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17 febbraio 2007

A Quetta (Pakistan) presso il confine afghano, nel palazzo di giustizia, un attentatore provoca la propria morte, quella di un giudice e di 6 avvocati. L’attentato, e bombe all’aeroporto di Islamabad, sono la prima risposta ai bombardamenti sul Waziristan e all’ondata di arresti, oltre 400, ordinati dal regime di Musharraf, tanto dispotico quanto politicamente debole e, comunque, incapace di imporsi nelle province di confine oramai talebanizzate.

18 febbraio 2007

I Talebani abbattono con un razzo un elicottero americano che precipita con 8 marines: il comando statunitense preferisce parlare di ‘guasto meccanico’. Il comandante talebano dell’Helmand, mullah Abdul Rahim, annuncia l’offensiva di primavera che coinvolgerà 10.000 patrioti combattenti in tutto il paese.

20 febbraio 2007

A Kabul, il Parlamento approva l’amnistia per i crimini di guerra connessi al conflitto interno ed esterno negli ultimi trent’anni; ma il presidente Hamid Karzai, obbedendo agli ordini americani, subito dopo blocca il voto. Le forze Nato, intanto, attaccano Bakwa riprendendola alla resistenza. Anche il contingente italiano ha partecipato all’attacco.

23 febbraio 2007

A Kabul, 40.000 persone manifestano contro il governo Karzai ed a favore dell’amnistia. Riapre nella capitale l’ambasciata moscovita alla presenza del ministro Sergei Lavrov.

26-27 febbraio 2007

Dick Cheney, in visita a Islamabad, ordina al Pakistan di inasprire la repressione contro gli islamisti e la revoca dell’accordo con i capi tribali del Waziristan- cosa difficile- per potenziare gli effetti degli imminenti bombardamenti a tappeto; poi si reca in Afghanistan, accolto nella base di Bagram da un attentato talebano: in suo luogo muoiono 15 addetti. Dall’inizio dell’anno alla fine di febbraio, il conflitto ha causato già 590 morti: 477 fra civili e patrioti combattenti afghani, 96 fra poliziotti e militari collaborazionisti, 17 soldati della Nato.

4-5 marzo 2007

La Nato si macchia di due stragi di civili in 24 ore. A Jalalabad, dove un loro convoglio ha subito un’imboscata, truppe americane sparano all’impazzata sulla gente provocando un eccidio con decine di morti e feriti gravi. Il giorno dopo, un bombardamento miete altre vittime civili, fra cui 3 bambini, in un villaggio della provincia settentrionale di Kapisa. Altri 8 civili muoiono a Grishk, nell’Helmand, ad opera delle truppe britanniche scontratesi con i talebani. La resistenza continua gli attacchi ed opera anche alcuni sequestri. Fra gli altri, è rapito dagli uomini di Dadullah, insieme ad un autista ed un interprete, il giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo, che si accingeva ad intervistare i capi talebani. La zona dove egli si trovava è stata segnalata alle forze Nato che, subito dopo, l’hanno bombardata, ciò che ha fatto cadere i sospetti dei Talebani sullo stesso Mastrogiacomo ed i suoi accompagnatori.

6 marzo 2007

Le forze Nato scatenano nel sud dell’Afghanistan l’operazione ‘Achille’, cui partecipano 4500 soldati in aggiunta a 1000 afghani. Prevede bombardamenti indiscriminati con l’intento di prevenire l’offensiva talebana di primavera, fiaccare la popolazione e la resistenza, riprendere il controllo sulle province del sud e della produzione di oppio. La portaerei John C. Stennis ha raggiunto il Golfo affiancandosi alla Eisenhower anche per fornire appoggio alle truppe in Afghanistan. Forze speciali, inclusa una formata da indiani Apache e Navajo, rastrellano le montagne a caccia di talebani. Il Pentagono chiede al Congresso 98 miliardi di dollari per la guerra, aggiuntivi rispetto ai 145 spesi ogni anno, e fa passare al Senato misure contro il Pakistan, i cui apparati sono considerati protettori della guerriglia.

9 marzo 2007

Forze speciali americane scatenano un’offensiva nel Waziristan, a Lorimani, operando rastrellamenti e sequestri di persone che suscitano la ribellione. Il regime pakistano è contestato anche per la dimissione di giudici della Corte suprema, che sta causando manifestazioni di protesta nelle principali città.

11 marzo 2007

Un bombardamento Nato flagella un’intera montagna, a Ghorak.

14 marzo 2007

Un’agenzia di stampa spagnola rivela che all’operazione Achille partecipano truppe spagnole ed italiane. Il governo di Roma rilascia un’imbarazzata smentita. Intanto, i raid Nato sono stati 330 in una sola settimana. A Khost, un attacco suicida contro la stazione di polizia uccide 6 persone e ne ferisce 30.

19 marzo 2007

E’ liberato, grazie alla mediazione affidata ad Emergency dal governo italiano, il giornalista Daniele Mastrogiacomo, in cambio di 5 importanti prigionieri talebani – il portavoce Latif Hakimi, il fratello di Dadullah, Mansur Ahmad, Ustad Yasir, Abdul Ghaffar ed il comandante Hafiz Hamdullah. I Talebani hanno però ucciso l’afghano che seguiva Mastrogiacomo con funzione di autista, ritenuto spia degli inglesi, e lo stesso faranno l’8 aprile con l’interprete Adjmal Nashkbandi, dopo il rifiuto di Hamid Karzai di concedere ulteriori contropartite. Karzai, criticato per avere usato ‘due pesi e due misure’ nel sequestro, ordina l’arresto del mediatore di Emergency, Rahmatullah Hanefi, con l’accusa, infondata, di intesa con i Talebani - dietro la quale si intravede la vendetta degli Usa, contrari allo scambio di prigionieri- e fa assediare dalla polizia l’ospedale di Lashkargah.

22 marzo 2007

I bombardamenti Nato devastano i villaggi presso Grishk e Lashkar, cannoneggiati dalle truppe di Karzai che sparano sulla gente. Cento persone muoiono in 3 giorni, bilancio destinato a salire. Un volontario di Emergency, Luca de Simeis, testimonia: "E’ una cosa spaventosa. Dalla base inglese qui a fianco è un viavai di elicotteri Chinhook che vanno a sparare. Ci sono tantissime vittime, direi decine. Quattro sono morte qui. Uno era un bambino di un anno e mezzo, centrato da una pallottola alla testa…Ci sono altri 5 bambini gravi…" Una donna: "Hanno sparato a me ed a mio figlio ferendolo. Due dei bambini con cui giocava sono morti. Erano i soldati del governo a sparare contro la gente quando i Talebani si erano già ritirati…"

29-30 marzo 2007

Imperversando i bombardamenti (1200 raid aerei in un mese), in un’intervista a Sky, il comandante talebano Dadullah denuncia le stragi e sfida la Nato: "…Qui con me nell’Helmand combattono molti mujaheddin di diverse nazionalità, arabi uzbeki, tagiki, uomini di al Qaeda…se li cercate venite qui a combattere, invece di uccidere civili innocenti". Scontri si verificano nell’Uruzgan - con perdite da ambo le parti- fra Talebani e truppe afghane.

6 aprile 2007

A Kabul, nel corso di una conferenza stampa, Hamid Karzai afferma di avere "da lungo tempo contatti diretti con i Talebani" con l’intento di reintegrare nel governo del paese coloro che siano disposti a deporre le armi e collaborare "senza distinguere fra moderati o estremisti", compreso il mullah Omar, esclusi invece "gli stranieri". Karzai tenta così di risalire la china, indebolito com’è dalla generale opinione di essere un fantoccio degli americani e dalla defezione di ex alleati, come l’ex presidente Buranuddin Rabbani che ha fondato un nuovo partito, Fronte unito, con l’intento di rimpiazzarlo, insieme ad Ismail Khan, già governatore di Herat, Yunus Qanuni, Rashid Dostum, i sostenitori dell’ex monarca Zahir ed altri. Intanto, un gruppo talebano rivendica il rapimento di 2 cooperanti francesi e 3 afghani di Terre d’enfance: la cui sorte, dopo la dichiarazione di Karzai di non procedere più a scambi di prigionieri e la decisione della Corte suprema di condannare a morte per impiccagione 16 prigionieri politici, appare assai a rischio.

11 aprile 2007

I volontari italiani di Emergency lasciano il paese per Dubai, affidando temporaneamente la gestione degli ospedali al personale afghano. Per rientrare chiedono la liberazione di Rahmatullah Hanefi e di continuare a lavorare con indipendenza, a fronte della pretesa avanzata dai servizi di schierarsi con il governo.

13 aprile 2007

In una ‘normale’ giornata di guerra (35 afghani uccisi dalla Nato, che perde 3 uomini) il quotidiano "Il Manifesto" riporta le dichiarazioni del parlamentare afghano Mohamad Awranq sulla ‘riforma della giustizia’ promessa e finanziata dagli italiani: "Un fallimento – afferma- di cui l’Italia si dovrebbe vergognare: 5 anni di lavoro e non abbiamo nemmeno il codice penale". Molti esperti, riferisce il quotidiano, "hanno abbandonato sbattendo la porta" mentre parte dei fondi (50 milioni di euro) è stata impiegata nella ristrutturazione del carcere- lager di Pul i Charki, formalmente afghano ma controllato dagli americani.

16 aprile 2007

A Kunduz, nel nord, un attentato suicida uccide 9 agenti e ne ferisce oltre 30 nel campo di addestramento della polizia. E’ partita l’offensiva talebana denominata ‘Ghazwat al Badr’ (battaglia di al Badr, in memoria della vittoria di Maometto sui suoi nemici del 624 d.c.) che prevede attentati ed attacchi suicidi in tutto il paese, accompagnata dall’ammonimento del mullah Omar all’unità delle forze combattenti ed a risparmiare la vita dei ‘civili innocenti’, non al seguito cioè delle truppe di occupazione. La indicazione del leader sarà spesso disattesa nei prossimi mesi, rivelando gli attacchi una maggiore indifferenza, rispetto al passato, alla vita dei civili.

28 aprile 2007

Con un gesto umanitario, i Talebani liberano la volontaria francese Celine Cordelier e, successivamente, gli altri ostaggi di ‘Terre d’enfance’, questi ultimi forse dietro riscatto.

30 aprile 2007

A Shindand, migliaia di persone dimostrano, sfidando i divieti governativi, contro il massacro indiscriminato di 500 persone perpetrato dalla Nato (la cui versione è di 360 talebani uccisi), e danno fuoco ad edifici pubblici. "Ci stanno assassinando tutti", è il grido della folla. Fra gli altri, i militari italiani partecipano alla repressione della rivolta, elogiati dal Dipartimento di Stato americano che sottolinea come "non vi è stato alcun cambiamento nel ritmo e nella portata della cooperazione antiterrorismo con il cambio di governo". La Nato ha perpetrato un altro eccidio, con decine di vittime, nell’Helmand. Milleseicento famiglie sono rimaste senza tetto.

2 maggio 2007

A Kabul, Jalalabad, Herat ed altri centri si susseguono manifestazioni contro i crimini di guerra americani e Nato, proseguiti con altre stragi nella provincia di Nangarhar e nella valle di Zekoh. Il Pentagono oppone il negazionismo: "I rapporti non parlano di vittime civili".

8 maggio 2007

Nell’Helmand, distretto di Songin, le forze Nato uccidono alcune decine di civili in un bombardamento, nell’ambito dell’operazione Achille.

12 maggio 2007

A Kabul, il governo afghano dà un ultimatum ad Emergency perché si sottometta alle condizioni poste dai servizi. Giorni addietro questi ultimi hanno accusato Rahmatullah Hanefi di omicidio ed attentato alla sicurezza nazionale. "Se avessi le prove e non temessi una crisi con Roma- afferma il capo della struttura, Amirullah Saleh, uomo della Cia- non esiterei ad arrestare anche il leader di Emergency".

13 maggio 2007

Le forze Nato procedono nelle operazioni stragiste, condotte con aerei senza pilota, massacrando 60 persone nella sola provincia di Paktika. Uccidono inoltre, insieme al suo collaboratore Hafiz Hamdullah, mullah Dadullah, il cui corpo straziato è mostrato in Tv: per riaverne la salma i Talebani cederanno 4 ostaggi. Gli subentra nel comando il più giovane dei suoi 7 fratelli, Bahkt Mohammad. I Talebani vendicano il loro comandante con una recrudescenza di attentati.

21 maggio 2007

Il presidente americano George Bush esorta gli alleati ad intensificare l’impegno militare contro la resistenza talebana ("terroristi") ed a supportare le spese di ricostruzione nelle zone devastate dai bombardamenti. Fra gli altri risponde positivamente il governo italiano.

25 maggio 2007

A Kabul, il governo annuncia la presa di possesso delle strutture sanitarie di Emergency: 3 ospedali, 25 centri di primo soccorso ed uno di assistenza alla maternità. Subito giungono offerte di subentro da parte di strutture più disponibili ad accettare le condizioni dei servizi, come il San Raffaele.

28 maggio 2007

A Shiberghan, la polizia spara su una manifestazione che chiede le dimissioni del governatore provinciale, uccidendo 7 persone e ferendone alcune decine.

5 giugno 2007

Negli Usa, è dichiarato illegittimo il processo contro il 15enne Omar Ahmed Khadr, uno degli adolescenti talebani internati a Guantanamo, per la violazione dei diritti della difesa. Nonostante ciò il giovane resta imprigionato nel lager.

10 giugno 2007

Nella provincia di Ghazni, distretto di Andar, Hamid Karzai sfugge ad un attentato. E’ in corso intanto un’offensiva talebana nella provincia occidentale di Badghis, finora poco coinvolta nella resistenza. Il bilancio degli scontri è ignoto per la totale divergenza delle versioni: anche in questo caso, comunque, sono diversi i civili uccisi dalla Nato.

14-15 giugno 2007

A Kabul, Kandahar, Mazar-i-Sharif e nella provincia dell’Uruzgan, i Talebani compiono attentati suicidi contro le forze di occupazione. Nella capitale i soldati americani effettuano la rappresaglia sparando direttamente sui passanti. Intanto, il governo Karzai libera il torturatore Jack Idema che, apparentemente indipendente, agiva invece con la copertura americana e del governo stesso.

16 giugno 2007

A Kabul, pare in seguito alle pressioni del governo italiano, Rahmatullah Hanefi è prosciolto dalle accuse di connivenza con i Talebani e scarcerato, dopo 3 mesi di prigionia.

17-18 giugno 2007

Continua lo stragismo Nato. A Chura, nell’Uruzgan, nell’attacco ad una madrassa sono massacrate almeno 80 persone, per lo più giovani, fra le quali 7 bambini. Altre stragi nell’Helmand e presso Kandahar come rappresaglie ad attentati talebani. A Kabul, un attentato talebano contro un mezzo della polizia ha provocato 35 morti fra i quali diversi civili. "Puntiamo su Kabul perché, oltre ad essere la capitale, è la principale base delle truppe straniere", ha dichiarato un portavoce dei Talebani.

22 giugno 2007

Dopo l’ennesimo massacro di donne e bambini, perpetrato dalle forze Nato nel sud del paese, financo il presidente afghano, Hamid Karzai, ed il ministro italiano Arturo Parisi elevano una protesta.

30 giugno 2007

Nel martoriato distretto di Grishk, l’aviazione americana bombarda una colonna di civili in fuga da un villaggio occupato dalle truppe inglesi, assassinando sul colpo 120 persone e ferendone decine e decine, fra cui molti bambini. E’ la risposta alle flebili proteste di Karzai sui massacri di civili, cui si è unito il segretario dell’Onu Ban Ki Moon.

30 giugno 2007

Sul "Corriere della sera", Andrea Nicastro riporta le dichiarazioni del presidente dell’associazione proprietari terrieri di Kandahar, Ayub Rafiqi: "Il governo ha una responsabilità diretta nel narcotraffico perché i papaveri da oppio si coltivano su terre statali affittate senza riparare i canali distrutti da 30 anni di combattimenti…Quando volerà verso Kabul dopo il tramonto guardi in basso, vedrà centinaia di lucette sulle montagne, sono i fuochi dei laboratori per trasformare l’oppio in eroina". Un giornalista televisivo afghano racconta all’inviato "ciò che non può dire nel suo telegiornale", causa lo stretto controllo governativo, a proposito del coinvolgimento del presidente Karzai e della sua famiglia: "…terreno e impresa sono di Qayum Karzai, il fratello del presidente. Sei anni fa aveva un ristorante in America, oggi è multimilionario. Dove ha preso i soldi? Ufficialmente è solo il leader del consiglio provinciale ma, in pratica, ogni nomina governativa nel sud passa da lui e così è il maggior trafficante di droga del paese".

Giugno 2007

Due giornaliste afghane, attive nella denuncia di violenze contro le donne, sono assassinate nel giro di una settimana: Shakiha Sanga Amaaj, conduttrice di un’emittente privata, e Zakia Zaki, direttrice di ‘Radio pace’. Un’altra attivista, Malalai Joya, eletta nella Loya Jirga, ne viene espulsa dopo essere stata malmenata e minacciata di stupro all’interno dell’assemblea.

2-3 luglio 2007

A Roma, si tiene la Conferenza sulla giustizia e lo stato di diritto in Afghanistan, per discutere i risultati (scarsi e contestati dallo stesso Congresso americano in un rapporto) del processo di occidentalizzazione dell’ordinamento. Contemporaneamente è presentata a Kabul una petizione lanciata dai mullah che richiede il ripristino della sharia come freno alla criminalità dilagante dalla caduta dei Talebani.

4-10 luglio 2007

A Islamabad, capitale del Pakistan, le forze del regime assediano con mezzi pesanti ed elicotteri da guerra i giovani islamisti asserragliati nella Lal Mashjid (Moschea rossa), poi l’assaltano con un bilancio di vittime che supera il centinaio; è inoltre catturato, insieme a diversi altri, l’imam Maulana Abdul Aziz. Il sanguinoso raid, cui segue un tentativo altrettanto sanguinoso di riprendere il controllo del Waziristan, accentua l’escalation: nel solo mese di luglio, attacchi suicidi dei ribelli provocheranno 140 morti mentre il peso delle forze islamiche cresce.

7 luglio 2007

A Balabaluk, nella provincia di Farah, sotto controllo italiano, il bilancio dell’ultimo massacro perpetrato dalla Nato è di 108 morti, quasi tutti civili (30 talebani secondo il comando americano). Altri 30 i morti, tutti civili, nel Kunar, bombardati mentre stavano celebrando le esequie delle vittime di un precedente eccidio.

20 luglio 2007

I Talebani, mentre continuano gli attacchi alle forze Nato, rapiscono 23 coreani, intimano al regime di Seul di lasciare il paese ed al governo Karzai di liberare 8 prigionieri politici. Al rifiuto opposto dal governo, uno degli ostaggi sarà ucciso.

23-24 luglio 2007

Continua la guerra. I Talebani uccidono 6 soldati Nato, 2 dei quali a Kabul, mentre la Nato fa strage nell’Helmand, presso il villaggio di Gorazon: 80 gli ammazzati.

26 luglio 2007

Decine gli uccisi, almeno 40, nel distretto di Girishk, teatro di una "operazione di pulizia" da parte delle forze inglesi, dove le bombe sono sganciate direttamente sulla gente.

Luglio 2007

Uno studio elaborato dal ministero dell’agricoltura afghano rivela che il conflitto ha esasperato il degrado ambientale: 80% del territorio esposto all’erosione ed alla deforestazione, falde acquifere inquinate ed in abbassamento, impossibilità di coltivare, diffusa distruzione, con drammatiche conseguenze sull’alimentazione e la sopravvivenza della gente. Il rapporto ha una ridottissima diffusione.

1-2 agosto 2007

In Afghanistan, a Lashkargah, risulta secondo fonti indipendenti un’altra ecatombe di civili ad opera della Nato: fra 200 e 300 le vittime.

18 agosto 2007

Un portavoce del mullah Omar, Qari Mohammad Yousuf, lancia un appello a "mettere da parte tutte le nostre differenze nazionali, regionali e linguistiche per unirci contro il nemico". Un appello simile è venuto qualche settimana da Gulbuddin Hekmatyar che ha offerto, a nome del suo movimento Hezb-e-Islami, "la disponibilità a un dialogo inter- afghano, a condizione del totale ritiro dal paese delle truppe di occupazione straniere".

21 agosto 2007

Le Nazioni unite lanciano l’allarme sull’esodo incontrollato di civili afghani in fuga a migliaia, forse decine di migliaia, dalla guerra.

27 agosto 2007

A Kabul, il responsabile dell’Onu contro la droga, Antonio Maria Costa, presenta il rapporto secondo il quale in un solo anno la produzione di oppio è cresciuta del 34,4%, con 193.000 ettari coltivati a papavero. L’Afghanistan coprirebbe attualmente oltre il 95% della domanda mondiale.

28-31 agosto 2007

I Talebani rilasciano gli ostaggi sud coreani ancora prigionieri dopo la decisione di Seul di ritirare il proprio contingente e fermare le operazioni di evangelizzazione e colonizzazione culturale. Continuano per contro le stragi Nato, sotto comando americano: 100 sono gli uccisi nella provincia di Kandahar, insorta contro l’occupazione militare, solo nel primo giorno, un altro centinaio nell’ultimo giorno del mese.

5 settembre 2007

Mentre le forze Nato fanno strage nella provincia di Kandahar, con decine di uccisi per rappresaglia agli attacchi talebani, "Peacereporter" riferisce la denuncia del ministro afghano Yusaf Pashtun circa la corruzione dell’apparato governativo e parlamentare, in collusione con ufficiali dell’esercito, che avrebbero costituito una sorta di ‘mafia delle terre’, confiscate agli abitanti al ritmo – afferma- di 2 kmq al giorno, per poi rivenderle ed arricchirsi. La stessa fonte riferisce del tentativo del governo di contrastare il piano americano di distruggere i campi di oppio nel sud del paese – che sostenterebbero oltre ai contadini la resistenza talebana- usando pesticidi gettati dagli aerei.

9 settembre 2007

Strage Nato nell’Helmand, con 30 persone ammazzate per rappresaglia dopo l’uccisione di due soldati della coalizione. Due giorni orsono, analoga rappresaglia è stata scatenata nella provincia di Kandahar. Allo stadio di Kabul, in seguito ad una violenta contestazione Hamid Karzai deve interrompere il suo comizio.

10 settembre 2007

Il portavoce talebano Yousuf Ahmadi, in un’intervista concessa ad un giornalista cinese, ribadisce la disponibilità del suo movimento a trovare un compromesso afghano per la pace, a precise condizioni sul piano di sgombero degli stranieri dal paese. Nella stessa giornata, a Grishk, un solo attentatore a bordo di una motobomba attacca un sito della polizia uccidendo 28 persone, fra poliziotti e civili.

13 settembre 2007

La furia americana si abbatte oggi sull’Uruzgan, teatro di ripetuti attacchi talebani alle forze Nato le quali, sganciando ordigni sulla gente dagli aerei da guerra, fanno 45 vittime.

19 settembre 2007

Inizia una nuova offensiva militare Nato contro la popolazione dell’Helmand, che sostiene la resistenza talebana: secondo fonti locali, centinaia saranno gli ammazzati in pochi giorni mentre il comando ammette l’uccisione di "sei civili" e, come di consueto, incolpa la resistenza. Quest’ultima contrasta l’avanzata dei thank con attentati ed imboscate.

24 settembre 2007

Teste di cuoio britanniche - con una partecipazione italiana subordinata- assaltano un gruppo che ha rapito 2 agenti del Sismi uccidendo 9 afghani, fra i quali i 2 accompagnatori degli ostaggi e ferendo questi ultimi, uno dei quali morirà. Sarebbe stata in corso, precedentemente, una trattativa, interrotta dalla rivelazione della Cia alla Reuters che gli ostaggi erano agenti speciali. Con l’assunzione del comando provvisorio nella regione della capitale, l’Italia ha aumentato ancora il proprio contingente militare di 250 uomini e la spesa bellica relativa.

