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17 giugno 2011

A New York, il Consiglio di sicurezza dell’Onu approva la proposta Usa di dividere la lista nera, comprendente circa 400 fra talebani e qaedisti, in due liste separate. Dalla lista talebana sono depennati 14 nominativi di personalità inserite nella Jirga di pace voluta dal presidente Karzai: fra.essi gli ex ministri talebani Mullah Rahmani e Rahman Haqani nonché Habibullah Fawzi, già ambasciatore talebano in Arabia saudita.

18 giugno 2011

A Kabul, intervenendo ad un convegno, Hamid Karzai riafferma la volontà di trattare con i Talebani ma che “attualmente noi non siamo coinvolti in negoziati . Sono le forze straniere, in particolare Usa, a portare avanti questo processo”. Ad uso della platea aggiunge che le forze Nato “sono qui solo per difendere i propri interessi”. Il portavoce talebano, Zabihullah Mujahid, smentisce il negoziato: “Non abbiamo alcuna trattativa con gli Usa od altre forze”. Conferme sono giunte invece da fonti tedesche riprese da “Der Spiegel”, secondo cui incontri ufficiosi con un emissario del mullah Omar sarebbero stati mediati da Berlino. La Nato continua intanto le sue operazioni nel paese contrastata dalla resistenza: fra gli altri, l’attacco ad una stazione di polizia a Kabul, compiuto da militanti infiltrati fra i poliziotti, provoca una decina di uccisi.

23 giugno 2011

A Washington, il presidente Barack Obama afferma l’intento di ritirare le truppe “entro il 2017” (ma si parlerà in seguito del 2024). Un primo ridimensionamento è previsto entro il 2012, limitato ai 30.000 soldati da ultimo inviati. Dopo il 2012 le unità scenderebbero a 70.000, per diventare 25.000 dopo il 2014 col compito di verificare gli effetti del passaggio dei poteri dalle forze di occupazione a quelle afgane. Secondo alcuni osservatori l’annuncio scontenterebbe il Pentagono che teme la defezione di alcuni alleati ed il disastro. Altri notano che “la surge non è servita ad indebolire i Talebani che si sono anzi rafforzati in nuove zone” (Afghan Analysts Network). All’annuncio americano segue quello del presidente francese Sarkozy del prossimo ritiro di 1000 uomini, circa ¼ del contingente.

25 giugno 2011

A poche ore dall’annuncio del presidente Obama, un oscuro attentato contro un ospedale a sud della capitale fa strage di operatori e pazienti: 37 gli uccisi. I Talebani, completamente estranei all’attacco, mettono in guardia la popolazione contro i colpi di coda degli occupanti che, mentre annunciano un lentissimo disimpegno, cercano di screditare la Resistenza con “una strategia precisa quanto sporca”. Un ritiro così lento non serve a nulla, avvertono ancora i Talebani, “finché non vi sarà un ritiro completo di tutte le forze di occupazione la nostra lotta armata si rafforzerà”

28 giugno 2011

A Kabul, 5 guerriglieri votati al martirio attaccano l’hotel Inter Continental che ospita stranieri e, nell’occasione, una riunione sulla “sicurezza” di governatori ed elementi dei servizi. Decine gli uccisi, secondo la resistenza. Solo 21, compresi gli attaccanti, secondo la Nato che interviene con la flotta di guerra. Poche ore dopo i Talebani liberano i giornalisti francesi Stéphane Taponier e Hervé Ghesquière, rapiti nel dicembre 2009: ignote le contropartite.

Giugno 2011

A Kabul, la Commissione elettorale squalifica per brogli 62 deputati. Solo 9 fra essi, però, saranno rimpiazzati. E’ raggiunto da un mandato d’arresto l’ex governatore di Kabul Bank, ritenuto responsabile di un gigantesco buco per aver concesso prestiti senza garanzie, il quale ritorce le accuse verso elementi del regime beneficiati da tali prestiti.

Giugno 2011

Nel primo semestre dell’anno, risultano aver disertato 24.590 soldati afgani, circa uno su sette.

9 luglio 2011

Léon Panetta, già capo della Cia ed ora del Pentagono, ordina al governo pakistano (oltre che a quello iracheno) di rompere i rapporti con Teheran e con la rete islamista. A sua volta l’ammiraglio Michael Mullen, capo di Sm delle forze statunitensi, accusa Islamabad di concorso nell’omicidio del giornalista Saleem Shahzad, autore di un’inchiesta sui legami fra la rete qaedista e l’Isi, trovato morto il 31 maggio scorso con segni di torture. L’incolpazione del governo sottomesso – ma non del tutto- prelude al taglio di 800 milioni $, circa 1/3 dei versamenti annuali. Islamabad, che ha recentemente fatto arrestare 5 spie della Cia e sospeso la cooperazione con gli Usa nella “lotta al terrorismo” nelle zone tribali, a sua volta accusa gli Usa di violare la sovranità del paese con le continue stragi dei droni, continuate nel Waziristan e non solo. Su indicazione del presidente Obama, “Nobel per la pace”, Panetta sta predisponendo una base “segreta” (per altro fatta trapelare sulla stampa americana) nel Golfo per ospitare i droni omicidi che colpiranno gli oppositori degli Usa in tutta la regione, prescindendo dall’opinione dei governi interessati.

12-13 luglio 2011

A Kandahar una guardia del corpo uccide Ahmed Wali Karzai (fratello del presidente Hamid), uomo della Cia, capo del consiglio provinciale nonché dei narcotrafficanti collaborazionisti. Un duro colpo per la Nato e per Karzai. E’ colpito anche il contingente italiano che perde il caporale Roberto Marchini (40° caduto). Il giorno appresso, i Talebani colpiscono la base Usa di Maidan Wardak ed una caserma Nato di Kapisa. Mentre la resistenza sferra i suoi colpi, continua la strage dei droni statunitensi in Waziristan: 50 vittime in 48 ore.

17 luglio 2011

Nella provincia montagnosa di Bamyan si celebra il primo passaggio di poteri dalla coalizione occupante alle forze afgane, cui per altro la Nato continuerà a “prestare assistenza militare”. Entro fine mese seguono analoghi passaggi di consegne nel Panjshir, a Lashkargah, Mazar i Sharif, Mether Lam, Herat. Mentre si svolge la prima cerimonia i Talebani uccidono l’ex governatore dell’Uruzgan, Mohammad Khan, stretto collaboratore del presidente Hamid Karzai.

27-28 luglio 2011

A Kandahar, un attentato infligge un altro colpo alla coalizione ed al governo Karzai uccidendo il reggente della città, Ghulan Haidar Hamidi. E’ compiuto da un partecipante ad una delegazione che recava l’esplosivo sotto il turbante. A Tirin Kot, nell’Uruzgan, 6 talebani sacrificano la propria vita per assaltare il palazzo del governatore ed il quartier generale della polizia: 23 i morti, decine i feriti. Un altro attacco colpisce i militari italiani al termine di un’azione di rastrellamento nella provincia di Bagdis: muore il 41° italiano, caporale David Tobini.

5 agosto 2011

Mentre sull’Helmand si abbattono i raid Nato, uccidendo anche oggi almeno 8 civili , nell’area di Wardack la resistenza attacca un elicottero Chinook che trasporta 7 soldati afgani e 31 americani dei corpi speciali, 22 dei quali dei Navy Seals responsabili dell’eccidio di Abbottabad. Tutti morti i militari, che tornavano da 2 ore di raid e conseguente scia di sangue afgano. In una conferenza stampa di qualche giorno appresso, il comandante delle forze statunitensi generale John Allen dichiara che un raid aereo avrebbe punito con la morte i talebani autori dell’attentato. Si diffonde ufficiosamente la voce che il razzo che ha colpito il Chinook sia di fabbricazione cinese.

8 agosto 2011

La “Bbc” informa che la magistratura ha incriminato un militare del Royal Regiment of Scotland, “collezionista” di dita dei nemici ammazzati.

19 agosto 2011

A Kabul, i Talebani assaltano la sede del British Council ingaggiando battaglia con le guardie afgane e Nato. Il bilancio è di 15 morti, fra i quali 4 guerriglieri. L’attacco è stato compiuto significativamente nell’anniversario dell’Indipendenza dall’Impero britannico, e nel mentre dallo stesso paese giunge la proposta di smembrare l’Afghanistan in 7-8 piccoli stati, per indebolirne le potenzialità indipendentiste. “Nessuno dividerà la coraggiosa nazione afgana”, è scritto nel sito dell’Emirato islamico di Afghanistan, l’entità che si instaurerà sulle ceneri dell’occupazione straniera, secondo i Talebani.

23 agosto 2011

“Peacereporter” riprende un’intervista resa dal consigliere afgano Rangin Dadfar Spanta al “Telepraph” secondo il quale, mentre si deve ancora perfezionare l’intesa sulle basi militari, la permanenza in Afghanistan di 25.000 militari statunitensi dopo il 2014 (v. nota 23 giugno 2011) durerà per altri 10 anni, fino al 2024, in accordo col presidente Hamid Karzai per facilitare “la sconfitta del terrorismo”. Il sito riporta anche il commento dell’ambasciatore russo a Kabul, Andrej Avetisyan: “Me ne sfugge la logica. Se entro il 2014 il terrorismo sarà sconfitto e tornerà la pace nel paese, non ci sarà bisogno che gli americani rimangano. Altrimenti come potranno poche migliaia di soldati riuscire là dove hanno fallito 150.000?”

26 agosto 2011

Continua la carneficina perpetrata dalla Nato che bombarda Shaki, nella provincia di Logar, per uccidere il guerrigliero talebano Qari Hjran. Sterminata la famiglia che l’ospitava ed altri civili.

30 agosto 2011

AP, ripresa da Peacereporter, diffonde la notizia che una trattativa diretta ad uno scambio di prigionieri (l’ufficiale statunitense Bowe Bergdahl, catturato dai talebani 2 anni fa, e prigionieri talebani nei lager di Bagram e Guantanamo) sarebbe stata vanificata da una fuga di notizie, attribuita ad Hamid Karzai ed al suo entourage, benché proprio il presidente afgano spinga da mesi per simili negoziati.

11-13 settembre 2011

Nella provincia di Wardack, un attacco kamikaze colpisce decine di militari Usa nella base Combat Outpost: nessun morto e solo feriti, secondo il comando Usa, anche uccisi secondo i Talebani, che rivendicano l’attacco aggiungendo “con la nostra impavida resistenza spediremo gli Usa nella pattumiera della storia”. Il 13, è attaccato il quartier generale della Nato a Kabul, comprendente l’ambasciata Usa e le sedi dei servizi, da una piccola pattuglia di combattenti che hanno eluso i check point travestendosi da donne. Due di essi, asserragliati in un edificio dismesso, impegnano le forze speciali e la flotta aerea da guerra per 20 ore. Muoiono 14 persone, fra le quali i 5 attaccanti e 4 poliziotti.

20 settembre 2011

A Kabul un kamikaze, che nascondeva l’esplosivo sotto il turbante, uccide Burhanuddin Rabbani nella sua abitazione, sita nei pressi dell’ambasciata americana. Rabbani, già capo del governo precedente quello talebano, in stretti rapporti con gli Usa, era stato chiamato da Karzai a presiedere il Consiglio di pace, incaricato di trattare con i talebani, in specie quelli disponibili a deporre le armi. I Talebani non commentano l’attentato. Il capo delle forze armate Usa Mike Mullen ne attribuisce la responsabilità – come, almeno in parte, del precedente attacco al quartier generale della Nato del 13 settembre- all’Isi pakistano ed al clan Haqqani, alleato dei Talebani e di al Qaeda. L’accusa è rilanciata da Hamid Karzai.

23 settembre 2011

A Islamabad, il premier pakistano Yusuf Gillani respinge la richiesta americana di far entrare proprie forze speciali nella zona confinaria per eliminare i presunti ideatori dell’attacco del 13 settembre. Poche ore dopo, gli Usa lanciano un drone contro un villaggio, sterminandovi diverse persone; e continuano la “caccia” nei giorni seguenti, fino all’annuncio di aver catturato un comandante militare del clan Haqqani, Haj Mali Khan. La notizia è però smentita dai Talebani.

4 ottobre 2011

A New Delhi, giunge in visita Hamid Karzai per “rafforzare i rapporti bilaterali”. Uno schiaffo per il Pakistan, accusato di aver avuto parte nell’attentato del 20 settembre a Burhanuddin Rabbani.

7 ottobre 2011

Nel decennale dall’aggressione Nato all’Afghanistan, sono molte le ammissioni del disastro provocato al paese e del fallimento della “missione”. Interessanti quelle riportate sul “Manifesto” da Giuliano Battiston, che ha intervistato ex collaborazionisti ed esponenti di ong. Fra gli altri Farid Ehsas, attualmente dirigente del dipartimento per la Riforma amministrativa, così le riassume: “Abbiamo dato il benvenuto /agli Usa/ convinti che ci avrebbero aiutato a costruire una democrazia…Ora invece siamo certi che non guardavano ai nostri diritti ma ai loro interessi: quelli strategici, rispetto all’Iran, alla Cina, all’India, al Pakistan”. Il generale Fabio Mini, intervistato da “Peacereporter”, afferma: “Noi europei ce me torneremo a casa nei prossimi anni senza aver risolto niente, ma gli americani rimarranno a tempo indeterminato, lasciando basi e forze speciali: loro non usciranno mai più dall’Afghanistan…Ne approfittano per piantare degli avamposti contro potenziali nemici regionali e globali, Cina in primis, gettando i presupposti per nuove e ben più rischiose guerre globali. E per rimanerci sono prontissimi a scendere a patti con i Talebani”.

10 ottobre 2011

Unama, la missione Onu in Afghanistan, pubblica il rapporto elaborato sulla base di interviste a circa 380 prigionieri passati dai 47 carceri del paese, che ha accertato la sistematicità di trattamenti degradanti e torture.

14-24 ottobre 2011

Forze Nato e collaborazioniste compiono una vasta operazione contro presunte basi qaediste e della rete Haqqani. Duecento le persone uccise o catturate intorno alla capitale Kabul e nella parte orientale del paese, decine le vittime civili e centinaia i senzatetto. Una strage di civili e presunti insorti è compiuta il 14, nei raid contro la provincia di Faryab.

29 ottobre 2011

A Kabul, un kamikaze talebano uccide 13 soldati americani a bordo di un pulmino. Nel frattempo a Kandahar un altro attentatore, vestito con divisa, elimina 3 soldati australiani delle forze Nato, ed una ragazza kamikaze agisce nella provincia orientale del Kunar, impegnando gli agenti di sicurezza in uno scontro nel quale ne ferisce 5, col proprio sacrificio.

31 ottobre 2011

A Kandahar, la guerriglia compie in successione 3 attacchi, colpendo una ong statunitense (6 uccisi), il capo della polizia locale e la sede dell’Onu (altri 6 uccisi). Muoiono anche 3 attaccanti, dopo aver impegnato le forze di sicurezza in scontri durati diverse ore.

Ottobre 2011

Il “Financial Times” dà notizia di un “memo” recapitato dal presidente pakistano Ali Zardari al capo delle forze statunitensi Mike Mullen, in seguito al blitz contro la casa di Osama bin Laden, richiedente aiuto agli Usa contro il proprio esercito con l’offerta di smantellare la parte dell’Isi invisa al potente alleato. Ne segue una tensione interna fra apparato politico e militare che sfocia nei mesi seguenti in gravi accuse e nella destituzione del ministro della Difesa Khalid Lodhi, vicino al generale Kayani.

2 novembre 2011

Ad Istanbul, si svolge la Conferenza regionale sull’Afghanistan preparatoria della Conferenza indetta a Bonn dall’Onu, per discutere il processo di transizione, la sicurezza e i tentativi di “riconciliazione nazionale”, dei quali non può che registrare la sovrapposizione e l’inconcludenza. Nonostante una conferenza stampa congiunta Karzai- Gillani, neanche i rapporti fra governo afgano e pakistano, sospesi dopo l’attentato mortale a Burhanuddin Rabbani, registrano passi avanti.

9 novembre 2011

Nel distretto di Barmal, la violenta risposta Nato ad un attacco talebano contro la propria base è una strage con 50 vittime, fra attaccanti e civili.

11 novembre 2011

Gli ufficiali statunitensi Calvin Gibbs e Jeremy Morlock, capi di uno squadrone della morte (vedi nota 9 settembre 2010) sono condannati rispettivamente al carcere a vita ed a 22 anni.

16-19 novembre 2011

A Kabul si tiene la Loya Jirga, convocata dal presidente Hamid Karzai per ottenerne l’avvallo del proprio negoziato con gli Usa, che stabilisce il passaggio dei poteri dalle forze Nato a quelle afgane nel 2014 e l’autorizzazione per basi militari americane fino al 2024. La Loya lo approva a maggioranza subordinandolo a diverse condizioni: divieto di raid notturni o condotti con droni, necessità che ogni operazione militare sia autorizzata e congiunta con le forze afgane, divieto di usare le basi per attaccare obiettivi in altri paesi, sottoposizione dei militari statunitensi alla giurisdizione afgana, ricostruzione dei villaggi e delle infrastrutture distrutte. Condizioni difficili da accettare per gli Usa, a partire dalla giurisdizione sui crimini di guerra. Inoltre, la competenza della Loya Jirga ad un simile avvallo è contestata da più parti in quanto essa spetta, secondo la Costituzione, al Parlamento.

23 novembre 2011

Nella provincia di Kandahar, la Nato fa strage di bambini, 6, uccisi insieme ad un uomo nel distretto di Zahri. Quivi è compiuta un’altra strage il 29, con 5 civili uccisi, fra i quali 3 donne.

26 novembre 2011

In Pakistan, a 2 km dal confine con l’Afghanistan, un raid Nato uccide 24 soldati pakistani.

5 dicembre 2011

A Bonn, si svolge la Conferenza dell’Onu sull’Afghanistan per tracciare il bilancio di 10 anni d’intervento e valutare le prospettive. Fallimentare il primo, anche secondo le Ong collaborazioniste invitate, evanescenti le seconde. Difficile parlare di “riconciliazione” senza i Talebani e, per di più, senza il Pakistan che, urtato dall’arroganza statunitense e dall’eccidio dei suoi militari del 26 novembre, ha disertato il vertice e, nei prossimi giorni, sospende i rifornimenti alle forze Nato in transito nel paese.

6 dicembre 2011

A Kabul, nella ricorrenza dell’Ashura, ignoti attentatori fanno strage di pellegrini sciiti presso una moschea, provocando 54 morti e 150 feriti. Contemporaneamente una bicicletta- bomba esplode a Mazar i Sharif uccidendo altre 4 persone. Immediata la dissociazione e la condanna dei due attacchi “inumani ed antislamici” da parte dei Talebani, cui Usa-Nato cercano di addossare le responsabilità. Più verosimilmente si tratta di tentativi di esportare in Afghanistan la guerra civile fra sunniti e sciiti, che tanto ha giovato agli occupanti in Iraq ed altrove.

14 dicembre 2011

La stampa indiana riferisce che i Talebani stanno per aprire una sede diplomatica in Qatar, affidata all’ex ambasciatore Mohammad Zaeef, allo scopo di facilitare una soluzione politica ed il ritiro degli occupanti. L’iniziativa è approvata dagli Usa, secondo la fonte, che riceve conferma da un portavoce del Dipartimento di Stato nel mese di gennaio.

