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8 dicembre 1987

In Palestina, ha inizio la prima sollevazione popolare contro Israele, l’Intifada. I militari israeliani rispondono sparando alle proteste per la loro presenza presso la moschea di Balata, uccidendo 4 giovani palestinesi e ferendone altri 20. Anche a Khan Junis i militari sparano ferendo 3 giovani. Subito iniziano manifestazioni e proteste in tutti i Territori.

9-10 dicembre 1987

A Gaza, lo sceicco Yassin ed altri 5 militanti della Fratellanza musulmana fondano ‘Hamas’ (Harakat al-muqawma-al-islamja, movimento della Resistenza islamica).

15-16 dicembre 1987

In Cisgiordania, altri 3 giovani palestinesi cadono sotto il fuoco israeliano, e decine restano feriti, ad Hebron, Ramallah, Nablus ed a Gerusalemme, mentre protestavano contro le provocazioni di Ariel Sharon. Il giorno dopo, si aggiungono altri 7 giovani, assassinati nell’assalto israeliano ai campi profughi.

21 dicembre 1987

Lo sciopero generale indetto dalla Olp per solidarietà con l’Intifada blocca i Territori e le province israeliane. L’esercito reagisce con la consueta brutalità, uccidendo altri 3 giovani, mentre destra e sinistra sono egualmente compatte nella Knesset sulla linea della repressione voluta dal ministro della Difesa, Rabin, e dal primo ministro Shamir. Secondo fonti palestinesi, i giovani uccisi a questa data sono già 21.

22 dicembre 1987

A New York, il Consiglio di sicurezza dell’Onu condanna duramente i metodi impiegati da Israele per reprimere l’Intifada.

1-10 gennaio 1988

L’esercito israeliano reprime brutalmente le manifestazioni dell’Intifada, invadendo Gaza con carri armati e bombardando i campi profughi. La media è di due giovani palestinesi uccisi al giorno, molti feriti, rastrellamenti continui, arresti di giovani e adolescenti seguiti da processi farsa. La stampa araba è censurata o direttamente sequestrata. Il governo israeliano rifiuta di ricevere il vice segretario dell’Onu, Marrack Goulding, al quale è fatto divieto di accedere ai campi profughi palestinesi.

15-16 gennaio 1988

A Gaza, l’esercito israeliano spara sui fedeli mussulmani davanti le moschee Omar ed al Aqsa, provocando vittime. Il giorno seguente, all’ingresso del campo profughi di Balata, attacca la delegazione dell’Onu guidata da Marrack Goulding che intendeva visitarlo nonostante il divieto del ministro Rabin. L’inviato dell’Onu descriverà con parole toccanti la disperata situazione dei Territori, ridotti ad una "grande prigione". L’Onu approva una mozione di condanna per la repressione israeliana dell’Intifada e chiede a Israele di fermare gli espatri forzati.

18 gennaio 1988

In Israele, si svolge lo sciopero generale degli arabi in solidarietà con l’Intifada. Il ministro della Difesa israeliano Yitzak Rabin incita i soldati ad usare "forza, potenza e botte" per stroncare la pacifica rivolta palestinese contro l’occupazione militare.

29-31 gennaio 1988

Nelle moschee e nelle chiese cristiane della Palestina si svolgono due giornate di preghiera a sostegno dei palestinesi in lotta contro l’occupazione israeliana. La repressione è al solito brutale, con 2 morti e decine di feriti; il pestaggio dei soldati lascia schizzi di sangue sulle mura. Si sparge la notizia dell’impiego da parte dell’esercito di gas letali, di produzione statunitense, che hanno provocato diverse vittime, specialmente bambini.

8 febbraio 1988

A Bonn, i ministri degli Esteri europei approvano una mozione di condanna verso Israele.

14-15 febbraio 1988

A Cipro, nel porto di Limassol, uomini del Mossad fanno esplodere la nave acquistata dall’Olp per riportare i deportati ad Haifa, dopo aver assassinato i 3 rappresentanti palestinesi che avevano concluso l’accordo per acquistare la nave. Per impedire il ritorno dei deportati il ministro Rabin aveva dichiarato: "Israele è pronta a tutto".

25 febbraio 1988

Il segretario di Stato americano, George Shultz, compie una missione in Medio Oriente che dura fino al 5 marzo, nella quale sottopone ai governi di Egitto, Giordania, Israele e Siria un piano che prevede una pace globale sulla base delle risoluzioni dell’Onu 242 e 338, che può essere sintetizzato nella formula ‘territori contro pace’, da ricercare mediante contatti diretti fra le parti ed una conferenza internazionale. Il piano di Shultz prevede che i palestinesi siano ammessi a partecipare ufficialmente a tutte le fasi del negoziato ed alla conferenza internazionale conclusiva. Alla vigilia della visita i soldati israeliani hanno assassinato un bambino palestinese di 4 anni.

12 marzo 1988

A New York, per esplicitare il proprio appoggio ad Israele, il governo americano chiude la sede dell’Olp all’Onu, mentre nei Territori continuano gli abusi contro i palestinesi: chiusura delle moschee per impedire la preghiera del venerdì, case rase al suolo, arresti, persecuzione dei giornalisti che raccontano la repressione.

28 marzo 1988

Israele impone il coprifuoco nei Territori contro l’Intifada, e li dichiara ‘regione militare chiusa’: gli abitanti palestinesi non possono varcare la frontiera, chiusa anche ai rappresentanti della stampa, soltanto i cittadini di razza ebraica hanno libertà di movimento. Alla Knesset, il primo ministro Ytzak Shamir definisce "molto grave" l’incontro fra due esponenti del Consiglio nazionale palestinese ed il segretario di Stato americano George Shultz, ed incita la nazione a ribellarsi. E’ emessa intanto la sentenza di condanna contro il fisico Mordechai Vanunu per ‘tradimento della nazione e spionaggio’.

30 marzo 1988

Nonostante i divieti ed il coprifuoco, si svolge la ‘Giornata della terra’ che unisce nella protesta contro l’occupazione israeliana gli abitanti dei Territori e gli arabi residenti in Israele. Le forze militari israeliane, incitate dal premier Ytzak Shamir che ha paragonato i dimostranti a "cavallette da schiacciare", operano 600 arresti nella sola Cisgiordania, uccidono 15 persone e ne feriscono decine. Le vittime palestinesi, dallo scoppio dell’Intifada, secondo stime prudenti sono già 119, gli arrestati oltre 5.000.

1 aprile 1988

Nei Territori palestinesi, la polizia israeliana irrompe nelle moschee, malmena ed uccide 4 persone. Fra gli altri, è picchiato col calcio dei fucili il Gran muftì di Gerusalemme, Salaheddine al Alami.

4 aprile 1988

George Shultz modifica il piano di pace per il Medio Oriente secondo le direttive ricevute a Tel Aviv. I palestinesi dovranno dimenticare Gerusalemme ed uno Stato effettivamente indipendente ed accontentarsi di enclave di terra controllate da cielo, mare e terra da Israele. Anche oggi, sono assassinati dai militari 3 giovani palestinesi.

13 aprile 1988

Nei Territori, continua il martirio palestinese per mano israeliana: 4 gli uccisi, 2 dei quali mediante gas asfissianti, una donna finita a bastonate, un ragazzino falciato da una raffica di mitra. Intanto il governo sionista continua le deportazioni, incurante delle condanne internazionali.

16 aprile 1988

A Tunisi, un commando del Mossad, trasportato via mare da una corvetta lanciamissili israeliana, penetra nella residenza del vice di Arafat, Khalil al Wazir, dopo aver eliminato alcune sentinelle, e lo uccide dinanzi alla moglie ed ai figli in tenera età, obbligati ad assistere all’esecuzione.

20 aprile 1988

A Tunisi, e successivamente a Damasco in forma solenne, si svolgono le esequie di Abu Jihad, alle quali partecipa mezzo milione di persone ed il corpo diplomatico. Israele intanto massacra altri 3 palestinesi.

25 aprile 1988

A New York, il Consiglio di sicurezza dell’Onu condanna l’assassinio israeliano di Abu Jihad e la violazione della sovranità tunisina, con l’astensione americana. Intanto, a Damasco (Siria), s’incontrano Yasser Arafat e Hafez Assad.

1-4 maggio 1988

Truppe israeliane appoggiate da blindati ed artiglieria pesante intraprendono incursioni nel Libano ("operazione di pulizia") ma incontrano un’inattesa resistenza e, oltre ad uccidere, perdono 3 uomini. La "pulizia" continua nei Territori dove l’esercito, sparando ad altezza d’uomo, falcia 4 dimostranti.

16 maggio 1988

Nei Territori palestinesi continuano i massacri, perpetrati dalle forze israeliane, di giovani dell’Intifada: 3 gli uccisi di oggi. Trapela la notizia, tenuta segreta per settimane, di 6 giornalisti arrestati per ‘tradimento’ per le cronache dei massacri.

17 maggio 1988

"Il Manifesto" pubblica la testimonianza di uno studente israeliano, inviato con altri a picchiare prigionieri palestinesi nella prigione- lager di Ofra, presso Ramallah, "in preparazione del servizio militare": "Nella base –afferma il picchiatore- abbiamo visto dei palestinesi legati mani e piedi e con gli occhi bendati. Abbiamo chiesto se eravamo liberi di picchiarli ed il soldato che ci accompagnava ci ha risposto ‘perché no? Fate pure’. Ho preso una sbarra di ferro e ne ho riempito uno di botte fintanto che non è divenuto un impiastro di carne ed ossa".

24 maggio 1988

Nei Territori, i soldati israeliani attaccano le scuole appena riaperte, uccidono due adolescenti, che muoiono dissanguati, ed una bambina col gas, all’interno della sua abitazione. Altre forze ebraiche compiono una nuova "operazione di pulizia" nel Libano del sud.

24 giugno 1988

A Gerusalemme, la popolazione araba partecipa ad una settimana di scioperi e mobilitazione contro l’annessione della città allo stato ebraico.

31 luglio 1988

Ad Amman, re Hussein di Giordania annuncia che ha deciso di recidere i legami "amministrativi e legali" con la Cisgiordania.

4 agosto 1988

Nei Territori, centinaia di soldati israeliani fanno saltare con l’esplosivo le abitazioni civili dei "terroristi" – così sono denominati i ragazzi palestinesi che tirano sassi verso l’esercito occupante- facendo restare senza tetto 170 persone.

9 agosto 1988

Israele bombarda i campi profughi libanesi di Ain Helwe e Miyeh e la stazione radio "La voce dell’Intifada". Il premier Ytzak Shamir afferma intanto che Israele si annetterà i Territori non intendendo lasciarli all’Olp che definisce "congrega di assassini".

29 agosto 1988

Il primo ministro israeliano Ytzak Shamir, pubblicamente, restituisce la pistola ad un colono che aveva sparato contro giovani palestinesi dichiarando la piena liceità per gli ebrei di uccidere i ragazzi dell’Intifada, prescindendo dalla loro età.

6 settembre 1988

A Qalqilya, l’esercito israeliano procede a rastrellamenti e violenze contro la popolazione. Sono sequestrati ed internati nelle carceri israeliane 200 giovani. In Israele, inizia un processo farsa contro i giornalisti accusati di raccontare le violenze sulla popolazione.

12 settembre 1988

A Bruxelles, Yasser Arafat visita il Parlamento europeo per l’interessamento di Bettino Craxi.

23 settembre 1988

Israele bombarda i campi profughi palestinesi e villaggi nel sud del Libano.