26 settembre 2007

Solo nella giornata di oggi sono 170 gli ammazzati dai raid stragisti della Nato, spacciati come sempre per guerriglieri. Nella stessa giornata, Hamid Karzai incontra a New York il presidente George Bush con il quale si felicita per i "progressi realizzati in Afghanistan".

29 settembre 2007

La resistenza talebana mette a segno uno dei più riusciti attentati della stagione, uccidendo a Kabul 28 soldati delle forze di occupazione, con il sacrificio di un kamikaze.

2 ottobre 2007

Per la seconda volta in pochi giorni, nella capitale, un attacco suicida rivendicato dai Talebani uccide una ventina di agenti di polizia (12 i morti ammessi dal regime, 25 secondo gli attentatori).

6 ottobre 2007

Il presidente pakistano Parvez Musharraf, la cui autorità è in continuo declino, emula lo stragismo Nato scatenando l’aviazione contro la zona di frontiera nord- occidentale, sotto il controllo dei c.d. talebani pakistani: almeno 200 gli uccisi nei primi 4 giorni, migliaia i profughi, minacciati i giornalisti.

8 ottobre 2007

Nel lager di Pul i Charki sono giustiziati 15 prigionieri fra i quali un presunto uccisore della giornalista Maria Grazia Cutuli e un presunto rapitore di Clementina Cantoni.

12 ottobre 2007

Mullah Omar, intervenendo sulla rete, si compiace della umiliazione inflitta al governo collaborazionista ed al contingente tedesco, obbligato a liberare 5 prigionieri talebani per riavere vivo l’ostaggio Rudolf Blechschmidt. Il Parlamento tedesco ha prorogato la missione bellica con diverse defezioni. Particolarmente rilevante è quella dell’incaricato Onu Tom Koenigs che, in un’intervista a "Frankfurter Allgemeine", ha dichiarato di credere impossibile una vittoria della Nato sui Talebani, rinunciando per conseguenza al suo incarico.

17 ottobre 2007

Fra le varie manifestazioni della popolazione contro la Nato, se ne svolge una nel distretto di Urgun dove le forze occupanti, nel compiere rastrellamenti casa per casa, hanno dissacrato il Corano.

25-31 ottobre 2007

Le forze Nato, per rappresaglia alle manifestazioni ed agli attentati della resistenza, scatenano il terrore indiscriminato con bombardamenti a pioggia. In una sola settimana, oltre 200 sono le vittime nelle province di Ghazni e del Kunar, 35 nella provincia di Kandahar, 30 in quella di Farah, 50 nell’Uruzgan, 30 ancora nell’Helmand. Le forze afghane a loro volta sparano ad altezza d’uomo sui manifestanti antiamericani, nella provincia centrale di Wardak, ammazzandone 12. Fra i numerosi attentati talebani spicca l’uccisione di 4 dirigenti dei servizi nel distretto di Laghman, un attacco alla polizia di Lashkargah, con diverse vittime fra gli agenti, un attentato al governatore di Khost, che vi sfugge fortunosamente.

5 novembre 2007

Strage Nato nella provincia nord orientale di Badghis, con decine di morti. I Talebani a loro volta conquistano il distretto di Khak e Sefid, che si aggiunge a quelli vicini di Farah e Batwa, tutti e 3 liberati nell’ultima settimana. I Talebani smentiscono invece la paternità dell’attacco di Baghlan contro una delegazione parlamentare in visita ad uno zuccherificio che ha ucciso, oltre a 15 membri della delegazione, 59 bambini. All’eccidio è seguito il lutto nazionale ed una accesa polemica contro l’impiego di scolaresche alle cerimonie, come antidoto agli attentati.

9 novembre 2007

Nel Nuristan, i Talebani uccidono in un’audace imboscata 6 soldati americani e 3 afghani e ne feriscono altri 20. Attentati minori si susseguono quotidianamente, con vittime anche civili.

12-14 novembre 2007

Le forze Nato fanno strage nel sud, nel corso di un rastrellamento che ha incontrato resistenza, gettando granate contro le abitazioni civili ed ammazzando almeno 15 persone, fra cui donne e bambini. Altra strage nell’Uruzgan, per rappresaglia ad un attacco talebano contro un convoglio militare, con decine di uccisi nel distretto di Rawud. In questi stessi giorni Amnesty International ha divulgato un rapporto che accusa i servizi segreti afghani di praticare costantemente la tortura negli interrogatori dei prigionieri politici.

18 novembre 2007

Strage Nato nel distretto di Zahri, roccaforte della resistenza talebana, con 25 morti. Intanto, si registra una nuova offensiva militare del regime pakistano contro la regione nord- orientale dello Swat dominata dagli islamisti amici dei Talebani.

20-22 novembre 2007

Anche oggi le forze Nato si macchiano di una strage, sempre per rappresaglia agli attacchi talebani, nel villaggio di Sarsina, nell’Uruzgan. Domani, nella stessa regione, le forze occupanti seminano morte nel distretto di Charchino, con oltre 50 persone ammazzate. Il 22, nel Nuristan, un raid aereo notturno si abbatte su un accampamento di operai e tecnici, impegnati in lavori stradali, sorpresi nel sonno dalle bombe: la stima più accreditata è di 25 vittime civili. I Talebani attaccano invece la polizia di Kandahar, uccidendo una decina di agenti e liberano il distretto del Gulistan, nella provincia di Farah, che sarà però rioccupato dalle forze Nato nei primi di dicembre, con l’ennesima strage di civili: operazione alla quale, secondo le rivelazioni di Peacereporter, partecipano le forze speciali italiane (v. nota settembre 2006. Alle rivelazioni seguirà rituale smentita del sottosegretario Lorenzo Forcieri).

22 novembre 2007

A Kabul, la deputata Fawzia Kofi visita il braccio femminile del carcere, dopo essere riuscita a superare gli ostacoli frapposti dalle autorità, e denuncia che "11 donne su 94 dicono di essere state stordite con una miscela medicinale, di essersi quindi risvegliate con i segni della violenza sessuale".

24 novembre 2007

A Pagman, nella provincia di Kandahar, un attentato suicida contro la inaugurazione di un ponte uccide 9 afghani, prevalentemente poliziotti e guardie, un soldato italiano, Daniele Paladini, e ne ferisce altri.

25 novembre 2007

Un rapporto del Consiglio nazionale per la sicurezza statunitense, citato dal "Washington Post" di oggi, constata il mancato raggiungimento degli obiettivi dell’occupazione, sia in termini militari che di sicurezza e governabilità ed esprime preoccupazione per la penetrazione talebana anche in zone dove la presenza era precedentemente scarsa: fra esse sono citate le province di Herat e Farah, sotto controllo italiano. A sua volta il Senlis Council, autorevole osservatorio sull’Afghanistan, in un rapporto del 21 novembre intitolato "L’Afghanistan sull’orlo del precipizio", ha rilevato che il paese è controllato dai Talebani per oltre la metà del territorio – la percentuale fornita è il 54%- ed ha concluso che "non è in questione se i Talebani torneranno al potere a Kabul ma quando lo faranno".

3-5 dicembre 2007

A Kabul, si svolge la visita del segretario alla Difesa Robert Gates. Alla vigilia, la Nato ha massacrato almeno 40 persone nella provincia di Kandahar. Durante la visita si susseguono attentati talebani: un attacco suicida ad Herat, il 3, provoca 4 morti e 6 feriti fra i poliziotti; il 4, un attentato contro un convoglio Nato provoca 22 feriti; il 5 un attacco suicida ad un mezzo dell’esercito miete 12 morti, in prevalenza militari.

10 dicembre 2007

Grazie al massacro indiscriminato di almeno 200 persone, le forze Nato riprendono il controllo di Musa Qala, nell’Helmand. Nella provincia, tuttora controllata dai Talebani, sono in corso aspri combattimenti.

12 dicembre 2007

In un’intervista a "Independent", il premier britannico Gordon Brown, dopo aver constatato che nel corso dell’anno sono stati uccisi nel conflitto 40 soldati inglesi, afferma: "Farò al Parlamento la proposta di aprire un dialogo costruttivo con i leader talebani".

17-18 dicembre 2007

Presso Kandahar, lo stragismo Nato miete 20 vittime fra militanti e civili e ne ferisce altri. L’attentato talebano più rilevante è invece nel nord, con 15 uccisi fra mercenari e dipendenti di una compagnia privata statunitense. Il presidente Hamid Karzai afferma: "Abbisogniamo della presenza di truppe straniere per almeno 10 anni".

23 dicembre 2007

Presso Ghazni, i Talebani uccidono 7 ostaggi, fra poliziotti, soldati e mercenari, che avrebbero tentato la fuga.

27 dicembre 2007

Viene uccisa in Pakistan Benazir Bhutto. L’attentato indebolisce il progetto angloamericano di alleanza politica fra il partito della Bhutto e Parvez Musharraf in funzione antitalebana.

27 dicembre 2007

Lasciano l’Afghanistan un funzionario dell’Onu, Mervyn Patterson, ed uno della Ue, Michael Semple, espulsi come ‘persone non gradite’ dal governo afghano per aver intavolato trattative con i Talebani nell’Helmand. Dietro la iniziativa, apparentemente contraddittoria con gli appelli di Karzai ai Talebani per una ‘pax afghana’, si intravedono gli statunitensi, irritati per la iniziativa britannica (v. nota 12 dicembre).

28 dicembre 2007

Strage Nato nella provincia di Zabul, martoriata da bombardamenti e rastrellamenti, con un numero imprecisato di vittime. Nella provincia di Kandahar, i Talebani uccidono 16 poliziotti afghani ad un posto di blocco. Si diffonde la notizia che mullah Omar avrebbe destituito il comandante Mansur Dadullah, fratello del leader talebano ucciso nel maggio.

31 dicembre 2007

Nel corso dell’anno, i morti nel conflitto afghano sono, secondo stime prudenti, 7320: 6000 circa fra civili e militanti islamici, un migliaio fra poliziotti e militari afghani collaborazionisti, 232 soldati stranieri. Sono stati rilevati 140 attentati suicidi. I morti in Pakistan, la gran parte nelle zone di frontiera, sono 3265.

10 gennaio 2008

Il Pentagono annuncia l’invio di 7.500 soldati, in due scaglioni, in aggiunta ai 26.000 del contingente di occupazione, per fronteggiare la resistenza talebana.

14 gennaio 2008

A Kabul, provvisoriamente sotto controllo italiano, un commando talebano di soli 4 uomini, armato di kalashnikov e bombe a mano, irrompe nell’hotel Serena che alloggia stranieri al seguito, perlopiù, delle forze di occupazione. Muoiono 2 componenti del commando, uno dei quali ucciso e l’altro fattosi esplodere all’ingresso, per consentire l’irruzione; due giornalisti al seguito del ministro degli Esteri norvegese, un americano, un dipendente dell’albergo ed altri ospiti per un totale di almeno 8 persone. Il portavoce talebano Zabihullah Mujahed, rivendicando l’azione, afferma: "Abbiamo dimostrato di essere ovunque, di poter sferrare attacchi ovunque nel paese". Nella giornata di ieri i Talebani hanno ucciso 10 poliziotti nel distretto di Maiwan, nella provincia di Kandahar e 2 soldati olandesi presso la base Deh Rawad, anch’essa nel sud del paese. Il ministro della Difesa statunitense, Robert Gates, in un’intervista a "Los Angeles Times" attacca gli alleati europei perché non avrebbero "messo in campo forze adeguatamente addestrate alle operazioni antiguerriglia".

20 gennaio 2008

E’ nominato comandante delle forze Nato in Afghanistan il generale americano David McKiernan, già alla guida delle forze Usa nell’attacco all’Iraq.

24 gennaio 2008

Nella zona pakistana nord orientale, alla frontiera con l’Afghanistan, le forze del regime compiono un’operazione militare stragista che determina quasi 50 morti oltre a una decina di soldati. In Afghanistan sono continuati gli scontri che hanno già prodotto, dall’inizio dell’anno, 190 morti.

31 gennaio 2008

A Kabul, il governo approva la condanna a morte per blasfemia comminata una settimana fa, dopo un processo farsa, al giornalista Sayed Pervez Kambaksh, per aver divulgato un articolo sui diritti delle donne.

Gennaio 2008

Un significativo rapporto (v.a. nota 25 novembre 2007), stilato dall’Atlantic Council, espone che "la Nato non sta vincendo in Afghanistan", con la conseguenza di minare gravemente la credibilità dell’Alleanza atlantica, e che, tranne apportare "urgenti cambiamenti", il paese si avvia ad essere uno "stato fallito".

1 febbraio 2008

La Germania, invitata dal segretario alla Difesa Robert Gates ad assumersi maggiori responsabilità militari in sud Afghanistan, in vista del vertice di Vilnius, replica esservi già stata la disponibilità a sostituire il contingente norvegese nel nord del paese e si è raggiunta con ciò una "chiara divisione dei compiti in ambito Nato". Replicano in termini positivi, invece, Belgio, Polonia e Francia; l’Italia, il cui contingente ha già raggiunto le 2600 unità, decide di spostare parte di esso da Kabul alla zona di Herat e Farah; mentre il Canada ventila il ritiro del proprio contingente dalle zone calde se gli altri membri non invieranno rinforzi al più presto.

3 febbraio 2008

Nella provincia di Farah, un raid Nato miete vittime civili, fra cui 2 bambini e 3 donne, mentre un solo talebano sarebbe rimasto ucciso, secondo l’agenzia France Press ed il governatore di Bakwa. Altre vittime civili sono denunciate a Lashkargah. Almeno al primo raid avrebbero partecipato, come accade sempre più spesso, forze speciali italiane, notizia ripresa da Peacereporter e come sempre smentita dalla Farnesina.

10 febbraio 2008

A Gawa (Pakistan), non lontano dal confine afghano, un’operazione militare porta alla cattura di Mansur Dadullah, che aveva preso il posto del fratello nel comando. Alla fine dell’anno scorso (v. 28 dicembre 2007) mullah Omar lo ha sfiduciato, il che genera sospetti di tradimento, già circolati in occasione dell’uccisione di Dadullah senior.

13 febbraio 2008

A Rudbar, non lontano dalla capitale, un agguato talebano uccide il maresciallo Giovanni Pezzulo e ferisce Enrico Mercuri, secondo la versione ufficiale mentre portavano medicinali. L’evento riaccende le polemiche sulla confusione fra ruoli militari e civili, realizzata con i Provincial reconstruction Team (Prt), e ne crea di nuove, con una piccata risposta della Farnesina al "Sunday Times" che aveva appena esposto una critica ad alcuni membri dell’Alleanza, in primis gli italiani, definiti "parassiti" che si adagerebbero sui " risultati dell’azione angloamericana senza portare un significativo contributo".

18 febbraio 2008

A Spin Boldak, presso il confine col Pakistan, un attacco talebano ad un convoglio canadese provoca 38 morti, in gran parte civili. I Talebani smentiscono invece la paternità di un attacco suicida a Kandahar, che aveva provocato diverse vittime fra gli spettatori di un combattimento fra cani, diretto forse al miliziano paragovernativo Abdul Hakim Jan, capo di un esercito privato; ed accusano il governo Karzai di porre in atto manovre fratricide.

25 febbraio 2008

A Rawalpindi, un attacco suicida uccide il generale Mushtaq Beg. Una settimana fa si sono svolte le elezioni pachistane che hanno attribuito la vittoria al partito di Benazir Bhutto, che formerà un governo debole, ed un successo oltre ogni previsione della Lega mussulmana Nawaz.

4 marzo 2008

Inizia l’operazione Nato ‘Scimitarra’ contro le roccaforti talebane. I bollettini parlano di decine e decine di ribelli uccisi, si tratta invece di bombardamenti punitivi e indiscriminati: si apprende che 30 civili sono uccisi, fra gli altri, nel bombardamento di Sangin, ma notizie complete sulle operazioni non giungono.

13 marzo 2008

‘Peacereporter’ informa che a Farah si è stabilita in via permanente la ‘Task force 45’ italiana, finora stanziata ad Herat, rinforzata con un centinaio di parà della Folgore appena giunti, e da aerei da guerra Mangusta. Ciò in coincidenza con la nuova offensiva Nato che colpisce, fra le altre, la provincia di Farah.

19 marzo 2008

Esponenti di Ong rivelano la repressione nel lager di Pul i Charki contro 150 prigionieri politici in agitazione per ottenere l’applicazione del decreto Karzai sull’indulto, rimasto inattuato. Il governatore di Khost rivela invece una nuova strage di civili (almeno 6, fra i quali 2 bambini) nel villaggio di Aom, chiedendo un’inchiesta. Parallelamente all’operazione Nato ‘Scimitarra’ continua l’offensiva talebana che, fra gli altri obiettivi, colpisce i ripetitori di telefonia mobile che, la notte specialmente, facilitano l’individuazione dei guerriglieri.

21 marzo 2008

Uno dei tanti raid Nato fa strage nel villaggio Yakhdan (Uruzgan) colpendo civili, donne e bambini diversi dei quali restano uccisi od ustionati. Per gli irreali bollettini Nato si tratta invece di "40 insorti uccisi"

25 marzo 2008

La ong Oxfam presenta un rapporto realizzato per conto di Acbar (oltre 90 enti interessati alla ricostruzione) secondo cui 10 dei 25 miliardi $ promessi dagli stati occidentali al fine detto non è mai giunto a destinazione, e quasi la metà è tornato ai ‘donatori’ in varie forme. E’ documentato inoltre l’impiego dei fondi a scopi militari, direttamente o indirettamente (ad esempio è valutata ricostruzione la spesa per le prigioni politiche) e l’enorme quantità di denaro disperso per foraggiare un’amministrazione corrotta ed i suoi molteplici clientes.

2 aprile 2008

Nella provincia dell’Uruzgan, i Talebani rivendicano attacchi contro convogli olandesi che si inseriscono nella protesta dilagante contro il filmato anti- coranico "Fitna" realizzato dal leader xenofobo Geert Wilders. Le proteste indurranno il governo olandese a chiudere temporaneamente l’ambasciata a Kabul, seguito dal governo danese.

2-4 aprile 2008

Al vertice Nato in corso a Bucarest, il leader russo Vladimir Putin e quello uzbeko Islam Karimov chiedono un ruolo proprio e di tutti i paesi confinanti nel conflitto afghano, suscitando una gelida reazione americana. In Afghanistan intanto, è ucciso in un attentato talebano il capo della polizia di Lashkargah, che aveva operato arresti fra i ribelli.

11 aprile 2008

Un rapporto di Human Rights denuncia che nella prigione politica di Pul i Charki, a Kabul, si tengono processi farsa dove i prigionieri, senza alcuna assistenza legale e in 10- 20 minuti, vengono condannati a decenni di internamento sulla base di ‘prove’ raccolte dai militari.

14 aprile 2008

Sarebbero in corso, secondo organi di stampa afghani, contatti fra i Talebani, la formazione di Hekmatyar ed il Fronte nazionale unito (Unf) facente capo a Burhanuddin Rabbani, Qasim Fahim ed altri già componenti l’Alleanza del nord, che non coinvolgono il governo Karzai. Si pensa che l’Unf sia stato attivato in questo senso dai paesi del Patto di Shangai (v. nota 2-4 aprile 2008)

19 aprile 2008

"Al Arabiya" trasmette un breve video dove appare l’ambasciatore pakistano a Kabul, scomparso nel febbraio, attorniato dai Talebani. L’emittente riferisce le voci di trattative in corso fra le autorità ed i rapitori, mediate dal partito Awami, circa uno scambio del diplomatico con prigionieri talebani. Si apprende anche di contatti fra il regime pakistano ed il gruppo Tehrik, ufficialmente sciolto nel 2002, che ha accettato una tregua in cambio della liberazione di suoi esponenti, a cominciare dal leader Sufi Mohammad. I contatti stanno irritando fortemente gli americani.

27 aprile 2008

A Kabul, in occasione di una parata celebrativa della liberazione dai sovietici, i Talebani compiono un audace attentato cui sfugge il presidente Hamid Karzai, per la imprecisione del tiro dei kalashnikov a distanza, e colpisce invece due persone del seguito. Ne segue uno scontro a fuoco con l’uccisione di 7 persone, fra le quali 2 talebani indicati come possibili autori dell’attentato, una donna ed una bambina di pochi mesi.

28 aprile 2008

Inizia dall’Helmand, distretto di Garmsir, l’operazione Nato ‘Azada wosa’ (‘Siate liberi’) che impiega 2300 militari americani del 24° corpo di spedizione marines, già operanti nel triangolo sunnita iracheno, insieme a migliaia di britannici ed afghani per riconquistare le roccaforti talebane. Migliaia di persone fuggono terrorizzate: 6000 sono concentrate nel campo profughi di Lashkargah.

9 maggio 2008

Viene rapito il responsabile pakistano dei rapporti petroliferi da Karaki all’Afghanistan.

17 maggio 2008

Il "New York Times" notizia del prossimo ampliamento della prigione politica di Bagram nella quale verranno smistati oltre mille prigionieri, con il costo di 60 milioni $. Attualmente il lager detiene 630 persone, la più parte delle quali senza accuse specifiche e, secondo la prassi americana, senza diritto all’assistenza legale. Intanto, giunge la notizia della liberazione del diplomatico pakistano rapito in febbraio. In cambio, sono stati liberati 2 capi talebani.

19 maggio 2008

Al termine di una missione investigativa in Afghanistan, l’inviato delle Nazioni unite Philip Alston denuncia il ricorso della Nato a milizie irregolari afghane denominate Campaign Forces, squadroni della morte operanti nelle zone calde (province dell’Helmand, Kandahar, Nangarhar) operanti extra legem e nella più assoluta impunità contro i Talebani. "Ho raccolto molte testimonianze – dichiara l’inviato- di violenti raid contro presunti insorti, condotti da milizie armate agli ordini di militari stranieri che spesso si concludono con l’uccisione di sospetti, senza che alcun esercito o istituzione se ne assuma la responsabilità".

22 maggio 2008

Proteste per la profanazione del Corano da parte dei marines in Iraq sfociano in un assedio della folla alla base Nato di Chaghcharan ed in scontri nei quali restano uccisi due civili ed un militare lituano.

24 maggio 2008

Si conclude il processo a carico di 3 ufficiali americani, Fred Galvin, Vincent Noble e Robert Olsen, autori di una strage di civili avvenuta il 4 marzo 2007 che provocò 19 morti e 50 feriti, con la scontata assoluzione.

28 maggio 2008

In una ‘normale’ giornata di guerra, la Nato compie due sanguinosi raid, entrambi secondo testimoni indiscriminati, a Paktia, con decine di vittime, e nella provincia orientale del Kunar. Un giovane kamikaze si fa esplodere contro una macchina della sicurezza, provocando 7 morti e diversi feriti a Lashkargah.

11 giugno 2008

Nella regione pakistana di Mohmaad, un raid americano uccide fra gli altri 11 soldati. Le operazioni militari statunitensi, intensificate dopo la localizzazione nella zona di Osama bin Laden, ritenuta dai servizi americani, stanno determinando tensioni con il governo del Paese alleato, incrementate da un accordo, raggiunto a fine maggio, fra Islamabad ed i cosiddetti ‘Talebani pakistani’ dello Swat.

14 giugno 2008

All’indomani della conferenza di Parigi, che ha stanziato ulteriori fondi, mezzi e uomini per la guerra in Afghanistan, i Talebani attaccano a sorpresa il carcere di Sarposa, nel distretto di Kandahar, liberando la maggior parte dei detenuti, fra i quali quasi 400 prigionieri politici, ed uccidendo 7 secondini. Nei giorni successivi viene destituito il capo della polizia di Kandahar.

