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24 giugno 2012

Al Cairo, piazza Tahrir esplode in manifestazioni di giubilo all’annuncio ufficiale della vittoria alle elezioni presidenziali, il cui 2° turno si è svolto una settimana fa, del candidato dei Fratelli mussulmani Mohamed Morsi: esito non scontato dopo lo scioglimento forzato della Camera bassa che aveva registrato analoga vittoria dei Fratelli. Esultano anche la piazza di Gaza ed Hamas che vedono vicina una politica estera dell’Egitto radicalmente diversa. Il nuovo presidente manterrà a breve la promessa di una svolta verso l’Iran, mentre la situazione di Gaza cambierà gradualmente e senza alcuna pubblicità in proposito.

30 giugno 2012

Fonti palestinesi e l’agenzia “Infopal” divulgano il numero dei palestinesi uccisi nel 1° semestre dell’anno dalle forze di occupazione israeliane: 58, e fra essi 11 bambini, 48 dei quali periti a Gaza a causa dei bombardamenti. Le stesse fonti comunicano che 3772 ettari di terra palestinese sono stati accaparrati da Israele, che ha autorizzato altresì 11.000 unità abitative per gli ebrei.

4 luglio 2012

L’emittente del Qatar “al Jazeera” informa che esami di laboratorio effettuati in Svizzera per iniziativa della vedova di Yasser Arafat, Suha, su capelli ed effetti personali del leader palestinese morto il 12 novembre 2004 nell’ospedale militare Percy di Clamart hanno rivelato tracce di polonio “significative”.  Suha, rilevando la repentina distruzione dei campioni di sangue di Yasser da parte dell’ospedale, ora presenta alla magistratura francese una denuncia per omicidio contro ignoti e chiede la riesumazione del corpo dalla tomba di Ramallah.

13 luglio 2012

Si svolge la mobilitazione “Vivi per 24 ore con 24 litri d’acqua” per rivendicare ai palestinesi il diritto all’acqua della propria falda montana, dirottata verso Israele e le colonie per oltre l’80% (v. note Luglio 2007, 19 luglio 2008, 21 aprile e 18 dicembre 2009). Intanto è rientrato a Gaza, accolto con grandi feste, il calciatore palestinese Mahmoud Sarsak, imprigionato da Israele e posto in detenzione amministrativa per 3 anni: la scarcerazione è seguita ad uno sciopero della fame protratto per 90 giorni.

28-29 luglio 2012

A Gerusalemme, nella Spianata delle moschee, forze israeliane aggrediscono i fedeli mussulmani causando scontri ed operando arresti. Protette dalla polizia, bande di coloni convergono sul luogo sacro dei mussulmani per rivendicare su di esso propri presunti diritti.

5-6 agosto 2012

In seguito a un raid israeliano che uccide un militante salafita, a Rafah (Gaza), nel Sinai un commando attacca un posto di polizia egiziano, uccide 16 agenti e s’impadronisce di due mezzi blindati con cui tenta di penetrare in territorio israeliano: per venire subito bersagliato dall’aviazione ebraica che elimina gli incursori.  Interverranno pesantemente anche le forze egiziane attaccando una postazione a Sheick Zawaid  ed uccidendovi 20 presunti miliziani salafiti.  Il dirigente dei servizi del Cairo, az Zayyat, accusa Israele di manovrare gruppi estremisti per destabilizzare i rapporti fra Egitto e Gaza: accusa che, ripresa dal presidente Morsi, provoca la contraccusa israeliana di voler ribaltare gli accordi di Camp David, che prevedono la demilitarizzazione del Sinai.

6 agosto 2012

In Cisgiordania, le autorità di occupazione israeliane bloccano l’ingresso ai ministri degli esteri di paesi non allineati – Bangladesh, Cuba, Indonesia, Malaysia – che avrebbero dovuto firmare oggi, a Ramallah, la Dichiarazione contro l’occupazione israeliana della Palestina.

