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Il conflitto arabo- israeliano affonda le sue radici sul declinare del secolo XIX. Nacque dal sogno di pochi studenti ed intellettuali ebrei, stanziati in Russia, di riprendersi una terra – la Palestina- che avevano abbandonata da duemila anni. Il sogno divenne concreto con i dollari, i franchi francesi, svizzeri e le sterline che i magnati della finanza ebraica mondiale versarono nelle tasche di una piccola minoranza che voleva tornare in Palestina, mentre milioni di altri ebrei abbandonavano l’inospitale terra di Russia per dirigersi negli Stati uniti, in Australia, in Argentina, dove rifarsi una vita, lontani dalle persecuzioni cristiane. Il desiderio di tornare nell’antica terra delle origini sarebbe stato legittimo, se fosse stato concepito come integrazione con la popolazione araba che vi risiedeva; invece, il sogno si allargava nel progetto sionista della fondazione di uno Stato di Israele, fino a giungere a quello di un Grande Israele che comprendesse tutti i territori ritenuti possesso del "popolo eletto" con Gerusalemme capitale. Il denaro permise agli ebrei dapprima un’opera di inserimento graduale in Palestina: acquistarono terreni, costruirono case, fondarono colonie; ma non poteva bastare per indurre gli arabi residenti ad andarsene. Fu, quindi, la volta delle armi e della politica del terrore, di cui fu antesignano Menachem Begin, dirigente e poi capo dell’Irgun, che si prefiggeva lo scopo di allontanare gli arabi, senza alcun risarcimento che non fosse la loro vita: iniziarono piazzando bombe nei mercati per uccidere il maggior numero di arabi, uomini, donne e bambini. Ripercorriamo quella strada, del massacro che porta, fra i tanti, i nomi di Deir Yassin, Cibya, Sabra e Shatilla, Cana, Jenin, Rafah, la Striscia di Gaza tutta, chiedendo se sia lecito avallare la menzogna storica di un diritto di Israele ad opprimere i palestinesi in nome di una difesa che, viceversa, è offesa ai diritti legittimi del popolo palestinese, espropriato con la violenza della sua terra, così aggiungendo al danno del sangue innocente versato, la beffa di trasformare le vittime arabe in carnefici o terroristi perché si sono difesi e difendono, ed i carnefici israeliani in vittime.

La giustizia, indispensabile premessa per la pace, non è pretendere oggi che la Palestina torni integralmente ai palestinesi, perché in questo modo si rimedierebbe a un’ingiustizia compiendone un’altra; ma la giustizia può e deve pretendere la fine immediata dell’occupazione, della violenza israeliana e del regime di apartheid vigente nei Territori per giungere poi ad uno Stato laico e multietnico, che veda la convivenza di palestinesi ed ebrei e sconfigga il regime sionista. Può e deve pretendere che il termine terrorista sia impiegato per i cacciabombardieri americani ed israeliani e chi li manda, non per un popolo che difende la sua esistenza e la sua dignità, avendo solo il proprio corpo o le poche armi racimolate con la disperazione. Può e deve pretendere che la gran parte dei governanti israeliani siano portati sul banco degli imputati con le accuse di genocidio, pulizia etnica, crimini contro l’umanità e come tali siano ricordati a partire dal massacratore Menachem Begin, aureolato, per beffa alle sue vittime, col premio Nobel per la pace.

Fonti. Letteratura: AA.VV., Dossier Palestina, Bertani, Verona s.d.; Amnesty international, Non sopportiamo la tortura, Rizzoli, Milano 2000; Dib G.- Jabber F., Israel’s violation of human rights in the Occupied Territories. Institute for Palestine Studies, Beirut 1970; Gaja, F., Le frontiere maledette del Medio Oriente, Maquis 1991; Massara, M., La terra troppo promessa, sionismo, imperialismo e nazionalismo arabo in Palestina, Teti 1979; Morris, B., Vittime. Storia del conflitto arabo – sionista 1881-2001, Rizzoli, Milano, 2001; Morris, B., Black Ian, Mossad. Le guerre segrete di Israele, Rizzoli 2003; Paciello G., La conquista della Palestina, CRT s.d.; Palestine. International Documents on Human Rights 1948-1972. Institute for Palestine Studies, Beirut. Vinciguerra, V, Cronologia del sionismo, 1° ed., 2000. Sulla rete: Storia d’Italia ecc., in questo sito; www.arabmonitor.info; www.peacereporter.net; www.infopal.it collegato a Palestine thinktank. Fonti giornalistiche e spec. La Repubblica e Il Manifesto.