20-21 dicembre 2011

La Nato decreta la continuazione dei raid notturni, indifferente alle proteste di Hamid Karzai e della Loya Jirga contro lo sterminio dei civili provocato da queste azioni. Per protesta chiude i propri uffici il consiglio provinciale di Paktia dopo che un raid ha colpito l’abitazione di un suo funzionario uccidendovi una donna e ferendone altre. Intanto, i Talebani attaccano con un ordigno un convoglio Nato presso Ghazni, uccidendo 7 militari polacchi.

27 dicembre 2011

A Kabul, il presidente Hamid Karzai decide di non rinnovare l’incarico in scadenza a 3 componenti della Commissione dei diritti umani: fra essi, Ahmad Nader Naderi stava per presentare un rapporto sui crimini di guerra commessi nel corso della guerra civile afgana da mujahiddin, attuali sostenitori ed anche componenti del governo. “Non è il momento opportuno” per simili rapporti, è il commento statunitense.

28 dicembre 2011

A Kabul, è siglato l’accordo che assegna alla Cina i diritti di estrazione petrolifera nei giacimenti settentrionali siti nel bacino del fiume Amu. Nella relativa gara i cinesi sono prevalsi sui gruppi occidentali per aver presentato l’offerta migliore, che attribuisce il 70% dei profitti a Kabul, oltre alle tasse, e prevede garanzie occupazionali.

31 dicembre 2012

Nel corso dell’anno, secondo cifre ufficiali, l’aviazione Usa- Nato ha effettuato 35.000 attacchi contro l’Afghanistan.

10 gennaio 2012

E’ fatto circolare in rete un video che immortala un gruppo di marines intenti ad oltraggiare i corpi di afgani uccisi, urinando sopra di loro. Una delle tante, consuete barbarie americane - commenta il portavoce talebano Mujahjd Zabihullah – che peraltro non interromperà l’iniziativa talebana di cercare una soluzione politica al conflitto (v. nota 14 dicembre 2011). I comandi Usa si vedono costretti ad identificare i marines, 4 cecchini del North Carolina il cui battaglione era già indicato dal video.

19 gennaio 2012

Nell’Helmand, dove proseguono le operazioni militari della Nato (senza dati sulle vittime afgane) muoiono 6 militari americani in seguito alla caduta del loro elicottero: attentato per i Talebani, incidente per il comando Usa. Otto i morti anche in un attacco suicida all’aeroporto di Kandahar, gremito di soldati stranieri. Fra le azioni di questo tipo nel corso del mese, si segnala lo scoppio di un’autobomba il 26 gennaio a Laskhargah, che provoca 4 morti e decine di feriti davanti ad una struttura della Nato.

20 gennaio 2012

Nella base di Gwan (provincia di Kapisa) un soldato afgano uccide 4 militari francesi. Il presidente Nicolas Sarkozy reagisce ventilando il ritiro del contingente e, da subito, sospendendo l’attività di addestramento, chiaramente fallimentare a dispetto dei 12 miliardi annui spesi da Usa/Nato a tale scopo. La sequenza di simili episodi dimostra difatti come la resistenza abbia infiltrato egregiamente l’esercito e particolarmente le reclute. Il governo italiano invece, per voce del ministro alla Difesa gen. Giampaolo Di Paola, annuncia che non comincerà alcun ritiro italiano fino a tutto il 2013; e l’intento di eliminare i caveat mantenuti dal precedente governo per “usare ogni possibilità degli assetti presenti in teatro, senza limitazioni”: compreso dotare di bombe gli aerei da guerra Amx.

30 gennaio 2012

Il governo tedesco restituisce a quello afgano 8 statuette del II secolo d.C., trafugate negli anni Novanta. Per altro i pezzi scomparsi dai musei afgani sono stimati in 70.000.

Gennaio 2012

Nei campi profughi presso Kabul e Bagram, abbandonati a se stessi senza cibo sufficiente, medicinali e persino coperte, muoiono per il freddo a decine, soprattutto bambini. Con una mortalità infantile che varia dal 120 al 144 per mille, secondo “Peacereporter”, muoiono nel paese 80 bambini al giorno per fame e stenti, a dispetto di 2000 ong e 3,5 miliardi di “aiuti umanitari” evidentemente dispersi in altre direzioni.

8 febbraio 2012

A Giawa, nella provincia di Kapisa, un raid della Nato fa strage di civili fra i quali bambini intenti al pascolo delle pecore: 8 le piccole vittime. I raid omicidi, per lo più coperti dal silenzio, continuano in diverse province, fra le quali l’Helmand ed il Kunar, dov’è segnalato un altro massacro, e nella zona confinaria. Nel nord Waziristan è annunciata l’uccisione fra gli altri dell’esponente qaedista Badr Mansoor. Fra gli attacchi della resistenza, il 5 febbraio, un’autobomba ha ucciso 9 poliziotti afgani a Kandahar.

16 febbraio 2012

Hamid Karzai giunge in Pakistan per incontri con Ali Zardari, Yusuf Gillani ed altri esponenti allo scopo di svelenire i rapporti (v. note 20 settembre e 4 ottobre 2011) e parlare di commerci e futuri scenari. Un incontro è trilaterale, con la partecipazione del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Si parla anche dell’iniziativa talebana di aprire un ufficio diplomatico in Qatar e dei negoziati, il cui nodo resta l’intento Usa di mantenere basi permanenti e forze speciali in Afghanistan, intollerabile per i Talebani e assai poco gradita agli altri interlocutori.

22 febbraio 2012

Nella provincia di Nangarhar, elicotteri Nato bombardano una scuola femminile uccidendo e ferendo decine di bambine. A Bagram, la “Guantanamo afgana”, l’ennesima dissacrazione del Corano da parte dei militari Usa, col rinvenimento di testi bruciati nell’inceneritore, è la scintilla principale di una vasta protesta contro l’occupazione del paese che dilaga nei prossimi giorni in tutte le province. Folle inferocite assediano basi militari, consolati americani e palazzi governativi invocando la cacciata degli stranieri ed inneggiando al mullah Omar. I militari, asserragliati nelle sedi, sparano sulla folla uccidendo decine di manifestanti e ferendone centinaia. Inutili le scuse del generale John Allen, Leon Panetta e Barack Obama e gli inviti alla calma di Hamid Karzai.

1 marzo 2012

L’Afghanistan è ancora teatro della rivolta contro l’occupazione e di una dura repressione. Il 25 febbraio, a Kunduz, i dimostranti hanno accerchiato anche una struttura dell’Onu. Oggi nella provincia di Kandahar alcuni soldati afgani prendono le parti della rivolta e rivolgono le armi contro i marines uccidendone 2 prima di venire a loro volta eliminati. Lo stesso è accaduto a Nangarhar il 23 febbraio, dopo che i militari hanno aperto il fuoco sulla folla e tirato bombe a mano: ad oggi sarebbero 6 i militari della Nato uccisi dai soldati. I Talebani appoggiano la rivolta con attentati, come quello compiuto il 27 febbraio davanti alla base Usa dell’aeroporto di Jalalabad, con una ventina fra uccisi e feriti. Il 6 marzo, è colpito il contingente inglese nell’Helmand, che perde 6 militari.

11 marzo 2012

Non ancora sedata la rivolta seguita alla dissacrazione del Corano, nottetempo a Panjwai, in provincia di Kandahar, marines americani penetrano in alcune case per ucciderne a freddo gli abitanti, sorpresi nel sonno: 16 le vittime fra le quali 9 bambini. La versione Usa attribuisce la responsabilità dell’eccidio ad un solo militare: un reduce dall’Iraq psichicamente instabile, tale sergente Bales, che viene subito allontanato dal paese. Diversa la versione fornita dalla commissione afgana incaricata di far luce sulla strage: udite le testimonianze, concluderà fra pochi giorni che il commando killer era formato da una quindicina di marines, appoggiati da uno o più elicotteri.

14 marzo 2012

Mentre si susseguono manifestazioni in diverse città del paese contro la strage di Panjwai e l’occupazione, i Talebani annunciano la sospensione dei negoziati e proseguono gli attentati. Ieri, nell’Helmand, un resistente afgano a bordo di un veicolo sottratto ad un militare si è lanciato nella base inglese di Camp Bastion verso la pista sulla quale stava atterrando il capo del Pentagono, Leon Panetta. Karzai alza i toni contro gli Usa ma, nella stessa regione, forze afgane appoggiano quelle britanniche in una pesante offensiva (operazione Nowruz) che sta iniziando contro i villaggi attorno a Grishk diretta a vendicare la uccisione, il 6 marzo, di 6 soldati inglesi. Emergency denuncerà il mancato rispetto perfino del ‘corridoio umanitario’ richiesto per soccorrere i feriti e la violazione degli accordi di Ginevra.

27 marzo 2012

Oltre alla ‘operazione Nowruz’ (v. nota precedente), sono in corso altre 12 operazioni Nato in diverse province del paese (14 vittime accertate, numero certamente in difetto), con bombardamenti, rastrellamenti ed arresti di persone sospettate di simpatizzare con la resistenza. Arresti anche nella capitale, Kabul.

16 aprile 2012

A Kabul, all’alba, la resistenza attacca il palazzo presidenziale, la sede del Parlamento e diverse ambasciate straniere, e fra esse la statunitense e la britannica. Occorrono 18 ore alle forze di sicurezza per neutralizzare ed uccidere i membri del commando, una decina di guerriglieri, mentre restano sul terreno altrettanti soldati afgani, addetti alla sicurezza e 4 civili. Cifre tutte contestate: l’incerto bilancio dell’attacco, che si svolge simultaneamente a Gardez e Jalalabad, rispettivamente contro posti di polizia ed un aeroporto militare, è forse 50 morti.

18 aprile 2012

Mentre è in corso il vertice Nato a Bruxelles, che discute anche dell’Afghanistan, il “Los Angeles Times” pubblica una nuova serie di foto, risalenti al 2010 e riproducenti parà americani in posa macabra e soddisfatta accanto ai corpi straziati delle vittime di un attacco Usa- Nato.

22 aprile 2012

A Kabul, il capo dei negoziatori Rangin Spanta legge al Parlamento l’ennesima bozza d’intesa con gli Stati uniti, ristesura di quella approvata a grandi linee dalla Loya Jirga (v. 16-19 novembre 2011), che prevede una “assistenza” finanziaria a carico dei paesi della coalizione occupante di circa 4 miliardi l’anno dal 2014 al 2024. Ancora indeterminata la presenza militare dopo il 2014, è accluso un protocollo specifico sull’affidamento alle autorità afgane dei prigionieri internati nel lager di Bagram, la cosiddetta Guantanamo afgana, nel mese di settembre.

2 maggio 2012

A Kabul, alla conclusione della visita di Barack Obama nell’anniversario del blitz di Abbottabad, vari attacchi provocano 8 morti.

4-6 maggio 2012

Bombardamenti Usa- Nato fanno strage di civili nell’Helmand, distretto di Sangin, dove muoiono una donna ed i suoi 5 bambini, poi nelle province di Kapisa e Baghdis, con altre 18 vittime civili fra i quali altri bambini.

13-14 maggio 2012

Pesanti bombardamenti Nato in diverse zone del paese, seguiti da violenti scontri, provocano circa 70 morti, secondo fonti afgane riprese da Emergency. Il 13, viene ammazzato un noto esponente dell’Alto consiglio per la pace, Arsala Rahmani: uccisione che segue quella di Burhanuddin Rabbani (v. 20 settembre 2011) sostituito un mese fa nel ruolo di capo dello stesso Consiglio dal figlio Salahuddin. I Talebani, che compiono attentati nell’ambito della ‘campagna di primavera ’, si dissociano dall’azione formalmente attribuita al ‘Fronte Dadullah’

20 maggio 2012

A Chicago, si apre il vertice Nato sull’Afghanistan che discute il riparto delle spese fra gli alleati: dei 4 miliardi annui promessi per sostenere la presenza militare nel paese ed il traballante governo afgano dopo il 2014, gli Usa intendono spendere meno della metà (1,8) ed imporre la restante contribuzione ai paesi europei, piuttosto restii. Alla vigilia del vertice, il presidente francese François Hollande ha annunciato il ritiro delle truppe entro il 2012. E’ stato preceduto da Australia, Olanda e Canada. L’Italia invece, benché sull’orlo del default, ha promesso presenza militare, assistenza e supporto fin quando richiesti, 120 milioni annui, si è impegnata inoltre ad acquistare dagli Usa missili e bombe per armare i suoi droni da impiegarsi in primis nella guerra afgana.

27 maggio 2012

A Paktika, un bombardamento Nato uccide un’intera famiglia: 8 i morti fra i quali bambini.

2-5 giugno 2012

Droni americani flagellano il Waziristan uccidendo 27 persone in 40 ore. Islamabad protesta inutilmente mentre è ancora bloccata per gli Usa la via pakistana di rifornimenti militari verso l’Afghanistan, chiusa dopo il cosiddetto incidente del 26 novembre 2011. Il 6 giugno gli Usa annunciano che fra i morti vi è Yahia al Libi, ritenuto dirigente qaedista di primo piano.

5-6 giugno 2012

A Logar, un bombardamento Nato fa un’altra strage: 18 i civili uccisi, prevalentemente bambini e donne. La guerriglia risponde con vari attacchi. A Kandahar, un’esplosione uccide 21 persone e ne ferisce altrettante in un hotel che alloggia in prevalenza stranieri contigui alle operazioni militari e funzionari locali.

6 giugno 2012

A Pechino, si apre il summit dello Sco, il Patto di Shangai, cui è invitato Hamid Karzai: premessa per la concessione all’Afghanistan dello status di osservatore permanente finora attribuito ad importanti potenze regionali come Iran, India e Pakistan. Accanto agli aspetti economici (investimenti nelle infrastrutture ed in campo energetico accompagneranno i diritti di estrazione petrolifera e mineraria già acquisiti da Pechino), i media cinesi sottolineano il ruolo di stabilizzazione che la Cina e lo Sco potranno svolgere nel paese, specie dopo il ritiro dei contingenti Usa e satelliti.

7 giugno 2012

Giunto a Kabul, il segretario alla Difesa Leon Panetta dichiara che l’America sta “perdendo la pazienza” con il Pakistan (v. da ult. 2-5 giugno). Da parte sua Barack Obama replica seccamente al commissario Onu Pillay che ha riproposto il problema della violazione dei diritti umani e del diritto internazionale attuato con la ‘guerra dei droni’, sulla base di una lista di persone da eliminare rinnovata periodicamente dai servizi e personalmente approvata dal presidente.

22 giugno 2012

Presso Kabul, sulle rive del lago Qarga, un piccolo commando attacca un hotel di lusso ed uccide una ventina di persone scelte fra diverse decine prese in ostaggio, prima di essere neutralizzato. La rivendicazione è dei Talebani che precisano di aver risparmiato i non collaborazionisti; il comando Usa attribuisce l’azione alla rete Haqqani, la fazione più legata ad Islamabad. Fra gli attentati minori si segnala un attacco rivolto ad una garitta di osservazione ad Adraskan, il 25 giugno, nel quale resta ucciso il 51° militare italiano, Manuele Braj.

8 luglio 2012

La ‘Dichiarazione di Tokyo’ sancisce, fra dichiarazioni retoriche, l’impegno finanziario deciso dagli Usa in Afghanistan (v. nota 20 maggio). E’ in corso l’operazione Nato Shrimp Net (rete per gamberi), lanciata nel giugno e continuata per tutto il mese con bombardamenti aerei e rastrellamenti per sconfiggere la resistenza nella provincia di Farah: decine o centinaia le persone uccise e fra esse militari afgani colpiti da ‘fuoco amico ’. Intervistato dal mensile di Emergency, il colonnello italiano Francesco Tirino conferma la partecipazione degli Amx italiani a tali azioni che definisce “preventive” e “di difesa”; e che si stanno approntando altre operazioni di “messa in sicurezza” nella provincia settentrionale di Baghdis

18 luglio 2012

Mentre continuano nel paese le operazioni Nato contro la resistenza, nella provincia di Samangan i Talebani attaccano e distruggono una colonna di autocisterne, contenenti carburante per le truppe Nato, provenienti dall’Uzbekistan. Via di rifornimento che urta i paesi dello Sco, costosa e malsicura per gli Usa, che hanno dovuto tornare a trattare col Pakistan per riaprire la via più diretta e naturale.

22 luglio 2012

A dispetto delle operazioni Nato, la resistenza continua ed infligge in poche ore 8 perdite agli occupanti: 3 mercenari statunitensi ad Herat, ad opera di un uomo in divisa afgana che viene a sua volta eliminato; e 5 elementi dell’Isaf. Questi ultimi portano a 252 i caduti delle forze di occupazione dall’inizio dell’anno.

4 agosto 2012

Nel corso delle operazioni Nato contro Kabul, Paktika, Balkh, restano uccise almeno 9 persone in un solo giorno. Gli attacchi continuano anche nell’Helmand e nella provincia occidentale di Baghdis. Sempre attiva la partecipazione dell’Italia, il cui Sm Difesa ammette che ieri, a Bala Murghab, è stato attaccato un proprio convoglio che fiancheggiava un’unità americana e che 3 militari sono rimasti feriti.

9 agosto 2012

“Osservatorio Iraq” pubblica, a cura di Anna Toro, analisi e denunce sulla devastazione apportata dalla guerra all’ambiente naturale afgano, uno dei più belli del mondo, con paesaggi mozzafiato ed un bioparco ricco di specie rare: “scimmie, gazzelle, tigri, orsi, leopardi delle nevi e molto altro…Le piogge di munizioni e proiettili, le bombe cluster, i bombardieri B52 e le mine disseminate sul terreno non hanno fatto che continuare a distruggere il paesaggio naturale e la delicata biodiversità del territorio. Tra i dati visibili, ad esempio, la drastica riduzione del numero di uccelli che dalla Siberia passano per l’Afghanistan nella loro migrazione verso le terre a sud del Kazakhistan…Tra le specie a rischio vi sono le bellissime gru siberiane e due specie particolari di pellicani”; e “le splendide Montagne bianche (Safed Koh) dell’Afghanistan orientale, dove gli americani hanno bombardato a tappeto durante la caccia a Bin Laden, sono le più seriamente compromesse”.

15 agosto 2012

La Nato, per più giorni, fa strage di insorti o presunti tali nel Kunar ed in provincia di Herat, dei quali non si conosce neanche il numero. I Talebani invece attaccano contemporaneamente la base ‘Salerno’ a Khost, uccidendovi almeno 11 addetti, un veicolo dei servizi a Jalalabad ed un capo distretto nella provincia di Laghman. L’11-12 agosto hanno colpito agenti a Nimroz, uccidendone 12, e 6 soldati americani in sole 24 ore, in un attentato inquadrabile fra i ‘green on blue’. Il mullah Omar, in uno dei suoi periodici messaggi per incitare la resistenza, esalta proprio questo mezzo come il più destabilizzante per gli occupanti ed inidoneo a determinare vittime civili, rassicurando che “la campagna continuerà fino alla liberazione totale del paese”. Il 18 agosto, è colpito un Black Hawk con la morte di altri 7 soldati Usa, il 22 agosto l’aereo sul quale aveva viaggiato il generale Dempsey, parcheggiato nella base di Bagram, e soprattutto continua l’insider attak.