2 ottobre 1988

Il giornale israeliano "Maariv", citando fonti americane, rivela l’assassinio, avvenuto in Florida giorni addietro, di uno scienziato nucleare palestinese, Mohammad Amar Jawad. L’Olp ne accusa il Mossad con la connivenza degli Usa.

6-7 ottobre 1988

A Nablus (Cisgiordania), continua con l’assassinio di 5 giovani, decine di feriti e sequestri di persone, deportate in Israele, la repressione della Intifada palestinese.

13 ottobre 1988

A Strasburgo, il Parlamento europeo approva, nonostante la feroce repressione nei Territori palestinesi, 3 protocolli nell’ambito dell’accordo di cooperazione con Israele.

25 ottobre 1988

Sul "Manifesto", Stefano Chiarini riporta le denunce palestinesi sugli squadroni della morte israeliani, formati da elementi travestiti da arabi o da giornalisti, incaricati di eliminare i ragazzi dell’Intifada.

26 ottobre 1988

Nel sud del Libano, l’aviazione israeliana bombarda i campi profughi palestinesi di Ain Helwe e Miyeh, provocando nell’immediato 15 morti.

ottobre 1988

Negli Stati uniti, 100 ammiragli e generali americani pubblicano un appello a pagamento su una pagina del "Washington Times" per invitare Israele a non abbandonare i territori occupati, in quanto "…un Israele forte ha servito agli interessi americani. Per rimanere forte deve conservare la linea del fiume Giordano come suo confine orientale. Premere su Israele perché si ritiri da questa linea, né porterà la pace, né servirà gli interessi americani".

5 novembre 1988

Nei Territori, decine di bambini sono ricoverati nell’ospedale dell’Unrwa, intossicati dai gas lanciati dai soldati israeliani all’interno delle scuole.

15 novembre 1988

Ad Algeri, Yasser Arafat torna a rivendicare la nascita di uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme. Su questa base i 338 rappresentanti dell’Olp votano un documento politico, al quale si allineano con qualche perplessità anche le organizzazioni guidate da Habbash ed Hawatmeh; la Jihad si dichiara invece contraria, avvertendo che si tratta di un percorso utopico, e che un sionismo pacifico e rispettoso dei diritti altrui è una contraddizione in termini. Mentre la popolazione palestinese, scesa nelle strade, canta l’inno nazionale, l’esercito israeliano spara provocando un morto e diversi feriti.

20-21 novembre 1988

L’Egitto riconosce l’Olp, seguito dalla Cina. A Bruxelles, i ministri degli Esteri europei esprimono "viva preoccupazione" per il deterioramento della situazione nei Territori palestinesi ma respingono il riconoscimento dello stato palestinese ed ogni proposta di aiuto concreto alla popolazione.

26 novembre 1988

Gli Usa negano il visto d’ingresso a Yasser Arafat, invitato a tenere un discorso all’Onu.

4 dicembre 1988

Nel lager israeliano Ansar, nel deserto del Negev, dove sono rinchiusi in condizioni inumane 2500 prigionieri palestinesi, inizia uno sciopero della fame.

9 dicembre 1988

Israele invade il Libano con 2000 soldati appoggiati da aerei da guerra, per attaccare i campi profughi palestinesi. Intanto si moltiplicano le denunce sulle efferatezze perpetrate nei Territori: fra esse quella di Bassan Abu Sharif, riportata in Italia dal "Manifesto", su 1800 giovani donne che hanno perso il bambino per i maltrattamenti subiti.

13-15 dicembre 1988

A Ginevra, si riunisce l’assemblea dell’Onu, per consentire la partecipazione di Yasser Arafat al quale gli Stati uniti hanno negato il visto d’ingresso per recarsi a New York. In questa occasione, Arafat dichiara che l’Olp rinuncia a compiere azioni armate contro lo stato di Israele, chiede di avviare un processo di pace sotto l’egida dell’Onu, basato sul principio di due Stati indipendenti e sovrani e sulle risoluzioni 242 e 338, chiede che gli Usa assumano una posizione maggiormente equidistante, si rivolge infine in tono accorato agli stessi rappresentanti israeliani – che peraltro hanno abbandonato l’assise per non ascoltare le sue parole. Il presidente Bush annuncia che gli Usa potrebbero accettare di negoziare con l’Autorità palestinese se questa accetterà tutte le condizioni poste dagli stessi.

16 dicembre 1988

A Cartagine (Tunisia), s’incontrano esponenti dell’Olp e il diplomatico americano Robert Pelletreau causando una furiosa reazione israeliana. Intanto, nei Territori, le truppe israeliane aprono il fuoco su un funerale assassinando 4 persone.

31 dicembre 1988

Il bilancio ufficiale della repressione dell’Intifada palestinese è di 340 morti, 7000 feriti, 26000 arresti, 5600 prigionieri. Nel corso dell’anno, sono quasi 90.000 gli ebrei russi che hanno ottenuto il permesso di espatrio in Israele e che, nei piani del governo ebraico, sono destinati ad incrementare la colonizzazione dei Territori.

1-2 gennaio 1989

I Territori palestinesi sono in rivolta dopo la deportazione di 15 esponenti dell’Intifada, l’uccisione di 3 giovani da parte delle forze israeliane, mentre 2 bambini di pochi mesi sono in fin di vita dopo essere stati oggetto di spari.

8-9 gennaio 1989

In Cisgiordania, nella West Bank ed a Gaza, i militari israeliani sparano ad altezza d’uomo contro le manifestazioni di protesta, uccidendo e ferendo gravemente decine di palestinesi. Caricano inoltre i familiari dei prigionieri politici che, davanti la prigione di Jenin, protestano contro le torture ivi praticate. Nel lager di Ansar, sito nella zona desertica del Negev, l’esercito ebraico interviene contro i prigionieri inermi.

16 gennaio 1989

Nei Territori, i soldati israeliani uccidono due ragazzi ed un neonato. I medici palestinesi denunciano l’impiego di nuovi proiettili coperti di gomma che sfuggono alle pinze dei chirurghi, muovendosi nel corpo.

8-9 febbraio 1989

Nei Territori, gli israeliani continuano le violenze contro la popolazione, ammazzando 4 giovani. Un bambino resta ucciso da un ordigno al fosforo camuffato da tavoletta di cioccolato.

18 febbraio 1989

Al Cairo (Egitto), si svolgono colloqui fra esponenti russi, guidati dal ministro Eduard Shevardnadze, israeliani, egiziani e palestinesi, guidati da Yasser Arafat, presso l’ambasciata sovietica.

marzo 1989

Le forze israeliane continuano a seminare morte nei Territori palestinesi e nella valle della Bekaa, in Libano. Giornalisti indipendenti diffondono in tutto il mondo immagini di pestaggi contro giovani palestinesi inermi.

2 aprile 1989

A Tunisi, il consiglio centrale dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), proclama Yasser Arafat presidente dello Stato di Palestina.

10-12 aprile 1989

Gerusalemme si ferma per 3 giorni di scioperi e proteste degli arabi contro le violenze israeliane . Oltre all’esercito ed i coloni, un gruppo terroristico ebraico denominato ‘I sicari’ ha attaccato un gruppo di palestinesi alla porta di Jaffa uccidendo e ferendo.

13 aprile 1989

Nei Territori, l’esercito israeliano scatena un’offensiva contro la popolazione uccidendo 8 giovani e ferendone 70, 6 dei quali in fin di vita. Dopo l’eccidio, è imposto il coprifuoco a Betlemme e Nahalin ed è brutalmente repressa una rivolta dei prigionieri nel lager di Ansar 2.

16 aprile 1989

Fuoco israeliano sui ragazzi dell’Intifada nella West Bank e a Gaza, in occasione dell’anniversario della morte di Abu Jihad. Il bilancio è di 6 morti e 100 feriti, per lo più ragazzi fra i 10 e i 15 anni.

5-6 maggio 1989

Nell’ultimo giorno del Ramadan l’esercito israeliano blocca le moschee a Gerusalemme e spara contro un gruppo di palestinesi a Betlemme, ammazzando un 13enne. Il giorno seguente, spara contro i dimostranti che sfilano verso il cimitero per onorare i martiri, assassinando altri 2 palestinesi e ferendone oltre 100. Intanto, il governo Shamir annuncia nuovi sequestri di terra palestinese per impiantarvi colonie.

18-20 maggio 1989

Il governo israeliano ha decretato la messa fuorilegge di Jihad islamica e di Hamas, ordinando l’arresto del leader spirituale Ahmed Yassin e di altri 250 esponenti. Dodici i nuovi martiri palestinesi per l’escalation militare. I coloni, cui il primo ministro Shamir ha promesso l’impunità, si danno ad uccisioni, incendi e violenze di ogni tipo, capeggiati dal rabbino Kahane, che predica la superiorità della razza ebraica su quella araba.

22 maggio 1989

A Washington, il segretario di Stato americano James Backer dichiara: "Per Israele è venuto il momento di abbandonare una volta per tutte la visione irrealistica di un Grande Israele. Gli interessi israeliani in Cisgiordania e a Gaza –circa la sicurezza e le altre questioni- possono essere tutelati da un assetto basato sulla Risoluzione 242. Rinunciate alle annessioni: fermate la colonizzazione…Rivolgetevi ai palestinesi come a dei vicini i cui diritti politici meritano di essere riconosciuti".

31 maggio 1989

Nei Territori palestinesi ancora morti e 2 bambini feriti gravemente dai colpi dei soldati. Dopo le denunce della stampa, le autorità israeliane in Cisgiordania hanno revocato l’obbligo per gli arabi di portare un marchio, la scritta ‘straniero’, per essere distinti dagli ebrei.

17-18 giugno 1989

Nei Territori, i soldati israeliani uccidono 6 palestinesi, mentre continuano le deportazioni: 54 persone sono espulse verso il Libano ed è pronta una lista di proscrizione con oltre mille nominativi.

1 luglio 1989

Nei Territori, le forze israeliane procedono a un’ondata di arresti di "terroristi", i giovani palestinesi che si oppongono all’occupazione militare. Il primo ministro Ytzak Shamir tranquillizza i coloni, reduci da una marcia per proclamare la superiorità ebraica e l’occupazione perpetua delle terre palestinesi: Israele non si ritirerà mai dai Territori – promette- dove sarà intensificata la colonizzazione.

6 luglio 1989

Per rappresaglia al terrore israeliano, un arabo, al grido di ‘Allah è grande’, devia un mezzo israeliano facendolo precipitare e provocando 14 vittime. I coloni ebraici, guidati dal rabbino Kahane, si danno alla caccia all’uomo ed intensificano le violenze.

10-11 luglio 1989

Nei Territori, gli israeliani ammazzano 7 giovani palestinesi in 2 giorni.

9 agosto 1989

Nei Territori, l’esercito israeliano spara sui giovani palestinesi che protestano contro le uccisioni, assassinando 2 bambini ed un ragazzo. Il governo ebraico impone quindi il coprifuoco a Gaza e nella West Bank.

21 agosto 1989

Amnesty International presenta un rapporto sugli squadroni della morte israeliani. Intanto, nei Territori, la lista dei martiri palestinesi si è incrementata con 6 giovani vittime in 24 ore.

29 agosto 1989

Nei Territori, continua l’agitazione contro i posti di blocco e le schedature magnetiche per poter entrare in Israele, repressa dalle forze israeliane che uccidono 2 palestinesi e ne feriscono 35, sparando ad altezza d’uomo.

30 agosto 1989

A New York, il Consiglio di sicurezza dell’Onu condanna la deportazione di palestinesi praticata dal governo israeliano.

