembre 2004

Nella provincia di Kandahar, le forze occupanti sequestrano due esponenti Talebani, Toor Mullah Naqibullah e Mullah Abdul Qayum. Contemporaneamente, a Khost, l’artiglieria americana uccide 7 persone, indicate come guerriglieri. Nel rendere noti i raid omicidiari, fonti ufficiali riferiscono che il Pentagono ha ammesso la morte di 8 persone nelle carceri, evidentemente per maltrattamenti o torture benché la parola non sia pronunciata. I soldati americani responsabili non saranno sottoposti ad alcuna inchiesta.

17 dicembre 2004

Il "Washington Post" descrive la esistenza all’interno del lager di Guantanamo di una ‘sezione speciale’ riservata a quaedisti, diversi dei quali catturati in Afghanistan, gestita esclusivamente dalla Cia, cui non hanno mai avuto accesso neppure i funzionari della Croce rossa nelle poche visite autorizzate al campo concentrazionario e nella quale i prigionieri non sono registrati nominativamente. La ‘sezione speciale’, denominata Camp Echo, è formata da una dozzina di edifici con all’interno una gabbia in ferro ed un tavolo per gli ‘interrogatori’, vi si pratica –lascia intendere il servizio- ogni tipo di pressione fisica e psicologica finché il prigioniero si decide a parlare, nel quale caso soltanto potrà essere trasferito ad altre prigioni. In questi stessi giorni, è divulgata la dichiarazione giurata dell’australiano David Hicks, convertitosi all’Islam, arrestato in Afghanistan nel 2001 e condotto nel lager di Guantanamo, nella quale si raccontano sevizie di ogni tipo, con cani, pestaggi prolungati mentre era bendato, schiacciamento della testa sul cemento.

31 dicembre 2004

Nel corso dell’anno, secondo notizie fornite da ‘Peacereporter’, ad Herat si sono date fuoco 184 donne, delle quali 60 sono morte, come forma di protesta contro le violenze domestiche e la costrizione a sposarsi. Diverse fra esse rimpiangerebbero il mullah Omar che aveva abrogato quest’ultima vessazione. "In questo paese – racconta Sima Samar- le donne che fuggono dalle violenze dei mariti scappando da casa vengono arrestate dalla polizia, e rilasciate solo per essere ricondotte dal marito".

31 dicembre 2004

In questo anno, secondo fonti ufficiali, sono caduti a causa del conflitto 522 guerriglieri – o meglio persone indicate come tali – 302 fra soldati e poliziotti afghani, 48 americani, 5 militari Nato di altre nazionalità, 48 operatori e 178 civili.

2 gennaio 2005

Il "Washington Post" riferisce che il Pentagono e la Cia hanno chiesto alla Casa Bianca di creare una "soluzione permanente" per diversi fra i prigionieri politici internati a Guantanamo che non hanno intenzione di scarcerare né di portare a giudizio, non avendo prove da esibire. Chiedono la costruzione di una ‘prigione speciale’, denominata ‘Camp 6’, ed il trasferimento massiccio di prigionieri presso paesi "amici", dove è possibile l’internamento di lungo periodo senza processo e sono praticate abitualmente torture, fra i quali l’Afghanistan.

9 gennaio 2005

Il governo Karzai decide di dar inizio allo smantellamento dell’arsenale, già fornito ai mujaheddin tagiki dagli Usa ai tempi dell’occupazione sovietica, poi incrementato per alimentare la guerra civile contro i Talebani, conservato dagli stessi mujaheddin. Alcuni giorni dopo, il 14, inizia la ribellione, con 3 camion militari americani dati alle fiamme a Dashtak.

20 gennaio 2005

Il generale uzbeko Rashid Dostum scampa ad un attentato che provoca 2 morti e 20 feriti presso la moschea di Shiberghan. Il generale alimenta lo scontento fra i suoi seguaci e minaccia la secessione se il governo Karzai non gli darà maggiore spazio.

22 gennaio 2005

Il "Washington Post" informa circa una struttura di spionaggio, denominata ‘Strategic support Branch’, composta da piccole squadre di funzionari con ‘compiti speciali’ alle dirette dipendenze del Pentagono. Opera da due anni in Afghanistan ed in Iraq.

Gennaio 2005

Secondo fonti ufficiali nel corso del mese sono caduti, a causa del conflitto, 2 soldati americani, 18 fra soldati e poliziotti afghani, 5 civili e 18 guerriglieri.

9 febbraio 2005

Mentre cresce la tensione fra Usa ed Iran per il programma nucleare di quest’ultimo, il generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer annuncia che un contingente di 900 soldati italiani, spagnoli e lituani affiancherà le truppe americane ai confini fra Afghanistan ed Iran: 500 sono forze fresche e gli altri 400 sono scelti nell’ambito della missione Isaf a Kabul.

18 febbraio 2005

A Kabul, il ministro della Sanità Amin Fatimie comunica che, nel corso dell’inverno, centinaia di persone sono morte, e fra essi 211 bambini, ed altre stanno morendo per freddo e denutrizione.

22 febbraio 2005

L’amministrazione Usa richiede formalmente al governo presieduto da Hamid Karzai di stabilire in Afghanistan basi militari permanenti, ricevendo una scontata risposta positiva.

23 febbraio 2005

Le Nazioni unite pubblicano un rapporto sull’Afghanistan che evidenzia una situazione disastrosa. Su 178 paesi considerati, l’Afghanistan risulta al 173° per povertà, sottosviluppo e mortalità. Soltanto il 30% delle persone nelle zone rurali, ed il 60% in quelle urbane, ha accesso all’acqua potabile, il 20% della popolazione è denutrita e l’aspettativa di vita è di 44 anni, 20 in meno dei paesi vicini, mentre l’analfabetismo supera il 70%. La situazione è drammatica per i bambini, con una mortalità infantile del 20%, per infezioni o malattie facilmente curabili, e per le donne: solo il 20% delle bambine frequenta una scuola, la mortalità è altissima- una donna ogni mezzora per mancanza di assistenza medica - le donne sono quotidianamente vittime di violenze, stupri, matrimoni forzati (essendo stata ripristinata la norma tribale, che era stata abolita dai Talebani, che obbliga le vedove a sposare i fratelli del marito defunto). A ciò si aggiungono i soprusi dei signori della guerra e la grave situazione creata dal conflitto. La presenza militare straniera – continua il rapporto- "contribuisce a creare un clima di paura, intimidazione, terrore ed illegalità" e "non incide sui problemi di ingiustizia e disuguaglianza sociale che, a lungo termine, costituiscono la maggiore minaccia alla sicurezza". Non ha paragoni il denaro speso per operazioni militari (un miliardo di dollari al mese) e quello a scopi civili (un miliardo l’anno). Inoltre i progetti di ricostruzione, gestiti dai militari, sono usati come strumento di pressione per avere informazioni sui Talebani, risultano quindi "inadeguati e pericolosi" mettendo a rischio anche il lavoro di tutti gli operatori umanitari, la cui reputazione presso la popolazione è bassa. "L’Afghanistan è prossimo al collasso" e se la situazione non migliorerà - conclude il rapporto - oltre il paese la stessa comunità internazionale pagherà " per difendere se stessa un prezzo molto più alto di quello che basterebbe per garantire veramente lo sviluppo e la pace di questo paese".

25 febbraio 2005

In poche ore i Talebani sferrano 3 attacchi, tutti rivendicati dal portavoce del movimento, Latif Hakimi: uno nella provincia dell’Helmand contro una pattuglia militare che provoca la morte di 9 militi; a Khost, dove muoiono 3 guerriglieri e restano feriti 6 soldati; un terzo, presso Jalalabad, con un morto e diversi feriti fra i soldati.

Febbraio 2005

Sono divulgate alcune testimonianze di sopravvissuti alle prigioni americane in Afghanistan ed al lager di Guantanamo, che evidenziano la brutalità delle torture ivi praticate. Una è di Mohammed Aouzar (si può leggere sul "Corriere della sera" del 9 febbraio), combattente a Kunduz e internato nella prigione- lager di Qalaj Jangi di Mazar-i-Sharif, poi a Guantanamo, attualmente processato a Rabat. Una seconda è di Mamdouh Habib, intervistato da "New York Times" che narra di scosse elettriche, "calci e pestaggi che mi hanno quasi ucciso", umiliazioni aberranti praticate da soldatesse con mansioni di secondine.

1 marzo 2005

Il presidente Hamid Karzai nomina il generale Rashid Dostum, criminale di guerra, capo del suo staff militare.

12 marzo 2005

Un rapporto dell’Army criminal investigation Command, secondo notizie di agenzia, riferisce di altri abusi commessi a Bagram. Fra essi, un soldato ha confessato di avere tentato di sodomizzare un prigioniero mentre altri sono stati "appesi al soffitto per le mani o per i piedi, bastonati, presi a calci, pugni e schiaffi, sbattuti di peso contro il pavimento, un muro o le sbarre della cella, costretti giorno e notte in posizioni dolorose. Durante gli interrogatori veniva versata loro acqua in bocca fino a farli soffocare". La Cbs informa inoltre che l’amministrazione americana è indifferente alle accuse per tortura, mosse soprattutto al lager di Guantanamo, mentre è intenzionata a punire "l’adulterio", il che ha provocato la rimozione di un colonnello e del capo del personale di sicurezza del lager stesso.

17 marzo 2005

Il segretario di Stato americano Condoleeza Rice, in visita a Kabul, s’incontra con Hamid Karzai ed insieme annunciano, nel contesto di un discorso retorico, il rinvio delle elezioni in Afghanistan dalla prevista scadenza di maggio a settembre, formalmente per "ragioni tecniche". In realtà, il presupposto per svolgere le elezioni era la neutralizzazione della resistenza talebana e il disarmo dei combattenti, obiettivo assai lontano dal verificarsi. Contemporaneamente alla visita, difatti, hanno luogo 2 attentati: uno presso Herat contro un convoglio militare, nel quale resta ucciso un soldato americano ed un secondo a Kandahar, mediante una bomba depositata nei pressi della base americana che provoca 5 morti e 30 feriti.

21-22 marzo 2005

A Kandahar, una rivolta nel carcere è repressa brutalmente dai militari che feriscono decine di persone ed uccidono un prigioniero (la fonte è americana e il bilancio reale della repressione resta indefinito). Gli occupanti compiono inoltre operazioni di rastrellamento in una delle quali uccidono 7 persone: il comandante talebano Raz Muhammad e due suoi compagni, gli altri sono civili e fra essi una donna e 2 bambini. I ribelli dal canto loro attaccano la base americana di Khost.

30 marzo 2005

Giunge a Kabul Laura Bush per una missione propagandistica a favore del governo Karzai. La visita ha lo scopo fra l’altro di propagandare aiuti per la ricostruzione mentre, pochi giorni orsono, si è appreso che il Congresso americano ha decretato il taglio di oltre 600 milioni di dollari stanziati a questo scopo. Reale sembra peraltro lo stanziamento di somme per costruire scuole ‘ispirate al modello americano’, fra le quali un’università, per contrastare l’insegnamento coranico. Durante la visita si registrano 2 attentati nel primo dei quali, il 30, restano uccise 4 guardie di frontiera afghane nella provincia di Farah; il secondo è compiuto il 31 da un attentatore kamikaze davanti al palazzo governativo di Jalalabad, poco prima dell’arrivo di Laura Bush.

6-7 aprile 2005

Precipita un velivolo da guerra americano provocando la morte dei 16 componenti l’equipaggio: per incidente, secondo il comando americano, per attentato secondo i Talebani che lo rivendicano. Il giorno seguente, a Zabul, un agguato talebano provoca la morte di 5 poliziotti afghani. Altri attentati si sono avuti nei primi giorni del mese.

11 aprile 2005

In un bombardamento aereo americano restano uccisi 12 persone a Khost. Nei giorni seguenti in una serie di scontri muoiono altri guerriglieri (2 nell’Uruzgan il 17; 8 morti e 16 catturati a Khost il 18; mentre un attacco talebano ancora a Khost il giorno seguente provoca la reazione degli occupanti che sparano all’impazzata uccidendo 12 persone). Il portavoce dei Talebani, Latif Hakimi, annuncia in conseguenza che la resistenza riprenderà gli attacchi suicidi mirati per risparmiare le forze del movimento ed i civili che, viceversa, gli occupanti non si preoccupano certo di risparmiare nelle loro rappresaglie.

12 aprile 2005

Le truppe occupanti stroncano la rivolta dei contadini contro le angherie americane e lo sradicamento di una coltivazione di oppio, nella provincia di Kandahar, uccidendo un manifestante. L’iniziativa dello sradicamento della coltivazione è anche propagandistica, in vista della visita il giorno successivo di Donald Rumsfeld, che inizia appunto da Kandahar; ma gli americani sono intenzionati a portarla avanti a danno dei contadini poveri, per i quali l’oppio è rimasto l’unica fonte di sostentamento, mentre si guardano dal toccare gli interessi dei grossi trafficanti, prevalente sostegno del governo Karzai. Secondo la stampa russa, anzi, carichi di droga viaggiano sovente su elicotteri militari americani.

19 aprile 2005

I Talebani rivendicano l’attentato all’aeroporto di Kandahar che ha provocato l’esplosione di cisterne di carburante e vittime delle forze occupanti. Anche questa volta gli americani non ammettono l’attentato e parlano di incidente. I Talebani, in questi giorni, trasmettono da una radio mobile, clandestina, essendo esclusa in Afghanistan la libertà di informazione.

21 aprile 2005

La notizia della condanna alla lapidazione per adulterio di una giovane donna, Amina, nella provincia di Badakshan, filtra sulla stampa internazionale nonostante la censura imposta dalle autorità, provocando imbarazzo nelle stesse che dichiarano trattarsi di un evento eccezionale: affermazione non reale emergendo proprio in questa occasione altri recenti casi di applicazione delle leggi tribali a danno di donne, che il governo Karzai non si è preoccupato di contrastare.

29-30 aprile 2005

Gli americani bombardano zone dell’Uruzgan uccidendo civili, fra i quali una donna e un bambino, per vendicare l’uccisione di un soldato da parte dei Talebani. Il giorno seguente, ad Herat, mentre si festeggia l’anniversario della caduta del governo filo- comunista di Najibullah, militari ed agenti si sparano fra loro, per motivi non chiariti, oltre a reprimere la folla che protesta contro l’occupazione straniera, uccidendo almeno 3 civili e ferendone altri.

6-8 maggio 2005

Nelle province di Laghman e di Zabul, le forze americane bombardano e rastrellano la zona montuosa alla ricerca di ribelli. Almeno cinquanta persone sono assassinate dai militari, ma anche dieci- dodici fra essi restano sul terreno, per la reazione talebana.