21 agosto 2012

A Kabul, il ministro dell’Educazione Faruq Wardak presenta i nuovi testi scolastici “riveduti e corretti” con la sparizione degli eventi più significativi: invasione sovietica, guerra civile degli anni Novanta, governo talebano, aggressione Usa- Nato; perché, spiega il ministro, parlare di questi fatti “significa portare la guerra nelle classi, mentre lo scopo dell’istruzione è portare unità, non divisione…”

27 agosto 2012

Viene attribuita ai Talebani un’azione di altra matrice:17 civili uccisi e decapitati in quella che si rivela poi una faida familiare. La propaganda Nato e la stampa sottomessa continuano infatti ad attribuire alla guerriglia tutte le azioni violente non rivendicate. Dieci soldati afgani muoiono invece nell’Helmand ad un check point per ‘fuoco amico’. Intanto la Nato continua ad uccidere nel Kunar: fra le altre vittime un capo della resistenza, mullah Dadullah.

1 settembre 2012

Le operazioni congiunte Nato- forze governative, continuate per tutto l’agosto, sterminano 87 persone in sole 24 ore. Si sono attivate anche milizie miste di militari e mercenari per vendicare l’uccisione di ufficiali afgani collaborazionisti: nella provincia di Kunduz la rappresaglia colpisce 11 vittime civili. Continuano le azioni omicide dei droni anche nel Waziristan pakistano: solo oggi ne restano uccise 15 persone. Intanto il governo di Kabul procede ad un rimpasto: cambiano i ministri alla Difesa ed agli Interni ed il capo dei servizi.

10 settembre 2012

E’ formalizzato il passaggio di gestione, dalle forze di occupazione Usa a quelle afgane, del carcere politico di Bagram dove sopravvivono in condizioni infernali oltre 3000 prigionieri: gli americani però mantengono il controllo dei 60 prigionieri ritenuti più importanti. Tra i fatti rilevanti di questi giorni vi è l’espulsione di 100 soldati afgani, nel tentativo di prevenire il cosiddetto attacco ‘green on blue’ o fuoco amico; e la ripresa delle manifestazioni antiamericane innescata, oltre che dalle stragi operate dagli occupanti, dal film “Innocence of Muslims” - una pellicola provocatoria verso l’Islam - che interessa diversi altri paesi mussulmani.

15 settembre 2012

Nella provincia orientale di Laghman, aerei Nato assassinano 9 ragazze intente alla raccolta di legna in un bosco e ne feriscono altre. La ferocia della Nato, seguita dalle solite inutili “scuse”, rinfocola l’avversione verso gli stranieri ed il consenso verso le azioni talebane: la più significativa delle quali è l’attacco notturno a diverse basi Usa-Nato, con la uccisione di 4 militari satunitensi a Zabul e di 2 inglesi a Camp Bastion dove, ad opera di infiltrati, vengono anche distrutti alcuni cacciabombardieri ed il deposito di carburante. Questi eventi, l’estensione della protesta antiamericana in diversi paesi islamici, l’uccisione in Libia dell’ambasciatore Cristopher Stevens, avvenuta ieri, seguita da un appello di Al Qaeda ad uccidere tutti i diplomatici americani, smentiscono il presidente Usa Obama che, pochi giorni fa, aveva annunciato in un discorso “la guerra sta recedendo in Afghanistan e nel Medio Oriente”

20 settembre 2012

La repressione delle manifestazioni antiamericane, in specie a Kabul, Herat, Mazar-i-Sharif, Kunduz, ha causato l’uccisione di almeno 35 dimostranti, mentre la Nato continua le operazioni omicide nell’Helmand ed in provincia di Kunduz: solo oggi il governo di Kabul riferisce di 19 uccisi e 10 arresti. La Nato annuncia però la sospensione delle operazioni congiunte con le forze afgane in seguito all’infittirsi degli attentati (non solo talebani ma anche dell’Hezb-e-Islami, il movimento guidato da Hekmatyar) e specialmente del cosiddetto green on blue. Fatto significativo che oscura il ritiro del primo contingente Usa (corrispondente al “surge” deciso a fine 2009, circa 30.000 unità): restano nel paese almeno 66.000 militari americani, oltre il doppio di quelli schierati dall’amministrazione Bush.

23-24 settembre 2012

A Kabul, è in visita una delegazione cinese guidata da Zhou Yongkang, per concretizzare con un progetto più preciso l’intesa di partenariato strategico fra i due paesi, che prevede inizialmente un apporto di 150 milioni $ per assistenza tecnica ed aiuti alla ricostruzione. Non si tratta di aiuti disinteressati, dati i grossi investimenti cinesi nell’estrazione di petrolio e nelle miniere afgane, a partire da quella di rame di Aynak. Quivi le ruspe sono temporaneamente bloccate per consentire il completamento delle ricerche su un sito archeologico di enorme valore ed in seguito ad attacchi subiti, che i cinesi tendono ad attribuire alle forze Nato.

24 settembre 2012

A Kabul, una piccola folla protesta contro la fustigazione di 2 ragazzine accusate di rapporti prematrimoniali con i fidanzati. La “giustizia tribale” continua a produrre simili enormità: una 15enne frustata in pubblico nella provincia di Ghazni, a metà settembre, 2 fidanzati fustigati e poi uccisi ad Herat all’inizio del mese, 16 studentesse avvelenate da mani ignote in una scuola superiore della capitale dimostrano che l’oscurantismo e la misoginia non sono una peculiarità dei talebani, come recita la propaganda occidentale. “Tolo Tv” riferisce che il ministero per la questione femminile ha ricevuto 1000 denunce di violenze contro donne nei primi 3 mesi dell’anno persiano: dato inferiore certamente alla realtà dato che la maggior parte delle violenze in famiglia, specie nelle campagne, non viene denunciato.

29 settembre 2012

“Washington Post” riferisce che, nell’ambito del contrasto al ‘green on blue’ (che continua senza tregua: domani 5 soldati americani ne moriranno nella provincia di Maidan, il 1° ottobre altri 3 statunitensi e 7 persone al seguito a Khost, sempre per insider attak), “i soldati afgani riceveranno un manuale per imparare a capire gli americani” e che “quando gli occidentali fanno qualcosa di profondamente insultante, si tratta in realtà di ignoranza culturale per la quale non vale la pena di vendicarsi”

3-4 ottobre 2012

Continua implacabile la pioggia di bombardamenti Nato sulle regioni non sottomesse: 18 assassinati, 17 catturati il 3 ottobre in varie zone, in un’operazione contro le milizie Haqqani, una strage il 4 ottobre con 30 uccisi nella provincia centrale di Maidan Wardak. E continuano i massacri dei droni nel Waziristan, suscitando manifestazioni e proteste. Fra gli attacchi talebani il più significativo è stato compiuto a Khost da un kamikaze infiltrato, che ha ucciso almeno 5 soldati Usa e diversi poliziotti.

15 ottobre 2012

Nel tentativo di placare la rabbia della popolazione, i comandi militari occupanti annunciano inchieste per alcuni crimini perpetrati: 5 marines britannici andranno a processo dopo essere stati ritratti in un video sorridenti accanto ad un afgano agonizzante, un’altra inchiesta è annunciata sull’abuso di alcol e droghe dei soldati e mercenari americani, ancora una volta inchiodati da un video. Le agenzie rimbalzano ogni tanto anche le azioni del contingente italiano, in specie della Taurinense, che bombarda e partecipa ai rastrellamenti. I Talebani continuano i loro attacchi: fra gli obiettivi la base Nato di Paktia, nel sud est, con diversi morti e feriti il 17 ottobre, divulgati dalla stampa locale e negati, come spesso accade, da quella occidentale.

23-26 ottobre 2012

E’ fatto trapelare il rapporto dell’International Crisis Group sulle prospettive del ritiro Usa- Nato. Questo causerà secondo il rapporto occidentale “una crisi devastante” con il rischio del “definitivo collasso del governo di Kabul”. Le cause sono individuate nello sfascio delle istituzioni, nella corruzione (che non vengono fatti risalire alla prolungata occupazione del paese, che necessita di un governo fantoccio e corrotto), l’incapacità di mutuare il processo elettorale occidentale senza accompagnarlo con vistosi brogli (in realtà la popolazione lo giudica comunque estraneo a sé), nella capillare presenza delle milizie tribali (anch’essa ingigantita dall’occupazione). Benché incompleto e a tratti superficiale il rapporto fa infuriare il governo Karzai che apre un’inchiesta sul gruppo. Intanto continuano gli orrori dell’occupazione. In provincia di Logar, un raid Nato uccide 7 bambini intenti a pascolare gli animali: di alcuni non si troveranno i corpi, fatti a pezzi. Il 25, la resistenza mette a segno una serie di attacchi nei quali cadono 4 statunitensi in Uruzgan, 2 inglesi nell’Helmand, un italiano, l’alpino Tiziano Chierotti in provincia di Farah. Il 26, un attacco compiuto da mano ignota uccide decine di persone presso una moschea in provincia di Faryab: fra le vittime diversi agenti e funzionari collaborazionisti e anche diversi civili.

31 ottobre 2012

A Kabul, da settimane, sono in corso manifestazioni e proteste degli studenti contro la decisione governativa di intitolare l’università della capitale a Burhanuddin Rabbani, contestato come uccisore di civili a decine di migliaia e criminale di guerra. Intanto, la commissione elettorale annuncia che le prossime elezioni presidenziali si terranno nell’aprile 2014, 8 mesi prima dell’annunciato ritiro delle truppe di occupazione.

11 novembre 2012

A Washington, si dimette David Petraeus in seguito allo scandalo Broadwel e relative accuse di “comunicazioni inappropriate” rivolte anche al capo delle forze Nato in Afghanistan, generale John Allen; si ritiene per lo più che ne sia stato causa anche l’attentato dell’11 settembre a Bengasi. Un ulteriore segnale del fallimento della strategia statunitense di guerra permanente, che ha ripercussioni nei rapporti fra apparati statunitensi, afgani e pachistani, soddisfatti questi ultimi delle difficoltà americane. E’ di questi giorni una visita di 3 giorni di una delegazione afgana guidata da Salahuddin Rabbani nella capitale pakistana, seguita dalla scarcerazione, il 19 novembre a Islamabad, di 13 combattenti afgani.

20 novembre 2012

La Francia annuncia il ritiro del proprio contingente entro il 31 dicembre, con 2 anni di anticipo rispetto alle direttive statunitensi. Non si tratta di una svolta pacifista, avendo Parigi intensificato il suo aggressivo “impegno” in Africa, e resteranno comunque a Kabul 1500 uomini di unità speciali dette di “addestramento”, ma i Talebani cantano vittoria invitando gli altri paesi occupanti a seguire l’esempio ed attribuendo il ritiro al fallimento occidentale. Anche la Danimarca ha anticipato il ritiro e sul “Times” londinese, commentandosi la morte di soldati britannici, lord Raddy Ashdown ammette che il lungo attacco all’Afghanistan non ha sortito gli obiettivi sperati e che “l’unico risultato di restare più a lungo sarebbero altre morti, senza alcuno scopo”. Dall’Italia, afflitta dalla sottomissione agli Usa, i primi timidi segnali, non di ritiro ma di riduzione del contingente, giungeranno in gennaio. L’Inghilterra ha avuto 438 soldati caduti, la Francia 88.

25 novembre 2012

A Kabul, il governo decreta la chiusura delle scuole superiori dopo violenti scontri fra studenti sunniti e sciiti, i primi dei quali hanno cercato d’impedire ai secondi di commemorare Husayn Ali, nipote di Maometto. E’ di questi giorni anche la denuncia che le esecuzioni capitali, pressoché ineseguite per diversi anni, sono riprese a pieno ritmo: 14 le esecuzioni in soli 2 giorni, fra il 20 ed il 21 novembre. Amnesty International ha registrato 200 prigionieri ristretti nel braccio delle morte, quasi tutti a Pul- i Charki.

29 novembre 2012

A Kunduz, una ragazzina viene sgozzata e decapitata dai parenti per avere rifiutato un matrimonio coatto. Le spose bambine, oltre ad essere vittime di omicidio, spesso ricorrono al suicidio. In questi giorni un rapporto dell’Onu registra la quantità di violenze ed abusi ai danni di giovani donne, uccise mediante lapidazione o altrimenti, perfino quando sono vittime di stupro. Nei primi di dicembre viene uccisa da uomini armati la responsabile per gli Affari femminili di Laghman. Per le donne in definitiva nulla è cambiato dai tempi dei mujahiddin e dei talebani (v.a. 24 settembre 2012).

2 dicembre 2012

A Jalalabad, soldati afgani infiltrati attaccano la base americana con 3 autobombe uccidendo se stessi ed una quindicina di persone.

8 dicembre 2012

A Kabul, in seguito ad un attentato contro il capo dei servizi, Assadullah Khalid, Hamid Karzai torna ad attaccare il Pakistan ritenendo che l’attentato sia stato pianificato a Quetta: la fragile tregua sancita dalla visita ad Islamabad, l’11 novembre, è già saltata. Intanto, Usa- Nato continuano a compiere stragi: una famiglia sterminata nel Nuristan il 6 dicembre, continui attacchi con i droni nel Waziristan in uno dei quali, ieri, sono state uccise almeno 10 persone per colpire il qaedista Zaid. In seguito a diverse denunce inoltre, il comando americano ammette l’imprigionamento di “oltre 200 minori per lunghi periodi di tempo” perché “così facendo evitiamo che essi tornino a combattere”

13 dicembre 2012

A Kandahar, il giorno seguente una visita lampo di Léon Panetta, i Talebani attaccano la base americana provocando morti e feriti.

20-21 dicembre 2012

A Gouvieux (Francia), nel castello di la Tour, si svolgono colloqui interafgani mediati dalla diplomazia francese. Le parti affermano che si tratta di “scambi di informazioni” e non di colloqui di pace, dal governo Karzai (“i colloqui di pace si devono fare in Afghanistan”) al gruppo di Hekmatyar, dai Talebani (i cui due esponenti presenti insistono sul ritiro integrale dei contingenti stranieri) alla Alleanza del nord; si tratta però di un fatto rilevante in vista del ritiro delle truppe Usa-Nato.

26 dicembre 2012

In provincia di Khost, la resistenza attacca una base Nato provocando morti e feriti fra gli addetti afgani.

8 gennaio 2013

A Washington, alla vigilia di una visita di Hamid Karzai, il consigliere per la sicurezza della Casa Bianca, Benjamin Rhodes, affaccia per la prima volta la “opzione zero”, cioè il ritiro completo del contingente americano dall’Afghanistan: da ritenersi più una mossa tattica per favorire i colloqui interafgani, in particolare coinvolgervi i Talebani, che un intento reale. Col presidente afgano, propenso ad accogliere uomini e basi statunitensi, vi sono altri problemi: la concessione dell’immunità ai militari e mercenari americani, il consenso delle autorità afgane alle operazioni militari, la corruzione che inghiotte tutti gli ‘aiuti’.

15 gennaio 2013

A Islamabad, su ordine della Corte suprema, è tratto in arresto per corruzione il premier Pervez Hasraf, che ha sostituito l’estate scorsa Yusuf Gillani, caduto per accuse analoghe. Centinaia di migliaia di persone hanno manifestato, guidate dal mullah Tahir al Qadri, per chiedere le dimissioni dell’intero governo e del presidente Asif Zardari, per la corruzione e per l’incapacità di impedire le stragi dei droni Usa e gli attentati della guerriglia islamista. Intanto in Afghanistan, ieri, i Talebani hanno assaltato a Kabul la sede dei servizi lanciando un’autobomba contro il portone: un attentato prevalentemente dimostrativo.

21 gennaio 2013

A Kabul, i Talebani assaltano la sede della polizia impegnando le forze di sicurezza in una battaglia durata dieci ore, con morti da ambo le parti. Come una settimana fa, essi dimostrano di poter colpire ovunque. Intanto giungono i risultati del rapporto dell’Onu sulle carceri afgane, che conferma la sistematicità delle torture praticate, anche a danni di minori, con metodi brutali quali scariche elettriche, torsione dei genitali, bastonate a sangue, finte impiccagioni. Poiché però il rapporto non approfondisce le torture praticate dagli americani, gli Usa se ne serviranno per non consentire il passaggio totale della gestione delle carceri alle autorità afgane.

24 gennaio 2013

A Londra, Ben Emmerson annuncia l’inchiesta dell’Onu sulla guerra dei droni che verificherà particolarmente il rapporto fra vittime designate e civili e, prima ancora, la sua legittimità. Le stragi dei droni hanno riguardato particolarmente Afghanistan e Pakistan e, a seguire, Yemen, Somalia, Territori palestinesi. In Afghanistan, nel 2012, secondo i dati dell’Onu, i bombardamenti sono stati 506, con un incremento del 72% rispetto all’anno precedente.

29 gennaio 2013

A Kabul, il presidente Hamid Karzai accusa imprecisati “stranieri” di ordire complotti contro il processo di pace ed afferma di aver ammonito gli Usa che ogni negoziato in proposito si deve svolgere a Kabul.

4 febbraio 2013

A Londra, si tiene un vertice fra il premier David Cameron ed i suoi omologhi afgano e pakistano, Hamid Karzai e Asif Ali Zerdari, finalizzato al tentativo di proseguire i negoziati, in specie coinvolgervi i Talebani.

11 febbraio 2013

A Kabul, la commissione ad hoc designata dai rappresentanti afgani ammette le torture nelle carceri denunciate dall’Onu (vedi 21 gennaio 2013). Dalle Nazioni Unite giunge un altro monito sulla morte di centinaia di bambini colpiti dai raid Usa- Nato, cui replicano i relativi comandi militari accusando “numeri falsi”.

13 febbraio 2013

Dagli Usa giunge l’anticipazione di un discorso di Barack Obama al Congresso, circa l’intento di ritirare entro 12 mesi soltanto 34.000 dei 66.000 soldati del contingente americano in Afghanistan. Intanto il generale Joseph Dunford ha assunto la carica di comandante delle forze di occupazione Usa- Nato in sostituzione del generale John Allen. Anche quest’ultimo, nel suo discorso, ha escluso un ritiro completo.

18 febbraio 2013

L’ennesima strage di civili a Chogan (Kunar) perpetrata da un raid Usa-Nato, costato la vita fra gli altri a 5 bambini e altrettante donne, suscita forti reazioni nel paese, il solito monito presidenziale (“Siamo arrivati al punto che noi stessi chiediamo l’intervento straniero e le nostre donne e bambini vengono uccisi”) e le rituali, mendaci rassicurazioni dei comandi militari.

23-24 febbraio 2013

A Kabul, Hamid Karzai chiede tardivamente il ritiro delle forze speciali Usa, specie dalle province di Wardak e Logar –ambedue roccaforti della resistenza- dove “usano metodi del tutto illegali e generano insicurezza”. Nonostante la stagione invernale, la resistenza ha continuato a mettere a segno attentati, seguiti da una durissima repressione. In soli 2 giorni forze Nato ed afgane hanno ucciso una ventina di “sospetti” in varie province mentre a Jalalabad un attacco talebano ha eliminato uomini dei servizi.