16 settembre 1989

A Gerusalemme, il primo ministro israeliano Ytzak Shamir, commentando la decisione americana di limitare l’arrivo di ebrei sovietici negli Stati uniti, afferma: "Gli ebrei vogliono lasciare l’Unione sovietica. Diciamo pure che preferirebbero l’America a Israele. Ma non possono andare in America, quindi verranno in Israele".

1 ottobre 1989

Nel Capodanno ebraico, 7 palestinesi sono uccisi, decine i feriti. Il governo sionista inoltre, incurante della condanna internazionale, continua le deportazioni.

29 ottobre 1989

Sono diffusi filmati che documentano l’assassinio, da parte israeliana, di 4 giovani palestinesi.

25 novembre 1989

In Cisgiordania, nel corso di rastrellamenti, le forze israeliane sequestrano un centinaio di palestinesi, fra Tulkarem e Betlemme, che sono posti in detenzione amministrativa. Alle proteste, l’esercito spara ad altezza d’uomo.

5 dicembre 1989

L’aviazione israeliana bombarda basi e villaggi palestinesi nel Libano del sud.

6 dicembre 1989

Al Cairo, Egitto e Olp accettano come base per l’apertura di un negoziato il piano proposto dal segretario di Stato americano Baker. Il giorno seguente, anche Israele consente ad avviare la trattativa.

11 dicembre 1989

Nei Territori, muore una neonata, Barat Labadi, di soli 20 giorni, calpestata dai soldati israeliani nel corso di un rastrellamento. Per impedire la divulgazione della verità i militari ne hanno sequestrato il corpo.

28-31 dicembre 1989

A Gerusalemme, si svolgono manifestazioni che coinvolgono pacifisti europei e simpatizzanti della causa palestinese. L’esercito israeliano spara, assassinando 2 palestinesi; botte ed arresti il 29 ed il 30, fra gli altri della europarlamentare Dacia Valent, poi rilasciata. Le manifestazioni sfociano in una catena umana, a Gerusalemme, l’ultimo giorno dell’anno. Il bilancio ufficiale della repressione dell’Intifada è, a questa data, di 625 morti palestinesi, la cui età media è 18 anni, contro soli 19 morti israeliani.

14 gennaio 1990

A Gerusalemme, il premier israeliano Ytzak Shamir, discostandosi dalle indicazioni americane, ribadisce l’obiettivo sionista della ‘Grande Israele’.

20 gennaio 1990

A Gerusalemme, il generale Yitzhak Mordechai, comandante delle truppe israeliane in Cisgiordania, afferma, riferendosi all’Intifada: "La rivolta sarà schiacciata da una posizione di forza con la potenza delle forze armate israeliane".

3 marzo 1990

A Gerusalemme, Ytzak Shamir, invitato nel corso di un’intervista a dire cosa dovrebbe fare l’Olp per divenire un interlocutore accettabile per Israele, risponde: "L’unica cosa che può fare è sciogliersi, perché la sua richiesta minima è uno Stato palestinese e uno Stato palestinese non può coesistere con Israele". E soffermandosi sul problema dell’emigrazione degli ebrei sovietici in Israele, afferma: "Il popolo ebraico deve concentrare tutti i suoi sforzi e tutte le sue capacità nell’assorbimento dell’immigrazione sovietica. Deve far venire qui e insediare il massimo numero degli ebrei sovietici entro la fine del secolo. Dobbiamo condizionare tutti gli altri problemi politici e sociali a questo dovere. Io propongo che tutti i leader di Israele si occupino esclusivamente dell’immigrazione sovietica".

21 maggio 1990

Nei Territori, dove non sono mai cessate le violenze israeliane, militari sparano su palestinesi disarmati uccidendone 7. L’Olp torna ad invocare una presenza internazionale per salvare il popolo dal massacro. Gli Stati uniti pongono il veto.

11 giugno 1990

A Gerusalemme, si forma il nuovo governo nel quale Ariel Sharon ricopre l’incarico di ministro incaricato di reperire gli alloggi per gli ebrei sovietici, provvisto di poteri straordinari.

20 giugno 1990

Ancora una volta gli Stati uniti sospendono il dialogo con l’Olp.

21 giugno 1990

A Gerusalemme, Ytzak Shamir nel corso di un’intervista ammette che "alcuni paesi arabi sono realmente sinceri quando dicono che è l’immigrazione stessa che crea il pericolo di guerra…Hanno ragione dal loro punto di vista, perché questa immigrazione è la vera storia del sionismo e di tutto ciò che Israele significa".

1 agosto 1990

A Tunisi, la delegazione europea, formata da Italia, Irlanda e Lussemburgo e guidata da Gianni de Michelis, incontra Yasser Arafat che insiste per un mandato Onu sui Territori per un periodo dai sei mesi ad un anno. Il giorno dopo, secondo il racconto di Nemer Hammad, Yasser Arafat, saputa la notizia dell’invasione dei Kuwait "si mise la testa tra le mani" ed affermò: ’Per noi palestinesi si chiuderà anche quel piccolo spiraglio che sembrava stesse aprendosi’…".

24 settembre 1990

A New York il presidente francese, nel suo intervento all’Assemblea generale dell’Onu, propone che si faccia un piano di pace per tutto il Medio Oriente. La proposta trova il sostegno di Saddam Hussein.

8 ottobre 1990

A Gerusalemme, l’esercito israeliano spara sulla folla davanti alla moschea ‘Tempio della montagna’ massacrando 21 palestinesi e ferendone 200. Il governo di Ytzak Shamir nomina una commissione d’inchiesta che si conclude con un verdetto farsa, che addossa ogni colpa agli stessi uccisi. L’Onu, ancora una volta, esprime la sua condanna nei confronti del governo israeliano.

25 ottobre 1990

Il leader palestinese Yasser Arafat invia una lettera ufficiale al presidente del Consiglio Giulio Andreotti nella quale ricorda la drammatica situazione dei Territori occupati, gli assassinii, le vessazioni, la provocatoria continuità degli insediamenti colonici ebraici, l’arrivo di migliaia di nuovi immigrati dalla Russia, "e tutto questo malgrado la nostra accettazione delle risoluzioni dell’Onu per una soluzione basata su due Stati. Tutti questi sforzi nostri e vostri come europei – scrive il leader palestinese- hanno solo trovato il costante rifiuto israeliano e nella migliore delle ipotesi l’indifferenza americana. Questa situazione deve essere presa in considerazione in questo momento, anche dopo la crisi del Golfo".

6 dicembre 1990

A New York, nel corso dell’Assemblea generale dell’Onu, è invocata da più parti una conferenza di pace per il Medio oriente. Dinanzi alle proteste israeliane, il Dipartimento di stato americano nega la disponibilità alla propria partecipazione.

25 dicembre 1990

Nei Territori, prosegue l’assedio delle truppe israeliane ai villaggi palestinesi. A Betlemme, per i divieti israeliani, per il secondo anno consecutivo non si può celebrare il Natale.

31 dicembre 1990

Il bilancio ufficiale della repressione dell’Intifada è, a questa data, di 760 palestinesi uccisi.

1-3 gennaio 1991

Nei Territori palestinesi, le truppe israeliane reprimono brutalmente le celebrazioni del 26° anniversario del Fatah, uccidendo 4 giovani, 2 a Gaza e 2 nella West Bank. Il governo israeliano vieta al presidente dell’assemblea dell’Onu, Guido De Marco, di visitare il campo profughi palestinese di Jabalya. L’ingresso a Gaza è vietato anche ai giornalisti.

4 gennaio 1991

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu "deplora" le azioni delle forze israeliane contro la popolazione palestinese. Alla parola "condanna" si sono opposti gli Usa.

8 gennaio 1991

Il governo israeliano deporta altri esponenti di Hamas.

5 febbraio 1991

L’aviazione israeliana bombarda i campi palestinesi presso Sidone, mentre continua la morsa sui Territori palestinesi. In questi stessi giorni, la Knesset ha approvato l’ingresso nel governo, come ministro senza portafoglio, di Rahamin Zeevi, sostenitore della deportazione di tutti i palestinesi.

7 febbraio 1991

A Roma, l’incaricato dell’Unrwa per i Territori palestinesi espone la drammatica situazione vigente con il coprifuoco, che ha posto la popolazione "agli arresti domiciliari: nessuno può uscire di casa, nemmeno per andare nel giardino. Ci sono casupole di 30-50 mq in cui vivono fino a 15 persone, sempre insieme da 27 giorni in condizioni disumane. Quella che viene presentata come misura di sicurezza è una tremenda punizione collettiva". Il coprifuoco- aggiunge – riguarda anche gli ospedali, che gran parte del personale è impossibilitato a raggiungere, mancano le medicine, e "i militari fermano le donne che acquistano farina ed altri generi, distruggendo le loro sporte…"

12 marzo 1991

A Gerusalemme, il segretario di Stato James Baker incontra esponenti palestinesi. Nonostante l’invio massiccio di aiuti statunitensi (650 milioni $) che saranno impiegati per la colonizzazione, Ariel Sharon esprime protesta dimettendosi dall’incarico di commissario all’immigrazione.

16 aprile 1991

Israele respinge due raccomandazioni dell’Onu sul rispetto dei diritti umani nei Territori palestinesi ed inaugura, alla vigilia dell’incontro fra Baker e Shamir, un nuovo insediamento colonico nella West Bank.

4-5 giugno 1991

In Libano, aerei israeliani bombardano i campi profughi palestinesi presso Sidone causando 35 morti e decine di feriti. Intanto, la Cee stipula con Israele importanti accordi economici.

27 luglio 1991

A Washington, il presidente George Bush aderisce al progetto arabo ed europeo di una conferenza di pace per il Medio Oriente, da tenersi a Madrid nell’autunno. Il governo israeliano accelera i progetti di colonizzazione dei Territori ed i servizi predispongono misure vessatorie verso gli esponenti dell’Olp che potrebbero fare parte della delegazione palestinese.

30 luglio 1991

A Roma, Amnesty International presenta il rapporto "Israele e Territori occupati" che denuncia gli abusi della giustizia militare e "la esistenza di direttive segrete che consentono di esercitare moderate pressioni fisiche sui prigionieri nel corso degli interrogatori". Dal dicembre 1987 sono comparsi davanti ai tribunali militari 30.000 civili palestinesi che si aggiungono alle decine di migliaia già arrestati, internati e torturati.

5 agosto 1991

A Gaza, scoppia la protesta palestinese dopo l’assassinio perpetrato dai militari israeliani di un ragazzino che distribuiva volantini inneggianti alla libertà. I soldati aprono, come di consueto, il fuoco sulla folla ferendo 20 persone.

6 agosto 1991

Yasser Arafat invia una lettera a Giovanni Paolo II per spiegargli come l’Olp abbia dovuto accettare, a malincuore, per rendere possibile l’avvio della conferenza di pace sul Medio Oriente, di rinviare la discussione sul futuro di Gerusalemme privilegiando quella sugli insediamenti colonici, ed aggiunge: "Noi pensiamo tuttavia che il rinvio porterà Israele a salvaguardare i monumenti, le chiese, ma a rendere difficile la permanenza dei cristiani che, negli ultimi tempi, sono diminuiti, costretti a emigrare".

9 ottobre 1991

In una normale giornata di violenze degli occupanti, a Silwan, coloni ebrei sequestranno per sé case palestinesi. A Jenin, l’esercito israeliano chiude per rappresaglia, nascondendosi dietro pretesti burocratici, l’ospedale gremito di feriti. A Gaza, i soldati assassinano un giovane.