9 maggio 2005

Il settimanale americano "Newsweek" rivela che, nel lager di Guantanamo, sono state imbrattate con escrementi e gettate nelle latrine, davanti ai prigionieri, edizioni del Corano. Nonostante la parziale ritrattazione della rivista alcuni giorni dopo, in seguito alle pressioni politiche, esplode nei giorni seguenti la rivolta in Afghanistan, ispirata dai giovani delle scuole coraniche, a Khost, Laghman, Wardak, Kabul, Kandahar, Jalalabad. In quest’ultima città, l’11 maggio, la polizia afghana appoggiata dalle truppe americane stronca la ribellione uccidendo sul colpo 4 manifestanti e ferendone gravemente 60-70; altri uccisi, forse 16, fra Kabul e Kandahar. Gli insorti reclamano la fine dell’occupazione, la liberazione dei prigionieri, il rispetto dei diritti umani e civili e diversi fra essi invocano il ritorno dei Talebani.

12 maggio 2005

Il quotidiano "Il Manifesto" intervista Cheriff Bassiouni, commissario Onu per i diritti umani in Afghanistan il cui incarico non è stato rinnovato per la pressione degli Stati uniti. L’ispettore delle Nazioni unite ha difatti denunciato "arresti, detenzioni arbitrarie di cittadini afghani e di altri paesi per enti diversi dell’amministrazione Bush, Cia, Fbi, contractors, forze speciali Usa" e le torture sistematiche praticate dagli americani nelle 14 ‘carceri segrete’ sparse nel paese: "Semplici cittadini bollati come ‘nemici’ vengono prelevati da Forze speciali americane in Medio Oriente o altri paesi e tradotti in Afghanistan ad un centro di smistamento…poi i detenuti vengono torturati e condotti a Bagram e Kandahar e lì sottoposti a interrogatori con abusi al di là dell’immaginabile…" La denuncia coincide con quella dell’organizzazione Human Rights watch che parla di persone sequestrate a centinaia o migliaia e tradotte in "prigioni inaccessibili dove la tortura viene esercitata da forze speciali della Cia e dai militari dell’esercito Usa con arbitrio assoluto…Circa 1500 ghost detainees (prigionieri fantasma) sono finiti nelle carceri afghane di Khost, Hailipu, Kohat, Haripu. Vengono sottoposti ad ogni tecnica di tortura immaginabile"

13 maggio 2005

La ribellione antiamericana dilaga dall’Afghanistan al Pakistan, Indonesia, Arabia saudita e al vicino Uzbekistan, governato dal dittatore Islam Karimov, appoggiato dalla Russia e dagli Usa (ospita una base americana), nelle cui prigioni languono tuttora 6.000 prigionieri politici (diversi sono stati assassinati sotto tortura: una di queste è la morte nell’acqua bollente). Gli insorti, che sarebbero capeggiati dal movimento islamico Hizb Ut Tahir e dal Miu (Movimento islamico uzbeko), assaltano il carcere della capitale riuscendo a liberare 2.000 prigionieri. La repressione è brutale: da 500 a 1000 civili sono assassinati ad Andijan. La preoccupazione americana, espressa dal portavoce Scott McClennan, è che "i terroristi sono stati liberati", mentre Mosca accusa i Talebani. I ribelli conquistano per alcuni giorni Karasu, presso il confine orientale, costringendo alla fuga i rappresentanti del regime, ma ne saranno scacciati con una nuova operazione repressiva.

16 maggio 2005

A Kabul, è rapita una volontaria italiana dell’associazione ‘Care’, Clementina Cantoni, in cambio della quale i rapitori chiedono la liberazione di prigionieri afghani fra i quali la madre di uno di essi, Timor Shah, sequestrata per ricattare il figlio, e di 3 guerriglieri implicati in un precedente sequestro. La vicenda si concluderà positivamente il 9 giugno mediante lo scambio con 4 prigionieri e, forse, il pagamento di un riscatto.

18 maggio 2005

Ignoti aggrediscono, riducendola in fin di vita, Shaima Rezayee, presentatrice di un programma televisivo musicale. L’aggressione mortale evidenzia ancora una volta che l’oscurantismo e la violenza sulle donne non erano una caratteristica specifica del governo talebano, come invece ribadiscono ossessivamente i media occidentali. Amnesty International mette sotto accusa la "inadeguatezza" del governo afghano nell’affrontare la violenza contro le donne che- denuncia- "si consuma soprattutto in famiglia. Mariti, fratelli e padri restano i principali autori; ma il controllo sociale e il potere da loro esercitato trova un sostegno nell’atteggiamento delle autorità statali e nel sistema giudiziario".

27 maggio 2005

Un rapporto del responsabile di Guantanamo, Jay W. Hood, ammette parzialmente le ingiurie alla religione mussulmana praticate nel lager benché limitandole a 5 casi, dei quali due sarebbero stati "accidentali" (il generale si addentra in spiegazioni fantasiose, secondo cui un Corano sarebbe ‘volato’ nella latrina, spinto da una corrente d’aria, e in un altro caso gettato dagli stessi prigionieri), per concludere che i militari americani sarebbero, in genere, "rispettosi della fede dei detenuti". Ciò contrasta con le denunce di diverse organizzazioni fra le quali la Croce rossa internazionale, che ha rilevato ingiurie alla religione mussulmana già dal 2002, e perfino alcuni organi di stampa americani non credono alle spiegazioni e cominciano ad avanzare la richiesta della chiusura del lager, non tanto per motivi umanitari quanto di opportunità, perché divenuto "un faro di odio contro di noi nel mondo mussulmano", come scrive Thomas Friedman sul "New York Times". Lo stesso giornale ha anticipato alcuni giorni orsono il contenuto di un’inchiesta militare segreta relativa al lager di Bagram in Afghanistan, che conferma i trattamenti degradanti e le torture abitualmente riservate ai prigionieri politici. Fra l’altro, ha descritto la morte sotto tortura del giovane Dilawar (v. nota 14 ottobre 2004): "…mentre il giovane moriva di fronte a loro, i carcerieri americani continuavano a tormentarlo. Le sue gambe erano in preda ad un tremito incontrollabile, le guardie le avevano bastonate ripetutamente al punto che non poteva più piegarle, le mani erano paralizzate dopo essere stato appeso al soffitto per 4 giorni. Dilawar chiese da bere al carceriere /Joshua Claus/ che gli versò l’acqua addosso, e poi lo fece riappendere al soffitto…" Tra gli aguzzini, riferisce ancora il quotidiano, vi era un gruppo specializzato in pestaggi ai testicoli ed un italo- americano, tale Damien Corsetti, tatuato con la scritta ‘mostro’, poi inviato in Iraq.

31 maggio 2005

Sono circa 350 i morti in Afghanistan negli ultimi due mesi, secondo dati diffusi dagli occupanti: 200 combattenti, 30 civili (ma le cifre sono sovente confuse fra loro, per l’attitudine dei comandi a identificare come guerriglieri anche i civili uccisi), 26 soldati americani e un centinaio fra poliziotti e soldati afghani.

1 giugno 2005

A Kandahar si svolgono le esequie del mullah Abdul Fayaz, collaborazionista che predicava la sottomissione agli americani, e per questo ucciso in un agguato 3 giorni orsono. Nel corso della cerimonia un attentatore kamikaze, travestito da poliziotto, si fa esplodere dopo essersi avvicinato al capo della polizia di Kabul, Akram Khakrizwal, che resta ucciso nella deflagrazione insieme ad altri 18 agenti ed all’attentatore. La prima azione è rivendicata dai Talebani, che smentiscono invece l’attribuzione della seconda, avvenuta nello spazio antistante una moschea.

10 giugno 2005

Scatta l’allarme colera, causato dalle disastrose condizioni igienico- sanitarie e particolarmente dall’inquinamento dell’acqua.

20 giugno 2005

Si intensifica l’offensiva americana nelle province ribelli di Kandahar e Zabul, con centinaia di soldati appoggiati da aerei da guerra che provocano una strage: 200 morti in 5 giorni secondo ‘Peacereporter’ che dà notizia inoltre di diserzioni di soldati afghani a centinaia. L’aviazione americana ed inglese (la gran Bretagna ha inviato altri 5.000 soldati) effettuano bombardamenti indiscriminati, senza distinguere fra guerriglieri e civili, e riprendono grazie al terrore il controllo della cittadina di Main Nishin, nella provincia di Kandahar, che era stata riconquistata dai Talebani nei giorni scorsi.

23 giugno 2005

Il "New england Journal of Medicine" rivela che alle torture già note, praticate nel lager di Guantanamo, si affiancano "trattamenti psicologici" effettuati da specialisti asserviti che sfruttano i punti deboli di ciascun prigioniero, segnalati in apposite cartelle cliniche, per ottenerne il cedimento.

28 giugno 2005

Mentre continua l’offensiva Usa, i Talebani abbattono un elicottero americano con 16 militari a bordo. Per rappresaglia l’aviazione americana bombarda a tappeto la provincia del Kunar provocando una strage di civili (almeno 25 morti, e decine di feriti) a Chical. La colpa è dei Talebani - afferma il colonnello Jerry O’Hara - che dovrebbero a suo avviso esporsi come bersaglio ai bombardamenti, in luoghi isolati, onde gli americani risparmino i civili.

5 luglio 2005

Il summit del ‘Patto di Shangai’ (Cina, Russia, repubbliche centro- asiatiche) allargato a India, Pakistan ed Iran chiede agli Usa ed agli altri paesi Nato che hanno attaccato l’Afghanistan di "stabilire un termine alla presenza delle basi e dei contingenti militari nella regione".

10 luglio 2005

In Kirghizistan, le elezioni politiche assegnano la vittoria a Kurmbanbek Bakiyev, che subito annuncia la volontà di ottenere lo sgombero della base americana presso la frontiera con l’Afghanistan, concessa in occasione dell’attacco del 2001. Nell’ottobre successivo gli Usa, inviando in missione Condoleeza Rice, otterranno una proroga dell’uso della base, le contropartite della quale non sono rese note.

25 luglio 2005

Nell’Uruzgan, le forze di occupazione americane danno vita ad una nuova operazione contro la guerriglia, uccidendo in pochi giorni almeno 50 persone e catturandone una trentina. Si saprà nei giorni successivi che le vittime erano civili e non guerriglieri, come affermava il comando americano. Intanto, a Kandahar, è diffuso un messaggio radiofonico del mullah Omar che incita i combattenti ad intensificare la guerra santa contro gli occupanti, rammentando loro il dovere mussulmano di risparmiare la vita dei civili, già esposti agli attacchi americani.

26 luglio 2005

A Bagram la popolazione, inferocita dai sequestri di persona e dai rastrellamenti, manifesta circondando la base americana. I militari statunitensi reagiscono con la consueta brutalità, sparando sulla folla: un ragazzo è portato all’ospedale in fin di vita. Il giorno seguente, continuando le proteste, sono costretti a scarcerare 6 fra gli 8 arrestati nell’ultima retata ed a consegnare gli altri alle autorità afghane.

30 luglio 2005

Anche l’Uzbekistan revoca la concessione agli Stati uniti della base aerea utilizzata per l’aggressione all’Afghanistan, indicando il termine di 180 giorni per lo sgombero.

4 agosto 2005

L’Italia assume pro tempore (fino all’aprile 2006) la guida della missione bellica in Afghanistan, con il generale Mauro Del Vecchio, subentrando alla Turchia.

6 agosto 2005

A Zabul, un raid americano uccide una decina di persone. In questi giorni altrettanti sono caduti fra militi ed agenti, in varie parti del paese, per gli attacchi talebani.

9-10 agosto 2005

Un’offensiva americana uccide 16 persone nella provincia di Paktika, negli scontri restano uccisi anche 3 militi afghani. Un’altra strage è compiuta il giorno seguente nel villaggio di Deh Chopan, bombardato per un’intera giornata, con un numero imprecisato di vittime.

14 agosto 2005

Ennesima strage americana nel sud del paese dove sono uccise 28 persone, indicate dai comandi come guerriglieri. Il maggior numero delle vittime è a Zabul.

16 agosto 2005

Presso Herat, zona ora sotto controllo italiano, precipita un aereo di guerra spagnolo con 17 militari a bordo, azione rivendicata dai Talebani, mentre il comando Nato preferisce parlare di una tempesta di sabbia (della quale però non esistono riscontri). Un altro velivolo militare è stato costretto ad un atterraggio di emergenza, con 5 feriti.

18 agosto 2005

Nel Pacifico, Russia e Cina iniziano manovre militari congiunte cui partecipano come osservatori le repubbliche caucasiche, India, Pakistan, Iran. Lo scopo è quello di rendere visibile la ripresa del controllo delle potenze asiatiche sull’intera regione: gli americani, non invitati, devono incassare lo smacco ma fanno sapere di seguire l’evento mediante aerei spia. L’iniziativa del ‘Patto di Shangai’ potrebbe avere altre ripercussioni sull’Afghanistan, oltre la revoca delle concessioni militari agli Usa in due stati asiatici (vedi note 5, 10 e 30 luglio).

22-23 agosto 2005

Gli Usa continuano gli eccidi accanendosi contro la provincia di Zabul e l’Uruzgan, bombardato con B52: il numero delle vittime è imprecisato. Nella provincia i Talebani sono affiancati dagli azara, anch’essi ostili a Karzai, che attaccano l’esercito negli ultimi giorni del mese. Violenti scontri si registrano nei giorni seguenti anche a Kandahar.

4 settembre 2005

A Kabul, il governo Karzai annuncia lo stanziamento di 79.000 euro per New Orleans, colpita da un violento maremoto, forse a vantaggio dei lucrosi appalti per la ricostruzione ottenuti dalla Hulliburton. La strabiliante iniziativa, mentre l’Afghanistan è in condizioni disperate, provoca nuove proteste verso il governo, individuato dai più come fantoccio degli Usa.

4-5 settembre 2005

Nell’offensiva contro Zabul e Ghazni, le forze americane uccidono 25 persone. I Talebani contrattaccano a Ghazni due giorni dopo uccidendo 6 poliziotti. Dall’inizio dell’anno fino ad ora risultano uccise 1400 persone, fra cui 77 americani, 17 spagnoli, 250 militi afghani, i restanti sono guerriglieri e civili, le cui entità sono confuse negli attacchi degli occupanti.

11 settembre 2005

Nell’Helmand, a Grishk, gli americani ed il governo Karzai annunciano il bilancio dell’ultima carneficina, 30 uccisi e 60 arrestati. I Talebani contrattaccano uccidendo 7 componenti di un convoglio militare, 3 giorni dopo.