7-9 agosto 2012

A Rafah, per ordine del presidente egiziano Morsi, viene chiuso il valico nei due sensi come contromisura dopo l’attacco del Sinai del 5-6 agosto. Due giorni dopo, Morsi dichiara terminato il mandato del generale Tantawi e destituisce il capo dei servizi, della guardia repubblicana nonché il governatore del Sinai. La chiusura del valico provoca lo sdegno del popolo di Gaza e di Hamas, che denuncia la “iniqua punizione collettiva”, la protesta di autorità religiose quali l’imam di al Azhar, Ahman el Tayyed; e divide i Fratelli, appena approdati al potere. Il valico resta chiuso per 2 settimane, per essere riaperto a intermittenza dal 22 agosto: ufficialmente solo per il passaggio di persone, nella pratica anche di generi diversi.

17 agosto 2012

“Nena News” informa su nuove violenze dei coloni contro i palestinesi. A Gerusalemme ovest un ragazzo palestinese è assalito e ferito da ebrei, sfiorando la morte, il 22 un altro ragazzo rischierà il linciaggio; a Gush Etzion sono aggrediti con bottiglie incendiarie lanciate contro la loro auto 5 palestinesi di Betlemme, genitori e 3 bambini: tutti riportano ustioni. Intanto la Israel Electric company minaccia di togliere l’elettricità a vaste zone della Cisgiordania, causa il debito dell’Anp. I palestinesi hanno una propria compagnia, con sede a Gerusalemme est, che può solo distribuire l’elettricità acquistata, a prezzi alti, da Israele.

20 agosto 2012

A Gerico, in occasione della fine del Ramadan, l’Anp rilascia 8 prigionieri palestinesi fra i quali Zakaria Zubeidi, già componente delle brigate al Aqsa e poi impegnato nel Freedom Theatre di Jenin, arrestato con vaghe accuse il 13 maggio. Israele ha scarcerato a sua volta il direttore del teatro, Nabil al Ree, sequestrato e ristretto ad Asqelon per aver offerto aiuto a Zubeidi: dovrà  pagare una multa di 3000 shekel.

24 agosto 2012

Con il consueto rovesciamento delle parti, Israele accusa di razzismo ed apartheid il Sudafrica, dove alle merci prodotte nei territori palestinesi è stata apposta la esatta dicitura “prodotti nei territori occupati da Israele” anziché, come pretende lo stato ebraico, “made in Israel”. A tutela dei coloni occupanti, il governo israeliano sta lanciando una campagna per “il riconoscimento internazionale dei rifugiati ebrei”, invitati ad inondare la rete con video e testimonianze sulla loro “deportazione”: ne informa l’agenzia “Infopal” il 29 agosto. Tutto ciò mentre in Cisgiordania, nelle zone di Nablus ed Hebron, continuano in crescendo le violenze dei coloni contro i villaggi palestinesi.

27-28 agosto 2012

Gaza è ancora sotto il tiro dei missili israeliani che colpiscono uffici governativi e di sicurezza, in centri abitati, e postazioni delle brigate Qassam. La Corte suprema, a Gerusalemme, rigetta in via definitiva il ricorso della famiglia di Rachel Corrie, la giovane attivista americana pro Palestina travolta ed uccisa nel 2003 da un bulldozer in movimento per spianare una casa. Le autorità israeliane non dimenticano gli attivisti della missione “Benvenuti in Palestina” che, questa volta attraverso la frontiera giordana, intendevano raggiungere Betlemme: tutti espulsi, con la collaborazione della Giordania.

29 agosto 2012

A Nanterre (Francia) la Procura, dando seguito alla denuncia della moglie di Yasser Arafat, Suha (v. nota 4 luglio 2012), apre un fascicolo contro ignoti sulla uccisione del leader palestinese. Viene interpretato da molti come un “avvertimento” ai suoi ex compagni l’auspicio a “scoprire la verità” da parte di Mohammed Dahlan, già capo dei servizi collaborazionisti poi allontanato da Fatah con l’accusa di “slealtà”, uno dei maggiori sospettati in relazione alla morte di Arafat.