16 ottobre 1991

A Gerusalemme, i coloni manifestano contro James Baker, il cui piano prevede il congelamento degli insediamenti ebraici. Intanto, un tribunale israeliano ha condannato lo sceicco Ahmed Yassin, leader di Hamas, all’ergastolo.

30 ottobre 1991

A Madrid, si svolge la conferenza sul Medio Oriente, presieduta dai presidenti americano, George Bush, e sovietico, Mikhail Gorbaciov, alla quale partecipano delegati di Israele, Siria, Libano, Egitto e una delegazione giordano- palestinese.

7 novembre 1991

Le forze israeliane sferrano un attacco contro i campi profughi palestinesi ed i villaggi sciiti presso Sidone, nel Libano meridionale.

12 novembre 1991

A New York, Perez de Cuellar presenta il rapporto annuale sulle violazioni dei diritti umani nei Territori palestinesi: "A partire dall’inizio della crisi del Golfo – vi si legge- Israele ha accentuato la politica di repressione, i metodi polizieschi e la violenza. La situazione è drammatica: all’eccessiva violenza dei militari si aggiunge quella dei coloni, in costante aumento…Le condizioni di vita della popolazione sono peggiorate al punto che questa, oramai, lotta per la sopravvivenza".

13 novembre 1991

Sul quotidiano "Il Manifesto", Attilio Moro riporta alcune drammatiche testimonianze di palestinesi: "Mio figlio – è una di queste- frequenta la scuola secondaria, ha appena 17 anni. Il giorno prima degli esami venne arrestato. Lo presero per strada, lo spinsero su una macchina, gli frantumarono le ossa delle mani, gli spararono nei piedi". Il giornalista spiega che questo è normale per gli israeliani: "… il metodo che continuano a prediligere è, come dice un medico di Gaza, ‘la politica della frantumazione delle ossa’ "

15 novembre 1991

A Gerusalemme, le forze israeliane attaccano i palestinesi che, nell’anniversario della proclamazione di indipendenza, manifestano per la pace, recando rami d’ulivo, ed assassinano Mussa Abu Ayb. Gli arabi di Gerusalemme scioperano compatti contro la ferocia israeliana.

18 novembre 1991

A Gerusalemme, a pochi giorni dalla ripresa delle trattative, la polizia israeliana invade la sede del Tribunale islamico rubando casse di contratti di proprietà di immobili, siti nei quartieri arabi, premessa per nuovi sequestri a vantaggio dei coloni. Negli ultimi 3 giorni le forze ebraiche hanno assassinato 5 palestinesi.

6 dicembre 1991

A New York, l’Assemblea generale dell’Onu revoca la risoluzione n. 3379 del 10 novembre 1975, con la quale aveva condannato il sionismo "come forma di razzismo e discriminazione razziale".

6 maggio 1992

Israele rifiuta di partecipare ai negoziati multilaterali con i palestinesi della diaspora. Analogo atteggiamento è tenuto da Libano e Siria.

23 giugno 1992

A Tel Aviv, si svolgono le elezioni politiche che vedono la vittoria dei laburisti e la nomina a primo ministro di Yizchaq Rabin.

12 agosto 1992

A Washington, il presidente americano George Bush concede gli aiuti promessi ad Israele (10 miliardi $) dopo che il governo ebraico ha ridotto i fondi per la colonizzazione. La condizione posta da James Baker era, invece, il "congelamento" della colonizzazione.

10 settembre 1992

Il premier israeliano, Yizchaq Rabin, dichiara la disponibilità a negoziare un ritiro parziale dal Golan in cambio di una pace totale con la Siria.

4 dicembre 1992

A Londra, si svolge un incontro fra Yair Hirschfeld, docente all’università di Haifa, e Suleiman Ahmed Qurai (Abu Ala), dirigente dell’Olp, addetto alla struttura finanziaria dell’organizzazione. L’incontro è stato patrocinato dal norvegese Terje Rod Larsen e da Mona Juul, rispettivamente direttore dell’Istituto norvegese di scienze sociali applicate e alto funzionario del ministero degli Esteri.

16 dicembre 1992

Israele deporta 415 palestinesi verso il Libano, che si rifiuta di accoglierli.

2 gennaio 1993

Il medico Abdelaziz Rantisi, portavoce dei deportati palestinesi in Libano, dice ai giornalisti: "Israele ha voluto allontanare la élite, annientare la intellighentia dalla Palestina. Subito dopo il nostro sequestro hanno insultato noi, il nostro Dio, il loro comportamento è stato atroce, la maggior parte di noi non vi era preparata". Un reportage del giornalista italiano Ettore Mo racconta che i deportati, per la gran parte intellettuali e religiosi islamici, sono stati "prelevati e poi caricati – benda sugli occhi, manette ai polsi e lacci alle caviglie- sullo stesso autobus e sullo stesso camion che li avrebbe depositati come sacchi di immondizia in questo livido scenario lunare".

3 gennaio 1993

Israele scatena la caccia all’uomo nei Territori, con rastrellamenti, arresti ed ammazzati, per vendicare il ferimento mortale di un agente dello Shin Bet avvenuto a Garusalemme.

9 gennaio 1993

Il primo ministro israeliano Yizchaq Rabin consente per la prima volta alla Croce rossa di visitare i palestinesi deportati nel Libano del sud, aprendo così uno spiraglio per le trattative. Chiarisce peraltro che i deportati non potranno tornare se non cesserà la resistenza all’occupazione nei Territori.

19 gennaio 1993

A Tel Aviv, la Knesset revoca il divieto per gli israeliani di stabilire contatti con l’Olp.

20 gennaio 1993

Ad Oslo, si svolge un secondo incontro fra Yair Hirschfeld, accompagnato questa volta dallo storico Ron Pundak, e Suleiman Ahmed Qurai (Abu Alaa) che si accordano su tre punti: "il ritiro israeliano da Gaza, il graduale trasferimento del potere economico ai palestinesi…e assistenza economica internazionale alla nascente entità palestinese a Gaza".

22 gennaio 1993

In Libano, i 415 palestinesi deportati da Israele compiono una ‘marcia suicida’ nei campi minati dall’aviazione sionista per attirare l’attenzione del mondo sulla ferocia israeliana

5 febbraio 1993

Nella Striscia di Gaza, i soldati israeliani compiono un raid nel campo profughi di Nesseirat uccidendo 5 palestinesi e ferendone altri 15. Freddato un ragazzino 15enne che protestava contro il raid, il giorno dopo un altro ucciso e 30 feriti, fra i quali un cameraman

7-8 febbraio 1993

A Gaza, i militi israeliani proseguono nei raid omicidi uccidendo 4 palestinesi.

10 febbraio 1993

A Gaza, agenti dei servizi israeliani assassinano 2 ragazzini palestinesi di 15 anni, ‘colpevoli ’ di scritte sui muri del campo profughi di Nesseirat contro l’occupazione militare

13 febbraio 1993

Causa l’ingerenza americana, la risoluzione Onu sull’immediato rientro dei palestinesi deportati in Libano viene degradata a mero invito ad un "graduale ritorno".

1 marzo 1993

Israele blinda la Striscia di Gaza, dove un giovane palestinese ha ucciso 2 israeliani. Gli omicidi dei palestinesi perpetrati da Israele (anche oggi si registra una vittima a Gerusalemme) non sono invece considerati rilevanti. Le comunità ebraiche della Cisgiordania occupata ed il movimento Gush Emunim invita anzi i coloni ad ammazzare i ragazzi palestinesi che tirano sassi od anche solo sospettati di averlo fatto.

10 marzo 1993

A Gaza, Israele mobilita le unità speciali dell’esercito per inseguire i ragazzini che tirano sassi all’uscita dalle scuole, uccidendone uno e ferendone altri.

17 marzo 1993

In Libano, manifestano i deportati di Gaza guidati da Abdelaziz Rantisi contro Israele e l’Onu "seppellita con la sua credibilità finché non saprà far rispettare le sue risoluzioni"

20-22 marzo 1993

A Gaza i militari israeliani falciano un bambino di 7 anni, uno di 11, altri 2 bambini e 4 adulti. E’ il pugno di ferro annunciato da Rabin per sedare la ribellione all’occupazione militare. In Cisgiordania i coloni continuano le loro violenze, fra cui un assassinio. A Tel Aviv, è eletto presidente Ezer Weizman.

14 aprile 1993

Riprendono i negoziati per la stabilizzazione del Medio Oriente, fra il presidente egiziano Hosni Mubarak e il premier israeliano Yizchaq Rabin.

21 aprile 1993

A Gaza, nei rastrellamenti operati dai soldati israeliani, sono uccisi 2 ragazzini palestinesi, 50 i feriti. Lo stato ebraico ha bloccato gli ingressi e indurito i posti di blocco.

26-27 aprile 1993

A Gaza, i militari israeliani uccidono un bambino palestinese nel campo profughi di Khan Yunis e feriscono 15 giovani. Hamas, il Fronte popolare di liberazione ed il Fronte democratico indicono uno sciopero mentre a Washington si svolgono i ‘colloqui di pace ‘.

9 settembre 1993

Yasser Arafat riconosce, in una lettera ufficiale, "il diritto dello Stato di Israele ad esistere in pace e sicurezza".

10 settembre 1993

A Tel Aviv, il primo ministro israeliano Rabin riconosce, a sua volta, l’Olp "quale rappresentante del popolo palestinese".

13 settembre 1993

A Washington, Peres, per Israele, e Abbas per i palestinesi, firmano alla presenza del presidente americano Clinton la Dichiarazione di principi.

13 settembre 1993

Il rappresentante diplomatico palestinese Nemer Hammad, che ha seguito da Roma la firma della Dichiarazione israelo- palestinese, scriverà nelle sue memorie: "…Fino a poche ore prima della firma c’era stata una convulsa trattativa su come chiamare la nostra delegazione", che Arafat aveva insistito a definire dell’Olp, presso il segretario di Stato Christopher, e non ‘delegazione palestinese della delegazione giordano- palestinese’ come preteso dagli israeliani. Hammad rammenta la risposta di Christopher: "Mi rendo conto della legittimità delle vostre richieste. Me ne farò interprete con gli israeliani. Ma sappiate che fino alle 10.59 /la firma era prevista per le 11 Ndr/ diranno no".

21 settembre 1993

A Castel Gandolfo, Giovanni Paolo II riceve il rabbino capo di Israele, Meir Lau.

1 dicembre 1993

In Cisgiordania, ad al Bireh, Hamas risponde all’assassinio per mano israeliana dei suoi esponenti, Imad Akel e Khaled al Zir, con un attentato che uccide un israeliano e ne ferisce altri 3. Israele, oltre a continuare le violenze contro i palestinesi, sta disattendendo l’impegno di ritirarsi da Gaza; che, ad ora, intende come un "riposizionamento" implicante la facoltà di riprenderne il controllo in ogni momento.

3 dicembre 1993

Mentre il segretario di Stato americano Warren Christopher visita Israele, ad Hebron (Cisgiordania) i coloni si danno alla caccia al palestinese, sparando ad altezza d’uomo, senza alcun intervento dell’esercito.

9-10 dicembre 1993

Mentre Shimon Peres e Yasser Arafat s’incontrano a Grenada, l’esercito israeliano blinda nuovamente i Territori, nel 6° anniversario dell’Intifada, commettendo provocazioni e violenze. I coloni, di fatto aizzati dall’esercito, assassinano 3 palestinesi a Beit Ola.