16 settembre 2005

Nell’Helmand, è ucciso in un agguato un candidato alle elezioni, Abdul Hadi, sesto morto in pochi giorni. Il portavoce dei Talebani, Latif Hakimi, lancia l’appello a non presentarsi ai seggi, oltre che per non correre rischi negli attentati, per non legittimare con elezioni- farsa l’occupazione del paese.

18 settembre 2005

Si svolgono le elezioni politiche, con un basso afflusso. Fonti ufficiali indicano i votanti nella metà degli aventi diritto, tuttavia osservatori indipendenti parlano di seggi vuoti, altri indicano un afflusso intorno ad un massimo del 30% o meno (l’afflusso più alto si registra ad Herat, dove la resistenza talebana ha scarso peso). Saranno sospese o annullate, per sospetti brogli, schede pari al 20% circa. Questa volta l’inchiostro per marchiare l’indice dei votanti, in mancanza di anagrafe elettorale, si toglie faticosamente col dentifricio ma facilmente con la candeggina. Lo spoglio durerà oltre un mese. I più votati risultano essere mujaheddin attivi nella resistenza antisovietica e/o nella guerra civile dei primi anni Novanta. A Kabul, l’azaro Mohammed Mohaqeq, seguito dal tagiko Yunus Qanuni e dal pashtun Abdul Rasul Sayyaf, vicino alla resistenza talebana e quaedista. A Zabul il più votato è il talebano Abdul Rocketi, presentatosi come ex tale, come Mohammad Gubbazoy a Khost, Mawalawi Shahzada nel Kunar, Mawlawi Saeedurrahman ed Esmatullah Muhabat a Laghman. A Farah è votata Malalai Joya, attiva nella campagna per i diritti delle donne e così Fawzia Gailani ad Herat. Molti voti sono attribuiti al fratello del presidente Karzai, indicato come grosso trafficante di droga, ed all’ex presidente Burhanuddin Rabbani.

19 settembre 2005

Il giorno seguente le votazioni si registrano 8 morti e decine di feriti (14 in scontri il giorno delle elezioni). Il comando americano afferma di aver ucciso "decine di talebani" ed averne arrestato altre decine, ma non specifica le località.

22-23 settembre 2005

Nell’Uruzgan, un raid americano uccide almeno 14 persone.

28 settembre 2005

Un attentatore kamikaze a bordo di una motocicletta si scaglia contro un centro di addestramento dell’esercito, provocando 12 morti ed una trentina di feriti. E l’attentato più rilevante nella seconda metà del mese, che ha visto altre uccisioni ed attacchi ad obiettivi elettorali; un agguato talebano nell’Uruzgan, che ha ferito il capo della polizia ed ucciso gli uomini della scorta; un aereo militare americano caduto, probabilmente per un attacco, il 25 con 5 militi a bordo.

Settembre 2005

A Guantanamo, folti gruppi di prigionieri politici effettuano l’astensione dal cibo, per richiamare l’attenzione del mondo sulle loro drammatiche condizioni e molti fra essi decisi a lasciarsi morire per sfuggire all’inferno di torture e degradazione loro riservato. I responsabili del lager minimizzano l’accaduto assicurando che essi vengono alimentati, mentre un rapporto della Croce rossa internazionale esprime "preoccupazione". Il ‘trattamento’ consisterebbe ora nel tenerli legati mani e piedi a letti di contenzione: altro non trapela.

1 ottobre 2005

Un filmato girato dal fotoreporter Stephen Dupont, trasmesso dalla televisione australiana, mostra un gruppo di marines americani intenti a bruciare e dissacrare i corpi di guerriglieri uccisi "come mezzo di propaganda psicologica", nel villaggio di Gonbaz, non lontano da Kandahar.

2-3 ottobre 2005

Un raid congiunto afghano- americano uccide 31 persone nella provincia di Paktika.

8 ottobre 2005

"Peacereporter" segnala l’arresto, per suggerimento di consiglieri governativi, del direttore della rivista "Hoqooqi", accusato di aver criticato le feroci punizioni di donne adultere ed i casi di lapidazione, fatti passare dalla propaganda di regime come tipici del governo talebano ed in seguito silenziati. Segnala inoltre il racconto di Omar Deghaves, torturato con elettrochoc e pestaggi agli occhi, in seguito ai quali ha quasi perso la vista (racconto smentito, come sempre, dal comando americano).

10-13 ottobre 2005

Nell’Helmand, un attacco talebano contro il convoglio che trasporta il nuovo capo della polizia uccide 19 poliziotti afghani. Tre giorni dopo, in occasione della visita di Condoleeza Rice, un altro agguato provoca la morte di 6 poliziotti nell’Uruzgan, mentre a Kandahar sono uccisi 5 funzionari di una Ong sospettata di spionaggio, altre spie ed un mullah collaborazionista. Sempre nell’Uruzgan, un’operazione americana uccide 10 persone.

24-28 ottobre 2005

Nell’Uruzgan, continuano devastanti i raid americani. Quello del 24 ottobre provoca una decina di vittime; dati incerti o mancanti sui giorni intermedi; 14 persone almeno assassinate il 28, indicate dal comando come guerriglieri.

Ottobre 2005

Sono stati rilasciati, dopo 3 anni e mezzo di reclusione a Guantanamo, due scrittori afghani imprigionati come "combattenti nemici" per aver scritto nel 1998 un articolo satirico sul presidente americano Bill Clinton. Narrano di essere stati interrogati "circa 150 volte", sottoposti a "continui esami rettali", nudità coatta e ad altre umiliazioni.

2 novembre 2005

"Washington Post" rivela la rete di prigioni segrete, decise dalla presidenza americana nel 2001 e gestite dai servizi, disseminate in Europa orientale ed in Afghanistan, nelle quali sono imprigionati e torturati i prigionieri politici..

17 novembre 2005

Nel Kunar, le forze americane scatenano un’offensiva mentre continua la morsa sull’Uruzgan.

26 novembre 2005

Il comando Usa ammette parzialmente la veridicità delle denunce secondo cui un gruppo di marines, dopo aver ucciso due guerriglieri talebani, ha fatto scempio dei corpi e li ha bruciati: "per ragioni igieniche" a dire del comando.

Novembre 2005

Nel corso del mese, il dato saliente è l’espansione degli attacchi talebani, in seguito ad un appello del mullah Omar nei primi del mese. Fra gli innumeri attentati, il 10, è colpito a morte il vice governatore di Nimruz. L’11 è abbattuto un aereo che portava rifornimenti alla famigerata base di Bagram. Il 14, i Talebani rivendicano due attentati a Kabul, compiuti mediante autobombe, contro convogli Nato che provocano la morte di 4 membri degli equipaggi fra i quali un soldato tedesco. Il 23 e 24, agguati nell’Uruzgan ed a Nangarhar con diversi morti delle forze afghane. Il 25, una bomba a Mazar-i-Sharif uccide un soldato svedese. Il 26, i Talebani fanno trovare le salme di alcuni poliziotti afghani, ma subiscono 2 perdite a Zabul per mano dell’esercito afghano. Il 30, vendicano gli uccisi con un attacco che colpisce soldati afghani ed americani, sempre a Zabul.

10 dicembre 2005

Nell’Helmand, si verificano scontri a fuoco che vedono un vantaggio della guerriglia, seguiti subito dopo da bombardamenti americani, al solito indiscriminati, su Zabul. Attacchi della guerriglia si susseguono nei giorni seguenti presso Kandahar e la capitale Kabul.

16 dicembre 2005

Nella provincia di Logar, a Chark, la polizia spara sulla folla che manifesta contro l’occupazione del paese, uccidendo 3 manifestanti. I Talebani vendicano le vittime con un’imboscata ad un convoglio afghano- americano, il 20 dicembre, che provoca un numero di vittime irriferibile per la diversità delle fonti. Altri attacchi si verificano nel Kunar e nell’Helmand.

16 dicembre 2005

In un’intervista concessa al "Manifesto", il cappellano militare che prestò servizio a Guantanamo, James Youssef Lee, parla degli orrori del lager e fra essi "perquisizioni invasive delle parti più intime del detenuto", pestaggi a sangue, insulti all’Islam, "violenza fisica fine a se stessa contro individui che uscivano dalle gabbie solo incatenati mani e piedi per essere portati nelle camere della tortura degli ‘interrogatori’…" Altri orrori, riferiti questa volta alla prigione segreta presso Kabul, sono divulgati dall’associazione Human Rights Watch, che riporta i resoconti di 8 prigionieri qaedisti, ora detenuti a Guantanamo, sulle violenze continuate, minacce di abusi sessuali, privazione del sonno in celle illuminate a giorno, musica a pieno volume, pestaggi.

29 dicembre 2005

A Khost, i Talebani abbattono un elicottero delle forze di occupazione provocando la morte dei 6 membri dell’equipaggio. Altri attentati sono compiuti in questi giorni nel Kunar contro convogli Usa (2 marines uccisi e 2 feriti), nell’Uruzgan contro le forze afghane, nell’Helmand contro entrambi.

30 dicembre 2005

Un rapporto delle Nazioni unite, stilato dal commissario Manfred Novak, riporta le denunce di avvocati ed associazioni per i diritti umani sul lager di Guantanamo, definite "credibili". L’Onu peraltro non ha potuto accedere al lager avendo rifiutato l’unico permesso accordato dagli Usa, dopo quasi 3 anni dalla richiesta, con impedimenti tali da rendere impossibile ogni accertamento sugli abusi perpetrati. Washington reagisce al rapporto nel solito modo tracotante.

31 dicembre 2005

Nel corso dell’anno, la guerra ha provocato almeno 2000 morti, fra i quali 500 fra agenti e soldati afghani, 130 soldati Nato, prevalentemente americani, 350 civili, il restante migliaio fra civili e guerriglieri (la contraddittorietà delle fonti non consente di stabilire le proporzioni).

1 gennaio 2006

Da questa data diviene operativa l’espansione, in termini territoriali e di forze, della missione Isaf che giungerà a 15.000 effettivi. E’ stata decisa nel tentativo di arginare la guerriglia. talebana, mai così forte e diffusa, e per consentire una riduzione di 3.000 unità delle forze Usa.

4 gennaio 2006

Mullah Omar respinge l’offerta di collaborare reiterata da Karzai, sempre più in difficoltà per l’ostilità della popolazione. All’appello seguono diversi attentati talebani presso Kandahar e nell’Uruzgan che provocano la morte di un numero imprecisato (perché le fonti sono contraddittorie) di morti fra i soldati afghani. Agli attentati seguono arresti e bombardamenti per rappresaglia.

14 gennaio 2006

Eccidi di civili sono perpetrati dagli americani in Pakistan, alla asserita ricerca di quaedisti. Oggi muoiono 18 persone, fra le quali 5 bambini, per un bombardamento americano sul villaggio di Damadola, preceduto da altre stragi (il 7 gennaio nel nord Waziristan). Questa volta scoppia la rivolta che mette in forte difficoltà il regime di Musharraf.

15-16 gennaio 2006

A Kandahar, un attentatore suicida a bordo di un motociclo si scaglia contro l’esercito, provocando nell’immediato 6 morti (cifra destinata a salire a 15- secondo altra fonte a 20) fra militi, civili al seguito e passanti. L’attentato è rivendicato dai Talebani. Altri attentati si susseguono a Kandahar e Spin Boldak, mentre scontri - impari per forze ma con la guerriglia sempre più preparata ed efficiente- si registrano nella provincia di Paktika e nel Kunar.

6-8 febbraio 2006

Anche l’Afghanistan è teatro di manifestazioni antioccidentali innescate dalla vicenda delle vignette offensive verso il profeta Maometto che, data la situazione di occupazione del paese, si politicizzano e si allargano. Presso la base americana di Bagram - dove la folla reclama la liberazione dei 500 prigionieri politici colà internati in gabbie metalliche ed in condizioni disumane - i militari sparano ad altezza d’uomo uccidendo 3 persone. Altri 3 dimostranti cadono nella provincia di Lagham, sotto il fuoco della polizia; 4 a Meyaneh, nel nord- ovest del paese, presso la base Isaf; ancora 4 a Qalat, nella provincia di Zabul. I manifestanti, armati solo di sassi, chiedono a gran voce l’allontanamento di tutte le forze di occupazione, comprese quelle italiane ad Herat. Sono compiuti anche attentati: nel più rilevante, contro una caserma di polizia a Kandahar, restano uccise 13 persone.

9 febbraio 2006

I Talebani annunciano di aver riconquistato il Waziristan, in subbuglio a partire dalla strage di Damadola (v. nota 14 gennaio). Da questa roccaforte partiranno gli attacchi contro le forze Nato in Afghanistan.

25 febbraio 2006

Scoppia una rivolta di prigionieri politici nel famigerato carcere di massima sicurezza ‘Pul i Charki’, presso Kabul. Sulla repressione che ne è seguita vi sono notizie scarne e contrastanti: 14 gli assassinati secondo le voci dal carcere, 4 secondo voci ufficiali. E’ dato invece ampio risalto alla condanna a morte, sempre nella capitale, dell’ex capo dei servizi segreti del regime filo- sovietico, Assadullah Sarwari, incarcerato dal 1992.

2-3 marzo 2006

Esplode la protesta antiamericana, in occasione della visita di George Bush in Afghanistan ed in Pakistan, al grido "Via il killer". Alla vigilia, difatti, elicotteri da guerra pakistani hanno attaccato il villaggio di Danda Saidgai e Miranshah, nel Waziristan, presso la frontiera afghana, massacrando 45 persone - a dire del regime combattenti stranieri - nel tentativo di riprendere il controllo della provincia. Tutto il paese si ferma per uno sciopero indetto dai partiti islamisti: il che non fa recedere il dittatore che invia truppe militari. In 3 giorni di scontri si contano almeno 120 morti, mentre migliaia di civili si danno alla fuga. Nonostante l’offensiva si registra una certa tensione fra le autorità pakistane e gli Usa, dovuta all’appoggio americano al nucleare indiano: tanto che il dittatore Parvez Musharraf e l’ambasciatore pakistano a Washington non sono andati personalmente all’aeroporto ad accogliere l’alleato.

21 marzo 2006

A Kabul, è arrestato Abdul Rahman, con l’accusa di essersi convertito al cristianesimo. La vicenda, incrinando la fasulla immagine di libertà del paese, provoca l’immediato intervento dei leader occidentali a cominciare dal presidente americano George Bush. Si troverà un escamotage: l’uomo è dapprima sottoposto a perizia psichiatrica, per simulare una sua non piena capacità e consentirgli di sfuggire alla pena capitale; gli viene poi concesso asilo politico in Italia: cosa quest’ultima che provoca proteste contro il governo italiano.