28 febbraio 2013

Nell’Uruzgan, un raid compiuto da forze australiane uccide 2 bambini intenti ad accudire animali. Le proteste giungono fino alla capitale. A questa data, secondo fonti Nato, le forze militari occupanti ammontano ad oltre 100.000, fra i quali 68.000 statunitensi, 9.000 britannici, 4.400 tedeschi, 3.067 italiani.

7 marzo 2013

Si apprende che le forze italiane, nei pressi di Farah, hanno ucciso un camionista afgano; secondo la versione ufficiale, scontata, l’uomo avrebbe cercato di forzare un posto di blocco. La reazione dei militari può essere causata dal ferimento di due commilitoni il giorno precedente a causa di un ordigno esploso al loro passaggio.

7-8 marzo 2013

Il “Guardian” riferisce che il generale David Petraeus, già comandante delle forze Usa in Afghanistan, ha coordinato, tramite due ufficiali, i centri ed i metodi di tortura per estorcere informazioni e confessioni ai prigionieri politici (vedi nota relativa Aprile 2013). “Independent” pubblica invece un rapporto critico del think tank del ministero della Difesa britannico che paragona la campagna della Nato all’occupazione sovietica, “entrambe concepite con l’intento di imporre un’ideologia straniera al popolo afgano…entrambe hanno sostenuto un governo corrotto e impopolare contro un movimento di rivolta radicato fra la popolazione, che ha una forte motivazione politica e religiosa oltre che appoggi all’estero…entrambe indotte ad abbandonare i propri obiettivi una volta compreso che non si può vincere la guerra con il solo intervento militare”

8-12 marzo 2013

A ridosso della visita in Afghanistan del nuovo capo del Pentagono, Chuck Hagel, si registrano diversi attentati. L’’8 marzo è attaccata la base Usa in provincia di Kapisa, sferrato da 3 soldati afgani a bordo di un blindato. Il giorno seguente un attentato kamikaze davanti al ministero della Difesa, dove avrebbe dovuto giungere Hagel, e l’intervento delle forze speciali causano diversi morti civili all’esterno di esso. Segue un altro attacco ‘green on blue’, compiuto da un poliziotto afgano in provincia di Wardack, che uccide 2 agenti speciali statunitensi; poche ore dopo, la caduta di un elicottero presso Kandahar provoca la morte di altri 5 americani (per la versione ufficiale la causa è “il maltempo”). Infine, un fallito attentato, non rivendicato ma attribuito alla rete Haqqani, e il successivo intervento della polizia causano la morte di 8 bambini a Khost. Tutto ciò fa infuriare Hamid Karzai che accusa i resistenti di fornire pretesti agli Usa per restare. Il che non impedisce al presidente afgano la firma di un accordo con i principali occupanti finalizzato ad ottenere altri “aiuti” per 250 milioni $ circa.

15 marzo 2013

I comandi militari statunitensi, a partire dal generale Joseph Dunford, l’ambasciatore James Cunningham ed i Repubblicani, per voce di Howard Mckeon, premono sulla Casa Bianca perché decida di lasciare, dopo il “ritiro” previsto per il 2014, almeno 13.600 soldati, in aggiunta a forze Nato di 6000 unità. La “opzione zero”, se mai è davvero esistita, è già accantonata (vedi note 8 gennaio, 27 aprile e 9 maggio 2013).

23 marzo 2013

In Pakistan rientra Pervez Musharraf , intenzionato a partecipare alle elezioni, che viene invece arrestato con l’accusa di aver ordito l’omicidio di Benazir Bhutto. Le formazioni islamiste minacciano subito di ucciderlo dando seguito a tentativi in tal senso nelle prossime settimane, mentre l’ex rais si trova sotto processo.

25-26 marzo 2013

Nella notte, in provincia di Logar, un raid Nato compie una durissima rappresaglia dopo il rapimento di 2 militari afgani da parte dei Talebani, uccidendo 27 persone, per la gran parte civili fra i quali bambini (“miliziani” secondo la versione Nato). I Talebani assaltano invece una stazione di polizia a Jalalabad uccidendo e ferendo diversi poliziotti, con la perdita di 6 combattenti.

29 marzo 2013

Nel distretto di Ghazni, un raid Nato uccide 2 bambini .

2-3 aprile 2013

Il presidente Hamid Karzai, in un’intervista concessa al “Sueddeutsche Zeitung”, afferma: “I Talebani afgani parlano con noi ogni giorno e questo è logico perché l’Afghanistan è anche il loro paese” mentre “gli occidentali sono qui solo per difendere i loro interessi. Non ci hanno trattato con rispetto, ci chiediamo chi sia per l’occidente il nemico…gli afgani stanno soffrendo senza ragione”. Ancora: “Se lo vorrà, il mullah Omar potrà candidarsi alla presidenza”. Karzai è reduce da un viaggio a Doha, per rilanciare il progetto di un ufficio politico talebano, varato e poi frenato nei mesi scorsi dalla fuga di notizie, poiché intende rivestire un ruolo negoziale fra resistenza afgana ed Usa-Nato. Intanto, a Farah, un assalto talebano al tribunale e la successiva battaglia con le forze dell’occupazione, durata ore, provocano 48 morti ed un centinaio di feriti, fra cui membri del commando.

7 aprile 2013

A Shigal, nella provincia di Kunar, un raid Nato compie un’altra strage di bambini, 11, di età compresa fra i 2 mesi ed i 7 anni, per uccidere 6 combattenti. La resistenza compie invece attacchi a Kandahar e Zabul, colpendo 3 militari americani ed un funzionario del Dipartimento di Stato. Intanto, l’alto commissario dell’Onu Navi Pillay ribadisce la condanna del campo concentrazionario di Guantanamo, “sistematica violazione del diritto internazionale” che “dev’essere chiusa”, rimarcando come il relativo impegno da parte dell’amministrazione Obama sia stato sempre disatteso. A risvegliare l’ Onu dormiente è lo sciopero della fame intrapreso 2 mesi fa da un gruppo di prigionieri condannati alla detenzione a tempo indeterminato, benché ogni accusa specifica nei loro confronti sia caduta, protesta poi allargata a 130 prigionieri.

14 aprile 2013

Nel lager di Guantanamo, una squadra armata irrompe nelle celle dei prigionieri politici in sciopero della fame, molti dei quali afgani, contro i quali compie violenze non documentabili, per l’oscuramento dei video e il divieto di contatti fra i legali ed i prigionieri stessi. Quattro di essi sarebbero in fin di vita e fra essi Khali Gul, sequestrato in Afghanistan, che non è più in grado di deglutire né di parlare. In tal modo l’amministrazione Usa replica ai solleciti dell’Onu sul rispetto dei diritti dell’uomo (v. nota precedente).

27 aprile 2013

I Talebani lanciano la Campagna di primavera intitolata a Khalid bin Waleed, anche più aggressiva ed efficace dei precedenti anni a fronte di una immutata aggressività delle forze Nato e della decisione dell’Alleanza, riunita a Bruxelles, di continuare l’occupazione del paese, dopo il cosiddetto ritiro, mediante la missione “Resolute support”: non guerra convenzionale, neppure ‘asimmetrica, ma guerra coperta condotta da forze speciali, agenti segreti e droni.

29 aprile 2013

Il “New York Times” pubblica un’inchiesta sulla “compravendita di warlord” afgani, effettuata a partire dal 2001 dai servizi americani, tramite finanziamenti per centinaia di migliaia di dollari, dapprima pervenuti ai diretti destinatari e poi, causa le proteste di Hamid Karzai, al c.d. “consiglio di sicurezza afgano” diretto da un suo uomo, Mohammed Zia Salehi, Scivolato in un “incidente di percorso” ed accusato di traffico di droga ed occultamento di fondi, vicenda presto depistata e sepolta, costui ha continuato a gestire il flusso di denaro corruttivo ed altri traffici. Il motivo che avrebbe spinto il giornale a spiegare il funzionamento della cosiddetta “democrazia afghana”, secondo alcuni commentatori, sarebbe un siluro lanciato a Karzai mentre questi rivendica un ruolo decisivo nei negoziati e nel processo di disimpegno.

Aprile 2013

A Kabul, in occasione del trasloco di un’unità speciale della Cia dal quartier generale Usa, sono rinvenuti i corpi di 10 afgani con segni di torture. La notizia è silenziata e depistata, come ogni altra riguardante torture e sparizioni di civili “interrogati” dai servizi Usa, per essere divulgata due mesi dopo da fonti afgane, riprese da “New York Times”. Queste fonti informano di un solo agente Cia sotto inchiesta, individuato col nome di copertura, Zakaria Kandahari, al quale sarebbero contestate 17 sparizioni ed un video che lo ritrae intento al suo “lavoro” di seviziatore .

9 maggio 2013

A Kabul, intervenendo all’università, Hamid Karzai rivela la richiesta statunitense di mantenere nel paese, dopo il cosiddetto ritiro a fine 2014, 9 basi militari: Bagram, Gardez, Helmand, Herat, Kabul, Kandahar, Jalalabad, Mazar-i-Sharif, Shindand. “Solo su invito del governo afgano”, replica una nota della Casa Bianca. Intanto, si è riacceso lo scontro militare afgano-pakistano lungo la linea confinaria, causa la contestata presenza di avamposti pakistani ritenuti da Kabul troppo ravvicinati ed invasivi (ma manifestazioni di protesta contro Islamabad sono duramente represse dalla polizia) e, motivi sottaciuti, le tensioni innescate dalle elezioni pakistane ed i progetti di Islamabad sull’Afghanistan (vedi nota 29 giugno e 25-27 agosto 2013).

12 maggio 2013

In Pakistan, le elezioni politiche assegnano la vittoria alla formazione di Nawaz Sharif (ex premier sostenuto da Zia ul Haq e dai partiti religiosi, spodestato nel 1999 dal golpe militare di Musharraf) , la tenuta delle altre forze islamiste, una secca sconfitta del Ppp, il partito dei Bhutto, nonché del partito laico Awami, l’affermazione di un nuovo movimento guidato da Imran Khan (Pti). Le elezioni sono precedute e seguite da scontri, sanguinosi attentati (in uno dei quali resta uccisa Zahra Hussain del Pp) e dal rapimento del figlio dell’ex premier Yusuf Gillani da parte di milizie islamiste, continuo motivo di tensione fra Ismalabad e Kabul. Durante la campagna elettorale, Nawaz Sharif ha ribadito più volte la necessità di dialogare con i Taleban afghani.

18 maggio 2013

A Kabul, viene ancora rinviata l’approvazione di un decreto presidenziale del 2009, contenente alcuni riconoscimenti dei diritti delle donne, fra i quali la libertà di sottrarsi a famiglie violente ed a matrimoni forzati. In teoria il decreto (che recepiva ed ampliava alcune misure già decretate dal mullah Omar ai tempi del governo talebano) resta in vigore ma la mancata conversione in legge è destinata a favorirne la disapplicazione.

24 maggio 2013

A Kabul, un commando talebano attacca una residenza sita presso sedi dei servizi, della polizia e dell’Onu, ospitante agenti segreti e funzionari di ong ad essi collegate, ed ingaggia una battaglia durata ore con le forze di sicurezza e Nato. Tra i feriti anche una funzionaria italiana, Barbara De Anna, che morirà il 21 giugno per le ferite riportate.

10 giugno 2013

A Kabul, un commando kamikaze attacca la zona militare dell’aeroporto di Kabul occupata dalla Nato. Dopo una battaglia durata ore, si registra la morte dei componenti il commando, danni ed un numero imprecisato di feriti (forse anche morti), tra le forze afgane. Intanto, i droni Usa continuano a flagellare il sud afgano ed il Waziristan incuranti dell’impegno di Nawaz Sharif, insediato da soli 3 giorni, a far desistere gli Usa dagli attacchi omicidi:8 le vittime di oggi.

18 giugno 2013

Mentre si svolge a Kabul la cerimonia del passaggio di consegne dalle forze Nato a quelle afgane circa la sicurezza, nel corso del vertice G8 di Lough Erne (Irlanda), Barack Obama annuncia il consenso statunitense ai colloqui di Doha con i Talebani (v. note 14 dicembre 2011, 29 marzo 2013). Nonostante il presidente ribadisca le condizioni degli Usa, già respinte dagli insorti più volte, appare evidente l’ammissione del fallimento politico- militare Usa-Nato in Afghanistan, tanto che il comandante delle relative forze, generale Dunfort, interviene l’indomani per respingere il paragone con la guerra vietnamita che domina i media: “la differenza fra le due guerre è profonda”. Da parte loro i Talebani, accusati di voler instaurare un dominio incontrastato sul paese, dichiarano tramite un portavoce: “Il nostro leader, mullah Omar, ha ripetutamente affermato che vogliamo un governo che rappresenti tutti gli afgani…ma dopo la fine dell’occupazione straniera”. Né la Nato né i Talebani fermano le operazioni: qualche ora prima questi ultimi hanno rivendicato un attacco alla base americana di Bagram, nel quale sono caduti 4 marines, ed altri attentati minori . Fra gli attacchi Usa- Nato, nell’est del paese, il 20, aerei americani uccidono 16 persone, “insorti” secondo il comando Nato.

26 giugno 2013

In teleconferenza congiunta, Barack Obama ed Hamid Karzai ribadiscono l’appoggio all’apertura a Doha di un ufficio di rappresentanza talebano. Il precedente annuncio difatti aveva suscitato l’irritazione di Karzai per la mancata evidenziazione del ruolo di Kabul. Formalmente gli incontri si svolgerebbero fra esponenti talebani e del Consiglio di pace afgano, con gli statunitensi nella improbabile veste di “mediatori”, studiata per non evidenziare la propria sconfitta. Intanto continuano le operazioni Usa-Nato e gli attentati talebani: ieri un commando votato al sacrificio ha attaccato nel centro di Kabul, presso il palazzo presidenziale e vari uffici Cia e Nato.

29 giugno 2013

In occasione di una visita del premier David Cameron al contingente inglese nell’Helmand, Hamid Karzai denuncia un “piano per attuare in Afghanistan un’entità federale e feudale” dove “intere zone passerebbero sotto il dominio talebano”, ideato da “alcuni paesi non occidentali” alludendo al Pakistan. Un altro effetto dell’annuncio dei negoziati a Doha è visibile nel mancato ritorno di un centinaio di rappresentanti diplomatici di Kabul, che avrebbero dovuto rientrare per il consueto avvicendamento.

Giugno 2013

Secondo un rapporto di Unama, le vittime civili della guerra afgana sono cresciute del +23%, quelle di bambini del +30%, rispetto allo scorso anno (1320 morti ed oltre 2530 feriti nei primi 6 mesi dell’anno). Basandosi in gran parte su informazioni Nato, il dato ha valore indicativo ed è poco attendibile circa le responsabilità, sia perché i comunicati Nato indicano la morte di civili, in bombardamenti ‘mirati’ o rappresaglie, come “insorti”; sia perché molti ordigni inesplosi, che mietono innumeri vittime, solo in parte vengono collocati dalla guerriglia; diversi sono lanciati da aerei Nato, altri ancora risalgono all’occupazione sovietica. Per altro Unama critica la Nato per “scarsa trasparenza” e lamenta che le sue esortazioni a ripulire i territori dagli ordigni non detonati sono state disattese.

Giugno 2013

Si apprende che un’industria armigera dell’Idaho, South Industries, sta producendo proiettili spalmati di maiale destinati ai mussulmani. Gli slogan del programma sono “Pace tramite il Maiale. Un naturale deterrente contro l’Islam combattente” e “Mettete del prosciutto nel cuore di Mohammed”.

2-4 luglio 2013

Nel Waziristan, incuranti delle proteste di Islamabad, droni Usa sganciano 4 missili per colpire un’abitazione civile, provocando la morte di 17 persone. Il 4, in provincia di Farah, militari italiani uccidono 4 “insorti” dopo un attacco senza danni agli elicotteri che li trasportavano, secondo la versione del comando. Fra gli attentati talebani il più notevole è contro un’azienda collegata alla Nato, sulla Jalalabad Road di Kabul, che provoca la morte di 4 attentatori e di 7 addetti all’azienda. Il 6 luglio,16 militari afgani cadono in sole 24 ore per l’esplosione di ordigni collocati al loro passaggio.

10 luglio 2013

La Gran Bretagna annuncia il ritiro di 1900 soldati entro l’autunno ed altri 800 entro gennaio: attualmente il contingente conta 7900 unità. Nell’occasione si parla del suicidio di 50 militari britannici, in forza in Afghanistan o reduci, numero che supera i caduti sul terreno: il ministero della Difesa britannico nega il collegamento fra i suicidi e la guerra.

23 luglio 2013

Inizia il ritiro il contingente danese, che lascerà 300 soldati nell’Helmand fino al 2014.

28 luglio 2013

Strage Nato nel distretto di Disho (Helmand) , con 45 vittime di bombardamenti sul terreno interessato da un precedente scontro fra talebani e forze afgane. Con evidenza il decreto di Karzai contenente il divieto di chiedere rinforzi aerei Nato per evitare inutili spargimenti di sangue è rimasto inapplicato. Fra gli attentati talebani i più notevoli riguardano una sede dei servizi afgani nel distretto di Sangin , con 6 caduti, l’uccisione di un comandante di polizia in provincia di Ghazni.

30 luglio 2013

Negli Usa, una corte marziale giudica colpevole il 25enne Bradley Manning, arrestato nel maggio 2010 in Iraq con l’accusa di aver passato informazioni riservate a Wikileaks che le utilizzò per pubblicare circa 92.000 files concernenti le guerre afgana ed irachena ed il lager di Guantanamo. La pena sarà stabilita in 35 anni di carcere.

6 agosto 2013

I Talebani, in un messaggio diffuso in rete ed attribuito al mullah Omar (vedi però successiva nota 30 luglio 2015), incitano a proseguire la resistenza, censurano come “perdita di tempo” le elezioni annunciate dal governo di Kabul per l’aprile 2014, rassicurano la popolazione ed in particolare le etnie minoritarie che i Talebani, una volta liberato il paese, non intendono monopolizzare il potere né compiere rappresaglie ma contribuire ad un sistema inclusivo che rispetti le aspirazioni del popolo, a cominciare dal sistema educativo.

11 agosto 2013

Nel distretto di Chardara si consuma l’ennesimo assassinio di una giovane donna, punita dal marito per essere uscita senza il suo permesso. A dispetto della propaganda spesa sulla protezione delle donne e la tutela dei “diritti umani”, nell’Afghanistan post talebano la violenza maschile e clanica contro le donne prosegue indisturbata (v. nota 18 maggio 2013).

23 agosto 2013

A Washington, il Tribunale militare condanna alla reclusione a vita il sergente Robert Bales, ritenuto unico responsabile, nonostante le testimonianze in contrario senso, della strage di civili sorpresi nel sonno l’11 marzo 2012 a Panjwai (vedi nota relativa).

25-27 agosto 2013

Il presidente Hamid Karzai incontra per più giorni i vertici pakistani, per la prima volta dall’insediamento di Nawaz Sharif, per discutere dei negoziati e del futuro del paese dopo il ‘ritiro’ delle truppe straniere: non sono divulgati i contenuti dei colloqui, segno di perduranti divergenze. Per altro la continuazione della missione Nato, sotto il nome di “Resolute support”, è oramai certa (v. nota 27 aprile 2013). Fra i partecipanti l’Italia il cui premier, Enrico Letta, ha appena visitato Kabul per assicurare l’”impegno” del suo paese: benché sull’orlo della bancarotta l’Italia non lesina la spesa militare richiesta dagli Usa.

