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25 gennaio 2006

Le elezioni politiche palestinesi assegnano la maggioranza assoluta ad Hamas, che conquista 75 seggi su 132, mentre 45 sono assegnati a Fatah ed i restanti a liste minori (fra esse il Fplp, 3 seggi). Si sono recati a votare il 78% degli aventi diritto.

26-27 gennaio 2006

Reagendo alla vittoria del movimento indipendentista islamico, il premier di Israele Ehud Olmert afferma che non tratterà mai con un governo includente il vincitore ed aggiunge, parlando a nome del "mondo", che i palestinesi non riceveranno più aiuti né attenzione. Il presidente americano George Bush esplicita l’intento di indurre il Quartetto a tagliare gli aiuti ai palestinesi, come forma di ricatto per ottenere la sottomissione del movimento islamico ad Israele.

26-27 gennaio 2006

A Gaza, manifestano i militanti di Hamas per festeggiare la vittoria, seguiti da una folla esultante. Scendono in piazza anche i militanti di Fatah per manifestare la propria frustrazione e reclamare le dimissioni dei dirigenti corrotti; fra i manifestanti, però, appare l’onnipresente Mohammed Dahlan, anch’egli eletto. Scaramucce tra fazioni rivali provocano alcuni feriti. Truppe israeliane, intanto, uccidono una bambina di 9 anni presso il confine fra Gaza e Israele.

29 gennaio 2006

In una conferenza stampa, a Damasco, il leader politico di Hamas in esilio, Khaled Meshal, dichiara che il movimento islamico offre una leadership unitaria aperta a tutte le componenti palestinesi, per una politica di riforme e ricostruzione, ed aggiunge che Hamas intende creare nei Territori forze armate nazionali che inglobino le varie milizie, "un vero esercito che difenda il nostro popolo dall’aggressione". Israele ripete subito le minacce di assassinio all’esponente islamico, se dovesse rientrare nella sua patria. Dopo aver chiarito che non cederà ad alcun ricatto, Hamas invita l’Europa a non associarsi alla politica ultimativa israelo- americana ed a proseguire gli aiuti (circa 600 milioni di euro annuali dall’Europa) dichiarandosi disposto sia al controllo sulla gestione dei fondi, sia ad "un confronto politico, ma senza condizioni".

30-31 gennaio 2006

I ministri europei, riuniti a Bruxelles, ed il segretario delle Nazioni unite Kofi Annan, a nome del Quartetto, si associano, con toni formalmente meno aggressivi, all’ultimatum israelo- americano. Israele, dal canto suo, annuncia il sequestro – detto "congelamento"- dei proventi fiscali palestinesi (50 milioni di dollari mensili), tuttora riscossi dagli occupanti per conto dell’Anp, minaccia di uccidere qualunque esponente di Hamas alla prima rottura della tregua unilaterale e continua la politica omicidiaria nei Territori: a Jenin, nel corso di un’incursione, i militari uccidono due esponenti di Jihad islamica.

3 febbraio 2006

Israele bombarda i villaggi nel sud del Libano.

7 febbraio 2006

A Nablus (Cisgiordania), le forze israeliane uccidono il leader locale di Jihad, Ahmed Redad, e feriscono altre 12 persone, a Gaza city sopprimono 2 palestinesi in un raid aereo. Nei giorni scorsi, altri giovani sono stati uccisi dai missili israeliani (11 morti in una sola settimana, tutti palestinesi), come rappresaglia ai lanci di razzi Qassam sulle colonie.

10 febbraio 2006

Vladimir Putin invita i dirigenti di Hamas a recarsi a Mosca, così incrinando la compattezza del Quartetto. Israele reagisce all’iniziativa russa parlando di "una coltellata nella schiena".

13 febbraio 2006

Con un colpo di mano, Abu Mazen impone al Parlamento palestinese, già sciolto, la votazione di modifiche costituzionali che accrescono il proprio potere, attribuendosi la facoltà di indire nuove elezioni e costituendo un nuovo organismo, di sua propria nomina, finalizzato al controllo delle future leggi. Hamas replica che "non sarà tenuto conto delle misure votate perché contrarie alla legge fondamentale".

14 febbraio 2006

Il "New York Times" rivela un piano israelo- americano per "strangolare Hamas" che prevede il totale congelamento di finanziamenti ed investimenti occidentali, oltre il furto dei proventi fiscali palestinesi, già annunciato da Israele, ed ogni sorta di boicottaggio per indurre Abu Mazen a indire nuove elezioni in una situazione destabilizzata. Il governo americano smentisce ma, subito dopo, chiede ai palestinesi di rendere 50 milioni di dollari, già versati dagli Usa nel tentativo di condizionare le elezioni palestinesi. Condoleeza Rice minaccia l’Iran che ha promesso aiuti al governo di Hamas.

18 febbraio 2006

S’insedia il nuovo Parlamento palestinese. Date le restrizioni israeliane, che non permettono lo spostamento dei parlamentari, deve essere creato un collegamento in videoconferenza fra la sede di Ramallah e Gaza. E’ subito scontro fra le due principali fazioni sia sulle modifiche costituzionali, sia sulle condizioni poste dall’Occidente (v. note 26-27 gennaio e 30-31 gennaio). "Il problema- afferma Mahmoud Ramahi, nuovo presidente del Parlamento- non è quello del riconoscimento di Israele. L’Olp l’ha fatto nel 1988, quando modificò i principi del suo programma politico, ma non è servito a nulla. Quale pace? Ma non vi rendete conto che gli accordi di Oslo non esistono più da un pezzo? Israele è stato il primo a non rispettarli. Ariel Sharon si è ritirato da Gaza, e intanto ha continuato ad espandere le colonie ebraiche in Cisgiordania…Dunque non c’è alcun motivo per Hamas di rispettare Oslo".

19 febbraio 2006

Nei Territori, i soldati israeliani uccidono 4 palestinesi. Il ministro israeliano Zaky Hanegbi replica alle accuse di furto dei proventi fiscali palestinesi affermando trattarsi di una "autodifesa. Vogliamo che l’elettorato palestinese comprenda l’errore e si ravveda".

3 marzo 2006

A Mosca, si svolge la visita della delegazione palestinese, guidata da Khaled Meshal, che ripete le condizioni poste da Hamas ad Israele: cessazione della politica omicidiaria e delle violenze contro i palestinesi; abbandono dei Territori occupati dal 1967; abbattimento del Muro ed azzeramento delle pretese annessioni; liberazione dei prigionieri politici; riconoscimento del diritto al rientro dei profughi. A queste condizioni, considerate ‘provocatorie’ da Israele, Hamas è disposto ad impegnarsi in una lunga tregua. Intanto, a Nazareth, 3 terroristi israeliani camuffati da pellegrini compiono un attentato dinamitardo nella basilica gremita di fedeli ferendo una decina di persone (fra gli assalitori vi è un recidivo, Haim Eliahu Havivi, mai sottoposto a controlli dopo aver partecipato ad un’azione simile a Betlemme). Una grossa manifestazione di protesta coinvolge insieme mussulmani e cristiani, guidati questi ultimi dal patriarca Michel Sabah.

7 marzo 2006

Il ministro della Difesa israeliano minaccia di omicidio, indistintamente, tutti i palestinesi che non si piegheranno ai voleri del governo occupante rinunciando a difendersi, compresi i membri del Parlamento e del governo e lo stesso presidente incaricato Ismail Haniyeh: "Nessuno sarà immune". Con un raid aereo, intanto, sono stati uccisi 4 palestinesi, fra i quali Munir Suqar di Jihad ed un bambino di 8 anni, mentre una donna è morta per infarto.

8 marzo 2006

L’esercito israeliano circonda Tulkarem, per completarne l’isolamento, costringendo gli abitanti necessitati ad uscirne a percorrere decine di chilometri per aggirare la barriera. Le manovre riguardano tutta la valle del Giordano, che Israele si appresta ad annettersi, dove vivono 6.000 coloni ebrei e 53.000 palestinesi. Secondo dati delle Nazioni unite i posti di blocco in Cisgiordania sono, a questa data, 471 (erano 376 nello scorso agosto), e dividono la regione in 3 aree. Il commissario delle Nazioni unite, John Dugard, denuncia inoltre che i coloni "terrorizzano" i civili palestinesi, compresi i bambini che cercano di raggiungere le scuole, scagliando loro massi di pietra.

14 marzo 2006

A Gerico, le forze israeliane attaccano il locale carcere con elicotteri e thank, muniti di lanciagranate e mitragliatrici pesanti, per sequestrare 38 prigionieri politici fra i quali il leader del Fplp Ahmed Saadat, accusato dell’uccisione del ministro Zeevi. Nell’attacco sono assassinati 3 palestinesi – 2 agenti ed un prigioniero- e sono fatti spogliare tutti i detenuti per umiliarli. L’assalto è stato reso possibile dalla connivenza degli agenti angloamericani che si dileguano 20 minuti prima. Le milizie della resistenza, per rappresaglia, attaccano l’istituto culturale britannico e sequestrano alcuni occidentali, peraltro tutti rilasciati in serata. Il raid israeliano ha abbattuto tutti gli uffici dell’Anp.

19 marzo 2006

Hamas forma il nuovo governo, presieduto da Ismail Haniyeh e composto da 24 ministri, 10 di Gaza e 24 della Cisgiordania, quasi tutti di Hamas, con alcuni indipendenti. Mahmoud Zahar è nominato agli Esteri, Said Siam all’Interno, Haim Ramon alla Giustizia, Omar Abdul Razeq e Najef Rajub ai dicasteri economici, Miriam Saleh alle Pari opportunità, George Markus, cristiano, al Turismo. Il governo otterrà la fiducia del Parlamento palestinese con 71 voti favorevoli, 36 contrari e 2 astensioni. Per rappresaglia alla formazione del governo, Israele ha isolato quasi completamente Gaza, dove mancano generi alimentari e farmaci indispensabili. Gli Usa, dal canto loro, ingiungono ai diplomatici ed alle imprese americane di non stabilire alcun rapporto con il governo palestinese.

28 marzo 2006

In Israele, le elezioni assegnano la vittoria alla formazione di Ehud Olmert, Kadima, seguita dai laburisti di Amir Peretz, dalla formazione di estrema destra ‘Israel Beitenu’ di Avigdor Lieberman, dal Likud e da Shas. Hanno votato il 62,8% degli aventi diritto. Kadima ha condotto la campagna elettorale principalmente sulla promessa di assicurare ad Israele confini sicuri e definitivi - con l’annessione di territori palestinesi in Cisgiordania e dell’intera città di Gerusalemme- e la separazione totale, con il divieto per i palestinesi di entrare in Israele e perfino di attraversarla per passare da Gaza alla Cisgiordania. Olmert ha esplicitamente dichiarato che il Muro rappresenta ormai la frontiera israeliana ed ha fatto chiudere il valico di Karni, impedendo così il passaggio di merci, compresi generi alimentari, e quello di Qalandia, fra Ramallah e Gerusalemme, dichiarato "transito internazionale" per bloccare la città che Israele vuole, in esclusiva, propria capitale. "Questo non è un piano di pace ma una dichiarazione di guerra" ha commentato il leader di Hamas in esilio, Khaled Meshal.

30 marzo 2006

Presso la colonia di Kedoumin (West Bank) un giovane kamikaze si fa esplodere causando la propria morte e quella di 4 coloni. Israele attua un’immediata rappresaglia bombardando Gaza e compiendo arresti e sequestri nella West Bank. Nelle strade di Gaza intanto si accende uno scontro fra militanti di Fatah e dei Comitati popolari per la resistenza che causa 3 morti- in seguito all’uccisione del leader di questi ultimi, Abu Yusef al Qoqa - e diversi feriti. Ismail Haniyeh chiede alle fazioni di cessare le ostilità fratricide ed annuncia l’apertura di un’inchiesta sull’assassinio di al Qoqa, del quale si sospettano i vertici dei servizi legati a Mohammed Dahlan. Il primo ministro palestinese replica poi alle accuse occidentali a proposito dell’attentato di Kedoumin: "I palestinesi hanno diritto di rispondere con tutti i mezzi contro gli attacchi e le sanzioni…Siamo stanchi dell’approccio unilaterale e razzista nei confronti di questo conflitto, dove noi veniamo trattati come inferiori".

7-10 aprile 2006

Mentre Usa ed Europa reiterano il ricatto contro il governo palestinese per indurlo a riconoscere unilateralmente Israele, nella Striscia di Gaza sono uccisi 18 palestinesi, fra i quali due bambini, ed altre decine restano feriti. Omicidi, anche di adolescenti, sono accaduti nei giorni scorsi in un assalto israeliano a Qalandia. Una "punizione collettiva per avere scelto la libertà e la difesa della patria", denuncia il Parlamento palestinese.

13 aprile 2006

A Gaza, il governo palestinese blocca la nomina di Rashid Abu Shbak, proposta da Abu Mazen, a capo delle forze di sicurezza dell’Anp.

17 aprile 2006

A Tel Aviv, un attentato rivendicato da Jihad provoca 9 morti e molti feriti presso una stazione di autobus. L’autorità del presidente vacilla, anche in seguito all’ambigua iniziativa di bloccare alla frontiera i fondi raccolti da Hamas presso paesi arabi amici (oltre 600.000 euro). Nonostante la rivendicazione diversa dell’attentato, la Casa Bianca ed Israele tornano a minacciare il governo di Hamas.

20 aprile 2006

A Gaza, il governo palestinese annuncia la costituzione della propria forza di polizia, nella quale sono inquadrati elementi delle brigate Ezzedine al Qassam, nella prospettiva di creare forze unitarie, di sicurezza e militari, che inglobino le varie milizie. Il presidente Abu Mazen reagisce definendo "illegale" la polizia governativa, il che accende nuovi scontri. Hamas intanto conferma la sua vittoria elettorale al consiglio studentesco dell’università di Bir Zeit.

21 aprile 2006

La Francia rifiuta il visto d’ingresso al ministro palestinese Samir Abu Eisheh. Pochi giorni appresso sempre la Francia nega il visto a Salah el Bardawil ed al fratello di Abdelaziz Rantisi – il leader di Hamas assassinato da Israele- che avrebbero dovuto partecipare ad una manifestazione per i diritti dei popoli ad Ivry. Sui visti vige peraltro una notevole confusione all’interno dell’Unione europea: difatti, il ministro palestinese Atef Adwan, esponente di Hamas, ottiene il visto svedese per compiere un viaggio in Europa, con tappe in Germania, Svezia e Norvegia.

7-8 maggio 2006

I servizi israeliani diffondono una informativa secondo la quale essi stessi avrebbero sventato un piano di Hamas per uccidere il presidente Abu Mazen. Il governo palestinese smentisce denunciando il falso. E’ di questi giorni anche la notizia – vera- che la società israeliana Dor Alon ha bloccato alla Palestina le forniture di petrolio per mancati pagamenti (dei quali è responsabile la stessa Israele, fra l’altro con l’appropriazione dei proventi fiscali). "Tutte queste manovre sono inutili- afferma il ministro Mahmoud Zahar - non cederemo". L’accerchiamento però contribuisce al riaccendersi dello scontro tra le fazioni: un conflitto a fuoco fra militanti di Hamas e Fatah provoca 3 morti ed una decina di feriti ed è appiccato un incendio, certamente doloso, nel palazzo del Parlamento, a Ramallah.

14 maggio 2006

La Corte suprema israeliana respinge il ricorso contro una modifica normativa del 2003 che, per difendere la "ebraicità" dello Stato, impedisce ai palestinesi che sposano un’israeliana di stabilirsi in Israele, in deroga a quanto stabilito per gli stranieri: in pratica si rendono impossibili i matrimoni misti. Le relative domande sono circa 20.000.

17 maggio 2006

A Gaza, si dispiega per la prima volta la polizia governativa. L’ostinazione del presidente Abu Mazen di sottrarre al governo legittimo il controllo delle forze di polizia causa un altro scontro con 2 morti. Dalle carceri, invece, proviene una forte richiesta di unità dai prigionieri politici di tutte le fazioni che stilano un documento per una piattaforma comune.

20 maggio 2006

Con un missile scagliato da un aereo Israele uccide un militante di Jihad, Mohammed Dahduh, 2 donne ed un bambino di 5 anni. Si verifica anche un attentato dinamitardo contro il responsabile dei servizi di sicurezza, Tareq Abu Rajab, nella sede di Gaza: Fatah incolpa Hamas che ne accusa invece Israele. Il primo ministro Ismail Haniyeh annuncia un’inchiesta ed un’altra è annunciata dai servizi, in un clima di sospetto reciproco.

24 maggio 2006

A Washington, il premier israeliano Ehud Olmert parla dinanzi alle camere riunite per ascoltarlo, molto applaudito nella sua perorazione dei "confini sicuri" di Israele, da essa stessa decisi, nelle minacce alla resistenza palestinese ed al governo iraniano che, diversamente da Israele, non potrebbe dotarsi dell’energia nucleare. Intanto, con un raid, è catturato Ibrahim Hamed, uno dei leader delle Brigate Ezzedine al Qassam, braccio armato di Hamas, nonostante la tregua unilaterale ancora osservata da quest’ultima. In un’altra invasione di truppe israeliane, a Ramallah, sono assassinati 4 palestinesi ed altri 35 restano feriti.

26 maggio 2006

Ancora 3 palestinesi cadono sotto il fuoco israeliano a Beit Lahyia (Gaza) mentre il governo israeliano, per fomentare gli scontri tra le fazioni, blandisce Abu Mazen garantendogli le armi necessarie a dotare la sua guardia presidenziale in funzione anti- Hamas: il relativo passaggio di armamenti coinvolge anche Egitto e Giordania. Per fermare gli scontri Hamas accetta di ritirare la polizia governativa, senza rinunciare al progetto di inquadrarla nella polizia regolare.

30 maggio 2006

Sette i palestinesi assassinati: 4 a Gaza, in un’incursione israeliana, 3 in diverse località della Cisgiordania. Quivi le truppe occupanti sono impegnate a demolire locali abitati da famiglie povere, magazzini e cisterne, già oggetto di spedizioni punitive dei coloni, col pretesto del contrasto all’abusivismo.

8 giugno 2006

Un raid israeliano uccide Abu Samhadana, da poco nominato responsabile della polizia governativa. Quattro palestinesi sono falciati dall’artiglieria ebraica presso il confine.

9 giugno 2006

A Beit Lahyia, gli israeliani colpiscono a cannonate la spiaggia gremita di bagnanti provocando una strage: 8 i morti sul colpo, gran parte dei quali bambini, decine i feriti. Il governo israeliano nega l’evidenza, coprendosi con un’inchiesta- farsa che tenta di attribuire l’eccidio ad Hamas. Quest’ultima è costretta ad interrompere la tregua unilaterale finora mantenuta; ma, in risposta al lancio di razzi Qassam, elicotteri israeliani uccidono altri militanti. Il nuovo ministro della Difesa, il laburista Amir Peretz, minaccia di morte tutti i palestinesi che oseranno praticare ritorsioni alla politica stragista dello stato ebraico.

12 giugno 2006

Mentre Israele procede negli assassinii (2 militanti di Hamas uccisi ieri, altre vittime oggi), in Cisgiordania continuano gli scontri fra polizia governativa e di Fatah, sobillati da Israele. Agenti del Fatah penetrano a decine negli uffici del premier, a Ramallah, e vi appiccano fuoco.

14 giugno 2006

Nonostante gli 11 morti nella giornata di ieri (8 civili e 3 militanti di Jihad), Ahmed Yussef, braccio destro del premier Haniyeh, in un intervento pubblicato su "Haaretz", suggerisce agli israeliani: "Se raggiungiamo una tregua di lungo periodo, il futuro dirà se Israele vuol vivere in pace con i palestinesi…Voi avreste la pace cui siete interessati mentre noi potremo risolvere i nostri problemi interni". La proposta non è presa in considerazione. Anzi, il presidente della commissione Esteri della Knesset, Tzahi Hanegbi, minaccia il premier palestinese: "Yassin e Rantisi ti aspettano".

20-22 giugno 2006

Nel centro di Gaza un elicottero israeliano uccide tre bambini di 14, 6 e 7 anni, intenti a giocare, e ferisce altri 12 civili. Il giorno seguente un razzo sparato da un altro aereo senza pilota colpisce una famiglia mietendo altre vittime. Nonostante ciò, Abu Mazen incontra il premier Ehud Olmert, a Petra (Giordania), su invito di re Abdallah, con esito nullo.

25 giugno 2006

In risposta agli assassinii perpetrati da Israele (30 palestinesi uccisi, oltre 2/3 dei quali civili), un gruppo di militanti varca il confine presso il valico di Sufa, tramite un tunnel, uccide 2 soldati israeliani e ne sequestra un terzo, Gilad Shalit, richiedendo in cambio il rilascio delle donne e degli adolescenti sotto i 18 anni internati in Israele. "La liberazione di prigionieri non è in agenda", replica Olmert che lancia invece l’operazione ‘Pioggia d’estate’. Nei giorni seguenti, aerei israeliani sorvolano la Striscia, invasa da terra con carri armati, mietendo vittime a decine, distruggendo case, frutteti, ponti, fabbriche, scuole, centrali elettriche, un acquedotto, uffici dell’Anp, magazzini, mentre i valichi sono bloccati per impedire i rifornimenti e carri armati cingono d’assedio Rafah, Beit Lahyia, Beit Hanun ed altri centri. I ‘Comitati di resistenza popolare’ a loro volta rapiscono un giovane colono di Itamar.

28-29 giugno 2006

Le forze israeliane sequestrano 64 fra componenti del governo, parlamentari e funzionari palestinesi che saranno processati per "terrorismo" insieme ad un’altra ventina di militanti rastrellati in Cisgiordania dov’è stato trovato il corpo del colono rapito, ucciso per rappresaglia ai bombardamenti. Israele minaccia anche la Siria, per la protezione accordata ad Hamas: caccia israeliani sorvolano a bassa quota il palazzo presidenziale a Latakya. Il segretario di Stato americano Condoleeza Rice impedisce, al G8 in apertura a Mosca, una dichiarazione di condanna verso Israele.

Giugno 2006

Un cablo dell’ambasciata Usa in Israele diretto al Dipartimento di Stato, reso noto a fine 2010 da Wikileaks, comunica che "un carico di merci americane, del valore di circa 1,9 milioni $, ha dovuto aspettare 3 o 4 mesi prima di poter essere introdotto a Gaza. I distributori Usa sostengono di aver dovuto pagare una tassa speciale che è circa 75 volte più alta di quella standard".

2 luglio 2006

Un bombardamento aereo israeliano distrugge l’ufficio del premier palestinese Ismail Haniyeh mentre continuano le uccisioni. Nella Striscia è emergenza per la distruzione delle centraline che erogano elettricità e la impossibilità, causa il blocco praticato da Israele, di ricevere rifornimenti alimentari e medicine e di praticare la pesca. Militari israeliani circondano i pozzi a Beit Hanun per far mancare anche qui l’acqua potabile: che scarseggia ovunque per il bombardamento dell’acquedotto di Gaza ed il blocco delle pompe, così che la popolazione è costretta a bere liquami. John Dugard, davanti al consiglio per i diritti umani dell’Onu riunito a Ginevra, denuncia la "violazione delle norme basilari del diritto umanitario" da parte di Israele. La richiesta di Kofi Annan di garantire il passaggio di viveri ed il rifornimento di acqua sarà del tutto disattesa.

6-7 luglio 2006

Il ministro dell’Interno palestinese, Said Siam – i cui uffici sono distrutti da un bombardamento- proclama lo stato d’emergenza e dispone la resistenza all’avanzata dei thank israeliani; 23 persone, fra cui civili palestinesi ed un solo soldato israeliano, muoiono negli scontri a fuoco nella prima giornata. Il giorno seguente altri 7 gli uccisi a Gaza, fra i quali 2 bambini. Innumeri i soprusi e le umiliazioni inflitte dallo "esercito più morale del mondo" – così lo definisce provocatoriamente il premier Olmert- ai civili, malmenati ed insultati.

12 luglio 2006

Al confine fra Israele ed il Libano, per rappresaglia contro il sequestro di cittadini libanesi e le continue incursioni israeliane, Hezbollah uccide 8 soldati israeliani e ne rapisce 2. Anziché trattare uno scambio di prigionieri, il governo sionista inizia la guerra al Libano: "Lo faremo tornare indietro di 20 o 30 anni", minaccia Olmert. E così sarà: incursioni aeree e di terra, distruzioni indiscriminate di obiettivi civili, centinaia di morti, blocco delle strade per impedire la fuga dei profughi, impiego di armi letali ridurranno il Libano meridionale e diversi quartieri della capitale ad un cumulo di macerie. Fra le armi impiegate, bombe a grappolo - quasi tutte gettate negli ultimi giorni prima della tregua, fra le case e nelle piantagioni per colpire più civili possibile- munizioni al fosforo che bruciano e straziano i corpi. Gli Usa appoggiano l’alleato senza riserve. Hezbollah, pur con forze del tutto impari, rivela una capacità di resistenza fuori dalle previsioni dell’esercito israeliano abituato, in Palestina, a massacrare persone inermi o dotate di armi leggere e del tutto inadeguate. Nello stesso giorno dell’attacco Israele non dimentica Gaza dove sono uccise 23 persone in 24 ore. Il Consiglio dei rabbini di Yesha incita l’esercito a "sterminare il nemico a nord (Libano) e a sud (Gaza)".

15 luglio 2006

A Gaza, bombardata ogni notte, superano ormai il centinaio gli uccisi palestinesi mentre la mancanza d’acqua e di cibo miete altre vittime, specie bambini. Tremila persone sono ammassate in condizioni disumane al valico egiziano, impossibilitate a rientrare.

19 luglio 2006

Mentre il mondo dimentica la Palestina, Israele ammazza altri 12 palestinesi, 7 a Gaza e 5 a Nablus, in una sola giornata. L’indomani la morte tocca ad un medico, avvicinatosi ad un gruppo di feriti per prestare soccorso.

25-26 luglio 2006

Il segretario di Stato Condoleeza Rice, mentre rinnova l’appoggio incondizionato ad Israele, risponde all’emergenza umanitaria nella Striscia con un diktat ai palestinesi : "cambino governo o saranno ignorati". Nelle ore scorse, 2 bambini sono uccisi in una ritorsione al lancio di razzi. L’indomani, sono massacrati altri 25 palestinesi, 10 combattenti e 15 civili, altri 90 sono gravemente feriti. I thank hanno sterminato un’intera famiglia accanendosi contro una folla di civili in fuga.

30 luglio 2006

A Cana (Libano), un raid israeliano causa oltre 60 morti fra i quali 37 bambini. Le reazioni del mondo arabo questa volta sono forti, con grandi manifestazioni di protesta che inneggiano ad Hezbollah ed Hamas e dichiarazioni ufficiali inconsuete anche nei paesi alleati dell’Occidente. Il saudita "al Watan" scrive: "Gli israeliani ripetono in maniera sistematica i crimini di cui accusavano i nazisti".

Luglio 2006

Dall’inizio dell’operazione ‘Pioggia d’estate’ alla fine di luglio, secondo fonti arabe, nei Territori si contano 156 palestinesi assassinati, dei quali 88 civili e fra essi 33 bambini o adolescenti e una decina di donne; oltre 700 i feriti.

4 agosto 2006

A Rafah, nella notte, gli israeliani massacrano 12 palestinesi mentre altre decine restano feriti: fra essi una neonata di 3 giorni.

6 agosto 2006

Forze israeliane sequestrano il presidente del Parlamento palestinese Aziz Dweik posto, con altri 1.500 palestinesi (fra i 10.000 internati nei lager ebraici) in stato di detenzione amministrativa: benché anziano è anch’egli brutalmente percosso. Le visite ai prigionieri sono state tutte vietate.

16 agosto 2006

Israele inizia il ritiro delle truppe di terra dal Libano, che sarà completato nel settembre, in concomitanza con lo schieramento dell’esercito libanese nel sud e con l’invio del contingente Unifil. L’Onu, avendo votato una risoluzione così ambigua da consentire interpretazioni le più diverse degli scopi della missione, non ottiene invece la fine dei raid aerei e navali anche quando il blocco aeronavale sarà formalmente tolto, il 7 settembre. Sul "New York Times", Seymour Hersh, citando fonti coperte dell’amministrazione americana, scrive che l’attacco al Libano era da tempo programmato da Israele, "molto prima del rapimento del due soldati, sarebbe scattato alla prima operazione di Hezbollah", con il consenso americano: "Abbiamo detto agli israeliani: ok ma in fretta, più aspettate , meno tempo avremo per pianificare un’azione contro l’Iran…Sia Bush che Cheney erano convinti che i bombardamenti contro gli Hezbollah in Libano sarebbero serviti come preludio a un attacco preventivo per distruggere le installazioni nucleari in Iran…".

18 agosto 2006

Il governo Olmert annuncia che il previsto ritiro da zone della Cisgiordania "non è più in agenda" . Dal dicembre 2005 a giugno 2006 i coloni ebrei in quella regione sono saliti da 253.748 a 260.932, il che fa pensare che "l’agenda" sia stata cambiata da tempo. Intanto, continuano le confische di terre nei pressi del Muro ed i sequestri di personalità palestinesi col rapimento del vicepresidente Nasser as-Shaer. Secondo "France Press" sono stati uccisi, dall’inizio di luglio, 178 palestinesi.

24 agosto 2006

La carneficina a Gaza, continuata con 3 uccisi, costringe i militanti palestinesi a riprendere il lancio di razzi Qassam contro gli insediamenti, più volte interrotto senza risultati. Gli israeliani sequestrano, fra gli altri, un professore dell’università di Gaza, perché aderente ad Hamas, ne uccidono il fratello e radono al suolo la casa.

27-28 agosto 2006

Sei palestinesi cadono sotto le bombe israeliane solo nell’ultima notte, fra i quali un ragazzino di 15 anni colpito alle spalle a Nablus, ed è rapito un altro parlamentare. I miliziani palestinesi, invece, liberano 2 giornalisti rapiti a Gaza nei giorni di Ferragosto, Olaf Wiig e Steve Centanni. Il sequestro dei due è peraltro anomalo rispetto alle altre azioni del genere, finora meramente dimostrative, sia per la durata sia per la imposizione ai sequestrati di convertirsi all’Islam, sia infine per la sigla, ‘Brigate del Santo Jihad’, che riapparirà nei primi di settembre su un sito Internet collegato alla rete qaedista.

28 agosto 2006

Il portavoce dell’ospedale as Shifa di Gaza, intervistato dal "Manifesto", dichiara che le ferite riscontrate sui corpi indicano un nuovo tipo di arma micidiale e non conosciuto: "…fra coloro che sopravvivono all’attacco riscontriamo un alto numero di invalidi e di ustionati, alcuni irriconoscibili persino ai loro più stretti parenti…segni di gravissime lacerazioni dei tessuti, le ossa erano bruciate fino all’interno ma senza tracce di residui. Il fegato era intatto ma completamente carbonizzato, i polmoni minutamente distrutti come se fossero esplosi dall’interno. Più che ad una reazione chimica sono portato a pensare all’effetto di radiazioni ma ripeto che non abbiamo mai visto niente di simile" mentre non è possibile indagare più a fondo "visto che anche il nostro laboratorio per autopsie è distrutto…Sui 90 feriti ricoverati ieri abbiamo dovuto eseguire almeno 50 amputazioni, a volte più di una sullo stesso paziente, e su molti bambini. Sono moltissimi quelli che si ritrovano permanentemente invalidi o sfigurati. Non possiamo fare niente per recuperare gli arti: queste misteriose munizioni hanno un effetto letale. Provocano ustioni interne di 4° grado, i tessuti sono tutti istantaneamente morti, possiamo soltanto amputare". Lo stesso giornale riferirà il 12 ottobre un’inchiesta di "Rainews 24" che ha individuato "in un progetto americano di bombe a diametro ridotto combinate col Dime /Dense inert metal explosive/ la plausibile spiegazione delle misteriose ferite riscontrate. Il Dime sarebbe una tipologia di munizione a cosiddetta letalità concentrata, della quale nell’estate dovevano essere disponibili i primi prototipi. Ancora il portavoce dell’ospedale: "Anche oggi abbiamo già altri 3 morti ed una quindicina di feriti dei quali 5 in fin di vita…Quando l’esercito colpisce, colpisce per uccidere. Questo significa anche bloccare i soccorsi. Spesso prendono di mira le nostre stesse ambulanze. Negli ultimi 5 anni il ministero della Salute ha perso sul terreno 55 dipendenti mentre almeno altri 500 sono stati feriti…Le scorte stanno finendo. Abbiamo resistito in condizioni disperate per settimane…se dovesse esserci un nuovo attacco israeliano le nostre possibilità di sopravvivenza come ospedale si riducono a qualche giorno".

30 agosto 2006

Mentre Kofi Annan giunge a Gaza, nell’ambito di un viaggio in Medio Oriente, dove promette di fare "di tutto per porre fine alle sofferenze", gli israeliani uccidono 8 palestinesi fra i quali un adolescente, feriscono altri e procedono nella distruzione delle case di Gaza. A questa data sono 225 i palestinesi massacrati nella operazione ‘Pioggia d’estate’, fra i quali 62 bambini, quasi mille i feriti.

1 settembre 2006

A Lappeenranta, i ministri degli Esteri della Ue spingono per la formazione di un governo di unità nazionale nei Territori. Ventilano la fine del blocco dei sussidi se tale nuovo governo si formerà ed obbedirà al diktat del Quartetto di riconoscere unilateralmente Israele, rinunciare alla resistenza e sottostare agli accordi intercorsi con lo stato ebraico ancorché da questo disattesi. Due giorni dopo, l’Anp annuncia le trattative per formare un governo di unità nazionale.

4 settembre 2006

Il governo israeliano autorizza la costruzione di altre centinaia di abitazioni per coloni ebrei a Maale Adumin (348) e Beitar (342) dove vivono ormai 60.000 coloni. Gaza è sempre sotto assedio, da mare e da terra, non vi è più possibile lavorare, causa il blocco delle frontiere e il divieto di pescare, né rifugiarsi in Egitto, come desiderano fare migliaia di persone accalcate al valico, gli stipendi non sono pagati da mesi, il che provoca proteste e scioperi, mentre il furto dei proventi palestinesi da parte israeliana ha raggiunto i 400 milioni $.

6 settembre 2006

A Gaza, i militari israeliani assassinano altri 7 palestinesi fra i quali un adolescente e sequestrano il capo della guardia presidenziale, Mahmoud Damra.

15 settembre 2006

A Gaza, un agguato uccide il generale della sicurezza palestinese Jad Tayeh, che stava per essere nominato capo dei servizi, con 4 uomini della scorta.

21-22 settembre 2006

Un’improvvida dichiarazione di Abu Mazen, in sede Onu, che dà per acquisita l’adesione del movimento islamico alle richieste del Quartetto, vanifica l’intesa per la formazione di un governo di unità nazionale. Il ministro Atef Adwan, inoltre, avanza forti sospetti sul blocco dei fondi da parte del presidente per continuare a strumentalizzare la protesta dei dipendenti pubblici. Nella giornata del 21, sono stati 5 gli uccisi palestinesi per mano israeliana: un militante di al Aqsa, una donna, 3 giovani pastori. Il Capodanno ebraico, inoltre, scatena come ogni anno le violenze dei coloni contro i palestinesi: bersaglio sono i bambini che si recano a scuola, i campi, dove vengono avvelenate le piante e scaricata l’immondizia dei coloni.

27 settembre 2006

A Ginevra, il commissario dell’Onu John Dugard, presentando il suo rapporto sulle violenze israeliane nei Territori, afferma: "…se tutto questo avvenisse in altri paesi sarebbe definito come pulizia etnica, ma trattandosi di Israele questo non accade…Gaza è come una prigione di cui Israele ha gettato le chiavi". I palestinesi uccisi dall’inizio dell’operazione israeliana sarebbero a questa data circa 250, metà dei quali donne e bambini. Gli osservatori dell’Onu, che obbediscono per mandato ricevuto alle autorità israeliane, sono impotenti.

1 ottobre 2006

A Gaza, la situazione precipita in scontro tra le fazioni rivali, innescato da uno sciopero di impiegati senza stipendio, che causa ben 8 morti e decine di feriti. La situazione è tesa anche a Ramallah dove manifestanti anti- Hamas incendiano gli uffici del Parlamento e della Presidenza. Una manifestazione di Hamas raccoglie decine di migliaia di persone ed Ismail Haniyeh lancia un appello perché "cessino le manifestazioni di caos, siano rispettate le leggi e l’ordine e rafforzata l’unità nazionale". Vi saranno invece altri scontri, con l’uccisione di un esponente locale di Hamas, Mohammed Odeh, davanti ad una moschea di Qalqilya (Cisgiordania) seguito dalla repressione della polizia governativa.

7 ottobre 2006

A Gaza, continuano gli scontri causati da Fatah che usa il malcontento per tornare al potere ed imporre il diktat del Quartetto, ribadito da Condoleeza Rice due giorni orsono a Ramallah, in un incontro con Abu Mazen. Haniyeh tiene un comizio allo stadio per ripetere che Hamas non si piegherà mai al riconoscimento unilaterale di Israele e non cederà il diritto- dovere di resistere ed il diritto al ritorno dei profughi. "Nessun altro governo al mondo- dice- avrebbe saputo resistere a ciò che stiamo subendo – sanzioni, omicidi, arresti, aggressioni – da 7 mesi".

12-15 ottobre 2006

Israele continua l’operazione stragista a Gaza, con 22 palestinesi uccisi in soli 4 giorni, per ritorsione contro il lancio di razzi Qassam che hanno causato il ferimento di 4 persone a Sderot. Per lo più, i razzi provocano lievi danni alle strutture e non fanno vittime.

24 ottobre 2006

Il governo Olmert apre al partito di estrema destra ‘Israele la nostra casa’, formato prevalentemente da immigrati russi e guidato da Avigdor Lieberman, che predica la pulizia etnica totale e la condanna a morte per gli arabi che hanno contatti con Hamas ed Hezbollah. Lieberman è nominato ‘ministro della minaccia strategica’. Contestazioni investono personalità del governo, ma non per la politica stragista, bensì per non aver riportato una vittoria certa in Libano e per scandali diversi, uno dei quali, relativo all’acquisto di un palazzo, investe lo stesso Olmert. Il presidente della Repubblica, Moshe Katsav, accusato invece di stupri e molestie sessuali, rifiuta di dimettersi.

1-2 novembre 2006

L’esercito israeliano ha lanciato la nuova operazione ‘Nuvole d’autunno’, "la più grande operazione nella Striscia di Gaza dopo il disimpegno dell’estate 2005". Sono assassinati 31 palestinesi e feriti altre decine, fra i quali bambini. Un solo soldato muore negli scontri. Una manifestazione di donne, accorse a prestare aiuto ai militanti asserragliati nella moschea di Beit Hanun, è oggetto di una sparatoria dei militi che ne uccidono 2 e feriscono altre. Essendo alcuni militanti fuggiti, mescolandosi alla folla, i soldati procedono al rastrellamento casa per casa arrestando tutti gli uomini fra i 16 ed i 45 anni per "interrogarli". Ismail Haniyeh esalta il sacrificio delle "donne di Palestina che hanno spezzato l’assedio di Beit Hanun". La moschea è spianata dai militi che lasciano in piedi il solo minareto.

4 novembre 2006

A Gaza, Israele continua la pulizia etnica uccidendo altri 7 palestinesi. Le ultime stragi sortiscono l’effetto di un temporaneo ravvicinamento tra le fazioni rivali. Per facilitare la formazione del governo di unità nazionale, Ismail Haniyeh si dice disposto a lasciare. Ma Israele sta accentuando la pressione su Abu Mazen ed attizzando gli scontri tra le fazioni tramite il gruppo diretto da Mohammed Dahlan. Quest’ultimo, come trapelerà mesi dopo, incontra in questo mese il generale Keith Dayton che gli garantisce armi ed un ingente finanziamento (oltre 80 milioni, poi ridotti a 60) per annientare il movimento islamico.

7-8 novembre 2006

A Beit Hanun, prosegue il martirio palestinese col massacro di altre 20 persone, tutte donne e bambini, che fanno salire le vittime ad oltre 60 nei primi giorni del mese, altre decine i feriti, mentre le case sono colpite a cannonate. "Nessun accordo, mai, col regime di belve e gangster", è la reazione di Hamas.

11 novembre 2006

A New York, in sede Onu, gli Usa pongono il veto alla condanna di Israele per i crimini perpetrati a Gaza.

15-16 novembre 2006

Il governo sionista boccia come "fattore di disturbo" e "banalità da bar" il piano franco- spagnolo per la pace in Medio Oriente, basato su uno scambio di prigionieri e l’estensione della missione Unifil. L’Europarlamento approva subito dopo una risoluzione che condanna le operazioni militari israeliane nei Territori come "violazione flagrante dei diritti fondamentali" e mette in discorso l’accordo di associazione con Israele.

18 novembre 2006

A New York, l’Assemblea generale dell’Onu approva a larghissima maggioranza, col voto contrario di Usa, Israele, 4 isole del Pacifico e Australia, la condanna di Israele per i crimini perpetrati da Israele nei Territori, con particolare riferimento al massacro di Beit Hanun. Intanto, nei Territori, continuano le stragi israeliane: un ragazzo è ucciso a Qalqilya, un altro a Gaza, poi 2 uccisi e 20 feriti in un’incursione. Il vicepresidente Lieberman chiede la eliminazione fisica della dirigenza di Hamas e Jihad. Al Fatah nomina Abu Mazen rais, come Yasser Arafat, manovra per estromettere il leader in esilio Faruk Khaddumi.

19 novembre 2006

A Gaza, in risposta all’ordine israeliano di evacuare le case dei militanti palestinesi, onde poterli uccidere, decine, poi centinaia di civili, particolarmente donne, accorrono a presidiarle. "Siamo orgogliosi di questa reazione popolare" afferma il primo ministro Haniyeh. Israele uccide egualmente un uomo e ferisce gravemente una decina di civili, fra i quali 3 bambini.