8 aprile 2006

E’ partita la ‘offensiva di primavera’ della resistenza talebana e quaedista con rilevanti attentati in diverse province. Oggi, ad Herat, un attentatore talebano si lancia con un’autobomba all’ingresso del campo militare italiano ‘camp Vianini’. Muoiono l’attentatore e 2 militi afghani, restano feriti altri 8 fra agenti, militi e persone al seguito. Poche ore prima un altro attentato ha provocato il ferimento di 3 soldati americani presso la base statunitense dell’Helmand. Altri attacchi si registrano nel Kunar e nella provincia di Kandahar.

10 aprile 2006

Il "Los Angeles Times" rivela che a Bagram, in un bazar presso la base militare americana, sono state messe in vendita ‘flash pen’ (elementi di memoria esterna ai computer) contenenti informazioni riservate: fra esse l’indicazione di spacciatori di droga e mafiosi facenti parte del governo Karzai e del suo entourage (fra essi Mohammad Daoud, ministro dell’Interno responsabile dell’anti- narcotici, Mohammad Fahim, parlamentare già ministro della Difesa, il capo delle forze armate Rashid Dostum) e liste di spie.

15 aprile 2006

Nella provincia di Kandahar, truppe afghane appoggiate da Apache americani assaltano villaggi ritenuti roccaforte della resistenza talebana provocando una carneficina: solo nel villaggio di Sangisar sono assassinate 41 persone, 13 i sequestrati, centinaia i feriti. Quasi tutte le vittime sono civili, rivela il portavoce della resistenza Yusuf Ahmadi, pochi invece i miliziani uccisi; mentre gli assaltatori hanno subito 13 perdite.

20 aprile 2006

Il parlamento afghano vota la fiducia al nuovo governo Karzai, bocciandone 5 componenti fra i quali l’unica donna, Soraya Rahim Sobhrang, che avrebbe dovuto occuparsi della condizione femminile. Nel Waziristan, dove la resistenza ha ripreso efficacia dopo la carneficina subita, continuano intanto gli scontri. Proseguono anche gli attentati della resistenza talebana.

30 aprile 2006

Nei primi 4 mesi dell’anno l’occupazione ha provocato 750 morti fra i quali la maggior parte civili o guerriglieri, 26 soldati americani, 10 di altri contingenti, oltre 300 militari afghani. Negli ultimi giorni del mese la Nato ha deciso il raddoppio delle truppe di occupazione, da 16.000 a 32.000, con l’incrudimento delle regole d’ingaggio per consentire un maggior disimpegno al contingente statunitense, che si dispiegherà nelle zone di confine.

5 maggio 2006

Alla periferia di Kabul, un attacco talebano contro il contingente italiano provoca la morte di 2 militari ed il ferimento di altri 4. La polizia afghana arresta 4 persone fra le quali, forse, l’attentatore. Un portavoce dei Talebani dichiara al corrispondente de "La Repubblica" che l’Italia deve ritirare il contingente, come tutte le altre forze straniere, e che la resistenza si appresta a "scatenare l’inferno contro Karzai". In questi giorni, Gulbuddin Hekmatyar ufficializza la sua alleanza con la resistenza talebana e qaedista in un video.

10 maggio 2006

Il fondatore di Emergency, Gino Strada, intervistato dal quotidiano italiano "Il Manifesto", riferisce che in conseguenza dell’occupazione "Kabul è molto cambiata. E’ divenuta una città più violenta, la criminalità comune è alle stelle. Non abbiamo mai curato nei nostri ospedali tanti accoltellati come ora. I prezzi delle case sono decuplicati, il costo della vita quintuplicato. L’inquinamento in città è tale che la gente gira con la mascherina come i medici in reparto. Poi, è scoppiata una guerra nascosta: ogni giorno una media di 5 bambini finisce sotto i mezzi militari. Per la prima volta a Kabul fa la sua comparsa la prostituzione…"

17-18 maggio 2006

In seguito ad attacchi della resistenza talebana nelle province dell’Helmand e di Kandahar, le truppe di occupazione, appoggiate dalle forze afghane, uccidono oltre 50 persone, rastrellano ed attaccano villaggi con elicotteri da guerra, subendo a propria volta 13 perdite. In sole 24 ore, la strage conta 170 morti, per la maggior parte afghani. Il terrore indiscriminato per domare la resistenza si rovescia peraltro nel suo contrario poiché quasi tutta la popolazione, ormai, invoca la cacciata degli stranieri. Karzai cerca il capro espiatorio nel Pakistan accusandolo di essere tornato a sostenere ed addestrare i Talebani, come nel passato.

19 maggio 2006

Mullah Dadullah, dato per catturato da 3 giorni dal governo Karzai, telefona ad un giornale di Kabul: "La paura fa vedere a questo governo fantoccio ciò che spera di vedere". Sulla ‘offensiva di primavera’ afferma : "Siamo quasi alle porte di Kabul e, per il momento, ci basta. Non attaccheremo la capitale quest’anno. Dobbiamo difendere i territori che controlliamo e puntare a nord".

20 maggio 2006

La stampa riferisce della repressione di una rivolta nel carcere di Guantanamo: l’unica notizia certa è di 2 prigionieri in coma irreversibile. Il Comitato delle Nazioni unite contro la tortura, ripreso da Amnesty International, torna a chiedere la chiusura del lager e sollecita indagini sulle prigioni segrete americane; citando, tra le forme di tortura praticate, le immersioni prolungate nell’acqua, abusi ed umiliazioni sessuali, uso di cani feroci, incatenamento dei prigionieri al soffitto, appesi per mani e piedi. Un portavoce dell’amministrazione americana replica, nel consueto modo arrogante, che non si darà corso alle richieste.

21 maggio 2006

Un bombardamento americano su un villaggio presso Kandahar provoca il massacro di 80 persone fra le quali almeno 20 talebani, secondo il comando americano; secondo un portavoce dei Talebani si tratta di soli civili. Un testimone, la cui famiglia è stata sterminata, riferisce che "gli elicotteri hanno bombardato la madrassa e alcuni talebani, fuggiti da lì, sono entrati nelle nostre case, che sono state a loro volta bombardate". Nell’ultima settimana 200 persone sono rimaste uccise.

29 maggio 2006

A Kabul, le forze americane e afghane provocano una carneficina (12 morti secondo cifre ufficiali; circa 30 secondo fonti afghane) sparando ad altezza d’uomo sulla folla che dimostra contro l’occupazione ed il governo Karzai. Decine di persone restano ferite, 140 gli arrestati. Intanto, nell’Helmand, l’aviazione americana bombarda una moschea massacrando decine di persone riunite al suo interno. Gli eccidi provocano naturalmente un’escalation di attentati - uno contro 6 cooperanti, 2 dei quali dell’americana Padco; 12 poliziotti uccisi a Zabul; 40 agenti rapiti nell’Uruzgan- rivendicati dai Talebani.

30 maggio 2006

In un’intervista rilasciata al "Corriere della sera", Burhanuddin Rabbani, già avversario dei Talebani e schierato con le forze occupanti, afferma che "l’esecutivo è debole, corrotto ed incapace". Tutti sono corrotti, "i funzionari delle ambasciate straniere, i funzionari governativi, alcune Ong". La pretesa ricostruzione non c’è mai stata – continua- "in 5 anni di presenza internazionale non c’è ancora l’elettricità /e/ le poche strade asfaltate sono già pieni di buchi". Il presidente Karzai "pur assistito dall’estero non riesce a contenere l’avanzata talebana…Abbiamo sul campo polizia, esercito, servizi di intelligence di vari ministeri più le truppe straniere. E questo apparato non basta a garantire la sicurezza. Adesso l’ultima trovata è arruolare le milizie tribali al confine con il Pakistan, armarle e finanziarle per combattere i Talebani. Karzai lo fa perché è debole, crede di poter comperare la fedeltà con i dollari. Ma non capisce che così facendo sta solo regalando nuove truppe al mullah Omar…"

2 giugno 2006

Un tribunale militare assolve l’ultimo imputato per abusi sessuali e torture praticate nel carcere segreto di Bagram, Damien Corsetti, soprannominato ‘il mostro’ dai suoi stessi commilitoni. Nessun accusato per sevizie ha fatto un solo giorno di carcere.

10 giugno 2006

Nella zona sud orientale, le forze Nato impegnate nell’operazione ‘Mountain Thrust’ (11.000 soldati angloamericani e afghani, impiego di B52 e B-1B che portano decine di tonnellate di bombe), massacrano 40 persone, indicate dai comandi come talebani. La missione Nato si è formalmente estesa 2 giorni orsono, con una riunione dei ministri della Difesa a Bruxelles, a 6 nuove province - Helmand, Uruzgan, Zabul, Kandahar, Nimroz, Day Kundi - con l’incremento di 8.000 unità. La resistenza replica nei giorni seguenti con attentati e fra gli altri uccide 5 tra agenti e funzionari afghani ed una decina di impiegati nella base Nato, a Kandahar.

12 giugno 2006

Il quotidiano inglese "Guardian" rivela un rapporto dell’Onu, occultato finora dai comandi Nato e dal governo Karzai, riguardante i membri del parlamento accusati di torture, stupri ed abusi. Nei giorni scorsi il presidente afghano ha nominato diversi dirigenti delle forze di polizia, scelti nelle milizie illegali e negli ambienti del crimine organizzato.

16 giugno 2006

Nel Waziristan, è trovato morto il giornalista Hayatullah Khan, autore di reportages indipendenti. Non casualmente, pochi giorni orsono, televisioni e giornali hanno ricevuto una velina, resa nota da "Le Monde", che "sconsiglia" di criticare le forze Nato e d’intervistare esponenti della resistenza ("terroristi").

22 giugno 2006

Il leader di al Qaeda, al Zawahiri, mediante una videoregistrazione esorta gli afghani a prendere esempio dai loro padri che scacciarono gli occupanti russi ed intensificare la resistenza armata, così confermando la propria presenza al suo interno.

25 giugno 2006

Nell’ambito dell’operazione ‘Mountain Thrust’, sono massacrate 65 persone che si aggiungono alle 90 vittime delle ultime 2 settimane -40 persone almeno uccise nell’Uruzgan e circa 30 nella provincia di Kandahar. Le operazioni stragiste, però, rafforzano la resistenza armata e l’odio verso gli occupanti. Uno dei capi della resistenza, mullah Dadullah, ha affermato di contare su una forza superiore alle 10.000 unità e rivendicato uccisioni di soldati, afghani e stranieri, nonché la distruzione di mezzi. Il portavoce talebano in Waziristan annuncia intanto una tregua di un mese con l’esercito per consentire il passaggio di poteri alla polizia tribale.

7 luglio 2006

Un membro del parlamento, Abdul Khaliq, rivela l’eccidio della sua famiglia ad opera di soldati americani che hanno sparato contro un veicolo. Si registrano in questi giorni altri massacri in diverse parti del paese e, fra gli altri, nel distretto di Girish, nell’Helmand, a danno dei Talebani; ma anche attentati di questi ultimi contro le forze della coalizione: 4 inglesi uccisi, uno spagnolo, 5 impiegati della base americana nel Kunar, ed altri ancora.

13 luglio 2006

A Nawzad, nell’Helmand, è respinto l’attacco talebano al quartier generale delle forze governative, con un bilancio di 19 morti.

18 luglio 2006

Nell’Uruzgan, presso il capoluogo Tarin Kot, un violento scontro volge a favore dei Talebani. Questi ultimi hanno conquistato anche il controllo del distretto di Garmser, nell’Helmand, ed attaccato quello più a nord di Naway.

Luglio 2006

Il presidente afghano Hamid Karzai approva la proposta di ripristinare il corpo di polizia religiosa sospeso, per simulare una diversità, dopo la caduta del governo talebano.

4 agosto 2006

Nell’Helmand, le forze Nato massacrano 20 persone, indicate come guerriglieri. Un attentato suicida, nella provincia di Kandahar, uccide altrettanti nell’attacco ad un convoglio militare.

9 agosto 2006

Nell’Helmand, i Talebani impiccano ad un albero due spie, come ‘monito alla Nato’ che ha espanso le sue operazioni nella regione. In questi giorni, nel Nooristan, provincia del nord est, uno scontro volge a favore dei Talebani che uccidono diversi soldati Nato.

17 agosto 2006

Nella provincia di Paktika, per una falsa informazione, l’aviazione Nato bombarda un convoglio di poliziotti afghani, uccidendone 12 sul colpo.

19-20 agosto 2006

Le forze americane ed afghane soffocano nel sangue la rivolta contro il governatore del Panjwayi, distretto dove l’offensiva talebana è in ascesa, massacrando 71 dimostranti. In seguito ad un appello del mullah Omar, nell’anniversario dell’indipendenza dagli inglesi, i Talebani uccidono diversi soldati della coalizione, in due attentati nel Kunar e nell’Uruzgan.

28 agosto 2006

Massacro nella provincia di Lagham, con 25 vittime negli scontri, di difficile attribuzione. Una misteriosa strage nel mercato di Lashkar miete 17 vittime civili. I Talebani, cui si tenta di attribuire l’eccidio, smentiscono sospettando una strage americana per creare tensione.

3 settembre 2006

I Talebani rivendicano un attentato, negato dalle forze Nato che parlano di incidente, contro un aereo inglese che precipita con 14 membri dell’equipaggio. In analoghi "incidenti" sono morti, nel corso di un anno, 107 militari Nato.

3 settembre 2006

La "Reuters" quantifica in oltre il 50% l’aumento della produzione di oppio nel paese, con una punta del +162% nell’Helmand. Quest’anno l’Afghanistan fornirà il 92% del fabbisogno mondiale. Circa 3 milioni di afghani vivono di oppio, 1/3 in più rispetto al 2005.

5 settembre 2006

Alla vigilia della visita di Parvez Musharraf a Kabul, è siglato un accordo di pace fra le autorità di Islamabad e le tribù filo- talebane del Waziristan. L’accordo, inviso agli americani, è oggetto di recriminazioni da parte di Hamid Karzai verso il governo pakistano.

7 settembre 2006

Il comandante Nato, James Jones, spiega la richiesta agli alleati di rafforzare i contingenti militari: "Dobbiamo riconoscere di essere sorpresi dall’intensità degli attacchi e dal fatto che la resistenza in alcune aree non si limita alla tattica del ‘mordi e fuggi’… ". Effettivamente i Talebani hanno rioccupato diversi distretti nelle regioni di Kandahar, Uruzgan, Helmand e Zabul scacciandone le amministrazioni e, secondo fonti pakistane indipendenti, conterebbero di conquistare l’intero sud ovest prima dell’inverno.