26 giugno 2008

L’agenzia ufficiale di Pechino Xinhua diffonde un rapporto sulla guerra afghana che rileva le località e le offensive della guerriglia talebana e della formazione di Hekmatyar: questa risulta intensificata nelle province centro- orientali quali Paktika, Wardak, Surobi, Kunar prevalentemente condotta con attacchi notturni e conquiste di villaggi. In questi stessi giorni i servizi afghani rinnovano le accuse di fomentare la guerriglia all’Isi, il potente servizio pakistano.

30 giugno 2008

In visita in Afghanistan, il ministro italiano della Difesa Ignazio La Russa, dopo aver promesso l’incremento dei mezzi bellici a disposizione del contingente (attualmente di 2700 unità), 50 milioni di euro e la riduzione dei ‘caveat’, conferma le operazioni militari rivelate da "Peacereporter" "che non è giusto nascondere…forse il governo Prodi nell’ultimo anno ha tenuto sotto copertura il fatto che i nostri militari sono stati operativi" ma noi, conclude, "non ci nascondiamo dietro a un dito".

7 luglio 2008

A Kabul, un kamikaze si fa esplodere presso l’ambasciata indiana provocando la propria morte e quella di altre 41 persone – diplomatici, poliziotti e molti civili in coda per il visto- e ferendone un centinaio. Il governo afghano accusa "i servizi segreti di uno Stato della regione" alludendo al Pakistan.

13 luglio 2008

A Wanat, i Talebani attaccano una base americana uccidendo 9 soldati statunitensi. La rappresaglia è dura, con l’attacco ad un villaggio e l’uccisione di decine e decine di persone. Secondo notizie successive, i Talebani sarebbero stati aiutati dai responsabili della polizia locale, tanto che gli americani abbandonano l’avamposto non esistendo più forze afgane per mantenerlo. Sarebbe stata una ‘postazione temporanea’ secondo la dichiarazione di un portavoce della Nato a ‘France Press’, smentito dal governatore del Nuristan che invece ammette la sconfitta. Nei giorni scorsi, sono state oggetto di attentati anche le forze italiane nella zona di Herat.

16 luglio 2008

Il governo di Kabul denuncia che oltre un milione e mezzo di persone necessita di aiuti per aver perduto il raccolto a causa della siccità, drammatica particolarmente per le province dove manca l’irrigazione e che in 22 province, inclusa quella della capitale, manca acqua potabile, con conseguente incremento delle malattie infettive, specie fra i bambini.

31 luglio 2008

In un intervento televisivo, il ministro della Difesa pakistano Ahmed Mukhtar rivela che, durante la visita a Washington compiuta insieme al primo ministro Yusuf Gillani, gli americani hanno accusato il governo di appoggiare, anche mediante le informative dei servizi, le formazioni e la guerriglia islamica nelle zone di frontiera. "La vera questione- afferma il ministro- è chi controlla l’Isi". Negli ultimi giorni, nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan,, le forze americane hanno lanciato missili mietendo molte vittime, fra le quali gli studenti di una madrassa nel villaggio di Azam Warsak.

6 agosto 2008

Negli Usa, è pronunciata la prima condanna per ‘sostegno al terrorismo’ contro un prigioniero di Guantanamo, Salim Ahmed Hamdan, yemenita catturato in Afghanistan identificato come lo ‘autista di Osama bin Laden’, il cui processo è stato più volte annullato essendo le ‘prove’ dichiarazioni estorte con la tortura.

12 agosto 2008

Il "Financial Times" londinese illustra l’offensiva dei Talebani alle linee di approvvigionamento delle forze Nato denunciando che, a causa di ciò, alcune basi militari del sud hanno dovuto "bloccare tutte le offensive a causa della mancanza di carburante". In questi stessi giorni sono stati attaccati anche convogli di armi in uscita da Karachi. (v.a. nota 9 maggio 2008)

13 agosto 2008

I Talebani rivendicano l’attacco al convoglio di una Ong americana, la ‘Irc’, accusata di spionaggio, che ha ucciso 3 volontarie sulla strada per Kabul.

18 agosto 2008

I Talebani attaccano presso Kabul un convoglio francese uccidendo 10 soldati. Il ministro della Difesa francese Hervé ammette che la potenza militare talebana è cresciuta - "hanno armi, informazioni, uomini" - mentre secondo il Senlis Council i Talebani controllerebbero ormai "oltre metà del paese" comprese le regioni di Logar e Wardack che attorniano la capitale, portando avanti una "strategia di accerchiamento di Kabul" che il debole governo di Karzai non riesce a contrastare. Nei giorni scorsi si è verificato anche l’attacco della base americana di Khost, attuato da un centinaio di guerriglieri: molti fra essi sono caduti in combattimento.

21-22 agosto 2008

Nella notte, le forze Usa bombardano il villaggio di Azizabad, nel distretto di Shindand (regione di Herat), uccidendo 76 civili, fra i quali 50 bambini e 19 donne, ed una madrassa provocandovi la morte di 29 studenti. I dati sono diffusi dalle autorità locali e dalla gente mentre il comando americano presenta il bilancio di "30 guerriglieri uccisi" i quali, prima di morire, avrebbero ucciso i civili. Migliaia di persone di riversano sulle strade gridando contro le stragi degli occupanti, affrontate dalla polizia che spara e ferisce a sua volta 2 dimostranti. "Peacereporter" denuncia un altro crimine di guerra, perpetrato dagli inglesi a Sangin col bombardamento di una festa di matrimonio, che ha portato all’ospedale di Emergency donne e bambini feriti e causato un numero imprecisato di morti. I comandi Usa e Nato non tengono in alcun conto le proteste: nell’ultima settimana di agosto annunceranno la uccisione di "220 talebani" nella zona di Paktika con "qualche danno collaterale": fra gli altri, 3 bambini.

26 agosto 2008

A Islamabad, obbedendo agli Usa, il governo pakistano congela i fondi dell’organizzazione Tehrik-e-Taliban.

3 settembre 2008

In territorio pakistano, forze americane paracadutate uccidono 20 persone: guerriglieri talebani secondo il comando Usa, quasi tutti civili secondo le fonti locali. La reazione del governo di Islamabad è aspra, seguita da un duro comunicato sulla difesa dell’integrità territoriale del generale Ashfaq Kiyani ma le forze statunitensi ripetono le azioni per snidare i c.d. neo talebani: l’8, missili sparati dai drone contro una madrassa ed un complesso di case uccidono altre 15 persone mentre il leader Jalaluddin Haqqani ed il figlio Sirajuddin, obiettivo del raid, si salvano.

15 settembre 2008

Agenzie di stampa informano che all’alba, presso il confine afghano, militari dell’esercito pakistano hanno aperto il fuoco costringendo elicotteri americani ad invertire la rotta e rientrare in Afghanistan. Alla notizia seguono rituali smentite dei portavoce di entrambe le parti. Il governo di Islamabad sottolinea invece l’offensiva scatenata nell’area tribale del Bajur fornendo cifre sui presunti guerriglieri uccisi. Da oltre un mese, migliaia di persone sono in fuga da tutta la regione tribale.

20-22 settembre 2008

A Islamabad, la guerriglia compie uno spettacolare attentato contro l’hotel Marriott. Due giorni dopo, cattura l’ambasciatore afgano in Pakistan.

25-27 settembre 2008

Secondo una successiva notizia della Cnn, in questi giorni si sarebbe tenuto alla Mecca un incontro fra esponenti del mullah Omar e del governo Karzai. Ne segue la smentita di entrambe le parti. Gli incontri, che hanno ricevute diverse conferme, vi sono probabilmente stati ma le precondizioni poste dagli americani a Karzai (cessazione unilaterale dei combattimenti, esclusione del mullah Omar) ne rendono impraticabile uno sbocco. Il comando americano conferma in questi stessi giorni la propria strategia bellicistica annunciando i prossimi bombardamenti dei campi d’oppio nelle regioni controllate dai Talebani, per strozzare sia la resistenza sia la popolazione che l’appoggia; mentre, approssimandosi le elezioni presidenziali statunitensi, entrambi i candidati in lizza hanno garantito l’irrobustimento del contingente Usa con migliaia di nuove unità.

30 settembre 2008

A Islamabad, è rimosso il capo dell’Isi, generale Nadem Taj.

Settembre 2008

La missione Onu, Unama, denuncia la "insicurezza alimentare" per 4 milioni e mezzo di afgani, e "un alto tasso di mortalità e malattie" a questa connesso, nonché alla siccità ed al vertiginoso aumento dei prezzi dei generi di prima necessità. Il commissario dell’Onu per i diritti umani, Navi Pillay, denuncia altresì il forte incremento di uccisioni di civili da entrambe le parti in conflitto nell’anno in corso: una sanguinosa escalation pagata prevalentemente dai civili pur essendo le cifre fornite, anche superiori a quelle date dalle Ong, verosimilmente imprecise per la difficoltà di verificare le versioni fornite dalle parti ed i reali obiettivi dei raid e degli attentati. Infine, l’inviato Kai Eide smentisce la versione americana sulla strage di Azizabad del 21-22 agosto ed avanza una critica alla gestione militare della coalizione Nato.

5 ottobre 2008

In un’intervista concessa al "Sunday Times", il comandante delle forze britanniche in Afghanistan, Mark Carleton Smith, ammette che una "piena vittoria sui Talebani" è un obiettivo irrealistico per la Nato mentre dovrebbero essere cercate, a suo avviso, le premesse per un accordo con la guerriglia. Nella stessa giornata il "New York Times", per la prima volta negli Usa, divulga le informazioni relative al fratello del presidente afgano ed al notorio traffico di droga da lui diretto.

9 ottobre 2008

Il "New York Times" pubblica anticipazioni di un rapporto del Nie (National intelligence Estimate) che mette in dubbio la capacità del governo Karzai di fronteggiare l’offensiva talebana ed avverte che il degrado dell’Afghanistan ne rende chiara la parabola discendente, "in caduta libera".

12 ottobre 2008

A Lashkargah, capoluogo dell’Helmand, per ritorsione ad un attacco talebano contro il presidio militare della città, l’aviazione americana bombarda a tappeto la popolazione provocando la morte di circa 70 persone.

18 ottobre 2008

Continua l’offensiva dell’esercito pakistano alle postazioni talebane nella valle dello Swat: 60 gli uccisi - come accade in Afghanistan "tutti guerriglieri" secondo il regime- ed un ostaggio cinese liberato. Continua l’offensiva in Afghanistan e gli attacchi della guerriglia: uno dei quali ferisce 5 italiani componenti una squadra speciale della Nato, ad Herat.

20 ottobre 2008

La Nato continua la strage nell’area di Lashkargah uccidendo 34 persone ("talebani" secondo il comando Nato, smentito da fonti locali). Anche la guerriglia continua gli attacchi: a Kunduz, un attentato suicida contro un convoglio tedesco uccide 2 soldati ma muoiono anche 5 bambini. I Talebani rivendicano inoltre l’uccisione della cooperante inglese Gaye Williams, accusata di proselitismo cristiano. Nel sud, sono trovate le salme di 5 ostaggi catturati il giorno precedente e di 6 soldati governativi.

25 ottobre 2008

Il generale pakistano Tariq Khan, a capo dei reparti speciali anti- guerriglia, annuncia la conquista di una postazione talebana nella zona di frontiera e la cattura di 300 persone, quasi tutti stranieri. Nella capitale afgana Kabul, un attacco colpisce una società di spedizioni,Dhl: 3 dipendenti sono uccisi.

1 novembre 2008

Il generale David Petraeus è stato posto a capo del comando americano operante in Afghanistan ed in Pakistan. La Cnn ne conferma l’intenzione di rafforzare il contingente di migliaia di unità, e di tornare all’impiego delle milizie tribali mercenarie sia in Afghanistan che nelle zone di frontiera.

3 novembre 2008

Nel distretto Shawali Kot, provincia di Kandahar, gli americani attaccano il villaggio di Wacha Bakhta, vi uccidono 63 persone e ne feriscono altre 30 fra i partecipanti ad una festa (fra le vittime 10 donne e 23 bambini), poi inviano le "condoglianze" ai civili con il solito meccanismo di identificarli come "ostaggio dei terroristi". Il presidente Hamid Karzai istituisce una commissione d’inchiesta e rivolge una protesta a Washington per le continue stragi di civili.

12-14 novembre 2008

Mentre nel Waziristan i drone continuano a bersagliare i villaggi (12 morti solo oggi), fra gli attentati della resistenza si registrano uno alla sede dei servizi di Kandahar, come risposta alla strage di Wacha Bakhta, un attacco suicida nella provincia di Herat contro un convoglio spagnolo (2 soldati morti e diversi feriti), un altro contro i britannici (2 soldati morti); mentre a Jalalabad, un attentato suicida contro un convoglio Nato che reagisce provoca la morte di 20 civili e di un solo militare; l’uccisione di un operatore civile americano a Peshawar. Quivi, il giorno dopo, viene ucciso un diplomatico iraniano che ha opposto resistenza al rapimento.

19 novembre 2008

A Islamabad, è ucciso il generale Faisal Alavi, già capo delle forze speciali pakistane. In seguito sarà resa nota una sua lettera al capo delle forze armate Kiyani che denunciava l’intesa di settori delle stesse con i Talebani. Oggi è diffuso un video di Ayman al Zawahiri, che denuncia le carneficine operate dalle forze di occupazione e replica alle minacce di escalation promettendo "al colonialismo americano la fine di quello inglese e sovietico". Il capo qaedista sbeffeggia Barack Obama con la citazione di Malcolm X sul ‘negro di casa’, accompagnata dalle immagini contrapposte del leader simbolo della lotta dei neri e del nuovo presidente che, con la zucchetta ebraica, sposa "la causa sionista nemica dei mussulmani".

1 dicembre 2008

Il capo delle forze speciali tedesche già incaricate in ambito Nato dell’addestramento della polizia afgana, Christoph Ammon, in un’intervista dichiara che il relativo programma è stato "un disastro, un totale fallimento". La responsabilità dello stesso è stata assunta dagli Usa.

8 dicembre 2008

Nella provincia afgana di Zabul, le forze americane distruggono una caserma e vi uccidono 6 poliziotti ed un civile (forse si tratta di "errore", secondo la versione del comando, e forse no). Nella stessa giornata è divulgato uno studio dell’Icos (già Senlis Council) che conferma l’espansione della presenza talebana nel paese, passata dal 54% già calcolato (v. note 25 novembre 2007 e 18 agosto 2008) al 72%, ciò che significa spesso - non sempre- controllo delle istituzioni locali, in tutti i casi una "presenza permanente ed influente". Fra le province caratterizzate dalla presenza talebana è indicata quella di Herat, mentre hanno scarsa presenza quella di Mazar i Sharif, controllata dalle milizie di Rashif Dostum, ed il Panshir. Il direttore Paul Burton aggiunge che "i Talebani stanno stringendo il cerchio intorno a Kabul (3 delle 4 vie d’accesso alla capitale sarebbero ora in mano alla guerriglia) e vi è il rischio concreto che straripino sotto gli occhi della Nato". Lo studio è contestato dal Pentagono secondo cui la coalizione "sta registrando significativi successi".

15 dicembre 2008

Alla base americana di Bagram giunge in visita, l’ultima per la scadenza del mandato, George Bush che poi incontra, a Kabul, Hamid Karzai. Il presidente afghano accetta il rinforzo del contingente benché, solo il 25 novembre, avesse invitato la Nato a definire il calendario di ritiro delle truppe. Intanto, in diverse città del Pakistan si svolgono manifestazioni a sostegno di Jamaat ut Dawa, associazione umanitaria accusata dal governo di collusione con i Talebani, e del suo leader Hafiz Saeed, tratto in arresto. In seguito ai continui attacchi ai rifornimenti Nato verso l’Afghanistan (complessivamente hanno causato la distruzione di oltre 400 mezzi e fatto 70 morti), gli autotrasportatori pakistani interrompono oggi il servizio. Il "Times" londinese scrive che molte aziende afgane cui è subappaltato il trasporto pagherebbero un pedaggio per garantirsi la tranquillità, così che il denaro versato dalla coalizione finirebbe in parte agli stessi Talebani.

20 dicembre 2008

A Kabul, l’ammiraglio statunitense Michael Mullen precisa i termini dell’escalation programmata dal Pentagono nella regione, in coerenza con l’impegno assunto dal neo eletto Barack Obama: altri 30.000 soldati (anziché i 10.000- 20.000 precedentemente annunciati) che potrebbero essere operativi in parte già nella primavera. Nella stessa giornata, il mullah Omar fa pervenire al sovrano saudita Abdullah la sua proposta di pace: un calendario di ritiro delle forze straniere, sostituite da contingenti minori formati da soli paesi mussulmani, per garantire il passaggio graduale ad un governo di unità nazionale afghano, il primo atto del quale dovrà essere l’amnistia per i prigionieri politici. Mullah Omar aggiunge che i Talebani sono indifferenti a qualunque "concessione del regime", in assenza di una comune proposta di liberazione nazionale.

22-23 dicembre 2008

Forze americane attaccano villaggi nel distretto di Sarubi, in provincia di Kabul, dove uccidono 6 persone e catturano altri ‘sospetti’

26 dicembre 2008

In conseguenza di attentati a Lahore e Multan, e delle ripercussioni di quello compiuto a Mumbai (India) il 26 novembre, il Pakistan sposta un grosso contingente dal confine afgano a quello indiano. Gli Usa, preoccupati che ciò assecondi il disegno talebano e qaedista, intensificano le pressioni sul presidente Asif Zardari.

31 dicembre 2008

"Peacereporter" segnala che, ad oltre un anno dalla propria denuncia circa l’operazione ‘Sarissa’ ed in genere la partecipazione della ‘Task Force 45’ italiana alle operazioni antiguerriglia (v. note settembre 2006; 20-22 novembre 2007; 3 febbraio, 13 marzo, 30 giugno 2008), eccetto un’interrogazione parlamentare vi è stato un generale silenzio, nonostante la palese violazione delle norme costituzionali. Il contingente italiano – segnala ancora il network pacifista- è cresciuto di 550 uomini durante il governo Prodi ed ora conta 2350 unità.

31 dicembre 2008

La Nato uccide almeno 17 persone nella provincia di Kabul, identificate dal comando come combattenti della formazione di Hekmatyar; altri sono uccisi da raid aerei nell’est del paese (secondo altre fonti si tratta di civili). Nel corso del 2008 sono state uccise in conflitto circa 6500 persone in Afghanistan, 5735 in Pakistan.

1-2 gennaio 2009

Nel Waziristan pakistano, raid americani eliminano Usama al Kini, ritenuto dirigente qaedista nella zona e corresponsabile degli attentati all’hotel Marriott ed a Benazir Bhutto, il suo collaboratore sheik Salim Swedan, inoltre 4 persone all’interno di una scuola, che il comando identifica in altri combattenti. I Talebani afghani compiono un attentato contro il governatore di Musa Qala, che uccide 20 guardie mentre il bersaglio resta illeso.

7 gennaio 2009

Gli Usa bersagliano Laghman con raid aerei. Il comando afferma di aver eliminato "32 talebani fabbricatori di ordigni esplosivi" mentre fonti del governo Karzai riferiscono di 17 civili uccisi.

11 gennaio 2009

Mentre continuano i raid americani nel Waziristan, un commando composto da centinaia di talebani - pare sia pakistani che afgani - attacca una base militare nell’area di Mohmand: 46 i morti di entrambe le parti nello scontro che ne segue. Due giorni dopo viene attaccato un deposito Nato presso Peshawar. Sono continuati attacchi ed attentati anche in Afghanistan, il meno comprensibile dei quali contro un centro medico nella provincia di Kandahar; altri contro militari e poliziotti.

17 gennaio 2009

A Kabul, in pieno centro, un attentato kamikaze presso l’ambasciata tedesca e la base americana uccide 3 persone e ne ferisce 15, fra civili, addetti alla stessa ambasciata e militari statunitensi.

19-25 gennaio 2009

Raid aerei americani seminano morte nella provincia afghana di Karpisa, per rappresaglia ad un’imboscata talebana. Usa e Nato sono all’attacco anche nelle aree tribali confinarie, con altre vittime specie nella zona di Mohmand, aiutati dalle forze di terra pakistane che radono al suolo case civili ammazzandone gli abitanti. In altre aree i drone americani si muovono indipendentemente, uccidendo altre decine di persone, nonostante i ripetuti inviti di Islamabad a non violare gli spazi aerei: significativamente mentre è in corso la kermesse per l’insediamento di Barack Obama, e nei giorni seguenti. Presso il Khyber, usato dalla Nato come via di rifornimento verso l’Afghanistan, un attacco talebano induce il governo a chiudere provvisoriamente il passo. Il Khyber era stato già chiuso in dicembre, in seguito ad attacchi e manifestazioni islamiste, poi riaperto causa le pressioni della Nato, comunque in cerca di vie alternative.

28 gennaio 2009

"Der Spiegel" ha pubblicato una lettera riservata del responsabile del comando Nato a Mons (Belgio), l’americano John Craddock, che richiede ai soldati l’eliminazione degli afgani che abbiano a che fare con la produzione od il commercio di oppio, anche in assenza di prove certe.

1-2 febbraio 2009

Sulla via che collega Kabul e Kandahar, si svolge una manifestazione di protesta contro l’ennesima strage di civili provocata da un raid americano. A Tirin Kot, nell’Uruzgan, un attentatore suicida si scaglia contro la stazione di polizia uccidendo 21 agenti e se stesso. Prosegue l’offensiva nella valle dello Swat e presso il passo Khyber, questa volta ad opera delle forze pakistane che tentano di riprendere il controllo della zona assunto dalle forze di Maulana Kashmiri; sarebbero rimasti uccisi 64 civili, 50 guerriglieri ed un numero imprecisato di soldati governativi. Continuando l’offensiva nei prossimi giorni altre 50 persone risultano uccise il 6 febbraio, ribelli a dire dei comandi, e distrutto un deposito della resistenza.

5 febbraio 2009

Il Kirghizistan decide di negare agli Usa la base aerea di Manas, principale retrovia con il Pakistan della guerra contro la resistenza afgana. Vi si legge una contromossa di Mosca alla decisione americana di costituire basi militari in Georgia.

7-8 febbraio 2009

A Monaco di Baviera, il vice presidente americano Joe Biden e l’inviato speciale per la regione Richard Holbrooke confermano l’escalation in Afghanistan, il raddoppio del contingente statunitense e la richiesta agli alleati di maggiore impegno. Interviene anche il presidente Hamid Karzai riproponendo i colloqui con i ‘Talebani moderati ’ ancorché arenati sul nodo dell’occupazione straniera (v. note 25-27 settembre e 20 dicembre 2008). Karzai è malvisto dall’amministrazione democratica americana per le lamentazioni sulle stragi di civili, per aver preso autonomamente l’iniziativa dei colloqui inter afgani e per un rinnovato rapporto con l’ex nemico russo, manifestato dalle visite del diplomatico Zamir Zabulov a Kabul. Intanto, nel Waziristan, i Talebani pakistani uccidono, dopo la scadenza dell’ultimatum posto su uno scambio di prigionieri, l’ostaggio polacco Peter Stanczak ed in Afghanistan l’ultimo attentato provoca la morte di 3 soldati.

11 febbraio 2009

A Kabul, alla vigilia della visita dell’inviato statunitense Richard Holbrooke, i Talebani attaccano simultaneamente il ministero dell’Educazione, della Giustizia e gli uffici dell’amministrazione carceraria, rivendicando l’azione con un comunicato ad "al Jazeera" che denuncia le condizioni illegali ed inumane dei lager. Bilancio, 30 morti fra i quali gli 8 attentatori, 60 i feriti. La stampa americana, intanto, conferma le accuse, che investono particolarmente le prigioni di Bagram e Pul i Charki; ed inoltre riferisce di un rapporto governativo secondo il quale almeno 220.000 armi inviate nel paese sono andate smarrite, con probabilità finite in mano ai ribelli.