12 dicembre 1993

S’incontrano al Cairo Yasser Arafat e Yitzchaq Rabin. Quest’ultimo, deluso per la mancata sottomissione del leader palestinese alle pretese israeliane (enclave disarmata in luogo di uno stato palestinese sovrano, rinuncia al diritto al ritorno dei profughi) dichiara ai giornalisti "Chi pensa ad un accordo lampo si ricreda".

30 dicembre 1993

Il Vaticano ed Israele firmano l’accordo che normalizza i rapporti con il riconoscimento reciproco e che consentirà, nel 1994, lo scambio di ambasciatori fra i due Stati. L’accordo tuttavia non affronta lo status di Gerusalemme.

30-31 dicembre 1993

Israele chiude l’anno uccidendo 3 palestinesi e ferendone altri 10 in una manifestazione dove i soldati sparano ad altezza d’uomo, ed ammonendo Yasser Arafat, per voce di Shimon Peres ed Yitzchaq Rabin, che nel caso di mancata accettazione delle pretese dello stato ebraico questo è "libero in ogni momento da qualunque impegno preso a Washington". A conclusione della prima fase dell’ Intifada, si calcola che le forze di sicurezza israeliane abbiano ucciso almeno 1.095 palestinesi, ai quali si aggiungono altri 48 uccisi da civili israeliani. Fra le vittime, 51 avevano 12 anni o meno, 146 un’età compresa fra i 13 e i 16 anni.

2 gennaio 1994

Israele comincia l’anno reprimendo con brutalità le manifestazioni contro l’occupazione e rispondendo al lancio di pietre con l’uccisione di 3 ragazzini. Ai colloqui del Cairo, non è possibile ai negoziatori palestinesi discutere delle migliaia di prigionieri internati né della effettiva sovranità delle due enclave palestinesi delle quali Israele rivendica il controllo.

gennaio 1994

In applicazione dell’accordo del 30 dicembre 1993 (vedi nota), Giovanni Paolo II nomina ‘rappresentante speciale in Israele ‘ mons. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo e identica denominazione assume l’inviato israeliano presso la Santa Sede, Samuel Hadas.

8-9 febbraio 1994

Yasser Arafat e Shimon Peres firmano l’accordo preliminare sull’autonomia di Gaza e dell’area di Gerico.

25 febbraio 1994

A Hebron, il medico ebreo Barusch Goldestein apre il fuoco contro gli arabi intenti alla preghiera dinanzi alla moschea Ibrahimiyya uccidendone 34 e ferendone altre decine. E’ ucciso dai sopravvissuti.

1 marzo 1994

Israele libera 500 prigionieri palestinesi. Nessuno spiraglio si apre sulla protezione della popolazione palestinese dalle violenze di militari e civili israeliani né sull’interruzione dell’espansione coloniale nei territori, che prosegue nonostante l’accordo di febbraio.

2 marzo 1994

Ad Hebron, davanti alla Tomba dei patriarchi, i soldati israeliani sparano contro i palestinesi che protestano per la strage perpetrata dall’ebreo Barusch Goldestein, uccidendo 2 giovani e ferendone 70. Muore, dopo una straziante agonia, una bambina palestinese ferita dai soldati ad un posto di blocco. A guidare le proteste è Hamas.

11 marzo 1994

Gli Usa bloccano in Consiglio di sicurezza una mozione di condanna verso Israele per violazione dei diritti umani.

17 marzo 1994

Il primo ministro israeliano, Yizchaq Rabin, si reca in visita ufficiale in Vaticano. E’ la prima volta dalla fondazione dello stato d’Israele. A Giovanni Paolo II, Rabin ribadisce il rifiuto israeliano alla presenza internazionale per proteggere i palestinesi ed allo smantellamento delle colonie, invocando per contro "garanzie per lo stato ebraico"

18 marzo 1994

A New York, dopo una defatigante discussione con gli Usa, il Consiglio di sicurezza ribadisce le risoluzioni precedentemente adottate sui Territori palestinesi, compresa l’inclusione di Gerusalemme, l’applicazione della convenzione di Ginevra del 1949 e la necessità di misure per la protezione della popolazione palestinese, ivi compresa una "presenza internazionale temporanea".

22-25 marzo 1994

Ad Hebron, esercito israeliano e coloni si sono scatenati per reprimere le proteste seguite alla strage della Tomba dei patriarchi: una giovane donna incinta è freddata dai militari, ne segue l’uccisione di altri 4 palestinesi e l’occupazione dell’ospedale pediatrico, dove i militi aprono il fuoco per rincorrere i ragazzi di Hamas. I coloni devastano e saccheggiano senza essere disturbati. Anche la Croce rossa denuncia la "violazione continua delle regole umanitarie"

28 marzo 1994

A Jabalya, nella Striscia di Gaza, 6 nuove vittime, questa volta di Fatah, si aggiungono alla catena di uccisioni perpetrate dai soldati occupanti. La stampa israeliana riferisce di onorificenze conferite ai militari per la "condotta esemplare" tenuta a Gaza.

30-31 marzo 1994

Al Cairo, proseguono i colloqui tra Yasser Arafat e Shimon Peres sulla ‘sicurezza ad Hebron’.

marzo 1994

Il diplomatico palestinese in Italia, Nemer Hammad, riferisce nelle sue memorie che dopo la strage di Hebron "si cominciò a discutere, nel governo israeliano, dell’opportunità di trasferire 400 coloni israeliani che vivono nel centro di Hebron, dove risiedono 180.000 palestinesi. Non se ne fece nulla! Furono puniti i palestinesi perché fu chiuso il loro mercato col pretesto di impedire i ‘contatti ’…Fu riaperto dopo 3 anni. Mentre i coloni non solo erano rimasti, ma in modo provocatorio avevano addirittura eretto una statua in memoria di colui che aveva ucciso 34 palestinesi". Hammad ricorda altresì che, nel corso dei lavori della commissione israeliana sulla strage, un ufficiale ha affermato : "Ci è stato ordinato di non sparare sui coloni, anche quando aprono il fuoco sui locali"

1 aprile 1994

"Il Manifesto" pubblica una riflessione dell’intellettuale palestinese Eduard Said : "Sono già 64 le risoluzioni approvate dall’Onu sulla questione palestinese. Cosa è cambiato? Nulla. Anzi il quadro generale è decisamente peggiorato. Dalla data del 13 aprile scorso, giorno della stretta di mano fra Arafat e Rabin – che considero la Versailles palestinese- il governo israeliano ha confiscato altri 10.000 acri di terra attorno a Gerusalemme e approvato la costruzione di altri 130 insediamenti. Il discutere, come è stato fatto in Consiglio di sicurezza, se Gerusalemme faccia parte o no dei Territori occupati /vedi nota 18 marzo 1994 Ndr/, vuol dire mutarne lo status, violare la legalità internazionale. Si tratta di una manovra di Israele e Stati uniti. Ecco perché è molto triste constatare l’enfasi posta da Arafat sull’approvazione di questa risoluzione", e conclude prevedendo il rafforzamento ulteriore di Hamas fra i palestinesi.

6-7 aprile 1994

Per vendicare l’ultimo massacro perpetrato dagli israeliani ad Hebron, si verificano 2 attentati palestinesi. Il governo Rabin blinda i Territori e la violenza dei soldati colpisce decine di palestinesi, mentre un contingente internazionale di ‘osservatori ’, parto dei colloqui del Cairo e del quale fa parte anche un’unità italiana, ispeziona senza poter intervenire, causa il veto israeliano.

20 aprile 1994

A poche ore dall’incontro previsto a Bucarest tra Shimon Peres e Yasser Arafat, l’esercito israeliano scatena la violenza nei Territori e sequestra 500 giovani legati ad Hamas: il rientro di 52 deportati, in conseguenza delle trattative, è dunque già ampiamente superato dai nuovi rastrellamenti di oppositori.

4 maggio 1994

Al Cairo, il primo ministro israeliano Rabin e il leader palestinese Arafat firmano l’Accordo sulla striscia di Gaza e l’area di Gerico, alla presenza di rappresentanti americani, russi ed egiziani in veste di testimoni. Israele ha ottenuto ciò che voleva: il monopolio dei controlli alle frontiere e addirittura sui passaggi fra Gaza e Gerico, la restrizione dell’export di prodotti palestinesi , sottoposti a 60 categorie tariffarie, quote e standard tali da non consentire alcuna concorrenza a quelli israeliani, la facoltà dell’esercito di presidiare le zone intorno alle colonie ebraiche e le strade di collegamento fra i Territori ed Israele, inclusa la possibilità di ricercare ed arrestare coloro che a propria discrezione considera potenziali aggressori. Abdel Rezaq, dirigente di Al Fatah afferma: "A cinque mesi dagli accordi di Washington, la gente sente che nulla è cambiato".

13 –19 maggio 1994

L’esercito israeliano si ritira da Gaza.

31 maggio 1994

A Gerusalemme, agenti speciali israeliani procedono all’esecuzione sommaria di 2 giovani di Hamas, Abdel Munan Naji e Zuhir Farhi, sospettati di essere coinvolti negli ultimi attentati della resistenza.

maggio 1994

Su "Jerusalem Post", il direttore di ‘One Jerusalem’ Yehiel Leiter, che propugna la città come capitale unica e indivisibile di Israele, scrive che il progetto di Yizchaq Rabin di trattare con l’Anp "è sostenuto da meno della metà della popolazione…Non basteranno gli argomenti razionali per impedire il primo assassinio /politico/ israeliano in terra israeliana…La possibilità di un’azione contro natura, commessa dagli estremisti ebrei, non può essere ignorata".

14 giugno 1994

Per la prima volta, la televisione israeliana trasmette l’intervista ad un soldato che ammette i brutali pestaggi di detenuti palestinesi inermi durante gli ‘interrogatori ‘ , autorizzati dallo Shin Bet "col limite di non ucciderli". I prigionieri- aggiunge – "uscivano dagli interrogatori con braccia o gambe rotte".

21 giugno 1994

Migliaia di prigionieri politici palestinesi, ristretti nei lager israeliani, iniziano lo sciopero della fame per protestare contro l’accordo Israele- Olp che, fra l’altro, prevede la liberazione di una parte soltanto dei prigionieri.

24 giugno 1994

In Cisgiordania, soldati israeliani sparano ad altezza d’uomo contro i palestinesi che manifestano in solidarietà ai prigionieri politici, uccidendone uno e ferendone 5 a Nablus, altrettanti ad Hebron. A Gaza, è stato sequestrato ed ucciso, con probabilità da agenti speciali israeliani, l’esponente di Hamas Nasser Sallouha.

1-2 luglio 1994

A Gaza (Palestina) giunge, accolto trionfalmente dalla popolazione, Yasser Arafat che, dopo una visita al campo profughi di Jabalya per onorarne i martiri, tiene la prima riunione del governo palestinese. Coloni ed estremisti israeliani, dopo aver tentato d’invadere la Spianata delle moschee, si scontrano con i palestinesi: molti invocano la deportazione di Arafat.

23 agosto 1994

Ad Amman (Giordania), 170 membri del Consiglio nazionale palestinese firmano un documento contro la convocazione dello stesso consiglio nei Territori, "sotto la sorveglianza dell’autorità di occupazione israeliana", e criticano Yasser Arafat per le troppe concessioni, particolarmente per la disponibilità ad abrogare l’articolo dello statuto dell’Olp che richiede la liberazione della Palestina dai sionisti, senza aver ottenuto uno stato palestinese indipendente e sovrano.