8-10 settembre 2006

Nelle regioni meridionali, con epicentro la provincia di Kandahar, in soli 3 giorni i raid delle forze Nato (operazione ‘Medusa’ iniziata ai primi del mese) hanno ucciso circa 400 persone. Nel corso dell’estate le persone assassinate in bombardamenti sono un migliaio. Continuano gli attacchi della resistenza al ritmo di 8-10 al giorno. Fra gli altri, è ucciso il governatore collaborazionista Hakim Taniwal; a Kabul un attentato all’ambasciata americana provoca 18 morti; presso Farah, un attacco contro incursori italiani Comsubin provoca 4 feriti.

18 settembre 2006

Nella provincia di Herat, sotto comando italiano, le forze Nato lanciano l’operazione ‘Wyconda Pincer’ contro la resistenza. Quest’ultima in risposta, ad Herat, compie un attentato contro il generale Hidary che resta ferito mentre muoiono altre 11 persone. L’offensiva talebana prosegue nelle altre province: a Kandahar un kamikaze si lancia contro una pattuglia Nato provocando una dozzina di feriti e 4 morti, canadesi. Fuori Kabul un attacco uccide diversi poliziotti afghani.

21 settembre 2006

Fonti militari coperte rivelano a "Peacereporter" che le forze Nato "spacciano per combattenti talebani le vittime civili dei bombardamenti. L’aviazione bombarda i villaggi in cui si pensa vi siano dei talebani. Vengono sganciati ordigni da 500 libbre che non distinguono certo tra combattenti e civili. Dopo il raid aereo intervengono sul posto le forze speciali per verificare il risultato dell’attacco …si portano sempre dietro una bella scorta di kalashnikov sequestrati in altre occasioni e li depongono accanto ai civili. Scattano una foto ed ecco che quei morti, nel rapporto, diventano talebani. Il sistema lo hanno ideato gli statunitensi, stanchi di vedersi messi sotto accusa per i ‘danni collaterali’; con queste messe in scena sanno di poterla fare franca…Ma hanno imparato a fare lo stesso anche i britannici e i canadesi…" Così, nelle prime 2 settimane del mese, dei 510 talebani dichiarati uccisi dai comandi, 500 sarebbero stati civili.

26 settembre 2006

A Kabul, una bomba azionata a distanza uccide i caporali italiani Giorgio Langella e Vincenzo Cardella e ferisce altri alpini. Una piccola folla si raduna accanto ai corpi esultando ed invocando la cacciata degli stranieri; ne seguono 4 arresti. A Lashkar, nell’Helmand, un kamikaze si fa esplodere davanti al palazzo del governatore provocando 18 vittime.

Settembre 2006

Secondo successive rivelazioni di ‘Peacereporter’, scatta l’operazione segreta di controguerriglia ‘Sarissa’ che affianca le forze speciali americane (Delta force), britanniche (Sas) ed italiane (Task Force 45, comprendente gli incursori Comsubin, il 9° Col Moschin, il 185° Rao della Folgore, i Ranger del 4° Alpini, per un totale di 200 uomini).

1 ottobre 2006

La missione ‘Enduring Freedom’ passa interamente, nel mese in corso, sotto il comando Nato. Al di fuori restano i reparti speciali della Cia impegnati in sequestri ed altre operazioni sporche.

24-25 ottobre 2006

Nella notte, per punire la popolazione che appoggia la guerriglia, un raid americano fa strage di civili nel distretto di Panjwayi, nella provincia di Kandahar: oltre 100 caduti secondo fonti indipendenti, 12 secondo la Nato che ha cercato, al solito, di spacciare gli uccisi per talebani. Nel distretto di Pech obiettivo dei bombardamenti sono case, con la morte di una bimba di 7 anni ed il ferimento di altri civili. Nonostante il terrore dal cielo altri distretti sono passati sotto il controllo talebano: da ultimo Musa Qala, nell’Helmand, dopo un assedio durato mesi.

25 ottobre 2006

Il giornale tedesco "Bild" pubblica le foto di soldati tedeschi della cosiddetta ‘missione di pace’ che, alla maniera americana, si trastullano con dei teschi. Secondo il parlamentare verde Stroebele le foto non sarebbero episodiche ma centinaia.

30 ottobre 2006

In Pakistan, un raid aereo, rivendicato dal regime ma guidato da un drone americano, fa strage in una scuola coranica uccidendo 82 giovanissimi allievi. Il regime, con la rivendicazione dell’eccidio, tenta di stornare i sospetti di doppiogiochismo. Ieri, un raid Nato in Afghanistan ha massacrato 50 persone.

3 novembre 2006

E’ liberato, dal gruppo armato che l’aveva rapito il 15 ottobre, il fotoreporter italiano Raffaele Torsello, grazie alla mediazione di Emergency ed al pagamento di un riscatto, come si apprenderà in seguito. Si susseguono i raid aerei della Nato; uno, nella provincia settentrionale di Kapisa, uccide 2 talebani e 7 civili; un secondo, nell’Helmand, 9 persone.

8-9 novembre 2006

A Dargai, un attentatore suicida si lancia contro una caserma uccidendo 45 soldati, come risposta alla strage del 30 ottobre nella madrassa. La tregua, negoziata il 5 settembre nel Waziristan, è in pericolo. Nella provincia di Kandahar, un raid Nato massacra 37 persone, mentre 8 fra agenti e militanti cadono negli scontri che ne seguono. Bombardamenti a tappeto uccidono 40 afghani nella provincia di Paktika, scontri si verificano in quella di Zabul ed a Khost.

16 novembre 2006

A Grishk, nell’Helmand, soldati britannici sparano su una vettura civile uccidendone i viaggiatori e ferendo gravemente un bambino. Questi episodi sono così frequenti da rendere pericoloso l’uso di automobili.

22 novembre 2006

La Bbc informa delle esequie di bimbi morti per denutrizione a Sya Karamak: un caso non certo isolato poiché, secondo dati Unicef, 165 bambini ogni 1000 ne muoiono. La situazione è aggravata dalla siccità degli scorsi mesi, che ha fatto perdere l’80% dei raccolti. Il fondo Children’s delle Nazioni unite torna a chiedere, inutilmente, stanziamenti per far fronte all’emergenza fame e carenza d’acqua. Di quest’ultima il paese non soffrirebbe se la risorsa idrica fosse equamente distribuita e non fosse stornata per gli usi delle forze occupanti.

25 novembre 2006

A Urgun, nella provincia di Paktika, per ritorsione ad un attentato suicida contro un ristorante frequentato da soldati, le forze Nato massacrano 50 persone. Altri 7 sono uccisi a Kandahar.

2 dicembre 2006

Un attentato (come sempre incidente per la Nato) abbatte un elicottero di rifornimento presso Kandahar, uccidendone gli 8 occupanti. Truppe danesi chiedono rinforzi, dopo aver subito un attentato, alle forze Nato; queste uccidono fra le 70 e le 80 persone, a detta dei comandi "insorti", cifra poi rimpicciolita nelle successive versioni. Sparando su un veicolo, le forze di occupazione hanno ferito il capo della polizia di Moqur ed ucciso un civile al seguito.

6 dicembre 2006

A Kandahar, un attacco suicida contro un’agenzia di mercenari americani ne uccide 8. Le forze Nato invece continuano ad uccidere civili e per solito ne negano la responsabilità, come accade in questi giorni nel Kunar.

12 dicembre 2006

A Dornami, in provincia di Khost, un’operazione americana massacra civili fra cui una bambina. I Talebani attaccano invece il governatorato di Lashkargah, uccidendovi 11 persone.

23 dicembre 2006

Bombardamenti americani si susseguono sull’Helmand.

27 dicembre 2006

Il ministro degli Esteri pakistano, Riaz Khan, su input americano, propone la erezione di un muro ed il ricorso a mine antiuomo al confine con l’Afghanistan, per bloccare il passaggio dei militanti impegnati nella resistenza. Forze Nato uccidono almeno 10 persone a Khost.

31 dicembre 2006

Una serie di attacchi talebani, di frequenza inconsueta nell’inverno, conclude l’anno: nel più rilevante è ucciso il capo della polizia di Khak –e- Safid. Nel corso dell’anno, i morti nel conflitto sono stimati in 5982: 4557 sono afghani, e fra essi è impossibile ormai distinguere fra patrioti combattenti e civili; 1196 sono militari o poliziotti di Karzai; 190 soldati Nato e 36 mercenari. I blitz aerei delle forze americane e Nato sono stati circa 2.600 (160 nel 2005); 139 sono stati gli attacchi suicidi, 4542 gli attacchi diversi della resistenza.

10 gennaio 2007

Le forze Nato attaccano l’Helmand. Oggi, provocano un eccidio colpendo dei camion in transito presso il confine: 50 morti o 150, secondo un’altra versione, al solito spacciati per talebani, in realtà civili. L’indomani, altre 30 sono le vittime in un attacco su Garmsir. Il 13, un bombardamento nel distretto di Kajaki uccide 30 civili e 2 combattenti secondo fonti mediche.

23 gennaio 2007

A Khost, un attentato contro la base americana uccide 10 fra poliziotti ed impiegati nella base e nessuno dei marines, come sempre ben riparati all’interno. A Kandahar i Talebani uccidono 9 poliziotti in agguato. Il mullah Dadullah, comandante militare nel sud del paese, in una dichiarazione alla "Reuters", replica al generale David Richards sulla previsione di schiacciare la resistenza entro un anno. "Abbiamo la capacità di combattere la Nato e le truppe americane per lungo tempo, fino all’indipendenza. Abbiamo appreso negli ultimi 6 anni tattiche nuove…" Sanguinosi scontri si verificano nell’Uruzgan fra talebani e forze afghane.

26 gennaio 2007

Il vertice Nato decide i rinforzi della missione bellica afghana, richiesti dal segretario di Stato Condoleeza Rice. La Ue stanzia altri 600 milioni di euro ed invierà al più presto un nuovo contingente polacco; la Germania dei Tornado e l’Italia Predator.

1-2 febbraio 2007

Nella notte, i Talebani riconquistano Musa Qala, nell’Helmand, donde si erano ritirati in seguito ai bombardamenti. Nella ritorsione le forze Nato uccidono 6 civili, poi altre decine (32 talebani secondo la Nato). Intanto, il comando della missione bellica passa dalla mano britannica del generale David Richards a quella statunitense del generale Dan McNeill, già comandante di Enduring Freedom. Per avere le mani sciolte, una divisione americana, che ha aumentato gli effettivi da 22500 a 26000, opererà in proprio, particolarmente mediante bombardamenti a tappeto sulla popolazione, secondo il consueto modus operandi statunitense.

12 febbraio 2007

Il portavoce del contingente italiano, Nicola Piccolo, in un’intervista al "Corriere della sera", per suffragare la pretesa natura pacifica della missione, si lascia sfuggire che fra i suoi compiti vi è la costruzione di una chiesa. Lo sbandieramento del colonialismo culturale e religioso provoca imbarazzo nel governo italiano che gli vale l’allontanamento. In questi stessi giorni, la richiesta del governo italiano di una ‘conferenza di pace’ per l’Afghanistan, escamotage per la propria stabilità interna ma tuttora non realistica per il rifiuto americano di rapportarsi al nemico ed ai paesi confinanti, è elusa dal presidente Hamid Karzai nella sua visita a Roma.

17 febbraio 2007

A Quetta (Pakistan) presso il confine afghano, nel palazzo di giustizia, un attentatore provoca la propria morte, quella di un giudice e di 6 avvocati. L’attentato, e bombe all’aeroporto di Islamabad, sono la prima risposta ai bombardamenti sul Waziristan e all’ondata di arresti, oltre 400, ordinati dal regime di Musharraf, tanto dispotico quanto politicamente debole e, comunque, incapace di imporsi nelle province di confine oramai talebanizzate.

18 febbraio 2007

I Talebani abbattono con un razzo un elicottero americano che precipita con 8 marines. Come sempre il comando statunitense preferisce parlare di ‘guasto meccanico’. Il comandante talebano dell’Helmand, mullah Abdul Rahim, annuncia l’offensiva di primavera che coinvolgerà 10.000 patrioti combattenti in tutto il paese.

20 febbraio 2007

A Kabul, il Parlamento approva l’amnistia per i crimini di guerra connessi al conflitto interno ed esterno negli ultimi trent’anni; ma il presidente Hamid Karzai, obbedendo agli ordini americani, subito dopo blocca il voto. Le forze Nato, intanto, attaccano Bakwa riprendendola alla resistenza. Anche il contingente italiano ha partecipato all’attacco.

23 febbraio 2007

A Kabul, 40.000 persone manifestano contro il governo Karzai ed a favore dell’amnistia. Riapre nella capitale l’ambasciata moscovita alla presenza del ministro Sergei Lavrov.

26-27 febbraio 2007

Dick Cheney, in visita a Islamabad, ordina al Pakistan di inasprire la repressione contro gli islamisti e la revoca dell’accordo con i capi tribali del Waziristan- cosa peraltro impraticabile- per potenziare gli effetti degli imminenti bombardamenti a tappeto; poi si reca in Afghanistan, accolto nella base di Bagram da un attentato talebano: in suo luogo muoiono 15 addetti. Dall’inizio dell’anno alla fine di febbraio, il conflitto ha causato già 590 morti: 477 fra civili e patrioti combattenti afghani, 96 fra poliziotti e militari collaborazionisti, 17 soldati della Nato.

1 marzo 2007

Mullah Dadullah, in un’intervista a un’emittente britannica, afferma che Osama bin Laden, spesso dato per morto, è in buona salute e segue le operazioni.

4-5 marzo 2007

La Nato si macchia di due stragi di civili in 24 ore. A Jalalabad, dove un loro convoglio ha subito un’imboscata, truppe americane sparano all’impazzata sulla gente provocando un eccidio con decine di morti e feriti gravi. Il giorno dopo, un bombardamento miete altre vittime civili, fra cui 3 bambini, in un villaggio della provincia settentrionale di Kapisa. Altri 8 civili muoiono a Grishk, nell’Helmand, ad opera delle truppe britanniche scontratesi con i talebani. La resistenza continua gli attacchi ed opera anche alcuni sequestri. Fra gli altri, è rapito dagli uomini di Dadullah, insieme ad un autista ed un interprete, il giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo, che si accingeva ad intervistare i capi talebani. La zona dove egli si trovava è stata segnalata alle forze Nato che, subito dopo, l’hanno bombardata, ciò che ha fatto cadere i sospetti dei Talebani sullo stesso Mastrogiacomo ed i suoi accompagnatori.