16-17 febbraio 2009

Strage americana nella provincia afghana di Herat, sotto controllo italiano: 16 le donne ed i bambini massacrati. Intanto il governo pakistano, investito da crescente impopolarità per la corruzione e gli attacchi dei droni americani nella zona di frontiera (presso Makeen, due giorni fa, un drone ha ucciso 30 persone, oggi quasi altrettante nel Kurram), denuncia il pericolo che "i Talebani si impadroniscano del paese". Ma a Peshawar l’amministrazione della provincia nord occidentale rinnova l’accordo con i Talebani dello Swat, diretto a reintrodurre elementi di giustizia islamica, in cambio di una tregua militare.

23 febbraio 2009

Il "New York Times" conferma l’attività di una ‘task force’ clandestina statunitense operante fra il Pakistan e l’Afghanistan. Ciò spiegherebbe la natura di misteriosi attentati, specie presso luoghi religiosi, diretti ad inasprire le tensioni fra sciiti e sunniti, come avvenuto in Iraq. Oggi si svolge a Karachi una grossa manifestazione contro lo stragismo americano, organizzata dai partiti islamici.

4 marzo 2009

Mentre il mullah Omar lancia un appello diretto a coordinare le forze di resistenza anti- occidentale operanti nella regione, a Kabul, la commissione elettorale annulla il decreto presidenziale che anticipava le elezioni in aprile, confermando la data di agosto. Intanto, i governi pakistano ed indiano s’incolpano reciprocamente in relazione ad un attentato compiuto ieri a Lahore da un commando di 12 persone contro la squadra di cricket dello Sri Lanka (8 i morti, fra i quali 6 agenti, feriti alcuni atleti), acuendo le tensioni provocate dall’attentato di Mumbai del 26 novembre, per il quale la sicurezza di Islamabad ha tratto in arresto 6 persone.

10 marzo 2009

A Kandahar, viene assassinato da un cecchino Jawed Ahmad, giovane giornalista autore di toccanti denunce contro le inumane condizioni di prigionia e le torture praticate dagli americani contro i prigionieri. Arrestato per questo egli stesso, nell’ottobre 2007, era stato torturato 110 volte, anche con violenze sessuali, gettato nella ‘cella della morte ’, "un cubo senza luce, le cui mura sono coperte dalle feci dei detenuti e dal sangue degli scontri con i secondini. Molti detenuti- aveva denunciato il giovane nella sua ultima intervista- in quelle condizioni perdono la ragione. Vengono somministrate ogni giorno 18 tipi di droghe psicotrope...A Bagram non c’è legge. I militari americani sono pubblico ministero e giuria per l’accertamento di prove che non esistono..."

14 marzo 2009

Presso Kapisa, un raid aereo colpisce una casa civile, che viene avvolta dal fumo e dalle fiamme. Una bambina di 8 anni, Razia, in seguito curata per le gravi ustioni riportate, presenta i segni tipici delle ferite da fosforo bianco; i medici riscontreranno in due mesi altri 15 casi simili tra i feriti. A Kabul, la condanna a 20 anni di reclusione per ‘blasfemia’ di un giovane giornalista, Sayed Kambaksh, autore di articoli sui diritti delle donne, provoca imbarazzo nel governo Karzai e negli ambienti occidentali. In Pakistan, sfidando gli arresti domiciliari, Nawaz Sharif guida una marcia di protesta contro la corruzione e la repressione. Il presidente Zerdari si vede costretto ad annunciare il reintegro del presidente dell’Alta corte, Chaudry, e di altri magistrati anti- corruzione già destituiti da Musharraf ed altrettanto invisi all’attuale governo.

28-30 marzo 2009

Si svolge la Conferenza di Mosca sull’Afghanistan, cui partecipano i paesi del Patto di Shangai, oltre che India, Pakistan, Iran, Turchia. La Conferenza critica la strategia militare occidentale e indica scelte di stabilizzazione e mediazione. Nella zona confinaria pakistana, sempre flagellata dai droni statunitensi, continuano gli attentati ‘sospetti’ e non rivendicati, con un eccidio presso la moschea di Jamrud: 70 le vittime, quasi tutte civili (vedi nota 23 febbraio). La resistenza talebana compie invece un attentato a Manawan, presso Lahore (Punjab), che uccide decine di poliziotti: per fermare il piccolo commando (4 guerriglieri si uccidono o lasciano uccidere, 3 i catturati) sono intervenuti un migliaio di agenti.

31 marzo 2009

All’Aja, si svolge la conferenza occidentale sull’Afghanistan, che fa eco a un discorso muscolare pronunciato alla vigilia da Barack Obama: conferma dell’escalation militare e della ‘invasione civile ’ mediante le ong. E’ confermata, secondo la stampa americana, anche la scelta delle milizie mercenarie segrete in funzione anti- talebana. Emerge dalla conferenza una elefantiaca spesa militare (100 milioni $ quotidiani) mentre la civile, infinitamente più piccola, è destinata di fatto alla corruzione o rientra ai ‘donatori’ tramite appalti, commissioni e stipendi. Il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, profitta dell’occasione per chiedere 2 miliardi di dollari l’anno solo per le forze di repressione interna anti- talebane. L’Iran, invitato per la prima volta alla conferenza, ha inviato un sottosegretario agli Esteri, Akhundzadeh, che afferma: "vogliamo vedere al più presto il ritiro delle truppe straniere".

4 aprile 2009

A Kabul, Hamid Karzai è costretto dalle pressioni occidentali a bloccare la legge, da lui stesso promulgata, che codificava il diritto di famiglia della minoranza sciita hazara mantenendone la vocazione maschilista (obbligo della donna alle ‘prestazioni sessuali’ verso il marito, occorrenza dell’autorizzazione di quest’ultimo per cercare un lavoro, andare dal medico o semplicemente uscire di casa). Mentre i media occidentali battono la grancassa contro i Talebani, per altro estranei a questa vicenda (sunniti, restii alle codificazioni scritte), nei giorni seguenti nella capitale si fronteggiano, venendo alle mani, opposte manifestazioni, a favore e contro la legge.

8 aprile 2009

Nella notte, un raid americano stermina un’intera famiglia afghana. L’unico superstite, un ragazzino di 13 anni, denuncia la strage ad "al Jazeera".

12 aprile 2009

Bombardamenti americani fanno strage nel distretto di Watapur, provincia del Kunar, uccidendo 8 civili, fra i quali donne e bambini. I Talebani uccidono a Kandahar un’operatrice civile, Sitara Achakzai, accusata di collaborazionismo.

16 aprile 2009

Il presidente americano Barack Obama conferma l’immunità per i torturatori della Cia, rendendo al tempo stesso pubblici i rapporti in merito della passata amministrazione; e la continuazione dei sequestri di oppositori politici (rendition). Seguirà la legittimazione dei tribunali speciali per giudicare i prigionieri, così completando la continuità con la presidenza di George Bush.

21-24 aprile 2009

Centinaia di talebani pakistani, capeggiati dal comandante Fazlullah, occupano la valle del Buner incontrando scarsa resistenza; per poi ripiegare dopo un monito del generale Ashafaq Kayani, reclamante il rispetto degli accordi di febbraio, che segue a sua volta un’uscita del segretario di Stato americano, Hillary Clinton. L’esercito non si contenta della ritirata e sferra nei prossimi giorni un’offensiva, con bombardamenti aerei, sia nel Buner che nel Basso Dir, provocando una fuga in massa dei civili.

4 maggio 2009

Nuovi raid stragisti americani flagellano la provincia afghana di Farah, per rappresaglia, dopo un attentato talebano contro la polizia. Almeno 150 i civili massacrati nel distretto di Bala Baluk: bambini, donne ed anziani, rifugiati in un piccolo villaggio detto ‘dei gerani ’ per sfuggire ai bombardamenti, sono falciati a decine, un centinaio i feriti, colpite anche scuole per l’infanzia, la gente scava con le mani per recuperare le salme. Anche il contingente italiano si è macchiato di un omicidio ("incidente"), sparando ieri ad una vettura civile ed uccidendo una bambina. In serata, l’emittente araba "al Jazeera" manda in onda un video che documenta la diffusione di bibbie, tradotte in pashtoo, da parte dei cappellani al seguito delle truppe statunitensi.

6-7 maggio 2009

I due presidenti, Karzai e Zerdari, volano a New York per assicurare "piena collaborazione" al governo americano ed ottenerne in cambio la promessa di appoggio e nuovi finanziamenti. Gli effetti sono immediati. A Farah, la polizia spara contro i dimostranti che protestano contro la strage del 4 maggio e l’evangelizzazione forzata, ferendone diversi. Da parte sua l’esercito pakistano, appoggiato dai droni americani, intensifica l’offensiva nello Swat e nel Buner, mediante bombardamenti aerei: cento persone sarebbero state uccise in un solo giorno, talebani a dire dell’esercito, civili secondo i profughi, il cui esodo assume aspetti massicci – centinaia di migliaia si aggiungono agli sfollati della scorsa estate, fino a raggiungere i 2 milioni- e drammatici. L’Onu denuncia "un disastro umanitario"; cui si aggiunge – secondo notizie fornite da "The News"- un traffico di bambini ad opera di personaggi che si aggirano tra i profughi in fuga. Per contro, l’opinione pubblica del paese si divide e diversi gruppi, fra i quali la Lega di Nawaz Sharif, appoggiano per la prima volta l’offensiva anti- talebana, forse per effetto di alcuni fatti abnormi, come la diffusione di un video che mostra una ragazza frustata per ‘condotta immorale ’.

11 maggio 2009

Mentre si susseguono le dimostrazioni contro lo stragismo e l’occupazione militare del paese, il comando americano in Afghanistan replica alle denunce sul probabile impiego di fosforo bianco contro i civili (vedi nota 14 marzo) cercando d’incolparne la guerriglia.

16 maggio 2009

Incuranti delle proteste della popolazione, gli americani fanno strage nel villaggio pakistano di Khesoor, al confine con l’Afghanistan, colpendo una madrassa: 25 le vittime. Eccidio ‘sospetto ’ a Peshawar dove una bomba colpisce uno scuolabus, uccidendo 4 bambini ed altre 6 persone, decine i feriti.

19 maggio 2009

Presso Lashkargah, nel sud Afghanistan, un raid Nato uccide almeno 8 civili, per ritorsione ad un attacco talebano. La guerriglia a sua volta ha ucciso altrettanti agenti, in 3 diversi attentati.

22 maggio 2009

Il giornalista Tahir Ali descrive su un settimanale pakistano, ripreso da "Peacereporter", un crimine di guerra commesso dall’esercito che, catturati 9 talebani nella zona di Maidan (Basso Dir), li ha lanciati da un aereo su Shamozai, nello Swat. I Talebani divulgano un Cd contenente la decapitazione di collaborazionisti.

25 maggio 2009

Il governatorato di Nimroz, provincia afgana al confine con l’Iran, ordina la distruzione di migliaia di libri sciiti, con la motivazione di "tutelare l’unità nazionale". L’esempio è seguito, nei prossimi giorni, dal presidente Hamid Karzai che fa gettare in un fiume oltre 1000 libri stampati in Iran "offensivi verso i sunniti". I Talebani rivendicano alcuni attentati, fra cui l’uccisione del reggente di Umni, nella provincia di Paktika, ed un attacco che ha ucciso 3 soldati e 3 civili nella provincia di Kapisa, non distante dal lager di Bagram. Scontri si verificano al confine col Turkmenistan.

27 maggio 2009

A Lahore (Pakistan), nel centro, un assalto simultaneo ad una caserma della polizia ed al quartier generale dell’Isi provoca 300 feriti ed almeno 30 morti, fra i quali 8 funzionari dei servizi. Anche nel Waziristan inizia la riscossa talebana con il rapimento di un grosso numero di cadetti dell’esercito. Quest’ultimo annuncia nelle prossime ore la presa di Mingora, capitale dello Swat, e dell’altura strategica Bing Baba Ziarat.

Maggio 2009

In un cablo inviato a Washington, svelato a fine 2010 dal sito "Wikileaks", l’ambasciatrice Anne W. Patterson riferisce che le autorità pakistane rifiutano di permettere agli esperti americani l’accesso ai siti nucleari allo scopo di rimuoverne uranio arricchito, con la motivazione che "se i media venissero a sapere della rimozione dell’uranio, la presenterebbero come se gli Usa si stessero portando via l’arsenale nucleare pakistano". Il che evidentemente è un timore fondato.

5 giugno 2009

Mentre si svolge la visita a Islamabad dell’inviato americano Richard Holbrooke, che mercanteggia l’appoggio governativo alla campagna antitalebana (cancellazione del debito pakistano ed ulteriori finanziamenti), nell’alto Dir una bomba fa strage di fedeli sunniti raccolti in preghiera nella moschea di Hayagai Sharqai: attentato di matrice oscura, certamente non talebana. L’esercito continua intanto l’offensiva ed occupa Kalan e Buner, incontrando resistenza. In queste settimane, sono inoltre operati arresti all’interno degli apparati a carico degli elementi ritenuti vicini agli insorti. A Lahore, è stato invece scarcerato Hafiz Saeed, leader di Jamaat ut Dawa, considerata emanazione di Lashkar-e-Taiba.

11 giugno 2009

La stampa americana informa che Casa Bianca e Pentagono hanno sollecitato il comandante in Afghanistan a costituire una nuova struttura speciale, composta da personale a sua scelta, che riferirà al segretario alla Difesa e durerà almeno 3 anni. Informa altresì che, secondo un dossier elaborato da una commissione del Congresso, l’esercito di contractors privati, impiegato nel paese per ogni genere di operazioni, è arrivato a 240.000 unità. Nella giornata di oggi, uno degli attacchi talebani colpisce 3 parà italiani della Folgore, responsabili di rastrellamenti.

21 giugno 2009

Mentre gli Usa proseguono implacabili le operazioni omicide condotte coi drone, la resistenza talebana mette a segno un audace attacco alla base di Bagram, che ospita il più noto lager di prigionieri politici, rinchiusi in condizioni inumane e torturati. Per contro sprigiona due giornalisti, fra i quali David Rohde del "New York Times", la cui cattura era stata tenuta segreta: la versione ufficiale, poco credibile, parla ora di "fuga".

23 giugno 2009

Nel villaggio di Shobikel (Waziristan), un drone americano fa strage al funerale di un giovane talebano, Niaz Wali, assassinato allo stesso modo: non meno di 83 gli ammazzati, secondo fonti afghane, che gli americani nella propaganda riducono alla metà. L’esercito pakistano cerca di smorzare l’effetto del massacro annunciando di aver completato la ‘liberazione’ dello Swat e di gran parte del Malakand. Gli Usa, per i quali le stragi sono routine, realizzano intanto un accordo col Kirghizistan per poter utilizzare ancora la base di Manas, ufficialmente per ‘transito non militare ’ verso l’Afghanistan; praticamente per quello, sia perché mancherà un controllo sia per l’ingente somma sborsata. I Talebani mettono a segno un attentato nella regione di Kunduz contro un convoglio tedesco: 3 soldati uccisi ed un ferito.

29 giugno 2009

A Kandahar, le forze speciali afghane addestrate dagli Usa fanno strage di poliziotti, 10, fra i quali due dirigenti. La confusa spiegazione fornita copre lo scontro esistente nella polizia afghana fra elementi totalmente sottomessi e non. Nei giorni scorsi si è tenuto a Trieste un vertice del G8 sulla guerra afghana, sostanzialmente ripetitivo rispetto al vertice del 31 marzo. Vi emerge che d’ora in poi sarà l’Europa a pagare i fondi (ufficialmente) destinati ai profughi in fuga dalle zone di guerra e la decisione del Pentagono di aumentare almeno di un terzo le forze collaborazioniste afghane, militari e poliziotti.

1 luglio 2009

Gli Usa intraprendono l’operazione ‘Colpo di spada ’, un temibile schieramento di 4000 marines, appoggiato dalla flotta aerea di guerra, finalizzato ad occupare l’Helmand, sterminare i Talebani ed i produttori e commercianti di oppio loro legati, che le forze Nato potranno uccidere a vista (esclusi naturalmente i più numerosi faccendieri che trafficano con l’occidente e sostengono Karzai); infine imporre amministrazioni locali sottomesse. Il comando nel presentare l’operazione ha fatto espresso richiamo allo sterminio di Falluja del 2004. Il primo distretto occupato è il Kanishin. L’operazione è affiancata da quella britannica ‘Artiglio di pantera’ che impegna altri 3000 militari. I Talebani rapiscono in queste ore un marine americano: diffonderanno un video nel quale l’uomo invoca, come sempre invano, la fine dell’occupazione.

10 luglio 2009

L’operazione americana Colpo di spada incontra maggior resistenza del previsto. Piuttosto che impegnarsi in scontri, del tutto impari, la resistenza sceglie attacchi improvvisi e mina le strade: oggi un attacco uccide 8 militari inglesi (184 complessivamente gli uccisi di quel contingente, secondo il "Guardian").

13 luglio 2009

"New York Times" pubblica un servizio sui viaggi della morte dei prigionieri talebani verso i lager, nell’autunno- inverno 2001, rinchiusi in cassoni container ed ivi bersagliati di pallottole o lasciati morire per asfissia, attribuendone però la intera responsabilità all’Alleanza del nord ed al generale Rashid Dostum, attualmente capo delle forze armate di Kabul. Pur essendovi state all’epoca denunce di organismi internazionali e servizi giornalistici su questi crimini (vedi note 19 giugno e 18 agosto 2002) il presidente americano Barack Obama si dice ignaro e, sollecitato dal Congresso, promette un’inchiesta.

15 luglio 2009

Mentre proseguono le operazioni Colpo di spada e Artiglio di pantera, mietendo vittime, occupando prepotentemente il territorio ed accrescendo l’odio della popolazione, uno degli attentati talebani colpisce i parà italiani uccidendo Alessandro Di Lisio e ferendo altri 3. Il contingente italiano ha continuato ad aumentare le forze (altre 500 unità, è terzo per numero) mentre diminuisce l’attività di cooperazione, ormai simbolica; in particolare i militari della Folgore partecipano con altri corpi speciali alle operazioni nell’Helmand (sempre definite "di pace") con rastrellamenti casa per casa e sequestri di sospetti simpatizzanti della resistenza. Muoiono anche 2 marines e 6 paramilitari dell’Isaf.

20 luglio 2009

Il "New York Times" rivela un rapporto riservato dei vertici militari che raccomanda un miglioramento di facciata delle prigioni afghane per politici, caratterizzate da torture e violenze, e relativo sistema giudiziario speciale. Le carceri così come sono, secondo l’ammiraglio Mike Mullen, se da una parte costituiscono un efficace deterrente alla ribellione dall’altra favorirebbero la propaganda ed il reclutamento dei Talebani (ma il presidente Barack Obama ha rimandato di altri 6 mesi la definizione dello stesso lager di Guantanamo, la cui chiusura era data per imminente). Emerge anche un rapporto del consigliere del generale Stanley McChrystal, Kimberly Kagan, che ammette "gli ultimi anni della campagna sono stati un fiasco" e l’opinione diffusa che non sia possibile vincere in Afghanistan: anche se essa ritiene che "il fallimento non è del tutto inevitabile"

26 luglio 2009

Per espresso ordine del Pentagono, è calato il silenzio sui massacri della Nato in Afghanistan: trapela però una strage nell’est dove le forze statunitensi hanno fatto bombardare le case nelle quali si è manifestata ribellione ai rastrellamenti. Si conoscono meglio gli uccisi per mano talebana: un centinaio a fine mese fra britannici e statunitensi nelle due operazioni collegate. A Khost, 8 attentatori hanno attaccato diversi edifici governativi simultaneamente, sacrificando la propria vita. Nel fine mese la resistenza attacca inoltre diversi obiettivi elettorali: convogli che trasportano schede ed urne e candidati alle imminenti presidenziali destinate a riconfermare Hamid Karzai (fra essi è colpito oggi il suo vice tagiko, Mohammad Qasim Fahim, dirigente dell’Alleanza del nord, poi ministro della Difesa rimosso nel 2004 per vari crimini, e l’ex talebano Salam Rocketi: entrambi si salvano). Mullah Omar divulga, anche attraverso "al Jazeera", una lunga direttiva che, fra l’altro, ordina ai resistenti di opporsi alla farsa elettorale, inquadrare nel movimento da lui diretto tutte le formazioni, di evitare in ogni modo l’uccisione di civili, di limitare gli attacchi suicidi ad obiettivi di speciale importanza .

4 agosto 2009

Nella provincia di Kandahar, trapela una strage di bambini perpetrata da un aereo Nato: almeno 4 i morti, spacciati dal comando per "insorti che seminavano mine"; il giorno dopo, gli "insorti" sono contadini falciati mentre caricavano cetrioli su un furgoncino. Altre persone muoiono per una mina talebana. Centinaia di persone sarebbero morte in questo modo nel sud afghano ma la popolazione ne incolpa i soldati occupanti, come attestano le testimonianze raccolte da Emergency nell’ospedale di Lashkargah. La resistenza attacca, a Kabul, con razzi accompagnati da colpi di mortaio, il quartiere Wazir Akbar Khan, la zona verde che ospita banche, ambasciate, forze di occupazione ed hotel per faccendieri ed agenti stranieri: non vi sarebbero vittime ma la dimostrazione che la resistenza "può arrivare dappertutto", come dice la rivendicazione. Un attacco suicida è sferrato nella provincia di Zabul, contro un convoglio dei servizi afghani (5 morti).

7 agosto 2009

A Zanghra (Waziristan) fra gli ammazzati dai droni americani - sulla maggior parte dei quali è calata la coltre di silenzio raccomandata dal Pentagono - vi è Baitullah Mehsud, uno dei capi di Tehrik-e-Taliban; vittime anche la moglie ed un altro parente. Il comando viene assunto dal figlio nemmeno trentenne, Hakimullah. Verso la fine luglio, si è parlato della morte di Saad bin Laden, figlio di Osama, che ricoprirebbe da tempo un ruolo mediativo fra la resistenza, talebana e qaedista, e l’Iran sciita.

14 agosto 2009

A Kabul, la resistenza attacca per la seconda volta la zona verde, il palazzo presidenziale ed il quartier generale della Nato. Nei giorni scorsi ha attaccato la polizia nella stessa provincia della capitale; la base spagnola ad Herat; nella provincia di Kunduz, un attentato ha ucciso il capo della polizia locale mentre è sfuggito ad un altro l’ex presidente Burhanuddin Rabbani. Il presidente americano Barack Obama promette al generale Stanley McChrystal, preoccupato dall’escalation della resistenza, altri 21.000 soldati per rafforzare l’occupazione.

18 agosto 2009

A Kabul, i Talebani attaccano nuovamente il palazzo presidenziale, la sede centrale della polizia ed una vettura dell’Onu uscita dalla sede della commissione elettorale. Altri attentati sono compiuti nel sud e nell’est del paese: fra i caduti delle forze occupanti, nella sola giornata di oggi, 6 soldati inglesi e 2 americani. Karzai ordina ai giornalisti di censurare gli attacchi, pena l’espulsione, per non compromettere il voto del 20. E’ in pieno corso la compravendita di voti, che si trattano anche nei mercati, ed una notevole quantità di brogli che favoriscono soprattutto il presidente uscente, il quale controlla le commissioni e dispone di ingenti mezzi, provenienti dalle donazioni internazionali e dal traffico di droga. Una delle conferme dei brogli viene dalla Bbc, che ha usato un dipendente afgano come esca.

20 agosto 2009

Si svolgono le elezioni presidenziali, che vedono una scarsa affluenza (il 40% dichiarato in via ufficiale è immaginario), concentrata nei distretti abitati da tagiki, azara e uzbechi mentre nelle zone pashtoon i seggi sono quasi deserti, nonostante gli incentivi in denaro e la protezione assicurata con decine migliaia di soldati e poliziotti. I giornalisti confermano che Kandahar ed Herat, fra le altre, sembrano città fantasma. Dal canto loro i Talebani, che hanno usato vari mezzi di dissuasione, comprese le minacce, compiono nella giornata di oggi 135 attacchi: 25 i caduti a causa degli attentati e della reazione armata dei soldati.