27 agosto 1994

A Ramallah (Cisgiordania), le brigate Ezzedin al Qassam rivendicano uno degli attentati compiuti della resistenza per vendicare le violenze israeliane e la strage di Hebron, due soldati uccisi.

1 settembre 1994

E’ pubblicizzato l’accordo, raggiunto nel mese precedente, fra Israele e Marocco per ristabilire le relazioni diplomatiche fra i due paesi.

3 settembre 1994

Giovanni Paolo II ribadisce la intenzione di avere rapporti con l’autonomia palestinese, senza citare esplicitamente l’Olp. Due giorni dopo il nunzio in Israele, Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, s’incontra con Yasser Arafat.

settembre 1994

L’ambasciatore dell’Olp in Italia Nemer Hammad incontra Yasser Arafat, di passaggio da Roma, ed annota quanto il leader gli dice: "Le cose non sono solo difficili, ma terribili. Non avrei creduto di trovare tanta povertà come quella che ho trovato rientrando nella nostra terra. Gli israeliani o non vogliono andare avanti o pensano che noi diventiamo i protettori della loro sicurezza. Su qualunque problema antepongono sempre e solo la sicurezza…Abbiamo ancora aperta la questione dei nostri detenuti politici. Prima eravamo nemici ma oggi, come posso giustificare con le famiglie la loro detenzione? E c’è un paradosso. Jabril, che era uno di loro, un detenuto, oggi è il capo dei nostri servizi di sicurezza, mentre gli altri continuano a stare in carcere. Ed io – continuò sconsolato Arafat- che sarei il capo di questo Stato, per muovermi devo chiedere il permesso agli israeliani!...La nostra lotta non è terminata, continua in altro modo "

14 ottobre 1994

A Stoccolma, il premio Nobel per la pace è assegnato al primo ministro israeliano Yizchaq Rabin, al ministro degli esteri israeliano Shimon Peres, ed al leader palestinese Yasser Arafat.

25 ottobre 1994

La Santa Sede allaccia stabili relazioni con l’Olp, riconoscendone la "capacità a rappresentare il popolo palestinese"; in conseguenza, l’Olp aprirà un ufficio presso la Santa Sede, con un proprio rappresentante, mentre il Vaticano manterrà i contatti diplomatici tramite il nunzio apostolico a Tunisi, Edmond Farhat, evitando di aprire un ufficio presso l’Anp (v. nota 3 settembre 1994).

26 ottobre 1994

E’ firmato il Trattato di pace giordano- israeliano dai primi ministri Abd al Salam al Majali e Rabin, alla presenza di re Hussein, del presidente americano Clinton e del ministro degli Esteri russo Andrej Kozyrov.

2 gennaio 1995

A Gaza, soldati israeliani intervenuti per reprimere la ribellione contro un nuovo insediamento di coloni uccidono 3 poliziotti palestinesi e 2 militanti di Hamas.

23 gennaio 1995

Il primo ministro israeliano Yizchaq Rabin annuncia l’intento di erigere una rete di recinzione della Cisgiordania, controllata dai militari israeliani, chiudere il passaggio fra i Territori occupati ed Israele, e ribadisce il rifiuto di ritirarsi, in palese violazione degli accordi sottoscritti.

23 gennaio 1995

A Washington, il presidente Bill Clinton firma l’ordine esecutivo 12947 che impone sanzioni a 12 movimenti politici definiti "terroristi" perché anti- colonialisti ed anti- israeliani: fra essi Hamas, Hezbollah, il Gia algerino e diverse formazioni egiziane.

1 febbraio 1995

La Commissione dell’Onu per i diritti umani riunita a Ginevra afferma in un documento la "insostenibilità" della situazione per i palestinesi nei Territori occupati, per l’allargamento degli insediamenti coloniali decisi dal governo Rabin e la violazione dei diritti umani. Il documento aggiunge che la comunità internazionale "deve cessare di credere che l’occupazione di un territorio da parte di un esercito straniero possa essere compatibile con il rispetto dei diritti degli individui".

3 febbraio 1995

Nel primo venerdì del Ramadan, Gerusalemme è resa inaccessibile ai palestinesi, mentre l’esercito israeliano protegge la costruzione delle nuove colonie ed i prigionieri politici restano incarcerati, in violazione degli accordi recentemente sottoscritti.

16-17 aprile 1995

In occasione della Pasqua ebraica, il governo Rabin decreta la chiusura della striscia di Gaza, mentre Gerusalemme è già stata blindata. A Hebron, i soldati uccidono 3 militanti di Hamas.

19 giugno 1995

A Gerusalemme est, ronde israeliane cercano di impedire la visita del vice premier irlandese Dick Spring all’Autorità palestinese, inalberando la stella di David e rivendicando la città come capitale della sola Israele. Analoga accoglienza ostile è stata riservata giorni addietro al primo ministro svedese. Il capo del governo israeliano, Yizchaq Rabin, ha chiarito in una conferenza stampa che il processo negoziale intrapreso con i palestinesi non significa, né significherà in futuro, ritiro dai Territori occupati né smantellamento delle colonie.

16 agosto 1995

Lo storico israeliano Ariel Itzhaki, docente di storia all’università di Tel Aviv, rivela che dalle indagini da lui condotte sul conflitto del 1967 risultano "almeno 6 o 7 casi in cui furono uccisi, non 30 o 40 ma 900-1000 egiziani: parlo di persone contro cui fu aperto il fuoco dopo che avevano smesso di combattere e in gran parte si erano arrese. Tutti i vertici delle forze armate, compreso il ministro della Difesa Moshe Dayan ed il capo di Stato maggiore Yizchaq Rabin erano al corrente di questi casi, ma hanno preferito tacere". Uno degli eccidi avvenne presso El Arish, nel Sinai, dove furono trucidati 300 soldati egiziani ad opera di un’unità speciale agli ordini dell’attuale ministro Ben Eliezer.

25 agosto 1995

Il governo israeliano guidato da Yizchaq Rabin emette un comunicato: "Il primo ministro ed il ministro della Giustizia David Libai hanno chiesto di porre fine al dibattito pubblico condotto dall’estabilishment della sicurezza e giudiziario sui metodi di interrogatorio dello Shin Bet". Il dibattito, con eco sulla stampa, concerneva prevalentemente la legittimità e opportunità della tortura sui palestinesi catturati.

4 settembre 1995

A Gerusalemme, il premier laburista Yizchaq Rabin ed il sindaco Ehud Olmert inaugurano la sfarzosa cerimonia ‘Gerusalemme 3.000’, che sta ad indicare i tremila anni trascorsi dalla Gerusalemme di re David, festa esclusivamente ebraica con la rigorosa esclusione degli arabi della città. La unilateralità della iniziativa, provocatoria verso i palestinesi, determina il ritiro dell’adesione da parte del Vaticano e perfino dell’Unione europea.

28 settembre 1995

A Washington, Rabin, Peres e Arafat firmano in via provvisoria, alla presenza di Clinton, lo "Accordo ad interim israeliano – palestinese sulla Cisgiordania e la striscia di Gaza". "Dal punto di vista politico- così commenta il diplomatico palestinese Nemer Hammad- da parte israeliana non emergeva alcun progetto chiaro dopo la cosiddetta fase transitoria. Per noi la fine della fase transitoria doveva coincidere con la nascita dello Stato palestinese. Gli israeliani parlavano, genericamente, di un’entità palestinese. Un vero e proprio ‘oggetto misterioso ’. Sulla questione di Gerusalemme e degli insediamenti se la cavavano dicendo ‘di questi problemi discuteremo poi’…"

5 ottobre 1995

Intervenendo alla Knesset, il premier israeliano Yizchaq Rabin ribadisce che Israele non si ritirerà mai dai Territori occupati durante e dopo la guerra del 1967, e che occorre modificare i confini fra Israele e Cisgiordania, evacuando la cosiddetta zona B (sulla quale esistono centinaia di insediamenti palestinesi), così affossando definitivamente gli accordi da lui stesso sottoscritti.

28 ottobre 1995

A Malta, il Mossad uccide il leader del Jihad Islami, Fathi Shakaki. Nei Territori occupati, il governo israeliano vieta ogni manifestazione di protesta.

2 novembre 1995

a Washington, il Dipartimento di stato invita l’Olp a chiudere il proprio ufficio di rappresentanza. Precedentemente, è stato disposto lo spostamento dell’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, per significare l’appoggio americano al progetto sionista di ‘grande Israele ’ con Gerusalemme capitale.

4 novembre 1995

A Tel Aviv, al termine di una manifestazione pacifista alla quale partecipano almeno 100mila persone, Ygal Amir uccide con tre colpi di pistola il primo ministro Yizchaq Rabin. L’evento è festeggiato dai coloni che non hanno mai approvato il percorso di Oslo, benché di facciata. Yasser Arafat non potrà partecipare ai funerali. Il ministro degli Esteri, Shimon Peres, diventerà primo ministro ad interim.

21 dicembre 1995

Gli abitanti di Betlemme festeggiano il ritiro dei carri armati israeliani ed il rientro di Yasser Arafat gridando ‘occupazione mai più ’. Nell’annunciare il ritiro delle truppe israeliane, la Cnn ha commentato che "Betlemme corre il rischio di perdere il suo carattere cristiano. La città, tra le più sacre del cristianesimo, è oggi abitata dal 60% dei mussulmani". Dal canto suo Shimon Peres, a nome del governo israeliano, si affretta a chiarire che "Gerusalemme è e resterà la capitale di Israele, non sarà un’altra Berlino".

27 dicembre 1995

In Cisgiordania, le truppe di occupazione israeliane lasciano Ramallah fra l’esultanza della popolazione.

11 gennaio 1996

A Gerusalemme, la Corte suprema israeliana autorizza lo Shin Bet, servizio segreto militare, ad usare una "pressione fisica moderata", cioè a sottoporre alla tortura, Abdelrahim Barbizi, palestinese, sospettato di conoscere notizie relative a recenti attentati avvenuti in Israele.

20 gennaio 1996

Si svolgono le elezioni nei Territori, che vedono la vittoria di Yasser Arafat, eletto Rais; mentre l’opposizione ottiene un terzo dei seggi. Il movimento politico Hamas, pur contrario alle elezioni, ha fatto circolare una lista di candidati ritenuti maggiormente affidabili. L’ex negoziatore di Oslo, Abu Mazen, dichiara: "Questo Consiglio proclamerà l’indipendenza dello Stato palestinese nel corso del suo mandato".

22 gennaio 1996

Yasser Arafat, ricevendo una delegazione europea guidata dall’italiano Colajanni, afferma: "Perché Gerusalemme non potrebbe essere una capitale per due Stati, Israele e Palestina, come Roma lo è per l’Italia e il Vaticano? Gerusalemme è un diritto del popolo palestinese".

3 marzo 1996

A Sharm el Sheikh, è firmato l’accordo fra l’Olp e Israele che prevede il riconoscimento reciproco all’esistenza dello Stato ebraico e all’indipendenza dello Stato di Palestina.

2 aprile 1996

Il governo israeliano non rimetterà in libertà provvisoria Mordechai Vanunu. E’ quanto comunica il ministro della Giustizia David Libai ad una commissione internazionale di scienziati ed intellettuali giunti a Gerusalemme per chiedere il suo rilascio.