6 marzo 2007

Le forze Nato scatenano nel sud dell’Afghanistan l’operazione ‘Achille’, cui partecipano 4500 soldati in aggiunta a 1000 afghani. Prevede bombardamenti indiscriminati con l’intento di prevenire l’offensiva talebana di primavera, fiaccare la popolazione e la resistenza, riprendere il controllo sulle province del sud e della produzione di oppio. La portaerei John C. Stennis ha raggiunto il Golfo affiancandosi alla Eisenhower anche per fornire appoggio alle truppe in Afghanistan. Forze speciali, inclusa una formata da indiani Apache e Navajo, rastrellano le montagne a caccia di talebani. Il Pentagono chiede al Congresso 98 miliardi di dollari per la guerra, aggiuntivi rispetto ai 145 spesi ogni anno, e fa passare al Senato misure contro il Pakistan, i cui apparati sono considerati protettori della guerriglia.

7 marzo 2007

Gulbuddin Hekmatyar, capo delle milizie Hezb-i Islami e già alleato dei Talebani, in un’intervista alla Associated Press, ne prende le distanze dicendosi disposto al dialogo con Karzai. La condizione posta del cessate il fuoco rende però impraticabile l’offerta.

9 marzo 2007

Forze speciali americane scatenano un’offensiva nel Waziristan, a Lorimani, operando rastrellamenti e sequestri di persone.

11 marzo 2007

Un bombardamento Nato flagella un’intera montagna, a Ghorak.

14 marzo 2007

Un’agenzia di stampa spagnola rivela che all’operazione Achille partecipano truppe spagnole ed italiane. Il governo di Roma rilascia un’imbarazzata smentita. Intanto, i raid Nato sono stati 330 in una sola settimana. A Khost, un attacco suicida contro la stazione di polizia uccide 6 persone e ne ferisce 30.

19 marzo 2007

E’ liberato, grazie alla mediazione affidata ad Emergency dal governo italiano, il giornalista Daniele Mastrogiacomo, in cambio di 5 importanti prigionieri talebani – il portavoce Latif Hakimi, il fratello di Dadullah, Mansur Ahmad, Ustad Yasir, Abdul Ghaffar ed il comandante Hafiz Hamdullah. I Talebani hanno però ucciso l’afghano che seguiva Mastrogiacomo con funzione di autista, ritenuto spia degli inglesi, e lo stesso faranno l’8 aprile con l’interprete Adjmal Nashkbandi, dopo il rifiuto di Hamid Karzai di concedere ulteriori contropartite. Karzai, criticato per avere usato ‘due pesi e due misure’ nel sequestro, ordina l’arresto del mediatore di Emergency, Rahmatullah Hanefi, con l’accusa, infondata, di intesa con i Talebani - dietro la quale si intravede la vendetta degli Usa, contrari allo scambio di prigionieri- e fa assediare dalla polizia l’ospedale di Lashkar Gah.

22 marzo 2007

I bombardamenti Nato devastano i villaggi presso Grishk e Lashkar, cannoneggiati dalle truppe di Karzai che sparano sulla gente. Cento persone muoiono in 3 giorni, bilancio destinato a salire. Un volontario di Emergency, Luca de Simeis, testimonia: "E’ una cosa spaventosa. Dalla base inglese qui a fianco è un viavai di elicotteri Chinhook che vanno a sparare. Ci sono tantissime vittime, direi decine. Quattro sono morte qui. Uno era un bambino di un anno e mezzo, centrato da una pallottola alla testa…Ci sono altri 5 bambini gravi…" Una donna: "Hanno sparato a me ed a mio figlio ferendolo. Due dei bambini con cui giocava sono morti. Erano i soldati del governo a sparare contro la gente quando i Talebani si erano già ritirati…"

29-30 marzo 2007

Imperversando i bombardamenti (1200 raid aerei in un mese), in un’intervista a Sky, il comandante talebano Dadullah denuncia le stragi e sfida la Nato: "…Qui con me nell’Helmand combattono molti mujaheddin di diverse nazionalità, arabi uzbeki, tagiki, uomini di al Qaeda…se li cercate venite qui a combattere, invece di uccidere civili innocenti". Scontri si verificano nell’Uruzgan - con perdite da ambo le parti- fra Talebani e truppe afghane mandate avanti dalla Nato che intende risparmiare i propri uomini.

6 aprile 2007

A Kabul, nel corso di una conferenza stampa, Hamid Karzai afferma di avere "da lungo tempo contatti diretti con i Talebani" con l’intento di reintegrare nel governo del paese coloro che siano disposti a deporre le armi e collaborare "senza distinguere fra moderati o estremisti", compreso il mullah Omar, esclusi invece "gli stranieri". Karzai tenta così di risalire la china, indebolito com’è dalla generale opinione di essere un mero fantoccio degli americani e dalla defezione di ex alleati, come l’ex presidente Buranuddin Rabbani che ha fondato un nuovo partito, Fronte unito, con l’evidente intento di rimpiazzarlo, insieme ad Ismail Khan, già governatore di Herat, Yunus Qanuni, Rashid Dostum, i sostenitori dell’ex monarca Zahir ed altri. Intanto, un gruppo talebano rivendica il rapimento di 2 cooperanti francesi e 3 afghani di Terre d’enfance: la cui sorte, dopo la dichiarazione di Karzai di non procedere più a scambi di prigionieri e la decisione della Corte suprema di condannare a morte per impiccagione 16 prigionieri politici, tenuta segreta ma rivelata da un’emittente non governativa, appare assai a rischio.

11 aprile 2007

I volontari italiani di Emergency lasciano il paese per Dubai, affidando temporaneamente la gestione degli ospedali al personale afghano. Per rientrare chiedono la liberazione di Rahmatullah Hanefi e di continuare a lavorare con indipendenza, a fronte della pretesa avanzata dai servizi di schierarsi con il governo.

13 aprile 2007

In una ‘normale’ giornata di guerra (35 afghani uccisi dalla Nato, che perde 3 uomini) il quotidiano "Il Manifesto" riporta le dichiarazioni del parlamentare afghano Mohamad Awranq sulla ‘riforma della giustizia’ promessa e finanziata dagli italiani: "Un fallimento – afferma- di cui l’Italia si dovrebbe vergognare: 5 anni di lavoro e non abbiamo nemmeno il codice penale". Molti esperti, riferisce il quotidiano, "hanno abbandonato sbattendo la porta" mentre parte dei fondi (50 milioni di euro) è stata impiegata nella ristrutturazione del carcere- lager di Pul i Charki, formalmente afghano ma controllato dagli americani.

16 aprile 2007

A Kunduz, nel nord, un attentato suicida uccide 9 agenti e ne ferisce oltre 30 nel campo di addestramento della polizia. E’ partita l’offensiva talebana denominata ‘Ghazwat al Badr’ (battaglia di al Badr, in memoria della vittoria di Maometto sui suoi nemici del 624 d.c.) che prevede attentati ed attacchi suicidi in tutto il paese, accompagnata dall’ammonimento del mullah Omar, divulgato tramite il comandante talebano Hayatullah Khan, all’unità delle forze combattenti ed a risparmiare la vita dei ‘civili innocenti’, non al seguito cioè delle truppe di occupazione.

28 aprile 2007

Con un gesto umanitario, i Talebani liberano la volontaria francese Celine Cordelier e, successivamente, gli altri ostaggi di ‘Terre d’enfance’, questi ultimi forse dietro riscatto.

30 aprile 2007

A Shindand, migliaia di persone dimostrano, sfidando i divieti governativi, contro il massacro indiscriminato di 500 persone perpetrato dalla Nato (la cui versione è di 360 talebani uccisi), e danno fuoco ad edifici pubblici. "Ci stanno assassinando tutti", è il grido della folla. Fra gli altri, i militari italiani partecipano alla repressione della rivolta, elogiati dal Dipartimento di Stato americano che sottolinea come "non vi è stato alcun cambiamento nel ritmo e nella portata della cooperazione antiterrorismo con il cambio di governo". La Nato ha perpetrato un altro eccidio, con decine di vittime, nell’Helmand. Milleseicento famiglie sono rimaste senza tetto.

2 maggio 2007

A Kabul, Jalalabad, Herat ed altri centri si susseguono manifestazioni contro i crimini di guerra americani e Nato, proseguiti con altre stragi nella provincia di Nangarhar e nella valle di Zekoh. Il Pentagono oppone il negazionismo: "I rapporti non parlano di vittime civili".

8 maggio 2007

Nell’Helmand, distretto di Songin, le forze Nato uccidono alcune decine di civili in un bombardamento, nell’ambito dell’operazione Achille.

12 maggio 2007

A Kabul, il governo afghano dà un ultimatum ad Emergency perché si sottometta alle condizioni poste dai servizi. Giorni addietro questi ultimi hanno accusato Rahmatullah Hanefi di omicidio ed attentato alla sicurezza nazionale. "Se avessi le prove e non temessi una crisi con Roma- afferma il capo della struttura, Amirullah Saleh, uomo della Cia- non esiterei ad arrestare anche il leader di Emergency".

13 maggio 2007

Le forze Nato procedono nelle operazioni stragiste, condotte con aerei senza pilota, massacrando 60 persone nella sola provincia di Paktika. Uccidono inoltre, insieme al suo collaboratore Hafiz Hamdullah, mullah Dadullah, il cui corpo straziato è mostrato in Tv: I Talebani smentiscono invece la morte di uno dei fratelli del mullah, diffusa dal comando Nato. Per riavere la salma di Dadullah i Talebani cederanno 4 ostaggi. Gli subentra nel comando il più giovane dei suoi 7 fratelli, Bahkt Mohammad. I Talebani vendicano il loro comandante con una recrudescenza di attentati.

21 maggio 2007

Il presidente americano George Bush esorta gli alleati ad intensificare l’impegno militare contro la resistenza talebana ("terroristi") ed a supportare le spese di ricostruzione nelle zone devastate dai bombardamenti. Fra gli altri risponde positivamente il governo italiano.

25 maggio 2007

A Kabul, il governo annuncia la presa di possesso delle strutture sanitarie di Emergency: 3 ospedali, 25 centri di primo soccorso ed uno di assistenza alla maternità. Subito giungono offerte di subentro da parte di strutture più disponibili ad accettare le condizioni dei servizi, come il San Raffaele.

28 maggio 2007

A Shiberghan, la polizia spara su una manifestazione che chiede le dimissioni del governatore provinciale, uccidendo 7 persone e ferendone alcune decine.

5 giugno 2007

Negli Usa, è dichiarato illegittimo il processo contro il 15enne Omar Ahmed Khadr, uno degli adolescenti talebani internati a Guantanamo, per la violazione dei diritti della difesa. Nonostante ciò il giovane patriota resta imprigionato nel lager.

10 giugno 2007

Nella provincia di Ghazni, distretto di Andar, Hamid Karzai sfugge ad un ennesimo attentato. E’ in corso intanto un’offensiva talebana nella provincia occidentale di Badghis, finora poco coinvolta nella resistenza. Il bilancio degli scontri è ignoto per la totale divergenza delle versioni: anche in questo caso, comunque, sono diversi i civili uccisi dalla Nato.

14-15 giugno 2007

A Kabul, Kandahar, Mazar-i-Sharif e nella provincia dell’Uruzgan, i Talebani compiono attentati suicidi contro le forze di occupazione. Nella capitale i soldati americani effettuano la rappresaglia sparando direttamente sui passanti. Intanto, il governo Karzai libera il torturatore Jack Idema che, apparentemente indipendente, agiva invece con la copertura americana e del governo stesso.

16 giugno 2007

A Kabul, pare in seguito alle pressioni del governo italiano, Rahmatullah Hanefi è prosciolto dalle accuse di connivenza con i Talebani e scarcerato, dopo 3 mesi di prigionia.

17-18 giugno 2007

Continua lo stragismo Nato. A Chura, nell’Uruzgan, nell’attacco ad una madrassa sono massacrate almeno 80 persone, per lo più giovani, fra le quali 7 bambini. Altre stragi nell’Helmand e presso Kandahar come rappresaglie ad attentati talebani. A Kabul, un attentato talebano contro un mezzo della polizia ha provocato 35 morti. "Puntiamo su Kabul perché, oltre ad essere la capitale, è la principale base delle truppe straniere", ha dichiarato un portavoce dei Talebani.

22 giugno 2007

Dopo l’ennesimo massacro di donne e bambini, perpetrato dalle forze Nato nel sud del paese, financo il presidente afghano, Hamid Karzai, ed il ministro italiano Arturo Parisi elevano una protesta.

30 giugno 2007

Nel martoriato distretto di Grishk, l’aviazione americana bombarda una colonna di civili in fuga da un villaggio occupato dalle truppe inglesi, assassinando sul colpo 120 persone e ferendone decine e decine, fra cui molti bambini. E’ la risposta alle flebili proteste di Karzai sui massacri di civili, cui si è unito il segretario dell’Onu Ban Ki Moon.

30 giugno 2007

Sul "Corriere della sera", Andrea Nicastro riporta le dichiarazioni del presidente dell’associazione proprietari terrieri di Kandahar, Ayub Rafiqi: "Il governo ha una responsabilità diretta nel narcotraffico perché i papaveri da oppio si coltivano su terre statali affittate senza riparare i canali distrutti da 30 anni di combattimenti…Quando volerà verso Kabul dopo il tramonto guardi in basso, vedrà centinaia di lucette sulle montagne, sono i fuochi dei laboratori per trasformare l’oppio in eroina". Un giornalista televisivo afghano racconta all’inviato "ciò che non può dire nel suo telegiornale", causa lo stretto controllo governativo, a proposito del coinvolgimento del presidente Karzai e della sua famiglia: "…terreno e impresa sono di Qayum Karzai, il fratello del presidente. Sei anni fa aveva un ristorante in America, oggi è multimilionario. Dove ha preso i soldi? Ufficialmente è solo il leader del consiglio provinciale ma, in pratica, ogni nomina governativa nel sud passa da lui e così è il maggior trafficante di droga del paese".

Giugno 2007

Due giornaliste afghane, attive nella denuncia di violenze contro le donne, sono assassinate nel giro di una settimana: Shakiha Sanga Amaaj, conduttrice di un’emittente privata, e Zakia Zaki, direttrice di ‘Radio pace’. Un’altra attivista, Malalai Joya, eletta nella Loya Jirga, ne viene espulsa dopo essere stata malmenata e minacciata di stupro all’interno dell’assemblea.

2-3 luglio 2007

A Roma, si tiene la Conferenza sulla giustizia e lo stato di diritto in Afghanistan, per discutere i risultati (scarsi e contestati dallo stesso Congresso americano in un rapporto) del processo di occidentalizzazione dell’ordinamento. Contemporaneamente è presentata a Kabul una petizione lanciata dai mullah che richiede il ripristino della sharia come freno alla criminalità dilagante dalla caduta dei Talebani.