28 agosto 2013

Nella provincia di Ghazni, i Talebani attaccano la sede del Prt con 2 autobombe uccidendo almeno 10 soldati polacchi e sacrificando i componenti del commando. Gli ultimi più notevoli attentati della guerriglia afgana sono avvenuti a Jalalabad , contro il consolato indiano ed il procuratore provinciale; nei giorni precedenti il 19 agosto, ricorrenza dell’indipendenza dall’impero britannico; il 31 agosto, sono compiuti un attacco alla Kabul Bank di Kandahar (4 morti e quasi 20 feriti) ed un altro, a nord presso il confine tagiko, contro il governatore di Kunduz che resta ucciso con altri 19; mentre poco trapela sulle operazioni della Nato.

2 settembre 2013

Per la terza volta in un anno, nel tentativo di accrescere la sicurezza, Hamid Karzai sostituisce il ministro dell’Interno con l’ex capo di Sm Umer Daudzai, già ambasciatore in Pakistan. Intanto, i Talebani attaccano, anche con kamikaze, la base americana di Torkham, nella provincia orientale di Nangarhar.

6-8 settembre 2013

Mentre Afghanistan e Pakistan sono colpiti da devastanti inondazioni, che causano morti e forti danni, anche le stragi Nato continuano a mietere vittime: 7 i civili uccisi da droni nel villaggio pakistano di Dargah, nella zona tribale; 10 le vittime nel distretto afgano confinario di Watarpur, nel Kunar, in un cosiddetto “attacco di precisione contro terroristi” che falcia 10 civili, fra i quali 4 donne e 3 bambini. I Talebani attaccano invece la sede dei servizi a Maidan Shar, a sud di Kabul, ne segue uno scontro a fuoco. Bilancio: gli attentatori uccisi insieme ad almeno 4 agenti, ferite 30 persone.

13 settembre 2013

Il quotidiano spagnolo “El Mundo” pubblica il video di un’esecuzione nella pubblica piazza: vittima una ragazza, Halima, assassinata nella provincia di Badghis dal padre che l’accusava di adulterio. Come di norma la propaganda occidentale tramuta il delitto tribale in un’azione talebana, come l’uccisione, avvenuta una settimana orsono di una scrittrice indiana, benché il primo arresto operato contraddica tale paternità. Reale invece, ad Herat, uno spettacolare attacco talebano al consolato statunitense, nel quale restano uccisi i membri del commando insieme ad alcuni addetti. Nella furiosa reazione americana restano feriti diversi civili.

21 settembre 2013

Facendo seguito ad un impegno preso nei colloqui di fine agosto, le autorità pakistane rilasciano mullah Abdul Ghani Baradar, arrestato nel 2010 in un’operazione Isi- Cia. Intanto a Gardez (provincia di Paktia) un guerrigliero infiltrato, vestito con la divisa afgana, uccide 3 militari Nato prima di essere a sua volta eliminato,

4 ottobre 2013

A Saracha, villaggio confinario nei pressi di Jalalabad, aerei Usa-Nato abbattono 5 ragazzi di età compresa fra i 10 ed i 20 anni, ritenuti simpatizzanti della resistenza. Dopo averli uccisi, i militari impediscono ai familiari di avvicinarsi ai corpi per un’intera giornata. Nei giorni successivi, il comando americano tenta di comprarne il silenzio offrendo alimentari ed altre merci ma riceve un rifiuto “Non vendiamo il nostro sangue”. Lo stragismo americano è il motivo per il quale gli Usa intendono imporre l’immunità per i propri militari, accompagnato dalla consueta promessa, sempre disattesa, di evitare vittime civili.

7 ottobre 2013

A Kabul, sono divulgati i nomi dei 27 candidati alle elezioni presidenziali. Fra essi Qayum Karzai, fratello di Hamid Karzai- che non può partecipare avendo ricoperto il ruolo per 3 volte; il favorito degli Usa, Ashraf Ghani, già collaboratore della Banca Mondiale e ministro nel primo governo Karzai, accompagnato nel ruolo di candidato vice presidente dal generale uzbeko Rashid Dostum, noto come “il carnefice di Mazar” per i crimini compiuti nella guerra civile; Abdul Sayyaf, anch’esso noto come “signore della guerra”; l’ex ministro degli esteri Abdullah, già concorrente di Karzai nelle elezioni del 2009. Nella stessa giornata il contingente tedesco lascia Kunduz, con la cerimonia del passaggio di consegne agli afgani.

12 ottobre 2013

Il comando Usa annuncia di aver catturato il capo islamista pakistano Latif Mehsud, provocando tensione con Islamabad, che lo voleva coinvolgere nel negoziato con i Talebani ; l’annuncio è seguito dalla notizia dell’uccisione di Hakimullah Mehsud, per altro già dato per morto 3 volte. Intanto in Afghanistan il segretario di Stato John Kerry continua le pressioni per una rapida approvazione dell’intesa; mentre, a Jalalabad, un attacco contro la polizia mediante un veicolo imbottito di esplosivo provoca una decina di vittime tra morti e feriti.

15 ottobre 2013

Nella ricorrenza islamica del Sacrificio, mediante un messaggio online attribuito al mullah Omar (ma vedi nota 30 luglio 2015), i Talebani avvertono che l’approvazione dell’intesa con gli Usa produrrà “gravi conseguenze…Il mantenimento delle basi non sarà mai accettato e la jihad armata contro gli invasori proseguirà con impeto perfino maggiore”. Intanto i militanti lanciano razzi sulla base di Bagram, sede anche del famigerato lager per prigionieri politici; uccidono un militare inglese nell’Helmand ed il governatore della provincia di Lagar, che stava per prendere la parola nella moschea di Pul-i-Alam, mediante un esplosivo piazzato nel microfono.

22 ottobre 2013

Amnesty International divulga un rapporto nel quale denuncia i crimini commessi dagli americani nelle zone tribali fra Afghanistan e Pakistan mediante i droni telecomandati. Il rapporto elenca alcuni degli eccidi conosciuti, come quello che uccise 18 braccianti ed un bambino in un povero villaggio, nel luglio 2012, e denuncia la frequenza degli attacchi ai soccorritori, mediante un secondo drone; ma avverte che non si conosce neppure il numero delle vittime. Grazie alla segretezza – scrive Amnesty- l’amministrazione Usa si è garantita una licenza di uccidere chicchessia senza controllo giudiziario ed in violazione dei basilari standard sui diritti umani.

29 ottobre 2013

In provincia di Ghazni, un ordigno esplosivo fa strage in un corteo nuziale: 18 i morti fra i quali donne e bambini. L’eccidio è seguito dal linciaggio del presunto responsabile, presto individuato trattandosi di una vendetta tribale; ma la propaganda occidentale attribuisce la strage ai Talebani, incurante delle smentite, forse per far dimenticare la sequenza di stragi provocate da aerei Nato in simili occasioni.

13 novembre 2013

L’agenzia Onu per il contrasto alla droga ed al crimine divulga i dati sulle coltivazioni di oppio in Afghanistan, che risultano aumentate di oltre 200.000 ettari, con una produzione che sfiora il 50% in più rispetto allo scorso anno. Evidentemente gli sforzi della Nato sono stati diretti a stroncare o limitare le coltivazioni nelle zone controllate dagli insorti e non quelle dei latifondisti legati all’occupazione..

15 novembre 2013

A Bala Boluk (Herat) avviene il passaggio di consegne dal contingente di occupazione italiano alle autorità afgane, dopo l’avvenuta smobilitazione della base di Farah. La base di Herat conta oggi 3.000 soldati italiani (oltre i 2.000 americani e di altre nazionalità) ma, entro l’anno, rientreranno soltanto 500 unità, rinviandosi il ritiro vero e proprio a fine 2014.

21 novembre 2013

Continua la unilaterale guerra dei droni americani contro le zone pakistane non sottomesse. Oggi l’obiettivo è una madrassa nel distretto di Hangu, al di fuori delle tradizionali aree tribali, dove l’attacco miete vittime civili oltre a 3 presunti appartenenti al clan Haqqani.

21-24 novembre 2013

A Kabul, la Loya Jirga ratifica l’intesa di massima che garantisce agli Usa di perpetuare la propria presenza militare nel paese fino al 2024, un decennio dopo il così detto ritiro, con l’uso di ben 9 basi: Bagram, Gardez, Jalalabad, Herat, Kabul, Kandahar, Mazar-i- Sharif, Shindand, Shorab, l’accesso via terra da 5 punti diversi, l’esclusione della giurisdizione afghana sui reati compiuti dai propri militari. Formalmente è loro vietata la libertà di compiere rastrellamenti ed operazioni contro le abitazioni civili, con la eloquente eccezione di “circostanze eccezionali”, per altro valutabili dal comando Usa.. L’assenso degli esponenti tribali della Loya è stato ottenuto con il ricatto degli aiuti, 4,1 miliardi $ annuali che, senza la firma afghana sull’intesa, sarebbero bloccati. Karzai, introducendo i lavori della Loya, ha premesso che gli Usa non sono affidabili, avendo spesso disatteso gli impegni presi, ma che a suo giudizio non c’è alternativa alla firma, rinviata al prossimo aprile, dopo lo svolgimento delle presidenziali..

26 novembre 2013

Nell’Helmand, l’assassinio di un bambino ed il ferimento di 2 donne in un attacco Nato ad un’abitazione civile causa una reazione indignata del presidente Karzai e, nei prossimi giorni, le rituali “scuse per l’involontario errore” del comando Usa. Peraltro la Casa Bianca, irritata per il ritardo nella firma dell’intesa, sceglie questo giorno per ribadire in una nota il ricatto degli aiuti “L’assenza di un accordo bilaterale di sicurezza metterebbe a rischio gli impegni di assistenza assunti dalla Nato e dalle altre nazioni nelle conferenze di Chicago e di Tokyo del 2012. L’ambasciatrice Rice ha ribadito che, senza una veloce approvazione del Bsa, gli Stati uniti non avrebbero altra scelta che pianificare un futuro post 2014 in cui non vi siano truppe americane e Nato in Afghanistan”: cosa quest’ultima ritenuta non verosimile, dato l’interesse americano ad assicurarsi una presenza militare ed un corridoio verso l’Asia.

Novembre 2013

L’organizzazione HRW, dopo aver visionato le proposte di revisione del codice penale stilate dagli esperti incaricati dal ministero della Giustizia, avverte che vi è prevista la lapidazione per gli adulteri (categoria estesa, in via interpretativa, alle donne vittime di stupro) formalmente abrogata dopo l’occupazione Nato ma in realtà tuttora praticata. La novità è che verrebbe legalizzata ed eseguita in luogo pubblico. Restano immutate inoltre le pene per le donne che fuggono di casa per sottrarsi alle violenze maschili. Ciò crea imbarazzo nei paesi occupanti, la cui propaganda attribuisce al breve governo talebano le secolari pratiche tribali più violente e maschiliste.

8 dicembre 2013

Il presidente afgano Hamid Karzai giunge in visita a Teheran dove annuncia, insieme al suo omologo Hassan Rouani, la volontà di giungere ad un accordo di cooperazione a lungo termine. I colloqui hanno riguardato naturalmente la situazione afgana, per la quale l’Iran resta fermamente contrario alla permanenza delle basi Usa. A poche ore dalla visita il capo del Pentagono Chuck Hagel giunge in Afghanistan e la sua visita non prevede alcun incontro con Karzai.

11 dicembre 2013

A Bonn, il Tribunale respinge la domanda risarcitoria avanzata dai parenti delle vittime della strage perpetrata il 4 settembre 2009 da aerei Nato allertati dal contingente tedesco (vedi nota relativa).con la motivazione che l’eccidio di civili fu compiuto nell’ambito di un’operazione Nato e non per conto della Germania.

18 dicembre 2013

I Talebani attaccano la base di Torkham, nella zona di frontiera presso Nangarhar. Giorni fa hanno abbattuto un elicottero da guerra della Nato, provocando la morte di 6 militari.

23 dicembre 2013

Dal Pakistan, fuggono i funzionari ed i volontari di organizzazioni internazionali impegnati nel programma di vaccinazione, dopo diversi attacchi tribali ed uccisione di alcuni fra loro, motivate dall’accusa di controllare il territorio e passare informazioni utili agli attacchi dei droni. Intanto, in Afghanistan, il presidente Hamid Karzai minaccia di procedere contro le emittenti televisive sovvenzionate dagli Usa per sponsorizzare i propri interessi che, insistentemente, premono per .la firma veloce dell’intesa afgano- statunitense.

27 dicembre 2013

Piovono razzi sulla base di Shindand, nella parte occidentale dell’Afghanistan, controllata dagli italiani; come nei giorni precedenti verso la sede dell’ambasciata e dei servizi Usa a Kabul. La propaganda italiana nei giorni di Natale si è fatta ancora più soffocante , con lettere sdolcinate fatte scrivere a bambini italiani dirette ai soldati del contingente, il solito messaggio del presidente Napolitano, una visita in Afghanistan del ministro Mauro e del presidente del Senato Grasso che, per le sue funzioni, non ha alcun ruolo nella missione militare..

30 dicembre 2013

Il “Washington Post” riporta stralci dell’ultimo rapporto dei servizi statunitensi secondo i quali vi è la concreta possibilità di una vanificazione dei vantaggi economici ricavati dagli Usa con la guerra contro l’Afghanistan. Lo stesso rapporto lancia un secondo allarme sulla crescita della influenza dei Talebani in quasi tutte le zone del paese.

Dicembre 2013

Un rapporto della commissione per i diritti umani dell’Onu, reso noto nel gennaio 2014, rileva la crescita della violenza tribale contro le donne afgane, elencando fra i crimini compiuti mutilazioni di orecchie, labbra e naso, stupri punitivi in pubblico.

4-5 gennaio 2014

Nella provincia di Nangarhar, i Talebani attaccano la base Usa- Nato di Ghanikhel uccidendo, col sacrificio dei propri uomini, alcuni soldati (sul numero dei quali vi è discordanza di cifre); ed un convoglio militare presso Camp Eggers Nel sud dell’Helmand viene arrestata una bambina di 10 anni in procinto – secondo la versione della polizia afgana- di azionare un esplosivo: i bambini imprigionati come sospetti terroristi risultano attualmente 224.

10 gennaio 2014

A Kabul, Hamid Karzai annuncia il prossimo rilascio di 72 persone , seguite da altre 16, tutte internate dietro semplici sospetti e senza prove concrete nella prigione- lager per prigionieri politici di Bagram, creando un nuovo attrito con gli Usa.

14 gennaio 2014

Nella provincia di Parwan, distretto di Siahgird, si compie l’ennesima strage Usa: una ventina gli uccisi, secondo un primo bilancio, e fra essi 7 bambini, crimine che provoca vaste proteste. In provincia di Wardak invece si svolgono manifestazioni contro le ultime profanazioni del Corano perpetrate dai soldati Usa nel distretto di Saidabab. Intanto negli Usa esce il libro dell’ex segretario alla Difesa Robert Gates “Memorie di un ministro di guerra” che contiene critiche all’amministrazione Obama per la conduzione della guerra afgana, non per i crimini compiuti ma per presunti tentennamenti ed assenza di strategia.

17-19 gennaio 2014

A Kabul, per rappresaglia dichiarata alla strage di Parwan del 14 gennaio, i Talebani attaccano un ristorante frequentato da agenti dei servizi e delle ambasciate dei paesi occupanti, impegnando poi le forze di sicurezza in uno scontro a fuoco. Muoiono gli attaccanti ed altre 20 persone fra le quali funzionari dell’Onu e del Fmi. Hamid Karzai ritiene che l’attacco non sia opera dei soli Talebani ed accusa “servizi stranieri” alludendo al Pakistan. Nel paese confinario, 2 giorni dopo, la guerriglia attacca un convoglio militare uccidendo 20 soldati, forse più, e ferendone altre decine. Ne segue una rappresaglia con bombardamenti sulle zone tribali con l’uccisione di altrettante persone.

28 gennaio 2014

A Shindand, la base La Marmora è ceduta alle forze afgane. Intanto continuano le operazioni militari Nato e gli attacchi della resistenza: fra essi, un attentato kamikaze ad un convoglio militare ha provocato diverse vittime fra i soldati (4 per il comando Nato, molti più secondo i Talebani). E il presidente americano Obama annuncia che le forze ritirate dall’Afghanistan andranno ad operare in Somalia e Nigeria nella guerra contro le formazioni islamiste.

5 febbraio 2014

A Kabul, l’assemblea parlamentare approva una norma gradita ai clan, che tende a favorire ulteriormente l’impunità per i reati di violenza domestica, contro donne e bambini, mediante il divieto ai parenti di testimoniare contro un membro della famiglia.

13 febbraio 2014

Il governo afgano inizia ad operare la scarcerazione di prigionieri politici annunciato il 10 gennaio, provocando le proteste degli Usa che alzano i toni anche sulla mancata firma del Bsa, l’intesa bilaterale che consente una massiccia presenza militare Usa- Nato dopo il 2014 (vedi nota 21-24 novembre 2013). Inoltre, in conseguenza del clamore suscitato dalla nuova normativa sui reati di violenza domestica (vedi nota 5 febbraio 2014), Hamid Karzai ne sospende la promulgazione.

23 febbraio 2014

I Talebani rivendicano l’attacco nella provincia di Kunar nel quale sono stati uccisi almeno 20 militari afgani ed altri 7 sono stati catturati. Secondo i comandi militari di Kabul, i guerriglieri avrebbero fruito di appoggi all’interno dell’esercito. Intanto, in Pakistan, l’aviazione e truppe speciali hanno sferrato un durissimo attacco alle zone tribali, uccidendo decine di persone e provocando un esodo massiccio.

3 marzo 2014

Hamid Karzai concede un’intervista al “Washington Post” nella quale ostenta una “accesa irritazione” verso il governo americano ed i comandi militari Nato che, incuranti delle proteste e delle vittime civili, non cessano le operazioni militari contro i villaggi afgani. Le vittime classificate come civili dall’Unama sono cresciute, secondo dati diffusi in questi giorni, del 7% (ed i feriti del 17%) rispetto al 2012. Nell’intervista Karzai critica la giustificazione statunitense basata sul “pericolo terrorista” posto che “al Qaeda è più un mito che una realtà” ed aggiunge che, alla luce di questi fatti, l’intesa bilaterale andrebbe meglio meditata su alcuni aspetti. Il presidente uscente ripeterà il messaggio al Parlamento afgano nel quale aggiungerà che “13 anni di guerra sono stati imposti al nostro paese”, omettendo di ricordare la propria collusione con gli Usa.

10 marzo 2014

In un comunicato dell’”Emirato islamico dell’Afghanistan”, i Talebani avvertono di avere “impartito direttive ai nostri mujaheddin di usare i mezzi e la forza a loro disposizione per far fallire le fasulle elezioni” del prossimo mese. Fra gli ultimi attacchi i più notevoli sono stati compiuti nell’est del paese, con l’uccisione di diversi militari ed agenti afgani e del governatore provinciale di Jalalabad. Continuano anche le operazioni Nato: in una di esse, il 6 marzo, droni statunitensi hanno colpito - “per errore” secondo il comando Nato- 5 soldati afgani.