2 settembre 2012

A Gaza, il 20enne Ihab Abu Nada si dà fuoco per la disperazione di non trovare un lavoro. Causa il blocco e le continue distruzioni israeliane, la disoccupazione nella Striscia, nonostante gli aiuti arabi e dell’Onu, sfiora il 50%; e cresce in Cisgiordania, dove si susseguono manifestazioni e proteste- anche contro il continuo aumento dei prezzi, la colonizzazione e le vessazioni delle forze occupanti- nel corso delle quali son date alle fiamme foto del premier Salam Fayyad.

17 settembre 2012

A Gaza, la Corte militare infligge l’ergastolo ed i lavori forzati a Tamer Hasasna e Mahmud Salfiti, accusati dell’assassinio di Vittorio Arrigoni; inoltre, per favoreggiamento, 10 anni di reclusione al finto amico di Vittorio, Khader Jiram, che fornì al commando le informazioni utili a sequestrarlo, ed 1 anno ad Amr al Ghoula, per avere aiutato gli uccisori a sfuggire alla polizia.

21 settembre 2012

Presso il confine egiziano, in uno scontro con le forze armate israeliane, muoiono 3 palestinesi ed un soldato ebraico. Secondo la versione israeliana i tre,  componenti di una cellula salafita, hanno attaccato gli operai intenti a costruire il muro divisorio con il Sinai.

26 settembre 2012

La stampa israeliana riferisce che Google sta effettuando la mappatura degli insediamenti colonici, che a tal fine saranno parificati alle città ebraiche a dispetto della loro illegalità, in quanto sorti su terre palestinesi. Una scelta apparentemente tecnica, sostanzialmente politica.

7-8 ottobre 2012

Un aereo israeliano colpisce 2 palestinesi, presunti salafiti, per rappresaglia alla morte di un soldato ebraico nello scontro dei 21 settembre, ferendoli entrambi. Riprende quindi il lancio di razzi verso il sud israeliano, al quale Israele risponde  con un bombardamento su Khan Yunis, che distrugge case e parzialmente la moschea di Farahin.

20 ottobre 2012

Nelle acque internazionali antistanti Gaza, la Marina israeliana sequestra la nave Estelle, diretta alla Striscia con aiuti umanitari, nel silenzio connivente dei paesi occidentali donde provenivano gli attivisti pro Palestina. Spicca ancora una volta il governo italiano, con l’ammonimento del ministro Terzi di Santagata all’attivista italiano imbarcato sulla nave di obbedire alla “normativa israeliana”, ritenuta superiore alle norme internazionali.  

20 ottobre 2012

In Cisgiordania, si svolgono le elezioni amministrative con la sola partecipazione del Fatah e di gruppi scissionisti, non delle formazioni islamiste, indotte a rinunciarvi per la politica discriminatoria del vecchio estabilishment, i continui arresti dei suoi esponenti e l’interruzione di ogni trattativa. Nonostante ciò, Fatah perde le amministrazioni di Nablus, Jenin, Ramallah a favore dei dissidenti ed ottiene percentuali irrisorie nei comuni conquistati per la alta astensione. Intanto, a Gaza, le forze israeliane continuano ad ammazzare palestinesi, almeno 4 in pochi giorni, probabilmente come reazione alla visita dell’emiro del Qatar nella Striscia; il che  provoca la naturale risposta con l’intensificarsi di lanci di razzi.

2 novembre 2012

Intervistato da un’emittente egiziana, Abu Mazen afferma che le rivendicazioni palestinesi sono limitate ai Territori occupati dal 1967 escludendo tutti quelli occupati in precedenza, benché questi ultimi siano da sé soli la maggior parte del territorio palestinese, ed aggiunge di non voler ritornare a Safad, villaggio dov’è nato, perché “è parte di Israele”. Dopo pochi giorni il presidente, il cui mandato è scaduto da anni, è costretto ad una parziale marcia indietro per la reazione alle sue parole, che sottintendevano la negazione del diritto al ritorno dei palestinesi in diaspora.