21 agosto 2009

"New York Times" e "Washington Post" rivelano l’arruolamento da parte della Cia di elementi della Blackwater, la società fondata da Erik Prince, in funzione di sicari contro i componenti della resistenza nella zona di frontiera fra Afghanistan e Pakistan, come già in Iraq nel 2004 contro la resistenza sunnita, dove si macchiarono di efferati omicidi di resistenti e di civili. Alla Blackwater, che ha mutato il nome in Xe Service, sarebbe stato affidato anche il caricamento e la gestione di droni. A Kabul intanto, a poche ore dalla chiusura dei seggi, i due principali candidati, Hamid Karzai e Abdullah Abdullah, si dichiarano entrambi vincitori. Karzai ha avuto il sostegno di molti warlord, Ismael Khan, Fahim, il generale Dostum, mentre il rivale ha speso soprattutto il nome del comandante Massud, ucciso dai Talebani, del quale era pupillo.

24 agosto 2009

A Washington, il ministro della Giustizia Eric Holder rende noto il promesso "cambiamento" nel trattamento dei prigionieri politici, fra i quali molti afgani: l’affidamento in futuro degli interrogatori ad una équipe composta da diversi servizi e dislocata presso il Fbi, anziché alla Cia. Il procuratore John Durham ha inoltre iniziato un’inchiesta sulla distruzione dei video dei così detti interrogatori. Sono emersi altri "trattamenti" oltre quelli già noti: minacce di stupro della madre o di altre parenti, di uccisione di figli, trapani elettrici puntati alle tempie per estorcere "confessioni". Il capo della Cia Leon Panetta, indispettito per le emersioni, minaccia di dimettersi se la stampa non cesserà di pubblicarle.

25 agosto 2009

A Kabul, il candidato alle presidenziali Abdullah Abdullah rende noto di avere a disposizione video e fotografie che mostrano scrutinatori riempire urne di schede pre- votate all’apertura di seggi. Le denunce di brogli sfiorano il migliaio, con testimonianze di cassoni interi di schede sostituiti. L’inviato americano Richard Holbrooke chiede un incontro ai due candidati per perorare un secondo turno, e tentare di salvare il salvabile della farsa elettorale. Intanto, a Kandahar, un attentato con autobombe colpisce una società di costruzioni intrecciata al governo e chiacchierata per tangenti e voto di scambio.

Agosto 2009

Il generale statunitense Stanley McChrystal inoltra un rapporto al Pentagono, che trapelerà in settembre, nel quale descrive una situazione peggiorata, dal punto di vista della coalizione, rispetto all’anno scorso causa la vastità dell’insorgenza e la migliore organizzazione dei Talebani. Il generale scrive che la coalizione somiglia a "un toro che continua a caricare e ad ogni attacco si indebolisce per i tagli ricevuti", che l’impiego della potenza aerea "contiene i semi della nostra distruzione se non la useremo in maniera più responsabile". Dopo il rapporto McChrystal avanzerà la richiesta di nuove forze, nell’ordine di decine di migliaia.

2 settembre 2009

A Mehtarlam, a 100 km. da Kabul, i Talebani uccidono in agguato Abdullah Laghmani, dirigente dei servizi segreti collaborazionisti e capo delle operazioni speciali nel sud afghano, col sacrificio di un combattente.

4-5 settembre 2009

Ad Omar Kheil, presso Kunduz, aerei da guerra Nato chiamati dal contingente tedesco sganciano bombe sui civili e sui talebani (pochi o forse nessuno, poiché secondo testimonianze si erano già ritirati) che stanno distribuendo loro il carburante sequestrato alla coalizione: oltre 100 i morti, 150 secondo i Talebani, 30 secondo la Nato. Per rappresaglia, l’indomani, un attentato ad un convoglio tedesco ferisce diversi soldati, ed è sequestrato l’inviato del "New York Times" Stephen Farrell.

9 settembre 2009

Per liberare il giornalista americano Stephen Farrell, le teste di cuoio sparano all’impazzata uccidendo il giornalista afgano suo interprete, Sultan Munadi, e almeno 2 civili. L’azione suscita rabbia dato che, come al solito, la vita degli afghani non è stata tenuta in nessuna considerazione. I Talebani hanno invece colpito nel Kunar, uccidendo 4 marines ed 11 soldati afghani, ed a Kabul, all’aeroporto (che ospita una base Nato) provocando almeno 3 morti e diversi feriti. Nel Waziristan intanto i droni continuano implacabili i massacri, almeno 15 le vittime in due giorni, trapelate a dispetto della censura.

17 settembre 2009

All’aeroporto di Kabul un attentato contro un convoglio italiano causa la morte di 6 parà ed il ferimento di altri 4. Venti i civili uccisi nella sparatoria che ne è seguita, secondo i Talebani che accusano gli italiani di aver sparato all’impazzata; mentre questi ultimi affermano di aver risposto ad un fuoco esterno negando la responsabilità delle morti civili.

24 settembre 2009

Aerei da guerra Nato intervengono per togliere dagli impicci il contingente italiano oggetto di un altro attacco, bombardando indiscriminatamente nei paraggi: secondo la Nato sarebbero invece stati colpiti i soli attaccanti con "una decina di uccisi".

25 settembre 2009

E’ divulgato un messaggio audio di Osama bin Laden che invita gli europei a smarcarsi dalla coalizione "il cui comandante supremo ha in disprezzo i diritti e la vita dei popoli…Gli uomini intelligenti non dilapidano il proprio denaro e la vita dei propri figli per obbedire a una gang di criminali a Washington". La guerra afgana "sarà lunga – continua il messaggio – ma le forze di occupazione atlantiche se ne andranno e allora non resteremo che noi e voi". E’ divulgato anche un video che mostra poliziotti afghani fraternizzare con i Talebani, nella provincia settentrionale di Baghlan, e consegnare loro delle armi. Il comando americano ammette l’uccisione, avvenuta ieri, di 5 suoi soldati, che fa salire il numero di caduti americani a 218 dall’inizio dell’anno, 40% in più rispetto all’anno scorso.

Settembre 2009

Secondo un rapporto dell’Icos, i Talebani avrebbero un controllo di tipo stabile nell’80% dell’Afghanistan e sono presenti in un altro 17%.

1 ottobre 2009

L’Onu rimuove, a richiesta della Casa Bianca, il vice direttore dell’Unama Peter Galbraith, statunitense, che si è rifiutato di avallare la marginalità dei brogli elettorali. "Così l’Onu manda un segnale terribile – commenta Galbraith – Eide /il suo superiore Kai Eide, norvegese NdR/ ha cercato di archiviare gran parte delle frodi. Non voleva per esempio che con gli ambasciatori a Kabul si discutesse dell’affluenza alle urne, che sapevamo essere state bassissime nelle province meridionali, dalle quali invece era arrivato un numero enorme di schede". Intanto, nell’Helmand, uno dei tanti raid Nato ammazza 6 bambini, 3 donne e 4 uomini. La strage è rivelata dal governatore provinciale mentre su altri raid è calato il silenzio.

4 ottobre 2009

Nel Nuristan, i Talebani attaccano due fortini uccidendo 8 marines americani e un numero imprecisato di militari afgani e fanno prigionieri fra questi ultimi, forse alcune decine. Le forze Nato ammetteranno l’uccisione di oltre 100 persone negli scontri che ne seguono, a loro dire combattenti. Nella provincia di Nimroz, ancora ad opera dei Talebani, si diffonde la protesta dei civili per le profanazioni del Corano perpetrate dai soldati.

8-9 ottobre 2009

L’Onu ratifica la richiesta americana di prorogare per un anno la missione di occupazione Nato. A Kabul, un attentato all’ambasciata indiana miete decine di vittime fra guardie e civili nei pressi. Il giorno seguente la Task Force 45 italiana, appoggiata dall’aviazione da guerra statunitense, inseguendo un gruppo guerrigliero, ammazza 30 persone.

10 ottobre 2009

In Pakistan, si susseguono gli attentati in risposta alle operazioni militari. Oggi, a Rawalpindi, un commando penetra sparando nel quartier generale dell’esercito, poi si accampa in un edificio con alcuni ostaggi, attaccato dalle teste di cuoio. Bilancio: uccisi 8 guerriglieri, 8 soldati ed un numero imprecisato di ostaggi. Il 5 ottobre, a Islamabad, un attentatore kamikaze ha ucciso se stesso ed altre 5 persone nella sede dell’Onu. Il 12, vicino alla valle dello Swat, un attentato contro l’esercito causa 41 morti.

12 ottobre 2009

Fra le analisi sulla guerra afgano- pakistana nei paesi occidentali, il quotidiano italiano "La Stampa" pubblica oggi un’intervista allo storico Tariq Ali che commenta la spaccatura degli apparati pakistani: "…in base alle mie valutazioni il 50-60% dei soldati e il 30% degli ufficiali in questo momento non condivide la politica del governo. Ci sono stati casi in cui i soldati si sono rifiutati di sparare sui militanti". Situazione che viene da lontano, dalla "islamizzazione dell’esercito, di coloritura wahabita" voluta negli anni 70-80 dagli Usa per contrastare l’espansione sovietica in Afghanistan, in accordo con i sauditi. Ed ora, "anche se qualche villaggio potrà aver tratto sollievo dall’eliminazione degli islamisti più fanatici, in gran parte del paese si è radicato un odio, un astio, un senso di ribellione contro le politiche imposte dagli Stati uniti che stanno minacciando l’unità del Paese". Commentando quanto è trapelato del rapporto McChrystal (vedi nota Agosto 2009), Tariq Ali osserva: "quello che i suoi generali non dicono in pubblico è che in realtà occorrerebbero mezzo milione di soldati per vincere la guerra. E, aggiungo io, uccidere un milione di civili afgani". L’amministrazione americana ha inviato per intanto, senza pubblicità, altri 13.000 soldati in aggiunta ai 21.000 inviati nella primavera, portando il contingente ad oltre il doppio di quello dislocato dal precedente governo.

15-16 ottobre 2009

Per due giorni consecutivi, incurante della minaccia di querela del ministro Ignazio La Russa, il londinese "Times" pubblica servizi su pagamenti e scambi di favori del contingente italiano con i Talebani nella zona di Sarobi, di Herat ed altre zone a presenza italiana, per assicurarsi la tranquillità; portando a prova fra l’altro la testimonianza di un comandante talebano, Mohammed Ismayel, quella di funzionari afghani ed una reprimenda americana al governo italiano effettuata tramite l’ambasciata a Roma (che non conferma né smentisce). La segretezza di questa prassi, secondo il quotidiano, sarebbe la causa prima dell’attentato che nell’agosto 2008 costò la vita a 10 soldati del contingente francese, preso di sprovvista, mentre neppure i Talebani sarebbero stati avvertiti dell’avvicendamento, pensando così ad una rottura del patto.

17 ottobre 2009

Il presidente americano Barack Obama ha firmato ieri la legge sugli aiuti al Pakistan, condizionati alla prosecuzione dell’iniziativa militare da verificarsi periodicamente: un provvedimento che molti considerano offensivo, anche fra i collaborazionisti. Poche ore dopo l’esercito pakistano sferra un’altra offensiva nel Waziristan, iniziando con bombardamenti massicci su Karkunray, poi con un’offensiva di terra, condotta con 28.000 soldati. Continua la fuga dei civili verso le tendopoli ma, solo nei primi due giorni, sono almeno 60 i massacrati. Non è divulgato il bilancio delle stragi ordinate dagli Usa, conosciamo meglio le risposte dei Talebani pakistani, un crescendo di attentati che alzano il livello della risposta e la capacità di colpire nell’intero paese (anche se alcuni, non rivendicati, di dubbia provenienza. C’è chi pensa ai servizi indiani): a Peshawar, contro la polizia, a Lahore, a Kohat, nel complesso aeronautico e nucleare di Kamra, il 22.

20 ottobre 2009

Per attutire il danno politico provocato dalla farsa elettorale, Usa ed Onu hanno imposto ad Hamid Karzai un secondo turno con il rivale Abdullah Abdullah, abbassando la percentuale di votanti del primo dal 54 al 48% ed elevandola al 32% per il secondo, per altro anch’egli responsabile di brogli. Per lo stesso motivo è anche richiamato l’escluso Peter Galbraith ed annunciata la sostituzione di oltre metà dei funzionari addetti alle operazioni di voto, risultati collusi con le frodi.

26-28 ottobre 2009

Nella provincia afgana di Badghis, precipita un Chinook che trasporta militari americani ed agenti della Dea: incidente secondo il comando Usa, abbattimento secondo i Talebani. Questi, il giorno seguente, tendono un’imboscata a due pattuglie: il bilancio delle due azioni è di 19 soldati e 3 agenti della Dea uccisi. Il 28, a Kabul, entrano in azione militanti muniti di cinture esplosive per attaccare una foresteria che alloggia personale dell’Onu: restano uccisi i 3 attentatori, 5 funzionari e 2 agenti. Nella capitale intanto si susseguono manifestazioni studentesche contro l’occupazione, lo stragismo della Nato e le profanazioni del Corano, nel corso delle quali sono dati alle fiamme fantocci raffiguranti Barack Obama: interviene la polizia sparando e ferendo 12 dimostranti.

28 ottobre 2009

I Talebani pakistani smentiscono la paternità di un attacco stragista che ha provocato decine di vittime in un mercato di Peshawar, in concomitanza con la visita di Hillary Clinton: è la solita strategia americana - afferma il portavoce Mehsud - di compiere stragi di civili cercando di attribuirne la responsabilità alla guerriglia, com’è accaduto fra l’altro all’università, mentre "non è jihad uccidere donne e ragazzi"

1 novembre 2009

A Kabul, Abdullah Abdullah si ritira dal ballottaggio. Gli Usa vorrebbero indirlo egualmente, con un solo candidato, poi si lasciano convincere dall’Onu a proclamare vincitore senza indugi Hamid Karzai, che riceverà l’investitura il 20 novembre in una città blindata, alla presenza dei rappresentanti occidentali. Oltre i brogli, la corruzione, la sottomissione alla Nato, ad accentuare il discredito del presidente, il 28 ottobre "New York Times" ha pubblicato un servizio che documenta la dipendenza dalla Cia di suo fratello, il narcotrafficante Ahmed Wali Karzai. L’Onu, in conseguenza dell’attentato subito il 28 ottobre e delle polemiche elettorali, annuncia il ritiro dei funzionari stranieri: lascia però il personale locale.

4-5 novembre 2009

A Babaji, nell’Helmand, un raid Nato massacra 12 contadini. L’indomani a Lashkargah, capoluogo della provincia, si raduna una folla inferocita per protestare contro il governatore collaborazionista e l’occupazione americana e Nato. Nella stessa provincia, a Nadali, un talebano infiltrato nelle forze di polizia ha aperto il fuoco ad un posto di blocco, uccidendo 5 militari britannici e ferendone diversi altri, riuscendo poi a fuggire. "Abbiamo altri combattenti infiltrati, pronti a fare giustizia" ha annunciato un portavoce della resistenza, rivendicando l’azione.

11 novembre 2009

Il presidente americano Barack Obama, accogliendo le richieste del Pentagono, annuncia l’invio a breve di altri 30- 40.000 soldati per rafforzare l’occupazione dell’Afghanistan e "si aspetta" un aumento del 10% dei contingenti alleati. Rispondono subito positivamente i governi inglese ed italiano, rinvia quello francese, negano i rinforzi la Turchia e la Germania dove lo smascheramento della versione ufficiale sulla strage di civili del 4 settembre a Kunduz ha determinato la rimozione del capo di Sm Wolfgang Schneiderhan, le dimissioni di Franz Yung, già alla Difesa, e del sottosegretario Peter Wichert. I racconti dei soldati tedeschi reduci dall’Afghanistan, riportati dalla stampa, sulle brutalità commesse dalla Nato stanno inoltre accentuando l’ostilità del popolo tedesco verso la continuazione della missione bellica. Peggio in Giappone, dove il nuovo governo presieduto da Yukio Hatoyama ha annunciato di non voler prolungare la missione navale nel mar Arabico a supporto della Nato. Dalla decisione presidenziale invece, le forze americane risulteranno triplicate rispetto a quelle inviate dalla amministrazione repubblicana.

23 novembre 2009

Il settimanale statunitense "The Nation" conferma il ruolo della Blackwater, in Afghanistan come in Pakistan, a fianco delle forze speciali Usa in operazioni sporche, quali l’eliminazione di oppositori politici. Non vi è stata interruzione in questa attività, secondo il settimanale, dal 2002, quando un corpo della società privata fu inviato nella regione dall’amministrazione Bush. I mercenari nel solo Afghanistan supererebbero i 100.000. La stampa americana rende note in questi giorni anche le dimissioni di Philip Carter, responsabile della (rinviata) chiusura di Guantanamo, ufficialmente "per motivi personali".

29 novembre 2009

Alla tv "Al Jazeera", il capo talebano a Kabul Saif Allah Jalili dichiara che i francesi, come gli italiani, hanno tentato di comperarsi la tranquillità, particolarmente nel distretto di Sarobi, con dazioni alla guerriglia locale che avrebbe rifiutato lo scambio. Il newyorkese "The Nation" ha riportato come "fatto notorio" che le forze americane appaltano la protezione dei loro convogli a società private, che a loro volta girano parte del finanziamento alla guerriglia, così "pagando le forze stesse che stanno combattendo".

4 dicembre 2009

Sulla valle di Now Zad, nell’Helmand, si abbatte l’operazione denominata ‘Rabbia del cobra ’ con raid che colpiscono abitazioni ed infrastrutture civili ("retrovie talebane" per la versione ufficiale) mietendo un numero imprecisato di vittime. I droni statunitensi continuano a flagellare altresì la zona confinaria afgano- pakistana, dove l’amministrazione Obama si è resa responsabile in pochi mesi di almeno 70 attacchi condotti con aerei senza pilota (a fronte dei 20 ordinati nel 2008 dall’amministrazione Bush) e sta affinando la capacità offensiva di questi velivoli, con innovazioni quali una maggiore autonomia di volo e la facoltà di inseguire la tonalità preregistrata delle voci umane, al fine di inseguire ed uccidere i leader della resistenza.

15 dicembre 2009

Mentre si apre una improbabile "Conferenza contro la corruzione", i Talebani mettono a segno 3 attentati, a Kabul, nell’Helmand e nella provincia di Paktia, con un bilancio di 17 uccisi, dimostrando ancora una volta di poter colpire in qualunque parte del paese.

19 dicembre 2009

A Kabul, Hamid Karzai presenta il nuovo governo che conferma, per oltre la metà, i vecchi componenti; fra i nuovi ingressi, spicca Zarar Ahmed Moqbel, personaggio legato ai trafficanti schierati col governo, cui è affidata proprio l’Antidroga. Diciassette componenti non otterranno l’approvazione dell’assemblea parlamentare. L’8 dicembre, ricevendo nella capitale la visita di Robert Gates, Karzai ha chiesto agli Usa di incrementare i fondi per l’esercito, colpito dalle diserzioni, "per almeno 15 anni".

26 dicembre 2009

I Talebani diffondono un video che mostra uno dei soldati statunitensi arrestati nell’est afgano indotto a mostrarsi rammaricato per i crimini commessi dal suo paese e ad elogiare i suoi sequestratori per il buon trattamento ricevuto. Sullo sfondo, a marcare la differenza di civiltà, sfilano le famose immagini di prigionieri torturati ad Abu Ghraib ed in altri lager.

30 dicembre 2009

Nella base americana Chapman, nella provincia di Khost, un talebano fattosi ricevere come informatore si fa esplodere uccidendo 5 agenti della Cia e 2 soldati privati della Blackwater.

1-2 gennaio 2010

Presso Bala Murghab, nella regione afgana di Herat, l’aviazione Nato interviene con un raid per trarre d’impaccio i militari italiani della brigata Sassari, sotto attacco da giorni: non si conosce il numero delle vittime afgane. Intanto a Jani Khel , nel distretto di Bannu (Pakistan) un attacco alla tribù collaborazionista Shah Hassan Khel, intenta in una partita di pallavolo, causa 90 morti. Nella regione di frontiera i raid americani hanno continuato a mietere vittime, mentre sono sfuggiti diversi obiettivi dichiarati fra i quali lo sceicco Saeed al Saudi, cognato di Osama bin Laden, e Zuhaib al Zahibi, ritenuto capo della guerriglia.

12 gennaio 2010

In diversi attentati talebani sono uccisi 6 militari Nato, fra i quali 3 statunitensi. Sono continuati gli attacchi anche contro l’esercito collaborazionista: uno, il 7 gennaio a Gardez (Paktia), ha ucciso il comandante locale ed altri 8, mentre l’8 gennaio è attaccato con razzi l’hotel Five stars di Herat, destinato ad ospitare il nuovo consolato statunitense con centinaia di agenti dei servizi. La perdurante censura Nato sui propri eccidi non ha fatto trapelare né le azioni né tantomeno le vittime afgane delle ultime settimane.

18 gennaio 2010

A Kabul, mentre l’assemblea parlamentare respinge per la seconda volta 11 componenti del governo Karzai, un commando talebano intorno alle venti unità attacca i palazzi vicini a quello presidenziale – la sede della compagnia telefonica di Stato, una caserma, l’hotel Serena – ingaggiando battaglia con centinaia di agenti appoggiati da aerei da guerra americani. Il bilancio – incerto - sembra di 6 persone uccise dagli insorti, fra cui 4 soldati, e 7 perdite fra gli attaccanti, alcuni uccisi, altri fattisi esplodere per non essere catturati. Dal Waziristan trapela un’altra strage perpetrata dagli americani mediante i droni, restando indeterminato il numero delle vittime.

21 gennaio 2010

A Islamabad, la visita del segretario americano alla Difesa Robert Gates, finalizzata a convincere il governo pakistano ad impegnare ancora i servizi e le forze armate nella guerra contro i Talebani, si risolve in un insuccesso, causa il costo politico pagato dal paese e dal governo in termini di destabilizzazione ed impopolarità. Gates, con la consueta arma del denaro, avrebbe ottenuto però la perdurante ‘licenza di uccidere ’ per i droni statunitensi.

27-28 gennaio 2010

A Londra si svolge la conferenza dei paesi Nato sull’Afghanistan (e lo Yemen), nella quale è ripresa la vecchia proposta del "perdono" ai talebani che volessero deporre le armi e sottomettersi: l’attuale "campagna acquisti" prevede uno stanziamento iniziale di 500 milioni $. La risposta dei Talebani è un attentato compiuto la vigilia contro la base americana a Kabul ed un comunicato: "La vostra conferenza è una perdita di tempo, l’unica soluzione ai problemi del nostro paese è il ritiro immediato di tutte le truppe di occupazione".

30 gennaio 2010

Nella provincia di Wardak un afgano, assunto come interprete dalle truppe Nato, spara contro di loro uccidendo 2 soldati. Gli americani reagiscono, appoggiati dall’aviazione, uccidendo oltre all’interprete 4 soldati afgani e ferendone 6.

2 febbraio 2010

Nella zona confinaria afgano- pakistana, 31 morti sono il bilancio dell’ultima strage americana trapelata, sempre compiuta con i droni. Altre operazioni e relative vittime sono avvolte dal silenzio, condizione posta dalle autorità pakistane agli Usa per compiere in libertà gli attacchi (vedi nota 21 gennaio).

5 febbraio 2010

Un documento segreto della Cia, recante questa data e svelato nell’estate dal sito Wikileaks (vedi nota Luglio 2010) valuta le conseguenze della generale percezione nel mondo che gli Usa sono "esportatori di terrorismo", causa le occupazioni militari, le stragi di civili, le elezioni truccate, i sequestri di persona a scopo di tortura, il rifiuto di rispettare le regole internazionali, la pretesa di impunità: fatti, tutti quanti, imputabili agli Usa ed ai loro alleati a partire dalle operazioni in Afghanistan ed in Pakistan.