17 marzo 2014

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu rinnova il mandato alla cosiddetta “missione di assistenza” Unama in occasione delle elezioni (presidenziali e provinciali) afgane. Circa 200.000 fra poliziotti e militari sono mobilitati a protezione dei seggi, 1.000 dei quali per altro saranno chiusi per “problemi di sicurezza”. La massiccia mobilitazione non riesce tuttavia a prevenire scontri ed attentati, mentre la maggior parte degli osservatori ripara all’estero in previsione del voto: mossa che risulterà utile anche a gonfiare i dati sugli afflussi

20 marzo 2014

A Kabul, i Talebani attaccano l’hotel Serena, frequentato da agenti dei servizi e civili al seguito della missione Nato. Nove le vittime, fra le quali i 4 giovani componenti del commando. Rilevanti scontri fra insorti e forse afgane si registrano a Jalalabad, con un bilancio di 18 vittime, in maggioranza agenti e stranieri, compresi 7 guerriglieri.

23 marzo 2014

Il “New York Times” pubblica un servizio di Carlotta Gall che, citando fonti afgane – fra le quali talebani e un funzionario dell’Isi- ripercorre il blitz contro Osama bin Laden, la protezione accordata inizialmente al capo jihadista dai servizi pakistani ed il successivo revirement a favore degli Usa “senza il quale nessuna forza speciale si sarebbe potuta avvicinare al compound”. Attualmente, secondo le stesse fonti, la protezione pakistana – non si sa quanto duratura- si sarebbe concentrata sul giovane discepolo di Osama, Nasir al Wuhayshi, alias Abu Basir, che sarebbe nascosto in una struttura simile a quella messa a disposizione di Osama. Il Pakistan reagisce con risentimento e oscura il sito del Nyt.

25-28 marzo 2014

Mentre continuano in tono minore (causa le imminenti elezioni) le operazioni Nato contro i villaggi del sud afgano, i Talebani mettono a segno altri attentati, i più rilevanti dei quali contro la Kabul Bank e, sempre nella capitale, contro un albergo per stranieri. Alla vigilia del voto, il 2 aprile, rivendicheranno anche un attacco al ministero dell’Interno, compiuto da un proprio infiltrato in divisa afgana. La escalation provoca, oltre alla ricordata fuga degli osservatori internazionali, il ritiro della maggior parte dei candidati alle presidenziali, in diversi dei casi presentata con motivazioni personali o rinuncia a favore di un candidato più forte.

2 aprile 2014

Alla vigilia del voto Peter Galbraith, già inviato dell’Onu in Afghanistan poi richiamato negli Usa causa le sue denunce dei brogli che accompagnarono le elezioni del 2009, ripete le sue accuse avvertendo che la situazione attuale è, dallo stesso punto di vista ,anche peggiore del 2009 quando “riuscimmo ad appurare che 1/3 dei voti a Karzai erano fraudolenti”, perché “questa volta non ci sono controlli esterni” (Effettivamente, nei giorni successivi al voto, saranno presentate 3.103 denunce di brogli). Gli schieramenti reali vedono- continua Galbraith- tuttora gli alleati di Karzai, “compresi i potenti signori provinciali e i trafficanti di droga”, le forze sottomesse all’occidente e, dall’altra parte, i talebami. “Se emergessero ancora una volta pesanti brogli una fazione pashtun potrebbe cercare di prendere il potere con la forza. Ma il pericolo maggiore è che le etnie tagika, azara e uzbeka si sentano imbrogliate e comincino ad attaccare sistematicamente i pashtun, scatenando una guerra di tutti contro tutti”. Intanto, il soli 2 giorni, secondo le forze afgane, si contano 109 vittime in scontri preelettorali fra le quali “89 insorti”.

7 aprile 2014

Subito dopo il voto, riprendono le operazioni Usa- Nato contro i villaggi afgani, quasi sempre silenziate dalle agenzie: fra esse oggi sono uccise sul colpo 15 persone a bordo di un’auto, in provincia di Kandahar. Circa le elezioni, si profila un ballottaggio fra Abdullah Abdullah e Ashraf Ghani, entrambi professanti la sottomissione agli Usa e la firma del trattato, mentre il candidato appoggiato da Hamid Karzai, più cauto in proposito, Zalmai Rassoul, si è piazzato al terzo posto con solo l’11,5%, secondo i dati ufficiali.

21 aprile 2014

A Kandahar, giunge la commissione d’inchiesta nominata dal presidente uscente Hamid Karzai per indagare,, assai tardivamente, la prigione segreta gestita dagli Usa, sulla quale circolano racconti dell’orrore (nessuna denuncia formale è stata presentata da eventuali sopravvissuti al lager), circondata dall’omertà più assoluta (la sola prigione gestita ufficialmente dagli statunitensi risulta quella di Bagram).

27 aprile 2014

I Talebani rivendicano l’abbattimento di un aereo da guerra Nato, con la morte di 5 militari britannici. Ben maggiori le perdite causate dalle piogge incessanti e conseguenti frane, nel paese devastato dalla guerra della Nato, dove nessuno pensa a proteggere il territorio e mancano perfino le vanghe per scavare nella ricerca dei corpi: a fine mese si contano oltre 300 vittime certe e 2500 “dispersi”

29 aprile 2014

A Paktiya, esplode la rivolta popolare contro i rastrellamenti, l’occupazione Usa- Nato e l’esercito collaborazionista. Viene stroncata con brutalità: 49 i dimostranti uccisi, oltre 5 soldati caduti nello scontro, mentre una decina risultano essere stati catturati dai Talebani. Ad infiammare gli animi, oltre la feroce repressione, giunge la notizia dell’asilo politico concesso dagli Usa (che ritualmente smentiscono) al funzionario torturatore di prigionieri politici, Haji Gulalai, cui sarebbe stata messa a disposizione una villetta in California; e le oramai consuete fotografie che vedono soldati dell’occupazione, questa volta britannici, dissacrare la salma di un afgano ucciso.

1 maggio 2014

A Kabul, una vivace manifestazione protesta contro l’ennesima strage sul lavoro – 24 caduti in una miniera in provincia di Samangan – che si aggiunge ad una lunga lista: nella stessa provincia un altro “infortunio”, sempre dovuto alla mancanza di tutela dei lavoratori, aveva provocato la morte di altri 23 operai. E si denuncia il supersfruttamento del lavoro, per paghe miserabili (4-5 dollari al giorno) contro almeno 9 ore giornaliere, dove spesso le vittime, particolarmente gli orfani, sono fatte sparire.

5-6 maggio 2014

Le forze Usa- Nato, profittando della distrazione causata dal lutto nazionale, scatenano una violenta offensiva contro i villaggi afgani: 71 persone sono assassinate in sole 24 ore, 40 i feriti. Ciò obbliga i Talebani ad affrettare la “Campagna di primavera 2014”, intitolata Khaibar (la vittoriosa battaglia attribuita al profeta Maometto). Le prime azioni saranno dimostrative – lanci di razzi sull’areoporto di Kabul e la base di Bagram- seguite da un attacco al dipartimento giustizia di Nangarhar, concluso con 10 uccisi.

5-6 maggio 2014

Nella notte, nel golfo di Aden, il mercantile Altinia, noleggiato dall’esercito italiano per riportare in patria parte del contingente di occupazione in Afghanistan e mezzi blindati, prende fuoco a causa di un’avaria. I militari sono soccorsi da una nave cinese, mentre il mercantile resta alla deriva fino all’8 maggio. La notizia, diffusa con discrezione dai cinesi, è tenuta segreta in Italia, dove abbonda la retorica sull’impegno militare: sarà rivelata da “l’Espresso” il 4 settembre, 4 mesi dopo.

20 maggio 2014

Nele zone tribali del Waziristan, raid stragisti mietono decine di vittime (almeno 32, secondo i dati ufficiali).

26 maggio 2014

Il presidente americano Obama, in visita alla base di Bagram, autoassolve l’America per la lunga guerra afgana, incolpandone i Talebani ed al Qaeda, e slitta ancora una volta la data del ritiro di “tutte le truppe”: non più la fine 2014 ma il 2016, fino al quale resteranno circa 10.000 unità cosiddette “antiterrorismo”. Segue il solito eco europeo e Nato – fra gli altri il ministro italiano Pinotti, mentre il comando italiano annuncia con soddisfazione che i droni “Predator B” hanno effettuato “1455 sortite”, pari ad un anno e mezzo di volo, in appoggio all’aviazione Usa- Nato. Seguono alla visita di Obama (nella quale non c’è stato alcun incontro con Hamid Karzai ed è svelato “per errore” il nominativo del capo della Cia a Kabul) due attacchi della resistenza nella città e nella provincia della capitale.

31 maggio 2014

A sud di Kabul, è compiuta – con grande probabilità dalla Nato che cerca di incolpare i Talebani- una strage di civili, di ritorno da una festa di matrimonio. Migliore notizia giunge dal Qatar che, dopo una mediazione faticosa, ha trattato lo scambio fra 5 prigionieri talebani – mullah Norullah Nori, responsabile di Mazar, Mohammed Nabi, capo della sicurezza a Qalat, Mohammad Fazi, Khairullah Kharkhwa, collaboratore del mullah Omar, Abdul Washid, dirigente dei servizi talebani - ed il sergente Bowe Bergdah, catturato dalla resistenza, che dichiara di essere stato trattato con il rispetto dovuto ai prigionieri, racconto ben diverso da quello dei prigionieri talebani..

8 giugno 2014

In provincia di Kunduz, nel distretto di Dasht-e.Archi, le forze Nato ed afgane si macchiano di un’altra strage – 30 uccisi e decine di feriti- a conclusione di un sanguinoso rastrellamento. Secondo una denuncia di Emergency, sono in costante aumento le vittime civili del conflitto (+30%) e specialmente i bambini afgani (+37%). Proseguono i raid anche sul Waziristan, con almeno 150 uccisi in pochi giorni .. Ciò mentre anche le inondazioni sulle zone montuose continuano a mietere vittime a centinaia, ed altre centinaia di senzatetto fuggono senza una meta.

15 giugno 2014

A Kabul, si svolge il ballottaggio fra Abdullah Abdullah ed Ashraf Ghani. Solo nel giorno della votazione sono un centinaio le vittime degli scontri tra le forze di sicurezza e gli insorti che contestano i due candidati, entrambi collaborazionisti , mentre a una decina di elettori sarebbero state mozzate le dita, fatto sbandierato dalle agenzie occidentali per oscurare la feroce repressione della contestazione.. Nella stessa giornata un sisma di magnitudo 5,4 della scala Richter flagella il nord del paese..

19-25 giugno 2014

A Torkham, presso la frontiera col Pakistan, i Talebani attaccano con bombe magnetiche l’area militare della Nato, distruggendovi decine di veicoli, fra gli altri attentati contro le forze di occupazione. Nell’Helmand invece sono un migliaio gli insorti che innescano una rivolta contro l’occupazione militare e l’esercito, come sempre stroncata con brutalità: 120 almeno le vittime, fra insorti e civili, ed una ventina i militari caduti nello scontro. Intanto gli Usa nominano nuovo capo delle forze Usa- Nato il generale John Campbell, che subentra a Joseph Dunfort.

8 luglio 2014

Ancora un efficace attentato talebano uccide 4 militari delle forze Usa- Nato, ed altri agenti e civili al seguito, nella provincia di Parwan, Un altro attacco suicida contro un convoglio, il 2 luglio a Kabul, ha provocato la morte di altri militari e sono state distrutti centinaia di veicoli. Prosegue lo scontro fra i due candidati più votati, Ashraf Ghani e Abdullah Abdullah, che si proclamano entrambi vincitori: gli Usa inviano pertanto John Kerry a Kabul, per patrocinare un accordo, senza il quale minacciano il blocco del finanziamento (104 i miliardi finora spesi solo in “aiuti” a Kabul)

15 luglio 2014

Presso la frontiera col Pakistan, nella provincia di Paktika, una “bomba sporca” fa strage presso una moschea: 89 i morti, che le forze Nato tentano senza successo di attribuire ai Talebani. Questi ultimi, che smentiscono categoricamente l’eccidio di civili ed incolpano gli occupanti, compiono invece altri attentati coronati dal successo, con l’uccisione di diversi militari e “consiglieri” stranieri ed un attacco – questo invece respinto, con la conseguente uccisione del commando attaccante- all’aeroporto di Kabul. Verso fine mese, fa scalpore l’uccisione del cugino di Hamid Karzai, Hashmat, ad opera di un attentatore suicida introdottosi nella residenza del presidente uscente in occasione di una festa.

26 luglio 2014

Il “New York Times” rivela un rapporto dell’Ispettorato per la ricostruzione (Sigar) secondo il quale il 43% delle armi fornire dagli Usa ai collaborazionisti afgani , per un valore di 626 milioni $, non sono giunte a destinazione, con probabilità accaparrate dagli insorti tramite mercato nero o altrimenti. Denuncia non nuova, che i comandi militari non sanno come affrontare.

5 agosto 2014

A Kabul, un infiltrato talebano nell’esercito apre il fuoco all’accademia militare uccidendo il generale statunitense Harold Greene e colpendo altri 15 militari, per essere a sua volta abbattuto. Intanto, proseguono i raid Nato contro i villaggi afghan, specie al nord, mietendo vittime civili (“talebani insorti” secondo la versione dei comandi, che oscurano altresì il numero dei caduti).

10 agosto 2014

Il responsabile di Amnesty International per l’Asia- Pacifico, Richard Bennett, divulgando l’ultimo rapporto dell’organizzazione, denuncia che “molte migliaia di afghani sono stati uccisi o feriti dall’esercito statunitense dall’inizio dell’invasione, le vittime ed i loro familiari hanno ben poche possibilità di ottenere giustizia o risarcimenti”, e la assoluta mancanza di indagini al riguardo.

19 agosto 2014

Nel 95° anniversario dell’indipendenza dal Regno Unito, le forze collaborazioniste tentano la ricomposizione della frattura fra i clan rivali, raccolti intorno ai due candidati più votati, ancora senza successo nonostante le pressioni statunitensi ed un appello di Hamid Karzai. I Talebani attaccano invece un check point n provincia di Logar, ingaggiando battaglia: subiscono gravi perdite ed altre ne infliggono uccidendo almeno una decina di militari.

Agosto 2014

I raid stragisti sul Waziristan, compiuti dall’aviazione pakistana ed appoggiati dai droni statunitensi, hanno causato 900 vittime, secondo varie fonti, ed un esodo di centinaia di migliaia di persone.

4 settembre 2014

Nella provincia di Ghazni un duplice attacco talebano contro la sede dei servizi e della polizia provoca una trentina di morti e 150 feriti. Un attacco simile è stato compiuto il 30 agosto a Jalalabad ad opera di un commando suicida, anch’esso rivendicato dai Talebani.

20 settembre 2014

Dopo mesi di lotta fra i clan, ed un riconteggio di voti, è annunciato l’accordo fra Ashraf Ghani e Abdullah Abdullah, il primo dei quali è dichiarato presidente, il secondo primo ministro di un governo definito di “unità nazionale”, benché rappresenti i soli collaborazionisti.

25-28 settembre 2014

Gli effetti nefasti della guerra vedono la lotta fratricida nel distretto di Ajristan, dove i Taleban decapitano 15uomini accusati di aver fornito informazioni sulle loro postazioni alle forze di occupazione ed i collaborazionisti, per rappresaglia, uccidono ed impiccano 4 talebani, ostentandone i corpi al pubblico.

29-30 settembre 2014

A Kabul s’insedia il nuovo presidente Ashraf Ghani, già consulente della Banca mondiale e collaborazionista di stretta osservanza. Il suo primo atto, l’indomani, è la firma del Bsa, il trattato che sottomette il paese agli Usa ben oltre l’annunciato ritiro delle truppe, concedendo la presenza di 12.300 militari statunitensi, ed altri 3.000 della Nato, per “operazioni antiterrorismo” fino al 2016 e ben 33 basi militari Usa- Nato. Con questo atto, a dispetto del retorico invito alla riconciliazione pronunciato dal nuovo presidente nel discorso d’insediamento, è garantita la continuazione della guerra civile.

3 ottobre 2014

A Kabul giunge in visita il premer inglese David Cameron per assicurare l’alleato Ghani “non vi lasceremo”. I Talebani, che hanno accolto la firma del Bsa con una bomba nella provincia di Paktia, davanti alla sede del governo (10 morti), compiono il loro 5° attentato dal 30 settembre: attacchi prevalentemente rivolti contro convogli militari, che continueranno nel corso del mese ed in novembre.

26 ottobre 2014

Nell’Helmand, le forze di occupazione britanniche consegnano alle autorità afghane la base di Camp Bastion ed il contingente statunitense compie una cerimonia di ammainabandiera. Si tratta di un mero rituale, il ritiro essendo già vanificato dalla firma del Bsa (v. nota 29-30 settembre), cui seguirà quella del Sofa con le forze Nato, e da un ordine segreto firmato dal presidente Obama che estende le operazioni militari a tutto il 2015 (v. nota 22 novembre).

30 ottobre 2014

A Mosca Viktor Ivanov, presidente del servizio russo per il controllo sulla droga, reitera l’allarme sull’espansione delle aree afghane coltivate ad oppio, cresciute in 3 anni da 138.000 a 209.000 ettari, con la previsione di un ulteriore aumento a 250.000 per il prossimo anno e ne conclude che “il disastro delle politiche statunitensi e Nato ha fatto dell’Afghanistan un narco- Stato, ma con la popolazione più povera del mondo”

4 novembre 2014

A Washington il Pentagono, in un’audizione assai pubblicizzata al Congresso del segretario alla Difesa, accusa Islamabad di non saper stroncare il “terrorismo” nelle zone tribali, così limitando la superiorità militare indiana nella regione. Eppure il Pakistan sta fiancheggiando le operazioni dei droni americani nel Waziristan che continuano a colpire la popolazione insieme ai combattenti islamisti, mietendo numerose vittime ed incrementando un esodo già massiccio e drammatico.

6 novembre 2014

A Kabul, giunge in visita il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg che ottiene la firma del “Sofa”, trattato analogo al Bsa siglato da Kabul con gli Usa, che consente la prosecuzione delle operazioni militari dopo il cosiddetto ritiro. In aggiunta, entrambi i trattati prevedono l’immunità per i crimini di guerra e comuni perpetrati dai militari dei contingenti stranieri in Afghanistan. In occasione della visita di Stoltenberg è rientrato a Kabul il presidente Ashraf Ghani, reduce da un viaggio a Pechino che ha fruttato l’impegno cinese ad intensificare gli investimenti nel settore minerario e gli aiuti militari all’Afghanistan.

15-16 novembre 2014

Continuano, oscurate dai media, le operazioni militari Nato nei villaggi degli “insorti”: scontri e vittime si verificano in questi giorni nel nord del paese. Uno degli attentati della guerriglia colpisce il 16 un convoglio di parlamentari, che restano però illesi, il 18 una base Nato a Pul-i-Charki.