21-22 novembre 2006

A Gaza, irrompono le forze israeliane per assassinare Ayman Hassanin, uccidendo una donna e ferendo 20 palestinesi. L’indomani, a morire saranno una donna e un ragazzino di 15 anni.

23 novembre 2006

A Gaza, nei campi palestinesi, prosegue il massacro perpetrato da Israele, con 7 uccisi. Si registra anche un attentato kamikaze, compiuto da una donna, che ferisce 2 soldati. Ismail Haniyeh torna ad offrire la tregua ad Israele – cessazione del lancio di razzi su Sderot in cambio della cessazione dell’aggressione a Gaza- per avere in risposta che il governo israeliano "è aperto a proposte più serie".

25 novembre 2006

Israele prosegue la pulizia etnica, uccidendo 5 palestinesi in un raid su Gaza. A Beit Hanun, sono saliti a 80 gli uccisi dai bombardamenti stragisti di novembre; mentre i razzi Qassam su Sderot non producono vittime.

1 dicembre 2006

A Hebron (Cisgiordania) truppe israeliane falciano un giovane che si stava recando alla moschea. Altri 2 palestinesi sono stati uccisi nelle ultime ore.

11 dicembre 2006

A Gaza, un commando armato uccide 3 bambini, figli dell’ufficiale dei servizi Baha Balousheh. Il gruppo di Mohammed Dahlan ne incolpa Hamas che ritorce le accuse evocando una strategia destabilizzante. Le trattative per il governo di unità nazionale si bloccano.

14 dicembre 2006

Alla frontiera di Gaza, per ordine del governo israeliano, è bloccato per tutta la notte il primo ministro palestinese Ismail Haniyeh che deve inoltre depositare presso una banca egiziana 35 milioni, destinati a far fronte all’emergenza umanitaria nella Striscia, raccolti in un viaggio fra Iran, Sudan e Qatar. Militanti di Hamas assediano il posto di blocco, contrastati dalla guardia presidenziale che li attacca, uccidendo una guardia del corpo di Haniyeh e ferendo altri 18, fra cui suo figlio Abed, così innescando gli scontri fratricidi che seguiranno.

17-19 dicembre 2006

Nella Striscia di Gaza, miliziani di Hamas si scontrano con la guardia presidenziale, quelli di Fatah attaccano 2 ministeri e sparano contro l’auto del ministro degli Esteri; in serata viene ucciso un ufficiale di Fatah. Gli appelli alla calma e la tregua proclamata non reggono che qualche ora, già il giorno successivo riprendono gli scontri con altri morti e feriti. Il premier inglese Tony Blair giunge a Ramallah per incoraggiare Abu Mazen a indire nuove elezioni per travolgere il governo, mentre il segretario di Stato americano Condoleeza Rice richiede al Congresso 86 milioni $ per potenziare e addestrare la Guardia presidenziale in funzione anti- Hamas.

23 dicembre 2006

Un colloquio fra Abu Mazen ed Ehud Olmert frutta al presidente palestinese la limitata promessa di ridurre il numero dei blocchi e di restituire 1/5 degli introiti fiscali rubati ai palestinesi; che, peraltro, resta una ‘proposta’ finché i palestinesi non cesseranno ogni ostilità, presentata come grande concessione. La politica del dialogo del rais palestinese subisce così l’ennesimo schiaffo.

31 dicembre 2006

Nel corso dell’anno, sono 660 gli uccisi palestinesi dalle forze israeliane, 141 dei quali minorenni e per la metà almeno non impegnati in attività ostili: il triplo dell’anno precedente. Gli uccisi israeliani in Israele e nei Territori sono 23. Il numero dei coloni ebraici è cresciuto del 5% nel solo 2006, secondo dati di Peace Now.

Dicembre 2006

In un libro uscito in Francia Uri Dan, già consigliere di Ariel Sharon (deceduto negli ultimi giorni dell’anno) ha rilanciato la tesi dell’avvelenamento di Yasser Arafat per mano israeliana già sviluppata dal giornalista franco- israeliano Amnon Kapeliouk oltre che da fonti palestinesi. Si aggiunge a questo l’enigma dei diari politici di Arafat, scomparsi che, secondo il quotidiano saudita "Al Sharq al Awsat", potrebbero provocare un terremoto politico.

4 gennaio 2007

Mentre Ehud Olmert ed Hosni Mubarak s’incontrano a Sharm el Sheick, a Ramallah, per arrestare un militante di al Aqsa, blindati israeliani fanno strage nel mercato falciando 4 palestinesi, ferendone gravemente 20 e distruggendo le tende. Continua anche la lotta fratricida: ucciso un poliziotto di Hamas, poi un ufficiale della fazione avversa e le sue guardie del corpo. Intanto, il ministro della Difesa israeliano Amir Peretz lancia la cosiddetta ‘Road map 2’ basata su confini decisi arbitrariamente da Israele, ed il ministro per la minaccia strategica, Avigdor Lieberman, afferma : "Il nostro obiettivo è chiaro: l’ingresso nella Nato e nell’Ue. La guerra che stiamo conducendo in Medio Oriente non è una guerra di Israele da sola ma il conflitto dell’Occidente e noi siamo in prima fila. La Nato non cercherà di fermare la nostra libertà d’azione militare".

6 gennaio 2007

Nella Striscia di Gaza, forze di al Fatah rapiscono 4 esponenti di Hamas a Sabra e distruggono l’abitazione di un parlamentare di Jabalya; a Ramallah compiono una spedizione punitiva contro un collaboratore del ministro Siam; a Nablus sequestrano il vice sindaco. Abu Mazen riafferma la pretesa di sottomettere la polizia governativa alla cricca di Mohammed Dahlan, attizzando così altri scontri.

15-16 gennaio 2007

A Gerusalemme, il segretario di Stato americano Condoleeza Rice ribadisce la delega ad Israele per la risoluzione dei problemi mediorientali, senza rivolgere alcuna critica alla politica di colonizzazione intensificata dal governo che prevede nuove costruzioni nella grossa colonia Maale Adumin, presso la parte araba di Gerusalemme che, strozzata, sta morendo. A Ramallah, una conferenza sul diritto d’ingresso nei Territori registra una situazione angosciante per nulla alleviata dalle promesse fatte da Olmert ad Abu Mazen. E’ stata prorogata, con emendamenti peggiorativi, la legge che nega la cittadinanza israeliana ai palestinesi, così come agli iraniani, siriani, libanesi ed iracheni, che sposano un arabo israeliano, essendo il richiedente parificato al cittadino di uno ‘stato nemico’. Per quanto riguarda i Territori, i documenti anagrafici sono sempre affidati all’arbitrio israeliano, molti sono i palestinesi muniti di passaporto estero o che abbisognano del visto dell’occupante per vivere nella loro terra, che si vedono stampigliare a ogni domanda di rinnovo ‘ultimo ingresso’. Mentre si svolgono questi fatti, ad Ananta, la polizia israeliana spara sulla gente che protesta contro l’apartheid ed il muro. Una bambina di 10 anni, colpita alla testa, morirà dopo giorni di agonia.

25-29 gennaio 2007

A Gaza ed a Nablus, in Cisgiordania, gli scontri tra le fazioni sono continuati causando 27 morti: fra essi un bambino di 2 anni, figlio di un militante di Hamas; decine i sequestrati da parte di entrambe le fazioni. Le forze del Fatah, guidate da Mohammed Dahlan, puntano decisamente alla guerra civile ed attaccano anche l’abitazione del ministro degli Esteri, fortunatamente assente. Ad Eilat, per la prima volta dallo scorso aprile, si registra un attentato kamikaze di Jihad e di un finora ignoto ‘esercito dei credenti’. Il governo israeliano, per voce di Tzipi Livni, invita perentoriamente Abu Mazen a indire le elezioni anticipate; e, vanificando del tutto le promesse di dicembre, annuncia un allungamento del Muro a dispetto di tutte le condanne internazionali.

3 febbraio 2007

A Gaza, negli ultimi giorni, altre 25 sono le vittime della guerra interna innescata dal Fatah. Sono state attaccate l’Università islamica, una sede sindacale, caserme dell’Anp. Il deputato arabo- israeliano Azmi Bishara commenta amaramente: "più ci penso e più vedo gruppi di prigionieri che si danno battaglia per controllare la loro prigione…"

6 febbraio 2007

A Gerusalemme, Israele provocatoriamente ha intrapreso lavori di scavo alla Spianata delle moschee, luogo sacro dell’Islam, per creare una città turistica sotterranea ebraica. E’ distrutto un colle di interesse archeologico.

8 febbraio 2007

Alla Mecca (Arabia) la mediazione saudita partorisce un accordo tra le fazioni rivali palestinesi che prevede un nuovo governo, guidato ancora da Ismail Haniyeh ed includente Fatah.

9 febbraio 2007

La polizia israeliana attacca i palestinesi che dimostrano contro la profanazione della Spianata delle moschee, violando i luoghi religiosi e ferendo decine di persone. Per le vibrate proteste provenienti dal mondo arabo, i lavori saranno "provvisoriamente sospesi" il 12 febbraio.

18-19 febbraio 2007

A Gerusalemme si svolge, fra discorsi retorici ed un nulla di fatto, un incontro fra Condoleeza Rice, Ehud Olmert e Abu Mazen. Usa ed Israele ripetono ai palestinesi il diktat: obbligatorio ed unilaterale riconoscimento di Israele, fine della resistenza, osservanza degli accordi sottoscritti dall’Anp, ancorché non rispettati dalla controparte, o l’embargo continuerà.

24 febbraio 2007

A Khan Yunis (Gaza), elementi del Fatah rompono la tregua uccidendo un esponente di Hamas, che reagisce uccidendo a sua volta 2 aggressori.

26 febbraio 2007

Forze israeliane occupano Nablus, in Cisgiordania, per procedere a rastrellamenti casa per casa, durati per giorni, ed arresti. Come denuncerà una bambina di 11 anni, Jihan Daadush, le truppe si servono di scudi umani, specie bambini, per irrompere nelle case senza incontrare resistenza. E’ imposto il coprifuoco. La resistenza risponde uccidendo un colono. Le continue incursioni stanno soffocando la città, un tempo il più prospero insediamento palestinese, causando la chiusura di molte attività economiche ed ingenti danni.

28 febbraio 2007

Il quotidiano israeliano "Haaretz" rivela il piano governativo, finora segreto, di costruire la più grande colonia ebraica finora realizzata nei Territori: due grossi insediamenti, uno presso Ramallah ed un secondo presso l’aeroporto di Atarot, collegati da un tunnel. La colonia è funzionale anche a bloccare il passaggio dei palestinesi fra Ramallah e Gerusalemme istituendo un nuovo posto di blocco; tutto il contrario di quanto esternato da Olmert nel dicembre per assicurarsi la sottomissione di Fatah.

7 marzo 2007

Un rapporto della Banca mondiale, che trapela in questi giorni, solleva il problema della gestione dei fondi incamerati dalla presidenza palestinese –circa 260 milioni nel 2006- spesi in gran parte per sostenere Fatah anziché la popolazione. Il governo israeliano, intanto, boccia ancora una volta la proposta di tregua di Hamas perché includente la condizione di essere bilaterale e non unilaterale come pretende Olmert.

11 marzo 2007

Mentre il commissario dell’Onu John Dugard reitera l’accusa di apartheid ad Israele, a Gerusalemme, si svolge il progettato ed inconcludente incontro fra la dirigenza di Fatah guidata da Abu Mazen e Mohammed Dahlan, con Ehud Olmert che ripete il diktat israelo- americano ai palestinesi. Al ministro degli Esteri Tzipi Livni spetta il compito di ammonire l’Europa ad attenersi all’interpretazione ebraica delle risoluzioni del Quartetto. Nonostante il rifiuto a sottomettervisi, Hamas riceve un attacco da al Qaeda, per voce di al Zawahiri, che l’accusa di essere finita "nel pantano della resa" per aver prospettato la tregua con Israele.

12 marzo 2007

A Gaza, il clan Dagmoush, già alleato di Mohammed Dahlan, rapisce il reporter della Bbc Alan Johnston; la famiglia si copre però dietro il paravento di una sigla islamica.

15 marzo 2007

A Gaza, nasce il secondo governo presieduto da Ismail Haniyeh composto da 9 ministri di Hamas, 6 di Fatah ed alcuni indipendenti. Agli Interni è nominato Hani Qawasmi, agli Esteri Ziad Abu Amr, entrambi indipendenti, alle Finanze l’economista Salam Fayyad, già delegato dell’Anp al Fmi, all’Informazione Mustafa Barghuti, alla Cultura il marxista Bassam Salni. Gli Stati Uniti ed Israele riaffermano la perentoria chiusura cui l’Unione europea si adegua, per voce di Emma Udwin, vice commissario alle relazioni estere, con qualche esitazione e defezione da parte norvegese e svedese. Dalla Russia perviene la dichiarazione che le sanzioni contro i palestinesi non hanno più ragione d’essere.

23 marzo 2007

In un’intervista al quotidiano italiano "Il Manifesto", lo storico ebreo Ilan Pappe, docente all’università di Haifa, denuncia un soffocante clima di ostilità nei confronti delle personalità indipendenti e la decisione di lasciare Israele dove è trattato "come un appestato" per la sua contrarietà al regime sionista.

1 aprile 2007

La proposta del premier israeliano Olmert di una conferenza di pace regionale ai leader dei paesi arabi incontra - con l’eccezione della Giordania di re Abdullah II, favorevole - risposte formalmente interlocutorie ma fredde. La Lega araba conferma che un suo gruppo di lavoro è stato incaricato dei contatti con Israele, ma "non negozierà in luogo dei palestinesi", mentre una fonte saudita informa che la base dei colloqui non può che essere il piano di ritiro dai Territori occupati, riformulato nel 2002. Più espliciti, l’Anp ed il governo Haniyeh accusano Israele di voler aggirare il nodo palestinese per far accettare l’arbitraria occupazione dei Territori come fatto compiuto.

5-7 aprile 2007

Ancora uccisi palestinesi per mano israeliana. In una zona isolata fra Gerusalemme e Gerico l’esercito spara a 3 giovani disarmati uccidendone uno. Nel campo profughi di Jabalya un blitz con l’impiego di carri armati uccide un militante, a Jenin, in un’altra incursione, ne è ferito gravemente un altro, Zakaria Zubeidi. La repressione colpisce anche gli arabi israeliani. Il parlamentare Azmi Bishara si vede costretto ad espatriare a causa di una campagna condotta contro di lui dai servizi segreti.

11 aprile 2007

Nel corso di un raid a Nablus, per effettuare rastrellamenti ed arresti, l’esercito israeliano ricorre, come ormai sua abitudine, agli ‘scudi umani’ per proteggersi dal lancio di sassi degli abitanti inferociti. Questa volta i soldati sono ripresi ed un filmato approda ad "al Jazeera". Ostentando sorpresa il comando è costretto a sospendere alcuni militi.

17 aprile 2007

A Londra, l’Unione dei giornalisti britannici ripropone il boicottaggio delle merci israeliane come forma di reazione al massacro di civili nei Territori ed all’attacco "selvaggio e premeditato" contro il Libano cui sono seguite altre incursioni. La richiesta, che proviene anche da altri organismi (fra i quali la University and College Union) sarà ritirata dopo un’intensa campagna della lobby ebraica.

24-28 aprile 2007

A Gaza, mentre il governo Olmert si dice disposto a "dolorose concessioni" , le forze israeliane massacrano 9 palestinesi. Nei prossimi giorni, il 28, in due scontri a fuoco si aggiungono altri 4 uccisi mentre contrastavano l’ingresso a Gaza delle forze di occupazione. Hamas è costretto ad interrompere la tregua riprendendo i lanci di Qassam su Sderot, quasi svuotata, ricevendo la condanna di Abu Mazen, favorevole alla tregua unilaterale a tutti i costi.

3 maggio 2007

A Tel Aviv, oltre 100.000 persone manifestano chiedendo le dimissioni del premier Ehud Olmert e del ministro della Difesa Amir Peretz. Obiettivo della protesta non sono i massacri di palestinesi perpetrati da Israele ma il mancato raggiungimento degli obiettivi militari, evidenziato dalla commissione Winograd; vistosa è la protesta dei coloni che chiedono di riappropriarsi di Gaza. Il governo barcollante riceve però il sostegno degli Usa che, in questi stessi giorni, rendono noto il ‘piano Dayton’ - cessazione della resistenza armata palestinese ed allentamento dei posti di blocco israeliani- ma fa sapere che i posti di blocco non si toccano.

5 maggio 2007

L’inviato dell’Onu in Medio Oriente, Alvaro de Soto, scrive un rapporto (non pubblicizzato ma diffuso in seguito dal "Guardian") nel quale si legge che il boicottaggio internazionale contro i palestinesi, deciso dopo la vittoria elettorale di Hamas, ha "di fatto trasformato il Quartetto da un gruppo che doveva promuovere il negoziato sulla base di un documento condiviso in un organismo impositore di sanzioni contro il governo liberamente eletto di un popolo sotto occupazione e imposto al dialogo precondizioni irraggiungibili", come soprattutto il riconoscimento dell’occupante, diventando con ciò stesso un "evento secondario": "Persone ragionevoli – scrive- possono non essere d’accordo con la mia opinione che il Quartetto è, di fatto se non de jure, più un gruppo di amici degli Stati uniti che altro. Ma questo è facilmente dimostrabile". Il rapporto critica anche i palestinesi per come hanno opposto alla violenza israeliana la propria violenza ma aggiunge "mi chiedo se le autorità israeliane si rendono conto che, stagione dopo stagione, raccolgono quanto hanno seminato".

7 maggio 2007

L’organizzazione israeliana Betselem denuncia la sistematicità delle vessazioni e torture praticate ai prigionieri palestinesi - percosse, ingiurie, costrizioni in posizioni dolorose, privazione del sonno – e contrasta la sentenza dell’Alta corte che assolve da ogni accusa gli interroganti solo che abbiano il sospetto che l’interrogato nasconda informazioni essenziali alla sicurezza dello Stato. I prigionieri palestinesi risultano ad oggi 10.700, dei quali 117 donne, 400 minori, 1000 malati, 40 membri del parlamento. Oltre 800 sono in detenzione amministrativa, con fermo rinnovato ogni 6 mesi.

13 maggio 2007

Riprendono gli scontri interpalestinesi, che mietono 20 morti nel solo fine settimana. Ismail Haniyeh assume l’interim degli Interni dopo le dimissioni di Hani Qawasmeh, boicottato nell’opera di inquadramento unitario delle milizie da Mohammed Dahlan e dal suo braccio destro Bashid Abu Shbak. Israele - che sostiene Fatah ma formalmente si dichiara estranea allo scontro tra le fazioni- protesta intanto contro il boicottaggio internazionale della ‘festa di Gerusalemme’, nel quarantennale dell’annessione. In questi stessi giorni il sindaco della città ha presentato un piano per 20.000 nuovi alloggi per i coloni ebrei nella parte araba della città.

16-21 maggio 2007

L’aviazione israeliana prosegue nel bombardamento di Gaza uccidendo nel primo giorno 8 palestinesi, fra i quali 5 di Hamas, obiettivo dichiarato dell’operazione stragista. In 5 giorni, gli uccisi palestinesi salgono a 31: fra essi, la moglie ed i 7 figli di un parlamentare, Khalid al Haya. "Ci hanno dichiarato la guerra – afferma un comunicato del movimento islamico- tutte le opzioni sono possibili, anche le missioni di martirio".

24-27 maggio 2007

Le forze israeliane continuano l’operazione di massacro –48 gli uccisi palestinesi dal 16 maggio, a fronte di una sola vittima israeliana, rimasta uccisa da un razzo su Sderot- sequestrano 34 esponenti di Hamas fra i quali i ministri Nasser Shaer e Wasfi Qabha, 3 deputati, 4 sindaci; tentano di uccidere Ismail Haniyeh, colpendone l’abitazione, fortunatamente deserta. Il ministro per la sicurezza israeliano Avi Dichter, già capo dello Shin Bet, minaccia lo stesso leader in esilio di Hamas, Khaled Meshal: "Sono convinto – dice- che presto gli daranno l’addio. Non è invulnerabile neppure in Siria".

1 giugno 2007

A Gaza, nelle ‘operazioni di routine’ consistenti in quotidiani rastrellamenti ed arresti, i militari israeliani uccidono 2 ragazzini dodicenni, ne feriscono un terzo e, in un altro raid, uccidono un militante di Jihad. Nonostante il massacro Abu Mazen si ripromette la continuazione degli incontri con Ehud Olmert. "I responsabili della loro sorte sono soltanto i palestinesi" afferma il laburista Peres, poiché si ostinano ad opporre resistenza.

10-13 giugno 2007

Nella striscia di Gaza, i miliziani di Fatah tentano il golpe. Sparano sui ministri di Hamas, assaltano l’abitazione di Ismail Hamiyeh e l’emittente del movimento islamico. Questo risponde all’attacco espugnando in breve tempo le postazioni dei rivali - nonostante la superiorità delle armi di questi ultimi, fornite dall’occidente - ed intimando loro la resa entro 48 ore. Il capo dei miliziani di Fatah, Mohammed Dahlan, offre le dimissioni e, secondo la voce più ricorrente, fugge all’estero, forse in Israele. Negli scontri fratricidi muoiono quasi 80 palestinesi in pochi giorni. Il governo Olmert ne profitta per chiedere una ‘forza internazionale’ (occidentale) a sostegno di Fatah, il cui gruppo dirigente appare oramai sottomesso. Intanto, Shimon Peres assume la carica di presidente dello Stato ebraico.

14 giugno 2007

Abu Mazen, visto fallito il putsch armato, lo continua per vie formali. Dichiara sciolto il governo unitario, sostituito da un gabinetto di Fatah presieduto da Salam Fayyad, già ministro delle finanze, gradito agli americani, indice nuove elezioni ed appoggia la richiesta di Olmert di una forza amica che sconfigga il movimento islamico. Gli stati occidentali, Usa ed Europa, si affrettano ad appoggiarlo e dichiarano cessato l’embargo limitatamente alla Cisgiordania, poiché la Striscia di Gaza è controllata ora interamente da Hamas, allo scopo di vincere il governo legittimo con la fame visto il fallimento, ad ora, della via militare.

17 giugno 2007

Il giornale britannico "Sunday Times" rivela che lo Stato ebraico sta predisponendo l’attacco alla Striscia di Gaza, che avverrebbe con l’invasione di 20.000 soldati e mezzi pesanti, appoggiati da F16, e conclude: "non è questione di se ma di quando"

20 giugno 2007

Forze israeliane compiono un’incursione nel campo profughi di Khan Yunis, a Gaza- 4 gli uccisi, una ventina i feriti- ed un’altra a Jenin, dove ammazzano altri 2 palestinesi. Intanto Abu Mazen, per giustificare il putsch, in un’apparizione televisiva divulga la notizia di un attentato che Hamas avrebbe progettato contro la sua persona e ritorce sul movimento islamico l’accusa di golpe.

25 giugno 2007

Con l’avallo egiziano e saudita, Ehud Olmert incontra Abu Mazen cui fa una serie di promesse. E’ partita così la campagna, sponsorizzata dallo stato ebraico e dall’occidente, per sostenere il leader palestinese barcollante, la cui autorevolezza è uscita minata dal putsch.

27 giugno 2007

A Gaza, l’esercito israeliano sferra un attacco uccidendo 13 palestinesi e ferendone decine, almeno 50, fra i quali bambini. Abu Mazen formalmente condanna l’attacco ma non ne ricava alcuna conseguenza sulla strategia da seguire.

Giugno 2007

Secondo una rivelazione di Wikileaks del novembre 2010, nei giorni del tentato putsch militare di Abu Mazen a Gaza, l’ambasciatore Usa nello stato ebraico Richard Jones, dopo un colloquio col capo dello Shin Bet, Yuval Diskin, commenta in un dispaccio a Washington la richiesta di aiuto militare rivolta dal presidente collaborazionista ad Israele per sconfiggere Hamas ed aggiunge che Diskin gli ha detto "i servizi palestinesi condividono praticamente tutto ciò che sanno con noi".

2 luglio 2007

Un tribunale israeliano condanna lo scienziato Mordechai Vanunu a 6 mesi di carcere, per aver violato il divieto di parlare con i giornalisti.

4 luglio 2007

Il sito di Hamas pubblica (ripreso in Italia dal "Manifesto") una lettera inviata da Mohammed Dahlan, nel luglio 2003, al ministro della Difesa israeliano Saul Mofaz nella quale lo informa dei progressi nel disegno di rovesciare Arafat e la leadership palestinese per sostituirla con una collaborazionista, dei "tentativi di polarizzare le opinioni dei membri del consiglio tramite intimidazioni e tentazioni così che essi siano al nostro fianco e non al suo" e si dice "certo che i giorni di Yasser Arafat sono contati" benché chieda "permetteteci di finirlo alla nostra maniera e non alla vostra", per concludere con espressioni di "gratitudine a lei e al primo ministro /Sharon Ndr/ per la vostra persistente fiducia in noi".

4-5 luglio 2007

Nella Striscia di Gaza, Hamas tratta con il clan che teneva prigioniero Alan Johnston, ottenendone la liberazione in cambio dell’impunità. Per tutta risposta gli israeliani compiono un’incursione punitiva nel campo profughi palestinesi di al Burij, massacrando 10 persone, ferendone altre, sparando come d’abitudine sui soccorritori. Tra i feriti un cameraman, colpito con 3 colpi d’arma da fuoco per aver filmato l’eccidio, cui dovranno essere amputate le gambe. Per Fatah la liberazione del giornalista inglese, che dimostra il controllo di Gaza da parte dei rivali, è uno smacco. L’ansia di sbaragliare gli avversari induce il presidente Abu Mazen ad incamerare interamente la parte dei fondi sbloccati da Israele, che spettano a tutti i palestinesi, ed a pagare gli stupendi limitatamente agli appartenenti a Fatah. Causa anche un attacco contro la tv "Al Jazeera", colpevole di non sottostare all’informazione dettata dal presidente, accompagnato dalla minaccia di chiudere l’ufficio di corrispondenza.

6 luglio 2007

A Madrid, si tiene il convegno "Palestina- Israele, un paese uno stato" , con la partecipazione fra gli altri di Omar Barghouti, degli storici Ilan Pappe e Leila Farsach, che rileva il fallimento del progetto di due Stati su base etnica e indica l’obiettivo dell’unico stato multietnico, che implica a sua volta la sconfitta politica del regime sionista.

17 luglio 2007

Gli incontri fra Abu Mazen e Ehud Olmert hanno partorito, oltre allo scongelamento dei fondi a favore del solo Fatah, una lista di prigionieri politici da scarcerare: sono soltanto 255 su quasi 11.000 persone, militanti di Fatah e di altre fazioni minori (nessuno di Hamas). L’unico prigioniero di rilievo è il vice segretario del Fplp, Abdel Rahim Mallouh. In Cisgiordania sono in atto scontri armati, iniziati dai miliziani di Fatah, contro esponenti e simpatizzanti islamici, che vengono perseguitati in vari modi. A sua volta Hamas, a Gaza, ha eseguito alcune condanne a morte per tradimento ed arresti e si è verificata l’aggressione a mano armata di un deputato di Fatah.

25 luglio 2007

L’inviato del Quartetto, Tony Blair, in visita in Israele ed a Ramallah, rifiuta ogni dialogo con Hamas e sposa la linea del governo Olmert (come già il premier italiano Romano Prodi nella sua visita del 9 luglio) basata sulla creazione di un’entità palestinese definita stato, ma disarmata e senza reale sovranità, non già sulle frontiere antecedenti alla guerra dei Sei giorni ma risultante da una serie di enclave (bantustan) senza continuità territoriale. Blair intende inoltre concludere l’accordo economico, definito ‘di pace’, che sottrarrà ai palestinesi lo sfruttamento del giacimento di gas, scoperto negli anni Novanta dalla British gas, indirizzando il gasdotto verso Israele ed attribuendo a quest’ultimo la possibilità di avere energia a basso costo e di bloccare a propria discrezione i fondi palestinesi. A Blair i paesi mediterranei dell’Ue hanno indirizzato la richiesta di "una robusta forza internazionale" che preveda l’uso della forza a sostegno della "sicurezza di Israele", finalizzata di fatto a sconfiggere Hamas.

30 luglio 2007

Dopo un mese e mezzo di emergenza, che ha causato 5 morti, Israele consente il ritorno graduale nei Territori degli oltre 5000 palestinesi bloccati al valico di Rafah – chiusura decretata per punire Hamas- in cambio della ripresa del controllo sul valico, che consentirà allo stato sionista di bloccare l’ingresso e l’uscita dall’Egitto alle persone non gradite.

Luglio 2007

Mustafa Barghuti, già ministro dell’informazione nel governo unitario deposto, lancia nuovamente l’allarme sul furto di acqua consumato da Israele a danno dei palestinesi. Israele consuma difatti 800 dei 963 milioni di metri cubi delle riserve annuali della Cisgiordania (50 metri cubi di acqua per un palestinese a fronte di 2400 di un colono). L’amministrazione delle risorse idriche è gestita quasi interamente dalla società israeliana Mekorot che ha ridotto gradualmente il consumo palestinese, mentre quello israeliano è cresciuto del 100% negli ultimi 20 anni.

Luglio 2007

A colloquio con il generale statunitense Keith Dayton - riportato in un documento svelato con i "Palestinian Papers" nel gennaio 2011- il negoziatore dell’Anp Saeb Erekat chiede agli Usa di fare quanto possibile per "indebolire Hamas" e particolarmente di fare pressioni sui regimi arabi perché taglino i rapporti con il movimento islamico. Erekat aggiunge lagnanze verso l’emittente "al Jazeera" ed il Qatar, accusati di fare "campagne" contro l’Anp (vedi nota 4-5 luglio 2007).

2 agosto 2007

Giunge a Ramallah il segretario di Stato americano Condoleeza Rice, per sostenere il presidente Abu Mazen e Salam Fayyad con la promessa di fondi e quella di costruire una nuova città palestinese. I fondi stanziati, 80 milioni, hanno l’unico scopo in realtà di addestrare le forze del Fatah in funzione anti- Hamas. Anche Israele riceverà dagli americani 30 miliardi di dollari, nei prossimi anni, per armamenti.

8 agosto 2007

Killer israeliani infiltrati a Gaza uccidono un agente di sicurezza, altri 2 palestinesi sono ammazzati nella Striscia, 9 sono rapiti, sempre dalle forze israeliane, nella West Bank.

14 agosto 2007

Forze israeliane irrompono a Gaza per ammazzare 4 persone e sequestrarne un centinaio. Da Abu Mazen e Salam Fayyad non si leva alcuna protesta.

20-24 agosto 2007

A Gaza, è un susseguirsi di azioni omicide, rastrellamenti e sequestri da parte israeliana. Sono freddati 10 militanti di Hamas, Jihad e del Fplp; un missile uccide 2 bambini di 10 e 12 anni intenti a giocare. In Cisgiordania un adolescente, fratello di un militante di Jihad, ed un altro militante sono falciati dalle truppe che circondavano la casa. Il leader di Hamas, Khaled Meshal, rivela che Israele ha rifiutato lo scambio del caporale Shalit con prigionieri politici offrendo invece, provocatoriamente, la scarcerazione di delinquenti comuni.

28 agosto 2007

Il governo di Ramallah, fedele ad Abu Mazen, decreta lo scioglimento di 103 organizzazioni umanitarie che operano fra la Cisgiordania e Gaza, base sociale di Hamas. Per strangolare l’organizzazione rivale, il presidente è disposto a lasciare senza alcuna assistenza migliaia di persone, in condizioni drammatiche.

1 settembre 2007

A Gaza, sostenitori del Fatah provocano incidenti con i rivali di Hamas. Il bilancio è di 8 feriti. Intanto, Intanto, Abu Mazen completa il putsch stabilendo per decreto (incostituzionale) le norme per impedire la partecipazione di Hamas alle elezioni, rendendo obbligatoria la sottomissione ed il riconoscimento unilaterale di Israele. Pressato dal vertice del suo partito, anche il leader del Fatah imprigionato, Marwan Barghouti, si schiera contro Hamas, invocando le elezioni anticipate nei Territori.

6 settembre 2007

Le forze israeliane assaltano il campo profughi di Khan Yunis per ammazzare 3 palestinesi e ferirne decine. A Jenin, in un raid diretto a sequestrare un esponente di Jihad, i militi feriscono a colpi di pistola un bambino di 11 anni. La notte precedente, l’aviazione ebraica ha violato lo spazio aereo siriano, presso il confine turco, sganciando ordigni. Intanto, a Roma, si svolge la visita del presidente israeliano Shimon Peres, ricevuto con tutti gli onori, che sceglie quel palco per lanciare un ultimatum ad Hamas, invitandola a "scegliere se preferisce continuare a lanciare razzi Qassam o nutrire i bambini palestinesi".

11 settembre 2007

Presso Asqelon, la Resistenza palestinese compie un audace attentato contro la base di Zikim, in risposta all’impressionante susseguirsi di azioni omicide israeliane, riuscendo a ferire 70 militi ebraici. Immediata e feroce la risposta israeliana con il cannoneggiamento di Beit Lahyia, che colpisce la popolazione civile, mentre altri raid uccidono palestinesi di Ramallah.

19-20 settembre 2007

Il governo israeliano decreta una ‘punizione collettiva’ per gli abitanti di Gaza, definita "entità ostile", con il taglio di combustibile ed elettricità. La dichiarazione di "entità ostile" è funzionale a violare le norme internazionali che pongono limiti e divieti alle azioni punitive delle autorità occupanti verso la popolazione civile. Continuano intanto, senza soste, le azioni omicidiarie: palestinesi sono uccisi ad Hebron e Ramallah, il 20 le forze sioniste assaltano il campo profughi di el Bureij, dove ammazzano 4 persone, mentre assediano, aiutati dalle forze del Fatah, il villaggio Ein Beit Ilma, presso Nablus, sequestrando decine di abitanti.

22 settembre 2007

Manifestano contro il presidente Abu Mazen centinaia di donne palestinesi, per rivendicare la liberazione dei militanti di Hamas incarcerati in Cisgiordania: 100 dei quali a Nablus, in raid congiunti delle forze di occupazione israeliane e delle truppe fedeli al presidente. Fatah replica protestando per il fermo di suoi sostenitori, 23, compiuto dalle autorità di Gaza nel sedare gli incidenti. La credibilità del presidente palestinese, in calo per il sostegno fornito agli occupanti e per le azioni repressive contro Hamas, è ulteriormente intaccata dal fatto di non pagare gli stipendi, destinando i fondi ricevuti dall’Occidente a scopi militari, ciò che causa altre proteste. Otto membri su 10 del comitato per la riorganizzazione del Fatah a Gaza avrebbero rassegnato già le dimissioni.

Settembre 2007

Alla fine del mese, il bilancio ufficiale di 7 anni di Intifada è di 2.691 vittime palestinesi. Dodici sono stati gli ammazzati, in due soli giorni, dai raid omicidi compiuti dall’aviazione su Beit Hanun e Gaza città. Sono aumentati anche i posti di blocco israeliani per impedire la libertà di circolazione dei palestinesi: in un solo mese ne sono stati istituiti 40 nuovi, attualmente sono in tutto 572, contro 376 dell’agosto 2005, con un aumento di oltre il 50%, secondo dati Onu.

9 ottobre 2007

Israele prosegue le confische di terre palestinesi appropriandosi di oltre 100 ettari presso Maleh Adumin, la colonia ebraica che strangola Gerusalemme: centinaia sono gli ettari sottratti ai palestinesi negli ultimi tempi, in previsione dell’eventuale accordo patrocinato dagli Usa che lascerebbe ai palestinesi solo alcuni quartieri periferici della città, mentre procedono i lavori di sbancamento presso la Spianata delle moschee, il luogo santo che Israele intende sottrarre ai mussulmani.

10-11 ottobre 2007

In Cisgiordania, killer israeliani travestiti da arabi uccidono un militante palestinese a Nablus ed un agente dell’Anp a Jenin: azioni che proseguiranno indisturbate nei prossimi giorni. Sono continuati, quotidiani, i sequestri e le uccisioni di palestinesi, nella Striscia e presso i valichi, con vari pretesti.

15 ottobre 2007

L’inviato dell’Onu, John Dugard, dichiara alla Bbc: "ogni volta che visito i Territori mi pare che la situazione sia peggiorata" e che l’obiettivo israeliano sia "rendere la vita dei palestinesi sempre più dura e miserabile" aggiungendo che le continue violazioni dei diritti umani nei Territori occupati dovrebbero suggerire all’Onu l’uscita dal Quartetto mentre la permanenza significa avallarle.

17 ottobre 2007

Il quotidiano arabo "al Hayat" riporta la denuncia del professor Mahmud Saada, componente di una commissione internazionale che studia gli effetti delle radiazioni, circa gli effetti letali del reattore e dei depositi sotterranei di Dimona sui residenti, specie i bambini, della zona araba a ridosso della centrale: aumento dei casi di cancro del 60% con "rarissime forme di tumori agli occhi ed al cervello". Il giornale ricorda i rilievi dell’Unep (programma Onu) secondo i quali il programma atomico di Israele continua a svolgersi senza alcun controllo.

19-20 ottobre 2007

Bulldozer israeliani sono all’opera a Gaza per devastare coltivazioni ed abbattere alberi da frutto per togliere ai palestinesi della Striscia la possibilità di nutrirsi, mentre mancano i farmaci ed i soccorsi ai feriti sono ulteriormente impediti dal taglio di carburante ed elettricità negli stessi ospedali. Continuano incessanti i raid, gli assassinii ed i sequestri: freddati due militanti a bordo di un’imbarcazione, una bambina di 8 anni ferita alla testa nel corso di un raid punitivo a Tulkarem, 2 morti a Nablus.

23 ottobre 2007

A Parigi, il presidente Nicolas Sarkozy dichiara a Ehud Olmert, in visita ufficiale, che i palestinesi in diaspora non hanno diritto al rientro e che "Israele è il più significativo evento del XX° secolo". Intanto, gli israeliani soffocano nel sangue una protesta nel lager di Ketziot, nel Neghev, picchiando i prigionieri inermi ed assassinandone uno. Cortei di protesta sfilano a Betlemme ed a Ramallah oltre che a Gaza.

26 ottobre 2007

A Gaza, le forze israeliane appoggiate da aerei da guerra massacrano 5 palestinesi, due ragazzini di 12 anni sono stati uccisi nella nottata di ieri. Dal presidente Abu Mazen, che continua gli infruttuosi colloqui con il leader israeliano Olmert, non si leva alcuna protesta mentre per il suo ministro Riad Malki "l’impegno di Olmert verso la pace è serio".

30 ottobre 2007

Quattro palestinesi ammazzati e una decina di feriti sono il bilancio dell’ultima incursione israeliana a Gaza, mentre continuano i sequestri di persona in Cisgiordania. Il capo dello Shin Bet, Yuval Diskin, in una conferenza stampa ha affermato che "i palestinesi sono esausti, non vi è più nella dirigenza e nell’opinione pubblica l’energia per sostenere una nuova resistenza"

7 novembre 2007

A Nablus, le forze israeliane sequestrano 20 palestinesi nel campo profughi di Balata. L’azione repressiva è coordinata con quella condotta dalle forze speciali del presidente Abu Mazen che, dall’inizio del mese, sono impegnate in raid ed arresti contro la resistenza islamica e delle brigate al Aqsa: fra gli arrestati anche un giornalista colpevole di informare obiettivamente sulla situazione a Gaza. Israele, intanto, continua ad uccidere palestinesi con una media di 2-3 al giorno.

11-12 novembre 2007

Israele chiarisce ulteriormente i suoi intenti circa il vertice di Annapolis. Il gruppo di negoziatori guidato da Ahmed Qurei (Abu Ala) è fermato ad un check point, ma Abu Mazen tronca la sua protesta ordinandogli di proseguire i colloqui ad ogni costo. Ehud Olmert, dal canto suo, dichiara che condizione per ogni negoziato, oltre alla fine della resistenza in ogni possibile forma, è il riconoscimento da parte palestinese di Israele come "stato del popolo ebraico" che implica, fra l’altro, la negazione al diritto al ritorno dei profughi palestinesi.

13 novembre 2007

A Gaza, al Fatah ha radunato 250.000 simpatizzanti, ufficialmente per commemorare Yasser Arafat e proclamarsene continuatrice. La manifestazione, autorizzata dalle autorità della Striscia, assume subito un carattere anti- islamico. A discorsi di fuoco contro Hamas si aggiunge una provocazione di cecchini che sparano contro esponenti islamici, provocando scontri e la repressione della Forza esecutiva di Hamas, che lasciano sul terreno 8 morti, seguiti da 150 arresti di manifestanti, operati dalla stessa forza di Hamas.

14 novembre 2007

Mentre proseguono i raid omicidi israeliani a Beit Lahyia ed altre località, il Parlamento israeliano, la Knesset, approva la proposta del Likud che, elevando a 2/3 la maggioranza necessaria alla modifica, rende di fatto irrevocabile la legge del 1980 che proclama Gerusalemme "capitale indivisibile di Israele". La modifica legislativa è funzionale a mettere dinanzi al fatto compiuto i negoziatori palestinesi che, secondo gli intenti israeliani, dovranno dimenticare Gerusalemme tranne alcuni quartieri periferici (v. nota 9 ottobre).