8 febbraio 2010

A Karachi, è catturato Abdul Ghani Baradar, insieme ad altri esponenti dei Talebani afgani: la notizia, inizialmente tenuta segreta, trapela fra qualche settimana. Secondo quanto dichiarerà il rappresentante dell’Onu, Kai Eide, le catture interrompono colloqui, mediati dalla stessa Onu, con i Talebani: se ne può inferire che tali colloqui siano stati ad un certo punto usati come esca per sequestrare Baradar e gli altri mediatori. Saranno invece smentite le uccisioni di Hakimullah Mehsud e di Qari Hussain, capi della guerriglia nella zona frontaliera, notizia diffusa dal comando Usa.

12 febbraio 2010

Forze americane e Nato, 15.000 unità appoggiate dall’aviazione, invadono l’Helmand (operazione Moshtarak). L’inizio è una strage di civili a Maryah ed una pioggia di volantini che invitano alla sottomissione ed alla delazione: chi non obbedirà sarà imprigionato od ucciso, avvertono. Intanto agenti dei servizi si mettono in azione per tentare di corrompere capifamiglia e capitribù in applicazione della così detta "campagna acquisti" rilanciata nella conferenza di Londra. Con una simile strategia, definita "nuova" dalla stampa occidentale, il generale McChrystal afferma di voler "conquistare i cuori e le menti" degli abitanti. Più realistico appare l’obiettivo di riprendere il controllo del narcotraffico nel distretto chiave della produzione di oppio, sottratto da anni di contropotere talebano, a vantaggio degli Usa e dell’entourage di Karzai.

16 febbraio 2010

Alcuni giornalisti indipendenti, che hanno raccolto l’invito della Resistenza a recarsi a Maryah per narrare i soprusi delle forze occupanti, svelano rastrellamenti casa per casa, sequestri di persona e uccisioni di civili (5 nella giornata di ieri, almeno 3 oggi: v. nota 26 febbraio) seguite all’eccidio del 12. Emergency e Croce rossa testimoniano il rifiuto americano a permettere un corridoio umanitario per curare i feriti, che restano quindi bloccati nelle case senza assistenza. Per la censura imposta dalla Nato, le informazioni sono frammentarie: non si conosce il numero dei deportati, dei feriti e degli uccisi. Il grosso della Resistenza è naturalmente evacuato dalla città ma piccoli gruppi di insorti contrastano l’invasione rallentandola, con azioni di resistenza attiva (sarebbero finora 7 i soldati uccisi, fra i quali 4 statunitensi e 1 britannico) e passiva: gli invasori sono accolti dalla popolazione con ostilità, al pari degli emissari del governo Karzai.

20 febbraio 2010

In Olanda, paese Nato, cade il governo Balkenende sul prolungamento della missione in Afghanistan, causa l’uscita dei socialisti che rivendicano il rispetto dell’impegno a ritirare il contingente entro l’estate. Francia e Germania da parte loro non hanno per ora aderito alla richiesta statunitense di inviare rinforzi.

22 febbraio 2010

Aerei da guerra americani colpiscono 3 minibus diretti a Kandahar compiendo l’ennesima strage di civili: 37 le vittime, prevalentemente donne e bambini.

26 febbraio 2010

"Peacereporter" pubblica, sotto il titolo "Lasciateci in pace", un servizio sull’attacco a Maryah: "La gente di Maryah racconta al nostro inviato che l’operazione Moshtarak ha provocato almeno 200 morti tra la popolazione civile e spiegano perché preferiscono essere governati dai talebani" . A Kabul intanto un piccolo commando talebano attacca gli hotel Hamid e Park residence, uccidendo 17 fra poliziotti e stranieri al seguito delle forze di occupazione: fra essi, il dirigente dell’Aise (ex Sismi) Antonio Colazzo.

13 marzo 2010

A Kandahar, in risposta all’annuncio del generale McChrystal della prossima invasione della città, i Talebani sferrano in rapida successione una serie di attacchi, contro il carcere, l’abitazione del fratello del presidente Karzai, il narcotrafficante Ahmed Wali Karzai, il palazzo del governatore, il quartier generale della polizia. Il bilancio provvisorio sarebbe di 35 morti e decine di feriti nell’attacco e negli scontri che ne seguono.

15 marzo 2010

Il "New York Times" dedica un servizio all’esercito di mercenari (così detti "contractors") reclutati per operazioni sporche in Afghanistan, Pakistan ed Iraq che, a dispetto dei cambiamenti promessi dell’amministrazione Obama, hanno continuato ad operare e risultano anzi incrementati. Il giornale si sofferma su una rete di ex agenti Cia, ora remunerati come contractors, guidati dal funzionario del Pentagono Michael D. Furlong ed aventi licenza di uccidere; e sulla "confusione" fra elementi della resistenza e civili negli obiettivi da eliminare, incentivata dalle modalità di pagamento dei mercenari.

21 marzo 2010

Dalla frontiera afgano- pakistana, zona nord occidentale, trapela un’altra strage compiuta dagli Usa con i droni: 8 le persone uccise, non si conosce il numero dei feriti. Sul piano diplomatico, interrotti i contatti mediati dall’Onu con i Talebani dopo la cattura di Abdul Ghani Baradar (vedi nota 8 febbraio 2010), sarebbero invece proseguiti colloqui fra esponenti del governo Karzai e la formazione di Gulbuddin Hekmatyar.

31 marzo 2010

A Kabul, la prima assemblea parlamentare respinge la proposta di Hamid Karzai di assumersi il potere di nomina e quindi il controllo diretto della Ecc, la commissione elettorale istituita dall’Onu, in vista delle elezioni politiche previste per settembre. Il presidente afgano, irritato dalle accuse di corruzione come dalla cattura di Ghani Baradar che ha compromesso i negoziati con i Talebani, suscita un’altra querelle con le forze di occupazione accusando l’Onu e "le ambasciate straniere" di essere stati gli artefici dei brogli elettorali contestatigli in occasione delle elezioni presidenziali del 2009, per poter disporre di un "governo fantoccio". La Casa Bianca si attiva subito per "un chiarimento", ovvero imporgli di rimangiarsi quanto detto.

4 aprile 2010

Schiacciati dalle prove emerse nel corso di un’inchiesta, rappresentanti della Nato ammettono la paternità di una strage di civili compiuta a Khataba, nell’est afgano, il 12 febbraio – vittime fra le altre 2 donne, un’adolescente e due fratelli, uno dei quali agente di polizia – la cui responsabilità avevano cercato di addossare alla guerriglia, estraendo i proiettili dai corpi e depistando. La resistenza afgana non si ferma ma ha altri obiettivi. Fra gli altri, due giorni fa, ha ucciso 3 soldati della coalizione e 5 militari afgani nella provincia di Kunduz e distrutto alcuni mezzi blindati: la Nato ha attaccato un villaggio per ritorsione, ma non ha ammesso di aver avuto la peggio nello scontro, parlando di "fuoco amico".

5 aprile 2010

A Peshawar (Pakistan) un attacco della guerriglia al consolato americano causa alcune vittime tra le forze schierate a difesa dell’edificio, senza poter colpire i diplomatici statunitensi ben protetti all’interno. Un altro attacco a nord della città ha ucciso 42 persone e ferito un centinaio fra i partecipanti ad una manifestazione del partito Awami, il cui collaborazionismo si spinge alla delazione che facilita e indirizza le stragi dei droni statunitensi. Secondo la stampa occidentale negli eccidi perpetrati dagli Usa con questo mezzo sono rimasti uccisi anche guerriglieri, a decine, accanto ai civili.

10 aprile 2010

A Lashkargah, forze afgane e britanniche (queste ultime negano, smentite a loro volta da un video) irrompono nell’ospedale di Emergency alla ricerca di prove di un presunto complotto per uccidere il governatore dell’Helmand, Gulab Mangal, e, dopo aver allontanato il personale, quindi senza testimoni, "trovano" armi. Ne segue l’arresto di 9 addetti all’ospedale, 6 afgani e 3 italiani (i medici Marco Garatti, Matteo Dell’Aira, l’operatore Matteo Pagani) il divieto di circolazione per altri 5 paramedici, il sequestro dei passaporti e dei computer e la chiusura dell’ospedale, con gravi conseguenze per i feriti. Il fondatore di Emergency, Gino Strada, accusa una montatura per "allontanare Emergency da quella zona visto che per anni è stata l’unica presenza occidentale indipendente. Perché è scomoda. Perché ha detto che lì stanno massacrando i civili. Che si è impedito ai civili di raggiungere gli ospedali", da ultimo nell’operazione Moshtarak (vedi note 12, 16 e 26 febbraio; v.a. il precedente dell’arresto di Rahmatullah Hanefi, 19 marzo 2007 e notizie successive). Nei giorni seguenti le autorità dell’Helmand divulgano a mezzo stampa "prove" di colpevolezza inesistenti a carico degli arrestati; mentre il governo italiano, in un primo tempo, rende dichiarazioni ambigue ma poi, specie dopo una vasta mobilitazione a sostegno dell’ong, si attiva per giungere ad una soluzione. Otto arrestati su 9 saranno scarcerati il 18 aprile, scagionati da ogni addebito, ma sarà trattenuto agli arresti un dipendente afgano di Emergency e l’ospedale resterà chiuso per mesi.

12 aprile 2010

All’alba, sulla strada che collega Kandahar ad Herat, soldati Nato sparano contro un autobus falciando sul colpo 4 civili e ferendone altri. Trapelano altri eccidi compiuti a posti di blocco, ma le notizie relative sono confuse. Sirajuddin Haqqani, figlio 30enne di Jalaluddin, in un’intervista divulgata in rete, rassicura che la conquista dell’Helmand sarebbe propaganda occidentale: "Al momento gli occupanti e gli apostati loro alleati sono confinati in alcuni centri mentre il resto del paese è controllato dai Talebani", afferma.

13 aprile 2010

In un’intervista concessa al quotidiano "Il Manifesto", il generale Fabio Mini afferma che la guerra afgana "non va bene sotto il profilo operativo e malissimo sotto quello strategico e politico" e che pare di cogliere un mutamento della missione sotto questo profilo: "tutto il settore al confine con l’Iran pullula di soldati di Isaf e americani…Molti segnali indicano un possibile cambiamento di obiettivo strategico da parte americana: dall’Afghanistan e dai suoi problemi interni si è passati prima al Pakistan, poi al complesso Pakistan e Afghanistan e ora all’Iran sempre rimanendo in Afghanistan…si cerca di far diventare questo paese una base di partenza per una nuova avventura politico- militare con il rischio di far saltare tutta l’Asia centrale e oltre. Spero tanto di sbagliarmi"

15 aprile 2010

La Bbc diffonde alcune testimonianze di prigionieri politici ristretti e torturati nel lager americano occultato nella base di Bagram, soggetti a pestaggi ed umiliazioni, fra le quali la costrizione a danzare fra gli sghignazzi dei secondini prima di vedersi "concesso" il cibo o l’accesso ai servizi igienici, a dispetto delle promesse del presidente statunitense Barack Obama di far cessare torture e trattamenti degradanti.

21 aprile 2010

Presso il confine col Turkmenistan, a Bala Murghab (provincia di Bagdis) il lancio di razzi artigianali contro la base Columbus, che non causano danni né vittime, provoca la risposta delle forze americane che intervengono nei dintorni con mezzi pesanti ed aerei da guerra e poi dichiarano che "è ignoto il numero di eventuali vittime". Nei giorni scorsi sono trapelati in modo incompleto altri scontri: in uno di questi, nel nord del paese, i Talebani hanno ucciso 4 soldati tedeschi, ma non si conoscono le loro perdite, inoltre 10 elementi paramilitari nell’attacco ad una palazzina a Kandahar, e altri soldati della coalizione. Dal Pakistan trapela invece un misterioso eccidio di profughi a Kohat, di cui nessuno assume la paternità (forse un’operazione coperta), l’uccisione invece rivendicata dai guerriglieri di collaborazionisti a� nel Waziristan, di cui sono fatte ritrovare le salme, ed una vasta retata contro la guerriglia nel Bajaur.

2 maggio 2010

In seguito ad un fallito attentato negli Usa, a Times Square, è tratto in arresto un giovane di origini pakistane, Faisal Shahzad, ed inoltre diversi suoi parenti ed amici residenti in Pakistan. Le autorità americane sbandierano l’attentato - in verità compiuto con mezzi del tutto inadeguati – per rilanciare la loro "lotta al terrorismo" . Continuano difatti le stragi, comodamente attuate dagli Usa con i droni. Oramai "al Jazeera" è l’unico mezzo d’informazione che riesca a superare talvolta la stretta censura ordinata dagli Usa (un eccidio è rivelato il 10 maggio, quasi 20 vittime)

12 maggio 2010

A Washington, Hamid Karzai incontra Barack Obama ed il suo entourage per concordare le possibili aperture ai Talebani in vista del riavvio dei negoziati, interrotti dalla cattura di Ghani Baradar. Secondo le indiscrezioni trapelate, la visita non ha prodotto risultati poiché gli Usa pretendono l’umiliazione dei Talebani, l’esclusione dei dirigenti e dei combattenti più in vista dal processo politico e che essi consegnino le armi perdurando l’occupazione; infine, non sono disposti ad annullare l’invasione della provincia di Kandahar, prevista per giugno. Sarebbero disposti a concedere a Karzai, invece,un maggiore suo coinvolgimento nelle trattative.

18-19 maggio 2010

I Talebani rispondono all’escalation statunitense con la campagna di primavera "Fatah" (vittoria). A Kabul, attaccano con un’autobomba guidata da un combattente suicida un convoglio Nato: l’esplosione distrugge una decina di veicoli ed uccide 7 soldati, 5 dei quali americani, ne ferisce altri e provoca la morte, per l’esplosione o la sparatoria che ne segue, di 13 civili nei pressi. Il giorno seguente attaccano il lager di Bagram, con razzi e mitragliatori: per fermarli interviene la flotta aerea, 7 patrioti sarebbero rimasti sul terreno e 10 fra soldati Usa ed afgani restano feriti, qualcuno ucciso. Il giorno seguente, come loro costume, gli americani compiono una dura rappresaglia nei dintorni. Fra gli altri attentati talebani, il 17, alla vigilia dell’invio di rinforzi da Roma (ben 1000 uomini che fanno salire il contingente italiano a oltre 4000), non lontano da Bala Barghab, un altro ordigno ha ucciso 2 alpini, destinati ad operazioni di guerra nella zona confinaria. I Talebani smentiscono il governo italiano, secondo cui l’ordigno poteva uccidere chiunque transitasse, affermando che si trattava invece di un attentato mirato contro il contingente italiano.

22 maggio 2010

Intervenendo all’accademia militare di West Point, il presidente americano Barack Obama "dimentica" la promessa, rivolta precedentemente all’opinione pubblica, di far iniziare il ritiro delle truppe dall’Afghanistan nel 2011, del resto contraddittoria con l’escalation militare senza precedenti attuata dalla sua amministrazione. Intanto, i Talebani sferrano un altro attacco, colpendo con razzi l’interno della base americana di Kandahar, causando danni e colpendo alcuni militari.

29 maggio 2010

Il "Washington Post" fornisce anticipazioni su un piano del Pentagono, già approvato dalla Casa Bianca, che affiancherebbe l’invasione di truppe di terra alla guerra dei droni nella zona confinaria afgano- pakistana: la copertura finanziaria sarebbe fornita dall’incremento di spesa militare per la regione di oltre un miliardo e mezzo appena votato dal Congresso. All’escalation bellica si aggiungerà un centro di coordinamento fra i servizi americani e pakistani, da realizzarsi a Quetta, che affiancherebbe un altro già istituito a Peshawar. Il giornale nota che, oltre a permettere il reciproco accesso alle informazioni, gli Usa potrebbero in questo modo controllare maggiormente il servizio "alleato" che continuano a sospettare, con fondamento, di doppiogiochismo (vedi nota 13 giugno 2010).

Maggio 2010

Nella prima metà del mese, un parassita attacca le coltivazioni di oppio ed i vicini frutteti nelle province dell’Helmand, Uruzgan e Kandahar, "casualmente" le zone con più incisiva presenza talebana, rendendo improduttive le piantagioni per due terzi, mentre il fungo non attacca quelle controllate dai collaborazionisti. Gli Usa, sostenuti dall’Onu, negano la loro responsabilità, smentiti dai contadini che dichiarano di aver visto aerei Nato spruzzare "una polvere bianca". Ciò provocherà, oltre che danni ai Talebani, la fame e con essa nuove vittime civili.

2-5 giugno 2010

A Kabul, si tiene l’assise della Jirga allargata o ‘Jirga di pace’, convocata dal presidente Hamid Karzai per rilanciare la riconciliazione nazionale ed i negoziati interrotti dalla cattura di Abdul Ghani Baradar, l’8 febbraio scorso. Vi partecipano circa 1.500 persone fra rappresentanti eletti, religiosi e capi tribali ma non i Talebani, che accusano Karzai di fare il gioco statunitense (vedi nota 12 maggio 2010) ed anzi accompagnano l’apertura della Jirga con lanci di razzi, che i 12.000 militari mobilitati non riescono ad evitare. Il documento votato dall’assemblea a chiusura dei lavori chiede alle forze Nato ed afgane di riprendere il negoziato e di rilasciare senza indugi i prigionieri politici contro i quali non esistano accuse suffragate da prove certe. A vanificare gli sforzi del presidente afgano interviene non casualmente, il 4 giugno, l’assassinio del mullah Zergay, capo talebano di Kandahar, attribuito ad una squadra della Cia.

3 giugno 2010

A Ginevra, l’incaricato speciale dell’Onu Philip Alston presenta il rapporto commissionatogli sulle "esecuzioni extragiudiziali sommarie o arbitrarie" che mette sotto accusa i così detti "omicidi mirati", ovvero l’esecuzione di avversari sommariamente individuati e la guerra statunitense dei droni, radiocomandati a migliaia di km di distanza da operatori dei servizi segreti, che mietono vittime indiscriminatamente in contrasto con il diritto internazionale anche di guerra. La stima fornita sul numero di "operazioni" così effettuate nella sola zona confinaria afgano-pakistana è di 700 nell’anno 2009, enormemente incrementate dall’amministrazione Obama.

8 giugno 2010

Il tribunale militare speciale di Guantanamo apre il processo contro Omar Khadr, catturato in Afghanistan nel luglio 2002, quando aveva solo 15 anni, con l’accusa di avere ucciso un soldato americano con una bomba a mano ("crimine di guerra" per la legge americana, che prevede il diritto statunitense di uccidere senza ritorsioni). L’ entourage del giovane talebano fa circolare la sua dichiarazione giurata, che il legale non può leggere al processo perché censurata, che accusa torture e trattamenti degradanti, effettuati nel lager di Bagram e poi in quello di Guantanamo, come l’incatenamento mani e piedi appeso al soffitto della cella per 24 ore consecutive, sevizie sulle ferite, interrogatori senza interruzione, minacce di sodomia, nudità forzata e privazione del sonno (vedi da ultimo nota 15 aprile 2010). Nella stessa giornata è diffuso un rapporto della Phr, ong statunitense, che denuncia il coinvolgimento di medici e psichiatri nelle torture praticate dai servizi segreti e dai militari, con ricerche sulla resistenza alle sevizie e al dolore, chiedendo al Congresso americano ed all’Onu se costoro saranno mai chiamati a rispondere per i loro crimini, che disonorano la professione medica.

9 giugno 2010

A Nangahaan (Kandahar), la popolazione è furiosa per l’ennesimo bombardamento di una festa di matrimonio: 39 persone almeno sono state uccise sul colpo, 80 i feriti. Il crimine è tipico degli occupanti, ultimo di una lunga serie, ma i comandi Nato e la stampa occidentale cercano, in omaggio alla censura e disinformazione ordinata dalle autorità americane, di incolparne i Talebani: che hanno tutt’altri obiettivi (vedi nota 20 giugno 2010)

13 giugno 2010

Un rapporto diffuso dalla London School of Economics afferma, sulla base di ricerche ed interviste, che il servizio segreto pakistano Isi continua a fornire assistenza al movimento talebano e vi è coinvolto politicamente, tanto da partecipare alle riunioni della shura di Quetta.

20 giugno 2010

Al Consiglio di sicurezza dell’Onu è trasmesso il rapporto trimestrale sulle attività della resistenza afgana, relativo ai primi mesi dell’anno, che rileva il quasi raddoppio, rispetto al primo trimestre 2009, degli attacchi alle forze Nato (metà dei quali nel sud del paese), l’incremento degli attacchi ed uccisioni di agenti e funzionari con esse collaboranti di 1/3 circa. Ciò prima della campagna di primavera ‘Fatah’, lanciata nel maggio contro l’escalation militare voluta dagli Usa (fra gli ultimi attentati in questo mese spicca l’uccisione di 10 soldati Nato in un solo giorno, l’8 giugno, in diverse parti del paese, l’abbattimento di un elicottero nell’Helmand con la morte dell’intero equipaggio, la distruzione di un convoglio di 30 camion destinato a rifornire le truppe). L’attività talebana avrebbe portato alla ripresa, per gran parte, del controllo di Maryah e costretto i comandi Nato a rinviare l’attacco a Kandahar, previsto per questo mese, a data da destinarsi.

23 giugno 2010

A Washington, convocato alla Casa bianca, si dimette il generale Stanley McChrystal in conseguenza di una serie di affermazioni, rilasciate dal suo entourage e da lui stesso in un’intervista, contenenti critiche pesanti rivolte a diversi membri dell’amministrazione. La faida interna evidenzia un rimbalzo di responsabilità circa l’impantanamento della coalizione in Afghanistan, incapace di vincere nonostante l’enorme sproporzione di forze. Nel solo mese in corso, la resistenza uccide 101 soldati Nato, fra i quali 58 statunitensi. Subentra al dimissionario il generale David Petraeus, già capo del Centcom.

30 giugno 2010

A Washington, la commissione forze armate del Senato ascolta il generale David Petraeus, il quale fa capire che la data del luglio 2011, pubblicizzata dalla Casa Bianca come inizio del disimpegno dal paese, si deve interpretare più come una dichiarazione propagandistica, volta ad accontentare la sensibilità afghana, che come inizio di un ritiro effettivo. Nella strategia del contingente spicca il rilancio delle milizie civili in funzione di controinsorgenza, meccanismo evidentemente diretto anche a troncare le attività di negoziazione con i Talebani volute dal presidente Karzai e dalla Jirga di pace (vedi nota 2-5 giugno), nonché da personalità militari e di sicurezza del Pakistan (il generale Parvez Kayani ed il capo dell’Isi Ahmad Pasha), che voci insistenti danno impegnate a tentare un accordo con i Talebani tramite il clan Haqqani. Contro quest’ultimo Washington sta attuando anche ritorsioni finanziarie.

2 luglio 2010

A Kunduz, nel giorno dell’insediamento del generale David Petraeus, i Talebani attaccano la sede dell’ente statunitense Dai, provocando 5 morti ed oltre 20 feriti. Per tutto il mese, la resistenza colpisce duramente le forze di occupazione: 63 gli statunitensi uccisi (58 in giugno).

9 luglio 2010

Nel Mohmand, i Talebani pakistani compiono un attentato, rivendicato, contro un convegno di elementi collaborazionisti, uccidendone un centinaio. La guerriglia pakistana smentisce invece, e condanna, un attacco ad un tempio sufi che, nei primi giorni del mese, ha causato oltre 40 morti. L’ostinazione dei comandi militari e dei media occidentali a ignorare la smentita rendono lecito ipotizzare un’operazione coperta.

10 luglio 2010

Nella provincia di Paktia, un bombardamento Nato causa una strage di civili nel villaggio di Jani Kiel, cui segue una manifestazione di protesta nel capoluogo.