22 novembre 2014

Il “New York Times” rivela l’ordine segreto firmato nelle scorse settimane dal presidente Obama che, contraddicendo a quanto dichiarato in maggio, prevede la continuazione delle operazioni militari contro la resistenza afghana, compreso l’uso di droni e cacciabombardieri. Opereranno allo stesso modo i contingenti alleati, la Germania nel nord del paese (con un contingente previsto di 850 unità), l’Italia nell’est (500 unità). Intanto si abbatte sullo sfortunato paese un terremoto (5.8 della scala Richter) con epicentro nella provincia di Mazar-e-Sharif.

Novembre 2014

Si susseguono nell’ultima decade del mese scontri, attentati e violenze di vario genere. Il 23, un attentato (compiuto forse da un uomo bomba) fa strage nel distretto di Yahakhail , nell’est: 45 almeno gli uccisi, altre decine i feriti. Non è rivendicato da alcuno ma i servizi occidentali accusano la rete Haqqani. Il giorno seguente un altro eccidio senza firma è compiuto nei pressi di una madrassa a Kunduz, con 8 vittime. Il 25, poliziotti con l’aiuto delle loro famiglie rivendicano un eccidio in un villaggio in provincia di Farah, uccidendo 25 persone, indicate come simpatizzanti talebani, per vendicare la morte di un poliziotto in un attentato ad un posto di blocco. Il 28, nella periferia di Kabul, un attentato questa volta talebano contro auto diplomatiche causa, con il sacrificio dell’attentatore, la morte di un diplomatico britannico ed il ferimento di diversi civili, al seguito e non. I comandi Nato ed i media occidentali battono la grancassa per giustificare, sulla base di questi fatti, la continuazione dell’occupazione: che, viceversa, ne è la causa determinante.

8-16 dicembre 2014

Nel Waziristan, la regione confinaria del Pakistan, i droni americani continuano a flagellare la popolazione (vedi da ultimo note Agosto e 4 novembre 2014) mietendo altre decine di vittime. Fra di esse è molto pubblicizzata l’uccisione di un esponente qaedista, Omar Farooq. Il 16 dicembre a Peshawar la formazione islamista Ttp, vicina ad al Qaeda, compie una feroce vendetta in una scuola per cadetti: 130 gli uccisi sul colpo, prevalentemente minori, altri moriranno in seguito alle ferite per un totale di 145. “Abbiamo scelto con cura la scuola militare per l’attacco – dice il comunicato di rivendicazione del Ttp- perché il governo ha preso di mira le nostre famiglie, le nostre donne e i nostri bambini, vogliamo far provare loro lo stesso dolore”. Fra gli altri, i Talebani afghani condannano l’eccidio di Peshawar, fatto oscurato dai media occidentali (che “dimenticano” altresì di parlare delle stragi causate dai droni Usa) e dal governo di Kabul che annuncia “misure speciali contro gli insorti”.

9 dicembre 2014

A Washington, il Senato presenta un rapporto sulle sevizie perpetrate dalla Cia, denominate “tecniche di interrogatorio rafforzate”, nelle prigioni- lager per prigionieri islamici, fra le quali l’afgana Bagram. Ne è autorizzata la pubblicazione di un sunto, su 6.300 pagine fra rapporto e allegati contenenti la narrazione degli orrori statunitensi ai danni di esseri umani: waterboarding, finte esecuzioni, alimentazione e idratazione praticate per via rettale, abusi sessuali, minacce di morte e violenza sessuale ai danni di madre e sorelle se il prigioniero rifiuta di firmare dichiarazioni di reità dettate dagli aguzzini, privazione del sonno fino ad una settimana in posizioni scomode, prigionieri incatenati al soffitto per giorni, costretti ad urlare per il dolore e farsela addosso, ‘murature’, ovvero sbattimento contro le pareti, costrizione in celle buie con rumori assordanti, perfino in bare chiuse. Il rapporto conclude che “la Cia ha usato tecniche di tortura brutali ed ha mentito sulla loro efficacia, che è stata molto scarsa”

10 dicembre 2014

Alla pubblicazione del rapporto del Senato americano (v. nota precedente), i leader occidentali ed alleati ostentano, come nelle precedenti occasioni, una falsa meraviglia con i consueti auspici sulla cessazione delle brutalità: a partire dallo stesso presidente Obama (che, circa l’Afghanistan, reitera l’annuncio di aver dismesso il carcere di Bagram, che avrebbe dovuto chiudere da tempo: v. note 10 settembre 2012, 10 gennaio e 21 aprile 2014) al cancelliere tedesco Merkel che si dichiara “assolutamente sorpresa e sconvolta” (ma vedi nota 31 dicembre 2014), dal neo eletto afgano Ashraf Ghani alle autorità polacche (che hanno concesso da oltre un decennio agli Usa la gestione di prigioni segrete sul proprio territorio). Su Twitter, un messaggio jihadista afferma che “essere decapitati è cento volte più umano e dignitoso di ciò che quelle sporche canaglie fanno ai mussulmani… il 100% delle vittime delle torture, è una guerra contro l’Islam”. Intanto, presso l’aeroporto di Kabul, il contingente Usa si produce in un’altra cerimonia di ammainabandiera, che non ha effettività dato che il ritiro è solo parziale.

17 dicembre 2014

In provincia di Nangarhar, i droni americani colpiscono auto civili uccidendo almeno 11 persone. Altri civili a bordo di un’auto sono stati ammazzati a Kandahar, il 7 dicembre, per “difesa preventiva”. I Talebani continuano invece i loro attacchi mirati: in uno di essi, il 13 a Kabul, un kamikaze si è scagliato contro un convoglio militare uccidendo 12 fra soldati e poliziotti e ferito almeno altri 20.

28 dicembre 2014

Ad Amburgo, la giornalista Laura Poitras e l’informatico Jacob Appelbaum rivelano l’esistenza di altri documenti in possesso di Edward Snowden, concernenti lo spionaggio sulla rete ed operazioni segrete americane. Fra queste spicca, per quanto riguarda Afghanistan e Pakistan, la “Joint Prioritiz Effects List”, 36 pagine di bersagli umani da colpire, con l’indicazione a fianco di ognuno del luogo e della eventuale ricompensa per l’assassinio; alcune vittime sono contrassegnate con la scritta “da catturare” per essere “interrogate”. La lista è condivisa da 14 stati coinvolti nella guerra. Intanto il sito “War is Boring”, che attinge a documenti del Pentagono, ripreso da diverse giornali (fra essi il Corriere del 29 dicembre, servizio di Guido Olimpio), riferiscono quanto è trapelato circa l’unità speciale statunitense “361 st Intelligence, surveillance and reconnaissance Group, avente il compito di spiare gruppi e persone ostili agli Usa, per poi ucciderle: fra i gruppi nemici oggetto della “caccia”, secondo la terminologia statunitense, figurano Al Qaeda, Isis, altre formazioni islamiste fra le quali Shebab somali e, naturalmente, i Talebani.

31 dicembre 2014

Altre notizie utili sulla guerra contro i Talebani ed altre formazioni islamiste sono diffuse oggi dal quotidiano tedesco “Bild” circa una cellula segreta tedesca finalizzata ad uccisioni ed altre operazioni sporche, esulanti dal mandato fornito dal Parlamento. Responsabile è indicato il generale Markus Kneip e in generale la direzione dei servizi ed il governo federale sotto la guida del quale essi operano.

31 dicembre 2014

Nell’ultimo giorno della missione Isaf, nella provincia dell’Helmand, le forze Nato e collaborazioniste afghane mietono stragi nell’Helmand con raid aerei e terrestri e in (dichiarati) scontri con insorti: solo ad una festa di matrimonio – uno dei bersagli abituali Usa-Nato- muoiono 26 persone ed altre decine sono ferite: fra le vittime molti bambini. Da fonti afghane trapela che nei giorni di Natale, nella provincia di Kunar ed in sole 48 ore, sono state uccise nei raid aerei e terrestri della Nato 136 persone, definite “talebani” (i quali smentiscono seccamente: si tratta perciò di civili, almeno per la maggioranza). Il poco che trapela circa gli eccidi illumina l’effettività del così detto ritiro (v. nota successiva).

31 dicembre 2014

Nei giorni scorsi sono dettagliate le ultime cifre inerenti al c.d. ritiro: prevede l’uscita dal paese di 32.000 soldati Usa ed altri 8000 di altri alleati Nato, che mantengono le basi e migliaia di soldati, oltre i mercenari: solo gli Usa mantengono la presenza di 10.000 militari e – si stima- circa il doppio di mercenari. La guerra sarebbe costata agli Usa, finora, oltre 1.000 miliardi $, l’80% dei quali sotto la presidenza Obama; e la perdita per la coalizione di circa 3.500 militari. Da parte sua l’Onu rileva la uccisione, nel solo anno in corso, di 3.188 civili, +19% rispetto allo scorso anno: cifra che, come sempre, non tiene conto delle vittime civili spacciate dai comandi militari per “talebani”. Questi ultimi, in un messaggio divulgato il 29 dicembre, hanno dichiarato che la missione Isaf ha fallito l’obiettivo dell’annientamento della resistenza ed aggiunto che “il cambiamento di una missione militare, o semplicemente del suo nome, non comporterà migliori risultati per Nato- Usa, a parte il fatto di organizzare cerimonie e raccontare falsità al proprio paese…Il cambiamento di nome non ci inganna e, finché le truppe straniere saranno presenti in Afghanistan, la nostra nazione sarà impegnata nella resistenza”.

4-5 gennaio 2015

Proseguono le operazioni congiunte Usa- Pakistan, iniziate la scorsa estate, nella zona confinaria : 31 gli uccisi in queste ore, mentre la situazione dei profughi, centinaia di migliaia, si aggrava ogni giorno di più. Intanto, a Kabul, un attentato kamikaze rivendicato dai Talebani attacca un convoglio di Eupol uccidendo o ferendo diversi poliziotti.

15 gennaio 2015

Procedono , silenziate dalle autorità afgane e dai media internazionali, le operazioni militari nel sud dell’Afghanistan, in barba al decantato ritiro. In una di queste, resa nota 3 mesi appresso e compiuta (forse) oggi, un drone statunitense uccide fra gli altri 2 ostaggi, l’americano Warren Weinstein ed il cooperante italiano Giovanni Lo Porto, rapito 3 anni orsono: autorità e stampa italiane faranno a gara nell’assolvere ed anzi elogiare gli uccisori americani: “la responsabilità ricade interamente sui terroristi” secondo il ministro Gentiloni.

17 gennaio 2015

A Kabul, alla vigilia dell’insediamento del nuovo governo, che segue di ben 3 mesi quello del presidente Ashraf Ghani, si apprende che il ministro dell’agricoltura, Yakub Haidari, è ricercato dall’Interpol per “evasione fiscale su larga scala”. La notizia, e le complicate trattative tra le fazioni collaborazioniste per i posti di governo e sottogoverno, già contraddicono la propaganda sul “rinnovamento della classe dirigente” che Ghani avalla, anche con limitate operazioni di avvicendamento nella burocrazia. Il “rinnovamento” prevede piuttosto una più stretta censura sulle operazioni di guerra contro i villaggi ancorché, ovviamente, non dichiarata: praticamente non trapela più nulla.

29 gennaio 2015

A contraddire i comandi militari occupanti circa la scomparsa degli attentati ‘Green on blue’ giungono notizie di attacchi condotti da uomini in divisa , oggi nella stessa capitale dove, presso l’aeroporto, un militare simpatizzante della resistenza sacrifica se stesso per uccidere un gruppo di mercenari (v.a. nota 8-10 aprile 2015).

Gennaio 2015

In Afghanistan, si attivizzano i “Marg” (morte), gruppo paramilitare anti-talebano certamente finanziato dal governo afgano e dalle forze Nato, destinato a supplire al calo dei mercenari a contratto.

9 febbraio 2015

Viene pubblicizzato un raid Usa, eccezionalmente, perché il drone impiegato ha ucciso anche mullah Abdul Rahuf, indicato come “numero 2 dell’Isis in Afghanistan”; altri attacchi colpiscono miliziani additati allo stesso modo, Abdul Rauf Kadim ed Hafiz Waheed. La presenza nel paese di militanti dell’Is è affermata, oltre che dagli Usa, da fonti collaborazioniste afgane – fra esse il governatore di Kunduz che li stima in “alcune decine”; e pare confermata da alcuni attacchi certamente non di mano talebana (vedi nota )

21 febbraio 2015

Ashton Carter, nuovo capo del Pentagono, in visita alle truppe statunitensi, già mette in discorso il ritiro di altre forze dall’Afghanistan entro il 2016, rinviato al 2017. A preoccupare i principali occupanti è la invariata forza della resistenza e , secondo diversi commentatori, il rafforzamento dei rapporti fra Kabul e Pechino.

23 febbraio 2015

Gli Usa riservano il funerale di Stato a uno dei propri “eroi”, il marine Rob Richards, morto per overdose, noto per essersi fatto fotografare con altri mentre urinava sui corpi di cittadini afghani ammazzati.

Febbraio 2015

Per tutto il mese, si svolge “una vasta operazione anti- talebani nel sud”, avvolta dal silenzio che non fa trapelare il numero di vittime né le distruzioni apportate. Si conoscono invece alcune risposte dei Talebani, fra le quali un attacco a Pul-i-Alam, capoluogo della provincia di Logar, nel quale restano uccisi una ventina di agenti afgani.

Febbraio 2015

Oltre al flagello della guerra, il nord Afghanistan è colpito da tempeste di neve e valanghe, che provocano 300 vittime e ingenti danni. E’ decretato il lutto nazionale.

17 marzo 2015

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu, all’unanimità, rinnova per un anno il mandato per la missione Unama.

24-25 marzo 2015

A Washington, il presidente afghano Ashraf Ghani incontra il segretario di Stato John Kerry ed il presidente Barack Obama, occasione per rilanciare lo “allarme Isis” utile a giustificare l’occupazione perdurante da oltre 13 anni ed i suoi misfatti. Sono di questi giorni alcuni attentati “sporchi” che fanno pensare all’Is (o agli occupanti): 6 ragazzini uccisi in un campo di calcio a Ghazni mediante un ordigno; l’attacco ad un bus civile a Wardak, che ha provocato 13 morti e risparmiato solo un bambino. Questi attacchi sono stati condannati dai Talebani, cui la propaganda collaborazionista ha cercato di attribuirli; come la lapidazione di una giovane donna, Farkhunda, accusata di aver bruciato pagine del Corano, il cui corpo è stato poi arso: smentendo la propaganda i Talebani si sono impegnati a punire i responsabili del linciaggio. Fra gli attentati talebani vi è invece l’attacco, contemporaneo alla visita di Ghani negli Usa, al palazzo presidenziale di Kabul ed uffici ministeriali nei pressi (8 i caduti e circa 30 feriti)

8 aprile 2015

Amnesty divulga un rapporto sulle violenze contro le donne in Afghanistan, rimaste identiche nei 14 anni dell’occupazione, a dispetto delle promesse sulla salvaguardia dei “diritti umani”; e persino aggravate ai danni di coloro che rivendicano i propri diritti, spesso malmenate, stuprate od uccise. Le cronache, anche in questi giorni, raccontano di ragazze stuprate incarcerate in luogo dei loro violentatori e talvolta perfino costrette a sposarli “per salvare l’onore”.

8-10 aprile 2015

A Jalalabad (Nargarhar), un militare afghano tenta di uccidere l’ambasciatore americano Michael McKinley, in luogo del quale sono colpiti 3 militari di scorta, e viene subito dopo abbattuto dalle restanti guardie del corpo. Un attentato più spettacolare è realizzato l’indomani da un gruppo di 4-5 talebani, mediante l’irruzione nel palazzo di giustizia di Mazar-i-Sharif (ospitante anche il comando di polizia), dove uccidono il capo della polizia distrettuale, altri 4 poliziotti e 4 giudici.

17 aprile 2015

Il quotidiano tedesco “Der Spiegel”, sulla base di documenti segreti che ha potuto visionare, documenta che gran parte dei droni statunitensi, impiegati per compiere omicidi e stragi, parte dalla base Usa di Ramstein, in Germania (v.a. nota 28 dicembre 2014 sulla partecipazione tedesca alle operazioni sporche).

18 aprile 2015

In Afghanistan, si materializza nuovamente l’Isis con la (successiva) rivendicazione di un duplice attacco a Jalalabad, davanti ad una moschea ed alla sede locale della Kabul Bank, che provoca la morte di almeno 33 civili ed il ferimento di altre decine.

24 aprile 2015

Inizia la Campagna di primavera dei Talebani, denominata Azm (Perseveranza) con decine di attacchi, non spettacolari ma su tutto il territorio. E’ stata annunciata 2 giorni fa con un comunicato che ha sottolineato come gli obiettivi della resistenza talebana saranno mirati alle forze di occupazione (12.500 unità attualmente operanti) e collaborazioniste con la “priorità di salvaguardare e proteggere le vite umane e le proprietà della popolazione civile”, una implicita ma netta distinzione dall’Isis e dai gruppi qaedisti pakistani.

11 maggio 2015

Su “London Rewiew of Books”, il giornalista Seymour Hersh torna sul raid di Abbottabad per svelare la complicità pakistane con gli Usa: le relative informazioni sarebbero state fornite dai servizi del paese agli americani previo compenso di 25 milioni $, ed il raid statunitense sarebbe stato preceduto dal taglio dell’energia elettrica nella zona del compound abitato da Osama bin Laden e dall’ordine di non interferire: dal che il giornalista deduce che le polemiche fra i due paesi sarebbero state fumo negli occhi, utili, insieme all’assassinio di bin Laden, alla campagna per la rielezione di Barack Obama. Fasulla anche la sepoltura in mare del corpo di Osama, in realtà bruciato per impedire la vista dello scempio praticato.

14-19 maggio 2015

Nell’ambito della ‘campagna di primavera’ i Talebani rivendicano fra gli altri un attacco compiuto a Kabul contro un residence per stranieri legati alle forze di occupazione, in occasione di una festeggiamento in onore degli americani, che ha tenuto in scacco la polizia per diverse ore e causato 14 morti fra i quali 3 attentatori; e ad un palazzo governativo nella provincia dell’Helmand: tra i caduti un italiano, Sandro Abati. Il 17 è la volta dell’aeroporto, il 19 del palazzo di giustizia della capitale, attaccati con autobombe.

27 maggio 2015

Un attacco talebano all’hotel Hetal di Kabul, per colpire il ministro degli esteri afgano Salahuddin Rabbani, impegna per ore le forze di sicurezza con il sacrificio dei 4 attentatori. Nei giorni precedenti la resistenza ha colpito la polizia collaborazionista ad un check point (10 uccisi, 3 catturati) ed un edificio governativo a Zabul, quest’ultimo con un attentatore kamikaze. La più stretta censura copre invece le operazioni Nato contro i villaggi controllati dal Talebani.

14 giugno 2015

“Wall Street Journal”, sulla base di informazioni provenienti dai servizi Usa ed afgani nonché di elementi della resistenza afgana, scrive che da tempo l’Iran sostiene il movimento talebano, per contrastare sia le forze di occupazione Usa-Nato, sia la penetrazione dell’Isis nel paese. Il sostegno prevede la fornitura di armi e campi di addestramento, dei quali sono citate 4 località. Intanto, nell’Helmand prosegue la strenua resistenza talebana alle forze di occupazione: 14 i caduti, solo oggi, fra le forze collaborazioniste.