25-26 novembre 2007

In vista della conferenza di Annapolis, Israele accentua le azioni delittuose contro i militanti e la popolazione palestinese: 6 gli ammazzati fra il 24 ed il 25, altri 4 il 26 novembre. Da Abu Mazen, presente al summit, non giunge alcuna protesta. Alla conferenza, è lo stesso presidente americano George Bush a leggere una dichiarazione congiunta israelo- palestinese il cui contenuto, oltre ad un generico impegno reciproco a stipulare un accordo entro fine 2008, è quello, più concreto, della fazione che appoggia Abu Mazen a disarmare tutte le milizie palestinesi. Ehud Olmert precisa che l’accordo si farà sulla base della Roadmap e della lettera di Bush a Sharon del 14 aprile 2004 (vedi nota) che, di fatto, superano le risoluzioni dell’Onu, solo formalmente richiamate. Bush, a sua volta, aggiunge che la patria palestinese coesisterà con la "patria del popolo ebraico", implicante il rigetto del diritto dei profughi palestinesi al ritorno nelle terre confiscate da Israele. Infine, si apprende che il generale statunitense James Jones, già comandante supremo delle forze Nato in Europa, affiancherà il generale Dayton nella ristrutturazione delle forze di sicurezza palestinesi, per compiere il disarmo della resistenza palestinese.

27-28 novembre 2007

Ai raid omicidi israeliani, che provocano ora una media di 3-4 morti al giorno, si affiancano le forze speciali del presidente Abu Mazen aprendo il fuoco sui manifestanti che, ad Hebron, organizzati dal partito islamico Hibz Tahrir, manifestano contro la beffa di Annapolis, uccidendo un dimostrante, Hisham Baradei; il giorno successivo feriscono 29 partecipanti ai funerali della vittima, a Ramallah. Una manifestazione simile, che vede sfilare 250.000 persone, si svolge a Gaza dove si è tenuto anche un contro- vertice. "Le decisioni di Annapolis- annunciano Hamas e Jihad- non vincolano il popolo palestinese che non ha autorizzato nessuno, né arabo né palestinese, a rinunciare ai propri diritti. Noi non li riconosceremo, sarà la Storia a giudicarli come traditori".

29 novembre 2007

In un’intervista resa al quotidiano "Haaretz", Ehud Olmert afferma che non vi è alternativa alla soluzione delle due entità, israeliana e palestinese, prospettata ad Annapolis mentre "se la soluzione dei due stati dovesse fallire e ci trovassimo davanti ad un tipo di lotta, come in Sudafrica, per eguali diritti, da quel momento lo Stato di Israele sarebbe spacciato". Contemporaneamente il vice ambasciatore israeliano all’Onu, Daniel Cameron, impone il ritiro della bozza statunitense al Consiglio di sicurezza in appoggio alla dichiarazione congiunta di Annapolis sostenendo che "l’apprezzamento per Annapolis deve trovare mezzi diversi da una risoluzione", considerata rischiosa perché più difficilmente "interpretabile" secondo gli interessi israeliani.

30 novembre 2007

Spenti i riflettori sulla conferenza di Annapolis, la Corte israeliana autorizza la sospensione di elettricità e combustibile decretata per punire la popolazione di Gaza che sta mandando in tilt , fra l’altro, ospedali e mezzi di soccorso.

Novembre 2007

Il ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni, in un colloquio con il suo omologo francese, gli illustra la necessità per Israele – e quindi per i paesi occidentali suoi alleati- di realizzare il "transfer", ovvero l’espulsione dallo stato ebraico degli arabi, le cui comunità e villaggi dovranno essere "annessi" all’entità palestinese smilitarizzata retta dall’Anp che, senza esserlo, sarà denominata "stato palestinese". Il colloquio è riportato in un documento americano, svelato con i "Palestinian Papers" nel gennaio 2011.

3 dicembre 2007

Quattro nuovi martiri palestinesi si affiancano ai 6 ammazzati l’altro ieri, sempre per mano israeliana, altri 6 seguiranno nei prossimi 2 giorni in raid aerei sui campi profughi oltre ad un agente palestinese, freddato da killer travestiti da arabi presso Betlemme. Il governo di Ehud Olmert, intanto, decide il rilascio di 429 prigionieri, su circa 11.000 internati nei lager, provocando imbarazzo nella fazione del presidente che, alla vigilia della conferenza di Annapolis, aveva rilanciato la promessa israeliana circa il rilascio di migliaia di persone.

15 dicembre 2007

A Gaza, oltre 300.000 persone manifestano per festeggiare il XX° anniversario della fondazione di Hamas e promettere una nuova Intifada. Nei giorni scorsi, nuovi raid contro Gaza, definiti "operazioni di routine" dall’esercito israeliano, hanno falciato una decina di palestinesi, fra militanti e civili..

17-18 dicembre 2007

A Parigi, si svolge la conferenza dei c.d. paesi donatori, presieduta da Nicolas Sarkozy, che promette ad Abu Mazen 7,4 miliardi funzionali alla "sicurezza", ovvero alla repressione di Hamas e della resistenza palestinese, nonché una "forza internazionale" in appoggio ai nuovi servizi palestinesi sottomessi. La conferenza è funzionale altresì a nascondere il fallimento di Annapolis e la nuova colonizzazione ebraica in Cisgiordania ed a Gerusalemme est, che prevede la realizzazione a breve di oltre 600 alloggi, che il governo Olmert non si cura più neppure di occultare; nonché a bocciare una conferenza maggiormente interlocutoria prospettata dal Cremlino. Durante la conferenza di Parigi le forze israeliane falciano 13 palestinesi in 24 ore, con raid aerei ed irruzione di thank a Gaza. Rientrato a Gerusalemme, Olmert assicura i membri del suo partito, Kadima: "continueremo ad uccidere i palestinesi che non si assoggettano".

25 dicembre 2007

A Tel Aviv, all’aeroporto Ben Gurion, sono accolti da festeggiamenti 40 ebrei iraniani immigrati in Israele con l’aiuto della ‘International fellowship of christian and jews’, su 200 circa nel corso dell’anno, per sostenere la campagna israeliana contro Teheran. Lo stesso quotidiano israeliano "Haaretz" ricorda peraltro che la comunità ebraica in Iran, 25.000 persone, la più forte del Medio Oriente, gode di pieni diritti e riporta le dichiarazioni del suo responsabile, Ciamak Morsathegh: "Siamo una delle comunità più antiche dell’Iran, libera di praticare la propria religione…gli ebrei non sono mai stati in pericolo in Iran, le sinagoghe, le scuole ebraiche e le nostre attività economiche funzionano apertamente".

28 dicembre 2007

Un missile israeliano uccide l’esponente di Jihad Muhammad Abdallah; altri 8 palestinesi sono uccisi in vari raid, compresa una guardia del corpo del capo negoziatore Abu Ala. Jihad effettua una limitata rappresaglia uccidendo a sua volta due soldati presso Hebron.

31 dicembre 2007

A Khan Yunis, in seguito al tiro di un cecchino, scontri tra le fazioni palestinesi rivali estesi a Rafah e Sabra lasciano sul terreno 6 morti e molti feriti. Oltre alle vittime dello scontro fratricida ed i morti per fame e malattie provocate dall’occupazione, gli uccisi nel corso dell’anno sono 561. Secondo una ricerca- denuncia del docente ebreo Avi Shlaim, i palestinesi uccisi nel triennio 2005- 2007 dalle sole forze armate sono stati 1290, 222 dei quali bambini. Le forze di Abu Mazen avrebbero operato, secondo fonti di Gaza, 1.200 arresti nella repressione anti- islamica e delle milizie palestinesi.

2-6 gennaio 2008

Israele inaugura l’anno uccidendo in raid aerei omicidi, accompagnati da forze infiltrate da terra, 20 palestinesi della Striscia, fra i quali donne e bambini. Altri 4 sono morti, uno ucciso dai soldati e gli altri di stenti, fra i pellegrini di ritorno dalla Mecca, fermati dalle forze israeliane al valico, situazione che si sblocca infine per l’intervento egiziano a Rafah. Anche in Cisgiordania le forze israeliane iniziano l’anno col pugno di ferro, affiancate dalle squadre di Abu Mazen, in un pesantissimo rastrellamento a Nablus che ferisce 40 persone, una delle quali in fin di vita, e lascia per giorni gli abitanti assediati nelle case. Oltre venti i palestinesi sequestrati.

9-11 gennaio 2008

Si svolge la visita di George Bush in Israele e Cisgiordania, dedicata più alle minacce all’Iran, che accomunano Usa ed Israele, che alla cosiddetta pace israelo- palestinese. Circa questo punto, mentre il presidente americano ripete gli assunti di Annapolis (rinuncia da parte palestinese alla resistenza ed al ritorno dei profughi in cambio di un’entità definita ‘stato’), 2 nuovi avamposti illegali sono inaugurati dai coloni, nella notte, presso Betlemme e Ramallah. Escluso dalla visita a Betlemme il sindaco della città, cristiano che si regge su una maggioranza islamica, invitato invece al ricevimento in Israele Rafi Eitan, la spia protagonista vent’anni orsono del passaggio d’informazioni riservate americane ad Israele, a simboleggiare che nulla può più incrinare l’asse israelo- americano. A Ramallah, Bush non ha neppure posato lo sguardo sul mausoleo di Arafat, distante pochi metri dal palazzo dove si è svolto l’incontro con Abu Mazen. I militari israeliani dimostrano a loro volta di che pace si stia trattando ammazzando alcuni civili palestinesi nella loro abitazione.

13 gennaio 2008

Hamas annuncia di aver sventato un attentato contro Ismail Haniyeh preparato dal Fatah ed arresta il presunto attentatore. Gli israeliani intanto proseguono nella pulizia etnica uccidendo, in un raid notturno, 3 palestinesi e ferendone 3 nel campo profughi di Shati.

15-17 gennaio 2008

Rassicurati dalla visita di Bush, i sionisti continuano il tiro al bersaglio dagli aerei da guerra contro i militanti e la popolazione di Gaza massacrando, in una sola notte, 19 persone: fra esse il figlio del ministro Mahmoud Zahar, Hussam, sopravvissuto al raid che ha ucciso il fratello maggiore ed altri civili. Il giorno seguente gli israeliani sterminano un’altra famiglia, al 17 gennaio le vittime palestinesi dei raid sono salite a 24. Nella stessa giornata, Israele blocca i valichi per impedire i rifornimenti alimentari, di medicinali e di carburante, determinando una emergenza umanitaria ed una situazione drammatica particolarmente nell’ospedale, dove rischiano la morte bambini in incubatrice e malati, per mancanza di elettricità. In un comunicato diffuso a Ginevra, l’inviato dell’Onu John Dugard accusa Israele di crimini di guerra e l’Unrwa, l’agenzia che assiste i profughi, lancia un accorato quanto inutile appello.

23 gennaio 2008

A Rafah, militanti di Hamas fanno saltare con cariche esplosive la barriera divisoria di ferro e cemento elevata da Israele, poi sfondata con caterpillar. Ne segue un’evasione in massa dei profughi assediati: 350.000 persone si riversano in territorio egiziano per acquistare cibo e carburante negati dallo stato- carceriere israeliano. Nel frattempo almeno 5 persone sono morte all’interno dell’ospedale ed è esploso il sistema fognario, determinando l’uscita di liquami per le strade ed un’emergenza igienico- sanitaria. Nonostante la drammaticità della situazione, il provvisorio esodo assume un carattere festoso.

25 gennaio 2008

Al valico di Rafah, altre centinaia di migliaia di persone si riversano in Egitto dove, sotto la pressione della piazza, il presidente Mubarak dichiara la intenzione di "fare del nostro meglio per alleviare le sofferenze della popolazione di Gaza". La linea egiziana risulta però ondivaga – vi saranno anche scontri con gli agenti che presidiano il confine- ed un portavoce di Hamas denuncia che il governo di Ramallah, coperto da Israele ed Usa, pone ostacoli ai colloqui a tre per risolvere la gestione del valico, con la pretesa di escluderne l’autorità della Striscia. Il governo israeliano, per voce del sottosegretario Matan Vilnai, dichiara che "Gaza non è più nostra responsabilità. Basta coi rifornimenti di elettricità ed acqua, che ci pensi qualcun altro". Intanto, i militari israeliani continuano ad uccidere: fra le cinque vittime di oggi, un ragazzino freddato da un colpo d’arma da fuoco alla testa, presso Hebron.

26 gennaio 2008

Ad Amman, muore George Habash, fondatore del Fronte popolare di liberazione. In diverse città europee si manifesta a sostegno di Gaza.

3 febbraio 2008

Chiude il valico di Rafah, con il consenso dell’ultim’ora di Hamas che sottintende un accordo con le autorità egiziane. "La nostra prospettiva è il disimpegno economico dall’occupazione israeliana", dichiara Ismail Haniyeh, che prospetta per la Striscia l’impiego della moneta egiziana o giordana in luogo dello shekel israeliano. Ma l’Egitto dimostrerà tutt’altre intenzioni che aiutare Gaza.

4-6 febbraio 2008

In Cisgiordania, un raid israeliano uccide 2 palestinesi. Le Brigate al Aqsa, poi Hamas, rivendicano un attentato suicida presso Dimona che provoca un morto e 10 feriti, seguito da un secondo raid israeliano diretto ad eliminare un esponente della resistenza, Amer Qarmont; ed altri successivi che uccidono 16 palestinesi, 7 dei quali agenti di Hamas e diversi civili.

11 febbraio 2008

A colloquio con dirigenti israeliani, il capo della polizia dell’Anp Hazen Atallah presenta un elenco delle operazioni repressive condotte contro militanti e simpatizzanti islamici a Nablus ed altre località della Cisgiordania. Il colloquio sarà rivelato con i "Palestinian Papers" nel gennaio 2011, insieme ad un altro incontro, avvenuto il 4 febbraio fra l’esponente dell’Anp Ahmed Qurei ed il ministro israeliano Tzipi Livni, nel quale i due si scambiano impressioni ed auspici sulla prossima sconfitta di Hamas, sul piano politico e militare.

19 febbraio 2008

Un militante ed un bambino di 10 anni sono le vittime odierne dei raid omicidi a Gaza. Anche in Cisgiordania si diffonde lo sconforto sull’infruttuoso dialogo con Israele, dimostrato da una dichiarazione dello stesso Salam Fayyad. Dal canto suo il governo israeliano, per voce di Tzipi Livni, ammonisce l’Ue – che in una dichiarazione dell’Europarlamento ha definito ‘fallimentare’ l’isolamento di Gaza- ad escludere ogni sostegno ad Hamas, anche indiretto "come può essere la discussione sull’apertura dei confini o la questione umanitaria".

21 febbraio 2008

A Nablus (Cisgiordania) evadono dal carcere 14 miliziani delle brigate al Aqsa, con la copertura delle guardie. L’organizzazione israeliana ‘Peace now’ diffonde oggi un rapporto, relativo al periodo 2000- 2007 nel quale si legge fra l’altro che nella Cisgiordania sotto controllo israeliano sono state respinte le domande di costruzione avanzate da palestinesi, per il 94%, e sono stati emanati ordini di demolizione per quasi 5000 abitazioni. "I palestinesi – si legge nel rapporto- non hanno altra alternativa che costruire senza permesso… il 33% di quelle costruzioni è in seguito demolito"

27 febbraio 2008

Le forze israeliane scatenano il terrore contro Gaza, falciando 19 persone in un solo giorno, fra cui 5 bambini: uno fra essi è figlio di un esponente di Hamas, il decimo martire della stessa famiglia. Dal vertice di Annapolis si contano oltre 200 morti palestinesi.

1-3 marzo 2008

"Olocausto", è il grido che si leva dal campo profughi di Jabalya, bombardato da aerei da guerra mentre i thank israeliani penetrano nella Striscia uccidendo indiscriminatamente. E’ stato un esponente dello stesso governo israeliano, Matan Vilnay, a minacciare i palestinesi di una "shoah". Dal 27 febbraio, in soli 5 giorni, gli uccisi superano il centinaio, i feriti il migliaio. Le moschee di Gaza recitano a pieno volume i versetti del Corano, mentre si seppelliscono e si onorano i martiri. L’eccidio ancora non è finito, altri 10 morti si aggiungono l’indomani. Gli appelli dell’Onu e della Ue sono respinti con la solita tracotanza da Israele, certo dell’impunità. I thank rientrano il 3 marzo – "torneremo quando ci parrà"- lasciando una scia di 120 morti, abitazioni e frutteti distrutti. Il lancio di razzi Qassam su Sderot e Asqelon, uno dei pretesti della carneficina, non ha subito alcuna interruzione.

6-7 marzo 2008

A Gerusalemme, un arabo israeliano vendica la strage di Gaza penetrando in una scuola rabbinica ed uccidendo 9 allievi, per essere a sua volta falciato. Il presidente Abu Mazen, già dimentico dell’eccidio di Gaza, dichiara di voler continuare gli inutili colloqui con Ehud Olmert. "E’ un debole – afferma un portavoce del movimento islamico, Fawzi Barhoum- del resto America ed Israele non lo tengono in alcun conto, lo usano per imporre i loro piani". Il giorno seguente, al Consiglio di sicurezza, la Libia riesce a bloccare un testo di condanna dell’attentato che non faceva nemmeno un cenno ai 120 massacrati da Israele. Nello stato ebraico rivivono le proposte per cacciare oltre il muro gli arabi israeliani, mentre si affretta l’espansione della colonia di Givat Zeev, in Cisgiordania (750 nuove abitazioni).

12 marzo 2008

Forze israeliane compiono un raid omicida a Betlemme che uccide 4 persone: il padre di un ragazzo ucciso è arrestato per ‘favoreggiamento’. La diplomazia israeliana attacca il ministro degli Esteri italiano, Massimo D’Alema, avendo egli in un’intervista a "Sky" ricordato che, dopo la vittoria elettorale di Hamas, "se si vuole la pace bisogna coinvolgere chi rappresenta una parte importante del popolo palestinese". Il governo ebraico, seguito a ruota da Abu Mazen, attacca anche la televisione indipendente "al Jazeera", accusata di aver dato ampio spazio ai massacri di Gaza e di essere filo- Hamas.

17 marzo 2008

In visita a Gerusalemme, il cancelliere tedesco Angela Merkel affianca Ehud Olmert nelle minacce all’Iran ed ai palestinesi che non si assoggettano: "ogni nemico di Israele è nostro nemico".

21 marzo 2008

Il ministro israeliano Tzipi Livni ed il capo dei servizi Amos Gilad, a colloquio con l’esponente dell’Anp Ahmed Qurei (svelato dal sito Wikileaks a fine 2010), lo informano che Israele è fermamente intenzionata a sconfiggere Hamas ma non a riprendere il controllo della Striscia di Gaza, ed aggiungono che "bisogna agire quanto prima, altrimenti ne uscirete indeboliti".

30 marzo 2008

La ‘Giornata della terra’, annuale manifestazione palestinese contro il furto delle risorse palestinesi, si sposta a Jaffa per protestare contro 500 demolizioni di case arabe.

7 aprile 2008

Il governo israeliano vieta l’ingresso nel paese all’inviato delle Nazioni unite per i diritti umani, Richard Falk, che ha denunciato l’apartheid ed i crimini israeliani verso i palestinesi. Israele vorrebbe inoltre modificare le finalità dell’organismo dell’Onu, che dovrebbe accertare le "violazioni palestinesi": per la mentalità sionista, difatti, gli arabi non hanno gli stessi diritti spettanti agli ebrei e la resistenza all’occupazione delle loro terre è illegittima. Mentre a Gaza le autorità di Hamas riescono ad azzerare i debiti della popolazione povera con le società di servizi, in Cisgiordania l’Anp, pur rimpinzata di denaro occidentale, taglia i salari ai dipendenti che hanno scioperato e a coloro – quasi tutti- che non hanno pagato i servizi pubblici.

9-11 aprile 2008

Un attentato della resistenza palestinese al terminal petrolifero di Nahal Oz, che realizza il furto del petrolio palestinese (3 israeliani morti), è seguito dalla rappresaglia israeliana: 7 gli uccisi di oggi, fra cui un bambino, 9 gli ammazzati in un raid nel campo profughi di el Bureij.

14-24 aprile 2008

Si svolge il viaggio in Medio oriente dell’ex presidente americano Jimmy Carter, trattato da Israele come un nemico nonostante il suo patrocinio degli accordi di Camp David (vedi 1978- 1979): gli esponenti del governo non lo incontrano e gli è negata persino la scorta, affidata ai soli servizi americani. Motivo dell’ostilità sono le posizioni autonome dell’ex presidente ed un suo incontro con il leader di Hamas, Khaled Meshal. Carter ha dichiarato che l’arsenale atomico israeliano conta 150 testate.

16-17 aprile 2008

Aerei israeliani tornano ad uccidere indiscriminatamente nel campo profughi di el Bureij: 18 le vittime fra cui 2 bambini ed un tecnico della Reuters. Si svolge come ogni anno nei territori il ‘Giorno dei prigionieri’. Le cifre fornite nell’occasione sono di 9.087 prigionieri palestinesi, fra i quali circa 300 adolescenti e 80 donne.

22 aprile 2008

A New York, in seguito alla denuncia del rappresentante libico all’Onu dell’apartheid che vige nei Territori, i rappresentanti di Israele, Usa, Francia, Italia e Gran Bretagna abbandonano la riunione. Israele chiede l’espulsione della Libia, colpevole in aggiunta di avere rilanciato, nel recente vertice arabo a Damasco, l’obiettivo dello "unico Stato per israeliani e palestinesi".

26-30 aprile 2008

A Gaza, un raid israeliano ammazza una ragazzina 14enne. Due giorni dopo un altro raid spazza via un’intera famiglia: madre e 4 bambini, il più piccolo dei quali aveva 15 mesi, ed un ragazzo 15enne. L’ultimo giorno del mese, 1 morto e 3 feriti a Rafah: eppure era stata appena data la notizia di un raggiunto accordo, mediato dal Cairo, fra tutte le fazioni palestinesi per una tregua con Israele. Un rapporto dell’Onu evidenzia l’incremento dei posti di blocco, 607, nella Cisgiordania occupata.

6 maggio 2008

Secondo il quotidiano "Haaretz", in Israele vivono oggi 7.282.000 persone, il 75,5% ebrei, il 20% palestinesi. Un morto palestinese al giorno dall’inizio del mese.

10 maggio 2008

Grazie ad un accordo fra le autorità di Gaza ed egiziane è aperto, per soli per 3 giorni, il valico di Rafah. Gli israeliani continuano ad uccidere: 2 gli ammazzati a Rafah, 3 a Khan Yunis, in due distinte aggressioni.

11 maggio 2008

Secondo quanto rivelato dai "Palestinian Papers" (vedi nota 23 gennaio 2011), a questa data il negoziatore dell’Anp Saed Erekat incontra esponenti israeliani ai quali confida di "sentire il peso" delle bugie che l’Anp racconta ai palestinesi circa i risultati raggiungibili mediante i negoziati.

14 maggio 2008

In attesa della visita del presidente George Bush per festeggiare il 60° anniversario dello Stato ebraico, l’aviazione compie un raid su Khan Yunis mietendo 6 vittime. Il discorso del presidente americano è un’invettiva contro lo ‘asse del male’, costituito da Hamas ed Hezbollah che, nella sua visione, "uccidono innocenti". Dai Territori si levano in cielo 21.915 palloncini neri, uno per ogni giorno dell’occupazione israeliana, a ricordare la Nakba (catastrofe nazionale), i martiri e la diaspora.

19 maggio 2008

A Parigi, il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner rivela che da diversi mesi il diplomatico La Messuzière ha contatti con Hamas. Due i palestinesi uccisi nei quotidiani raid contro Gaza, fra essi un ragazzino 13enne.

26 maggio 2008

Alla Knesset, Ehud Olmert si scontra con la destra Likud accusando di ‘allucinazioni’ coloro che pensano di poter trattenere tutte le terre occupate nel 1967: cederemo il meno possibile – afferma- ma mantenendo l’intransigenza "rischiamo una leadership di Hamas anche in Cisgiordania". Nei giorni scorsi, si sono contati altri 6 ammazzati palestinesi: 2 presso il valico Kissufim, 3 uccisi e 30 sequestrati in un raid nell’area di Rafah, un dimostrante ucciso dai militi che hanno sparato ad una manifestazione di Hamas, presso il valico di Karni.

Maggio 2008

Il Consiglio per i diritti umani dell’Onu interviene nei Territori con la rilevazione dei posti di blocco imposti dalla potenza occupante, aumentati di oltre 40 dal settembre (sono ora 607) e con la missione del vescovo sudafricano Desmond Tutu, che definisce "abominevole" la condizione dei palestinesi sotto occupazione ed accusa le complicità internazionali.

2 giugno 2008

Alla vigilia della periodica visita negli Usa, il primo ministro israeliano Ehud Olmert annuncia l’autorizzazione alla costruzione di 884 nuovi alloggi per i coloni ebrei a Gerusalemme.

5 giugno 2008

I giornali israeliani commentano favorevolmente l’intervento del candidato democratico alla presidenza americana Barack Obama, che ha attaccato l’Iran con tono bellicoso e giurato fedeltà ad Israele ed alla causa di "Gerusalemme indivisa capitale dello stato ebraico"; osservando che a tanto non arrivò "neppure il Likud ai tempi di Menachem Begin". Intanto, per rappresaglia al lancio di Qassam, uno dei quali ha ferito gravemente un ebreo, la rappresaglia israeliana uccide una bambina di 4 anni in un raid.

8 giugno 2008

Una delle tante aggressioni violente dei coloni ebrei, compiuta oggi ai danni di 4 pastori palestinesi, fra cui 2 donne anziane, è filmata in un video, poi trasmesso dalla organizzazione per i diritti umani Betselem. Un’altra associazione, la Acri, documenta in questi giorni lo ‘apartheid turistico’ che vieta ai palestinesi l’accesso a diverse località del Mar Morto e di Tiberiade. Israele ha inasprito anche le limitazioni alla pesca, in palese violazione degli accordi di Oslo, come denunciano in queste settimane i pescatori palestinesi, manifestando in mare con le bandiere della Palestina.

15 giugno 2008

Un documento americano, svelato dalla tv Al Jazeera con i Palestinian Papers nel gennaio 2011, rivela un incontro a questa data fra l’ex primo ministro dell’Anp Ahmed Qurei, il ‘negoziatore’ Saeb Erekat ed il ministro israeliano agli Esteri Tzipi Livni, alla presenza del segretario di Stato Usa Condoleeza Rice, nel quale i due esponenti palestinesi a nome dell’Anp avrebbero offerto ad Israele l’annessione di "tutti gli insediamenti in Gerusalemme /così elencati: French Hill, Ramat Alon, Ramat Shlomo, Gilo, Talpiot, il quartiere ebraico nella Gerusalemme vecchia/ tranne Har Homa". Sempre secondo l’emittente araba, a questo incontro sono seguiti altri, fra l’anno in corso e il 2009, nei quali l’Anp avrebbe fatto altre "concessioni senza chiedere nulla in cambio" (v. nota gennaio 2010)

17-18 giugno 2008

Diverse ore dopo che la mediazione egiziana ha partorito una tregua di fatto fra Israele ed Hamas, della durata di 6 mesi, un raid israeliano sulla Striscia di Gaza uccide 6 palestinesi. L’annuncio della tregua è stato dato dapprima da rappresentanti egiziani e di Hamas, il giorno seguente è confermato da un portavoce israeliano, con la precisazione che un solo razzo Qassam basterà a vanificarla. La tregua prevede anche una limitata apertura dei valichi.

18 giugno 2008

A colloquio in data odierna col diplomatico europeo Marc Otte, il negoziatore dell’Anp Saeb Erekat dice che "raggiungere un accordo /con Israele/ è questione di sopravvivenza per noi e l’unico modo per sconfiggere Hamas"

21 giugno 2008

Un documento americano, svelato con i "Palestinian Papers" nel gennaio 2011, testimonia a questa data un colloquio fra il portavoce del governo sionista, Udi Dekel, ed esponenti dell’Anp, ai quali il primo esibisce una lista di villaggi arabi che, dopo l’eventuale accordo Anp- Israele, dovranno essere annessi all’entità palestinese, così da trasferire tutti i non ebrei all’esterno di Israele per garantirne la "ebraicità". Ahmed Qurei dell’Anp manifesta la preoccupazione che gli arabi israeliani possano "rivoltarcisi contro"; ma la necessità per Israele di dette espulsioni- annessioni viene ribadita ai negoziatori palestinesi dal ministro Tzipi Livni, in un colloquio successivo.

25 giugno 2008

In un discorso, l’ex presidente della Knesset Avraham Burg dichiara che per la realizzazione dei due stati, ebraico ed arabo, già difficile per la limitata estensione del territorio e gli insediamenti ebraici, "i giorni a disposizione sono contati" mentre avrebbe maggiore realismo pensare ad uno stato federato. La creazione di uno stato unico ebraico- palestinese è oggetto in questi giorni di un convegno al teatro Midan di Haifa, con l’intervento di diversi esponenti palestinesi, fra i quali Omar Barghuti.

26 giugno 2008

Nell’occasione della giornata dedicata dall’Onu alle vittime della tortura, si sono svolte nei Territori iniziative per denunciare le torture praticate sistematicamente nelle carceri israeliane a danno degli oppositori politici, e quelle praticate nelle carceri dell’Anp a danno degli islamici: è denunciata la morte, fra gli altri, dello sceicco di Hamas Majd Barghuti, a causa delle sevizie inflittegli dalle forze di sicurezza.

28 giugno 2008

A Beit Umar, presso Hebron, le forze ebraiche uccidono un 17enne palestinese.

30 giugno 2008

Un tribunale israeliano respinge il ricorso per diffamazione avanzato da 5 soldati contro Mohammed Bakn, arabo- israeliano attore e regista del documentario "Jenin, Jenin" sull’eccidio dell’aprile 2002. Il tribunale ha dichiarato però che Bakn ha diffamato l’intero esercito e dato prova di ostilità e malafede. "Israele ha sollevato un polverone intorno al mio film – dichiara il regista- ha allertato tutti i suoi ambasciatori per combatterlo. E c’è riuscita…ha deformato la mia immagine attraverso i suoi schermi, i suoi giornali e dai banchi della Knesset, accusandomi di terrorismo, fino a che non sono diventato, agli occhi di tanti, quasi come bin Laden! Io, uno che lotta da 35 anni per la pace…"

1 luglio 2008

La Knesset approva in prima lettura la legge speciale che vieta ai palestinesi di chiedere risarcimenti per le devastazioni e i danni apportati dall’esercito israeliano, ancorché al di fuori da vere e proprie operazioni militari; una norma consigliata dall’Alta Corte specifica che i coloni ebrei potranno invece continuare a farlo. Un’altra legge in via di approvazione inasprisce le pene reclusive (da 6 a 10 anni) per la migrazione irregolare, senza alcuna eccezione per i profughi politici: normativa diretta principalmente a reprimere l’ingresso nel paese ai profughi del Darfur.

2 luglio 2008

A Gerusalemme un giovane arabo si scaglia con un caterpillar rubato contro vetture israeliane uccidendo 3 persone e ferendone diverse altre prima di essere freddato dai soldati. Un’azione simile, che causerà 15 feriti e con identica sorte per l’attentatore, si ripeterà il 22 luglio. Israele reagisce con ulteriori restrizioni per gli arabi, fra le quali il divieto di guidare mezzi pesanti nella capitale, mentre si riaccende la discussione sul ritiro della residenza ( e quindi della cittadinanza) a tutti gli arabi.

2 luglio 2008

Un documento americano, svelato con i "Palestinian Papers" nel gennaio 2011, testimonia a questa data un colloquio fra il portavoce del governo sionista, Udi Dekel, ed esponenti dell’Anp, ai quali il primo chiarisce che, sulla smilitarizzazione di una futura entità palestinese denominata Stato "nessuna scelta è a disposizione dei palestinesi", ed altrettanto dicasi per interventi o presenze internazionali, mentre Israele è disposto soltanto a discutere i modi più convenienti per "occultare la presenza israeliana".

7 luglio 2008

Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, laburista, mette fuori legge 36 organizzazioni umanitarie colpevoli di non discriminare Hamas, come ordinato dallo stato ebraico. Un immediato blitz confisca denaro, documenti e computer delle stesse associazioni. Nella giornata di oggi un altro video, girato a Nilin, riprende la violenza dei soldati contro i manifestanti palestinesi e fra essi un giovane che, ammanettato e bendato, viene torturato e colpito ad una gamba con un proiettile di gomma.

17 luglio 2008

Nel villaggio di Samua, coloni ebrei attaccano i pastori palestinesi che tentano di abbeverare le loro pecore, quindi danno fuoco a tende dove erano accampati dei beduini per costringerli ad allontanarsi. Violenze di questo genere sono quasi quotidiane nei territori colonizzati.

19 luglio 2008

Mentre l’Onu dichiara l’emergenza idrica a sud di Hebron, "Il Manifesto" pubblica un servizio di Michele Giorgio sotto il titolo "Apartheid dell’acqua" che riporta drammatiche testimonianze di palestinesi privati della risorsa idrica, "un problema che non hanno gli abitanti delle vicine colonie israeliane. Loro non solo hanno acqua sufficiente da bere ma possono permettersi anche un tuffo in piscina…Dopo 41 anni di occupazione militare oltre 150 villaggi (220mila abitanti) della Cisgiordania non sono collegati alla rete idrica mentre un insediamento israeliano, non appena completato, riceve immediatamente elettricità ed acqua". Responsabile della discriminazione la società israeliana Mekorot che dirotta l’acqua verso Israele e pratica altresì tariffe differenziate punitive per i palestinesi. Altri dati sono riportati dal sito "Peacereporter", in un servizio del 2 luglio firmato da Naoki Tomasini sotto il titolo "A bocca asciutta", nel quale si rileva che 275.000 ebrei abitanti in Cisgiordania ricevono 44 milioni m.cubi d’acqua, 5 milioni più dei palestinesi (che sono 2 milioni e mezzo), il divieto per questi ultimi di scavare nuovi pozzi ed il calo di altri 40mila m.cubi d’acqua, sempre per i palestinesi, rispetto al 2007 (v.a. nota luglio 2007).

25 luglio 2008

A Gaza, sulla spiaggia, miliziani di Fatah uccidono 5 esponenti di Hamas ed una bambina. Riesplode la guerra fratricida, con altri due attentati contro esponenti islamici.

28 luglio 2008

Il villaggio di Bilin, presso Ramallah, dopo 5 anni di mobilitazione, vince la sua battaglia ottenendo lo smantellamento del tratto di muro che impediva ai contadini palestinesi di raggiungere i propri campi. La protesta si concentra a Nilin, villaggio in analoghe condizioni che ha già perso quasi metà delle terre per la colonizzazione ebraica (vedi nota successiva).

29-30 luglio 2008

Le forze ebraiche continuano ad uccidere i giovani palestinesi: Ahmed Moussa, di 11 anni, è falciato mentre riposava sotto un albero; il giorno seguente, è la volta del 17enne Ahmed Yusef Amira che aveva partecipato al funerale di Moussa, a Nilin. Nel villaggio le forze occupanti caricano ogni manifestazione ed impongono il coprifuoco per evitare il danneggiamento delle ruspe che spianano i campi palestinesi al fine di confiscarli.

30 luglio 2008

Travolto dalle accuse di corruzione, Ehud Olmert annuncia il proprio ritiro dopo lo svolgimento delle primarie del partito Kadima, in settembre. Teme per la sua sorte anche Abu Mazen, il cui potere in Cisgiordania si appoggia prevalentemente al governo israeliano.

1 agosto 2008

Secondo dati diffusi in questi giorni dal Palestian Central Bureau, i coloni ebraici nei Territori sono, a tutto il 2007, 483.453, metà dei quali abitanti nel governatorato di Gerusalemme; 440 sono i siti di occupazione dei quali 144 colonie, 48 basi militari e 205 avamposti. In 35 anni i coloni, nonostante lo sgombero da Gaza, sono cresciuti di quasi 40 volte.

2 agosto 2008

A Gaza, Hamas compie una rappresaglia contro il clan Hilles, fedele di Fatah, individuato dalla sicurezza come responsabile dell’eccidio del 25 luglio. Nove persone muoiono nello scontro, circa 150 sono gli arrestati mentre 35 membri del clan riescono a fuggire in Cisgiordania, protetti dalle forze di Abu Mazen e dagli israeliani; che, a loro volta, compiono arresti indiscriminati fra gli esponenti islamici.

4 agosto 2008

"The Independent" riferisce la denuncia di un’organizzazione (Phr), ricavata da trenta testimonianze, che i servizi israeliani ricattano i malati palestinesi, in specie terminali, per ottenere informazioni sul movimento islamico, senza le quali non è concesso il visto d’ingresso nello stato ebraico per sottoporsi alle cure impossibili da ricevere nei Territori sotto occupazione.

5 agosto 2008

Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, replica alle critiche secondo cui la tregua mediata dall’Egitto con Hamas, in vigore dal 18 giugno, rafforza il movimento islamico senza avvantaggiare Israele: "Chi ha nostalgia delle operazioni militari a Gaza –assicura il ministro- non ha motivo di allarmarsi, ce ne saranno altre".

12 agosto 2008

Il governo israeliano versa all’Anp 72 milioni di shekel (pari a 23.000 $ circa), frutto dei dazi e tasse sottratti ai palestinesi: non uno shekel andrà alle autorità di Gaza, complice Abu Mazen. Nella stessa giornata Hamas si ritira dalla trattativa, anche questa volta mediata dall’Egitto, per la liberazione del caporale israeliano Shalit, causa la chiusura israeliana sulla liberazione di prigionieri palestinesi - fra i quali Marwan Barghouti (Fatah) e Ahmed Saadat (Fplp) – e l’ostracismo di Abu Mazen, che ha minacciato di sciogliere l’Anp se Israele rilascerà esponenti di Hamas.

13 agosto 2008

A Ramallah, migliaia di persone partecipano alle esequie del poeta palestinese Mahmoud Darwish che ha immortalato nei suoi versi la tragedia e la speranza della sua terra.

19 agosto 2008

"Osservatorio Iraq" pubblica un servizio di Aleem Maqbool di "Bbc News" sull’embargo a Gaza, inalterato nonostante il cessate il fuoco: "La maggior parte del milione e mezzo che vivono a Gaza adesso dipendono dagli aiuti alimentari e non sono in grado di entrare o uscire dalla Striscia. Durante l’anno passato, a Gaza decine di migliaia di persone hanno perso il lavoro. Il più delle attività industriali sono state interrotte perché nel territorio non vengono ammessi i pezzi di ricambio oppure non viene consentito di esportare i beni prodotti". Una testimonianza dell’ingegnere Maher al Najjar di ‘Gaza Emergency water project’ descrive l’emergenza per il sistema fognario, occorrente urgenti ammodernamenti "Abbiamo i fondi e i progetti ma Israele non consente l’ingresso dei macchinari" così che tonnellate di rifiuti si riversano in mare: "Sta danneggiando il nostro porto, sta danneggiando i pescatori, sta danneggiando il cibo che mangiamo e le persone che nuotano in mare"; eppure, commenta, "i rifiuti fognari non hanno confine…"

23 agosto 2008

Salpano da Cipro e approdano a Gaza, accolte da una folla festosa, le navi ‘Free Gaza’ e ‘Liberty’, missione del ‘Free Gaza Movement’ con a bordo 46 pacifisti provenienti da tutto il mondo, per attirare l’attenzione sul disastro umanitario provocato dall’embargo. Gli attivisti scortano le imbarcazioni dei pescatori che, per la prima volta dopo anni di divieti, possono lavorare senza correre il rischio di essere uccisi o arrestati. Il viaggio dei pacifisti è stato rinviato diverse volte per gli ostacoli frapposti da Israele, che ha minacciato di usare la forza per impedire l’attracco.

1 settembre 2008

E’ divulgato un piano del governo israeliano, varato nell’estate, che incentiva le imprese a sbarazzarsi dei lavoratori palestinesi – la cui forza lavoro è sfruttata con assenza di diritti sindacali ed a bassissimo costo- per assumere in loro luogo ebrei, restando la differenza di costo a carico dello Stato; e viceversa prevede la tassa annuale di 1000 euro per ogni palestinese assunto.

13 settembre 2008

Decine di coloni attaccano un insediamento palestinese presso Nablus, per rappresaglia al ferimento di un ragazzo ebreo, picchiano e feriscono 8 palestinesi. Nessuno protegge questi ultimi, ed altre azioni violente seguiranno.

15 settembre 2008

A Ginevra, al Consiglio per i diritti umani dell’Onu, l’arcivescovo Desmond Tutu relaziona su uno dei tanti crimini israeliani – il massacro di un’intera famiglia a Beit Hanun nel novembre 2006. L’ambasciatore israeliano Aaron Lesco Yaar protesta contro "l’ennesimo deplorevole prodotto del Consiglio, come deplorevole è stata la nomina della commissione d’inchiesta". Benché autorizzato dalle Nazioni unite, Tutu ha impiegato molto tempo per ottenere da Israele l’ingresso nella Striscia per poter accertare i fatti.

Settembre 2008

Si svolge uno, forse più incontri segreti fra esponenti dei servizi di Ramallah ed israeliani "per coordinare le operazioni contro il comune nemico Hamas". La notizia, riferita dalla stampa, non viene smentita né da Israele né dall’Anp.

14-16 ottobre 2008

Presso la colonia di Bet El, a nord di Ramallah (Cisgiordania), i soldati israeliani uccidono un 17enne palestinese in funzione ‘preventiva’. Poche ore dopo, è ammazzato ad una manifestazione contro l’occupazione il giovane Mohammad Ramahi. Un terzo ragazzo viene falciato da un colpo in pieno petto sparato dalle truppe durante un’irruzione nel villaggio di Kufr, ancora presso Ramallah. La stampa israeliana, e per conseguenza quella occidentale, oscura queste notizie e addirittura altre più storiche venute alla luce: oggi il giornale Yediot Ahronot, che aveva annunciato un servizio sulle esecuzioni dei palestinesi durante la Nakba del 1948, lo annulla dopo il clamore suscitato dalla pubblicazione di 3 sole fotografie, riguardanti l’esecuzione di un anziano inerme fatto inginocchiare a terra, legato e bendato ed infine passato per le armi.