10 novembre 2012

A Gaza, carri armati israeliani cannoneggiano uccidendo 7 palestinesi – 2 militanti e 5 civili-  e ferendone 30. Due giorni fa la vittima dei thanks, intervenuti a distruggere alberi nella zona confinante con Israele, è stato un ragazzino di 13 anni, Hamed Daqqa. Tace Abu Mazen mentre la resistenza di Gaza risponde con lanci di razzi che, al solito, fanno danni ma non vittime. “Non è finita”, minaccia il ministro della Difesa Ehud Barak.

14-15 novembre 2012

Israele dà seguito alla minaccia di Barak contro Gaza con l’operazione ‘Colonne di nuvole’:  micidiali raid colpiscono da cielo e mare l’intera Striscia uccidendo nei primi 2 giorni 15 palestinesi fra i quali il comandante militare di Hamas, Ahmad Jabari, gli ufficiali Raed Attar e Mohammed al Ammas , 3 bambini rispettivamente di 9 mesi, 2 e 7 anni. I feriti sono già 150 (vedi il macabro bilancio dell’operazione alla nota 21 novembre 2013). Muoiono anche 3 israeliani per la caduta di un Grad su un edificio di Kiryat. Migliaia di palestinesi scendono in piazza in Cisgiordania e a Gerusalemme, scontrandosi con le truppe e la polizia.

16 novembre 2012

A Gaza, giunge una delegazione egiziana guidata dal premier Hisham Qandil mentre il presidente Morsi apre il valico di Rafah, dispone l’accoglienza dei feriti negli ospedali del Sinai e richiama l’ambasciatore a Tel Aviv, nell’intento di far cessare l’operazione israeliana contro la Striscia. Si svolgono manifestazioni e preghiere nelle moschee del Cairo ed altre città in una delle quali interviene lo stesso presidente per denunciare l’attacco sionista come “un’aggressione contro l’umanità. L’Egitto non è più quello di prima, è in grado di estirpare le radici di questa aggressione come ha estirpato quelle della propria oppressione”. Si manifesta anche in Iran ed altri paesi. Le milizie al Qassam lanciano missili verso Netivot, Tel Aviv e Gerusalemme, uno dei quali cade alle porte della capitale a dispetto del sistema antimissilistico Iron Dome.  Israele bombarda ancora, oggi e nei giorni che seguono, richiama i riservisti ed ammassa migliaia di uomini e decine di thank alle porte di Gaza. “Entreremo nelle case, forti dell’esperienza del passato” minaccia Barak.

21 novembre 2012

Al Cairo, il ministro degli Esteri egiziano Kamal Amr ed il segretario di Stato americano Hillary Clinton annunciano la tregua fra Israele ed Hamas dopo 8 giorni di feroci bombardamenti sionisti che hanno seminato distruzione e morte: 177 i palestinesi ammazzati, fra i quali decine di bambini, militanti di Hamas e delle formazioni di resistenza, 3 giornalisti; centinaia i feriti. Fra gli altri obiettivi, i raid israeliani hanno raso al suolo il quartier generale di Hamas, tunnel sotterranei necessari al passaggio di merci e quindi alla sopravvivenza, una quantità di edifici pubblici e civili. La reazione della resistenza palestinese, se pure ha fatto poche vittime , 5, ha mostrato la vulnerabilità del sistema antimissilistico Iron Dome e capacità insospettate, come una bomba nel centro di Tel Aviv che ha ferito una ventina di persone. Khaled Meshal, leader in esilio di Hamas, insieme al dolore per il sangue versato dai palestinesi, afferma pertanto: “Israele ha fallito i suoi obiettivi, grazie  Dio”. L’aggressione ha prodotto una temporanea tregua fra Hamas e Fatah il quale, dopo giorni di silenzio, ha ostentato solidarietà con la visita di una delegazione a Gaza, accompagnata da medici ed aiuti, il 19 novembre.