11 aprile 1996

Israele, in risposta ad alcuni attacchi condotti dagli Hezbollah sciiti, lancia contro il territorio libanese l’operazione ‘Furore’ con bombardamenti indiscriminati che colpiscono la valle di Bekaa, il campo profughi palestinese Al Bidawi e la capitale Beirut, provocando l’esodo di 400 mila profughi. Il leader degli Hezbollah libanesi, Hassan Nasrallah, in un drammatico appello televisivo, ordina la mobilitazione delle forze e delle ‘brigate suicide’, mentre si mobilitano i gruppi palestinesi Jihad e Hamas: "Il nemico criminale sta massacrando i nostri fratelli libanesi, immobili sulle montagne e nei villaggi".

18 aprile 1996

Israele bombarda Cana, provocando oltre 100 morti e altrettanti feriti, quasi tutti donne e bambini. Il portavoce dell’Unifil di Tiro, Hassan Siqhlawi, smentendo il governo israeliano che ha parlato di "tragico errore", lascia chiaramente capire che si è trattato di una rappresaglia: "Alle 2,10 –dice il funzionario dell’Onu ai giornalisti- è stato sparato un proiettile di katiuscia verso Israele da un punto 500 metri dalla base; un secondo dopo, senza preavviso, l’artiglieria israeliana ha aperto il fuoco contro la nostra postazione a Cana". L’ambasciatrice statunitense all’Onu, Madeleine Albright, diffida il segretario delle Nazioni unite Boutros Ghali dal pubblicizzare ulteriormente la versione fornita in un rapporto ufficiale. Per non aver dato ascolto alla diffida, Boutros Ghali non sarà rieletto.

27 aprile 1996

Entra in vigore la tregua chiesta dall’Onu dopo l’operazione israeliana ‘Furore’ contro il Libano. Si contano 164 uccisi e 400 feriti fra i libanesi, 61 feriti fra gli israeliani.

29 maggio 1996

A Tel Aviv, le elezioni politiche vedono la vittoria del Likud e l’elezione a primo ministro di Benjamin Netanyahu.

11 luglio 1996

L’Autorità nazionale palestinese presenta al governo israeliano una protesta formale per le sevizie inflitte da due agricoltori ebrei a due bambini palestinesi di 10 e 12 anni, Muhammed e Walhid Kharagi, accusati di aver preso pomodori da un campo. I due ragazzini sono stati spogliati completamente nudi e legati a un palo, seviziati con mozziconi di sigarette e quindi rilasciati, ammanettati, sempre nudi e ricoperti di vernice. La polizia israeliana rilascia i due agricoltori su cauzione.

30 luglio 1996

A Gerusalemme, il ministro delle infrastrutture Ariel Sharon da il via alla costruzione di due autostrade attraverso il territorio palestinese con l’obiettivo di favorire l’espansione degli insediamenti ebraici, sino a triplicare il numero dei coloni oggi presenti.

24 settembre 1996

A Gerusalemme, per ordine del premier israeliano Netanyahu, è aperto uno sbocco nel quartiere arabo per consentire l’accesso ad un tunnel archeologico che corre parallelo al Muro occidentale, come volontà di ebraicizzare tutta Gerusalemme. Il gesto provoca la sommossa dei palestinesi che divampa per 3 giorni con un bilancio di oltre 70 morti fra gli arabi, centinaia di feriti e 15 morti fra gli israeliani.

settembre 1996

Lo ‘American Enterprise Institute’ invia al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu un rapporto redatto da Douglas Feith, Richard Perle e David Wurmser, per esortarlo a imporre ai palestinesi "la pace attraverso la forza" abbandonando ogni trattativa, a scatenare offensive altresì contro Libano e Siria, oltre che a perseguire "la rimozione di Saddam Hussein in Iraq, legittimo obiettivo strategico di Israele".

19 novembre 1996

A Ginevra, il comitato delle Nazioni unite sulla tortura condanna Israele per la decisione della Suprema corte di autorizzare "pressioni fisiche" nel corso degli interrogatori. Il Comitato afferma: "nessuna circostanza può giustificare l’uso della tortura".

11 dicembre 1996

A Tel Aviv, l’Alta corte di giustizia israeliana autorizza lo Shin Bet, servizio segreto militare, ad esercitare "pressioni fisiche moderate", cioè sottoporre alla tortura, Hassan Salameh, dirigente del movimento Hamas arrestato nel mese di maggio, respingendo il ricorso presentato da quest’ultimo nel quale denunciava le sevizie alle quali è sottoposto.

1 gennaio 1997

A Hebron, un israeliano spara fra i banchi del mercato, ferendo gravemente 8 palestinesi.

15 gennaio 1997

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e quello palestinese, Yasser Arafat, raggiungono un accordo in base al quale le truppe israeliane si ritireranno gradualmente dalla città di Hebron in Cisgiordania.

23 febbraio 1997

A Bruxelles, l’Unione europea e l’Autorità nazionale palestinese concludono un accordo relativo a questioni di natura politica ed economica.

8 marzo 1997

Gli Stati uniti pongono il veto ad una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che condanna l’espansione edilizia israeliana nella parte araba di Gerusalemme. A favore della risoluzione hanno votato gli altri 14 paesi membri del Consiglio stesso.

20 aprile 1997

Il quotidiano israeliano "Haaretz" pubblica un servizio nel quale si afferma che, all’inizio degli anni Ottanta, Israele ha fornito tecnologia nucleare al governo sudafricano. Il quotidiano riporta anche la testimonianza di Constand Viljoen, capo di Stato maggiore dell’esercito del Sudafrica: "Volevamo acquisire conoscenze sul nucleare da chiunque potessimo".

25 aprile 1997

A New York, l’Assemblea generale dell’Onu con 134 voti a favore, 3 contrari e 11 astenuti approva una risoluzione che condanna Israele per l’espansione edilizia nella parte araba di Gerusalemme. Analoga risoluzione era stata bloccata al Consiglio di sicurezza dal veto posto dagli Stati uniti l’8 marzo.

9 maggio 1997

A New York, il Comitato permanente dell’Onu contro la tortura invita Israele a "cessare immediatamente" gli interrogatori dei prigionieri palestinesi mediante la tortura. Il governo israeliano ignora e disattende l’invito.

14 giugno 1997

A Gerusalemme, il premier Benjamin Netanyahu informa il segretario generale dell’Onu Kofi Annan che non riceverà il suo inviato, incaricato di accertare la situazione creatasi ad Abu Ghneim, a sud di Gerusalemme, dove dal 18 marzo gli israeliani stanno costruendo una nuova colonia ebraica di 6.500 appartamenti su 156 ettari di terre confiscate ai palestinesi.

25 giugno 1997

A Gerusalemme, il Parlamento approva la legge che prevede l’annessione delle colonie ebraiche presenti in Cisgiordania e Gaza. Queste ammontano ad oltre 160, costruite a partire dal 1967 e occupano il 30% dei Territori palestinesi.

10 luglio 1997

A Tel Aviv il ministero dei trasporti, accogliendo la richiesta degli ebrei ortodossi, metterà in circolazione autobus sui quali uomini e donne viaggeranno separatamente, dalla parte anteriore i primi, in quella posteriore le seconde.

30 luglio 1997

Due kamikaze palestinesi compiono un attentato suicida nel mercato di Betlemme, causando 15 morti e 156 feriti. Israele chiude i Territori e l’inviato americano che avrebbe dovuto riavviare le trattative annulla il viaggio. L’attentato si compie dopo che gli israeliani hanno iniziato a costruire sul monte Homà, a sud di Gerusalemme, e per ritorsione alle continue vessazioni dei coloni.

30 agosto 1997

A Basilea, a conclusione dei lavori del Congresso sionista mondiale - che celebra il centesimo anniversario del suo primo congresso, convocato da Theodor Herzl ‘per trovare una soluzione alla questione ebraica’- un gruppo di intellettuali pubblica un manifesto nel quale si afferma: "Sionismo significa negazione di diritti dei palestinesi, che continuano ad essere discriminati e perseguitati".

25 settembre 1997

Ad Amman (Giordania), il servizio segreto israeliano compie un attentato mortale contro il presidente dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Meshal, che fortunatamente si salva.

27 settembre 1997

A Tel Aviv, nel corso di un processo che lo vede imputato per l’omicidio di una turista britannica e il ferimento di una sua compagna nel deserto di Arava, Danny Okev rivela di aver fatto parte negli anni Settanta di un corpo speciale dell’esercito israeliano denominato Rimon, agli ordini di Ariel Sharon, impiegato a Gaza per la eliminazione fisica dei militanti palestinesi, attuata da militari travestiti da arabi, nello stile degli ‘squadroni della morte’.

1 ottobre 1997

In Israele è liberato, dopo 8 anni di carcere, il fondatore di Hamas, lo sceicco cieco Ahmed Yassin.

2 ottobre 1997

In un’intervista alla "Nbc", il segretario di Stato americano Madeleine Albright afferma, per la prima volta, che le colonie ebraiche insediate nei Territori palestinesi sono considerate "legali" dal governo americano.

6 ottobre 1997

Ad Amman (Giordania), re Hussein libera i due agenti israeliani del Mossad che il 25 settembre avevano tentato di uccidere Khaled Meshal con una sostanza chimica sconosciuta.

15 ottobre 1997

A Gerusalemme, due studentesse palestinesi iscritte all’Università ebraica sono cacciate dal quartiere in cui abitano, popolato solo da ebrei, con minacce ed intimidazioni favorite dalla polizia israeliana.

10 novembre 1997

Sono stabilite relazioni diplomatiche fra il Vaticano e la Palestina, superandosi i limiti precedentemente stabiliti (vedi 25 ottobre 1994)

15 novembre 1997

A Gaza, muore Ali Jawarish, 9 anni, ferito dalla polizia israeliana che ha aperto il fuoco contro di lui ed altri suoi coetanei, intenti a tirare pietre contro un convoglio militare israeliano.

25 novembre 1997

Al Cairo (Egitto), nel corso di un incontro con il nunzio apostolico monsignor Paolo Giglio, il segretario generale della Lega araba Esmat Abdel Meguid chiede che il Vaticano eserciti pressione sul governo israeliano perché interrompa la politica della colonizzazione forzata all’interno dei Territori palestinesi.

15 gennaio 1998

E’ annunciata la creazione di una commissione mista tra la Santa Sede e i responsabili palestinesi per la "ricerca di uno stato giuridico della Chiesa cattolica nei Territori palestinesi".

3 aprile 1998

A Tel Aviv, il premier israeliano Benjamin Netanyahu dichiara:" La cooperazione militare tra Israele e Turchia può diventare l’asse portante di un futuro sistema di sicurezza nazionale".

29 aprile 1998

A Tel Aviv, il leader israeliano Benjamin Netanyahu rifiuta di ritirare le truppe dalla Cisgiordania, violando così gli accordi stabiliti.

10 giugno 1998

Un centinaio di pacifisti e attivisti dei diritti umani provenienti da ogni parte del mondo sono percossi e trascinati via dalla polizia israeliana, mentre effettuano un sit-in di protesta di fronte alle case arabe recentemente occupate a Silwan, Gerusalemme, da parte dei coloni ebrei.

17 giugno 1998

Il governo israeliano approva un piano che prevede l’incorporazione di nuove zone, ritenute necessarie per la creazione della ‘Grande Gerusalemme’.

7 luglio 1998

La Palestina, grazie alla mediazione della Giordania, ottiene un seggio all’Onu, con funzioni peraltro assai limitate.

5 agosto 1998

Yasser Arafat forma un nuovo governo.