21 ottobre 2008

Il quotidiano "Il Manifesto" pubblica un toccante servizio di Michele Giorgio intitolato "Sottoterra a Gaza" sui tunnel fra Gaza e l’Egitto divenuti, a causa dell’embargo, un "importante mezzo di sostentamento per la popolazione…una vera e propria infrastruttura economica", tollerata dal governo di Hamas per alleviare la sofferenza della popolazione, attraverso cui passa ogni cosa: dai generi alimentari ad elettrodomestici, dalle macchine smontate alle sementi, dai medicinali alle armi. Modo di sopravvivere però rischioso. I tunnel sono centinaia, informa l’articolista, ma "dopo mesi di tolleranza l’Egitto ha deciso di farli saltare in aria: sono già 39 i morti nelle esplosioni"

25 ottobre 2008

Ad Hebron, (Cisgiordania), su richiesta israelo- americana, Abu Mazen schiera 550 poliziotti dell’Anp addestrati in Giordania dal comando guidato dal generale statunitense Keith Dayton. Lo scopo è esclusivamente contrastare Hamas, che ha nella cittadina un consenso maggioritario – e difatti ne seguiranno arresti, aggressioni ed intimidazioni- mentre nulla faranno questi poliziotti per proteggere la popolazione dalle vessazioni e violenze israeliane.

29 ottobre 2008

E’ approdata a Gaza, sempre salpando da Cipro, una seconda missione di solidarietà a bordo della nave ‘Dignity’; che, come la precedente di agosto, ha incontrato molti ostacoli da parte israeliana. Intanto, a Hebron, l’intervento dei militari israeliani per sgomberare una colonia ritenuta illegale dallo stesso Israele scatena la furia dei coloni che iniziano una caccia al palestinese.

30 ottobre 2008

In un’intervista televisiva Ygal Amir, che sta scontando la pena per l’uccisione di Yizchaq Rabin il 4 novembre 1995, afferma che la decisione del delitto maturò non tanto fra rabbini e coloni estremisti ma nell’estabilishment di destra che intendeva bloccare l’Accordo sui Territori siglato circa un mese prima, citando Ariel Sharon. L’intervista non è mandata in onda per intero né diversamente divulgata ed il carcere viene messo sotto accusa per non aver impedito al prigioniero di rendere l’importante dichiarazione.

Ottobre 2008

I coloni israeliani si sono scatenati per impedire ai palestinesi la raccolta delle olive, importante o unico mezzo di sostentamento. La loro violenza si dirige, oltre che verso lavoratori – specie quelli più isolati- persino verso un’associazione per i diritti che comprende dei religiosi ebrei. I palestinesi sono protetti da Hamas, dove possibile. A fine mese, giunge anche la notizia che la Corte israeliana ha autorizzato la erezione di un museo, denominato ‘della tolleranza’, gestito dal centro Wiesenthal che ha significativamente scelto di costruirlo sopra un antico cimitero mussulmano a Mamilla.

3 novembre 2008

Un cablogramma inviato da un funzionario americano al Dipartimento di Stato, reso noto a fine 2010 dal sito Wikileaks, comunica che "nel quadro del piano di embargo generale contro Gaza, fonti governative israeliane hanno confermato in diverse occasioni l’intenzione di tenere l’economia di Gaza al limite del collasso, senza superarlo". Il documento rivela altresì che il generale Amos Gilad, a nome di Israele, ha respinto la proposta dell’amministrazione Bush di trasferire milioni di dollari a Gaza, benché motivata dallo stesso intento di indebolire Hamas sottraendole la gestione dei fondi.

4-5 novembre 2008

Israele scatena un raid contro Gaza, allo scopo dichiarato di distruggere un tunnel presso il valico di Kissufim, violando ancora una volta la tregua di fatto di 6 mesi: ne seguono scontri che lasciano sul terreno diversi militanti di Hamas. I militanti islamici rispondono col lancio di razzi verso Asqelon e Sderot. Anche i coloni di Kiryat Arba (presso Hebron) compiono una spedizione punitiva contro le case palestinesi ed il cimitero mussulmano, che viene profanato. Nelle stesse ore Ehud Olmert - rimasto premier ad interim dopo il fallimento dell’incarico di governo a Tzipi Livni - invia le sue felicitazioni al neo eletto presidente americano Barack Obama. Quest’ultimo, significativamente, annuncia la nomina a capo del suo staff di Rahm Emanuel, esponente di spicco della lobby sionista, figlio di due componenti dell’Irgun; altri suoi consiglieri sulle questioni mediorientali saranno Dan Kurtzer e Dan Shapiro, anch’essi sionisti (v. nota 5 giugno 2008).

7 novembre 2008

L’esercito israeliano è costretto ad annunciare un’inchiesta interna dopo che un’emittente ha divulgato un video nel quale si vedono militi ebraici costringere un palestinese ad inginocchiarsi, bendato, e ripetere frasi oscene ed ingiurie a se stesso ed alla propria religione. Secondo testimonianze, episodi del genere non sono infrequenti ai posti di blocco israeliani. L’allineamento del Fatah ad Israele ha provocato intanto la sospensione dei colloqui in corso al Cairo, dove la diplomazia araba tenta ancora un accordo tra le fazioni.

12 novembre 2008

Un raid israeliano nella Striscia uccide ancora militanti islamici, almeno 4, per vendetta contro il lancio di razzi, pur essendo questo la conseguenza della violazione israeliana della tregua. La crudele rappresaglia comprende la chiusura totale dei valichi e quindi l’impossibilità di far entrare generi alimentari e carburante: due giorni dopo, deve chiudere la centrale elettrica, per mancanza di scorte, con gravi conseguenze. Nella stessa giornata Denis McDonough, portavoce del neo eletto presidente americano Barack Obama, smentisce come "completamente falsi" contatti informali con Hamas, divulgati da un esponente dell’organizzazione islamica.

17 novembre 2008

Sono già 16 gli uccisi a Gaza in conseguenza degli attacchi armati ma, non pago, il governo israeliano annuncia che i valichi resteranno totalmente chiusi, interrompendosi così anche la missione umanitaria dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu, che aveva iniziato a far entrare camion con alimenti: protesta, inascoltato, il portavoce dell’agenzia Christopher Gunnes. Secondo l’europarlamentare Luisa Morgantini,.sarebbero 252 finora i palestinesi morti a causa della chiusura della Striscia, il 35% dei quali bambini. Altre denunce riguardano il diffondersi dell’ansia dovuta alla denutrizione, alla disperazione, alla paura per il futuro, con il diffondersi anche di malattie mentali, secondo un convegno internazionale che ha dovuto svolgersi in videoconferenza per il divieto imposto da Israele ad oltre 100 medici e ricercatori di entrare nella Striscia. Ancora nella giornata di oggi, le forze israeliane arrestano 16 pescatori, ‘colpevoli ’ di aver pescato nel mare di Gaza, anch’esso accaparrato dallo stato sionista. Con loro sono arrestati 3 pacifisti fra i quali l’italiano Vittorio Arrigoni.

24 novembre 2008

A New York, Miguel d’Escoto Brockmann, nicaraguense, apre i lavori dell’Assemblea dell’Onu sulla Palestina invitando la "comunità internazionale a levare la sua voce contro la punizione collettiva della popolazione di Gaza" e "la potenza occupante a lasciar entrare immediatamente gli aiuti umanitari". Brockmann parla di apartheid, perché "non dobbiamo aver paura di chiamare le cose con il loro nome" ed invita le Nazioni unite a seguire il comportamento tenuto per il Sud Africa "per un’analoga campagna di boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni per fare pressione su Israele. Sono stupefatto – continua- che si continui ad insistere sulla pazienza mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono crocifissi. La pazienza è una virtù nella quale io credo. Ma non c’è alcuna virtù nell’essere pazienti con la sofferenza degli altri". Nella stessa direzione va la proposta del premio Nobel per la pace Mairead Maguire, la sospensione dello stato sionista dall’Onu, come deterrente per farne cessare i crimini. I media occidentali censurano il discorso di Brockmann e la proposta di Maguire, mentre la Anti Defamation League, a nome del mondo sionista, invita perentoriamente il segretario Ban Ki Moon a "far cessare questo circo" e cancellare "la cosiddetta giornata di solidarietà con il popolo palestinese"

Novembre 2008

Con il benestare della sua Corte suprema, Israele accelera il progetto di confisca di terre a Silwan (Gerusalemme est) , abbattendo le case palestinesi con le ruspe per far posto al "parco archeologico di re David" esclusivamente ebraico, finanziato dal miliardario statunitense Irwin Moskowitz. Il nuovo sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, ha in programma un’intensa attività di accaparramento e demolizione per cacciare i palestinesi dalla loro capitale.

2 dicembre 2008

A Gaza, stremata dall’assedio, un raid israeliano uccide 2 palestinesi, i cui corpi restano carbonizzati, ne ferisce altri 2 mentre le truppe occupano un’area ad est di Rafah per trasformarla in zona militare. La marina ebraica intanto respinge una nave di aiuti libica per impedire alla popolazione della Striscia di sfamarsi: altri carichi arabi di cibo e medicinali fanno la stessa fine, l’Unrwa ha sospeso gli aiuti, per la chiusura dei valichi, nei negozi non si trova il cibo, mancano acqua potabile ed elettricità. Un disastro umanitario.

14 dicembre 2008

A Hebron (Cisgiordania) un militare israeliano spara alla testa di un ragazzino palestinese che usciva da un negozio portando un pacchetto di pane. Sono continuate nella zona, contro i palestinesi, anche le violenze dei coloni, inferociti per aver subito lo sgombero da una palazzina occupata illegalmente: i palestinesi sono inseguiti e minacciati, picchiati ed oggetto di spari, diverse case bruciate.

14 dicembre 2008

Atterrato a Tel Aviv, l’ebreo-americano Richard Falk, relatore dell’Onu per i diritti umani, viene bloccato dalla sicurezza israeliana per tutta la notte, quindi espulso negli Stati uniti: non sono gradite le sue denunce contro i crimini israeliani (v. nota 7 aprile 2008). Accolti con tutti gli onori, invece, intellettuali fondamentalisti che oggi, al centro Begin di Gerusalemme, tengono un convegno sulla "minaccia islamica alla società occidentale" insieme ai fanatici del partito nazional religioso Hatikva. Relatori sono John Lewis, Itamar Marcus, Shlomo Sharan, il neocon Daniel Pipes, il fiammingo Vlaams Belang, con la degna chiusura di Geert Wilders e del suo film anti- islamico "Fitna".

18 dicembre 2008

Scadendo a mezzanotte la tregua con Israele, s’incontrano dirigenti di Hamas, Jihad, Fronte popolare di liberazione e Fronte democratico che ne concordano la continuazione alla condizione della cessazione della violenza israeliana (17 palestinesi sono stati assassinati solo in novembre, 43 dall’inizio della cosiddetta tregua) e della riapertura dei valichi. Ne seguirà perfino una tregua unilaterale di 24 ore nel lancio dei razzi, su pressione egiziana. Ma Israele non vuole tregue e sta preparando la carneficina.

24 dicembre 2008

A Ramallah, Abu Mazen si fa nominare dal consiglio dell’Anp, composto dal solo Fatah, ‘presidente della Palestina’: una carica inesistente, "manovra per ignorare la scadenza in gennaio del suo mandato come presidente dell’Anp", denuncia Hamas. Abu Mazen replica che, se vi saranno elezioni, allora vanno anticipate quelle dell’assemblea legislativa, dove Hamas ha la maggioranza. Secondo molti, a dispetto delle smentite che egli fornirà, il piano del presidente in scadenza è più complesso di quanto appare oggi: appoggiarsi all’operazione militare israeliana in preparazione per farsi reinsediare, completando il putsch del 2006-2007, a Gaza.

25-26 dicembre 2008

Israele sceglie il giorno di Natale per mettere a punto l’operazione stragista ‘Piombo fuso’, programmata da 18 mesi (vedi nota 17 giugno 2007), della quale è avvertito il governo egiziano (Hosni Mubarak è a colloquio col ministro della Difesa Tzipi Livni) che, a sua volta, "avverte discretamente" Abu Mazen, secondo la successiva rivelazione del quotidiano "Haaretz". Come azione diversiva, il giorno seguente, permette l’apertura dei valichi, così da cogliere di sorpresa Gaza. L’attività palese è il sequestro di 7 palestinesi nella West Bank e la condanna a 30 anni del leader del Fplp, Ahmad Saadat, rapito a Gerico il 14 marzo 2006 (vedi nota).

27 dicembre 2008

Israele avvia l’operazione ‘Piombo fuso ’, consistente nella punizione di Gaza, con distruzioni ed assassinio di massa, e nel golpe per rovesciare Hamas. La prima fase è compiuta con aerei da guerra F16 ed Apache che sganciano bombe sulle infrastrutture, particolarmente postazioni di polizia, le poche fabbriche ancora esistenti, magazzini, moschee, ospedali, condotte idriche e scuole, compresa l’università ed il Training center dell’Onu, le gallerie sotterranee dalle quali passano i generi di prima necessità. I palestinesi di Gaza muoiono a decine al giorno, centinaia sono i feriti mentre gli ospedali, già stremati dall’assedio, mancano delle cose indispensabili, compresa l’elettricità, per curare ed operare i feriti, che si ammassano moribondi nelle corsie insieme alle salme. Intanto, altri velivoli da guerra israeliani sorvolano il cielo libanese per minacciare Hezbollah ed il capo di Sm sionista, Kiriat Gat, avverte minacciosamente Gaza: "siamo solo all’inizio, preparatevi al peggio".

28 dicembre 2008

L’orrore del genocidio palestinese è descritto, in una corrispondenza diffusa in rete, da Vittorio Arrigoni, componente dell’equipaggio della nave Dignity, che demistifica l’informazione israeliana sulla ‘operazione chirurgica ’: "…Avete presente Gaza? Ogni casa è arroccata sull’altra, è il posto al mondo a più alta densità abitativa, per cui se bombardi a 10.000 metri di altezza è inevitabile che compi una strage di civili, ne sei cosciente e colpevole, non si tratta di errore…Bombardata la centrale di polizia di al Abbas, nel centro, è rimasta seriamente coinvolta nelle esplosioni la scuola elementare lì a fianco. Era la fine delle lezioni, i bambini erano già in strada, decine di grembiulini azzurri svolazzanti si sono macchiati di sangue. Bombardando la scuola di polizia Dair al Balah, si sono registrati morti e feriti nel mercato lì vicino, il mercato centrale di Gaza. Abbiamo visto corpi di animali e di uomini mescolare il loro sangue in rivoli che scorrevano lungo l’asfalto. Una Guernica trasformata in realtà. Non ho visto terroristi tra le vittime di quest’oggi ma solo civili e poliziotti. Esattamente come i nostri poliziotti di quartiere i poliziotti palestinesi massacrati dai bombardamenti israeliani se ne stavano tutti i giorni dell’anno a presidiare la stessa piazza, lo stesso incrocio . . La maggior parte erano giovani, sui 18-20 anni…". Un’altra testimonianza viene da un operatore sanitario, Yazdan Eliamiaa, che descrive l’angoscia dell’ospedale al Shifa, con bambini terrorizzati alla ricerca dei genitori e genitori alla ricerca dei figli: "manca tutto: gli anestetici, le bende, i ferri per trattare i traumi ortopedici, le medicine pediatriche, le cannule, non riusciamo a rispondere alle minime necessità. L’acqua è sporca, non ci sono le medicine: temiamo epidemie. Se non arriveranno presto cibo, medicinali ed energia elettrica assisteremo a uno dei peggiori disastri del secolo…"

28 dicembre 2008

Reazioni all’operazione stragista nel mondo. L’opinione pubblica israeliana plaude per l’82%, secondo un sondaggio; allineati anche gli intellettuali così detti pacifisti, fra i quali Amos Oz e Abraham Yehoshua, come già nel 2006 per l’attacco al Libano. Gli Stati uniti appoggiano Israele ("difesa legittima"), incolpano Hamas, seguiti dall’Europa in termini più sfumati, e dal Papa che "implora la fine della violenza in qualunque forma si manifesti" ; di tono analogo un retorico invito a cessare le violenze del Consiglio di sicurezza. Gerusalemme est è bloccata dallo sciopero degli arabi israeliani, altre piazze mussulmane si riempiono di dimostranti che gridano contro i crimini di Israele. L’Iran dichiara un giorno di lutto nazionale denunciando, oltre allo stato sionista, quei "leader mussulmani che hanno aperto la strada a Tel Aviv per commettere questi crimini contro l’umanità". I quali ultimi si trovano a colloquio al Cairo, Hosni Mubarak con Abu Mazen, già complici nella chiusura della Striscia e che ora ripetono come un eco la versione israeliana delle "colpe di Hamas". L’Egitto impedisce agli abitanti di Gaza di sfuggire al massacro tramite il valico di Rafah, che si apre per il solo passaggio di feriti gravissimi - mentre sono bloccati diversi camion di aiuti alla frontiera- nonché di stranieri e persone con doppio passaporto, perché Israele non vuole occhi esterni a testimoniare i massacri. Per lo stesso motivo non può entrare la stampa, tranne pochi ‘embedded’ selezionati: un direttorio detta le informazioni alla stampa estera e filtra i video inviati in rete, che simulano un "attacco chirurgico" contro obiettivi scelti. L’informazione senza censure sull’attacco è gestita quindi, prevalentemente, dall’emittente libera del Qatar "al Jazeera" che metterà a disposizione gratuitamente immagini e filmati, così sopperendo, anche nei paesi occidentali, alla censura ordinata da Israele.

29 dicembre 2008

L’operazione stragista Piombo fuso martella senza tregua gli abitanti di Gaza con gli aerei da guerra e bombe, le Gbu 39 da 113 Kg. fornite dagli Stati uniti, e bombe di profondità per distruggere anche il sottosuolo. Gli obiettivi privilegiati sono le infrastrutture civili, i luoghi di culto, i pronto soccorso, le ambulanze. Il porto viene completamente distrutto, colpiti anche i pescherecci, ridotti a tizzoni ardenti. Esponenti del movimento islamico in Cisgiordania dichiarano ai giornalisti di essere stati "colti di sorpresa dall’attacco perché ancora venerdì sera /26 dicembre Ndr/ gli egiziani ci avevano detto che sarebbero passati ancora dei giorni prima dell’offensiva. Noi crediamo che l’Egitto abbia deliberatamente taciuto, anzi abbia dato il semaforo verde agli israeliani per l’attacco contro di noi".

31 dicembre 2008

Al quinto giorno dell’attacco stragista, i morti accertati hanno raggiunto cifra 400, i feriti 2000. Il governo sionista ha cercato anche di liberarsi dei volontari diretti a Gaza a bordo della "Dignity" , facendola speronare dalla marina. Il presidente francese Nicolas Sarkozy, pur fiancheggiando Israele ed attaccando Hamas, tenta di ottenere il passaggio di aiuti per i civili. Il ministro Tzipi Livni risponde "a noi la tregua non serve…non c’è una crisi umanitaria a Gaza". Hamas, pur terribilmente colpita, continua il lancio di razzi sui territori occupati che, però, fanno solo 3 morti e qualche ferito. Ismail Haniyeh, nonostante le emittenti siano state fra i primi obiettivi, appare dagli schermi di al Aqsa per rincuorare la popolazione ed assicurare che i raid stragisti almeno non hanno messo in ginocchio la resistenza. I militanti sono anche riusciti a disturbare per ore la radio israeliana nel sud, coprendone la propaganda con inni islamici.

2 gennaio 2009

Israele continua a flagellare Gaza: comprese le case civili, sventrate dalle bombe che uccidono simpatizzanti del movimento islamico insieme a donne e bambini, falciati a decine. Fra i capi di Hamas uccisi , Nizar Rayyan insieme ai suoi 4 bambini piccoli ed alla restante famiglia. Ehud Barak, ministro della Difesa laburista, si vanta di aver guadagnato 4 punti nei sondaggi elettorali. La Libia presenta una mozione di condanna di Israele al Consiglio di sicurezza, che farà la stessa fine di quella della Lega araba, per il veto degli Usa. Le piazze arabe tornano ad infiammarsi, nel "Giorno della collera" proclamato da Hamas, a Beirut, Amman, Baghdad ed altre città. A Gerusalemme la folla raggiunge la moschea di al Aqsa, dove le forze di sicurezza disperdono la dimostrazione ed arrestano centinaia di arabi israeliani. In Cisgiordania la polizia del Fatah spara in aria e procede essa pure ad arresti, che si aggiungono ai 400 simpatizzanti islamici già incarcerati. Al Cairo, la polizia scioglie con brutalità una manifestazione dei Fratelli mussulmani ma si riempiono altre piazze egiziane. Si manifesta anche in Europa dove le dimostrazioni sono per lo più guidate da giovani arabi. Ovunque le bandiere di Israele vanno in fiamme, talvolta sormontate da svastiche, e i dimostranti accompagnano la protesta con la preghiera, rivolti alla Mecca.

3 gennaio 2009

Mentre imperversano i bombardamenti, truppe speciali israeliane invadono la Striscia di Gaza con carri armati, in quattro punti, per "finire il lavoro" di distruzione e uccisione di massa. L’esercito sionista colpisce per prime Beit Hanun e Beit Lahyia, lasciando ovunque macerie e morte: privilegiate le moschee (oggi cade la moschea Ibrahim Maqadme di Jabalya, la 10°, insieme ai fedeli in preghiera: 16 ammazzati e decine di feriti), centri di soccorso ed ambulanze, le case dei militanti le cui famiglie vengono sterminate. Ovunque le truppe occupanti sono contrastate dalla strenua, quanto impari, resistenza dei militanti di Hamas che muoiono a decine, mentre altrettanti sono catturati per "interrogatori". "Hanno bisogno di una punizione e gliela stiamo dando" dichiara il presidente della repubblica Shimon Peres. Una missione europea (composta da Nicolas Sarkozy, Benita Ferrero Waldner e da Karel Schwartzenberg) per ottenere una tregua, appare compromessa in partenza dal fiancheggiamento ad Israele. Anche oggi decine migliaia di persone, guidate dalle comunità mussulmane, manifestano contro la guerra ed il sionismo a Londra ed a Parigi, fra le altre piazze.

4 gennaio 2009

Le truppe sioniste marciano su Gaza città, assediata e bombardata da terra, mare e cielo così da non lasciare alcuno scampo agli abitanti: 45 gli "obiettivi" distrutti. Fra questi, 110 persone, metà delle quali bambini, sono radunate forzosamente dall’esercito in una palazzina poi sottoposta a cannoneggiamenti; la famiglia as Sammuni è sterminata quasi al completo nel quartiere az Zaitun di Gaza; massacrati da una bomba una mamma con 4 bambini piccoli in al Tuffah. L’inviato dell’Onu, Robert Falk, torna ad accusare Israele di crimini di guerra, tale essendo il bombardamento massiccio di una popolazione indifesa, già provata da un "assedio estremo" e prolungato che ha negato tutti i beni vitali, e denuncia, secondo i rapporti ricevuti, il probabile impiego "di uranio impoverito nelle bombe c.d. ‘bunker buster’ per distruggere i tunnel". Per il ministro sionista della Difesa Tzipi Livni "le accuse ad Israele di un uso eccessivo della forza sono incomprensibili".

5 gennaio 2009

La Croce rossa denuncia che, causa i bombardamenti delle infrastrutture civili, il 70% della popolazione di Gaza non ha più accesso all’acqua, con conseguenze immaginabili sulla sopravvivenza. Il londinese "Times" rivela l’impiego del fosforo bianco nei bombardamenti, seguito dalla rituale smentita israeliana. Il medico norvegese Mads Gilbert, in servizio all’ospedale al Shifa di Gaza, dichiara : "…sicuramente stanno sperimentando nuovi micidiali ordigni chiamati Dime: esplosivi di grande potenza che causano amputazioni e danni letali per chiunque venga colpito nel raggio di 10 metri". Il presidente americano uscente George Bush dichiara invece che il crimine sono i razzi palestinesi e non sarà possibile una tregua finché vi sarà resistenza ad Israele: ripetizione funzionale a ostacolare la terza mozione araba al Consiglio di sicurezza che richiede, appunto, la tregua immediata ed il soccorso alla popolazione. Hamas risponde con l’apparizione da uno studio mobile, dopo che i suoi ripetitori sono stati distrutti, di Mahmud al Zahar: "Le sofferenze di questi giorni – afferma- sono indicibili ma ci aiuteranno domani a realizzare il nostro sogno nazionale, liberare la Palestina".

6 gennaio 2009

A Jabalya, l’aviazione israeliana bombarda una scuola dell’Unrwa, rifugio provvisorio di 400 profughi, nonostante ne fossero note le coordinate satellitari e la visibilità delle bandiere delle Nazioni unite: 42 persone muoiono sul colpo, altri moriranno fra i 100 feriti e più. Una seconda scuola dell’Onu è colpita a Gaza, una terza a Rafah. Imperversando i bombardamenti ed il fuoco dell’artiglieria, nella sola giornata di oggi muoiono 130 persone e 400 allungano la lista dei feriti, molti dei quali non possono essere curati per il collasso delle strutture di soccorso. Il qaedista Ayman al Zawahiri interviene per denunciare l’ultimo "anello della campagna dei crociati sionisti…il regalo di Obama ai palestinesi". In questi giorni è presentata al nuovo Senato americano, a maggioranza democratica, una mozione di totale solidarietà ad Israele, che sarà votata all’unanimità.

7 gennaio 2009

Le forze israeliane bombardano abitazioni nel campo profughi di al Nusairat, nella zona centrale della Striscia, Rafah, Khan Yunis, i quartieri az Zaitun e Sheik Radwan di Gaza città, dov’è colpito fra l’altro un parco giochi presso la moschea al Taqwa. Nel tiro alle ambulanze, per impedire i soccorsi ai feriti, incappano anche 3 automezzi danesi. Si contano in questi giorni 6 infermieri ammazzati e 30 feriti. Causa le proteste dell’Onu per i fatti di ieri, il governo sionista dichiara di "concedere 3 ore al giorno di pausa", fra una strage e l’altra. Per solidarietà al popolo di Gaza, il leader venezuelano Hugo Chavez espelle l’ambasciatore di Israele, acclamato nei giorni seguenti dalle piazze arabe.

8 gennaio 2009

La pausa di 3 ore "concessa" da Israele, che doveva permettere l’ingresso di camion di rifornimenti dell’Onu, è già stata violata: conoscendo la prassi delle Nazioni unite, le forze sioniste ne colpiscono un automezzo carico di cibo e freddano l’autista. L’Onu sospende gli aiuti. La Croce rossa internazionale protesta da parte sua gli ostacoli frapposti dall’esercito al soccorso dei feriti e perfino di aver ricevuto un ordine di sloggiare: fra gli altri, gli uomini del Cicr hanno trovato 4 bambini accanto ai corpi straziati delle madri, abbandonati da giorni in stato di trauma. Le forze sioniste ordinano lo sfollamento a Rafah, prima di un bombardamento massiccio: 800 famiglie evacuano senza sapere dove andare. Bombardato un campo profughi a Gaza città dove fra gli altri muore un’altra famiglia al completo, gli ad Dayeh, nello sfortunato quartiere az Zaitun. Un comunicato del leader di Hamas, Ismail Haniyeh, esalta "la forza di sopportazione e resistenza del popolo di Gaza, di fronte a una simile aggressione, che sfugge alla ragione umana, un miracolo" mentre accusa gli Stati, compresi gli arabi collaborazionisti, di rallentare le iniziative internazionali per consentire ad Israele di continuare la carneficina.

9 gennaio 2009

Mentre continuano a morire a decine i palestinesi per l’operazione stragista Piombo fuso, il "Times" scrive che le diplomazie egiziana ed occidentale stanno lavorando per sostituire il governo Hamas col Fatah di Abu Mazen. Il presidente iraniano Ahmadinejad chiede all’Egitto di rendere pubblico conto delle sue posizioni su Gaza. Si manifesta contro Israele oggi, "venerdì della collera", nelle piazze arabe: fra le altre ad Istanbul, dove il presidente della repubblica Gul ed il premier Erdogan hanno duramente condannato i crimini israeliani ed è stata annullata una visita del ministro sionista Livni. Ad Alessandria d’Egitto 100.000 persone protestano anche contro la connivenza del regime con Israele, nonostante le dimostrazioni antigovernative siano proibite; nelle stesse condizioni si manifesta in varie località della Cisgiordania, con analoghe contestazioni rivolte ad Abu Mazen.

10 gennaio 2009

Il premier israeliano Ehud Olmert replica alla mozione votata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu (con l’astensione statunitense), richiedente "alle due parti" il cessate il fuoco immediato, che "Israele non ha mai permesso a nessuno di interferire nelle sue politiche di difesa" (sic) e che "l’operazione continua per realizzare gli obiettivi prefissati". Contemporaneamente dagli aerei sono lanciati volantini che annunciano la ‘fase tre ’ dell’operazione militare contro i centri più densamente popolati con il pretesto di smantellare "il possente arsenale di Hamas". Quest’ultima accetterebbe solo se la tregua fosse tale, cessando l’attacco israeliano ed aprendosi i valichi per soccorrere la popolazione; mentre naturalmente non è disposta al disarmo unilaterale. Il governo israeliano attacca il Vaticano (dopo un intervento di Benedetto XVI che chiede di cessare le "violenze inaudite" a Gaza ed un altro del cardinale Raffaele Martino che ha paragonato la Striscia ad un grande lager ) accusando la Santa Sede di "parlare come Hamas". Per Hamas lavorerebbe anche l’Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i profughi, secondo la visione dell’ambasciatore di Tel Aviv a Vienna. Fra i palestinesi assassinati oggi vi è un’intera famiglia nel campo profughi di Jabalya; in serata, l’esercito circonda l’ospedale al Quds di Gaza per impedire ad ambulanze e medici di uscire alla ricerca dei feriti. Si svolgono proteste anti- israeliane nelle piazze europee, con particolare intensità in Francia dove se ne contano 80. Ad Atene i dimostranti si scontrano con la polizia.

11 gennaio 2009

Nella notte ed in mattinata bombardamenti sulle case civili, presso Khan Yunis, massacrano altre decine di persone mentre le truppe avanzano nei quartieri periferici di Gaza città. La c.d. ‘pausa di 3 ore ’ è sempre violata da Israele come conferma oggi una delegazione europea guidata da Luisa Morgantini. L’Unicef lancia un allarme sui rischi fisici e mentali di 800 bambini, debolissimi ed in stato di choc. Il ministro della Difesa israeliano Tzipi Livni, rivolta all’Onu, dichiara: "non chiediamo alla comunità internazionale di combattere con noi ma comprensione e tempo" per continuare il ‘lavoro’ che Israele si è prefisso.

12 gennaio 2009

Le forze sioniste martellano la zona di frontiera con l’Egitto usando bombe di profondità - Rafah è oramai un cumulo di macerie – ed ancora Gaza città e Jabalya. Fra le varie uccisioni, è sterminata la famiglia di un militante delle brigate an Naser, mentre accompagnava una donna a partorire; 6 ammazzati presso la moschea di Beit Lahyia. Sono bloccate diverse strade per fermare la corsa delle ambulanze e far morire i feriti. Il dottor Husanen di Gaza conferma che i feriti presentano ustioni, tessuti lacerati o carbonizzati e che i medici prelevano tessuti ai pazienti per preparare un rapporto sulle armi di distruzione di massa usate da Israele contro la popolazione palestinese.

13 gennaio 2009

Le forze israeliane continuano a flagellare la Striscia portando l’attacco a Khuza’a, dove radono al suolo abitazioni civili, e tentano di penetrare con le forze di terra a Gaza città. Qui incontrano la più forte resistenza di Hamas, che riesce a rallentare l’avanzata con azioni diversive ed a ferire almeno dieci soldati assaltanti (sarebbero a questa data 120 i militari occupanti feriti, 11 i morti). Il ministro Avigdor Lieberman, in una conferenza, auspica che Israele "faccia con Gaza quel che hanno fatto gli Stati uniti col Giappone, distruggerla, così non ci sarà bisogno di rioccuparla", alludendo all’atomica. Sul fronte arabo si registrano le smentite di Giordania e Siria ad accuse loro rivolte dal governo ebraico circa attacchi partiti verso il suo territorio, e quella del governo libanese per lanci di razzi effettuati verso la colonia di Kiryat. A questi ultimi Israele risponde con un lancio di missili in zone spopolate.

14 gennaio 2009

La resistenza incontrata a Gaza città spinge Israele ad infierire sui civili, che continuano a morire, ed a bombardare fra gli altri ‘obiettivi ’ il cimitero di Gaza, già stracolmo, per impedire le sepolture. Imitando Hugo Chavez, anche il presidente boliviano Evo Morales rompe le relazioni diplomatiche con Israele "causa i gravi crimini contro l’umanità". Dopo la notizia divulgata dalle fonti sanitarie di Gaza che "i martiri hanno raggiunto 1001", fra i quali oltre 300 bambini e 100 donne (i 1000 morti erano considerati da Israele l’obiettivo minimo di sangue palestinese, secondo voci insistenti, con un rapporto 1 israeliano =100 palestinesi) il Consiglio di sicurezza sollecita "le parti in conflitto a rispettare la propria risoluzione assecondando l’iniziativa in corso egiziana".

15 gennaio 2009

Israele replica all’Onu con un pesante avvertimento, bombardandone la sede della agenzia Unrwa e di una scuola adiacente, che ospitano centinaia di profughi, con munizioni al fosforo bianco: 3 operatori sono colpiti. E’ bombardato anche un ospedale della Mezzaluna rossa, che ospita 500 persone, e l’edificio sede di agenzie giornalistiche, dove restano feriti due cronisti; mentre l’ospedale al Quds è circondato da cecchini e bambini palestinesi sono impiegati come scudi umani per entrare nelle case, per essere poi assassinati. Ai crimini di oggi si aggiunge l’omicidio del ministro dell’interno Said Siyam, dirigente di Hamas, accompagnato dallo sterminio dell’intera famiglia. I militari israeliani sparano ad altezza d’uomo anche ad Hebron (Cisgiordania) dove, nonostante la repressione delle forze fedeli al presidente (scaduto l’8 gennaio) Abu Mazen, si protesta al termine della preghiera del venerdì: ucciso un ragazzo e 15 restano feriti.

16 gennaio 2009

Mentre a Gaza gli uccisi palestinesi raggiungono i 1100, ed il furore israeliano minaccia perfino i funerali, il governo sionista pubblicizza un incontro fra Tzipi Livni e Condoleeza Rice, produttivo di un accordo finalizzato al controllo marittimo della Striscia ed a sottomettere Hamas. In Qatar si svolge un vertice straordinario dei paesi arabi, disertato da Egitto, Arabia e Anp, presenti per i palestinesi il leader di Hamas, Khaled Meshal, ed esponenti di Jihad. I presenti decidono di sospendere la proposta di pace rivolta ad Israele nel 2002 e i due maggiormente esposti nei rapporti, Qatar e Mauritania, il ‘congelamento ’ degli stessi. Il primo ministro turco Tayyp Erdogan auspica il bando di Israele dall’Onu, pur chiarendo che non può permettersi di cessare unilateralmente i rapporti per il coinvolgimento nella Nato. Si svolge anche, a Beirut, un forum internazionale a sostegno della resistenza palestinese e manifestazioni nei campi profughi.

17 gennaio 2009

Israele colpisce altri 50 ‘obiettivi ’ fra i quali un’altra scuola dell’Onu (2 i bambini uccisi), diverse aree minate, 15 tunnel sotterranei, due moschee, edifici civili, altre ambulanze, e prosegue nei rastrellamenti condotti con metodi brutali e ricatti sulle famiglie nel tentativo di ottenere informazioni sulla Resistenza; intere famiglie sono radunate, uomini e donne legati, bendati e minacciati. Nonostante questo le truppe non riescono ad ottenere la collaborazione sperata né ad avanzare entro Gaza città per la resistenza incontrata. Si manifesta in varie piazze europee (fra le altre, sfilano oltre 100.000 persone a Roma). Il giornale saudita "al Watan" rivela un editto religioso del Rabbinato israeliano che assolve preventivamente ogni ebreo vorrà dedicarsi ad uccisioni di "uomini, donne, anziani, bambini, neonati ed animali nemici ", aggiungendo che, "se 1000 morti non sono sufficienti a farli smettere, occorrerà ucciderne 10.000, 100.000 ed un milione" essendo ciò, a parere dei rabbini, in linea con i Salmi. In serata, su pressione americana, il governo israeliano pubblicizza una "tregua unilaterale" a partire dalla notte, che fermerebbe le ostilità ma non comporta ancora il ritiro delle truppe.

18 gennaio 2009

Hamas e Jihad rispondono indirettamente alla dichiarazione israeliana annunciando a loro volta la tregua di una settimana nel lancio dei razzi per incentivare il rientro delle truppe di occupazione. Si verificano ancora uccisioni isolate (2 palestinesi ammazzati), seguite dal lancio di razzi, poi la tregua riprende. Intanto, a Sharm el Sheick, si svolge un vertice egiziano- europeo presieduto da Nicolas Sarkozy ed Hosni Mubarak, presenti fra gli altri Abu Mazen ed il segretario dell’Onu, Ban Ki Moon, che invita Israele ad iniziare il ritiro: emerge anche il ruolo della Turchia, fin dall’inizio mediatore più effettivo dell’Egitto. In proposito "Arabmonitor" ospita una voce di Hamas, che illustra il ruolo ricattatorio svolto dal Cairo e denuncia che 4.000 unità capeggiate dal collaborazionista Mohammed Dahlan sono stanziate in una località del Sinai, pronte ad entrare a Gaza con l’appoggio israelo- egiziano. In serata, alcuni cingolati iniziano il ritiro in territorio israeliano.

19 gennaio 2009

Cessati i cannoneggiamenti, nella Striscia si constata la devastazione compiuta da Israele. Il conteggio dei morti giunge a 1370, metà dei quali bambini e donne, 16 fra medici ed infermieri freddati per impedire i soccorsi, 5500 i feriti, 4000 gli edifici distrutti, 20.000 i danneggiati, 20 moschee rase al suolo, 34 centri sanitari colpiti, oltre 100.000 gli sfollati, 2 miliardi $ i danni, più di 1000 gli orfani che fanno salire ad oltre 5.000 il numero di bambini senza genitori per causa di guerra. Ismail Haniyeh interviene per chiedere al mondo di processare i leader sionisti per crimini di guerra e ribadire che l’aggressione "non ha ottenuto lo scopo di sottomettere il popolo né di modificare il nostro programma" che ribadisce punto per punto: ritiro del nemico da tutti i territori occupati, diritto al rientro di tutti i profughi, liberazione di tutti i prigionieri politici. Il leader di Gaza sottolinea l’urgenza della riapertura dei valichi e della ricostruzione ed aggiunge che la resistenza deve profittare del ritiro israeliano per "lavorare alla pacificazione interna dopo aver preparato il clima giusto". L’arresto di alcuni collaborazionisti ha fatto emergere prove di informazioni fornite al nemico - a cominciare dall’uccisione del ministro Said Siyam - e le prime ammissioni, che porterebbero al gruppo dirigente di Ramallah.

20 gennaio 2009

A Gaza, il segretario dell’Onu, Ban Ki Moon, parla di "fallimento politico globale" ed annuncia un’inchiesta indipendente. Israele invece rivendica il controllo sugli aiuti in entrata, dei quali chiede all’Onu una lista dettagliata, ed in genere sui valichi (sottinteso che non verserà alcuna riparazione) ricevendo subito sostegno dall’Europa: il ministro italiano Frattini, in visita a Gerusalemme, fa eco alla pretesa che "Hamas non può gestire gli aiuti". La stampa riferisce bellicose dichiarazioni del ministro alla sicurezza, Avi Dichter, sul "diritto" di Israele ad ulteriori assalti; e di Tzipi Livni, secondo cui "le vittime civili sono frutto delle circostanze, non mi toccano proprio". Molte le testimonianze sulle brutalità compiute dai militari contro la popolazione e, nonostante la tregua dichiarata, ancora si muore: 2 bambini sono uccisi da un ordigno gettato dalle truppe, un contadino è freddato dai soldati durante l’operazione di rientro; in Cisgiordania, presso Jenin, militari sequestrano 7 ragazzini palestinesi.

22 gennaio 2009

La marina israeliana viola ancora la tregua sparando sulle spiagge di Gaza mentre truppe appostate al confine cannoneggiano la zona di frontiera: 7 i palestinesi feriti, fra cui un bambino, alla testa. In Cisgiordania, a Ni’lin, i soldati sparano sui dimostranti che protestano contro le annessioni e le distruzioni di frutteti: 4 i manifestanti feriti, 3 i sequestrati. A Gerusalemme, un gruppo di ebrei prende a sputi i frati francescani al termine di una cerimonia religiosa al Getsemani. Un ferito palestinese, trasportato in Egitto, denuncia alla tv "al Jazeera" che agenti del Cairo interrogano i feriti compiendo brutalità (egli stesso è stato picchiato sulla ferita e minacciato) per estorcere informazioni sui movimenti di Hamas. Mentre la linea del così detto mediatore egiziano appare sempre più scoperta, appena insediato, il presidente americano Barack Obama ha ribadito la linea del predecessore sia offrendo lo ‘ombrello atomico ’ americano ad Israele sia telefonando a Ehud Olmert ed ai suoi alleati: il presidente scaduto di Ramallah, Abu Mazen, il re giordano e, appunto, il rais egiziano Hosni Mubarak.