29 novembre 2012

All’Assemblea delle Nazioni unite, oltre 150 paesi votano per l’ammissione della Palestina nell’Onu come “stato non membro” (osservatore) , con il voto contrario di Usa, Canada, Israele. I paesi europei si sono divisi tra voto favorevole (Francia, Spagna, paesi del nord) ed astensione (Germania ed Italia fra gli altri, dopo molte titubanze), con pochi voti contrari. Il voto non cambia in nulla la situazione di paese sotto occupazione militare, non attribuisce alla Palestina il diritto di voto, ma apre la via alla ratifica di convenzioni internazionali, all’ingresso in agenzie dell’Onu e nella Cpi, alla denuncia di crimini internazionali commessi nel proprio territorio: conquista quest’ultima già smorzata dal presidente (scaduto) Abu Mazen che ha promesso di non esercitare tale diritto per almeno 6 mesi. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu reagisce affermando che “questo voto allontana la nascita di uno stato palestinese…come primo ministro di Israele non consentirò che una base terroristica dell’Iran venga a costituirsi nel centro di questa terra, nella Giudea- Samaria”. Analoga la reazione Usa.

3 dicembre 2012

A Gerusalemme, come rappresaglia al voto in sede Onu del 29 novembre, il governo ebraico approva definitivamente il piano, già varato ma ultimamente rallentato, che intensifica la colonizzazione e taglia in due la Cisgiordania collegando in modo permanente Gerusalemme alla colonia di Maale Adumin;  incarica inoltre la commissione edilizia della capitale di varare la costruzione di  unità abitative nella colonia di Ramat Shlomo ed altre centinaia a Gilo e Givat, per un totale di 9.000 nuovi appartamenti. Israele predispone inoltre una nuova ondata di demolizioni di case palestinesi ed il blocco dei fondi dell’Anp, sempre come ritorsione, che impedirà il pagamento degli stipendi agli impiegati e diverse forme di sussidio.

7 dicembre 2012

A Gaza, per la prima volta da 45 anni, fa ingresso il leader di Hamas, Klaled Meshal, per celebrare il 25° anniversario della sua fondazione, accolto da una popolazione festante. Combattivo il discorso del leader ( “La Palestina è la nostra terra, dal mare al fiume, la nostra nazione della quale non siamo disposti a cedere un centimetro, non riconosceremo mai l’occupazione né Israele”) che tuttavia spinge per la riconciliazione nazionale ed il rilancio dell’Olp come organismo comprensivo di tutte le fazioni palestinesi. Il giorno seguente il Fatah permette una celebrazione pubblica dell’anniversario di Hamas in Cisgiordania.

31 dicembre 2012

Transitando dall’Egitto, giunge a Gaza la 4° delegazione internazionale “Benvenuti in Palestina” cui partecipa una decina di attivisti italiani. Ma il  fine anno è triste per i palestinesi. A Gerusalemme est, la sera di Capodanno, una famiglia palestinese con 6 bambini è costretta a lasciare la propria abitazione e passare la notte all’addiaccio per far posto a coloni ebrei, uno dei tanti effetti della colonizzazione (v. nota 3 dicembre). Poche ore dopo presso Jenin, a Tamoun, le forze israeliane reprimono la resistenza dei palestinesi che, a prezzo di diversi feriti, cercano di impedire il sequestro di “ricercati” da parte della polizia.  Dal 1990 a questa data, secondo le rilevazioni dell’istituto palestinese Arij sulla colonizzazione ebraica in Cisgiordania, i coloni sono saliti da 240.000 a 656.000, con un incremento del 189%.

3 gennaio 2013

Presso Jenin (Cisgiordania), centinaia di palestinesi si scontrano con la polizia israeliana per impedire il sequestro di un ricercato, come il 1° gennaio a Tamoun. La resistenza all’occupazione militare ha ideato un’altra forma di lotta: l’insediamento mobile, con tende ed alloggi su ruote nelle zone recentemente confiscate o dove Israele ha annunciato l’espansione degli insediamenti ebraici.