4-10 luglio 2007

A Islamabad, capitale del Pakistan, le forze del regime assediano con mezzi pesanti ed elicotteri da guerra i giovani islamisti asserragliati nella Lal Mashjid (Moschea rossa), poi l’assaltano con un bilancio di vittime che supera il centinaio; è inoltre catturato, insieme a diversi altri, l’imam Maulana Abdul Aziz. Il sanguinoso raid, cui segue un tentativo altrettanto sanguinoso di riprendere il controllo del Waziristan, si rivela però un boomerang per il regime di Musharraf: nel solo mese di luglio, attacchi suicidi provocheranno 140 morti mentre il peso delle forze islamiche cresce.

7 luglio 2007

A Balabaluk, nella provincia di Farah, sotto controllo italiano, il bilancio dell’ultimo massacro perpetrato dalla Nato è di 108 morti, quasi tutti civili (30 talebani secondo il comando americano). Altri 30 i morti, tutti civili, nel Kunar, bombardati mentre stavano celebrando le esequie delle vittime di un precedente eccidio.

20 luglio 2007

I Talebani, mentre continuano gli attacchi alle forze Nato, rapiscono 23 coreani, intimano al regime di Seul di lasciare il paese ed al governo Karzai di liberare 8 prigionieri politici. Al rifiuto opposto dal governo, uno degli ostaggi sarà ucciso.

23-24 luglio 2007

Continua la guerra. I Talebani uccidono 6 soldati Nato, 2 dei quali a Kabul, mentre la Nato fa strage nell’Helmand, presso il villaggio di Gorazon: 80 gli ammazzati.

26 luglio 2007

Decine gli uccisi, almeno 40, nel distretto di Girishk, teatro di una "operazione di pulizia" da parte delle forze inglesi, dove le bombe sono sganciate direttamente sulla gente.

Luglio 2007

Uno studio elaborato dal ministero dell’agricoltura afghano rivela che il conflitto ha esasperato il degrado ambientale: 80% del territorio esposto all’erosione ed alla deforestazione, falde acquifere inquinate ed in abbassamento, impossibilità di coltivare, diffusa distruzione, con drammatiche conseguenze sull’alimentazione e la sopravvivenza della gente. Il rapporto ha una ridottissima diffusione.

1-2 agosto 2007

In Afghanistan, a Lashkargah, risulta secondo fonti indipendenti un’altra ecatombe di civili ad opera della Nato: fra 200 e 300 le vittime.

18 agosto 2007

Un portavoce del mullah Omar, Qari Mohammad Yousuf, lancia un appello a "mettere da parte tutte le nostre differenze nazionali, regionali e linguistiche per unirci contro il nemico". Un appello simile è venuto qualche settimana da Gulbuddin Hekmatyar che ha offerto, a nome del suo movimento Hezb-e-Islami, "la disponibilità a un dialogo inter- afghano, a condizione del totale ritiro dal paese delle truppe di occupazione straniere".

21 agosto 2007

Le Nazioni unite lanciano l’allarme sull’esodo incontrollato di civili afghani in fuga a migliaia, forse decine di migliaia, dalla guerra.

27 agosto 2007

A Kabul, il responsabile dell’Onu contro la droga, Antonio Maria Costa, presenta il rapporto secondo il quale in un solo anno la produzione di oppio è cresciuta del 34,4%, con 193.000 ettari coltivati a papavero. L’Afghanistan coprirebbe attualmente oltre il 95% della domanda mondiale.

28-31 agosto 2007

I Talebani rilasciano gli ostaggi sud coreani ancora prigionieri dopo la decisione di Seul di ritirare il proprio contingente e fermare le operazioni di evangelizzazione e colonizzazione culturale. Continuano per contro le stragi Nato, sotto comando americano: 100 sono gli uccisi nella provincia di Kandahar, insorta contro l’occupazione militare, solo nel primo giorno, un altro centinaio nell’ultimo giorno del mese.

5 settembre 2007

Mentre le forze Nato fanno strage nella provincia di Kandahar, con decine di uccisi per rappresaglia agli attacchi talebani, "Peacereporter" riferisce la denuncia del ministro afghano Yusaf Pashtun circa la corruzione dell’apparato governativo e parlamentare, in collusione con ufficiali dell’esercito, che avrebbero costituito una sorta di ‘mafia delle terre’, confiscate agli abitanti al ritmo – afferma- di 2 kmq al giorno, per poi rivenderle ed arricchirsi. La stessa fonte riferisce del tentativo del governo di contrastare il piano americano di distruggere i campi di oppio nel sud del paese – che sostenterebbero oltre ai contadini la resistenza talebana- usando pesticidi gettati dagli aerei.

9 settembre 2007

Strage Nato nell’Helmand, con 30 persone ammazzate per rappresaglia dopo l’uccisione di due soldati della coalizione. Due giorni orsono, analoga rappresaglia è stata scatenata nella provincia di Kandahar. Mentre, allo stadio di Kabul, in seguito ad una violenta contestazione Hamid Karzai deve interrompere il suo comizio, il governo afghano è costretto a smentire una delle numerose false notizie diramate nei bollettini di guerra, circa l’uccisione di un comandante talebano, mullah Brader, invece incolume.

10 settembre 2007

Il portavoce talebano Yousuf Ahmadi, in un’intervista concessa ad un giornalista cinese, ribadisce la disponibilità del suo movimento a trovare un compromesso afghano per la pace, a precise condizioni sul piano di sgombero degli stranieri dal paese. Nella stessa giornata, a Grishk, un solo attentatore a bordo di una motobomba attacca un sito della polizia uccidendo 28 persone, fra poliziotti e civili.

13 settembre 2007

La furia americana si abbatte oggi sull’Uruzgan, teatro di ripetuti attacchi talebani alle forze Nato le quali, sganciando ordigni sulla gente dagli aerei da guerra, fanno 45 vittime.

19 settembre 2007

Inizia una nuova offensiva militare Nato contro la popolazione dell’Helmand, che sostiene la resistenza talebana: secondo fonti locali, centinaia saranno gli ammazzati in pochi giorni mentre il comando ammette l’uccisione di "sei civili" e, come di consueto, incolpa la resistenza. Quest’ultima contrasta l’avanzata dei thank con attentati ed imboscate.

24 settembre 2007

Teste di cuoio britanniche - con una partecipazione italiana subordinata- assaltano un gruppo che ha rapito 2 agenti del Sismi uccidendo 9 afghani, fra i quali i 2 accompagnatori degli ostaggi e ferendo questi ultimi, uno dei quali morirà. Sarebbe stata in corso, precedentemente, una trattativa, interrotta dalla rivelazione della Cia alla Reuters che gli ostaggi erano agenti speciali. Con l’assunzione del comando provvisorio nella regione della capitale, l’Italia ha aumentato ancora il proprio contingente militare di 250 uomini e la spesa bellica relativa.

26 settembre 2007

Solo nella giornata di oggi sono 170 gli ammazzati dai raid stragisti della Nato, spacciati come sempre per guerriglieri. Nella stessa giornata, Hamid Karzai incontra a New York il presidente George Bush con il quale si felicita per i "progressi realizzati in Afghanistan".

29 settembre 2007

La resistenza talebana mette a segno uno dei più riusciti attentati della stagione, uccidendo a Kabul 28 soldati delle forze di occupazione, con il sacrificio di un kamikaze.

2 ottobre 2007

Per la seconda volta in pochi giorni, nella capitale, un attacco suicida rivendicato dai Talebani uccide una ventina di agenti di polizia (12 i morti ammessi dal regime, 25 secondo gli attentatori).

6 ottobre 2007

Il presidente pakistano Parvez Musharraf, la cui autorità è in continuo declino, emula lo stragismo Nato scatenando l’aviazione contro la zona di frontiera nord- occidentale, sotto il controllo dei c.d. talebani pakistani: almeno 200 gli uccisi nei primi 4 giorni, migliaia i profughi, minacciati i giornalisti.

8 ottobre 2007

Nel lager di Pul i Charki sono giustiziati 15 prigionieri fra i quali un presunto uccisore della giornalista Maria Grazia Cutuli e un presunto rapitore di Clementina Cantoni.

12 ottobre 2007

Mullah Omar, intervenendo sulla rete, si compiace della umiliazione inflitta al governo collaborazionista ed al contingente tedesco, obbligato a liberare 5 prigionieri talebani per riavere vivo l’ostaggio Rudolf Blechschmidt. Il Parlamento tedesco ha prorogato la missione bellica con diverse defezioni. Particolarmente rilevante è quella dell’incaricato Onu Tom Koenigs che, in un’intervista a "Frankfurter Allgemeine", ha dichiarato di credere impossibile una vittoria della Nato sui Talebani, rinunciando per conseguenza al suo incarico.

17 ottobre 2007

Fra le varie manifestazioni della popolazione contro la Nato, se ne svolge una nel distretto di Urgun dove le forze occupanti, nel compiere rastrellamenti casa per casa, hanno dissacrato il Corano.

25-31 ottobre 2007

Le forze Nato, per rappresaglia alle manifestazioni ed agli attentati della resistenza, scatenano il terrore indiscriminato con bombardamenti a pioggia. In una sola settimana, oltre 200 sono le vittime nelle province di Ghazni e del Kunar, 35 nella provincia di Kandahar, 30 in quella di Farah, 50 nell’Uruzgan, 30 ancora nell’Helmand. Le forze afghane a loro volta sparano ad altezza d’uomo sui manifestanti antiamericani, nella provincia centrale di Wardak, ammazzandone 12. Fra i numerosi attentati talebani spicca l’uccisione di 4 dirigenti dei servizi nel distretto di Laghman, un attacco alla polizia di Lashkargah, con diverse vittime fra gli agenti, un attentato al governatore di Khost, che vi sfugge fortunosamente.

5 novembre 2007

Strage Nato nella provincia nord orientale di Badghis, con decine di morti. I Talebani a loro volta conquistano il distretto di Khak e Sefid, che si aggiunge a quelli vicini di Farah e Batwa, tutti e 3 liberati nell’ultima settimana. I Talebani smentiscono invece la paternità dell’attacco di Baghlan contro una delegazione parlamentare in visita ad uno zuccherificio che ha ucciso, oltre a 15 membri della delegazione, 59 bambini. All’eccidio è seguito il lutto nazionale ed una accesa polemica contro l’impiego di scolaresche alle cerimonie, come antidoto agli attentati.

9 novembre 2007

Nel Nuristan, i Talebani uccidono in un’audace imboscata 6 soldati americani e 3 afghani e ne feriscono altri 20. Attentati minori si susseguono quotidianamente.

12-14 novembre 2007

Le forze Nato fanno strage nel sud, nel corso di un rastrellamento che ha incontrato resistenza, gettando granate contro le abitazioni civili ed ammazzando almeno 15 persone, fra cui donne e bambini. Altra strage nell’Uruzgan, per rappresaglia ad un attacco talebano contro un convoglio militare, con decine di uccisi nel distretto di Rawud. In questi stessi giorni Amnesty International ha divulgato un rapporto che accusa i servizi segreti afghani di praticare costantemente la tortura negli interrogatori dei prigionieri politici.

18 novembre 2007

Strage Nato nel distretto di Zahri, roccaforte della resistenza talebana, con 25 morti. Intanto, si registra una nuova offensiva militare del regime pakistano contro la regione nord- orientale dello Swat dominata dagli islamisti amici dei Talebani.

20-22 novembre 2007

Anche oggi le forze Nato si macchiano di una strage, sempre per rappresaglia agli attacchi talebani, nel villaggio di Sarsina, nell’Uruzgan. Domani, nella stessa regione, le forze occupanti seminano morte nel distretto di Charchino, con oltre 50 persone ammazzate. Il 22, nel Nuristan, un raid aereo notturno si abbatte su un accampamento di operai e tecnici, impegnati in lavori stradali, sorpresi nel sonno dalle bombe: la stima più accreditata è di 25 vittime civili. I Talebani attaccano invece la polizia di Kandahar, uccidendo una decina di agenti e liberano il distretto del Gulistan, nella provincia di Farah, che sarà però rioccupato dalle forze Nato nei primi di dicembre, con l’ennesima strage di civili: operazione alla quale, secondo le rivelazioni di Peacereporter, partecipano le forze speciali italiane (v. nota settembre 2006. Alle rivelazioni seguirà rituale smentita del sottosegretario Lorenzo Forcieri).

22 novembre 2007

A Kabul, la deputata Fawzia Kofi visita il braccio femminile del carcere, dopo essere riuscita a superare gli ostacoli frapposti dalle autorità, e denuncia che "11 donne su 94 dicono di essere state stordite con una miscela medicinale, di essersi quindi risvegliate con i segni della violenza sessuale".

24 novembre 2007

A Pagman, nella provincia di Kandahar, un attentato suicida contro la inaugurazione di un ponte uccide 9 afghani, prevalentemente poliziotti e guardie, un soldato italiano, Daniele Paladini, e ne ferisce altri.

25 novembre 2007

Un rapporto del Consiglio nazionale per la sicurezza statunitense, citato dal "Washington Post" di oggi, constata il mancato raggiungimento degli obiettivi dell’occupazione, sia in termini militari che di sicurezza e governabilità ed esprime preoccupazione per la penetrazione talebana anche in zone dove la presenza era precedentemente scarsa: fra esse sono citate le province di Herat e Farah, sotto controllo italiano. A sua volta il Senlis Council, autorevole osservatorio sull’Afghanistan, in un rapporto del 21 novembre intitolato "L’Afghanistan sull’orlo del precipizio", ha rilevato che il paese è controllato dai Talebani per oltre la metà del territorio – la percentuale fornita è il 54%- ed ha concluso che "non è in questione se i Talebani torneranno al potere a Kabul ma quando lo faranno".

3-5 dicembre 2007

A Kabul, si svolge la visita del segretario alla Difesa Robert Gates. Alla vigilia, la Nato ha massacrato almeno 40 persone nella provincia di Kandahar. Durante la visita si susseguono attentati talebani: un attacco suicida ad Herat, il 3, provoca 4 morti e 6 feriti fra i poliziotti; il 4, un attentato contro un convoglio Nato provoca 22 feriti; il 5 un attacco suicida ad un mezzo dell’esercito miete 12 morti, in prevalenza militari.

10 dicembre 2007

Grazie al massacro indiscriminato di almeno 200 persone, le forze Nato riprendono il controllo di Musa Qala, nell’Helmand. Nella provincia, tuttora controllata dai Talebani, sono in corso aspri combattimenti.