22 gennaio 2009

L’indomani dell’assalto contro Gaza, l’esponente dell’Anp Ahmed Qurei discute col ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni alla quale dice "Sconfiggeremo Hamas se raggiungiamo un accordo, e questa sarà la nostra risposta a chi rivendica di liberare la terra solo col mezzo della resistenza". Il colloquio sarà svelato con i "Palestinian Papers" nel gennaio 2011.

24 gennaio 2009

Il premier israeliano Ehud Olmert tranquillizza i militari impegnati nella distruzione di Gaza circa il pieno sostegno del governo, a cominciare dalla garanzia dell’anonimato, per proteggerli da inchieste internazionali sui crimini di cui si sono macchiati. Sono difatti annunciati un’inchiesta dell’Onu, un ricorso alla Corte penale internazionale (Cpi) contro Israele per crimini contro l’umanità, altri ricorsi a stati che prevedono la repressione di questi crimini senza limiti di competenza territoriale ed una sessione a Bruxelles del Tribunale Russell.

25 gennaio 2009

Al Cairo, riprendono i colloqui con le fazioni palestinesi. Hamas mostra aperture all’approccio più pragmatico della Turchia (che prevede un controllo autonomo dei valichi di Gaza, non subordinato all’asse Washington- Tel Aviv). Il movimento islamico inizia oggi la distribuzione di aiuti economici alle famiglie delle vittime ed a quelle che hanno subito la distruzione della casa.

26 gennaio 2009

Fra le emersioni sulle brutalità israeliane, alcuni medici testimoniano di piaghe che, resistendo ai comuni trattamenti, continuavano a bruciare dopo ore essere state prodotte ed emanavano un odore particolare e terribile. Un ragazzo 18enne, Omar Abu Halima, racconta come ha visto bruciare i suoi cari: "…La nostra casa era avvolta da un fumo denso e bianco che non faceva respirare. Sono salito e ho visto mia madre avvolta dal fuoco. Nel corridoio c’erano i miei fratelli, Abed di 14 anni, Said di 10, Hamza di 8 abbracciati a mio padre Sadallah…Bruciavano…mio padre non aveva più la testa". Altri testimoni riferiscono di un "ordigno che diffonde una pioggia di schegge piccolissime, taglienti come rasoi…grandi come coriandoli"; uno di questi ordigni ha ucciso 8 ragazzini davanti alla Educational School dell’Onu.

Gennaio 2009

Durante l’assalto a Gaza, l’aviazione israeliana viola i confini del Sudan per cannoneggiare una carovana di aiuti, anche militari, diretti alla Striscia via deserto: 39 gli uccisi. Pochi giorni dopo, il bersaglio è una nave iraniana. Eventi che trapeleranno alla fine di marzo, accompagnati dal commento di Ehud Olmert che Israele "può colpire quando crede, vicino o lontano, non riteniamo di entrare nei dettagli. Chi deve sapere, sa". Fonti sudanesi segnalano che il massacro ha coinvolto anche civili emigrati.

1-2 febbraio 2009

A Gerusalemme, Olmert e Livni gareggiano in dichiarazioni rabbiose contro i razzi, lanciati da militanti palestinesi, e ordinano il bombardamento del villaggio di Mughraqa, al centro della Striscia, nonché nuovi raid: uno di questi colpisce 4 persone all’interno di una macchina, 2 delle quali muoiono. Il governo uscente è impegnato anche nella normalizzazione interna; per esempio a reprimere le proteste contro il conferimento della cattedra di diritto internazionale all’università di Tel Aviv al colonnello Pnina Sharvit Baruch, accusata da una minoranza di intellettuali, fra i quali Haim Ganz ed Omar Barghouti, di fornire copertura legale agli stermini di massa.

7-8 febbraio 2009

Il rais egiziano Hosni Mubarak compie un tour in alcune capitali europee, recando con sé Abu Mazen che si dice "pronto a collaborare con qualunque governo israeliano si formerà". L’unica forza con cui il presidente di Ramallah non intende collaborare è l’autorità di Gaza: in Cisgiordania continua l’ondata repressiva con decine di arresti di simpatizzanti di Hamas, accusati in quanto tali. Anche al Cairo la polizia egiziana compie arresti, per contrastare la solidarietà a Gaza: fra gli arrestati, un blogger accusato di "contatti con Hamas".

10 febbraio 2009

A Umm el Fahem, la polizia israeliana compie 4 arresti fra i giovani arabi che presidiano il villaggio, teatro di una provocazione dei razzisti del Kach.

13 febbraio 2009

A Rafah, l’aviazione israeliana colpisce ancora per uccidere due componenti dei Comitati di resistenza. Ad Hebron, in Cisgiordania, il martire è un ragazzino 14enne, freddato per aver lanciato pietre contro i soldati occupanti.

18 febbraio 2009

A Gerusalemme, il governo israeliano rifiuta l’apertura dei valichi di Gaza ignorando gli appelli internazionali e pretendendo di condizionarla alla liberazione dell’unico prigioniero in mano ai palestinesi, il caporale Shalit: la trattativa mediata dall’Egitto sullo scambio dei prigionieri è ancora una volta compromessa (v. 23 febbraio). In questi stessi giorni, il comune di Gerusalemme annuncia l’ordine di abbattere 80 palazzine per far posto al ‘parco di re David’ (vedi nota novembre 2008), ennesimo pretesto per derubare i palestinesi; e sono definitivamente confiscate terre palestinesi per 170 ettari a nord della colonia di Efrat, dopo lo scontato rigetto dei ricorsi dei proprietari.

23 febbraio 2009

A Gerusalemme, Ehud Olmert annuncia la destituzione di Amos Ghilad, l’incaricato di trattare, in Egitto, lo scambio fra prigionieri palestinesi ed il caporale Shalit; per essersi egli permesso critiche al revirement israeliano sulla trattativa, riprese dalla stampa.

27 febbraio 2009

Usa e Canada, seguiti a giorni dalla Ue, si ritirano dalla Conferenza dell’Onu contro il razzismo, in programma a Ginevra, perché la bozza diffusa prevede la condanna di Israele come regime razzista, fondato sull’apartheid e colpevole di crimini. Gli alleati dello stato sionista sono decisi ad evitargli le conseguenze politiche di una ‘Durban 2’ (v. note 31 agosto e 2-3 settembre 2001) e verosimilmente anche preoccupati di essere messi sotto accusa per le politiche discriminatorie contro i migranti. Otterranno la modifica del testo comune, precondizione per partecipare alla conferenza.

2-3 marzo 2009

A Sharm el Sheick (Egitto), si svolge la Conferenza dei donatori, destinata ufficialmente a pagare i danni di guerra causati da Israele a Gaza con oltre 4 miliardi (vedi nota 29 aprile 2009). La nuova amministrazione americana ha già deciso, alla vigilia, di raddoppiare (da 70 milioni $ a 130 almeno) i fondi per l’addestramento delle forze speciali anti- islamiche dirette dal generale Keith Dayton, anche per far fallire i tentativi negoziali in corso tra le due fazioni. Ora il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, espone la continuità con la precedente amministrazione: "Neanche un dollaro nelle mani sbagliate /l’autorità di Gaza, Hamas, neppure invitata ndr/ Noi puntiamo sui nostri amici, il presidente Abu Mazen e il premier Fayyad che continueranno a negoziare". L’Iran, principale donatore di Gaza anch’esso non invitato, per voce della guida suprema Khamenei, replica a distanza: "Negoziare con chi? Con un regime occupante e prepotente che non conosce altro principio che la violenza? Con Gran Bretagna ed Usa che hanno permesso la nascita di questo tumore e lo proteggono?", ed annuncia una propria conferenza per Gaza; avendo come contro- risposta americana l’accusa di "ingerenza".

7 marzo 2009

A Ramallah, annuncia le proprie dimissioni Salam Fayyad lasciando intendere di non essere disposto a partecipare ad una guerra degli aiuti, come preannunciata a Sharm el Sheick (ma poi le ritirerà). Un’altra crepa nella linea americana viene dall’Arabia saudita, che non intende affidare all’Anp i fondi destinati a Gaza ma gestirli con un proprio ufficio.

15 marzo 2009

In Cisgiordania, presso la colonia di Massua, sono trovati morti 2 agenti speciali israeliani. Nessuna organizzazione palestinese rivendica l’azione. Scattano subito i rastrellamenti e gli arresti.

19 marzo 2009

Il quotidiano israeliano "Haaretz" decide di svelare i racconti delle brutalità dei soldati dell’accademia Yizchaq Rabin che, il 13 febbraio, hanno tenuto una riunione per scambiarsi le "esperienze " vissute nell’assalto a Gaza. Ne emerge una sfilza di efferatezze, dal tiro a segno contro bambini e donne ad esternazioni di odio razziale e sadismo stampate su magliette e souvenir. L’esercito si vede costretto ad annunciare un’inchiesta mentre il ministro Ehud Barak afferma: "non dimentichiamo che l’esercito israeliano è il più morale del mondo". Il quale esercito, in Cisgiordania, conferma la sua "moralità" arrestando dieci esponenti di Hamas, fra i quali Nasser Shaer, per punire la mancata sottomissione del movimento islamico.

20 marzo 2009

A Gerusalemme, il governo di Ehud Olmert compie i suoi ultimi atti. Vieta il festival ‘Gerusalemme capitale della cultura araba ’, promosso dall’Unesco, che disturba i piani coloniali di Israele: centinaia di poliziotti sono allertati in città ed a Nazareth per prevenire ogni manifestazione culturale e religiosa. Il governo uscente è anche preoccupato da ‘Durban 2’ nonostante la modifica ottenuta (vedi nota 27 febbraio), poiché la condanna contenuta nel nuovo testo delle politiche razziste e di apartheid può "reintrodurre dalla finestra le critiche a Israele" (in questi giorni, ultima discriminazione in ordine di tempo, le ferrovie hanno annunciato il licenziamento degli addetti, in prevalenza arabi, per sostituirli con ebrei). Il governo dimissionario infine non pare gradire le aperture, ancorché formali, di Barack Obama all’Iran, al cui popolo Ehud Olmert indirizza un messaggio grottesco per incitarlo a liberarsi del proprio governo.

22 marzo 2009

Secondo una denuncia di Amnesty International, la nave portacontainer Wehr Elbe, partita dal Nord Carolina con massicci rifornimenti di armi per Israele, è attraccata oggi nel porto di Ashdod. Il piano decennale di rifornimenti statunitensi allo stato sionista è stato confermato dal presidente Barack Obama, con un incremento rispetto al programma di 2 miliardi e mezzo $ nel solo 2009.

24 marzo 2009

La stampa informa che un gruppo di osservatori dell’Onu, inviato a Gaza dopo la strage di gennaio, ha redatto un rapporto firmato da Radmika Coomaraswamy su alcuni crimini israeliani perpetrati nell’assalto. L’uso di bambini palestinesi come scudi umani, poi uccisi, il bombardamento di un edificio con lo sterminio delle persone costrette precedentemente ad entrarvi, il tiro alle ambulanze "sono alcuni esempi su centinaia che sono stati documentati".

30 marzo 2009

A Gerusalemme, Benjamin Netanyahu presenta il nuovo governo israeliano che include il suo partito, Likud; Israel Beitenu di Avigdor Lieberman, il politico razzista indagato per corruzione ed ora ministro degli esteri; il Partito laburista di Ehud Barak, confermato alla difesa; lo Shas ed altri gruppi della destra religiosa, titolari del ministero dell’interno con Eli Yishai, e dell’edilizia coloniale con Ariel Atias. Il programma del governo prevede la continuazione della ‘ebraicizzazione di Gerusalemme ’ con la espansione di Maale Adoumin ( 3000 nuove unità coloniali, fra abitazioni per soli ebrei, uffici ed alberghi ) ed il ‘parco di re David’; un generico richiamo alla ‘pace ’ con i vicini arabi e alla nebulosa ‘Road map’. Non si prevede invece uno ‘Stato palestinese ’, neppure nella simulazione inscenata ad Annapolis.

2 aprile 2009

Il Consiglio dei diritti umani dell’Onu nomina una commissione di indagine sull’operazione Piombo fuso, presieduta dal giudice ebreo Richard Goldstone, già procuratore del Tribunale per la ex Jugoslavia ed il Ruanda. Il governo israeliano dichiara che il Consiglio dell’Onu "non ha alcuna credibilità".

2-8 aprile 2009

Gravi disordini scoppiano presso Betlemme dove, nella colonia di Bat Ayan, è stato ucciso un colono 14enne, secondo testimoni da un arabo. Cortei di coloni armati assaltano case di palestinesi, contro i quali interviene anche l’esercito. Bilancio: 28 palestinesi arrestati, 25 tra feriti e intossicati dai gas lacrimogeni. Scontri anche nella città vecchia di Gerusalemme, dove la tensione è altissima per gli ordini di demolizione ed i coloni hanno cacciato con la forza una famiglia araba di 8 persone, protetti dalla polizia israeliana che arresta 3 membri della famiglia espulsa. Il Gran Muftì e predicatore della moschea al Aqsa, Mohammad Hussayn, lancia un appello al presidio del luogo santo, bersaglio di attacchi da parte di estremisti ebrei, appostati nei pressi per effettuare provocazioni.

17 aprile 2009

A Bilin (Cisgiordania), i soldati israeliani sparano candelotti lacrimogeni ad altezza d’uomo contro la settimanale manifestazione contro il Muro e la colonizzazione, uccidendo il palestinese Basem Rahmeh.

19-20 aprile 2009

A Ginevra, si svolge la Conferenza dell’Onu sul contrasto al razzismo (vedi nota 27 febbraio), caratterizzata da tensioni fra Israele e paesi occidentali, da un lato, mussulmani dall’altro, per avere questi ultimi tenuto fermo un richiamo alla Conferenza di Durban (v. note 31 agosto e 2-3 settembre 2001) ed ivi la condanna di Israele. Una dura condanna verso la politica sionista di genocidio ed apartheid, coperta dall’occidente, viene dal presidente iraniano Ahmadinejad, molto applaudito, mentre i rappresentanti occidentali abbandonano la sala.

21 aprile 2009

La Banca mondiale divulga un rapporto che rileva la sproporzione fra le risorse idriche a disposizione di israeliani e palestinesi (oltre 4 a 1) chiedendo la modifica degli accordi di Oslo in materia. Israele respinge il rapporto. La situazione è anche peggiore di quella descritta dalla Banca mondiale per le distruzioni apportate alle infrastrutture idriche e fognarie durante l’assalto a Gaza, dopo il quale 150.000 abitanti della Striscia non hanno più accesso all’acqua potabile; mentre lo stato ebraico impedisce, con il blocco dei valichi, il passaggio dei materiali necessari alla riparazione.

29 aprile 2009

Il responsabile dell’Unrwa, John Ging, dichiara che "neppure un dollaro" dei circa 4 miliardi e mezzo promessi dalla Conferenza dei donatori del 2 marzo (vedi nota) è giunto a Gaza, causa le chiusure decretate da Israele. Continuano invece i finanziamenti alle forze speciali anti- islamiche.

4 maggio 2009

L’Onu divulga un rapporto che accerta le violenze commesse dalle forze israeliane in 6 attacchi contro le strutture delle Nazioni unite – fra essi, l’assalto alla scuola del campo di Jabalya che provocò la morte di 40 civili- nel corso dell’operazione ‘Piombo fuso’ contro Gaza; e smentisce la tesi di provocazioni palestinesi invocata da Israele. Una seconda denuncia viene, ancora in ambito Onu, dall’organismo di contrasto alla tortura, riguardo un centro di prigionia segreto, gestito dai servizi e contrassegnato dal numero 1391, inaccessibile alla Croce rossa e ad altri organismi internazionali, dove vige la pratica della tortura. Israele reagisce al primo rapporto con veemenza (a fine aprile la conclusione dell’inchiesta interna all’esercito ha concluso che le truppe "hanno ottemperato al diritto internazionale ed agito con professionalità ed alta moralità") smentisce il secondo come non vero.

11-15 maggio 2009

Si svolge il viaggio di Benedetto XVI in Israele e Cisgiordania, con l’esclusione di Gaza. Allo Yad Vashem di Gerusalemme, il Papa pronuncia dure condanne dell’olocausto ebraico e dell’antisemitismo, poi, visitando i luoghi della cristianità, condanna il Muro (ma dimentica il genocidio palestinese) e la "spirale di violenza", infine chiede una "patria per i palestinesi". Durante un incontro interreligioso, offesi dalla perorazione del mussulmano Tayssir al Tamini sul calvario del suo popolo, i rabbini abbandonano la sala.

18 maggio 2009

Si svolge l’incontro, preparato dall’inviato speciale Mitchell., fra il presidente americano Barack Obama ed il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Questi, come i predecessori, si oppone sia alle risoluzioni dell’Onu su uno stato palestinese sovrano, sia all’arresto della colonizzazione (definita "espansione naturale degli insediamenti") mentre, per riprendere i negoziati, esige il riconoscimento palestinese di Israele e la rinuncia al diritto al ritorno dei profughi, confermando la linea seguita ad Annapolis nel novembre 2007. La diplomazia americana si rimette al lavoro per favorire l’accettazione delle pregiudiziali israeliane.

19 maggio 2009

A Ramallah, l’Anp rinnova il governo diretto da Salam Fayyad e composto da elementi del Fatah. La cosa, voluta da Abu Mazen come prova di forza contro Hamas, produce il fallimento dei colloqui interpalestinesi, già incagliati al Cairo.

28 maggio 2009

Presso Hebron, le forze speciali israeliane uccidono un palestinese, colpevole di aderire ad Hamas. Intanto, Abu Mazen parte per Washington. Hamas conferma di non attribuire alcun valore ad eventuali impegni presi dal presidente di Ramallah (vedi nota 18 maggio).

Maggio 2009

Il governo israeliano vara due disegni di legge presentati da Israel Beitenu, l’uno diretto a punire la commemorazione ed ogni pubblico dibattito sulla Nabka (la Catastrofe palestinese) con pene reclusive fino a 3 anni; un secondo a introdurre il "giuramento di fedeltà" allo stato ebraico da parte degli arabi israeliani (circa 1.400.000). Intanto il ministero dell’Interno, guidato da Eli Yishai, avvia la pratica per revocare la cittadinanza a circa 30 arabi, accusati di aver avuto contatti con formazioni ed elementi sgraditi allo stato ebraico (Hezbollah, Hamas, persone residenti in Iran, ecc.). Si registrano fermi ed arresti, come quello della giornalista Amira Hass, che ha disottemperato al divieto di recarsi nella Striscia di Gaza.

1 giugno 2009

Il capo della commissione Onu, Richard Goldstone (vedi nota 2 aprile 2009) giunge a Gaza dal valico di Rafah, per la chiusura israeliana di quello di Erez, ritorsione dello stato ebraico contro le Nazioni unite. Intanto, coloni ebrei scatenano una ‘caccia al palestinese ’ con spedizioni punitive, dopo aver ricevuto l’ordine di evacuare 4 (su 25) piccoli avamposti ritenuti illegali dallo stesso Israele.

4-5 giugno 2009

A Nilin, l’esercito israeliano uccide un altro manifestante, Aqel Sour, e ne ferisce diversi altri mentre dimostravano pacificamente contro il Muro. Un altro ferito a Bilin. Il presidente americano, parlando al Cairo, ha dedicato un contorto passaggio al conflitto israelo- palestinese, affermando l’adesione americana al progetto di uno stato per i palestinesi, dei quali cita le "sofferenze", e al tempo stesso il "legame indistruttibile" con Israele, pur criticandone la "continua colonizzazione" nei Territori: passaggio interpretato come accettazione di un’espansione meno vistosa.

15 giugno 2009

Hamas accusa la morte sotto tortura di un proprio militante, Abdallah Amr, avvenuta nel carcere di Hebron ad opera dei carcerieri dell’Anp. E’ il terzo esponente islamico morto in analoghe circostanze, "come e peggio di quanto sta facendo contro il nostro popolo il nemico sionista", è la denuncia. Intanto, a Bruxelles, l’Europa invita formalmente Israele a fermare la colonizzazione, ma continua a trattare gli accordi economici in materia di servizi, agricoltura, aviazione e difesa nell’ambito del Consiglio di associazione Europa- Israele: per facilitare i quali Benjamin Netanyahu si accinge ad un viaggio in Europa, prima tappa Roma.

30 giugno 2009

Navi militari israeliane bloccano e sequestrano un natante del ‘Free Gaza Movement’, che portava alla Striscia, oltre alla solidarietà degli attivisti, aiuti alimentari e materiali per la ricostruzione. Arrestati i componenti l’equipaggio, una ventina. Lo stato ebraico vieta l’ingresso a Gaza dei materiali come cemento, legno ecc. onde impedire la ricostruzione delle case distrutte e proseguire la ‘punizione collettiva ’. Resta sempre vietata la pesca: chi ci prova rischia la morte.

Giugno 2009

Appare su YouTube un video che mostra soldati israeliani costringere un giovane arabo a picchiarsi e a plaudire il loro corpo di frontiera, commentato gioiosamente da razzisti israeliani.

Giugno 2009

A colloquio con gli esponenti americani Bob Casey e Gary Ackerman (riportato su un documento americano svelato da Wikileaks nel novembre 2010), Ehud Barak afferma che "Egitto e Fatah erano stati avvisati della guerra di Israele contro Gaza ben prima dell’attacco" e che entrambi "avevano declinato la proposta israeliana di prendere il controllo della Striscia di Gaza una volta che Israele avesse sconfitto Hamas". La stessa consapevolezza di Fatah circa l’attacco emerge da un altro colloquio, avvenuto in ottobre, fra Saeb Erekat e l’inviato statunitense George Mitchell, il primo dei quali parla al secondo dell’avviso dato ad Abu Mazen dal capo dei servizi ebraici, Amos Gilad, ed aggiunge che Abu Mazen rispose che "non sarebbe entrato a Gaza su un carro armato israeliano"

2 luglio 2009

A Gaza, le forze israeliane radono al suolo una casa uccidendo la 17enne Hyam Abu Aysh e ferendo altri suoi familiari, fra cui un bambino piccolo. L’esercito israeliano, nella sua rituale smentita, tenta di incolparne Hamas.

9 luglio 2009

A Bruxelles, il portavoce dell’Ue Kriss rettifica le parole del rappresentante svedese (paese che ha la presidenza di turno) circa la illegittimità della "naturale espansione delle colonie in Cisgiordania": il viaggio di Netanyahu ha prodotto risultati (vedi nota 15 giugno). A questa data, i coloni ebrei in Cisgiordania sono circa 480.000, di cui 200.000 nella sola Gerusalemme est; i posti di blocco istituiti per vessare i palestinesi nella loro terra sono 685, quasi tutti stabili, secondo dati dell’Onu.

11 luglio 2009

Le forze egiziane impediscono ad alcuni camion di ‘Viva Palestina’, recanti aiuti alimentari e medico- sanitari, di raggiungere il convoglio, altre decine di camion ferme al valico di Rafah; fermati altresì gli attivisti desiderosi di portare la loro solidarietà alla popolazione. Il regime di Mubarak conferma ancora il ruolo di sodale di Israele nella punizione collettiva di Gaza.

12 luglio 2009

La proposta rivolta all’Onu dal rappresentante europeo per la politica estera, Javier Solana, di avviare il processo di riconoscimento dello Stato palestinese, previsto da sessant’anni, anche in presenza del fallimento dei negoziati patrocinati dagli Usa (che si dà per scontato) riceve la risposta arrogante di Israele: "lo stato palestinese non ce lo può imporre nessuno", tanto meno "un diplomatico il cui rapporto volge al termine". Intanto il quotidiano israeliano "Maariv" scrive che gli Usa hanno già consentito ad Israele, in modo riservato, la "espansione naturale" delle colonie per circa 2500 edifici. Segue una rituale smentita delle due diplomazie ma la notizia riceverà conferma dal "Guardian" e dal successivo evolversi dell’iniziativa israelo- statunitense.

13 luglio 2009

Il premier Benjamin Netanyahu, formalmente assolvendo gli inviti americani, invita Abu Mazen ad un incontro centrato sulla "ebraicità di Israele", così da ricevere uno scontato rifiuto. Nello stesso senso vanno le dichiarazioni alla stampa del ministro ai Trasporti Israel Katz secondo cui il suo governo "non è più disposto a tollerare la denominazione di al Quds per Gerusalemme" che andrà sostituita, anche nelle segnalazioni stradali, col termine ebraico Yerushalaim. "Riforma" che andrà ampliata a tutte le indicazioni, cancellando i termini arabi e latini per sottolineare la "ebraicità di Israele".

14 luglio 2009

E’ pubblicizzato un rapporto della ong ‘Breaking the silence’, finanziato dalla Ue, una raccolta di 54 testimonianze di soldati di Tshal sulle atrocità commesse dall’esercito israeliano a Gaza nel gennaio. Il rapporto testimonia uccisioni gratuite di civili, l’uso di scudi umani ("ad ogni casa palestinese cui ci avvicinavamo mandavamo avanti il vicino, un Iohnnie, poi si entrava nella casa puntando il mitra alla schiena del civile"), le istruzioni impartite ai militari; ("erano che chiunque fosse sospetto doveva essere ucciso: ho capito che era meglio sparare per primi e fare domande dopo"; "una sera il comandante ci disse: pensate solo a sparare...sparate senza esitazioni, meglio sparare ad un innocente che far fuoco contro un nemico"). Si parla ancora di "distruzioni totali non collegate a nessuna minaccia concreta per le forze israeliane". L’inchiesta conclude che nell’operazione ‘Piombo fuso ’ "sono state superate linee rosse mai oltrepassate prima" e che la condotta "immorale" dell’esercito si deve addebitare "al sistema di comando in vigore e non al comportamento individuale dei soldati".

15 luglio 2009

L’Anp di Ramallah chiude la sede locale dell’emittente "al Jazeera" per avere essa dato spazio alla denuncia del dirigente di Fatah in esilio, Faruk Qaddumi, secondo cui Yasser Arafat è morto per avvelenamento, imputabile ad un’intesa fra Israele e i collaborazionisti Abu Mazen e Mohammed Dahlan.

24 luglio 2009

Il quotidiano "Il Manifesto" informa di un dossier prodotto dalla ong israeliana Amim secondo cui il governo israeliano ha concesso in gestione un settore di Silwan, zona araba di Gerusalemme, ad un’associazione di coloni estremisti, Elad, "in violazione flagrante delle regole di un’equa amministrazione e, per certi aspetti, anche in violazione di legge".

26 luglio 2009

A Gaza si continua a morire per le conseguenze dell’assedio. Oltre alla fame ed alle malattie anche i tunnel uccidono: 7 palestinesi trovano oggi la morte in uno di essi, per l’esplosione di carburante che sono costretti a procurarsi clandestinamente in questo modo. I tunnel hanno provocato diverse altre vittime, anche per i franamenti dovuti ai bombardamenti di gennaio.

2 agosto 2009

La polizia israeliana chiede alla magistratura l’incriminazione di Avigdor Lieberman per corruzione e riciclaggio. Dall’inchiesta è emerso fra l’altro che il leader sionista, mentre minacciava i palestinesi, intratteneva rapporti commerciali con gli elementi collaborazionisti dell’Anp.

4-11 agosto 2009

A Betlemme si svolge il congresso del Fatah, il primo dopo vent’anni e per la prima volta nei Territori occupati: scelta diretta ad estromettere gli esponenti in esilio, ostili alla politica collaborazionista del gruppo dirigente. I delegati, oltre 2000, sono stati selezionati dai dirigenti per evitare contestazioni. Il giorno seguente l’apertura, il congresso approva la mozione che dichiara le responsabilità israeliane nella morte di Arafat, in termini tali da assolvere Fatah e gli elementi sui quali si sono appuntati i sospetti (v. nota 15 luglio). Il congresso si chiude con l’elezione dei componenti il comitato centrale fra i quali spiccano i collaborazionisti più in vista: Mohammed Dahlan, Tawfiq Tirawi e Jibril Rajub, già capi dei servizi che si contrapposero ad Arafat, Hussein Sheikh, collaboratore di Israele per la "sicurezza", il negoziatore Saeb Erekat; è votato anche Marwan Barghouti, il leader dell’Intifada imprigionato in Israele, mentre è estromesso Faruk Qaddumi. Nessuna donna viene eletta. Abu Mazen è confermato leader all’unanimità. Il presidente scaduto ha rispolverato per l’occasione un linguaggio battagliero anche verso Israele (che rientra subito dopo il congresso), e centrato i suoi interventi sull’attacco ad Hamas: il movimento islamico ha praticato restrizioni ai delegati di Fatah della Striscia per ottenere il rilascio dei suoi militanti imprigionati dall’Anp, sottoposti a "brutali torture" che hanno causato da ultimo la morte di Fadi Hamadna . Svariate le denunce di brogli e di congresso- farsa, una delle quali dell’ex premier Abu Ala. Il "Financial Times" commenta l’assise sotto il titolo "L’agonia di Fatah".

14 agosto 2009

A Rafah, le forze di Hamas circondano la base del gruppo salafita sunnita Jund Ansar Allah per arrestarne il leader, Abdel Latif Moussa, innescando così un sanguinoso scontro. Il gruppo qaedista, apparso nella Striscia da pochi mesi con base nella moschea Ibn Tahmeh, ha dichiarato la costituzione dell’Emirato sunnita di Palestina e predica contro Hamas, accusata di tradire gli ideali della Sharia e del Califfato e di ispirarsi all’Iran sciita. Hamas a sua volta accusa il gruppo di ricevere finanziamenti dai collaborazionisti e di essere entrato nella Striscia ad opera di Israele e degli Usa, che puntano a scatenare una guerra fratricida sunniti- sciiti . Bilancio dello scontro: 26 o 28 i morti, 15 dei quali del gruppo salafita, 6 di Hamas, gli altri civili, oltre cento i feriti, mentre si diffondono voci sulla morte dello stesso Moussa: secondo alcuni, si sarebbe fatto esplodere per non essere arrestato, per altri è rimasto ucciso dalla deflagrazione della cintura esplosiva di un suo collaboratore.

26-27 agosto 2009

Mentre a Gaza esplode la rabbia per gli ultimi delitti israeliani – 4 palestinesi uccisi nel bombardamento notturno di un tunnel, un pescatore arso vivo con la sua barca- il premier israeliano Benjamin Netanyahu incontra l’inviato americano George Mitchell al quale comunica che la disponibilità del suo governo non andrà oltre un "ammorbidimento" della colonizzazione per 9 mesi e che, per di più, non riguarderà né i 2500 alloggi già preventivati in Cisgiordania (in pochi giorni diventano 3000) né la colonizzazione di Gerusalemme est, che continuerà senza limiti. Chiede inoltre a Washington di garantire il blocco perpetuo del rientro dei palestinesi in diaspora e la eliminazione di Hamas, insieme ad una politica più aggressiva verso l’Iran. In contemporanea, il vicepremier Moshe Yaalon afferma che gli ebrei "hanno il diritto a stanziarsi in ogni luogo del Grande Israele". Mitchell passa la palla al suo governo (v. note 6 e 22 settembre 2009). Da parte sua il presidente scaduto di Ramallah, Abu Mazen, minaccia Hamas che, non accettando essa le condizioni occidentali, saranno indette elezioni presidenziali e legislative che vedranno in lizza il solo Fatah. Soltanto l’Onu, estromessa insieme al Quartetto dall’iniziativa americana, chiede la fine della colonizzazione per voce del commissario Navi Pillay, ricordando altresì come tutti gli insediamenti ebraici nei Territori sono illegali per il diritto internazionale.

Agosto 2009

Il giornale svedese Aftonbladet divulga la denuncia di alcune famiglie palestinesi secondo cui gli israeliani hanno sequestrato ed ucciso i loro parenti e restituito i corpi privi di alcuni organi. Il giornale risolleva in proposito il caso di Bilal Ahmed Ghanem, ucciso nel 1992, e collega le attuali denunce al processo iniziato nel New Jersey contro un gruppo di ebrei americani, che comprende un rabbino di New York, imputato appunto per traffico di organi. Israele replica con una dura dichiarazione del ministro degli Esteri, la convocazione dell’ambasciatore svedese per ricevere la diffida, da inoltrare al suo governo, a censurare e punire il giornale "antisemita" ed inizia una campagna politica e commerciale contro la Svezia per ottenere quanto richiesto.

1 settembre 2009

Il centro al Mezan per i diritti umani denuncia che i servizi segreti israeliani stanno mettendo sotto torchio i pescatori di Gaza per indurli a fornire informazioni sugli esponenti di Hamas, onde poterli eliminare: offrono premi e ricattano sulla licenza di pesca, per la quale Israele ha introdotto ad libitum divieti in violazione delle norme internazionali, oltre a prendere di mira i pescherecci.

6 settembre 2009

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu annuncia l’inaugurazione di 3500 nuovi alloggi per gli ebrei a Maaleh Adumin che si aggiungeranno ai 3000 della "espansione naturale ebraica" in Cisgiordania. A Gerusalemme, sono continuate anche le espulsioni di famiglie palestinesi dalle loro case, assegnate a coloni ebrei senza alcun risarcimento per i proprietari o demolite.

14 settembre 2009

Si conclude l’inchiesta affidata dall’Onu al giudice Richard Goldstone sull’attacco a Gaza, durata 5 mesi, che imputa ad Israele la "punizione collettiva della Striscia", "l’uso sproporzionato della forza" nel reagire, come dichiarato dal governo ebraico, ai lanci di razzi Qassam (anch’esso peraltro censurato, senza considerare il diritto alla resistenza, con l’annotazione dei 10 morti in 7-8 anni). Il rapporto accusa Israele per le vittime civili dell’assalto a Gaza che giunse all’eliminazione di persone che sventolavano bandiera bianca, le abitazioni e le infrastrutture civili distrutte, ed inoltre "i proiettili di mortaio al fosforo bianco contro le installazioni dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi…l’attacco intenzionale dell’ospedale di al Quds con proiettili esplosivi e al fosforo…l’attacco contro l’ospedale al Wafa…svariate violazioni del diritto umanitario internazionale". Durissima la replica del governo israeliano che accusa Golstone di avere raccolto "dichiarazioni false e unilaterali contro Israele" cui si aggiunge la solita di "antisemitismo" .

17 settembre 2009

Secondo un documento diplomatico americano, svelato nel gennaio 2011 con i "Palestinian Papers", in questa data, a colloquio con l’inviato statunitense David Hale, il negoziatore dell’Anp Saeb Erekat gli dice che "dobbiamo uccidere palestinesi per guadagnare autorità, armi e legalità. Continueremo ad adempiere ai nostri doveri, abbiamo investito energie e tempo per ammazzare la nostra gente, proprio per garantire ordine e rispetto delle leggi".

18 settembre 2009

A New York, in previsione della risoluzione finalizzata a ribadire il monopolio dell’arma nucleare per gli attuali detentori, l’Assemblea dell’Onu approva a stretta maggioranza (49 voti contro 45 e diverse astensioni) la mozione araba, sostenuta dalle potenze asiatiche, che chiede ad Israele l’adesione al Trattato di non proliferazione nucleare ed all’Aiea di mobilitarsi per ottenere il controllo dell’arsenale israeliano. La ripresa di iniziative internazionali a favore dei palestinesi vede in questi giorni nuove adesioni alla campagna boicottaggio dei prodotti e delle iniziative israeliane fra cui quella del Tuc, principale sindacato britannico; proteste e boicottaggi della presenza israeliana nell’ambito di rassegne cinematografiche e di congressi scientifici; un dossier sulle violazioni dei diritti umani perpetrate da Israele, scritto da 7 giuristi coordinati da Virgilia Tilley, che termina con la denuncia dell’apartheid vigente nei Territori.

22 settembre 2009

A New York il presidente Barack Obama, dopo avere attaccato il rapporto Goldstone come "troppo duro con Israele" e respinto la proposta di discutere i crimini israeliani in sede di Consiglio di sicurezza, riceve Benjamin Netanyahu ed Abu Mazen. Nell’incontro cade la finzione del "congelamento" della colonizzazione ebraica e si evidenzia la sola sottomissione di Abu Mazen, che ha accettato l’incontro "senza precondizioni", senza cioè richiedere la sospensione della colonizzazione. Ciò avviene contestualmente alla ripresa delle minacce americane ed europee all’Iran richieste da Israele, che canta vittoria su tutta la linea.

24 settembre 2009

A Gaza città, un raid israeliano colpisce un’auto facendo in pezzi i palestinesi al suo interno. Nella stessa giornata si svolge un incontro (svelato nel 2011 da Al Jazeera con i Palestinian Papers) fra il negoziatore dell’Anp Saeb Erekat e l’inviato statunitense George Mitchell che offre, in cambio della partecipazione palestinese al cosiddetto "negoziato di pace", un consistente "pacchetto di aiuti".

27 settembre 2009

A Gerusalemme, si svolge una manifestazione - preghiera ebraica alla Spianata delle moschee, per indicare la volontà sionista di accaparrarsi anche il luogo sacro dell’Islam. Polizia e militari israeliani in tenuta antisommossa caricano i giovani palestinesi accorsi a difendere il luogo, ferendone oltre 20 ed arrestandone 9.

30 settembre 2009

Continuano i raid israeliani su Gaza (5 attacchi in una settimana) per distruggere i tunnel indispensabili alla sopravvivenza, gli arresti di simpatizzanti islamici in Cisgiordania (21 in 3 giorni, operati sia dalle forze israeliane che da quelle collaborazioniste dell’Anp). Unico spiraglio è un accordo, raggiunto attraverso mediatori egiziani e tedeschi, per lo scambio di 20 prigioniere palestinesi con un video recante la prova che Gilad Shalit è vivo ed in salute. Dovrebbe essere la premessa per uno scambio più effettivo fra l’unico sequestrato israeliano in mani palestinesi e alcune centinaia (Hamas chiede 1.000) fra i quasi 12.000 palestinesi sequestrati e imprigionati in Israele.

2 ottobre 2009

All’Onu, obbedendo all’ordine israelo- americano, Abu Mazen aderisce alla richiesta di rinviare di 6 mesi la discussione del rapporto Goldstone (v. 14 settembre 2009). A margine, colloquiando con gli statunitensi, s’impegna a "fare di tutto per creare un’atmosfera favorevole ai negoziati ed astenersi dal sostenere, direttamente o indirettamente, qualunque foro internazionale che minerebbe detta atmosfera", come confermeranno i "Palestinian Papers" (vedi nota 23 gennaio 2011). Un boomerang per Abu Mazen, aggravato dalla finzione inscenata nell’immediato di non saperne nulla. Allo scherno di Hamas, che lo definisce "il miglior portavoce di Israele", si aggiungono proteste a Gaza, dove l’immagine del fantoccio è fatta oggetto di lanci di scarpe e palate di fango, mentre proteste più contenute si registrano in Cisgiordania e nei paesi arabi (la Siria annulla una sua visita a Damasco) accompagnate da inviti a dimettersi. Contemporaneamente, a Washington, Saeb Erekat incontra George Mitchell al quale espone la preoccupazione che la mediazione egiziana, finalizzata alla riconciliazione tra le fazioni palestinesi, pur privilegiando Fatah, finisca per "legittimare Hamas", e chiede la "supervisione" americana per contenere questo effetto. Lamenta inoltre le buone relazioni esistenti, a suo avviso, fra la monarchia saudita e la dirigenza di Hamas, in particolare con l’esiliato a Damasco Khaled Meshal. Il contenuto dell’incontro è svelato dai citati Palestinian Papers.

5 ottobre 2009

Le forze israeliane assediano la moschea al Aqsa, presidiata da 200 palestinesi per fronteggiare la provocazione di rabbini e coloni ebraici che intendono occupare i luoghi sacri dell’Islam. Già nel primo giorno d’assedio sono operati arresti e 15 palestinesi restano feriti - i coloni sono invece protetti dalla polizia- altri palestinesi sono arrestati in Cisgiordania nel corso di proteste, mentre Abu Mazen rifiuta di convocare una riunione per decidere iniziative contro l’assedio e la repressione. Costui si prepara invece a partire per Roma, dov’è ricevuto il 7 ottobre, cercando di recuperare in Europa la credibilità perduta in patria.

14 ottobre 2009

In seguito ad appelli, anche in sede Onu, per sostituire l’Anp di Ramallah con un comitato palestinese più rappresentativo e indipendente quale portavoce presso gli organismi internazionali, Abu Mazen è costretto a revocare la decisione del 2 ottobre (vedi nota) sbloccandosi così la discussione sul rapporto Goldstone. Intanto, continua l’assedio alla moschea al Aqsa come i raid israeliani su Gaza, sui tunnel e sul porto, ed i rastrellamenti in Cisgiordania, per perseguitare i simpatizzanti di Hamas e scacciare i palestinesi dai luoghi dove dovranno sorgere 30 nuovi insediamenti ebraici.

16 ottobre 2009

A Ginevra, il Consiglio per i diritti umani dell’Onu approva il rapporto Goldstone con 25 voti favorevoli, 11 astenuti e 6 contrari (Usa, Israele, Italia, Slovacchia, Ucraina, Ungheria). La mozione approvata richiede altresì la fine degli scavi israeliani e delle provocazioni nei luoghi sacri dell’Islam.

21 ottobre 2009

Il negoziatore dell’Anp Saeb Erekat incontra nuovamente l’inviato statunitense George Mitchell al quale manifesta la sua delusione verso Israele e soprattutto l’Egitto perché, a suo avviso, "non si sta facendo nulla per mantenere l’assedio su Gaza" , mentre la frontiera fra Egitto e Gaza è "solo 11 chilometri". E ancora "cosa si sta facendo con i 23 milioni $ donati da Usaid per arrestare l’attività dei tunnel? È proprio da lì che si gioca l’economia di Hamas". Il rapporto Usa sul colloquio è svelato con i "Palestinian Papers" nel gennaio 2011.