23 ottobre 1998

A Wye River, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e quello palestinese, Yasser Arafat, firmano l’accordo che prevede il ritiro delle truppe israeliane dal 13 per cento del territorio della Cisgiordania in cambio dell’impegno dell’Autorità palestinese a reprimere la resistenza islamica e gli attentati. Il primo incontro di Netanyahu a Washington non è stato col presidente Clinton ma con oltre mille cristiani fondamentalisti, riuniti per l’occasione. Prima di partire per Washington Netanyahu, che ha impostato la campagna elettorale contro gli accordi di Oslo, aveva dichiarato ‘farò fuoco e fiamme per respingere le pressioni americane ’.

23 ottobre 1998

A Gerusalemme, in un suo discorso, l’arcivescovo Jean-Marie Tauran, responsabile vaticano per gli affari esteri, afferma:" Gerusalemme orientale è occupata illegalmente".

10 dicembre 1998

Il Consiglio nazionale palestinese sopprime dalla carta dell’Olp l’articolo che parla della distruzione dello stato di Israele. Il presidente americano Bill Clinton afferma nell’occasione che i palestinesi hanno "davanti un avvenire, sulla vostra terra".

4 maggio 1999

A questa data, ha fine il periodo provvisorio previsto dalla Dichiarazione israelo- palestinese del 1993. Il presidente americano Bill Clinton promette a Yasser Arafat l’impegno perché i negoziati sui Territori "si concludano nell’arco di un anno". L’Olp decide di attendere ancora, rinviando la proclamazione dello Stato di Palestina.

17 maggio 1999

Nelle elezioni politiche in Israele vince il Partito laburista e diviene così primo ministro Ehud Barak. Subito dopo chiarisce i suoi obiettivi circa i Territori palestinesi: no al ritiro nelle frontiere del 1967, no al ritorno dei profughi palestinesi, difesa degli insediamenti colonici, controllo su terra, cielo e mare di un’eventuale entità palestinese, Gerusalemme capitale di Israele. Dalla nuova maggioranza restano pertanto fuori i 12 deputati arabo- palestinesi. Questo governo autorizzerà 6.045 nuove costruzioni per i coloni nei territori occupati, superando tutti i precedenti governi.

4 settembre 1999

A Sharm el Sheick (Egitto), il premier israeliano Ehud Barak e quello palestinese, Yasser Arafat, firmano gli accordi che prevedono il ritiro in tre tappe dell’esercito israeliano dalla Cisgiordania: non più dal 13%, come previsto a Wye River nell’ottobre dell’anno scorso, ma dall’11%.

6 settembre 1999

L’Alta corte di giustizia israeliana emette una sentenza con la quale chiede che i servizi di sicurezza rinuncino all’uso della tortura come metodo di interrogatorio. Dal 1987, la tortura in Israele era legale, anzi nel 1994 un sottocomitato ministeriale aveva autorizzato l’uso di "crescenti pressioni fisiche" sugli arrestati e la stessa Alta corte di giustizia aveva ritenuto legittimo l’impiego di questi metodi per combattere il ‘terrorismo’. Il Likud ha ora presentato una legge che consente l’uso della tortura almeno in determinate circostanze.

8 novembre 1999

A Ramallah (Cisgiordania) iniziano colloqui israelo- palestinesi, che non portano a nulla.

24 maggio 2000

E’ completato il ritiro delle truppe israeliane dal Libano, dopo 22 anni di occupazione costata la vita a 1547 soldati ebrei e a migliaia di civili.

25 luglio 2000

A Camp David (Usa, Maryland) si conclude con un nulla di fatto il vertice israelo- palestinese a causa delle chiusure israeliane ai diritti palestinesi (no al ritiro totale, difesa degli insediamenti colonici, no ad uno Stato sovrano palestinese, no al rientro dei profughi) con l’aggiunta provocatoria della pretesa al controllo israeliano sulla Spianata delle moschee, luogo sacro dell’Islam, e di quattro ‘cantoni’ circondati e controllati da Israele, cioè dei bantustan, in luogo dello Stato negato ai palestinesi dal 1948: nulla di ciò viene messo per iscritto. Il presidente americano Clinton, seguito dalla stampa occidentale, dichiarerà che Barak ha fatto offerte "generose" ai palestinesi addossando a questi ultimi il fallimento del vertice.

28 settembre 2000

Ariel Sharon, d’accordo con il governo israeliano, effettua una ‘passeggiata’ sulla Spianata delle Moschee, a Gerusalemme. I palestinesi danno vita alla seconda Intifada.

29 settembre 2000

A Gerusalemme, sono proseguiti gli scontri fra palestinesi e militari israeliani, dopo che nella giornata di ieri 4 arabi sono stati uccisi nella Spianata delle moschee, sempre nel corso di incidenti; 5 morti e centinaia di feriti sono il bilancio di questa seconda giornata di scontro.

7 ottobre 2000

A New York, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite vota "la condanna all’uso eccessivo della forza contro i palestinesi" da parte israeliana.

9 ottobre 2000

A Tel Aviv, è scaduto alle ore 22.00 l’ultimatum lanciato dal premier israeliano Ehud Barak a Yasser Arafat per la cessazione delle proteste dei palestinesi dopo l’eccidio della Spianata delle moschee. Anche nella giornata odierna, intanto, ci sono stati 5 morti fra i dimostranti palestinesi.

12 ottobre 2000

A Ramallah (Cisgiordania), 2 soldati israeliani in borghese, arrestati dalla polizia palestinese nelle vie della città, sono linciati dalla folla che occupa il commissariato, inferocita per l’uccisione di un bambino con il padre da parte dei soldati israeliani, il 9 ottobre. Per rappresaglia elicotteri israeliani lanciano missili sulla città, su Gaza e altre località della Palestina provocando, secondo fonti palestinesi, 4 morti e 16 feriti.

19 ottobre 2000

La Commissione Onu per i diritti umani, a Ginevra, approva (19 voti a favore, 16 contrari e 17 astenuti) una dura risoluzione di condanna per le "diffuse, sistematiche e grossolane violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze di occupazione israeliane", per i "crimini di guerra e flagranti violazioni delle leggi internazionali umanitarie e crimini contro l’umanità". La risoluzione, che chiede anche l’istituzione di una commissione di inchiesta per verificare le responsabilità dei massacri, passa col sostegno dei paesi arabo – islamici, di Cuba e della Cina; i paesi della Ue tentano invano fino all’ultimo di ammorbidire il tenore della condanna e poi votano contro, in compagnia di Usa, Canada e Giappone.

21 ottobre 2000

A New York, l’Assemblea generale delle Nazioni unite approva a maggioranza una risoluzione di condanna di Israele per uso eccessivo della forza contro la popolazione civile palestinese e definisce illegali gli insediamenti israeliani nei territori occupati. L’Unione europea non è unanime nell’appoggio alla risoluzione: infatti si astengono Italia, Gran Bretagna, Olanda, Germania, Danimarca e Svezia.

9 novembre 2000

A Gerusalemme, con un lancio di missili da un elicottero, gli israeliani uccidono Hussein Abayat, uno dei capi dei Tanzim, la milizia di al Fatah.

6 febbraio 2001

In Israele, si svolgono le elezioni politiche che vedono la vittoria del Likud e la nomina a primo ministro di Ariel Sharon.

13 febbraio 2001

A Gaza, gli israeliani uccidono con tre razzi sparati da un elicottero apache il colonnello palestinese Masud Ayad, uno dei responsabili di Forza 17, la guardia del corpo di Arafat.

15 maggio 2001

Il centro palestinese di Gaza per i diritti umani chiede, invano, all’Unione europea di sospendere il trattato di associazione di Israele all’Europa, per violazione da parte di Israele dell’articolo 2, che condiziona l’associazione al rispetto dei diritti umani.

1 luglio 2001

A Bruxelles, la Procura generale dichiara ammissibile la denuncia presentata contro Ariel Sharon, attuale primo ministro israeliano, da una trentina di palestinesi per le sue responsabilità nella strage di Sabra e Shatilla in Libano.

31 luglio 2001

In Cisgiordania, presso Jenin, 6 militanti di al Fatah sono uccisi da una cannonata. A Nablus due missili israeliani colpiscono un ufficio di Hamas uccidendo due esponenti del movimento, tre militanti, un giornalista di passaggio e due bambini di 8 e 10 anni che giocano in strada: perfino gli Stati uniti condannano l’attacco "altamente provocatorio" mentre la Gran Bretagna parla di "assassinio mirato di militanti palestinesi". A Nablus, a Gaza e in Libano si svolgono manifestazioni, mentre Hamas promette ritorsioni.

10 agosto 2001

A Gerusalemme est, i soldati israeliani occupano l’Orient House, sede dell’Autorità nazionale palestinese. In Europa, solo Francia e Svizzera denunciano l’occupazione come violazione degli accordi di Oslo. I palestinesi di Cisgiordania e Gaza indicono uno sciopero di protesta per il 13 agosto.

20 agosto 2001

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu, per l’opposizione del rappresentante Usa, non discute una mozione palestinese ed araba che chiede un intervento internazionale per la restituzione ai palestinesi della Orient House e di altri 9 uffici a Gerusalemme est, nonché la realizzazione di un meccanismo di verifica del cessate il fuoco.

27 agosto 2001

A Ramallah (Cisgiordania), due elicotteri israeliani uccidono, con un lancio di missili diretti contro il suo ufficio, Abu Ali Mustafa, leader del Fronte popolare per la liberazione della Palestina.

27 agosto 2001

A Washington, è ormai deciso che il segretario di Stato Colin Powell, primo nero ad occupare questa carica, non parteciperà alla conferenza sul razzismo che inizierà il 31 agosto a Durban (Sudafrica) per la ostilità contro Israele che si rileva dai documenti ufficiali della conferenza.

28 agosto 2001

L’esercito israeliano rioccupa nelle prime ore del giorno il centro palestinese di Beit Jala, restituito nel 1995 all’Autorità nazionale palestinese: per la prima volta Israele torna in armi in quella minima parte dei Territori resa all’Anp in base all’accordo di Washington. Tardiva e incerta la presa di distanza americana: per il portavoce del dipartimento di Stato "incursioni come questa non risolveranno i problemi della sicurezza; di conseguenza crediamo che Israele dovrebbe ritirare le sue forze da quest’area".

31 agosto 2001

A Durban (Sudafrica), inizia la Conferenza sul razzismo organizzata dall’Onu. Il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, nel suo discorso di apertura dei lavori critica Israele (che, come Stati uniti e Canada, ha inviato una delegazione di basso profilo, accusando di ‘razzismo’ la conferenza): "Gli ebrei hanno patito l’antisemitismo in molte parti del mondo, in Europa sono stati vittime dell’olocausto, massimo abominio che non potrà mai essere dimenticato o sottovalutato. Ma non possiamo aspettarci che i palestinesi possano considerarlo una ragione perché tutti i torti che vengono loro inflitti – la cacciata, l’occupazione, i blocchi e ora le esecuzioni indiscriminate – siano ignorati, indipendentemente dall’etichetta che si vuole usare per definirli".

1 settembre 2001

A Gaza, viene ucciso in un attentato il colonnello Taiseer Khatab, vice capo dei servizi di sicurezza dell’Anp. L’Autorità palestinese accusa i servizi israeliani, anche se questi ricusano ogni responsabilità.

2-3 settembre 2001

A Durban (Sudafrica), le Organizzazioni non governative che prendono parte alla conferenza contro il razzismo approvano un documento finale che imputa ad Israele "crimini razzisti, atti di genocidio, pulizia etnica", "l’imposizione di uno stato di terrorismo ai danni del popolo palestinese…un’occupazione colonialista dei territori…la creazione di un regime di apartheid". Le delegazioni israeliana e americana abbandonano la conferenza.