12 dicembre 2007

In un’intervista a "Independent", il premier britannico Gordon Brown, dopo aver constatato che nel corso dell’anno sono stati uccisi nel conflitto 40 soldati inglesi, afferma: "Farò al Parlamento la proposta di aprire un dialogo costruttivo con i leader talebani".

17-18 dicembre 2007

Presso Kandahar, lo stragismo Nato miete 20 vittime fra militanti e civili e ne ferisce altri. L’attentato talebano più rilevante è invece nel nord, con 15 uccisi fra mercenari e dipendenti di una compagnia privata statunitense. Il presidente Hamid Karzai afferma: "Abbisogniamo della presenza di truppe straniere per almeno 10 anni".

23 dicembre 2007

Presso Ghazni, i Talebani uccidono 7 ostaggi, fra poliziotti, soldati e mercenari, che avrebbero tentato la fuga.

27 dicembre 2007

Lasciano l’Afghanistan un funzionario dell’Onu, Mervyn Patterson, ed uno della Ue, Michael Semple, espulsi come ‘persone non gradite’ dal governo afghano per aver intavolato trattative con i Talebani nell’Helmand. Dietro la iniziativa, apparentemente contraddittoria con gli appelli di Karzai ai Talebani per una ‘pax afghana’, si intravedono gli statunitensi, irritati per la iniziativa britannica (v. nota 12 dicembre).

28 dicembre 2007

Strage Nato nella provincia di Zabul, martoriata da bombardamenti e rastrellamenti, con un numero imprecisato di vittime. Nella provincia di Kandahar, i Talebani uccidono 16 poliziotti afghani ad un posto di blocco. Si diffonde la notizia che mullah Omar avrebbe destituito il comandante Mansur Dadullah, fratello del leader talebano ucciso nel maggio.

31 dicembre 2007

Nel corso dell’anno, i morti nel conflitto afghano sono, secondo stime prudenti, 7320: 6000 circa fra civili e militanti islamici, un migliaio fra poliziotti e militari afghani collaborazionisti, 232 soldati stranieri. Sono stati rilevati 140 attentati suicidi. I morti in Pakistan, la gran parte nelle zone di frontiera, sono 3265.

10 gennaio 2008

Il Pentagono annuncia l’invio di 7.500 soldati, in due scaglioni, in aggiunta ai 26.000 del contingente di occupazione, per fronteggiare la resistenza talebana.

14 gennaio 2008

A Kabul, provvisoriamente sotto controllo italiano, un commando talebano di soli 4 uomini, armato di kalashnikov e bombe a mano, irrompe nell’hotel Serena che alloggia stranieri al seguito, perlopiù, delle forze di occupazione. Muoiono 2 componenti del commando, uno dei quali ucciso e l’altro fattosi esplodere all’ingresso, per consentire l’irruzione; due giornalisti al seguito del ministro degli Esteri norvegese, un americano, un dipendente dell’albergo ed altri ospiti per un totale di almeno 8 persone. Il portavoce talebano Zabihullah Mujahed, rivendicando l’azione, afferma: "Abbiamo dimostrato di essere ovunque, di poter sferrare attacchi ovunque nel paese". Nella giornata di ieri i Talebani hanno ucciso 10 poliziotti nel distretto di Maiwan, nella provincia di Kandahar e 2 soldati olandesi presso la base Deh Rawad, anch’essa nel sud del paese. Il ministro della Difesa statunitense, Robert Gates, in un’intervista a "Los Angeles Times" attacca gli alleati europei perché non avrebbero "messo in campo forze adeguatamente addestrate alle operazioni antiguerriglia".

20 gennaio 2008

E’ nominato comandante delle forze Nato in Afghanistan il generale americano David McKiernan, già alla guida delle forze Usa nell’attacco all’Iraq.

24 gennaio 2008

Nella zona pakistana nord orientale, alla frontiera con l’Afghanistan, le forze del regime compiono un’operazione militare stragista che determina quasi 50 morti oltre a una decina di soldati. In Afghanistan sono continuati gli scontri che hanno già prodotto, dall’inizio dell’anno, 190 morti.

31 gennaio 2008

A Kabul, il governo approva la condanna a morte per blasfemia comminata una settimana fa, dopo un processo farsa, al giornalista Sayed Pervez Kambaksh, per aver divulgato un articolo sui diritti delle donne.

Gennaio 2008

Un significativo rapporto (v.a. nota 25 novembre 2007), stilato dall’Atlantic Council, espone che "la Nato non sta vincendo in Afghanistan", con la conseguenza di minare gravemente la credibilità dell’Alleanza atlantica, e che, tranne apportare "urgenti cambiamenti", il paese si avvia ad essere uno "stato fallito".

1 febbraio 2008

La Germania, invitata dal segretario alla Difesa Robert Gates ad assumersi maggiori responsabilità militari in sud Afghanistan, in vista del vertice di Vilnius, replica esservi già stata la disponibilità a sostituire il contingente norvegese nel nord del paese e si è raggiunta con ciò una "chiara divisione dei compiti in ambito Nato". Replicano in termini positivi, invece, Belgio, Polonia e Francia; l’Italia, il cui contingente ha già raggiunto le 2600 unità, decide di spostare parte di esso da Kabul alla zona di Herat e Farah; mentre il Canada ventila il ritiro del proprio contingente dalle zone calde se gli altri membri non invieranno rinforzi al più presto.

3 febbraio 2008

Nella provincia di Farah, un raid Nato miete vittime civili, fra cui 2 bambini e 3 donne, mentre un solo talebano sarebbe rimasto ucciso, secondo l’agenzia France Press ed il governatore di Bakwa. Altre vittime civili sono denunciate a Lashkargah. Almeno al primo raid avrebbero partecipato, come accade sempre più spesso, forze speciali italiane, notizia ripresa da Peacereporter e come sempre smentita dalla Farnesina.

10 febbraio 2008

A Gawa (Pakistan), non lontano dal confine afghano, un’operazione militare porta alla cattura di Mansur Dadullah, che aveva preso il posto del fratello nel comando. Alla fine dell’anno scorso (v. 28 dicembre 2007) mullah Omar lo ha sfiduciato, il che genera sospetti di tradimento, già circolati in occasione dell’uccisione di Dadullah senior.

13 febbraio 2008

A Rudbar, non lontano dalla capitale, un agguato talebano uccide il maresciallo Giovanni Pezzulo e ferisce Enrico Mercuri, secondo la versione ufficiale mentre portavano medicinali. L’evento riaccende le polemiche sulla confusione fra ruoli militari e civili, realizzata con i Provincial reconstruction Team (Prt), e ne crea di nuove, con una piccata risposta della Farnesina al "Sunday Times" che aveva appena esposto una critica ad alcuni membri dell’Alleanza, in primis gli italiani, definiti "parassiti" che si adagerebbero sui " risultati dell’azione angloamericana senza portare un significativo contributo".

18 febbraio 2008

A Spin Boldak, presso il confine col Pakistan, un attacco talebano ad un convoglio canadese provoca 38 morti, in gran parte civili. I Talebani smentiscono invece la paternità di un attacco suicida a Kandahar, che aveva provocato diverse vittime fra gli spettatori di un combattimento fra cani, diretto forse al miliziano paragovernativo Abdul Hakim Jan, capo di un esercito privato; ed accusano il governo Karzai di porre in atto manovre fratricide.

4 marzo 2008

Inizia l’operazione Nato ‘Scimitarra’ contro le roccaforti talebane. I bollettini parlano di decine e decine di ribelli uccisi, si tratta invece di bombardamenti punitivi e indiscriminati: si apprende che 30 civili sono uccisi, fra gli altri, nel bombardamento di Sangin, ma notizie complete sulle operazioni non giungono.

13 marzo 2008

‘Peacereporter’ informa che a Farah si è stabilita in via permanente la ‘Task force 45’ italiana, finora stanziata ad Herat, rinforzata con un centinaio di parà della Folgore appena giunti, e da aerei da guerra Mangusta. Ciò in coincidenza con la nuova offensiva Nato che colpisce, fra le altre, la provincia di Farah.

19 marzo 2008

Esponenti di Ong rivelano la repressione nel lager di Pul i Charki contro 150 prigionieri politici in agitazione per ottenere l’applicazione del decreto Karzai sull’indulto, rimasto inattuato. Il governatore di Khost rivela invece una nuova strage di civili (almeno 6, fra i quali 2 bambini) nel villaggio di Aom, chiedendo un’inchiesta. Parallelamente all’operazione Nato ‘Scimitarra’ ontinua l’offensiva talebana che ha appena ucciso 3 soldati Nato nel distretto di Gereshk (Helmand) e, fra gli altri obiettivi, colpisce i ripetitori di telefonia mobile che, la notte specialmente, facilitano l’individuazione dei guerriglieri.

21 marzo 2008

Uno dei tanti raid Nato fa strage nel villaggio Yakhdan (Uruzgan) colpendo civili, donne e bambini diversi dei quali restano uccisi od ustionati. Per gli irreali bollettini Nato si tratta invece di "40 insorti uccisi"

25 marzo 2008

La ong Oxfam presenta un rapporto realizzato per conto di Acbar (oltre 90 enti interessati alla ricostruzione) secondo cui 10 dei 25 miliardi $ promessi dagli stati occidentali al fine detto non è mai giunto a destinazione, e quasi la metà è tornato ai ‘donatori’ in varie forme. E’ documentato inoltre l’impiego dei fondi a scopi militari, direttamente o indirettamente (ad esempio è valutata ricostruzione la spesa per le prigioni politiche) e l’enorme quantità di denaro disperso per foraggiare un’amministrazione corrotta ed i suoi molteplici clientes.

2 aprile 2008

Nella provincia dell’Uruzgan, i Talebani rivendicano attacchi contro convogli olandesi che si inseriscono nella protesta dilagante contro il filmato anti- coranico "Fitna" realizzato dal leader xenofobo Geert Wilders. Le proteste indurranno il governo olandese a chiudere temporaneamente l’ambasciata a Kabul, seguito dal governo danese.

2-4 aprile 2008

Al vertice Nato in corso a Bucarest, il leader russo Vladimir Putin e quello uzbeko Islam Karimov chiedono un ruolo proprio e di tutti i paesi confinanti nel conflitto afghano, suscitando una gelida reazione americana. In Afghanistan intanto, è ucciso in un attentato talebano il capo della polizia di Lashkargah, che aveva operato arresti fra i ribelli.

11 aprile 2008

Un rapporto di Human Rights denuncia che nella prigione politica di Pul i Charki, a Kabul, si tengono processi farsa dove i prigionieri, senza alcuna assistenza legale e in 10- 20 minuti, vengono condannati a decenni di internamento sulla base di ‘prove’ raccolte dai militari.

14 aprile 2008

Sarebbero in corso, secondo organi di stampa afghani, contatti fra i Talebani, la formazione di Hekmatyar ed il Fronte nazionale unito (Unf) facente capo a Burhanuddin Rabbani, Qasim Fahim ed altri già componenti l’Alleanza del nord, che non coinvolgono il governo Karzai. Si dà praticamente per certo che l’Unf sia stato attivato in questo senso dai paesi del Patto di Shangai (v. nota 2-4 aprile 2008)

19 aprile 2008

"Al Arabiya" trasmette un breve video dove appare l’ambasciatore pakistano a Kabul, scomparso nel febbraio, attorniato dai Talebani. L’emittente riferisce le voci di trattative in corso fra le autorità ed i rapitori, mediate dal partito Awami, circa uno scambio del diplomatico con prigionieri talebani. Si apprende anche di contatti fra il regime pakistano ed il gruppo Tehrik, ufficialmente sciolto nel 2002, che ha accettato una tregua in cambio della liberazione di suoi esponenti, a cominciare dal leader Sufi Mohammad. I contatti stanno irritando fortemente gli americani.

27 aprile 2008

A Kabul, in occasione di una parata celebrativa della liberazione dai sovietici, i Talebani compiono un audace attentato cui sfugge il presidente Hamid Karzai, per la imprecisione del tiro dei kalashnikov a distanza, e colpisce invece due persone del seguito. Ne segue uno scontro a fuoco con l’uccisione di 7 persone, fra le quali 2 talebani indicati come possibili autori dell’attentato, una donna ed una bambina di pochi mesi.

28 aprile 2008

Inizia dall’Helmand, distretto di Garmsir, l’operazione Nato ‘Azada wosa’ (‘Siate liberi’) che impiega 2300 militari americani del 24° corpo di spedizione marines, già operanti nel triangolo sunnita iracheno, insieme a migliaia di britannici ed afghani per riconquistare le roccaforti talebane. Migliaia di persone fuggono terrorizzate: 6000 sono concentrate nel campo profughi di Lashkargah.

17 maggio 2008

Il "New York Times" notizia del prossimo ampliamento della prigione politica di Bagram nella quale verranno smistati oltre mille prigionieri, con il costo di 60 milioni $. Attualmente il lager detiene 630 persone, la più parte delle quali senza accuse specifiche e, secondo la prassi americana, senza diritto all’assistenza legale. Intanto, giunge la notizia della liberazione del diplomatico pakistano rapito in febbraio. In cambio, sono stati liberati 2 capi talebani.

19 maggio 2008

Al termine di una missione investigativa in Afghanistan, l’inviato delle Nazioni unite Philip Alston denuncia il ricorso della Nato a milizie irregolari afghane denominate Campaign Forces, squadroni della morte operanti nelle zone calde (province dell’Helmand, Kandahar, Nangarhar) operanti extra legem e nella più assoluta impunità contro i Talebani. "Ho raccolto molte testimonianze – dichiara l’inviato- di violenti raid contro presunti insorti, condotti da milizie armate agli ordini di militari stranieri che spesso si concludono con l’uccisione di sospetti, senza che alcun esercito o istituzione se ne assuma la responsabilità".

22 maggio 2008

Proteste per la profanazione del Corano da parte dei marines in Iraq sfociano in un assedio della folla alla base Nato di Chaghcharan ed in scontri nei quali restano uccisi due civili ed un militare lituano.

24 maggio 2008

Si conclude il processo a carico di 3 ufficiali americani, Fred Galvin, Vincent Noble e Robert Olsen, autori di una strage di civili avvenuta il 4 marzo 2007 che provocò 19 morti e 50 feriti, con la scontata assoluzione.

28 maggio 2008

In una ‘normale’ giornata di guerra, la Nato compie due sanguinosi raid, entrambi secondo testimoni indiscriminati, a Paktia, con decine di vittime, e nella provincia orientale del Kunar. Un giovane kamikaze si fa esplodere contro una macchina della sicurezza, provocando 7 morti e diversi feriti a Lashkargah.