23 ottobre 2009

Abu Mazen si fa nuovamente portavoce dell’asse israelo- americano, stizzito per il voto all’Onu del 16 ottobre, intimando ad Hamas di accettare l’ultimatum del Quartetto (rinuncia alla resistenza, riconoscimento di Israele, osservanza unilaterale dei vecchi trattati) pena la convocazione di elezioni legislative e presidenziali gestite in esclusiva dall’Anp (che equivarrebbero ad una farsa), delle quali è indicata perfino la data: 24 gennaio 2010. Naturalmente Hamas respinge l’ultimatum, che rientra fra un paio di settimane.

26 ottobre 2009

Le forze israeliane assaltano la moschea al Aqsa sparando, rincorrendo i giovani palestinesi, picchiando e lanciando fumogeni. Almeno 25 palestinesi riportano ferite e decine sono arrestati, fra i quali 5 giornalisti. Altri arresti, una ventina, sono compiuti a Ramallah e Betlemme, cui si aggiungono 8 operati dalle forze collaborazioniste dell’Anp. Seguono nei giorni successivi le violenze abituali dei coloni ebraici contro i contadini che raccolgono le olive nei campi, con un picco di violenza a Qaryut, dove almeno 6 palestinesi sono gravemente feriti, ed un altro bombardamento israeliano su Gaza.

30 ottobre 2009

A Gerusalemme, si svolge una conferenza internazionale a sostegno di Israele cui partecipano, fra gli altri, il barone David de Rothschild, Bernard Henry Lévy, i rappresentanti europei Josè Maria Aznar, Tony Blair, Stepan Mesi, Radoslaw Sikorky, il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales.

Ottobre 2009

L’Oms denuncia il perdurante impedimento di Israele all’ingresso di operatori sanitari a Gaza. Medici dell’ospedale al Shifa hanno denunciato la nascita di bambini malformati, probabile conseguenza dei bombardamenti israeliani al fosforo e all’uranio, e studiano altresì l’incidenza di tumori connessa alla presenza nel suolo di altre sostanze tossiche e metalli pesanti, causata dai bombardamenti letali: eventi che Israele intende occultare ad ogni costo. Altra conseguenza di Piombo fuso è la malattia degli olivi e delle piante da datteri, che rendono ancor più drammatica la situazione alimentare a Gaza.

3 novembre 2009

Il quotidiano Yedioth Ahronot scrive che nell’estabilishment si dà per certo un nuovo attacco in forze contro Gaza, del quale è incerta soltanto la data.

17 novembre 2009

In risposta alle timide pressioni internazionali a contenere la colonizzazione, forte dell’appoggio americano (confermato da ultimo dagli elogi della Clinton per asseriti "sforzi di pace" di Netanyahu), il governo israeliano annuncia la costruzione di 900 nuovi alloggi per soli ebrei a Gerusalemme est. Per converso, continuano le demolizioni di case arabe e sono rese note alcune cifre delle revoche di residenza decretate dal governo sionista, con vari pretesti, a danno degli arabi abitanti nella capitale occupata: circa 5.000 nel solo 2008.

8 dicembre 2009

Su pressioni israelo- americane (appoggiate specie dal governo italiano), l’Ue ritira la bozza svedese basata sul riconoscimento dello Stato palestinese, prescindendo dalla volontà della potenza occupante, con"Gerusalemme capitale di due Stati". Israele, ancora una volta, canta vittoria: l’unica cosa che non ha ottenuto dalla servile Europa è la colpevolizzazione dei palestinesi per il fallimento definitivo dei negoziati.

15 dicembre 2009

Il governo israeliano praticamente ordina alla Gran Bretagna di modificare la legislazione sui crimini di guerra, basata sul principio della giurisdizione universale, in base alla quale un tribunale inglese, accogliendo il ricorso di cittadini palestinesi, ha spiccato un ordine di arresto per Tzipi Livni in relazione all’attacco stragista "Piombo fuso". Per intanto, il provvedimento giudiziario viene revocato in tutta fretta.

18 dicembre 2009

Amnesty International e Hrw confermano le denunce islamiche sulle torture praticate dalle forze dell’Anp, addestrate dalla Cia, a danno di simpatizzanti di Hamas in Cisgiordania, dando per possibile (non certa) la partecipazione diretta di agenti Cia. In un altro rapporto, Amnesty ha messo sotto accusa Israele per la sottrazione delle risorse idriche palestinesi, l’80%, dirottate alle colonie dove l’acqua si spreca in fontane e piscine, mentre i palestinesi, in specie a Gaza, non hanno acqua potabile sufficiente a sopravvivere.

25-26 dicembre 2009

Israele sceglie ancora una volta il Natale per ammazzare palestinesi, sei. Tre sono freddati in un raid su Nablus, in Cisgiordania, altri 3 sono uccisi per essersi avvicinati al Muro divisorio presso Eretz.

28 dicembre 2009

Il governo egiziano conferma il divieto della "Marcia per Gaza libera" bloccando 1400 attivisti provenienti da diversi paesi, approdati al Cairo e diretti a Gaza per portare aiuti e solidarietà, concedendo il solo transito dei camion con gli aiuti. Gli attivisti manifestano nella capitale egiziana e concluderanno la loro iniziativa il 1° gennaio con una dichiarazione di impegno a rilanciare la campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro l’apartheid israeliano. Contemporaneamente è confermato che l’Egitto sta intraprendendo la costruzione di una barriera in acciaio, finora negata, per chiudere i tunnel necessari alla sopravvivenza e completare così l’assedio di Gaza decretato da Israele. Allo stesso fine, nei prossimi giorni, il Cairo confermerà anche la chiusura del valico di Rafah ai convogli umanitari.

30 dicembre 2009

L’inviato speciale dell’Onu nei Territori, Richard Falk, si unisce alla denuncia contro l’assedio di Gaza, definito "senza precedenti nel dopoguerra", ed il suo completamento col muro d’acciaio deciso dall’Egitto. E’ ora – afferma- di passare dalla diplomazia "alla quale Israele non risponde" alle sanzioni per costringerlo al rispetto dei diritti umani. Intanto, a Gaza, giungono componenti del movimento religioso ebraico Naturei Karta, guidati dal rabbino Yisrael D. Weiss, per portare la loro solidarietà e dissociarsi dallo stato sionista, che essi avversano ritenendolo violatore anche dei principi dell’ebraismo.

4 gennaio 2010

"Yedioth Ahronot" scrive che l’esercito israeliano sta riposizionando e integrando le forze stanziate in Cisgiordania con 10 basi di riservisti pronti per ogni evenienza "sulla scia degli insegnamenti tratti dalla seconda guerra del Libano". "Maariv" fornisce invece indiscrezioni sui contatti fra il governo israeliano, gli americani ed Abu Mazen, secondo le quali costui ha promesso di non insistere con il blocco della colonizzazione ebraica, disattendendo il mandato della sua stessa organizzazione, in cambio della promessa americana di garantire un accordo con Israele in 2 anni. Fervono indisturbate le annunciate attività edilizie ebraiche (v. da ultimo note 14 ottobre e 17 novembre 2009) con la novità di un altro insediamento sul Monte degli Ulivi.

9 gennaio 2010

Nella giornata di ieri la Tv israeliana, citando fonti dell’esercito, ha confermato l’intento di un nuovo attacco militare contro Gaza che "assumerà una forma più cruenta e risolutiva" di quello scatenato un anno fa. L’inquietudine di Gaza è incrementata da un colloquio di Abu Mazen al Cairo, per il sospetto che i collaborazionisti abbiano dato il loro benestare al nuovo attacco, come un anno fa (vedi note 24 dicembre e 25-26 dicembre 2008); sospetto rinforzato dalla barriera in acciaio e dal blocco dei tunnel, che chiudono Gaza in una morsa letale. Nei giorni scorsi, i giovani di Hamas si sono ribellati al nuovo Muro ed al respingimento degli attivisti arabi di "Viva Palestina" attaccando con sassate i militari egiziani, che hanno risposto con durezza: il bilancio degli scontri è di almeno 50 militanti feriti e una decina di poliziotti contusi.

10 gennaio 2010

Un raid aereo israeliano nel centro della Striscia di Gaza fa letteralmente a pezzi 3 palestinesi, che si aggiungono a 5 vittime nei giorni scorsi. E’ continuata anche la violenza di coloni e militari in Cisgiordania, soprattutto ad Hebron, ai danni di contadini e pastori. Si registra infine l’annuncio di Benjamin Netanyahu di voler innalzare una muraglia anche al confine con l’Egitto per proteggere Israele dall’immigrazione araba, già contrastata per altro da un’unità speciale che scopre ed espelle gli "infiltrati" . Questi difatti, secondo gli assunti del sionismo, contaminerebbero la democraticità e la esclusività ebraica.

15 gennaio 2010

Un documento della diplomazia americana, contenuto nei "Palestinian Papers" divulgati nel gennaio 2011, riferisce che il negoziatore dell’Anp Saeb Erekat, rivolgendosi al consigliere della Casa Bianca David Hale, gli espone la disponibilità dell’Anp a rinunciare al diritto al ritorno dei profughi palestinesi nelle loro terre, ad evitare che le comunità della Diaspora possano esprimersi in proposito, infine esclama: "Abbiamo offerto /ad Israele/ la più grande Yerushalaim nella storia degli ebrei, il ritorno solo simbolico dei profughi, uno Stato /palestinese/ smilitarizzato…che altro possiamo fare?"

20 gennaio 2010

A Dubai (Emirati arabi) agenti del Mossad uccidono, per strangolamento e dopo averlo torturato con scariche elettriche, l’esponente di Hamas in esilio Mahmoud al Mabhou, già sfuggito a 3 tentativi di assassinio. La notizia trapela dopo settimane, quando gli inquirenti degli Emirati spiccheranno mandati di cattura per il capo del Mossad, Meir Dagan, e per gli agenti del commando: in tutto 27, fra assassini e complici e fra essi un ebreo con cittadinanza britannica e 3 collaborazionisti palestinesi, tutti muniti di falsi passaporti israeliani ed europei. Sarà quest’ultimo fatto, non l’omicidio in sé, a causare la reazione di Londra, culminata il 23 marzo nell’espulsione del capostazione del Mossad; ed un comunicato di protesta della Ue, di dubbia efficacia dato che si rivolge ad ignoti e neppure cita Israele. Il governo israeliano, per voce del ministro Benjamin ben Eliezer, dopo la diffusione della notizia affermerà: "Non so se siamo stati noi ma l’importante è il risultato".

24 gennaio 2010

La Tv del Qatar "Al Jazeera" divulga un messaggio audio di Osama bin Laden che, rivendicando ad al Qaeda l’attentato fallito lo scorso Natale su un aereo per Detroit, dichiara: "…gli Usa non potranno mai sognarsi di vivere in sicurezza finché la stessa condizione non sarà data ai palestinesi…finché i nostri fratelli di Gaza soffriranno così tanto"

27 gennaio 2010

Le autorità israeliane – il presidente della repubblica Shimon Peres, il capo del governo Benjamin Netanyahu e diversi ministri, dalle località in cui si trovano nel ‘giorno della memoria ’ - scatenano un attacco concentrico contro il giudice Richard Goldstone che si è permesso, nel suo rapporto all’Onu, di denunciare i crimini israeliani perché "rapporti come quello rafforzano l’antisemitismo e incoraggiano chi nega la Shoah". L’offensiva mediatica si estende, sul piano interno, al New Israel Fund, riferimento di alcune ong ebraiche accusate di "tradimento e intelligenza col nemico" per avere appoggiato anch’esse il rapporto Goldstone; sul piano esterno, al governo turco di Tayyp Erdogan che ha solidarizzato in più occasioni con i palestinesi di Gaza e condannato il massacro e l’embargo, così "indirettamente incoraggiando e incitando l’antisemitismo".

7 febbraio 2010

A Gerusalemme, le autorità israeliane operano denunce e fermi a carico di presunti evasori di obblighi fiscali nel ghetto di Suafat, nella zona orientale della città, benché i palestinesi residenti siano esclusi di fatto dai servizi sociali e dall’assistenza riservati agli ebrei. Intanto il presidente dell’Anp di Ramallah, Abu Mazen, nomina governatore della città Leila Ghannam, capitano dei servizi segreti collaborazionisti, con il compito precipuo di reprimere "con il pugno di ferro" il movimento islamico Hamas.

10 febbraio 2010

L’emittente israeliana "Canale 10" trasmette un’intervista a Fahmi Temimi, ufficiale palestinese già distaccato ai servizi dell’Anp, che accusa la corruzione dell’apparato di Ramallah ed afferma di avere le prove di appropriazioni indebite di denaro versato da paesi occidentali ed arabi, per centinaia di milioni $, prove che egli sarebbe disposto a pubblicizzare se non sarà avviata una drastica riforma dell’amministrazione. In Cisgiordania, l’esecuzione di un soldato israeliano rivendicata dalla componente armata del Fatah accentua le violenze israeliane. L’indomani, un bombardamento su Gaza effettuato senza alcuna motivazione uccide un palestinese e ferisce gravemente 3 bambini; a Gerusalemme i poliziotti picchiano selvaggiamente un ragazzino fino a fratturargli le gambe, poi lo arrestano.

15-18 febbraio 2010

In Cisgiordania continuano gli arresti compiuti da forze israeliane e dell’Anp: 12 ad opera delle prime, 5 delle seconde, solo nella giornata del 15, preceduti e seguiti da altre decine, per ritorsione contro l’uccisione del milite israeliano. A Gaza, in conseguenza dello sparo di un solo razzo sulle colonie illegali, thank irrompono nel centro della Striscia. Un incrudelimento si registra anche nei sequestri di pescatori palestinesi che osano pescare, per sfamarsi, nelle acque di Gaza, con pressioni sui fermati affinché forniscano informazioni sui dirigenti di Hamas.

21 febbraio 2010

Gerico ed Hebron (Cisgiordania) sono invase da ebrei fanatizzati dall’annuncio del loro governo di volersi annettere altri luoghi sacri all’Islam, in particolare la moschea Bilal bin Rabah ("tomba di Rachele" secondo gli ebrei) e la moschea Ibrahim ("tomba dei patriarchi"). Sui luoghi giungono in massa anche giovani palestinesi, incoraggiati alla resistenza da Hamas, mentre Abu Mazen si è limitato ad una protesta verbale. Immediata e brutale scatta la repressione delle forze israeliane in tenuta antisommossa: almeno 60 i palestinesi feriti.

26-27 febbraio 2010

Una pattuglia israeliana penetra a Rafah, dove si scontra con resistenti del Fdlp. Continuano scontri, impari, ad Hebron contro l’annunciato accaparramento israeliano della moschea Ibrahim: 24 manifestanti palestinesi sono tratti in arresto dalle forze israeliane, aiutate da quelle collaborazioniste dell’Anp, diversi altri restano feriti nella carica o intossicati dai lacrimogeni.

1 marzo 2010

A Gerusalemme, in coincidenza con la festa ebraica del Purim, un gruppo di ebrei entra nella moschea al Aqsa scortato dalla polizia israeliana che provvede a disperdere i manifestanti palestinesi usando i gas e sparando proiettili di gomma - 4 i manifestanti feriti, altri intossicati- ed opera altresì 7 arresti. La provocazione dei coloni si estende ad Hebron, sempre protetta dalla polizia, per rivendicare a Israele la moschea Ibrahim. A Gaza le forze israeliane uccidono un militante del Comitato di resistenza popolare.

1-2 marzo 2010

Nel corso di un ciclo di conferenze dedicato al padre del sionismo, Theodore Herzl, lo storico ebreo Martin Kramer, docente ad Harvard, critica i paesi occidentali che, anziché studiare misure per limitare le nascite palestinesi, continuerebbero ad incentivarle con i sussidi alimentari. Invece, aggiunge, "le attuali sanzioni israeliane contro Gaza hanno un fine politico – minare Hamas – ma se spezzassero anche la crescita fuori controllo della popolazione di Gaza – e questo è dimostrabile- potrebbero cominciare a spezzare la cultura del martirio, che richiede una costante fornitura di giovani uomini superflui".

3-7 marzo 2010

Un bambino palestinese di 12 anni, al Hasan, è catturato dalle forze israeliane insieme al fratellino di 9 anni. Quest’ultimo è liberato subito dopo, Hasan invece viene deferito ad un tribunale militare per presunte attività ostili. E’ rilasciato 4 giorni dopo ma si pretende che il padre del bambino paghi una cauzione di 2000 shekel.

9 marzo 2010

A Gerusalemme s’incontrano il premier israeliano Benjamin Netanyahu ed il vice presidente americano Joe Biden, che reiterano minacce congiunte contro l’Iran per il suo programma nucleare, mentre in questi stessi giorni Israele annuncia il potenziamento del proprio. In coincidenza – non casuale- con l’incontro, il ministro dell’Interno Eli Yishai annuncia la costruzione di 1600 alloggi per soli ebrei nella parte araba di Gerusalemme: si tratterebbe in realtà della prima parte di 50.000 alloggi, secondo le rivelazioni di alcune ong, destinati ad ebraicizzare completamente la città e scacciarne gli arabi. Dopo un silenzio di alcune ore, Biden esplicita una debole protesta, seguita 4 giorni dopo da un’altra più decisa del portavoce della Casa Bianca Daniel Axelrod. Da parte sua il premier Benjamin Netanyahu ha offerto scuse agli Usa (non certo ai palestinesi), relative comunque al momento mal scelto dell’annuncio, non al merito dello stesso. "Le costruzioni a Gerusalemme – chiarisce difatti- continueranno nella stessa maniera in cui sono andate avanti negli ultimi 42 anni. E’ ciò che ci chiede la grande maggioranza degli israeliani, secondo cui i territori annessi dovranno restare parte integrante del nostro territorio e andranno scorporati da qualsiasi accordo di pace"

12 marzo 2010

A Gerusalemme, i palestinesi sono mobilitati da due giorni contro l’annuncio dell’espansione ebraica nella città vecchia. Puntuale è scattata la repressione della polizia israeliana, con cariche ripetute già il 10 marzo, e così oggi per impedire la preghiera mussulmana del venerdì ad al Aqsa. Altre cariche e brutalità sono compiute dalla polizia a Nilin, per reprimere la mobilitazione contro il Muro e le confische, ripetute l’indomani ad Hebron dove terre ed acqua sono state prese dagli ebrei a beneficio della colonia di Karmi Zur: fra gli altri subiscono violenze o l’arresto 3 reporter. Anziché appoggiare le proteste, come sempre la polizia dell’Anp è impegnata ad aiutare Israele nei sequestri dei giovani islamici. A Gaza, l’aviazione israeliana bombarda altri ‘tunnel della sopravvivenza ’, per punire i palestinesi che manifestano oggi contro l’assedio portando ognuno una candela, "mille candele per mille giorni di tenebre". Il Comitato contro l’embargo dichiara che esso ha già provocato 500 vittime, una ogni due giorni, prevalentemente fra bambini ed ammalati.

16 marzo 2010

A Gerusalemme est, è inaugurata una sinagoga ebraica a ridosso della moschea al Aqsa, primo passo verso l’accaparramento dell’intera Spianata delle moschee, secondo il disegno sionista anticipato dalla famosa "passeggiata" di Ariel Sharon del 28 settembre 2000. Hamas invita i palestinesi a manifestare nel "giorno della collera": lo scontro impari fra giovani armati di sole pietre e forze di sicurezza israeliane causa almeno 100 feriti e decine di arresti di manifestanti. Intanto, è diffuso un rapporto scientifico che indica tracce di metalli tossici nei capelli (e quindi negli organismi) dei bambini di Gaza, inquietante presenza già riscontrata attorno ai crateri provocati dalle bombe israeliane.

18 marzo 2010

Dal campo profughi di Shati, a Gaza, viene lanciato un razzo sul kibbuz di Nativ Hasara che provoca la morte di un bracciante thailandese: azione rivendicata dal gruppo sunnita Ansar al Sunna, collegato ad al Qaeda e già represso militarmente da Hamas. Quest’ultimo accusa Israele ed il Fatah di questo ed altri tentativi di destabilizzare la Striscia, e difatti lo stato ebraico coglie l’occasione per colpevolizzare Hamas e preannunciare rappresaglie. In giornata interviene anche il presidente americano Barack Obama per chiarire che le divergenze con il governo Netanyahu (v. 9 marzo) sono tattiche e non significano in alcun modo una crisi fra Usa ed Israele che "è uno dei nostri alleati più stretti. Abbiamo col popolo di Israele un rapporto speciale che non può in nessun modo mutare" .

19-20 marzo 2010

A Mosca, il Quartetto invita israeliani e palestinesi a tornare al negoziato ed a concluderlo entro 2 anni rispettando le risoluzioni delle Nazioni unite circa lo status di Gerusalemme ed il ritiro israeliano dai Territori per consentire la nascita di uno Stato palestinese. Dura la reazione del governo sionista, per voce di Avigdor Lieberman, che rigetta l’invito. E’ sempre alta la tensione a Gerusalemme ed in Cisgiordania dove, a Bilin, i soldati israeliani intervengono in difesa dei coloni che cercano di appropriarsi di un pozzo e sparano contro i giovani palestinesi, intervenuti per impedirlo, uccidendo il 16enne Mohammed Qadus e ferendo gravemente un altro ragazzo.

21-22 marzo 2010

Gaza è visitata dal segretario dell’Onu Ban Ki Moon che esplicita preoccupazione per le "sofferenze inaccettabili dei civili" ma si guarda dal rivolgere ingiunzioni a Israele come dall’incontrare le autorità della Striscia. Stesso comportamento ha tenuto, il 18 marzo, la rappresentante europea Catherine Ashton. L’indomani, si svolge a Washington la cerimonia di amicizia Usa- Israele all’assise dell’Aipac, la lobby sionista, che appare diretta a svuotare di contenuto l’invito del Quartetto (v. nota precedente): gli interventi del premier israeliano Benjamin Netanyahu e del segretario di Stato Hillary Clinton appaiono in sintonia. In Cisgiordania, in sole 24 ore, i soldati ebraici hanno ucciso 4 giovani palestinesi nella repressione della protesta contro la colonizzazione.

23-24 marzo 2010

A Washington, intervenendo alle Camere riunite, il premier israeliano Benjamin Netanyahu fra gli applausi rivendica ad Israele i diritti sulle colonie insediate nei Territori palestinesi e sui quartieri di Gerusalemme est "dove vivono 250.000 ebrei, la metà della popolazione ebraica cittadina" che, afferma perentoriamente, "resteranno ad Israele". L’indomani si tiene un incontro fra Netanyahu, accompagnato dal ministro degli Esteri Barak, ed il presidente americano Obama, seguito da una riunione dei rispettivi consiglieri: si sarebbero registrate nell’incontro alcune "divergenze", secondo il portavoce della Casa Bianca Gibbs: che peraltro non hanno impedito di stringere accordi per forniture militari americane ad Israele, fra l’altro di un F-35 di ultima generazione.

25 marzo 2010

A Ginevra, il Consiglio dell’Onu per i diritti umani approva a larga maggioranza una risoluzione in 3 punti che condanna le "gravi violazioni dei diritti umani" compiute da Israele nei Territori palestinesi, gli insediamenti ebraici negli stessi, le violazioni dei diritti umani compiute nel Golan siriano. Stati Uniti, Israele e Italia votano contro l’intera risoluzione, gli altri stati europei votano contro il primo punto, si astengono sugli altri due. Intanto, in Inghilterra, il governo laburista è messo sotto accusa in Parlamento per la massiccia vendita di armi e sofisticate apparecchiature ad Israele, tutte impiegate nell’operazione stragista ‘Piombo fuso ’.

26-27 marzo 2010

Israele bombarda una zona al sud della Striscia ed una pattuglia penetra da terra, incontrando la resistenza delle brigate al Qassam a Khan Yunis, dove uccide 4 palestinesi, fra i quali un bambino di 10 anni; anche 2 militi ebrei muoiono nello scontro. Per evitare una sanguinosa repressione, il capo del governo di Gaza Ismail Haniyeh chiede a tutte le formazioni palestinesi la sospensione del lancio di Qassam.

2 aprile 2010

Pur avendo Israele la responsabilità dello sconfinamento nella Striscia, è stata eseguita la rappresaglia per i 2 soldati rimasti uccisi nello scontro del 26-27 marzo: bombardati una fabbrica alimentare, posti di polizia, la televisione al Aqsa. Fra le vittime palestinesi, sono stati feriti gravemente alcuni bambini a Sabra ed un neonato; altri 20 sono stati feriti, ed un ragazzino 15enne ucciso, Mohammed Faramawi, nella repressione della ‘Giornata della terra ’, che rivendica le terre più fertili di Gaza presso il confine, trasformate da Israele in zona cuscinetto. Il temuto ‘Piombo fuso 2’, cioè un nuovo sterminio di massa a Gaza, viene al momento solo minacciato dal vice premier Silvan Shalom.

10 aprile 2010

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, declina l’invito a partecipare alla conferenza sulla non proliferazione nucleare indetta dagli Usa, lasciando al potente alleato il compito di deviare l’attenzione dal proprio arsenale nucleare. Non riesce ad evitare la votazione, nei primi di maggio, di una mozione a favore della denuclearizzazione del Medio Oriente, voluta dai paesi arabi, per altro di valore simbolico e priva di impegni concreti, ed una critica a tutto campo rivolta ad Israele dal premier turco Tayyp Erdogan.

14 aprile 2010

Il governo israeliano approva un decreto militare (1650) che autorizza l’espulsione dai Territori dei palestinesi non in possesso dei "permessi legali" (carta d’identità o permessi di lavoro o soggiorno) rilasciati dalle autorità dell’occupazione: si tratta di decine migliaia di persone, definite "infiltrati", tutte d’ora in poi a rischio di deportazione. Nonostante la gravità della misura, l’Anp si limita alla protesta verbale verso Israele, senza chiamare gli abitanti della Cisgiordania alla mobilitazione. Si è viceversa attivizzata, negli ultimi giorni, per arrestare un gruppo di palestinesi impegnati in azioni di lotta a Beit Uman.

21 aprile 2010

Presso il valico di Eretz, si svolge la manifestazione indetta da Hamas e da altre formazioni contro il decreto militare 1650. Per tutta risposta, Israele espelle i primi due palestinesi "infiltrati" proprio verso Gaza. L’autorità locale non intendendo sottostare all’abuso, i due restano bloccati al valico. Non pago del collaborazionismo dimostrato dall’Anp nella repressione della resistenza, Israele ordina a Salam Fayyad di cessare l’appoggio in qualsiasi forma perfino alla mobilitazione simbolica dei comitati contro il Muro, che è continuata a Bilin ed in altri villaggi, pena ritorsioni economiche.

28 aprile 2010

A Gaza, in uno dei tunnel della sopravvivenza scavati per sopravvivere all’assedio, muoiono 4 giovani palestinesi, mentre altri riescono a salvarsi. Hamas accusa le autorità di frontiera egiziane di aver immesso gas tossico nel tunnel (all’accusa segue la rituale smentita egiziana) mentre procedono con la costruzione della barriera d’acciaio per bloccare tutte le gallerie e mantengono chiuso il valico di Rafah. Hamas ha continuato la mobilitazione sul fronte delle terre sottratte da Israele per la "zona di sicurezza": il 24 aprile, i militari ebraici hanno aperto il fuoco contro i dimostranti, ferendone 5. Oggi, in un’altra manifestazione, uccidono un ragazzo ventenne, Ahmed Dib. La lotta per la terra, però, non si arresta; e neppure naturalmente la ‘economia dei tunnel’, diventata sempre più pericolosa ma necessaria alla sopravvivenza.

3 maggio 2010

Israele autorizza la nuova tornata di ‘colloqui indiretti ’ con l’Anp, voluti dagli Usa, con una complicata procedura che vede intermediari George Mitchell ed Hosni Mubarak. Ha "concesso" allo scopo un rinvio della colonizzazione di alcuni mesi, chiarendo che la cosa non riguarda Gerusalemme, la quale comunque "resterà per sempre la nostra capitale e non sarà divisa". Nemmeno si potrà parlare del decreto militare che facilita l’espulsione di altri palestinesi dai loro territori (v. 14 aprile). Si tratterà invece della entità palestinese disarmata, "con confini provvisori" e sempre più evanescente, che gli Usa intendono presentare come lo "Stato palestinese" chiesto dall’Onu, per regolarizzare la posizione di Israele a dispetto della sua violazione delle risoluzioni internazionali. Oltre ad Hamas ed alle altre sigle della resistenza, anche i profughi palestinesi stanziati in Libano ed in Giordania ribadiscono nei prossimi giorni la ininfluenza dei colloqui e delle probabili concessioni dell’Anp circa il loro diritto al ritorno nei luoghi d’origine (non ci riguarda cosa firmano, affermano). Obiettivo quest’ultimo che ha spinto Israele a permettere il negoziato, accanto al desiderio di compiacere l’alleato americano ed a quello di migliorare, per quanto possibile, la propria immagine internazionale: ad esempio per facilitare l’adesione all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, finora rinviata, premessa per altri, anche più allettanti ingressi.

16 maggio 2010

Israele blocca alla frontiera lo studioso ebreo- americano Noam Chomsky, invitato a tenere una conferenza all’università Bir Zeit di Ramallah, come già ha fatto per lo storico Norman Finkelstein ed altri intellettuali critici verso il regime sionista. Nei giorni scorsi, è stato nuovamente arrestato lo scienziato Mordechai Vanunu, ritenuto colpevole di aver parlato con cittadini stranieri nonostante il divieto postogli, negandoglisi l’alternativa di prestare servizio sociale presso la comunità araba della capitale. Tali episodi s’inquadrano nella politica repressiva verso i "traditori", cioè le associazioni per i diritti e gli ebrei che incoraggiano le rivendicazioni arabe, per esempio con testimonianze nell’ambito dell’inchiesta Goldstone o sottoscrivendo appelli critici sull’espansione delle colonie (uno di questi, firmato da personalità europee, è stato presentato il 3 maggio all’Europarlamento). Ancora in questi giorni, Israele minaccia ritorsioni non solo contro la campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni che sta raccogliendo adesioni nel mondo arabo e in Europa), ma altresì contro la campagna di boicottaggio dei soli prodotti dei coloni, appoggiata dal governo Fayyad .

21 maggio 2010

Nella notte, Israele bombarda Gaza, ufficialmente come punizione per la sparatoria di un razzo su Asqelon, ed uccide 2 militanti di Jihad penetrati in quello che lo stato ebraico considera proprio territorio. L’Anp di Abu Mazen continua ad aiutare gli occupanti reprimendo in Cisgiordania i militanti islamici: è la volta oggi di Mohammed Ghazal. Hamas deve fronteggiare anche le critiche della sinistra marxista che accusa il movimento islamico d’aver aumentato le tasse (sulle sigarette ed alcune licenze commerciali) ed abbandonato la lotta armata. Hamas difatti, anziché continuare i lanci sui territori occupati, sta privilegiando la ricostruzione di Gaza, delle case e di spazi collettivi, scuole, soccorso medico, moschee ecc., e l’assistenza alla popolazione stremata dall’assedio e dall’assalto dell’anno scorso.

29 maggio 2010

A Gaza, 6 palestinesi muoiono fra le macerie di un tunnel della sopravvivenza e si verificano i danni dell’ultimo bombardamento israeliano, che ieri ha distrutto le ultime strutture aeroportuali di Rafah ed un’officina metallurgica di Gaza città. Ma le speranze si sono riaccese per l’incontro fra Khaled Meshal ed il presidente russo Medvedev, che sembra preludere ad un riconoscimento ufficiale del governo di Gaza; e nell’attesa della Freedom Flotilla, convoglio di navi recanti aiuti umanitari (alimentari, medici, materiali per la ricostruzione fino ad impianti per la desalinizzazione dell’acqua) allestite dall’associazione turca Ihh, dal Free Gaza movement ed altre organizzazioni arabe ed europee, recanti a bordo giornalisti, intellettuali ed attivisti decisi a rompere l’ assedio alla Striscia. Il governo israeliano ha preannunciato l’intento di fermare il convoglio con ogni mezzo, una ‘contro- flottiglia ’ israeliana è pronta al porto di Herzelya ed altre difficoltà sono frapposte dalle autorità di Cipro, sulle cui coste approdano le imbarcazioni per salpare alla volta di Gaza. Quivi, al porto, fervono i lavori per consentire l’approdo e la popolazione partecipa alla cerimonia di benvenuto e per ricordare i martiri dell’aggressione del gennaio 2009: 400 palloncini neri si levano in cielo per ricordare i bambini massacrati in quella sola occasione. Nel suo intervento il capo del governo, Ismail Haniyeh, afferma: "stiamo per assistere alla fine dell’assedio perché, se pure Israele bloccherà le navi, tutto il mondo libero sostiene la Flottiglia ed altre navi seguiranno".

31 maggio 2010

All’alba, militari israeliani a bordo di gommoni e paracadutati da aerei assaltano in acque internazionali, a 75 miglia da Gaza, le imbarcazioni della Freedom Flotilla, accanendosi particolarmente sulla nave turca Mavi Marmara dove, con lanci di incendiari e sparando all’impazzata, uccidono 9 attivisti, ne feriscono decine, infieriscono pure sull’equipaggio e sequestrano le riprese. Le navi sono poi dirottate sul porto di Ashdod e tutte le persone a bordo, oltre 500, sono imprigionate e poste in isolamento nel carcere di Beersheba dove subiscono pestaggi ed intimidazioni per indurle a firmare una dichiarazione di responsabilità e pentimento per aver disobbedito allo stato ebraico. La versione degli attivisti aggrediti sarà confermata dalle autopsie sui corpi delle vittime, crivellati di colpi sparati a distanza ravvicinata, compresa l’esecuzione a freddo di un ferito che non poteva obbedire all’intimazione di rialzarsi. Non trovano conferma invece, almeno a breve, le testimonianze circa altri corpi gettati a mare dal commando israeliano (un’infermiera australiana ha contato 19 morti), poiché alle autorità turche non risultano dispersi.

1-2 giugno 2010

Mentre le piazze arabe si riempiono di manifestanti a sostegno di Gaza e contro Israele, l’Egitto, complice attivo di quest’ultimo nell’assedio, temendo l’isolamento e la rivolta di piazza, riapre temporaneamente e selettivamente (nega il permesso di uscita agli esponenti di Hamas) il valico di Rafah. Il governo turco reagisce duramente all’assalto israeliano costato la vita a 9 connazionali, richiama il suo ambasciatore a Tel Aviv e sospende i rapporti di cooperazione militare ed economica con lo stato ebraico, per riprendere i quali esige scuse ufficiali, la fine dell’assedio di Gaza e la consegna degli uccisori alla giustizia. Chiede inoltre la convocazione urgente degli organismi direttivi della Nato e dell’Onu. Il Consiglio di sicurezza, convocato effettivamente in tempi rapidi, approva una dichiarazione (non una risoluzione, pertanto non vincolante) che chiede la rimozione del blocco e degli aiuti ai civili. Il Consiglio per i diritti umani, a sua volta, approva la proposta turca di una commissione d’inchiesta internazionale sul blitz. Ma gli Usa, come sempre, accorrono in soccorso dello stato ebraico, votando contro la delibera dell’Onu (con Italia ed Olanda), giustificando il blocco navale di Gaza con il consueto pretesto della sicurezza di Israele e sostituendo la proposta di un’inchiesta internazionale con quella dell’inchiesta interna israeliana coadiuvata da propri rappresentanti, per voce del presidente Obama. Le autorità israeliane, per la pressione internazionale, scarcerano ed espellono i naviganti sequestrati ma gareggiano in dichiarazioni di elogio al commando omicida, accusano gli attivisti della Flotilla di terrorismo, rifiutano l’inchiesta dell’Onu, avvertono che il blitz sarà ripetuto contro qualunque imbarcazione e pretendono la continuazione del regime di impunità di cui godono dal 1948. "Le acque internazionali sono nostre", è una delle frasi attribuite dai testimoni al commando israeliano durante il blitz. Egualmente esplicito, il ministro della Difesa Ehud Barak dichiara: "Non siamo in Europa né in America ma in Medio Oriente, terra dove non c’è pietà per i deboli"

4-5 giugno 2010

A Gerusalemme, la Knesset accusa di tradimento della patria la deputata Hanin Zoabi, per aver partecipato con il leader spirituale Sheik Raed Salah ed altri esponenti arabo- israeliani alla spedizione della Freedom Flotilla e a manifestazioni di piazza a sostegno di Gaza: le viene revocata l’immunità parlamentare, altri ricevono minacce mortuarie anonime. Le forze israeliane blindano la città vecchia ed impediscono la preghiera mussulmana del venerdì. Al largo di Gaza, abbordano l’ultima nave della Flotilla, l’irlandese Rachel Corrie e la dirottano ad Ashdod, questa volta senza spargere sangue e procedendo all’espulsione dei naviganti (fra essi l’ex dirigente dell’Onu Danis Halliday e il premio Nobel Mairead Maguire) senza imprigionarli. Si susseguono manifestazioni di solidarietà per Gaza anche in Europa: si allarga la campagna per il boicottaggio delle merci israeliane, in Svezia i portuali intraprendono il boicottaggio delle navi di Israele approdate sulle coste del paese. Una condanna della politica israeliana di occupazione, definita ingiusta e violenta, giunge da Benedetto XVI nel documento "Instrumentum Laboris", divulgato durante la visita papale a Cipro, in preparazione del Sinodo straordinario per il Medio Oriente che si svolgerà a Roma nell’autunno. Anche la Croce rossa internazionale, per la prima volta, condanna il blocco di Gaza.

8 giugno 2010

Un’unità speciale della marina israeliana, Flottilla 13, assalta al largo di Gaza un’imbarcazione palestinese e vi uccide 4 persone: la versione ufficiale è che i morti erano miliziani delle brigate al Aqsa (Fatah) intenzionati a compiere un attentato. L’associazione Ihh annuncia che una seconda flottiglia turca salperà verso Gaza a fine luglio. Prima ancora il compito di rompere l’assedio spetterebbe ad imbarcazioni libanesi e della Mezzaluna rossa iraniana (ottomila cittadini iraniani si sono offerti volontari in poche ore), ma Benjamin Netanyahu subito annuncia il respingimento in mare, affermando che Teheran vuole "provocare" e "trasformare Gaza in un porto iraniano", trovando immediato eco nei governi italiano ed egiziano, ispirati dagli Usa che pure non intendono consentire all’Iran l’ingresso nel "mare nostrum". La tensione è aggravata dalla notizia, diffusa nei prossimi giorni, che 12 navi americane e sottomarini israeliani armati di missili nucleari, traversato il canale di Suez con l’avallo egiziano, sono giunti nel golfo Persico per minacciare l’Iran.

13-14 giugno 2010

L’Unione europea si accoda alle richieste statunitensi di un mero allentamento del blocco di Gaza, che lasci passare alcuni aiuti da terra ma inalterato il blocco navale e, nei fatti, la discrezionalità israeliana. Appoggia altresì l’inchiesta ‘domestica’ sul blitz del 31 maggio. Il governo Netanyahu, soddisfatto, approva l’inchiesta interna affidata a 5 "saggi" da esso stesso prescelti (fra essi l’ex giudice Yaakov Tirkel, che la presiederà, e l’irlandese filo- sionista David Trimble) i quali, per di più, non potranno interrogare i militari partecipanti all’assalto. In cambio di tali "concessioni", Israele ottiene dai suoi alleati la promessa di un supporto militare per bloccare rifornimenti armigeri ad Hamas, onde impedire a Gaza di difendersi dagli attacchi israeliani. Gelida la reazione del governo turco, di Hamas ed altre forze arabe ed islamiche.

17 giugno 2010

Centomila ebrei, guidati da rabbini ashkenaziti, manifestano a Gerusalemme e Tel Aviv per rivendicare l’inasprimento della politica di segregazione e l’applicazione integrale della Torah, contraddetta a loro avviso dalla legislazione e dalla giurisprudenza della Corte suprema, dopo che una sentenza di quest’ultima ha imposto di riammettere in una scuola religiosa della colonia Immanuel, in Cisgiordania, bambine sefardite (ebrei/e di origine araba, africana ed ispanica, pertanto destinati anch’essi alla segregazione) espulse dalla stessa. La mobilitazione integralista fornisce l’occasione per rilanciare la colonizzazione ebraica e le confische di case palestinesi.

24 giugno 2010

Il segretario dell’Onu, Ban Ki Moon, condanna la decisione del comune di Gerusalemme di affrettare la demolizione di case arabe a Silwan, per fare posto al "parco di re David", ed il nuovo piano regolatore che prevede altre costruzioni per gli ebrei nei quartieri arabi. Come sempre, nessuna azione o proposta concreta accompagna la condanna ed Israele, certo dell’impunità, procede nella preparazione di una massiccia campagna edilizia che partirà a fine settembre; mentre gli Usa premiano Netanyahu invitandolo a Washington nei primi di luglio. Intanto l’Iran, per non offrire all’asse israelo- americano il casus belli, rinvia la spedizione navale a Gaza, garantendo "aiuti con altri mezzi".

6 luglio 2010

A Washington, l’amministrazione americana accoglie con tutti gli onori Benjamin Netanyahu che rivendica il "diritto" all’espansione coloniale a Gerusalemme est ed in Cisgiordania, e con esso il riconoscimento definitivo della "lettera d’intenti" con la quale George Bush affermò nel 2004 il presunto diritto israeliano ad annettersi le colonie ebraiche nelle terre assegnate dall’Onu ai palestinesi; inoltre elenca i punti che dovranno essere accettati dall’Anp, a cominciare dalla "ebraicità" di Israele e della sua "capitale indivisibile". La stampa israeliana, l’indomani, riferisce le scuse di Obama a Netanyahu per non aver impedito in sede Onu l’approvazione della mozione favorevole alla denuclearizzazione del Medio Oriente, garantendo azioni di contrasto più efficaci nel futuro verso simili iniziative e la continuazione dell’appoggio statunitense all’arsenale atomico di Israele. La mozione sarà difatti bloccata, il 24 settembre, in sede Aiea, dove si sarebbero dovute decidere le ispezioni conseguenti sulla centrale di Dimona.