20 luglio 2010

A Kabul, si svolge la Conferenza internazionale sull’Afghanistan con gli emissari di quasi 70 paesi ed un sostanziale nulla di fatto. Nel documento finale, su input del presidente Karzai, compare il 2014 come data del passaggio dei poteri di sicurezza al governo locale. Quest’ultimo ha dovuto accettare le milizie civili imposte dal generale Petraeus che, già costituite in alcune province (Wardak, Uruzgan) saranno estese e dovranno raggiungere le 10.000 unità.

23 luglio 2010

Nel corso dell’operazione bellica diretta a riconquistare Maryah, Garmsir, Sangin e le altre roccaforti talebane dell’Helmand, la Nato compie una strage di civili a Regey, come le altre negate dai comandi:52 le vittime. Nella stessa giornata due mezzi blindati dell’ambasciata, guidati da elementi della società privata Dyn Corp, investono un mezzo uccidendo 4 civili a bordo. L’esasperazione della popolazione sfocia in manifestazioni, una delle quali si svolge nella capitale Kabul a fine mese: i dimostranti recano foto di bambini insanguinati e gridano ‘morte all’America’

29 luglio 2010

A Lashkargah, riapre l’ospedale di Emergency che ha ottenuto di agire con la autonomia propria dell’associazione. La riapertura è dovuta anche alle sollecitazioni degli abitanti che hanno raccolto firme a migliaia. Da subito le corsie si riempiono di persone ferite nell’operazione di guerra lanciata dalla Nato contro l’Helmand. Contemporaneamente la Mezzaluna rossa chiede invano aiuto per affrontare l’emergenza sfollati che, in fuga dai bombardamenti, si sono rifugiati in gran parte nel capoluogo dell’Helmand: ormai superano i 15.000. Ma le agenzie internazionali hanno smobilitato abbandonandoli al loro destino.

Luglio 2010

Il sito Wikileaks, ripreso da New York Times, Der Spiegel e Guardian, pubblica, sotto il titolo "Diario della guerra afghana", 92.000 files riservati dei servizi americani, la più importante fuga di notizie dall’amministrazione statunitense mai verificata. Diversi fra essi riguardano le stragi di civili operate dalle forze di occupazione, l’attività degli squadroni della morte ed i modi per occultarle entrambe, la disinformazione e le campagne per screditare gli avversari. Alcuni commentatori, fra i quali il Washington Post, notano che questi sono identificati nei Talebani più che in al Qaeda. Emerge dalle informative la preoccupazione per le infiltrazioni della resistenza fra le truppe afghane addestrate, che ha causato fughe di notizie e trafugamento di armi. Emerge anche il ruolo collaterale delle ong occidentali, ma non tutte: in testa alle associazioni sgradite agli occupanti vi è l’italiana Emergency, definita "insopportabile", così da consigliare pressioni sul governo italiano e quello afghano per contrastarla. Un rilevante gruppo di informative riguarda il travagliato rapporto con le autorità pakistane. Su di esse, e particolarmente l’Isi, la Cia ha raccolto diverse prove di doppiogiochismo, dal sostegno ai Talebani afghani a preparativi di veri e propri attentati contro le forze americane.

1 agosto 2010

Si ritira il contingente di occupazione olandese. Il Canada annuncia il proprio disimpegno entro il 2011 ed analoga dichiarazione giungerà nel primo autunno da Parigi.

5 agosto 2010

Nel Kunar, un raid aereo della Nato uccide 28 civili, intenti alla sepoltura delle vittime di un’inondazione. La strage, taciuta dai comandi militari e dall’informazione occidentale, è rivelata da "al Jazeera"

7 agosto 2010

I Talebani rivendicano l’uccisione, compiuta in Nuristan, di 8 missionari cristiani dello Iam, accusati di proselitismo invasivo e spionaggio. Per il Vaticano invece le vittime sono "martiri della fede"

12 agosto 2010

A Wardak, manifesta la popolazione per protestare contro gli americani che, nel corso di un rastrellamento, hanno ucciso 3 giovani e ne hanno sequestrato il padre. I comandi Usa e Nato, come di prassi, negano l’accaduto ma le proteste contro i rastrellamenti si susseguono un po’ dappertutto. In una di queste irruzioni, fortunatamente incruenta, è stata minacciata la famiglia di una giovane donna, Andeisha Farid, attiva nel volontariato a favore degli orfani di guerra. La vicenda è resa nota da Emergency.

24 agosto 2010

Strage Nato nell’Afghanistan orientale, con 40 uccisi e 8 sequestrati, secondo i comandi tutti "insorti". Le forze americane si dedicano poi a reprimere una manifestazione di protesta presso la base di Bagram, sede di un lager per prigionieri politici, sparando ed uccidendo un dimostrante. Altre notizie di eccidi giungono dal Waziristan: il 22 un drone americano ha ucciso 20 persone, talebani secondo il comando, per lo più donne e bambini per le fonti locali; un altro massacro è perpetrato a Wana, centro a forte presenza talebana, nella locale moschea, con 26 vittime: forse un episodio di guerra interreligiosa, forse un’operazione coperta. Altri oscuri attentati si registrano a Lahore e, al confine pakistano opposto, a Quetta (Belucistan, sede di un nuovo centro operativo dei servizi statunitensi e pakistani) dove, il 3 settembre, 53 persone resteranno uccise e altre 200 ferite in una manifestazione a sostegno della resistenza palestinese.

28 agosto 2010

I Talebani attaccano due basi Usa- Nato nella provincia di Khost, Salerno e Camp Chapman, facendo vittime (il cui numero non è verificabile) e danni e però subendo forti perdite: i bombardamenti ritorsivi sono per altro indiscriminati. Intanto scoppia una polemica fra Hamid Karzai e gli Usa dopo che il "Washington Post" ha confermato che diversi membri dell’amministrazione afgana e collaboratori del presidente sono sul libro paga della Cia, facendo il nome di Mohammed Zia Salehi, consigliere per la sicurezza del presidente afgano. Costui fu già arrestato (e subito scarcerato su pressione di Karzai) nell’ambito di un’inchiesta sulla corruzione ed il trasferimento illegale di ingenti somme all’estero.

Agosto 2010

Le alluvioni colpiscono il Pakistan ed alcune zone dell’Afghanistan provocando un numero altissimo di vittime e 20 milioni di senza tetto. Nonostante il disastro umanitario Usa e Nato non fermano la loro guerra contro l’indipendentismo islamico: per limitarsi agli ultimi giorni del mese, nel Kunar, la polizia afgana ha rivelato che aerei Nato hanno ammazzato 6 bambini intenti a raccogliere metalli; l’indomani, altre 5 persone sono state uccise allo stesso modo nella zona frontaliera, la più colpita dalle alluvioni. Gli islamisti dal canto loro ostacolano le organizzazioni occidentali che, recando aiuti, controllano al tempo stesso il territorio: almeno 3 operatori sono stati uccisi. Osama bin Laden, in un messaggio, invita i governi ed i singoli mussulmani a rendersi donatori e volontari per soccorrere la popolazione decimata dalle alluvioni "più ancora che dalla guerra dell’Occidente"

Agosto 2010

L’Onu divulga una stima sulle vittime civili della guerra afghana nel primo semestre dell’anno, 1270, che attribuisce per la maggior parte (quasi 70%) alla guerriglia. I Talebani contestano la stima, il cui criterio di fondo è l’attribuzione alla resistenza di tutte le uccisioni non rivendicate dalle forze di occupazione (molte stragi di civili, le sparatorie effettuate dai mezzi militari attaccati da attentati, le vittime di ordigni disseminati dagli Usa ai tempi della resistenza contro i sovietici, diversi dei quali, ma non tutti, sono riutilizzati contro gli attuali occupanti; e chiede di partecipare ad una commissione indipendente sul grave problema, creando imbarazzo. In occidente prevale infatti la preoccupazione di mascherare i massacri delle forze di occupazione e contemperare gli effetti della pubblicazione di Wikileaks.

9 settembre 2010

Il quotidiano inglese "Guardian" informa che 5 soldati statunitensi in forza in Afghanistan, guidati dagli ufficiali Calvin Gibbs e Geremy Morlock, saranno processati, sulla base di testimonianze di loro commilitoni, per aver costituito uno squadrone della morte che uccide civili afgani ed asporta dai loro corpi dita ed altri "trofei di guerra", ed altri 7 sono imputati di favoreggiamento e depistaggio. Alcune vittime del gruppo sono state individuate in Gul Mudin, seviziato ed ucciso presso Kandahar, e nel mullah Abahdad. I comandi hanno tentato in vari modi di occultare i crimini della squadra, poi hanno rilanciato la tesi delle "mele marce" isolate. Per contro un volume di Bob Woodward in uscita nei prossimi giorni, "Le guerre di Obama", documenta l’esistenza di numerosi squadroni della morte, operanti fra Aghanistan e Pakistan, valutati in circa 3.000 unità. Trapela poi, a fine mese, che Casa bianca e Pentagono hanno ordinato la censura di decine di "foto souvenir" (e vogliono interdirne anche l’uso processuale) di marines che esibiscono scalpi delle loro vittime, seduti sui cadaveri amputati. Si tratta quindi di una macabra routine.

19 settembre 2010

Si svolgono in Afghanistan le elezioni per rinnovare la Wolesi Jirga, accompagnate dalle polemiche ormai consuete per la identificazione dei votanti mediante impronta lasciata da inchiostro lavabile, per le simulazioni di voto in seggi semi deserti, le casse di schede prevotate, i certificati fasulli venduti a migliaia, la candidatura di molti warlord interessati all’immunità. L’affluenza risulta ancora più scarsa della precedente tornata elettorale, circa il 20% secondo rilevazioni sul terreno diffuse da "al Jazeera", mentre fonti governative e Nato divulgano stime al rialzo (40%). Il 20% dei seggi è rimasto chiuso, 25 sono state le vittime di scontri ed attentati ai seggi.

29 settembre 2010

Il capo della Cia, Leon Panetta, giunge a Islamabad (Pakistan) per convincere il governo alleato (restio per non infierire sulla popolazione stremata dalle alluvioni) ad invadere il Waziristan e partecipare più attivamente all’eliminazione degli indipendentisti islamici. Allo scopo sono diramate notizie di fantasiosi progetti di attacchi qaedisti con lanci di ostaggi da torri e campanili, tutti "sventati". La realtà registra una sequela di omicidi perpetrati dalla Cia e la interminabile strage dei droni. Da ultimo, ieri sono stati uccisi nel Waziristan 4 esponenti mussulmani, pochi giorni orsono lo sceicco egiziano Fatah al Misri.

Settembre 2010

Fra le altre piazze mussulmane, diverse città pakistane ed afgane sono investite dalla protesta contro l’ondata islamofobica ripartita dagli Usa (epicentro New York, California e Tennessee), con proclami di odio, falò e dissacrazioni del Corano da parte di integralisti cristiani che contestano una moschea progettata non lontano dalle fu Torri gemelle. Manifestazioni mussulmane con bruciature di bandiere Usa si verificano un po’ dappertutto; a Faizabad, nel nord afgano, le forze militari uccidono un manifestante, altri due sono ammazzati a Baraki Barak, diversi gli arresti.

1 ottobre 2010

E’ scattata l’operazione Usa- Nato "Dragon Strike" contro la provincia di Kandahar che, nella fase iniziale, prevede l’abbattimento di tutti i luoghi sospetti di occultare ordigni o trappole per le forze di occupazione: centinaia di case, fattorie, muretti, interi villaggi, perfino filari di piante saranno rasi al suolo provocando la fuga degli abitanti. Continuano le operazioni anche nelle altre zone. Domani trapela una strage Nato ad Herat, con diverse vittime e 5 "insorti" catturati. Anche la resistenza piazza i suoi colpi: 11 soldati Nato uccisi in 2 giorni, un convoglio di camion destinato al rifornimento delle truppe di occupazione completamente distrutto.

8 ottobre 2010

Aerei americani bombardano il rifugio dove i Talebani nascondono la scozzese Linda Norgrove, uccidendo anche l’ostaggio. Il comando Nato accredita la morte della donna per mano talebana ma è smentito dal governo britannico. Nelle stesse ore un attentato, attribuito a gruppi qaedisti, uccide il governatore di Kunduz ed altre 15 persone presso una moschea. Intanto, negli Usa, un rapporto del Senato conferma che le forze statunitensi in Afghanistan hanno appaltato i servizi di scorta ad agenzie private che sfuggono completamente al loro controllo, diverse delle quali legate proprio ai Talebani.

12 ottobre 2010

Dopo un lungo assedio talebano che ha tagliato loro le vie di collegamento, le forze statunitensi evacuano una base nella provincia di Kunar, subito dopo occupata dai guerriglieri che si appropriano di quanto vi si trova. Due giorni fa, fra gli altri attentati, i Talebani hanno attaccato il contingente italiano (4 militari uccisi ed un convoglio distrutto nel Gulistan, seguito secondo il ministero della Difesa afgano da un bombardamento ritorsivo). Commentando questi fatti, Lorenzo Cremonesi scrive sul "Corriere della sera": "i Talebani sono tornati a sentirsi invincibili come ai tempi delle guerre contro i russi e i mujaheddin". Il governo italiano per altro, subito dopo l’attacco, anziché pensare al rientro come altri (vedi nota 1 agosto), obbedisce alla richiesta americana di accrescere il proprio contingente, che sale così a 4000 unità, poi a 4213 con l’invio di "addestratori": il terzo contingente per consistenza dopo quello statunitense e britannico, il cui controllo si estende a 4 province (Baghdis, Farah, Ghowr, Herat).

17 ottobre 2010

A Roma, si svolge un convegno Nato sull’Afghanistan, cui partecipano rappresentanti sia dei paesi occupanti che limitrofi, compreso il Pakistan; vi assiste come osservatore anche un esponente iraniano. Il generale David Petraeus, comandante delle forze di occupazione Usa- Nato, e l’inviato Richard Holbrooke provvedono a raffreddare le aspettative di un calendario vero per il rientro dei contingenti, come quelle di negoziati con i Talebani ribadendo le precondizioni statunitensi, riassumibili nella resa. Mentre si svolge il vertice, la Cnn divulga la certezza dei servizi che Osama bin Laden, Ayman al Zawahiri ed altri capi di al Qaeda si trovino in Pakistan e che "nessuno di loro vive in una grotta". Con un simile siluro, gli Usa pregiudicano i negoziati intrapresi dal Pakistan, che ha coinvolto il clan Haqqani e le milizie di Hekmatyar ed ha liberato allo stesso scopo Abdul Ghani Baradar, catturato l’8 febbraio (vedi nota).

25 ottobre 2010

A Lashkargah, capoluogo dell’Helmand, l’aviazione Usa compie un raid contro il villaggio di Maigal radendo al suolo una madrassa ed uccidendovi molte persone: 50 secondo i Talebani, almeno 25 secondo il governo provinciale, cifra provvisoria perché gli abitanti del villaggio stanno scavando con mezzi inadeguati fra le macerie per recuperare i corpi; la versione del comando Usa- Nato è di aver "colpito un deposito d’armi e ucciso 15 talebani". Fra gli attentati di questi ultimi, si segnala un attacco alla sede dell’Onu ad Herat che ha ucciso però guardie afgane e gli stessi attaccanti kamikaze, 4, mentre il personale diplomatico è rimasto illeso.

27 ottobre 2010

Il giornale britannico "Guardian" informa che, dopo le rivelazioni di Wikileaks, il ministero della Difesa ha aperto un’inchiesta su 3 unità inglesi che hanno ucciso molti civili afghani, fra i quali bambini, ai posti di blocco ed in altre operazioni. Da parte sua la stampa americana in questi giorni notizia che, secondo i servizi, l’Iran "sta lavorando per seminare zizzania fra il governo Karzai e la.Nato", anche con corposi aiuti in denaro e ciò spiegherebbe la linea ondivaga di tale governo, diversi membri del quale sono sul libro paga della Cia (vedi nota 27 agosto).

3 novembre 2010

Hamid Karzai, che recentemente ha pianto in Tv per le vittime civili e dichiarato di aver messo al bando 8 compagnie straniere per risparmiare sangue afgano, tratta con gli Usa una proroga del loro mandato: la data slitta così alla primavera 2011, mentre il Dipartimento di Stato americano, senza curarsene granché, stanzia a favore delle compagnie private nelle zone di guerra 10 miliardi per il prossimo quinquennio. Intanto il comando Nato annuncia di aver ucciso, durante un bombardamento su Khost, 30 "insorti" fra i quali Naseb Khan, ritenuto un esponente di rilievo del clan Haqqani, coinvolto nelle trattative dal Pakistan (vedi nota 17 ottobre).

13 novembre 2010

La shura di Quetta, facente capo a mullah Omar, rivolge un appello, diffuso dalla stampa afgana, al popolo americano ed ai membri del Congresso nel quale invita a non credere all’ottimismo profuso dai capi militari statunitensi sulle operazioni in Afghanistan: "Nelle aree in cui sono state condotte, la resistenza è cresciuta proporzionalmente – avverte- l’attuale jihad armata non è limitata a gruppi od etnie, ma è una resistenza di popolo di portata nazionale". Un popolo, aggiunge, trascinato nella guerra ("più lunga di quella del Vietnam") con il falso pretesto degli attentati dell’11 settembre 2001 "nel quale i Talebani non hanno avuto alcun ruolo".

18 novembre 2010

Giornata di eccidi causati da bombardamenti Nato: uno nel Kunar, con 40 vittime (tutti "insorti" secondo i comandi), un secondo nell’Helmand, con 18 uccisi nell’abbattimento di una moschea, mentre continua l’operazione "Dragon Strike" contro la provincia di Kandahar (vedi nota 1 ottobre). Ne riferisce, voce solitaria nel generale silenzio, il sito "Peacereporter" che elenca i dati forniti dai governatori dei vari distretti su case e villaggi rasi al suolo, fra i quali Khosrow. Nel sud del paese, informa ancora il sito, il generale Petraeus ha dispiegato colonne di thank Abrams M1, in grado di distruggere una casa e polverizzarne gli abitanti a 2 km. di distanza.

19 novembre 2010

A Lisbona, nel corso del vertice Nato, il presidente americano Barack Obama rimbecca Hamid Karzai che ha risollevato la tragedia delle vittime civili delle operazioni militari, affermando "i nostri ragazzi devono potersi difendere". Ribadisce inoltre, insieme al segretario generale della Nato Rasmussen, che la data del 2014 deve intendersi elasticamente e che nel paese si resterà con "una solida struttura antiterrorismo". Ancora più esplicito, il britannico David Richards rivela un progetto che prevede la permanenza nel paese di forze militari per 40 anni dato che "l’Occidente non può vincere i Talebani e al Qaeda con una guerra, perché non si tratta di uno scontro convenzionale con vincitori e vinti". L’occupazione Nato del paese eguaglia in questi giorni il tempo dell’occupazione sovietica (9 anni e 2 mesi) e si prepara quindi a superarlo per molti anni ancora.

24 novembre 2010

Ancora due eccidi Nato nell’Helmand: uno, effettivamente "mirato", uccide 3 talebani, un secondo uccide 13 persone nel mercato di Kajaki, sospetto di essere luogo di ritrovo degli stessi. Mentre procedono stragi ed uccisioni di combattenti e soprattutto di civili, così non è per le "trattative con i talebani moderati". Il "New York Times" rivela in questi giorni che un presunto esponente degli stessi, tale mullah Mansour, dopo una serie di incontri ad alto livello ed incamerati finanziamenti per centinaia di milioni, destinati ai combattenti per favorirne la resa, si è dileguato con gli stessi. Il governo Karzai ne incolpa gli inglesi, che avrebbero accreditato Mansour come mediatore credibile. Si sarebbe trattato di un truffatore, secondo fonti Nato, o di una beffa dei Talebani, che avrebbero ricavato dai nemici un insperato finanziamento, secondo altri commentatori.

29 novembre 2010

Il sito "Wikileaks" inizia la divulgazione di documenti della diplomazia americana, carpiti in via telematica . Tra i primi files relativi all’Afghanistan alcuni rivelano la preoccupazione statunitense per la tenuta e la fedeltà di Karzai e per il dirottamento degli "aiuti", intascati dal rapace entourage: è citato fra gli altri lo storno effettuato dal vice presidente Ahmed Zia Massoud di 52 milioni $, finiti negli Emirati arabi. Rispetto al Pakistan la preoccupazione è pure sulla tenuta degli elementi filo- Usa del regime (a cominciare dal presidente Zardari, percepito come "debole" e "in balia dei generali") ed una vera ossessione che l’arsenale atomico sfugga al controllo statunitense (vedi nota maggio 2009). Intanto in Afghanistan, nella provincia orientale di Nangarhar, un talebano arruolato nelle forze di polizia apre il fuoco contro i soldati americani, riuscendo ad ucciderne 6 prima di essere a sua volta ucciso.

Novembre 2010

Secondo dati diffusi da "Peacereporter", dal novembre 2009 al novembre 2010 i raid aerei Usa/Nato sono triplicati (circa 30.000 e almeno 850 testate, fra missili e bombe, sono stati sganciati soprattutto sull’Helmand). Evidentemente, constatato il fallimento delle tecniche di infiltrazione ed alleanza con capi tribù tentate dal generale McChrystall, gli Usa sono tornati col generale Petraeus allo stragismo tout court.

3-5 dicembre 2010

Il presidente Barack Obama giunge alla base americana di Bagram (sede altresì del famigerato lager per prigionieri politici), in una visita non preannunciata. Mentre il colloquio con Karzai si limita ad una telefonata, Obama incontra alcuni oppositori del presidente afgano, fra i quali Abdullah Abdullah, cosa che fa ipotizzare un ‘cambio di cavallo ’. Karzai, che per altro non ha alcuna intenzione di farsi da parte, partecipa due giorni dopo alla Conferenza di pace di Kandahar, insieme a ministri, capi distretto e capi tribali. La stampa americana informa intanto della prima condanna nel processo allo squadrone della morte, i marines che uccidevano civili afgani e ne conservavano scalpi e mani come trofei (vedi nota 9 settembre 2010): solo 9 mesi per il sergente Robert Stevens, che non sarà degradato. La condanna, meramente simbolica, legittima il sospetto che le azioni terroristiche fossero coperte dai comandi.

14 dicembre 2010

Ad Ashgabat (Turkmenistan) s’incontrano alti rappresentanti pakistani, indiani ed afgani con il presidente turkmeno per lanciare il progetto ‘Tapi’, il gasdotto (che dovrebbe entrare a regime nel 2015) destinato a portare il gas turkmeno soprattutto ai primi due paesi ed in misura minore (15% circa) a Kabul, il cui governo ricaverà i relativi diritti di transito. Negli Usa, muore l’inviato speciale nella regione, Richard Holbrooke.

16 dicembre 2010

I droni americani fanno strage nella zona confinaria afgano- pakistana, ammazzando almeno 60 persone in 24 ore. Intanto a Washington il presidente Barack Obama, tracciando un bilancio della guerra, rivendica i successi dei raid aerei, che avrebbero ucciso molti combattenti anche nel sud afghano, aggiungendo che si tratta di "vittorie fragili e reversibili se non si attaccano con maggiore determinazione i rifugi talebani in Pakistan". Non bastano agli Usa 60 ammazzati in un giorno? ci si chiede. Il presidente si riferisce probabilmente all’allarme dei servizi sulla "mancata collaborazione" delle autorità pachistane, irritate dallo stragismo americano e dall’accusa, rivolta dalla Cia al capo dell’Isi Ahmed Pasha, di coinvolgimento nella strage di Mumbai del 26 novembre 2008. Nel paese si susseguono manifestazioni antiamericane, non represse lamentano gli Usa, ed un cittadino del Waziristan, la cui famiglia è stata sterminata da un drone, ha denunciato il segretario alla Difesa Robert Gates, il capo della Cia Leon Panetta e il capostazione Jonathan Banks: la rivelazione di questo nominativo è ritenuto dai servizi americani uno schiaffo ritorsivo dell’Isi.