16 giugno 2015

I Talebani inviano un messaggio pubblicizzato al califfo Abu Bakr al Baghdadi per intimargli di cessare l’ingerenza nel paese. Diversamente “per difendere il suo territorio – scrivono- l’Emirato islamico dell’Afghanistan sarebbe costretto a reagire…Il jihad contro gli Usa ed i loro alleati dovrebbe essere condotto sotto un’unica bandiera, quella dei Taliban del mullah Omar”. Nei giorni scorsi, giornali afgani hanno riferito di scontri già avvenuti fra milizie talebane e dell’Isis nei dintorni di Jalalabad.

20 giugno 2015

Trapela un eccidio perpetrato dalle forze di occupazione nella provincia di Nangarhar: almeno 10 le vittime di un drone statunitense. Ma i caduti a causa dei raid Nato sono molti di più, coperti dalla censura avallata dal governo afgano.

30 giugno 2015

A Kabul, la resistenza talebana sferra un attacco ad un convoglio militare nei pressi della base Usa-Nato, causando diversi morti e feriti: 33 i caduti secondo fonti locali.

Giugno 2015

Un rapporto diffuso successivamente dall’Onu indica che nei primi 6 mesi dell’anno sono morti nel conflitto 1.592 civili, 3.329 i feriti: numeri probabilmente sottostimati per il consueto depistaggio, attuato dai comandi Nato, con la voluta confusione fra civili e militanti talebani. Si conosce anche un rapporto di World justice Project secondo il quale l’Afghanistan è ritenuto il secondo paese al mondo per violazione dei diritti dell’uomo e dello stato di diritto, subito dopo lo Zimbabwe. Fra i soprusi praticati, prescindendo dal conflitto, sono indicati diversi casi di avvelenamento (di solito leggero, non seguito da morte) di un gran numero di studentesse frequentanti scuole femminili. Una terribile “dissuasione” ad opera dei clan, i cui autori restano ignoti, probabilmente perché non cercati.

8 luglio 2015

Mentre a Kabul i Talebani ripetono l’attacco contro le forze Nato (avallato dal governo afgano, che tace il numero dei caduti), il Pakistan ospita ad Islamabad un incontro fra inviati del governo afgano e dei Talebani. Questi ultimi, in una nota firmata mullah Omar (per altro defunto, come sarà comunicato in seguito: vedi nota 30 luglio 2015 ), scrivono che “i contatti pacifici col nemico non sono proibiti dalle nostre regole”.

10 luglio 2015

Trapela un’altra strage Usa-Nato nell’est: almeno 24 gli uccisi fra i quali , secondo il comando delle forze di occupazione, vi sarebbe l’esponente dell’Isis Gul Zaman Hafez Saeed. I Talebani mettono a segno invece un attentato alla base Usa Camp Chapman, nella provincia di Khost, che provoca la morte di una trentina di persone fra cui diversi elementi della Cia. Si registrano anche attacchi ‘sporchi’ (non talebani e non rivendicati): la distruzione di una scuola coranica a Kandahar ed un altro attacco alla moschea Pul-e-Khumri: forze Nato o Isis?

20 luglio 2015

Nella provincia di Logar, un raid Usa colpisce un check point dell’esercito afgano provocando almeno 10 morti (quasi 20 secondo altre fonti) e decine di feriti fra i soldati. Uno “sventurato errore” per il comando americano, che non dissolve del tutto il sospetto, dato che il comando conosce bene le coordinate dell’esercito afgano, essersi trattato invece di una punizione per le diserzioni, che si susseguono ininterrottamente.

30 luglio 2015

In seguito al susseguirsi di notizie sulla morte del mullah Omar, ribadite pubblicamente dai servizi afgani , i Talebani ammettono infine il luttuoso evento (ci vorranno altre settimane per ammettere che la morte risale all’aprile 2013 e che sarebbe avvenuta in un ospedale pakistano) . Annunciano poi che la Shura di Quetta ha designato successore mullah Akhtar Mansour, definito “vice” del mullah Omar quand’era ancora in vita.

1 agosto 2015

In un messaggio audio, il mullah Akhtar Mansour lancia un appello alla unità del movimento talebano, più che disorientato dall’annuncio del giorno precedente. Molti militanti sono furiosi per essere stato loro taciuta una notizia così grave, per oltre due anni, e per l’inganno dei falsi messaggi firmati Omar. Secondo il giornale pakistano “The Express Tribune” ed altre voci, si diffonde nel movimento anche il sospetto che il capo dei Talebani sia stato avvelenato per una faida interna, diversi esponenti si stanno dimettendo dai loro incarichi ed in particolare la famiglia di Omar, a partire dal fratello Abdullah Mannan e dal figlio maggiore Jaqub, sarebbe intenzionata a formare un’altra shura, disconoscendo apertamente mullah Mansour. Una frattura molto grave che, fra gli altri effetti, può deprimere la resistenza all’occupazione straniera e facilitare il reclutamento dell’Isis.

6-10 agosto 2015

Si susseguono attentati talebani: fra gli altri un camion bomba a Logar, due attacchi a stazioni di polizia a Kandahar, l’indomani un attentato alla sede dei servizi nella capitale, il 10 agosto contro la base dell’esercito presso l’areoporto provocano decine di vittime tra le forze collaborazioniste. Il presidente Ghani, deluso nella speranza che la morte del mullah Omar producesse un effetto deprimente sulla resistenza, attacca il Pakistan accusato di continuare il sostegno ai Talebani.

19 agosto 2015

In Pakistan, in una località tenuta segreta, si riunisce per più settimane il Consiglio degli Ulema, per dirimere le controversie ed i sospetti circolanti nel movimento talebano in seguito all’annuncio della morte del mullah Omar (vedi successiva nota 16 settembre 2015). Allo stesso scopo si svolge un raduno di militanti talebani a Qetta, mentre mullah Akhtar Mansour incassa la promessa di “collaborazione leale” da parte del capo di al Qaeda, Ayman al Zawahiri.

23 agosto 2015

Su “Huffington Post” il portavoce di Unicef in Italia, Andrea Iacomini, racconta la pratica dei rapimenti di bambini destinati alla schiavitù ed alla violenza sessuale (così detti ‘bacha bazi’), flagello assai diffuso in Afghanistan e Pakistan, ad opera di ricchi, mercenari ed elementi dei corpi di polizia afgani. Un successivo servizio, apparso sul “New York Times” del 21 settembre, rivela che i militari americani hanno l’ordine di non denunciare gli stupratori di bambini, pena gravi sanzioni. Il quotidiano riporta fra gli altri il racconto del defunto capitano Gregory Buckley, fatto al padre, di abusi ai danni di bambini sequestrati da poliziotti o militari e portati alle basi: “…Li sentivamo gridare ma non potevamo fare nulla, i superiori ci dissero di rivolgere lo sguardo altrove perché il ‘Bacha bazi’ fa parte della cultura locale…Abbiamo dato il potere a persone che commettevano cose molto peggiori dei talebani…”

26 agosto 2015

Nell’Helmand un attentato fra i tanti contro militari Nato ad opera di soldati afgani, ed un attacco analogo a Nimroz negli ultimi giorni del mese, rivelano come sia in crescita la diserzione all’interno delle forze collaborazioniste ad opera di elementi che, spesso, mantengono la propria posizione all’interno delle stesse. Ancora più rilevante il completamento della liberazione del distretto di Musa Qala ad opera dei Talebani che, dopo giorni di duri scontri, issano le proprie bandiere e costringono alla fuga il capo del distretto, Sharif Khan; quest’ultimo conferma che le forze afgane hanno subito “importanti perdite”. I Talebani hanno contro anche l’Isis che, proprio oggi, giustizia 10 studenti coranici, ritenuti “nemico che aiuta l’aviazione dei crociati ad uccidere i mujaheddin”: le vittime sono costrette ad adagiarsi in fosse riempite di esplosivo e l’esecuzione è seguita dalla diffusione di un video propagandistico.

28-29 agosto 2015

L’aviazione Nato semina distruzione e morte nel distretto di Musa Qala: almeno 110 le vittime della punizione collettiva contro la popolazione ribelle all’occupazione, che ha aiutato i Talebani a liberare la zona. Il numero dei caduti nei prossimi giorni viene coperto dal segreto.

11 settembre 2015

Intervistato da “al Jazeera”, l’ex presidente afgano Hamid Karzai afferma che la presenza di al Qaeda in Afghanistan, ora come nel passato, “per me è un’invenzione. Non ho mai ricevuto un solo rapporto da una qualunque fonte afgana su al Qaeda o su quello che stesse facendo. Noi non li vediamo, non riusciamo a visualizzarli, per noi non esistono. Non ho mai avuto a che fare con loro”. La tardiva ammissione di Karzai sulla evanescenza di quello che fu il pretesto Usa per aggredire il paese, sparisce sui media occidentali, tranne le poche voci indipendenti.

14 settembre 2015

Costretti a ritirarsi dal centro di Musa Qala (non però dal distretto), per cercare di fermare lo stragismo Usa-Nato ai danni della popolazione, i Talebani attaccano (il commando è di 6 uomini, con divisa dell’esercito afgano) il carcere di Ghazni, nell’est, liberando circa 400 prigionieri, gran parte dei quali politici, dopo uno scontro durato 3-4 ore con le forze collaborazioniste, che perdono 10 uomini. Il tunnel di 1 km. per consentire l’evasione di massa era stato naturalmente scavato in precedenza.

16 settembre 2015

L’inchiesta condotta dagli Ulema sulla morte del mullah Omar e la lunga sessione, iniziata il 19 agosto, si sono concluse. I Talebani fanno seguire un comunicato nel quale affermano di aver superato, grazie agli Ulema, il conflitto interno e che la stessa famiglia del mullah Omar, deposti i sospetti, accetta ora la leadership di mullah Mansour. Questi e l’attuale leadership talebana si sono scusati con i militanti per aver tenuto il segreto sulla morte del fondatore del movimento affermando di aver ritenuto che tale evento avrebbe prodotto un effetto demoralizzante sulla resistenza, proprio mentre si prevedeva la fine dell’occupazione militare Nato. Tuttavia la pacificazione non è completa perché il gruppo Fidai Mahaz (Fronte del sacrificio), guidato da mullah Najbullah, continua a disconoscere Mansour e si oppone altresì ai tentativi di dialogo con il governo Ghani, che Mansour vorrebbe proseguire.

19-22 settembre 2015

In questi giorni, all’interno di Camp Arena, i carabinieri del 1° reggimento Tuscania, del 7° reggimento Trentino- Alto Adige e del 13° Friuli- Venezia Giulia hanno “tenuto un corso a favore della 7° brigata Afghanistan civil order Police di stanza ad Herat” focalizzato sulla “irruzione nelle abitazioni civili e neutralizzazione di elementi ostili”.

22 settembre 2015

In occasione della festa del Sacrificio (Eid al Adha) il capo riconosciuto dalla maggioranza dei Talebani, mullah Akhtar Mansour, dichiara: “se il paese non fosse soffocato dall’occupazione, la situazione sarebbe risolta attraverso un’intesa inter- afgana. Se l’amministrazione di Kabul volesse mettere davvero fine alla guerra e portare la pace nel paese, lo potrebbe fare attraverso la revoca di tutti i trattati militari e di sicurezza stipulati con gli invasori. Ma, se a parole si inneggia alla pace, sul terreno la guerra è cresciuta. E allora questo è prendersi gioco della pace e del popolo”.

27 settembre 2015

A Kunduz, dopo violenti scontri tra le forze collaborazioniste e le milizie talebane, queste ultime, con l’aiuto della popolazione insorta, prendono il controllo delle sedi governative, del carcere, dell’ospedale ed altre infrastrutture civili ed issano la bandiera della liberazione nella piazza centrale. Secondo il governo Ghani la presa di Kunduz da parte talebana è stata accompagnata da uccisioni di collaborazionisti e da punizioni fisiche, quali stupri (questi ultimi confermati da associazioni femminili). Intanto il governo di Kabul annuncia di avere respinto un’offensiva dell’Isis contro le stazioni di polizia nelle province di Nangarhar e Paktika. I morti sarebbero 130, a detta del governo “miliziani dell’Isis”: l’attività dell’aviazione Nato in appoggio alle forze collaborazioniste permette di dubitarne.

28-29 settembre 2015

Immediata scatta la punizione collettiva Usa-Nato contro la popolazione di Kunduz, che causa almeno 200 vittime (ammesse dai comandi) e la fuga di altre centinaia di civili. I bombardamenti ed i combattimenti tra le forze collaborazioniste e le milizie talebane continuano per giorni.

1 ottobre 2015

Presso l’aeroporto di Jalalabad, si schianta un C 130 Nato, causando 15 vittime fra le quali l’intero equipaggio. I Talebani rivendicano il proprio attacco, mentre per il comando Nato “le cause sono da chiarire”.

3 ottobre 2015

I raid Nato si susseguono su Kunduz mietendo ancora distruzione e vittime. Uno di essi colpisce l’ospedale di Msf (Medici senza frontiere), distruggendolo in gran parte e causando la morte immediata di 20 fra operatori sanitari e pazienti, decine di “dispersi” e altre di feriti. Msf denuncia che le coordinate dell’ospedale erano ben note al comando Nato e che “il bombardamento è proseguito per mezzora dalla nostra segnalazione”. Nella successiva inchiesta, l’organizzazione concluderà che il raid è stato compiuto “con il chiaro intento di uccidere” e, per conseguenza, abbandonerà “disgustata” Kunduz. L’amministrazione americana dapprima scarica la responsabilità sulle autorità afgane che “ci hanno chiesto di intervenire ritenendo il luogo un covo di terroristi”, poi cambia versione e porge “scuse e condoglianze” per voce del presidente Obama. Il 19 novembre per altro un raid Usa sulle zone sunnite siriane colpirà un altro ospedale di Msf, presso Damasco.

7 ottobre 2015

Preceduto da indiscrezioni di stampa circa la volontà statunitense di rinviare a tempo indeterminato il promesso “ritiro” nel 2016, il segretario alla Difesa Ashton Carter afferma che “sarà la Nato a prendere gli impegni necessari a garantire la nostra continua presenza nel futuro immediato dell’Afghanistan. Non ci sono dubbi che questo accadrà…”. Immediatamente da Bruxelles il comando Nato “certamente continuerà a sostenere l’Afghanistan /sic/ sia con l’attuale missione Resolute Support, di cui non è stata ancora decisa la durata e l’estensione, sia con il finanziamento alle forze armate afgane”.

15 ottobre 2015

Agli annunci del 7 ottobre segue quello del presidente Barack Obama: “da comandante in capo non posso permettere che l’Afghanistan diventi un rifugio per terroristi”, pertanto il ritiro è “rallentato”: 10.000 soldati (oltre i corpi mercenari) resteranno fin tutto il 2016 , per calare ad “almeno 5.500” dopo tale data, a tempo indeterminato. Secondo il NYT sarebbero attualmente sotto controllo (definito “alta minaccia”), totale o parziale, talebano 27 delle 34 province afgane. Il giornale riporta anche un analogo rapporto dell’Onu, tenuto segreto per oltre un mese, che considerava tale controllo esteso alla metà di esse. Intanto, il conflitto continua. In mattinata i Talebani hanno annunciato la liberazione della zona centrale del distretto di Bala Baluk, mentre hanno sgomberato Kunduz per fermare la furia americana contro la città.

16 ottobre 2015

Il leader russo Vladimir Putin commenta l’annuncio di Barack Obama come “una lampante e diretta testimonianza del totale fallimento della missione militare Usa- Nato, durata ben 14 anni” e per conseguenza annuncia il rafforzamento militare dei confini russi e l’intervento altresì alle frontiere (con l’Afghanistan) turkmena, tagika ed uzbeka, cioè dei paesi alleati con Mosca. Il presidente Ghani ne profitta per chiedere a Putin aiuti militari, ottenendone nell’immediato una fornitura di armamenti leggeri.

26 ottobre 2015

Un violento sisma (7.7 Richter) colpisce Afganistan e Pakistan, con epicentro la regione dell’Hindukush, causando almeno 350 morti, altrettanti feriti ed altre centinaia di senza tetto. I Talebani annunciano una tregua unilaterale nella regione colpita e la cooperazione con i soccorritori. Emergency denuncia invece che “lo stato non è in grado di curare i feriti, perché tutte le corsie sono piene di persone colpite nel conflitto”.

27 ottobre 2015

Ad Herat, si svolge la cerimonia di ammaina bandiera del contingente spagnolo, che si ritira effettivamente dall’Afghanistan. I primi paesi ad aderire invece all’invito americano di mantenere l’occupazione sono, come sempre, Regno Unito ed Italia: il governo della quale ultima ritiene “doveroso” mantenere ed anzi rafforzare il proprio contingente a causa del ritiro spagnolo ed “ottiene il permesso” dagli Usa di armare i suoi droni.

9 novembre 2015

Nella provincia meridionale di Zabul si ha notizia di scontri armati fra milizie talebane e dell’Isis che hanno causato decine di caduti (50 secondo Radio Vaticana, 80 per altre fonti). Seguaci afgani del Califfo hanno fra l’altro giustiziato 7 hazara, cosa che provoca una manifestazione di protesta nella capitale e soprattutto una fuga massiccia di hazara dal paese.

15 novembre 2015

Nella provincia di Nangarhar, colpita dai droni Usa, si ha notizia di diversi eccidi, fra i quali uno di 12 persone, ammesso dai comandi (“terroristi”)

29 novembre 2015

Un accordo Ue-Turchia cerca di fermare la massiccia migrazione dai paesi in guerra, fra i quali l’Afghanistan, attribuendo allo scopo al governo turco 3 miliardi di euro, mentre i paesi dell’est europeo si blindano con muri, recinzioni di filo spinato, cariche della polizia. La greca Lesbo conquista la nomea di “isola dei bambini morti” per il numero di minori affogati e si moltiplicano le atrocità ai danni dei fuggitivi, ad opera degli “accompagnatori” e non solo: il primo ad essere assassinato intenzionalmente è proprio un cittadino afghano, ai confini con la Macedonia. Il 2 dicembre, a Berlino, in una conferenza congiunta con il presidente afgano Ashraf Ghani, il cancelliere Angela Merkel dichiara che i cittadini afgani che riusciranno ad entrare in Germania saranno rispediti nel loro paese.

Novembre 2015

Un’inchiesta di “Washington Post” getta qualche luce sulle strutture paramilitari impiegate dagli occupanti contro la resistenza afgana, nella specie la ‘Forza di protezione di Khost’, formata presumibilmente da uomini della Cia, collaborazionisti, mercenari. Sono indicate 6 recenti operazioni di “rastrellamento” accompagnate da omicidi e varie brutalità, tutte impunite. Alcuni di questi criminali sono stati uditi chiaramente parlare in inglese, talvolta accompagnati da traduttori.

4 dicembre 2015

A Mainan Wardack, un attacco contro una moschea causa 10 morti ed 8 feriti. I media occidentali ed il governo di Kabul accusano un “attacco fondamentalista” ma emerge subito dopo che l’eccidio è dovuto ad un’operazione anti-talebana di Kabul, naturalmente “deplorata” e seguita da “condoglianze” e dalla promessa di Ghani di una “inchiesta”. I Talebani accusano la brutalità dei collaborazionisti contro il popolo. Nella stessa giornata, Kabul afferma di aver liberato 40 suoi uomini imprigionati dai Talebani nel quartiere Nawzad di Helmand.