14 luglio 2010

La nave libica "Amal", carica di aiuti per la popolazione di Gaza sotto assedio, tallonata dalla Marina israeliana, dopo ore di inutile trattativa, cambia rotta e si dirige verso il porto egiziano di El Arish. La trattativa produce la "autorizzazione" israeliana all’ingresso di materiali sanitari e edili per costruire 1.200 casette a spese di Tripoli. Intanto, Tel Aviv divulga i risultati dell’inchiesta militare sull’eccidio compiuto a bordo della nave turca Mavi Marmara: esalta il "coraggio e la professionalità" degli assalitori, rivendica il controllo militare delle acque di Gaza ed internazionali ed esclude qualunque autocritica sulla sanguinosa azione: le stesse affermazioni sono ripetute dal premier Netanyahu. La nave sarà resa alla Turchia devastata all’interno ma verniciata, per cancellare le tracce di sangue.

30 luglio 2010

L’aviazione israeliana bombarda Gaza colpendovi una caserma di polizia, il porto, Rafah ed altri centri e ferendo decine di persone, fra le quali bambini. E’ ucciso in un raid mirato un dirigente di Hamas, Issa Batran, ufficialmente per rappresaglia contro il lancio di un razzo verso Asqelon.

Luglio 2010

Il Parlamento israeliano (Knesset) inizia l’approvazione della legge repressiva del boicottaggio internazionale, economico e culturale, rilanciato l’indomani dell’assalto stragista contro Gaza, un anno e mezzo fa. La legge, che pretende di normare il comportamento di persone di ogni paese, prevede fra l’altro il risarcimento di una cifra pari a 6.000 euro a carico degli attivisti, o del maggior danno in caso di prove della sua effettività, e sanzioni interne verso i docenti e gli esponenti politici che boicottano o criticano le azioni del regime. Inizia la votazione di un’altra legge che pone sotto controllo le associazioni,onde evitare – spiega il relatore- che possano in futuro collaborare con gli organismi internazionali, come sarebbe accaduto per l’inchiesta Goldstone.

Luglio 2010

Haim Perlman, cittadino israeliano arrestato (e scarcerato dopo pochi giorni) per aver ammazzato di sua iniziativa 4 palestinesi alcuni anni fa, fra i quali l’esponente islamico Raed Salah, e ferito altri, rivela che i delitti e gli agguati furono invece istigati dal servizio segreto, lo Shin Bet, e divulga tramite stampa la registrazione di un colloquio avvenuto in proposito con tale "agente Dede" che gli promise l’impunità. Lo Shin Bet, denuncia ancora l’omicida, mutò atteggiamento nei suoi confronti quando egli smise la "collaborazione".

2 agosto 2010

L’Anp di Ramallah, denuncia Hamas, non versa ai distributori israeliani il denaro per pagare il combustibile: nei prossimi giorni difatti la Striscia resterà al buio con conseguenze immaginabili. Intanto, il governo israeliano annuncia i risultati della campagna di identificazione ed espulsione dei lavoratori stranieri non in regola: sfruttati con salari infimi sono scacciati quando non servono più per garantire "la ebraicità di Israele". Fra essi vi sono centinaia di bambini. Allo stesso scopo, per evitare ingressi di non- ebrei, è stato dato l’avvio ad una barriera di cemento al confine con l’Egitto, che dovrebbe essere completata in 2-3 anni.

18 agosto 2010

Dopo la divulgazione della relativa notizia sulla stampa internazionale, la magistratura israeliana incrimina 3 soldati, componenti il commando che ha assaltato la nave turca Mavi Marmara, per avere rubato computer, cellulari e carte di credito agli attivisti. Nessuna incriminazione invece per le uccisioni né per le "foto souvenir" scattate da soldati israeliani accanto a prigionieri palestinesi ammanettati e bendati. "Non capisco che ho fatto che non va" - dichiara alla stampa Eden Abergil, una dei soldati di Tsahal protagonisti dei "souvenir" – ci criticano per ogni nonnulla"

18 agosto 2010

Un reportage di Vittorio Arrigoni, pubblicato dal quotidiano "il Manifesto" sotto il titolo "Il digiuno di Gaza", racconta la "resistenza civile" nella Gaza assediata: "contadini in marcia per riavere le terre, donne al posto dei mariti nei lavori più duri, pescatori alla fame, bambini che rischiano la vita nei tunnel di Rafah". Il servizio riporta un rapporto dell’Oxfam secondo il quale il 46% dei terreni coltivabili a Gaza sono stati distrutti o resi inaccessibili dall’esercito israeliano.

21 agosto 2010

A Washington, accogliendo in pieno le richieste israeliane, il segretario di Stato Hillary Clinton annuncia che i negoziati israelo- palestinesi inizieranno "senza precondizioni" (cioè senza fermare la colonizzazione israeliana dei Territori occupati). Ciò suscita una apparente reazione di Abu Mazen, che promette di abbandonare i negoziati se non sarà riconfermata la così detta "moratoria" delle costruzioni, in realtà mai attuata ed ora così clamorosamente smentita dalla Clinton; ma si guarda dal rifiutare la presenza a Washington. La dichiarazione dell’ex presidente dell’Anp provoca a sua volta la "vergogna" di diversi esponenti del Fatah, per essere rappresentati così male, vignette di scherno e commenti sarcastici a Gaza ("ve lo vedete Abu Mazen abbandonare i colloqui americani?"), la domanda di diversi organi di stampa arabi su chi rappresenti ormai Abu Mazen e una serie di dissociazioni preventive dal suo operato, sull’esempio di Hamas e delle comunità della Diaspora. Fra coloro che prendono le distanze vi sono Marwan Barghouti, portavoce dei prigionieri politici, tuttora aderente al Fatah; Mubadara, il gruppo pacifista guidato da Mustafa Barghuti: Hanan Ashrawi, esponente di quello che era l’Olp; il Fronte popolare liberazione Palestina, che ufficializza la sua uscita dagli organismi un tempo unitari, oramai ridotti all’entourage di Abu Mazen. Si dissocia perfino Mohammed Dahlan, protagonista del putsch contro Hamas e tuttora dirigente del Fatah, che in un’intervista al quotidiano "al Awsat" dichiara "nessuno si permetta di firmare un accordo che non soddisfi tutti i diritti dei palestinesi".

26 agosto 2010

A Gerusalemme, gruppi ebraici protetti dalla polizia forzano il cancello della moschea al Ain per impadronirsene "in nome di re David", contrastati dalla rivolta di giovani palestinesi. Il governo israeliano prosegue la repressione anche nei confronti dei dissidenti ebrei, fra i quali un gruppo di artisti che rifiutano di esibirsi nel nuovo palazzo della cultura ebraico edificato a Nablus e in genere nelle colonie: "guai a coloro che in qualunque modo delegittimano lo Stato di Israele", ha affermato il premier Netanyahu annunciando un nuovo giro di vite contro il dissenso. La repressione continua anche in Cisgiordania dove le forze agli ordini dell’Anp di Ramallah - la cricca di Abu Mazen - impediscono a centinaia di persone di partecipare ad una conferenza del Fplp contraria ai colloqui di Washington, malmenandoli e sequestrando i rullini fotografici.

30-31 agosto 2010

Alla vigilia dei così detti negoziati di pace a Washington, i ministri israeliani si portano nelle colonie per assicurare gli ebrei che le abitano che non saranno cedute ai palestinesi le terre loro confiscate e sarà invece sancito il "diritto di annessione", così come la "ebraicità di Israele" nei confini, ormai indefiniti, da essa stessa decisi nel corso del tempo. E’ annunciata anche l’espansione imminente di 80 insediamenti ebraici. A Kiryat Arba (colonia tristemente famosa per assassinii ed angherie a danno di palestinesi, luogo d’origine del rabbino Kahane e dello stragista Baruch Goldstein) sono uccisi 4 coloni in un agguato, rivendicato sia dalle brigate al Aqsa, già milizia del Fatah, sia dalle brigate Qassam, milizia di Hamas. I gruppi della resistenza armata palestinese, 12, hanno raggiunto un accordo unitario: fra essi un gruppo delle brigate al Aqsa, sconfessate da Abu Mazen.

12-17 settembre 2010

A Beit Hanun, un bombardamento israeliano uccide 3 palestinesi. Già dai giorni seguenti l’attentato ai coloni Gaza è stata ripetutamente bombardata. I raid continuano, a singhiozzo, nei prossimi giorni: a Rafah, il 15, sono colpiti a morte 2 palestinesi, il giorno seguente la vittima è un esponente di Hamas,Yiad Shalbyeh, assassinato a Tulkarem da militari israeliani in una esecuzione a freddo realizzata con la complicità delle forze dell’Anp, opportunamente dileguatesi nell’occasione. Il bilancio delle vittime nella prima metà del mese è di 9 palestinesi uccisi e diversi feriti.

22 settembre 2010

Il Consiglio dei diritti umani dell’Onu condanna l’assalto israeliano alla Freedom Flottilla, l’uccisione dei 9 attivisti turchi, le altre brutalità compiute nell’arrembaggio in acque internazionali e condanna altresì il blocco terrestre e navale di Gaza che, violando il diritto internazionale e l’etica, è definito "intollerabile ed inaccettabile", concludendo che esistono i presupposti per giudicare Israele in un foro internazionale. Secco e scontato il no dell’asse Usa- Israele, che preferisce la "inchiesta domestica" affidata ad Alvaro Uribe ed agli altri personaggi indicati dallo stesso asse. Intanto a Gerusalemme, presso le mura della città, la polizia sionista in tenuta antisommossa continua a reprimere la rivolta palestinese contro la "ebraicizzazione" della Città vecchia, l’uccisione di un palestinese da parte di una guardia israeliana ed il grave ferimento di un altro. Otto dimostranti sono sequestrati e imprigionati.

26 settembre 2010

A Gerusalemme e nelle colonie ebraiche, si festeggia la fine della così detta moratoria delle costruzioni – che ha permesso per altro di edificare 1500 abitazioni- e si annunciano 3000 nuove case per gli ebrei nella capitale e negli altri Territori occupati. I coloni alzano mattoni al cielo gridando "così vuole Dio" (in un solo mese sarà avviata la costruzione, a ritmi mai visti, di 600 case). Nonostante ciò Abu Mazen rassicura gli Usa della sua disponibilità a continuare i colloqui. Il ministro Avigdor Lieberman da parte sua esplicita l’intenzione israeliana di non addivenire ad alcun accordo con i palestinesi "per diversi decenni", criticato dalla stampa ebraica per essere stato così esplicito.

28-29 settembre 2010

Un bombardamento israeliano sul campo profughi di al Bureij, a Gaza, colpisce a morte 3 giovani palestinesi. Il giorno seguente la marina israeliana blocca la nave Irene, che trasporta 8 ebrei contrari all’assedio di Gaza ed intenzionati a portarvi la loro solidarietà ed aiuti, per dirottarla nel porto di Ashdod; senza violenze, secondo i comandi israeliani, con brutalità secondo le persone fermate: "Non rispettano nemmeno gli scampati all’olocausto se non si allineano al sionismo", dichiara l’attivista più anziano, Reuven Moskovitz, internato in gioventù in un lager germanico.

10 ottobre 2010

Il governo israeliano vara la legge che impone agli arabi israeliani – circa un milione e mezzo- la "ebraicità" dello Stato, tramite un giuramento di "eterna fedeltà ad Israele come stato ebraico e democratico", pena la perdita della cittadinanza. La legge è funzionale al disegno di espellere nel tempo verso i bantustan palestinesi il 20% della popolazione israeliana, gli arabi, che compromettono la "ebraicità" dello Stato. La perdita della cittadinanza spetterà anche agli ebrei che solidarizzano con i "terroristi", cioè i palestinesi che non si rassegnano alla dittatura militare sui Territori, in particolare gli assediati di Gaza ed i prigionieri politici.

14 ottobre 2010

A Gerusalemme, il premier israeliano Benjamin Netanyahu autorizza la costruzione di 240 case (per ora) per ebrei nei quartieri arabi Ramot e Pisgat Zeev di Gerusalemme est. Durissima continua la repressione delle proteste contro la colonizzazione ebraica e le demolizioni di case: oggi viene ferita una donna ed arrestati due ragazzini, il 16 restano feriti 15 giovani riuniti in un sit in, il 17 la repressione colpisce a Ni’lin la settimanale protesta contro il Muro e l’abbattimento di frutteti e uliveti, che coloni e militari continuano per affamare i contadini palestinesi.

20 ottobre 2010

A New York, l’incaricato dell’Onu per i Territori palestinesi Richard Falk presenta il suo ultimo rapporto nel quale, oltre ad evidenziare la violazione sistematica da parte israeliana della Convenzione di Ginevra e del diritto umanitario, rileva come la situazione di fatto, l’occupazione prolungata ed incontrastata dei Territori e le continue annessioni israeliane di terre arabe, aggiunta all’evoluzione integralista dell’estabilishment israeliano ed alla spaccatura ed all’evanescenza della rappresentanza palestinese, ha creato "l’impossibilità di praticare la soluzione di uno stato palestinese sovrano e indipendente" accanto ad Israele.

21-24 ottobre 2010

Gaza riceve la visita del 5° convoglio di ‘Viva Palestina’, accolto calorosamente dal primo ministro Haniyeh e dagli abitanti assediati. Gli attivisti sono entrati, con le consuete difficoltà frapposte dalle autorità egiziane, dal valico di Rafah ed hanno consegnato aiuti umanitari. Sono tuttora mobilitati gli organizzatori della Freedom Flottilla che stanno predisponendo procedimenti legali contro Israele per i crimini commessi, a partire da un esposto già inoltrato alla Corte penale internazionale. Stanno organizzando inoltre l’acquisto di navi e le attività necessarie per poter inviare a Gaza Flottilla 2, a dispetto delle minacce israeliane (proseguire ed incattivire gli arrembaggi con l’impiego di cecchini e cani d’assalto) perché "se non fermiamo Israele – si legge nell’appello internazionale, cui hanno aderito 10.000 persone- continuerà ogni giorno a rapire, arrestare, demolire, mutilare ed uccidere palestinesi. In qualità di membri della società civile stiamo lavorando per porre fine a questa impunità che i nostri governi hanno vergognosamente deciso di ignorare"

22 ottobre 2010

L’associazione Hrw chiede all’Anp un’inchiesta sulle torture denunciate da due palestinesi ristretti nel carcere di Gerico, la prigione gestita dalle forze di Abu Mazen, tristemente nota per le sevizie ivi praticate. Le relative denunce superano il centinaio ma l’unico processo intentato contro i colpevoli davanti ad un tribunale speciale dell’Anp, in seguito alla morte di Haitham Amr nell’estate 2009, si è concluso con l’assoluzione dei secondini.

23 ottobre 2010

A Roma, il Sinodo dei vescovi dedicato al Medio Oriente conclude i suoi lavori con un appello all’Onu perché realizzi una" pace giusta e definitiva in Palestina" basata sui due Stati, il ritorno dei profughi palestinesi e uno "statuto giusto per la città santa di Gerusalemme che rispetti il carattere di ciascuna delle tre fedi"; la condanna dell’occupazione israeliana ("non è permesso si ricorrere a posizioni teologiche e bibliche per la giustificazione delle ingiustizie"). Ancora più esplicitamente un documento sottoscritto dai patriarchi cristiani, fra cui il latino Fouad Twal, ha condannato l’occupazione militare dei Territori palestinesi come "peccato contro Dio e l’uomo". Dure le reazioni del governo sionista, per voce di Danny Ayalon, e del mondo ebraico che accusano la Chiesa di "negare agli ebrei la terra promessa di Israele" e "tornare alle posizioni preconciliari" e alla "teologia della sostituzione" /di Gesù rispetto al ‘popolo eletto ’ NdR/. Il ministro alle comunicazioni Moshe Kahlon aggiunge: "Chi fra i palestinesi e nel mondo si aspetta che il governo israeliano riconosca alcuna sovranità altrui fuori da quella israeliana si sbaglia e s’inganna: Gerusalemme è nostra e non sarà mai più divisa".

25 ottobre 2010

A Gerusalemme est, le forze israeliane assediano la zona di Silwan e Beit Hanina dove gli abitanti palestinesi protestano contro gli ordini di demolizione di 200 case, lanciando lacrimogeni e ferendo un bambino di 8 anni. Lo stesso accade a Bersheeva, con 8 arresti e diversi intossicati dai gas. In Cisgiordania, forze israeliane e dell’Anp di Abu Mazen compiono rastrellamenti fra Hebron, Betlemme, Nablus, Gerico e Qalqiliya per sequestrare sospetti simpatizzanti di Hamas I sionisti non dimenticano Gaza, periodicamente bombardata. Il 17, è stato ucciso dall’aviazione un giovane di vent’anni ed altri sono stati feriti, oggi penetrano a Khan Yunis anche forze di terra con cingolati per devastare i campi, mentre la marina si accanisce come d’abitudine sui pescherecci al largo della Striscia: pescare è un’attività a rischio continuo di morte per i palestinesi che hanno esercitato liberamente il diritto di voto nel 2006.

27-29 ottobre 2010

A Um el Fahem, città araba della Galilea, ultras ebrei commemorano il rabbino Meir Kahane, fondatore del movimento razzista Kach, protetti da 1500 poliziotti che, in tenuta antisommossa, reprimono brutalmente la protesta dei giovani palestinesi e procedono ad arresti. Il 29, a Gerusalemme, estremisti ebrei attaccano una chiesa con molotov provocandovi un incendio e gravi danni. I Cristiani di Palestina accusano esplicitamente il governo Netanyahu per la copertura offerta alle violenze. La stampa occidentale censura la notizia.

Ottobre 2010

In Cisgiordania, ringalluzziti dalla fine della così detta moratoria, i coloni ebrei intensificano se possibile le violenze contro i palestinesi. Fra i quotidiani soprusi, il 4 ottobre, è data alle fiamme una moschea; un’altra è presa di mira presso Nazareth, venendone asportato un antico muretto, il 20 è la volta di un istituto superiore femminile a Nablus, lordato con scritte razziste e dato alle fiamme. Ogni settimana sono invasi campi ed uliveti per abbatterne gli alberi ed affamare i contadini palestinesi.

Ottobre 2010

Secondo dati del dicastero palestinese per i prigionieri politici, diffusi in Italia dal sito "Infopal", nel solo mese di ottobre le forze israeliane hanno effettuato 2.148 incursioni nelle terre occupate ed hanno arrestato 403 palestinesi. Lo stesso sito cita inoltre "Christian Science Monitor" secondo cui fra questi ultimi vi sono 100 bambini palestinesi, arrestati a Silwan nel corso delle proteste contro l’ebraicizzazione di Gerusalemme. Un’altra denuncia proviene dall’ong ebraica Betselem sulla prigione politica Petah Tikva presso Tel Aviv, gestita dai servizi israeliani, che ha sostituito la famigerata prigione "1391". L’associazione ha raccolto 121 testimonianze, relative allo scorso anno, di altrettanti prigionieri palestinesi che rivelano la sistematicità di maltrattamenti e torture praticati dallo Shin Bet.

5 novembre 2010

A Gaza, un missile uccide, bruciandolo vivo mentre transitava in auto, Mohammed Nimnim, esponente dell’Esercito dell’Islam. Il raid omicida è naturalmente attribuito ad Israele ma voci israeliane ufficiose additano una nave militare statunitense, con il contributo egiziano.

7 novembre 2010

Mentre Netanyahu è negli Usa, il ministero dell’Interno israeliano pubblica un bando per 1300 alloggi per soli ebrei nella Gerusalemme araba, la maggior parte dei quali per espandere l’insediamento di Har Homa ed ¼ circa quello di Ramot. A Washington, il presidente Obama promette a Netanyahu, secondo quanto è fatto trapelare sulla stampa, le forniture militari utili a scatenare la guerra contro l’Iran, il veto statunitense su ogni mozione in sede internazionale circa l’arsenale atomico di Tel Aviv, o il sostegno ad uno Stato palestinese, o di condanna verso i crimini israeliani, garantisce inoltre la libertà di espansione coloniale a Gerusalemme ed in Cisgiordania, chiedendo in cambio soltanto che quest’ultima sia rallentata di 90 giorni, tempo giudicato necessario per indurre l’Anp a sottoscrivere un accordo. A sua volta, poco dopo l’annuncio del nuovo piano di costruzioni, Hillary Clinton promette 150 milioni di dollari di "aiuti" all’Anp. Israele accetta di buon grado gli aiuti statunitensi ma rifiuta la limitata moratoria di 90 giorni.

17-19 novembre 2010

A Gaza, un raid omicida israeliano uccide i fratelli Islam e Mohammed Yassin dell’Esercito dell’Islam e ferisce altre 3 persone. Ne segue il lancio di un Grad verso Israele che, a sua volta, compie bombardamenti punitivi sulla Striscia in punti diversi, ferendo 6 palestinesi, fra i quali bambini.

28 novembre 2010

"Wikileaks" divulga i primi 200 documenti della diplomazia americana sui 251.287 annunciati e carpiti in via telematica, relativi agli ultimi anni: nessuno dei files divulgati a breve riguarda lo stato di Israele. Alcuni fra essi riguardano invece la preoccupazione statunitense circa la sopravvivenza dell’Anp di Abu Mazen e la consapevolezza che, senza l’appoggio US- israeliano, il così detto presidente palestinese "non durerebbe un mese". Un documento riguarda la "richiesta di aiuto" rivolta da costui ad Israele nel giugno 2007 (vedi nota relativa), al fine di contrastare con le armi Hamas, ed altri confermano la preventiva consapevolezza di Abu Mazen ed altri uomini del suo entourage dell’operazione stragista israeliana "Piombo fuso" contro Gaza (vedi note 21 marzo 2008 e spec. Giugno 2009. V.a. nota 3 novembre 2008 e nota sui Palestinian Papers del 23 gennaio 2011 ed ivi altri riferimenti/

1 dicembre 2010

Una ventina di associazioni – fra le quali Amnesty, Oxfam e Pax Christi - divulgano un documento intitolato "Speranze infrante" nel quale rilevano che Israele continua ad ostacolare il passaggio di merci da e per Gaza. Sul primo aspetto, nonostante l’enfatico annuncio dell’Anp di una "settimana dell’export", riescono a varcare il confine blindato solo 7 camion di frutta e fiori. Circa il secondo, le associazioni rilevano che negli ultimi 6 mesi Israele ha consentito l’ingresso di materiali idonei ad iniziare l’attuazione di soli 25 progetti di riedificazione (centri scolastici e sanitari) varati dall’Unrwa, il 7% del piano di ricostruzione di Gaza. Ancora sul piano internazionale, in questi giorni il Brasile dichiara preventivamente il riconoscimento dello Stato palestinese, al momento in cui avvenisse la dichiarazione unilaterale di indipendenza; esempio seguito nelle prossime settimane da Argentina, Bolivia, Uruguay, Ecuador, Cile, Paraguay, mentre il consenso del Venezuela è acquisito da tempo. Data l’occupazione e l’espansione coloniale impunita, e l’annunciato veto Usa all’Onu, tali dichiarazioni, pur politicamente rilevanti, non avranno un’attuazione pratica.

7 dicembre 2010

In Israele, 50 rabbini divulgano una lettera per raccomandare agli ebrei, sulla base delle leggi religiose, di non vendere né affittare case e terreni ai "gentili", i non ebrei, nella specie gli arabi. Segue un’altra raccomandazione, firmata da 30 mogli di rabbini che istruiscono le donne ebree a non sposare né intrecciare relazioni con arabi israeliani, per non contaminare la purezza etnica, cosa che costituisce un "peccato contro Dio". Per analoghi motivi il governo dà inizio nei prossimi giorni ai lavori di spianamento al confine con l’Egitto, funzionali alla costruzione della barriera anti- immigrati: essa si collegherà al muro intrapreso dall’Egitto al confine con Gaza, per chiudere completamente e definitivamente i tunnel che hanno permesso finora a molti abitanti della Striscia di sopravvivere all’assedio punitivo.

18 dicembre 2010

A Gaza, un raid israeliano uccide 5 palestinesi, ufficialmente per ritorsione al lancio di Qassam. Interpellato da Israele, l’incaricato dell’Onu in Medio Oriente Robert Serry, già inviato statunitense nella regione, dichiara che ciò rientra nel "diritto di autodifesa" israeliano: al quale non corrisponde analogo diritto palestinese. Nel solo mese di novembre, secondo il rapporto dell’Ocha (agenzia per i diritti umani Onu), oltre agli omicidi c.d. mirati ed alle azioni ufficialmente ritorsive contro la resistenza, 26 civili palestinesi sono stati colpiti dal fuoco israeliano, 2/3 dei quali nella zona confinaria: contadini o ragazzini che raccoglievano ghiaia e frammenti metallici utili alle costruzioni.

26 dicembre 2010

A Gaza, un raid israeliano uccide 2 palestinesi di Jihad. Nel solo mese di dicembre, i palestinesi ammazzati dalle forze israeliane sono stati 13, secondo fonti palestinesi, 98 nel corso dell’anno.

28 dicembre 2010

A Ramallah, Fatah espelle Mohammed Dahlan, il responsabile del fallito golpe militare a Gaza, sulla base di vecchie accuse di corruzione. La reale motivazione sta nella più recente contrapposizione di Dahlan ad Abu Mazen ed al suo entourage, per altro identicamente corrotto. Secondo dati diffusi da Hamas a fine mese, le forze dell’Anp avrebbero compiuto, nel solo anno 2010, circa 3.000 arresti di militanti islamici.

2 gennaio 2011

La compagnia statunitense Noble Energy, che lavora in joint con 3 compagnie israeliane, annuncia la scoperta di un altro giacimento di gas naturale sul fondo marino a 130 km da Haifa. Benché gran parte dei giacimenti si trovino in acque palestinesi e libanesi, il governo israeliano li considera tutti di sua proprietà ed avverte, per voce del ministro Landau, che userà la forza per mantenerla. Il Libano reagisce chiedendo l’intervento dell’Onu ma riceverà la risposta che le Nazioni unite "non sono preparate" ad intervenire nella querelle. Intanto Gaza riceve il convoglio umanitario "Asia 1", recante aiuti medico- sanitari. Ma il fuoco sionista bombarda il litorale di Gaza ed uccide palestinesi anche in Cisgiordania: una donna è morta ieri, colpita il 31 dicembre a Bilin mentre manifestava contro il Muro, un ragazzo 20enne è ucciso dai militari ad un posto di blocco presso Nablus. Nei prossimi giorni, la stessa sorte toccherà ad un altro giovane e ad un uomo anziano, ucciso nel proprio letto da un’unità speciale ad Hebron. Il 12 gennaio, cade un militante delle brigate al Quds, colpito da un raid.

16 gennaio 2011

A Giaffa, razzisti ebrei assaltano una moschea al grido "morte agli arabi". La polizia israeliana assiste senza intervenire. Due giorni fa, vittima di un assalto è stato un villaggio presso Nablus. Per tutto il mese, continua la repressione delle proteste contro l’ebraicizzazione di Gerusalemme, specialmente a Silwan.

18 gennaio 2011

A Gaza, penetra una colonna di mezzi blindati israeliani per abbattere gli alberi della zona confinaria e colpire i palestinesi ‘colpevoli’ di esservi penetrati alla ricerca di cibo e materiali: un ragazzo è ammazzato sul colpo, 2 i feriti. Intanto a Gerusalemme, il ministro della Difesa Ehud Barak lascia il partito laburista per fondare una formazione collaterale alle destre, Atzmaut. Si registra altresì, su iniziativa di Israel Beitenu, la decisione della Knesset di indagare l’attività ed i finanziamenti delle ong, fra le quali Betselem, che "dietro il paravento dei diritti umani, infangano il nome dello Stato e dell’esercito".

23 gennaio 2011

L’emittente araba "al Jazeera" - in collaborazione con il "Guardian" - inizia la divulgazione dei "Palestinian Papers" (1600 documenti americani relativi agli anni 1999-2010). Fra i primi è svelato un progetto, comunicato dal segretario di Stato Condoleeza Rice nel 2008, di "trasferire" la popolazione palestinese in un territorio individuato fra la pampa e le Ande, al fine di consentire ad Israele di occupare tutte le terre palestinesi. I documenti svelano soprattutto la compromissione dei dirigenti dell’Anp e Fatah con l’asse Usa- Israele: garanzia di rinunciare i diritti dei palestinesi, da quello al ritorno dei profughi ai diritti territoriali sulla Cisgiordania e Gerusalemme est sanciti dall’Onu, ivi compresa l’offerta di una "soluzione creativa" per la Spianata delle moschee, luogo sacro dell’Islam, fino all’esortazione a stringere ancor più l’assedio a Gaza ed alla collaborazione a fini omicidiari. E’ svelato fra i primi un colloquio fra Nasser Youssef dell’Anp ed il ministro della Difesa israeliano Saul Mofaz, vertente sull’assassinio del militante di al Aqsa Hassan Madhun, infine ucciso da un raid israeliano (vedi nota 1-4 novembre 2005), nel quale il primo garantisce "abbiamo dato istruzioni a Rashid", il dirigente dei servizi dell’Anp Rashid Abu Shbak. (Vedi per gli altri documenti note Luglio 2007, 11 febbraio 2008, 11 maggio 2008, 15, 18 e 21 giugno 2008, 2 luglio 2008, 22 gennaio 2009, 17 e 24 settembre 2009, 2 ottobre 2009, 21 ottobre 2009, 15 gennaio 2010).

24 gennaio 2011

A Ramallah, smascherati dai "Palestinian Papers", i dirigenti dell’Anp mobilitano 250 fra miliziani di Fatah ed agenti dei servizi che assaltano la sede locale di "al Jazeera". Si punta il dito contro Mohammed Dahlan, sospettato della fuga di notizie dopo l’espulsione dal Fatah (vedi nota 28 dicembre 2010). In soccorso degli uomini dell’Anp si precipita l’Ue che garantisce loro un finanziamento di 300 milioni; e la stampa occidentale che, oltre a centellinare le informazioni, giunge ad affermare un presunto appoggio da parte dei prigionieri politici, e a non pubblicare la loro smentita. Per Hamas, i "Palestinian Papers" sono la conferma che Anp e Fatah sono caduti in balia di una "cricca di traditori pronti a svendere la causa del nostro popolo".

28 gennaio 2011

A Gaza, si manifesta per invocare lo scioglimento della vecchia Anp e la sua sostituzione con un foro popolare che rappresenti in modo unitario e vero i diritti dei palestinesi. Anche in Cisgiordania, teatro in questi giorni di omicidi e violenze da parte dei coloni ebrei, rivendicano le dimissioni dei collaborazionisti e un profondo rinnovamento esponenti del Consiglio legislativo, il Fplp, il movimento Ahrar ed altri gruppi nati dalla disgregazione del vecchio gruppo dirigente. Quest’ultimo però riesce ad organizzare una manifestazione a proprio sostegno.

30 gennaio 2011

Le autorità egiziane sigillano il valico di Rafah, in conseguenza dell’insurrezione, sostenuta con entusiasmo da Hamas e dagli abitanti di Gaza, contro il regime di Mubarak. In gennaio, secondo dati diffusi da Hamas e riportati da "Infopal", sono stati 15 i palestinesi uccisi dalle forze di occupazione – 8 a Gaza e 7 in Cisgiordania. Contro i palestinesi sono stati operati, secondo le stesse fonti, 200 arresti e fermi con interrogatori pesanti da parte israeliana, 289 da parte delle forze collaborazioniste di Ramallah, 157 dei quali a danno di palestinesi appena scarcerati dalle prigioni israeliane.

14 febbraio 2011

A Ramallah Abu Mazen, preoccupato al pari di Israele dalla caduta del dittatore egiziano Mubarak e temendo l’effetto domino, conferma l’intento di tenere elezioni nei Territori e avvia un rimpasto di governo, affidato ancora a Salam Fayyad. Quest’ultimo si spinge a proporre che Hamas entri in un governo provvisorio unitario, in attesa delle elezioni, ma la proposta è bloccata da Abu Mazen, fedele interprete della volontà Us- israeliana.

19 febbraio 2011

In sede Onu, gli Usa pongono il veto alla risoluzione, firmata dai rappresentanti di 130 stati, che condanna la colonizzazione ebraica della Cisgiordania e di Gerusalemme est.

25 febbraio 2011

Nell’anniversario del massacro alla Tomba dei patriarchi di Hebron, si estende da Gaza alla Cisgiordania la mobilitazione per rivendicare la fine degli accordi di Oslo, dei fallimentari negoziati con Israele, della vecchia Anp e del collaborazionismo (v. note 28 e 30 gennaio). Ad Hebron, l’esercito israeliano attacca i manifestanti ferendone 4. Intanto a Gaza un raid aereo colpisce un’auto ferendo due militanti di Hamas.

7 marzo 2011

In Egitto, dove la rivoluzione continua rivendicando le dimissioni del capo delle forze armate Tantawi ed un reale cambiamento, si forma il governo guidato da Essam Sharaf, ministro degli Esteri Nabil Elaraby in luogo di Abul Gheit: un nuovo motivo di preoccupazione per Israele.

15 marzo 2011

Si svolge nei Territori una mobilitazione a favore della riconciliazione palestinese, che rivendica altresì la liberazione dei prigionieri politici, il diritto al ritorno dei profughi, la ricostruzione dell’Olp senza alcuna esclusione per proseguire la lotta di liberazione. La più grossa manifestazione si svolge a Gaza, con decine migliaia di persone ma, in serata, si accendono scontri fra militanti del Gybo, una nuova formazione laica, e di Hamas, questi ultimi coperti dalla polizia che entra in azione provocando diverse decine di feriti. Ismail Haniyeh invita Abu Mazen a non ignorare la richiesta di unità nazionale condivisa dalla gran parte dei palestinesi, a riformare i servizi di sicurezza dell’Anp addestrati alla lotta anti- islamica e sprigionare i militanti incarcerati in Cisgiordania. Richieste, però, irricevibili dai collaborazionisti.

16 marzo 2011

A Gaza, caccia israeliani bombardano una struttura di Hamas uccidendone 2 militanti e ferendone 4. La marina militare ha inoltre sequestrato una nave iraniana che trasportava armi ed aiuti per la resistenza palestinese.

22 marzo 2011

Israele continua l’offensiva contro Gaza uccidendo 9 palestinesi: 5 nell’abbattimento di un’abitazione, fra cui 2 bambini, altri 4 giovani falciati da un drone, 28 i feriti, fra i quali 7 bambini, nei bombardamenti su Gaza city, Khan Yunis e Rafah. Ufficialmente è la reazione contro il lancio di razzi, che non aveva provocato vittime: l’unica sarà il giorno dopo, in un’azione di rappresaglia compiuta a Gerusalemme mediante un ordigno esplosivo. Le forze israeliane si scatenano anche in Cisgiordania, dopo un eccidio commesso da ignoti contro una famiglia di coloni nell’insediamento illegale di Itamar, con rastrellamenti nel villaggio di Awarta ed il fermo di centinaia di palestinesi, adducendo a motivo il prelievo forzoso del Dna per scoprire gli uccisori. Non pago, il premier Benjamin Netanyahu annuncia 500 nuove abitazioni coloniche come punizione collettiva verso i palestinesi.

30 marzo 2011

Presso Rafah, un raid aereo israeliano uccide un militante di Jihad e ne ferisce un altro, entrambi a bordo di una moto.

4 aprile 2011

A Gerusalemme, il comune autorizza l’espansione della colonia ebraica di Ghilo nella parte est (araba) della città, per 972 appartamenti. Seguiranno altre costruzioni, edifici pubblici ed un centro commerciale, per sottrarre ai palestinesi lo spazio vitale in quella che dovrebbe essere la loro capitale. A Jenin, presso l’ingresso del campo profughi, ignoti uccidono a colpi d’arma da fuoco il regista ebreo- palestinese Juliano Mer- Khamis, direttore del Freedom Theater di Jenin.

4 aprile 2011

Sul "Washington Post", Richard Goldstone ritratta in parte le accuse rivolte ad Israele nel rapporto sull’operazione Piombo fuso, costata la vita a 1500 palestinesi ed immani distruzioni, negando ora la "intenzionalità" dei crimini di guerra commessi dallo stato sionista ed elogiandolo per la commissione d’inchiesta con la quale esso si è autoassolto. Il mondo sionista si divide nella valutazione di Goldstone ma è univoco –insieme al governo israeliano- nell’esigere dall’Onu l’annullamento del rapporto. A ciò si oppongono 3 membri della stessa commissione Goldstone ed altre voci rilevano che il ‘pentimento’ del giudice ebreo non è avvenuto sulla base di nuove informazioni – del resto, i fatti sono chiarissimi- ma come conseguenza delle fortissime pressioni ricevute. "Un’intensa campagna di intimidazione e diffamazione analoga a quelle che hanno demolito altre persone, anche potenti", per lo storico ebreo Ilan Pappe, che ha potuto continuare la sua attività di critica al regime sionista dopo essere riparato a Londra (v. note 14 settembre, 16 ottobre 2009; 27 gennaio, 16 maggio, Luglio 2010).

7-9 aprile 2011

Aerei da guerra israeliani bombardano la Striscia a Gaza city, nel nord ed a Rafah, uccidendo 17 palestinesi - donne, bambini, militanti di Hamas e poliziotti- e ferendone decine, fra i quali diversi bambini. Il pretesto per la nuova strage è la ritorsione contro il lancio di un razzo partito da Gaza, che ha ferito 2 ebrei, ma l’escalation - ora denominata "Estate rovente"- è cominciata nel marzo (v. note 16, 22, 30 marzo) ed ha provocato il maggior numero di vittime palestinesi dopo "Piombo fuso".

14-15 aprile 2011

A Gaza, nella notte, la polizia di Hamas compie un blitz in un appartamento scoprendo il corpo di Vittorio Arrigoni, pacifista dell’Ism che viveva a Gaza da oltre 2 anni, attivo contro l’assedio e molto amato dalla popolazione. Alcune ore prima, servendosi di una sigla salafita, i suoi rapitori avevano postato un video su You Tube che mostrava il giovane bendato, la testa sorretta a forza da uno di loro, accompagnato da un ultimatum di 30 ore rivolto ad Hamas e diretto ad uno scambio di prigionieri: lo stesso Arrigoni contro lo sceicco giordano Walid al Maqdisi. E’ però una simulazione: Arrigoni, come confermerà l’autopsia, è stato ucciso poco dopo il sequestro. Nei pressi, la polizia arresta i primi sospetti.

15 aprile 2011

E’ annullata la riunione del Quartetto indetta per discutere la condanna dell’espansione coloniale israeliana e la richiesta dell’Olp di giungere al riconoscimento di uno stato palestinese sotto l’egida dell’Onu. Nelle settimane precedenti, Israele ha convocato gli ambasciatori di diversi paesi ed ha condotto una intensa campagna, facendo intendere di avere in tasca il veto Usa su tutte le opzioni favorevoli ai palestinesi (vedi da ult. 19 febbraio 2011), compresa la richiesta di imporre la "no fly zone" su Gaza, avanzata dalla Lega araba.

18-19 aprile 2011

A Gaza, si svolgono le esequie solenni per Vittorio Arrigoni. Membri del governo, attivisti ed una folla di persone accompagnano la salma di "Vik" al valico egiziano di Rafah, donde sarà rimpatriata: la madre del giovane non ha voluto che il corpo passasse da Israele, dove Vittorio nel 2005 fu imprigionato e malmenato, per essere poi espulso come persona non grata. Il giorno seguente, nel campo profughi di Nusseirat, Hamas assedia un edificio nel quale si rifugiano i 3 ricercati per l’assassinio, tentando di arrestarli vivi e allo scopo recando sul posto lo sceicco giordano Walid al Maqdisi. Abdel Rahman el Brizat, pure lui giordano e ritenuto il capocellula, lancia però due granate uccidendo se stesso ed un complice: solo il terzo, ferito, è catturato vivo.

21 aprile 2011

L’ambasciatore israeliano all’Onu, Meron Reubon, chiede al Consiglio di sicurezza di vietare la ‘Fredom Flotilla 2’, che intende spezzare via mare l’assedio di Gaza e coinvolge attivisti di 20 nazioni, accusati da Israele di avere "legami con Hamas ed altre organizzazioni terroristiche". Alla richiesta si associano l’ambasciatore statunitense Susan Rice e tedesco Peter Wittig. Dall’Italia Silvio Berlusconi dichiara: "Faremo in modo di non far partire la Flotilla". A Gaza intanto bulldozer israeliani penetrano nella Striscia per radere al suolo officine e depositi presso il valico di Karni, ed altre incursioni violente continueranno nei prossimi giorni. Da ieri attivisti italiani, spagnoli e statunitensi hanno organizzato il naviglio ‘Oliva’ per fare scudo ai pescatori palestinesi, oggetto di continue aggressioni da parte della marina israeliana.

27 aprile 2011

Al Cairo, con la mediazione del capo dei servizi Murad Murafi e del ministro degli Esteri Nabil el Arabi, Khaled Meshal per Hamas ed Abu Mazen per il Fatah rispondono alla richiesta di unità della popolazione palestinese ed annunciano un accordo, la cui sottoscrizione è fissata fra una settimana. Immediata la replica del premier israeliano Benjamin Netanyahu - "l’Anp deve mettersi in testa che deve scegliere tra Hamas e Israele"- e della Casa bianca, che intima ad Hamas di riconoscere lo stato ebraico e disarmare. Hamas replica di non accettare ultimatum né di negoziare con Israele e "non incoraggia nessuno a farlo perché non porta a niente". L’annuncio dell’intesa causa l’eclissamento dei personaggi dell’Anp più compromessi nel golpe anti- Hamas, Sami Samhadana, Rashid Shabak e dello stesso Mohammed Dahlan.