22 dicembre 2010

Nel distretto di Sangin (Helmand) un raid americano uccide 12 persone: talebani secondo la Nato, almeno metà civili per fonti locali. I raid aerei hanno continuato a flagellare l’Helmand e la provincia di Kandahar: a metà del mese sono trapelati eccidi a Mariah, con donne e bambini colpiti "per errore", per un altro errore – questo probabilmente tale- a Musa Qala un bombardamento ha ucciso 4 soldati afgani. Altri eccidi sono attribuiti dalla Nato ai Talebani, che li smentiscono: 14 civili colpiti a bordo di un bus presso Herat, bambini ammazzati in un parcheggio di Kandahar, con la motivazione che i combattenti eserciterebbero così "pressione sul governo afgano". Forse si tratta invece di eccidi statunitensi attribuiti al nemico secondo le sperimentate tecniche di "guerra psicologica".

29-31 dicembre 2010

Negli ultimi giorni dell’anno, i bombardamenti americani privilegiano la zona montagnosa di Tora Bora, le caverne sospette di ospitare combattenti (in uno di questi sono 7 gli uccisi, forse pastori, talebani secondo la Nato) ma non risparmiano il resto del paese. Il 31 dicembre, un attacco talebano ad un avamposto Nato nel Gulistan provoca la morte di un alpino (35° vittima italiana) e 4 afghani cadono nella rappresaglia degli aerei Nato. Secondo i comandi, i quattro uccisi sono combattenti ma come spesso accade ciò è dubitabile, dato che i guerriglieri compiono assalti fulminei, per poi ritirarsi rapidamente. Lo scontro, uno fra i tanti, conferma l’inutilità delle distinzioni fra civili e combattenti uccisi; ed altresì la prassi dei comandi Usa/Nato di delegare agli altri contingenti il presidio di zone a forte rischio, dopo aver fatto terra bruciata con bombardamenti a tappeto. Nell’anno che si conclude sono state quasi 10.000 le vittime afgane della guerra: 7.637 fra civili e insorti (oltre 700 i bambini) , 2113 fra poliziotti e soldati collaborazionisti. I soldati Nato uccisi sono 711 (furono 521 nel 2009). L’incremento delle vittime è dovuto all’escalation voluta dalla presidenza Obama, così come la crescita della resistenza, testimoniata anche dalle mappe dell’Onu delle zone a rischio (l’ultima delle quali tracciata a fine ottobre), allargate rispetto agli anni scorsi.

5 gennaio 2011

La Nato dà il via ad una nuova operazione militare, denominata paradossalmente "Speranza", contro il sud e l’est afgano: durerà un anno e mezzo. Dopo l’annuncio, sull’operazione cala il silenzio. Il governo americano, a dispetto delle promesse di iniziare un parziale ritiro nel corso dell’anno, decide di rafforzare il proprio contingente con 1.400 nuove unità, che diverrebbero presto 3.000. Su "Il Manifesto" di oggi, Manlio Dinucci informa di altre iniziative del Pentagono: la "costruzione (con un investimento di 100 milioni $) del quartier generale delle forze per le operazioni speciali" a Mazar-i-Sharif; e la realizzazione di una "schedatura di massa della popolazione, con la tecnica della identificazione biometrica", prevalentemente mediante "uno scanner che fotografa l’iride dell’occhio, già impiegato per schedare la popolazione di Falluja in Iraq. Sono già stati schedati con questa tecnica circa 400.000 afgani, il cui numero salirà a oltre un milione e mezzo entro maggio…Ciascuno viene classificato come amico o nemico degli Stati uniti, affidabile o sospetto. Così, quando viene fermato e il suo occhio scannerizzato, il suo destino è deciso automaticamente dal database del Pentagono".

9 gennaio 2011

In un’azione di guerra, le forze Nato sequestrano un "leader del distretto di Bakwah" ritenuto legato all’Iran, paese verso il quale si moltiplicano i sospetti di "ingerenza" e intesa con componenti della guerriglia afghana. L’Iran ricambia divulgando i crimini dei marines: fra essi lo stupro di gruppo di 3 bambine afgane, una delle quali sarebbe morta durante le sevizie. La notizia è ripresa il 19 gennaio da "Peacereporter" accompagnata dall’avvertenza che nessuna fonte occidentale l’ ha confermata.

13 gennaio 2011

A Kabul, proseguendo i tentativi di pacificazione, un membro del governo Karzai annuncia di aver avuto assicurazione che i Talebani non si opporrebbero più alla scolarizzazione femminile e che ciò sarà oggetto di accordi zona per zona. I Talebani non confermano né smentiscono l’annuncio. Sul fronte della resistenza, spiccano uccisioni di soldati Nato; un attacco suicida contro agenti dei servizi, mentre transitavano in auto, con 5 morti; un altro attacco kamikaze in un bazar presso Kandahar, che ha ucciso (insieme alla reazione armata) 17 persone: diversi civili ed agenti della polizia speciale anti-talebana avente sede nello stesso edificio.

18 gennaio 2011

A Bala Murghab, un soldato italiano è ucciso da un infiltrato in divisa afgana (non viene specificato se il combattente era stato arruolato o meno), nell’avamposto Highlander. Il governo di Roma- a dispetto di presunte riflessioni del premier Berlusconi sulla utilità della presenza militare "per provare a portare la democrazia" - ha promesso agli Usa l’incremento del contingente, che raggiungerà presto le 4.200 unità. Quanto all’opposizione, per voce dell’eurodeputato Pino Arlacchi (Pd), si ripete ancora la versione "i nostri soldati sono lì per proteggere la popolazione locale…".

21 gennaio 2011

Nel corso dell’operazione Nato "Speranza" (v. nota 5 gennaio) raid aerei uccidono, nella provincia di Nangarhar, 13 o 15 afghani (talebani secondo la versione Nato). Il silenzio copre la più parte delle operazioni, raid e rastrellamenti, che continuano nonostante l’est del paese sia flagellato dalle alluvioni, oltre che dalla guerra, determinandosi una emergenza umanitaria.

27-29 gennaio 2011

A Kabul, inaugurando il 2° parlamento afgano, Hamid Karzai afferma: "Dobbiamo afghanizzare le istituzioni e le elezioni: senza dubbio sarebbero più trasparenti senza interferenze straniere". Ma in questi stessi giorni il presidente afgano sta trattando con gli Usa l’accordo per basi permanenti nel paese (v. nota 10 febbraio 2011). Sul fronte della resistenza si segnala un attacco suicida a Kabul, in un centro commerciale frequentato da stranieri nei pressi dell’ambasciata inglese, che ha provocato 7 morti, e l’uccisione del vice governatore di Kandahar, Abdul Latif Ashna.

7 febbraio 2011

Intervenendo alla conferenza internazionale di Monaco, Hamid Karzai perora lo smantellamento dei Provincial reconstruction team della Nato e la fine del reclutamento di contractors, per non ostacolare il passaggio dei poteri di sicurezza alle forze afgane, che dovrebbe iniziare a primavera, ma non riceve risposte esaurienti. Sul fronte bellico trapela una strage di civili a Baghdis, ad opera della Nato; un attacco suicida a Kandahar contro soldati della coalizione, rivendicato dai Talebani.

10 febbraio 2011

A Kabul, Hamid Karzai dà l’annuncio ufficiale delle trattative con gli Usa per l’insediamento di basi militari durature nel paese, oltre la data del 2014ipotizzata per il ritiro, destinate a "monitorare al Qaeda e i Talebani". Tale concessione dovrà essere ufficializzata dalla Loya Jirga. I Talebani mettono a segno in questi giorni vistose azioni suicide. Nella provincia di Kunduz, un attacco di questo tipo uccide il governatore di Chardara e due persone al seguito. Il 12 febbraio, un commando di 5 combattenti penetra nel quartier generale della polizia di Kandahar ed uccide, col proprio sacrificio, 23 fra agenti e personale Nato; decine di persone restano ferite.

17-20 febbraio 2011

Nel Kunar, distretto di Ghazi, l’operazione Nato c.d. "Speranza" miete la morte fra la popolazione: 64 le vittime, in prevalenza bambini e donne. La strage è confermata dal governatore del Kunar. La versione Nato è la solita, "uccisi decine di talebani" . Versione ripetuta il 20 dopo il bombardamento di una casa di Nangarhar che ha sterminato una famiglia di 8 persone, fra cui bambini. Secondo gli ufficiali americani, sarebbero spesso le famiglie a ferire i loro bambini, ad esempio bruciando loro mani e piedi, per propagandare i crimini della Nato e cercare di fermarne le operazioni. Versione che provoca ira anche fra i collaborazionisti.

1 marzo 2011

Trapela che nel Kunar, nell’ambito dell’operazione "Speranza", un raid Usa ha fatto un’altra strage di bambini, 9, intenti a raccogliere legna. Questa volta la Nato, per voce del generale David Petraeus, offre le scuse. Nella capitale, si svolgono manifestazioni contro la guerra e l’occupazione straniera. E’ riemerso fra gli organizzatori delle proteste un gruppo di sinistra laica, Hambastagi, che estende la protesta pure contro i Talebani.

14 marzo 2011

Presso Kunduz, nel nord afgano, un attentatore talebano penetrato in un centro di reclutamento si fa esplodere uccidendo 37 aspiranti soldati. Alcuni giorni fa nella stessa provincia è stato ucciso il capo della polizia.

17 marzo 2011

Nel Waziristan, un drone americano lancia missili contro una palazzina uccidendo 40 persone. La strage non è casuale: nell’edificio era in corso una jirga di pace fra capi tribali.

20 marzo 2011

Il Pentagono è costretto a porgere altre scuse dopo la divulgazione di "foto souvenir" di marines americani che fanno scempio di corpi di civili afgani ammazzati "per divertimento". Dopo una condanna simbolica (v. 3-5 dicembre 2010), altri 5 delinquenti sono incriminati.

26-28 marzo 2011

Si apprende che le forze di occupazione hanno completato il muro di Kandahar, 80 km. di cemento soffocante per la popolazione, per proteggersi dagli attentati. Continua l’operazione Nato "Speranza" fra devastazioni e stragi : fra le vittime 3 bambini, 2 donne ed altri 2 civili sono uccisi da un aereo nell’Helmand. Il 23 marzo la morte è toccata a 2 minori che lavoravano in un campo, nel Kunar, altri 3 civili sono uccisi a Khost. I Talebani attaccano invece una ditta che lavora per la Nato, il 28, uccidendo 20 addetti e ferendone altri. Agiscono per lo più con la tattica ‘mordi e fuggi’, per non restare intrappolati, con alcune eccezioni. Nel Nuristan occupano il distretto di Wajgal, dopo aver costretto alla ritirata le forze afgane.

1-2 aprile 2011

Esplode la protesta contro le dissacrazioni del Corano, iniziate in Florida con il rogo del testo sacro compiuto da un pastore protestante. A Mazar-i-Sharif la manifestazione sfocia in un assalto alla sede dell’Onu, con un bilancio di 12 vittime: 7 operatori delle Nazioni unite e 5 manifestanti. A Kandahar pure si accendono scontri, con 9 uccisi, e così ad Herat, Kabul ed altre località: ovunque si grida "morte all’America" e se ne bruciano le bandiere. Il bilancio, fra scontri e repressione, porterebbe a 30 le vittime.

7 aprile 2011

Si apprende che forze speciali Usa e afgane hanno fatto irruzione, sparando, nella casa di Abdul Salam Zaeef, impegnato nella trattativa talebani- governo, fortunatamente assente. Nel riferirne, il sito "Peacereporter" riprende la denuncia di Abdul Hakim Mujahid, già inviato talebano all’Onu, al britannico "Guardian": "Riceviamo continuamente denunce di simili raid da parte di membri del Consiglio per la pace", segno che le trattative sono tuttora avversate dagli Usa. Il sito pacifista aggiunge che non funziona nemmeno il c.d. "programma di reintegrazione" di ex ribelli che hanno accettato di deporre le armi; dato che, in mancanza dei fondi promessi, essi tornano per lo più a combattere.

14-16 aprile 2011

Mentre Usa/Nato continuano l’operazione stragista "Speranza" contro il sud- est afgano, in soli 3 giorni, la resistenza talebana ha messo in atto 8 attacchi suicidi contro postazioni militari e di polizia uccidendo fra gli altri il capo della polizia Khan Mojahid. L’ultimo attentato, a Jalalabad, è compiuto da un infiltrato nell’esercito che uccide 10 soldati, 5 dei quali stranieri. Il 18, ne sarà compiuto un altro ancora, ad opera di un commando penetrato all’interno del ministero della Difesa, a Kabul.

22 aprile 2011

Nel Waziristan, un drone americano uccide almeno 25 persone, fra le quali donne e bambini. L’ennesima strage provoca proteste : per giorni migliaia di persone si avvicendano nel blocco dell’arteria dalla quale transitano i convogli statunitensi diretti in Afghanistan.

22 aprile 2011

Su "Peacereporter", nel narrare gli orrori delle operazioni Nato, Enrico Piovesana riporta il racconto di un anonimo ufficiale dei marines al "Washington Post" sull’occupazione del territorio degli Alikozai, nel distretto ribelle di Sangin: "Abbiamo iniziato a impilare cadaveri come ciocchi in una legnaia fino a quando loro hanno detto ‘cavolo, qui stiamo rimanendo in pochi ’. A quel punto i capi tribù hanno accettato un nuovo accordo con il governo". Un altro ufficiale"Questi non li convinci con i progetti e la buona volontà, devi arrivare davanti alla loro porta di casa con due compagnie di Marines e iniziare ad ammazzare gente". Piovesana aggiunge che sono centinaia i giovani Alikozai ammazzati da Usa/Nato e commenta che in modi siffatti si è concretizzato lo slogan del generale McChrystal, "conquistare i cuori e le menti della popolazione" . Due giorni fa, il comando Nato ha comunicato di aver ucciso decine di "insorti" nella provincia di Kandahar.

25 aprile 2011

A Kandahar, dal carcere politico evadono 475 prigionieri attraverso un tunnel, appoggiati dai loro compagni all’esterno. Le ricerche successive porteranno a catturarne solo una quindicina. Intanto il "Guardian" ed altri giornali divulgano stralci di alcuni fra centinaia di documenti, ottenuti direttamente o indirettamente da Wikileaks, riguardo oltre 700 prigionieri nel lager di Guantanamo, moltissimi dei quali detenuti per anni senza alcuna accusa specifica: fra essi figurano anche ottantenni e adolescenti.

27 aprile 2011

A Washington, il generale John Allen è nominato capo delle forze statunitensi in Afghanistan in luogo di David Petraeus, destinato alla Cia (il cui capo Leon Panetta a sua volta sostituirà Robert Gates al Pentagono). Intanto a Kabul, nella base militare interna all’aeroporto, un militare afgano spara ai militari Usa/Nato, uccidendone 8 prima di essere a sua volta abbattuto. I Talebani rivendicano l’azione compiuta da un infiltrato mentre il comando Nato diffonde la versione del "diverbio violento". Ieri, nel corso dei quotidiani bombardamenti sul Kunar, è stato ucciso secondo lo stesso comando un leader qaedista, il saudita Abdul Ghani.

Aprile 2011

A Kabul, verso la metà del mese il premier pakistano Yusuf Gillani , il capo dell’Isi Shuja Pasha e dell’esercito generale Parvez Kayani visitano il governo Karzai ed i corrispondenti capi degli apparati afgani. Argomento dei colloqui riservati, secondo i commentatori, i modi per affrettare il ritiro di Usa/Nato dall’Afghanistan e per riequilibrarne l’influenza con quella pakistana e cinese.

1 maggio 2011

Ad Abbottabad (Pakistan), nei pressi di una caserma di importanza strategica, elicotteri da guerra statunitensi e forze di terra compiono un raid contro un edificio uccidendo persone al suo interno e lasciando devastazione e scie di sangue. Qualche ora più tardi, nella notte, il presidente Barack Obama annuncia che forze scelte dei Navy Seals hanno ucciso Osama bin Laden, che il suo corpo è stato sepolto nell’oceano secondo il rito islamico e che "giustizia è fatta" secondo il mandato a suo avviso ricevuto da Dio. Intanto, in Afghanistan, i Talebani annunciano la campagna di primavera, "Bandar", per liberare il paese dall’occupazione.

2-3 maggio 2011

L’indomani del raid di Abbottabad, affiorano contraddizioni, e su diversi aspetti si susseguono versioni contrastanti da parte americana. 1. L’oceano, dove sarebbe stato sepolto il corpo di bin Laden, dista mille chilometri e il rito islamico non prevede la sepoltura in mare. 2. Gli Usa non sono in grado di fornire alcuna immagine di Osama, né vivo né morto, benché affermino di aver tenuto sotto osservazione l’edificio per mesi. 3. Si contraddicono sulla sorte della famiglia di Bin Laden: dapprima è detto che "non sono stati lasciati testimoni", poi che i morti sono 4 (lo stesso Bin Laden, un figlio ventenne, due guardie del corpo) mentre altri 4 fra donne e bambini sono ancora vivi, poi i viventi diventano 8, tutti affidati ai servizi pakistani. 4. Si dice che Osama ha fatto resistenza insieme alle guardie del corpo e ad una moglie (anzi in un primo tempo che si è fatto scudo del corpo di quest’ultima, notizia smentita e sostituita da quella che la moglie ha aggredito i marines), poi che era disarmato, infine che aveva un solo kalashnikov ma si è combattuto stanza per stanza. 5. Il presidente americano, il segretario di Stato e numerosi dirigenti avrebbero seguito l’azione in collegamento video, e divulgano difatti un’immagine che li riprende intenti alla visione, poi si dice che a causa di un black out essa è stata interrotta per la metà del tempo. 6. Obama e la Clinton affermano inizialmente che il Pakistan ha collaborato all’azione, smentiti dal capo dell’antiterrorismo e dalla Cia secondo cui le autorità pakistane non sono state avvertite per timore di una soffiata, versione cui si adegueranno la Casa bianca e il Dipartimento di stato. 7. Si afferma che i radar pakistani erano spenti, poi che sono stati accecati dalle forze statunitensi: versioni che suscitano perplessità dato che l’azione si è svolta in una zona militare.

4 maggio 2011

Il Consiglio dei diritti umani dell’Onu chiede chiarimenti agli Usa sul raid di Abbottabad. Il governo pakistano, che dopo titubanze ha aderito alla versione della "azione a sua insaputa" e dei "radar accecati", non venendo creduto e pressato dalle opposizioni, alza i toni. Protesta che "questa azione unilaterale non può essere considerata una regola" e chiede agli Usa di sospendere le iniziative non concordate comprese le azioni dei droni. In risposta la Cia ordina al governo pakistano di "fare luce sul network che ha protetto Osama bin Laden", il Congresso ventila la cessazione dei cosiddetti aiuti, 3 miliardi annui, la Casa Bianca si riserva "il diritto di agire in Pakistan per colpire altri terroristi". Alle parole seguono i fatti: un’altra strage in Waziristan con 17 morti, colpiti da un drone a Datta Khel.

6 maggio 2011

In rete, siti islamici divulgano un comunicato di al Qaeda che conferma l’uccisione di Bin Laden : "…Il sangue del santo combattente Osama bin Laden non è stato versato invano e il suo martirio sarà una maledizione che perseguiterà gli americani e i loro agenti dentro e fuori dal loro paese". In Pakistan circola anche una versione diversa, fondata sulla testimonianza di un medico, secondo cui Osama bin Laden è morto alcuni giorni prima del raid americano che sarebbe stato pertanto una messinscena. In questi stessi giorni in diverse piazze pakistane, in Egitto ed altre località si svolgono manifestazioni e commemorazioni di Osama, accompagnate da invocazioni a liberare il Pakistan dal governo sottomesso agli Usa. Non viene invece divulgato l’ultimo messaggio di Bin Laden, che l’emittente "al Arabyia" aveva annunciato come un inno alle rivoluzioni nei paesi mussulmani, sostituito da un audio del 2010.

7 maggio 2011

A Kandahar, nell’ambito della campagna di primavera, i Talebani attaccano in rapida successione gli uffici del governatore, del sindaco, dei servizi e 3 stazioni di polizia, ferendo 31 persone delle quali 2 o più (numeri contrastanti) moriranno. Avrebbero subito 6 perdite, forse kamikaze.

13 maggio 2011

Presso Peshawar (Pakistan), un militante kamikaze attacca un centro militare, Fort Shabdaqar, uccidendo 66 reclute e se stesso. Altri militanti azionano un ordigno telecomandato quando le forze di sicurezza giungono sul posto colpendo a morte 21 agenti. L’attentato è rivendicato da Tehrik e Taliban, come vendetta per l’uccisione di Osama bin Laden e di altri militanti sotto attacco da parte delle forze pakistane e statunitensi.

14-16 maggio 2011

A Islamabad il Parlamento pakistano, sentiti i capi militari e dei servizi, vota una risoluzione che condanna le azioni unilaterali americane; se non cesseranno, aggiunge, "prenderà in considerazione delle contromisure a cominciare dall’interruzione del passaggio dei rifornimenti verso le truppe Nato in Afghanistan". Una visita di John Kerry nella capitale pakistana non allenta la tensione mentre con un drone gli Usa uccidono ancora in Waziristan: almeno 11 le nuove vittime. La Cina sceglie questo momento per indirizzare un messaggio nel quale offre il suo appoggio per la stabilità politica ed economica del Pakistan (vedi nota Aprile 2011).

23 maggio 2011

A Kabul, l’emittente Tolo News, citando fonti coperte dei servizi afgani, divulga la notizia che il capo della resistenza, il mullah Mohammed Omar, è stato ucciso 3 giorni fa mentre si spostava da Quetta verso il Waziristan. I Talebani smentiscono e lo stesso fanno le autorità pakistane. Il generale Hamid Gul, già capo dell’Isi, dichiara: "Non vedo altre ragioni per un simile falso propagandistico se non quella di aprire la strada a nuove operazioni degli Stati uniti sul suolo pakistano". Segue la smentita dei servizi afgani e la curiosa precisazione secondo cui risulta soltanto che "il mullah è scomparso da giorni dall’ultimo rifugio conosciuto"

26-28 maggio 2011

Lo stragismo è la risposta americana alla campagna di primavera dei Talebani. Per rappresaglia alla conquista talebana di alcuni distretti del Nuristan, confermata dalle autorità locali, il 26 i bombardamenti ammazzano 112 persone, prevalentemente civili, seguite da 22 poliziotti e 18 civili nel distretto di Du Ab. Il 28 è la volta di una strage di bambini, 12, e 2 donne nel bombardamento di un’abitazione civile a Nawzad, nell’Helmand. I Talebani rispondono con attentati il più notevole dei quali contro gli uffici provinciali di Takhar, nel nord est: restano uccisi diversi ufficiali afgani e tedeschi intenti in una riunione segreta.e fra essi il capo della polizia Daud Daud, già capo militare dell’Alleanza del nord, mentre riporta ferite il comandante delle forze Nato nel nord afgano, generale Marcus Kneip. I militari tedeschi sparano per rappresaglia sulla folla che assediava la base Nato protestando per le continue stragi, uccidendo almeno 12 persone e ferendone decine.

30 maggio 2011

Ad Herat, un commando talebano penetra nel Prt ed ingaggia battaglia con le truppe italiane. Negli scontri restano uccise 4 persone, 5 i feriti italiani, uno dei quali in fin di vita.

4 giugno 2011

Nel sud Waziristan (Pakistan), droni americani uccidono 9 militanti islamici fra i quali il leggendario Muhammad Ilyas Kashmiri, eroe della resistenza antisovietica e poi capo della guerriglia in Kashmir. Questa volta l’operazione omicida ha goduto dell’assenso non sottaciuto del Pakistan.