28 aprile 2011

Al Cairo, in un’intervista concessa alla tv "al Jazeera", il ministro degli Esteri Nabil el Arabi annuncia la decisione di aprire entro maggio il valico di Rafah al passaggio di persone e cose per far finire, dal lato egiziano, l’assedio di Gaza definito "immorale e disumano". Un altro duro colpo per l’asse Us-israeliano che si attiva presso la giunta militare egiziana al fine di ottenere la sostituzione del ministro. In effetti, tempo 2 settimane, Nabil el Arabi andrà a sostituire Amr Moussa alla Lega araba e l’incarico agli Esteri sarà affidato a Nabil Fahmi, già ambasciatore egiziano a Washington.

4 maggio 2011

Al Cairo, Khaled Meshal e Abu Mazen sottoscrivono l’accordo annunciato il 27 aprile. Prevede la formazione di un esecutivo tecnico incaricato di indire elezioni legislative e presidenziali entro un anno, la rifondazione dell’Olp come rappresentanza unitaria di tutte le componenti palestinesi, la liberazione dei prigionieri politici detenuti in Cisgiordania ed a Gaza, l’avvio della riunificazione delle forze di sicurezza – il nodo più pesante data la sottomissione ad Us-Israele dei servizi di Ramallah- che resteranno per altro separate fino alle elezioni. L’intesa è dichiaratamente diretta a portare i palestinesi uniti alla proclamazione dello Stato palestinese entro le frontiere del 1967 e con Gerusalemme est capitale, da attuarsi in occasione della sessione di settembre dell’Assemblea dell’Onu. A Gaza ed in Cisgiordania la popolazione festeggia la ritrovata unità e manifesta contro l’occupazione israeliana.

10 maggio 2011

Israele reagisce all’accordo Hamas- Fatah con il sequestro dei dazi spettanti all’Anp, come nel 2006 dopo la vittoria elettorale di Hamas: trattandosi del maggior introito dell’Anp, i dipendenti pubblici restano senza stipendio. Negli Usa, si dimette l’inviato in Medio oriente George Mitchell, causa il fallimento del negoziato israelo- palestinese.

13-15 maggio 2011

Nell’anniversario della Nakba, la Catastrofe palestinese, si manifesta nei Territori e in diversi stati arabi a favore del Ritorno e dello Stato palestinese. In Egitto però le forze armate bloccano gli accessi verso il valico di Rafah e procedono a 180 arresti fra i manifestanti che, al Cairo, rivendicano la chiusura dell’ambasciata israeliana. A Gerusalemme, la polizia israeliana blinda la città e disperde i dimostranti, uccidendo il 17enne Milad Ayash. Il 15 maggio, Israele risponde con lo stragismo alla marcia pacifica dei palestinesi che da Libano, Siria, Giordania e Gaza si dirigono verso Israele, lo stato rubato: 20 i palestinesi uccisi, quasi tutti ai confini col Libano e sul Golan siriano, centinaia i feriti.

19 maggio 2011

A Washington, nel corso di un intervento, il presidente Barack Obama rimprovera l’Anp di Abu Mazen per l’accordo con Hamas ("terrorista") e perora la ripresa dei negoziati israelo- palestinesi al fine di creare uno "stato smilitarizzato" palestinese, esplicitando la contrarietà americana alla autoproclamazione prevista per settembre. Nonostante un cenno ai "confini del 1967", Obama chiarisce l’indomani, in un incontro con Netanyahu, ed in un successivo intervento all’Aipac, la lobby sionista, l’allineamento americano ai desiderata israeliani, il rinvio sine die dello status di Gerusalemme e del ritorno dei profughi, infine la più ferma condanna della resistenza palestinese. Obama ripeterà l’ostracismo americano all’autoproclamazione palestinese anche a Deauville, il 27 maggio, nel corso di un moribondo G8. Intanto, il governo israeliano autorizza la costruzione di altre case per gli ebrei a Gerusalemme est.

28 maggio 2011

Le autorità egiziane sbloccano finalmente il passaggio di persone al valico di Rafah, rinviando ad una fase successiva il passaggio delle merci: una nave malese, recante aiuti e materiali per le condutture idriche, resta bloccata per settimane. Inoltre, detenendo Israele i registri anagrafici, molti residenti non dispongono di documenti validi, dato che quelli rilasciati dalle autorità di Gaza non sono riconosciuti all’estero e l’Anp ritiene tuttora di dover chiedere il permesso di rilascio allo stato ebraico. Comunque centinaia di abitanti di Gaza attraversano il confine già nella prima giornata, in un clima di festa.

5 giugno 2011

Per la seconda volta in 20 giorni, i militari israeliani sparano sui palestinesi che dal campo profughi di Yarmuk ed altri villaggi siriani (le autorità libanesi hanno impedito analoga marcia) si dirigono verso le terre occupate nella Guerra dei 6 giorni: incerto il numero delle vittime che le autorità siriane quantificano in 23, ed in 300 i feriti. L’indomani, durante la celebrazione delle esequie a Yarmuk, si accendono scontri - protagonisti uomini della sicurezza e militanti del Fp- cg (comando generale)- che causano altre vittime. Violenze israeliane anche in Cisgiordania, fra le quali spicca l’incendio di una moschea ad el Megahyer, vicino Ramallah; ed a Gaza, dove i soldati in diverse incursioni hanno distrutto i raccolti di grano, per impedire alla popolazione di sfamarsi.

10 giugno 2011

A Jenin, forze israeliane sequestrano il ministro per i Prigionieri palestinesi Wasfi al Qibha, di Hamas. Altri esponenti politici sono stati prelevati nei giorni scorsi: fra essi Nizar Ramadan di ‘Cambiamento e riforma’, il deputato islamista Abdel Rahman Zeidan, l’esponente di Fatah Hussam el Kader, si ritiene per ritorsione contro il processo unitario palestinese.

13 giugno 2011

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu sceglie Roma per rilanciare l’ostracismo all’autoproclamazione dello Stato palestinese prevista per settembre, insieme al primo ministro italiano Silvio Berlusconi. Questi è stato preceduto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, giunto in Israele a metà maggio per ritirare il premio Dan Davis, per condannare le "iniziative unilaterali" e perorare la "ripresa del negoziato". Oltre che sulla sottomissione dell’Italia, Israele conta in Europa su quella di Olanda e Repubblica ceca. Intanto il governo israeliano annuncia l’avvio imminente delle perforazioni dei giacimenti di gas al largo di Gaza. L’ennesimo furto di risorse palestinesi dovrebbe fruttare allo stato ebraico un miliardo e 200 milioni metri cubi di gas.

16 giugno 2011

Presso Hebron, i militari israeliani sequestrano il deputato di Hamas Samir al Qadi: sono attualmente 17 i parlamentari islamici prelevati dalle forze di occupazione. Nella stessa giornata tali forze reprimono le manifestazioni contro la confisca di terre a Ramallah e Nablus. Si stanno anche dedicando, informa l’agenzia Infopal, ad asportare tombe ed ossari dai cimiteri palestinesi di Jaffa e Mamillah, per fare posto ad edifici ebraici; mentre i coloni aiutano la causa sionista incendiando i campi di grano tuttora appartenenti ai palestinesi.

19-20 giugno 2011

Giunge a Gaza via terra la carovana ‘Miglia di sorrisi’, con decine di attivisti nordafricani ed europei recanti aiuti sanitari. Dal Sudafrica è annunciato imminente un Convoglio per la libertà dei prigionieri palestinesi che intende portare solidarietà ed aiuti alle famiglie dei sequestrati e divulgare gli abusi e le sevizie praticati dalle autorità israeliane ai loro danni. Secondo un rapporto di Ramallah, le sevizie sono state inflitte anche al 90% dei minori fermati o trattenuti nelle carceri israeliane, inclusi diversi casi di abusi sessuali.

23 giugno 2011

L’agenzia "Infopal", riprendendo "al Arabiya", riferisce che migliaia di palestinesi di Gaza hanno dato seguito all’annuncio del Cairo di concedere la cittadinanza ai figli di cittadine egiziane, presentando la richiesta e la documentazione relativa. L’agenzia ricorda che da molto tempo simili pratiche erano state bloccate in diversi paesi arabi, con la motivazione di non compromettere l’identità palestinese. Ora, la caduta della dittatura egiziana riaccende le speranze ed apre nuovi scenari per Gaza

3-4 luglio 2011

Ad Atene, incoraggiato dall’invito dei governi occidentali e del segretario dell’Onu Ban Ki Moon ad ostacolare la partenza della Freedom Flotilla 2, dopo aver accampato per settimane motivi burocratici, il governo Papandreu esplicita il divieto di salpare per Gaza alle 10 navi della Flotilla. Inutili le manifestazioni e le proteste degli attivisti in Grecia come nei paesi di provenienza. Un centinaio fra essi, imbarcati alla spicciolata in aereo, saranno fermati ed incarcerati. Intanto, Israele lancia un missile su Gaza uccidendo 2 palestinesi e ferendone altri.

11 luglio 2011

La Knesset emana la legge che reprime ed impone pesanti risarcimenti a coloro che attueranno il boicottaggio dei beni prodotti nei Territori occupati col marchio di Israele. Un altro progetto di legge, approdato al parlamento, pone l’obbligo di pagare le spese di demolizione delle case alle stesse vittime (palestinesi) dei relativi provvedimenti.

19 luglio 2011

La Marina israeliana blocca il naviglio francese Dignité, l’unico sfuggito al blocco della FF2. Fra i suoi passeggeri alcuni si sono dedicati a critiche e polemiche verso un presunto "estremismo" di altri attivisti. Anch’essi vengono fermati, con un trattamento un po’ meno pesante e dei distinguo. Israele pretende difatti di decidere chi sono i "veri pacifisti" contrapposti ai "finti" che simpatizzano per Hamas, per tali "terroristi". Il movimento internazionale a sostegno della Palestina, già disomogeneo, si divide ora sulle cause del fallimento e sulla gestione della Flotilla.

26 luglio 2011

Ad Istanbul (Turchia) gli ambasciatori palestinesi si riuniscono per preparare la richiesta all’Onu dello Stato palestinese con Gerusalemme est capitale, entro le frontiere precedenti la guerra dei sei giorni del 1967, alla presenza del ministro degli Esteri Davutoglu e del premier Erdogan. Abu Mazen, anch’egli presente, ha però incaricato Saeb Erekat, lo stesso negoziatore la cui ambiguità è stata svelata dai "Palestinian Papers", di incontri segreti con esponenti israeliani per valutare la ripresa del negoziato bilaterale. Ne informa nei prossimi giorni il quotidiano "Haaretz" che svela l’altra mossa israeliana, se il negoziato dovesse fallire: la denuncia degli accardi di Oslo che hanno dato vita all’Anp (v.a. note 12 agosto e 31 agosto 2011).

1 agosto 2011

Nel campo profughi di Qalandia, i militari israeliani uccidono 2 palestinesi che cercavano di contrastare il sequestro di un loro compagno. Le forze sioniste si accaniscono anche contro le manifestazioni a favore della riapertura del valico a nord di Gaza, ferendo 15 dimostranti.

7 agosto 2011

Al Cairo, riprendono i colloqui fra Hamas e Fatah, bloccati dalla pretesa di quest’ultimo di imporre a capo del governo unitario Salam Fayyad, gradito agli Usa, e di tenere elezioni amministrative separate in Cisgiordania, violando l’accordo raggiunto in primavera. I colloqui proseguono sulla liberazione dei prigionieri politici ma nei prossimi giorni, obbedendo ad Israele, l’Anp di Ramallah procederà a nuove decine di arresti, così vanificando il dialogo.

12 agosto 2011

Il governo israeliano approva una nuova espansione coloniale a Gerusalemme est, dove saranno costruiti migliaia di appartamenti per gli ebrei: 900 sono previsti solo ad Har Homa. Lo stato ebraico risponde così sia all’eventuale autoproclamazione dello Stato palestinese, annunciata per settembre, sia alle proteste sociali che mobilitano giovani e famiglie israeliane, partite proprio sulla questione alloggi. Il governo Netanyahu prevede di accontentare i contestatori, che si distinguono per la indifferenza alla vessazione dei palestinesi, sottraendo altre terre a questi ultimi.

18 agosto 2011

Ad Eilat, un convoglio di militari israeliani è attaccato da un commando che, in una triplice azione, provoca la morte di 8 soldati. Subito scatta la reazione con aerei da guerra e teste di cuoio che eliminano 7 arabi, ritenuti componenti del commando, e 5 soldati egiziani presso la frontiera. Israele profitta dell’occasione per incolpare Gaza ed Hamas ed effettuare altri bombardamenti punitivi contro la Striscia: almeno 15 sono i palestinesi uccisi, fra cui bambini, decine i feriti in 20 incursioni omicide. Oltre ai palestinesi, si mobilita la piazza egiziana chiedendo alle autorità di espellere l’ambasciatore israeliano. Lo stato ebraico respinge la richiesta di scuse e fa sapere che è l’Egitto a doversi scusare per non aver impedito il passaggio del commando dal Sinai.

26 agosto 2011

Preceduta da Hamas il 22 agosto, Jihad islamica annuncia una tregua unilaterale con Israele, fermando il lancio di razzi a partire da oggi. In sole 24 ore le forze militari sioniste hanno ammazzato 6 palestinesi, fra i quali 2 militanti di Jihad, e ferito decine di persone nei raid punitivi su Gaza.

31 agosto 2011

Il quotidiano israeliano "Haaretz" rivela, sulla base di un documento riservato della Difesa, che Israele si prepara all’autoproclamazione dello Stato palestinese armando ed addestrando i coloni a reagire militarmente alle concomitanti manifestazioni palestinesi. Fra gli armamenti sarebbero forniti alle milizie coloniche gas e granate assordanti. (V.a. note 26 luglio e 12 agosto 2011).

2 settembre 2011

La commissione, formata in ambito Onu e guidata dal neozelandese Geoffrey Palmer, anticipa i risultati dell’inchiesta sull’assalto israeliano del 31 maggio 2010 alla nave turca Mavi Marmara, che recepiscono i desiderata israeliani: legittimo il blocco navale di Gaza, legittimo l’arrembaggio di navi in acque internazionali, se praticati dallo stato israeliano la cui "sicurezza" deve prevalere sulle normative, legittima la reazione violenta degli assalitori, sempre perché israeliani e perché un gruppo di passeggeri, anziché subire l’assalto, avrebbe attuato una "resistenza organizzata e violenta". Lo stato ebraico è criticato solo per metodi "eccessivi ed irragionevoli" che hanno portato alla morte "non accettabile" di 9 persone. Soddisfatto (con riserve sull’ultimo punto), il governo Netanyahu chiarisce una volta per tutte che non porgerà mai scuse alla Turchia. A quest’ultima, in sintonia con le reazioni indignate dei palestinesi, non resta che dichiarare il rapporto "nullo" perché viola il diritto internazionale per soddisfare le pretese di un singolo Stato, espellere l’ambasciatore israeliano ed annunciare il congelamento degli accordi di cooperazione militare con lo stato ebraico nonché misure da definirsi per la sicurezza della navigazione nel Mediterraneo orientale, compromessa dalla prepotenza israeliana. Secondo il quotidiano turco "Hurriyet", si tratterebbe di portare aiuti a Gaza mediante navi militari.

6 settembre 2011

Israele già rompe la tregua con Hamas, incolpandola di un altro razzo che sarebbe stato sparato verso il Negev: un raid punitivo contro Gaza uccide un giovane dei Comitati popolari e ferisce un bambino. Dall’inizio dell’ultima offensiva le vittime palestinesi sono 27. In Cisgiordania, nella sua dimora ad Aqeb, le forze israeliane arrestano un altro deputato di Hamas, Mohammed Abu Tir, già imprigionato dal 2006 al 2010, senza fornire motivazioni. Da parte loro i coloni attaccano ed incendiano una moschea presso Nablus.

8 settembre 2011

A Gaza, inizia il processo contro 4 salafiti accusati di concorso o favoreggiamento dell’omicidio di Vittorio Arrigoni - Mohammed Salfiti, Tareq Asasnah, Amer Abu Ghoula, Khader Jram - la cui difesa tenta di addossare ogni colpa ai due morti nello scontro con la polizia, il giordano Abdel Rahman el Brizat ed il palestinese al Omari. L’accusa, che ritiene l’esistenza di manovratori esterni alla cellula, non ha raccolto prove sufficienti per dimostrarlo (vedi nota 14-15 aprile 2011).

15 settembre 2011

A Ramallah, è confermato che il presidente dell’Anp Abu Mazen rivolgerà la richiesta di ammissione della Palestina all’Onu al Consiglio di sicurezza, dov’è scontato il veto Usa, anziché, come precedentemente annunciato, all’Assemblea generale, all’interno della quale la maggioranza richiesta è pressoché certa. Abu Mazen ed il suo entourage, la cui sopravvivenza dipende dal sostegno politico e monetario statunitense, non vogliono rompere con Usa-Israele e, a dispetto di tutto, restano dell’idea di servirsi della mossa diplomatica per rilanciare, oltre che se stessi, il fallimentare negoziato. Il Fatah ha però imposto ad Abu Mazen di accompagnare alla richiesta al Consiglio di sicurezza analoghe richieste a varie agenzie dell’Onu e di non escludere quella all’Assemblea, dopo il rifiuto del Consiglio.

23 settembre 2011

A New York, Abu Mazen illustra all’assemblea dell’Onu la richiesta, rivolta al Consiglio di sicurezza, di ammissione della Palestina come stato membro, contrastata dal presidente americano Barack Obama. "Non siamo noi, ma gli israeliani e i palestinesi che devono trovare un accordo"- dichiara, continuando la finzione che "le parti" abbiano pari possibilità e siano egualmente libere delle proprie azioni. Usa- Israele intensifica intanto le pressioni sui membri del Consiglio per far mancare la maggioranza richiesta (9 voti) ed evitare così che gli Usa debbano porre l’impopolare veto. Per punire i palestinesi, si prospetta inoltre il congelamento dei finanziamenti all’Anp, che sarà votato dal Congresso, causando a breve il blocco dei progetti Usaid in Cisgiordania.

27 settembre 2011

In Cisgiordania, coloni ebrei sfogano il loro malanimo verso i palestinesi rilanciando la campagna "spara a chi lancia sassi", che accompagnò la prima Intifada: pretesto ne è questa volta un incidente stradale in cui sono morti 2 coloni, attribuito anch’esso ai palestinesi. Intanto, in uno dei tunnel che collegano la Striscia all’Egitto, già cimitero di 150 almeno, muoiono altri 3 palestinesi. Le autorità di frontiera egiziane, per impedire il passaggio, ora immettono acqua nelle gallerie così da causare l’affogamento di coloro che vi si avventurano (v. fra le altre note 21 ottobre 2008,26 luglio e 28 dicembre 2009, 28 aprile e 7 dicembre 2010).

3 ottobre 2011

In un crescendo di violenza verso i villaggi palestinesi, coloni ebrei incendiano una moschea a Tuba, sul lago di Tiberiade. La polizia israeliana interviene però contro i giovani palestinesi che protestano bloccando le strade d’accesso. Un altro obiettivo dei coloni, come e più degli anni precedenti, sono gli ulivi la cui raccolta è l’unica fonte di sostentamento per decine migliaia di famiglie palestinesi: solo nello scorso mese i coloni hanno abbattuto o bruciato 2000 alberi e dato vita ad una serie di aggressioni contro i contadini.

5 ottobre 2011

Il Consiglio esecutivo dell’Unesco, l’agenzia Onu per l’educazione, la scienza e la cultura, dà il via libera all’ammissione della Palestina, con 40 voti su 58, premessa per il successivo voto in assemblea (vedi nota 31 ottobre). Lo status di membro dell’Unesco consentirà ai palestinesi di chiedere la registrazione e la tutela dei luoghi di rilevanza storica e religiosa e contrastarne così le annessioni forzate da parte di Israele.

18 ottobre 2011

A Gaza, la popolazione in festa si riversa nelle strade per accogliere, con Ismail Haniyeh, i primi 477 prigionieri liberati dalle carceri israeliane. E’ stato negoziato difatti lo scambio fra il caporale Gilad Shalit e 1027 prigionieri palestinesi incarcerati in Israele (v. nota 18 dicembre 2011). Un’importante vittoria per i palestinesi e per Hamas che ha dovuto però rinunciare, per sbloccare lo scambio, alla liberazione degli altri palestinesi imprigionati, ben 5.000, fra i quali i popolari capi della resistenza Marwan Barghouti (Fatah) ed Ahmad Saadat (Fplp). Israele ha imposto infine che un centinaio fra i liberati, ritenuti "pericolosi", anziché tornare alle loro case in Cisgiordania, siano accolti a Gaza od esiliati in altri paesi.

26 ottobre 2011

Sul "Manifesto", Michele Giorgio informa di un rapporto del Comitato per l’educazione israeliano che riferisce in dettaglio le parti censurate dei libri adottati dalle scuole private palestinesi a Gerusalemme est. Fra le pagine cancellate, gran parte della storia palestinese dalla Dichiarazione di Balfour (1917) alla Nakbah (1948), l’Intifada, l’appropriazione delle risorse idriche palestinesi a vantaggio degli insediamenti ebraici e dirottamento degli scarichi fognari degli stessi verso i villaggi palestinesi: informazioni ritenute idonee ad "incitare alla violenza ed all’intolleranza".

29-31 ottobre 2011

Presso Rafah (Gaza), un raid aereo israeliano uccide 7 attivisti di Jihad in un campo di addestramento. Jihad risponde con un lancio di razzi su Ashdod ed Asqelon che provocano un morto ed alcuni feriti. L’aviazione sionista torna a colpire, uccidendo ancora: 12 i palestinesi ammazzati in soli 3 giorni. Nonostante un tentativo di mediazione egiziano, Israele minaccia un’offensiva generalizzata contro la Striscia.

31 ottobre 2011

A Parigi, l’assemblea dell’Unesco approva l’ammissione della Palestina come stato membro con 107 voti favorevoli contro 14 e 52 astenuti. L’Europa, come già in sede di esecutivo (v. nota 5 ottobre) si è divisa tra favorevoli (Francia e Spagna), contrari (Germania) ed astenuti (Italia e Gran Bretagna). Scontato il no degli Usa che annunciano, per rappresaglia ad una decisione "riprovevole e prematura", il taglio dei fondi all’agenzia (ma "resteremo nell’Unesco per tutelare i nostri interessi"). Israele reagisce a sua volta annunciando il "congelamento" dei dazi e gli altri introiti che riscuote per conto dell’Anp e l’incremento della colonizzazione nei Territori.

Ottobre 2011

A Bersheeva, nel Negev, migliaia di beduini protestano contro la ‘Nakbah del nuovo millennio’, lo smantellamento forzoso dei loro insediamenti programmato da Israele per espandere quelli ebraici, che già hanno rubato terra e risorse idriche ai beduini, la cui sorte sarebbe un nuovo campo presso una discarica. A rischio fra l’altro è la famosa ‘scuola delle gomme’ costruita con pneumatici riempiti di sabbia e calce, che lo stato ebraico vuole abbattere.

4 novembre 2011

Al largo di Gaza, la marina israeliana assalta due navi, l’irlandese Saoirse e la canadese Tahrir, cariche di aiuti per la popolazione della Striscia e sequestra gli attivisti a bordo: benché l’assalto sia avvenuto in acque internazionali, essi sono accusati di "ingresso illegale in Israele", prima di venire espulsi.

7 novembre 2011

L’agenzia "Infopal" riassume un documento odierno dell’Ocha, l’agenzia Onu per i diritti umani in Palestina, che documenta zona per zona confische, demolizioni, sfratti compiuti da Israele a danno dei palestinesi: in totale 1.000 fra essi sarebbero stati costretti a lasciare le proprie case nel solo anno in corso.

12 novembre 2011

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu, a maggioranza, ufficializza il rifiuto ad ammettere la Palestina come Stato membro (v. nota 23 settembre 2011).

22 novembre 2011

A Gaza, dal valico di Rafah, giunge la "Carovana della primavera delle libertà", composta da decine di leader politici, parlamentari ed attivisti di tutti i continenti. Si conclude, dopo 4 giorni di visita e incontri con i rappresentanti e la popolazione di Gaza, con la "Dichiarazione universale contro l’assedio".

8-9 dicembre 2011

A Gaza, un raid israeliano uccide 2 militanti palestinesi a bordo della loro auto. La risposta è la ripresa del lancio di razzi, cui segue un secondo raid israeliano di rappresaglia contro una casa palestinese: vi resta ucciso un uomo anziano, ferite 3 donne e 7 bambini. Altra vittima palestinese è Mustafa Temimi, colpito a morte da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo, mentre manifestava contro il Muro dell’apartheid presso Ramallah. Daterebbe a questi giorni anche l’ennesimo sequestro operato dal Mossad di un dirigente di Hamas, questa volta in territorio egiziano.

14-15 dicembre 2011

A Burqa, presso Ramallah (Cisgiordania) ed a Gerusalemme, coloni ebrei compiono raid contro 2 moschee, appiccandovi fuoco ed imbrattando i muri con scritte anti- arabe e blasfeme. Dall’inizio dell’anno, le moschee attaccate allo stesso modo sono almeno 8.

17 dicembre 2011

L’agenzia "Infopal", continuando la documentazione della colonizzazione ebraica in Palestina, riprende dalla stampa israeliana un piano strategico diretto alla costruzione di oltre 60.000 unità abitative a Gerusalemme est, con la motivazione che nella parte ovest della città mancherebbero lotti edificabili. Un terzo circa di tali unità ha già ricevuto il via libera dalla commissione ministeriale competente (v. da ult. nota 7 novembre 2011). Procede celermente anche l’espansione di Gush Etzion, finalizzata anche ad isolare Betlemme.

18 dicembre 2011

Si completa lo scambio fra il caporale Shalit ed i prigionieri palestinesi con la scarcerazione dei restanti 550 (v. nota 18 ottobre 2011): fra essi, 55 adolescenti. Nelle carceri israeliane ne restano incarcerati almeno altrettanti, su 5000 prigionieri politici. E le forze sioniste non fermano gli arresti: negli ultimi 8 giorni sarebbero stati catturati 20 palestinesi nella sola Gerusalemme.

27 dicembre 2011

Le forze israeliane continuano gli ‘omicidi mirati’ di palestinesi: la vittima di oggi è un giovane esponente di Jihad, Abdallah Hatab. Il capo di Sm generale Gantz, così come i suoi predecessori Mofaz e Yaalon, dichiara che tali omicidi non bastano più a fermare i razzi e "la minaccia di Hamas"; e ventila una nuova pesante offensiva militare contro Gaza, benché la leadership di Hamas confermi in questi giorni l’ordine di fermare il lancio dei razzi.

1 gennaio 2012

Il primo ministro di Gaza, Ismail Haniyeh, giunge in visita in Turchia, tappa di un tour che lo porta in Egitto, Tunisia, Sudan, ovunque accolto con tutti gli onori. I commentatori attribuiscono ad Hamas un "riposizionamento" favorito dagli sconvolgimenti nella regione e dall’ascesa dei Fratelli mussulmani che premono per staccare Hamas dalla Siria, sconvolta dalla guerra civile (diversi esponenti difatti, dalla scorsa estate, si stanno trasferendo da Damasco ad altre città arabe e fra essi Khaled Meshal), e dall’Iran. L’iniziativa diplomatica comprende per altro una tappa importante di Haniyeh proprio a Teheran, nei primi di marzo.

10 gennaio 2012

Il Parlamento israeliano, la Knesset, è teatro di nuove iniziative anti- palestinesi: si discute di risarcimenti danni elevatissimi per chi critichi il regime e la sua politica coloniale, di reprimere le ong sospette di parteggiare per i diritti dei palestinesi; perfino di vietare i canti dei muezzin, ritenuti "rumori molesti" . Per tutelare la "ebraicità di Israele" oggi sono approvate nuove norme contro i migranti di varie nazionalità ed i richiedenti asilo. Allo stesso scopo, la Corte suprema reitera in questi giorni l’interpretazione più rigorosa della legge sulla cittadinanza che nega ai palestinesi coniugati con israeliani il diritto al ricongiungimento familiare.

18 gennaio 2012

Dopo diversi giorni di calma, l’aviazione israeliana bombarda Gaza uccidendo presso Beit Hanun 2 palestinesi che, a bordo di un carro trainato da un asino, erano intenti alla ricerca di metalli da rivendere per sostentarsi.

28 gennaio 2012

Khaled Meshal, il leader di Hamas in esilio a Doha - che ha annunciato la sua prossima uscita di scena ma, come Haniyeh, viaggia fra le capitali arabe (v. nota 1 gennaio) - giunge in visita ad Amman (Giordania) per incontrare re Abdallah e ricucire i rapporti interrotti nel 1999, quando fu cacciato per le pressioni israelo- americane. La visita è stata preceduta dal riconoscimento, da parte del governo giordano, che tale evento fu "un gravissimo errore".

2 febbraio 2012

A Gaza, la popolazione contesta la delegazione Onu guidata da Ban Ki Moon che aveva promesso di farsi mediatrice con Israele per la liberazione di prigionieri politici ed ora, rimangiata la promessa, ha rifiutato perfino di incontrare le famiglie dei sequestrati. Poche ore dopo la partenza della delegazione, forze israelene bombardano 3 "tunnel della sopravvivenza" e caricano la manifestazione settimanale contro il Muro, ferendo 13 persone.

6 febbraio 2012

A Doha (Qatar), è rilanciato l’accordo interpalestinese del 4 maggio 2011 (vedi nota relativa), finora inapplicato, che prevede la formazione di un governo unitario incaricato di gestire la fase preelettorale, guidato da Abu Mazen. Ancora una volta però l’accordo è in forse per il dissidio fra i partiti indipendenti ed il Fatah; e per un nuovo contrasto interno ad Hamas fra il gruppo che sostiene l’uscente Khaled Meshal, favorevole al compromesso, ed i gruppi più legati alla resistenza armata, come le brigate Ezzedine al Qassam, che fanno riferimento a Mohammed Deif, Mahmud Zahar, Khalil Haya. Fra i due gruppi media il primo ministro Ismail Haniyeh. Intanto, la Svizzera annuncia di aver depennato Hamas dalla lista nera dei "terroristi".

7 febbraio 2012

A Gerusalemme, i coloni ebrei sfogano il loro livore sul monastero della Croce, danneggiato ed imbrattato con frasi anti- cristiane, e su una scuola mista, Hand in Hand, accusata di inserire nei programmi la Nakbah, la Catastrofe palestinese che Israele vieta perfino di nominare: la scritta "morte agli arabi" è il ricordo lasciato dai coloni. Sorte analoga toccherà, il 18, alla chiesa dei Battisti gerosolimitani, già danneggiata tempo fa da un incendio doloso.

21 febbraio 2012

A Gerusalemme, è raggiunta un’intesa fra la Procura israeliana e la difesa di Khader Adnan, esponente di Jihad in sciopero della fame da 66 giorni contro la detenzione amministrativa ed in gravi condizioni, la cui lotta è sostenuta da manifestazioni in tutta la Palestina. Adnan accetta il nutrimento ma la scarcerazione non avverrà prima del 17 aprile, scontati i 4 mesi di detenzione comminati, ed è sottoposta alla condizione che la Procura non trovi prove a carico del prigioniero. La lotta di Adnan è continuata da Hana Shalabi, 29enne di Jenin scarcerata nell’ambito dello scambio di prigionieri in autunno ed ora nuovamente imprigionata e posta in isolamento, che intraprende anch’essa lo sciopero della fame.

29 febbraio 2012

A Ramallah, militari israeliani irrompono nelle sedi di due emittenti palestinesi, al Quds television e Wattan tv, entrambe controllate dall’Anp, per bloccarne le trasmissioni, che "interferiscono con le trasmissioni autorizzate", cioè israeliane, e sequestrare trasmettitori e computer. Fonti palestinesi, riprese dall’agenzia "Infopal", denunciano che nel corso del mese gli israeliani hanno confiscato oltre 700 ettari di terre e demolito 33 abitazioni palestinesi, ai fini dell’espansione coloniale ebraica in Cisgiordania.

2 marzo 2012

A Gaza, il primo ministro Ismail Haniyeh accusa Israele e l’Egitto per il blocco di forniture di carburante che ha provocato una grave carenza di energia elettrica a Gaza. Di più, egli denuncia "forti pressioni" esercitate dal regime egiziano sulla leadership di Gaza per cercare di ottenerne "concessioni politiche in cambio della soluzione del problema". Respingendole, Haniyeh afferma che Gaza può rivolgersi in alternativa ad Algeria ed Iran.

6-7 marzo 2012

In Cisgiordania, le forze israeliane compiono decine di arresti privilegiando i sostenitori di Hamas: fra di essi il leader al Hashash a Nablus ed alcuni ex prigionieri scarcerati nell’ambito dello scambio con il caporale Shalit. Hamas accusa le forze dell’Anp di avere operato a loro volta 4 arresti a Nablus ed Hebron di propri simpatizzanti, fatto che evidentemente non favorisce la concretizzazione dell’accordo interpalestinese del 6 febbraio.

16 marzo 2012

A Imneizil, nel sud della Cisgiordania (area C), le autorità israeliane ordinano lo smantellamento di pannelli solari e turbine eoliche necessari per la produzione di energia elettrica. Citando fonti dei servizi, il "Guardian" riferisce che ciò fa parte di un più vasto piano di smantellamenti e demolizioni di impianti palestinesi. L’irritazione degli alleati europei di Israele, che hanno in parte finanziato le opere, si riduce a qualche balbettio. Stessa sorte è riservata ad un rapporto di Save the Children sugli imprigionamenti (attualmente 170) di minori palestinesi e sui maltrattamenti cui sono sottoposti : "abusi fisici e mentali come la privazione del sonno, l’isolamento, minacce di abuso sessuale o di imprigionamento a tempo indeterminato", allo scopo di estorcere loro confessioni ed informazioni.

22 marzo 2012

Il Consiglio dei diritti umani dell’Onu, con 36 voti favorevoli e 10 astenuti, decide di proseguire l’indagine sulla colonizzazione israeliana in Cisgiordania e Gerusalemme est per valutare "le implicazioni sui diritti civili, politici, economico-sociali, culturali del popolo palestinese". Due rapporti europei, riferiti a Gerusalemme e Ramallah, registrano l’aumento fino al triplo delle violenze dei coloni contro i palestinesi e le loro terre. Categorica la risposta israeliana: decisione e rapporti sono "superflui e stravaganti", con la conseguenza che, come sempre, non sarà consentito l’accesso agli ispettori dell’Onu.

30 marzo 2012

Migliaia di palestinesi commemorano le vittime della ‘Giornata della Terra’ (30 marzo 1976) dirigendosi verso i posti di blocco israeliani. A Gaza, i soldati sparano contro di loro ad altezza d’uomo falciando un 20enne a Beit Hanun e ferendo altri 37. Decine di feriti ed arresti anche a Gerusalemme, presso la porta di Damasco, Betlemme, Qalandya. Si sono svolte altre dimostrazioni nei paesi arabi, con cortei diretti ai confini con Israele, in India, Malaysia ed Europa.

2 aprile 2012

Nel carcere israeliano di Hadarim, Marwan Barghouti è posto in isolamento come punizione per aver diffuso, nella Giornata della Terra, un appello ai palestinesi perché avviino la terza Intifada e cessino ogni politica collaborazionista con Israele, ivi compresi i fallimentari negoziati: una sconfessione di fatto della leadership del Fatah. Le autorità israeliane hanno invece scarcerato Hana Shalabi, in condizioni critiche dopo il prolungato sciopero della fame contro la detenzione amministrativa (v. nota 21 febbraio 2012), confinandola a Gaza. La donna ha dichiarato che i carcerieri aumentavano la sua sofferenza consumando pasti davanti a lei.

9 aprile 2012

Reazioni furiose in Israele e nei paesi occidentali contro Gunter Grass che, dalle pagine di "Suddeutsche Zeitung", ha accusato lo stato ebraico in relazione al suo arsenale atomico ed ai preparativi di guerra contro l’Iran. Il clamore suscitato fa emergere i tentativi israeliani di rinviare sine die la conferenza di Helsinki sul disarmo nucleare, che il presidente Obama ha per ora fatto spostare a dopo le elezioni presidenziali. L’intento statunitense di proteggere l’arsenale nucleare israeliano, così detto segreto ma arcinoto in tutto il mondo, e consentirgli il monopolio nella regione non è condiviso neppure dagli alleati arabi degli Usa.

15 aprile 2012

All’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, centinaia di agenti fermano 150 attivisti della campagna "Benvenuti in Palestina 2012" che, nel nome di Vittorio Arrigoni, intendevano recarsi nelle città palestinesi: a decine vengono espulsi, i rifiutanti il rimpatrio imprigionati. Altri dimostranti, in specie europei, non sono potuti partire causa la sottomissione delle compagnie aeree agli ordini israeliani. Fa il giro del mondo un video che mostra un ufficiale israeliano picchiare al volto con il calcio del suo M16 un attivista danese, a Gerico.

15 aprile 2012

A Gaza, all’udienza AA Gaza, nell’udienza del processo sull’assassinio di Vittorio Arrigoni (v. note 14-15 aprile e 18-19 aprile 2011), gli imputati Tarek Asasnah, Khader Jram e e Mahmoud Salfiti ritrattano le precedenti ammissioni affermando che sono state loro estorte e di essersi limitati ad appoggiare il rapimento per "dare una lezione" al volontario che viveva secondo costumi occidentali; mentre attribuiscono ogni responsabilità dell’esecuzione agli altri componenti del commando, Rahman Breizat e Bilal al Omari, rimasti entrambi uccisi nello scontro con la polizia di Hamas. Il processo ha complessivamente deluso per l’inerzia dei giudicanti e il mancato impegno nella ricerca dei mandanti.

24 aprile 2012

A Gerusalemme, il governo Natanyahu approva la sanatoria di 3 avamposti ebraici in Cisgiordania, Bruchin, Rachelim, Sansana, e si appresta a legalizzarne altri. Il governo sionista inizierà a giorni anche la annunciata costruzione di un nuovo Muro al confine col Libano.

2 maggio 2012

A Gerusalemme, il procuratore militare investito dell’inchiesta sull’eccidio della famiglia Samouni di Gaza (48 civili palestinesi uccisi da un raid su una casa dov’erano stati trasferiti ‘sotto la protezione’ delle forze armate israeliane intente nel massacro di Gaza, nel gennaio 2009) notifica la conclusione: ai soldati ebraici non può imputarsi né dolo né colpa.

15 maggio 2012

Nella giornata di commemorazione della Nakba, con la mediazione egiziana, è raggiunto un parziale risultato dello sciopero della fame intrapreso da centinaia di prigionieri politici palestinesi contro le inumane condizioni di prigionia e la detenzione amministrativa: ferma restando quest’ultima, saranno "concesse" visite ai familiari dei prigionieri e la limitazione della pratica dell’isolamento, scarcerati Bilal Diab e Thaer Halahla, infine saranno restituiti alle famiglie i corpi di 91 palestinesi uccisi nel corso di attentati e scontri. Dal carcere militare di Ofer i soldati lanciano granate assordanti e lacrimogeni per disperdere gruppi di giovani che manifestavano solidarietà ai prigionieri.

17 maggio 2012

Sotto la pressione americana, Abu Mazen affossa definitivamente l’intesa con Hamas su un esecutivo di riconciliazione varando un rimpasto del governo presieduto da Salam Fayyad. Sta inoltre per giungere nella regione il nuovo inviato del Pentagono Paul Bushong, in sostituzione di Michael Moeller, con il compito di "rafforzare le forze speciali dell’Anp". I risultati si vedranno presto, nella recrudescenza della repressione in Cisgiordania. Intanto, al valico di Karni, militari israeliani disperdono i civili disarmati che protestavano contro la chiusura di Gaza, ferendone 8.

28 maggio 2012

Ad Istanbul, l’Alta Corte penale rinvia a giudizio 4 militari israeliani in relazione all’eccidio sulla nave Mavi Marmara del 31 maggio 2010: per l’impunità loro garantita da Israele e dagli "organismi internazionali", nessuno fra essi naturalmente si è presentato né si presenterà al processo.

31 maggio 2012

A Gerusalemme, il ministro della Difesa Ehud Barak dichiara che, se i palestinesi non riprenderanno i negoziati senza precondizioni, Israele potrebbe disimpegnarsi dalla Cisgiordania con un ritiro unilaterale (dalle città e zone non occupate da insediamenti ebraici). A breve almeno, il suo intervento non viene ripreso.

1 giugno 2012

Nel Neghev, un militante di Jihad s’infiltra in un kibbutz israeliano e, prima di essere ucciso, spara uccidendo a sua volta un militare ebraico. La reazione di Israele è immediata con raid aerei contro Gaza che provocano morti e feriti fra i palestinesi, e la ripresa del lancio di razzi.

17 giugno 2012

A Tel Aviv, oltre cento immigrati sudanesi e fra essi decine di bambini sono costretti a lasciare Israele in conseguenza di una serie di violenze razziste perpetrate dai residenti ebrei e degli arresti operati dalla polizia, legittimati da una recente sentenza della Corte israeliana. Ufficialmente essi lasciano il paese "spontaneamente" ma l’unica loro alternativa è la detenzione amministrativa fino a 3 anni. Nei progetti del governo Netanyahu vi è la "spontanea uscita" di 20.000 rifugiati.

18 giugno 2012

A Gaza, raid aerei israeliani uccidono 4 presunti attivisti di Jihad. Presso la frontiera egiziana, un commando penetra in territorio israeliano per colpire la barriera in costruzione ed uccide un addetto ai lavori prima di essere a sua volta decimato. La reazione israeliana si rivolge sempre contro Gaza. Al 25 giugno si contano 11 morti palestinesi: fra essi alcuni attivisti di Jihad insieme a 3 ragazzini di 17, 16 e 14 anni, un bambino di 5 anni ed una bambina di 2.