15 gennaio 2013

Presso Ramallah, a Budrus, l’esercito israeliano uccide sparandogli al petto un  palestinese 17enne, Samir Awad, che stava manifestando con altri ragazzi nei pressi del Muro lanciando pietre in direzione delle camionette. Da poche ore era morto un altro ragazzo, Mustafa Jarad, colpito a morte a Beit Lahiya, a Gaza. Altri giovani saranno uccisi nei prossimi giorni: la 21enne Lubna, presso il campo profughi di al Arroub, il 15enne Hadassah, centrato alla testa dalle pallottole israeliane vicino Betlemme.  Ieri, la polizia ha sgomberato con violenza l’accampamento mobile Bab al Sham, eretto dai palestinesi ad est di Gerusalemme per contrastare la nuova ondata della colonizzazione ebraica, ferendo diversi abitanti ed operando arresti.

22 gennaio 2013

Si svolgono le elezioni politiche israeliane che vedono vittoriosa, pur senza raggiungere la maggioranza assoluta alla Knesset, la coalizione formata da Likud ed Israel Beitenu, l’affermazione della nuova lista Yesh Atid guidata da Yair Lapid, che condivide la colonizzazione e l’ostilità verso i palestinesi; e la quasi scomparsa della sinistra sionista.

27 gennaio 2013

A Gerusalemme, il governo guidato da Benjamin Netanyahu approva il “piano Prawer” che confisca 80.000 ettari di terre dei beduini nel Neghev, la demolizione delle loro case, circa 20.000, e la loro “ricollocazione”. La motivazione è la solita “sicurezza di Israele”: il Neghev serve agli ebrei, principalmente per compiervi operazioni militari.

31 gennaio 2013

Dopo Bab al Sham (v. nota 15 gennaio) unità israeliane hanno sgomberato con la forza altri accampamenti mobili, a Karamah ed al Asra. Ora è la volta di al Manatir, presso Nablus, attaccato con l’uso di lacrimogeni e bombe assordanti: caricati gli attivisti palestinesi ed internazionali, le forze israeliane feriscono un ragazzino e  tagliano gli alberi da frutto. Nei giorni seguenti le unità speciali si dedicano alle retate per arrestare, a decine, esponenti o presunti simpatizzanti di Hamas ed alla repressione delle proteste dilaganti contro la detenzione di prigionieri politici, diversi dei quali sono in sciopero della fame, all’esterno del carcere di Ofer, presso Ramallah, ed in numerose altre località (v. nota 22 febbraio 2013).

9 febbraio 2013

A Canaan (Cisgiordania), zona di confische di terre palestinesi a favore degli ebrei, le forze israeliane sgomberano un altro accampamento e caricano gli attivisti dei Comitati popolari.

13 febbraio 2013

A Gerusalemme, le autorità israeliane autorizzano la stampa a divulgare la notizia della morte “per suicidio”, secondo la versione ufficiale, di un agente del Mossad, Ben Zygier, avvenuta nel 2010 nel carcere israeliano di Ayalon. Le poche notizie trapelate su Zygier, nessuna delle quali trova conferma ufficiale, rivelano che fu impiegato nello spionaggio a danno dell’Iran, dove poteva entrare grazie al suo passaporto australiano, e che fu coinvolto nell’assassinio del leader di Hamas Mahmoud Mabhou, compiuto a Dubai il 20 gennaio 2010 (vedi nota relativa nel capitolo precedente): interrogata dagli inquirenti – rispettivamente australiani e degli Emirati- la spia avrebbe rivelato il ruolo svolto dal Mossad, e per questo incarcerato.

19 febbraio 2013

A Gaza, il Tribunale militare in sede di appello diminuisce le pene inflitte ai componenti della cellula che uccise Vittorio Arrigoni, comminate il 17 settembre 2012 (vedi nota relativa). Tamer Hasasna e Mahmud Salfiti, grazie alla derubricazione del reato – da omicidio, attribuito ora al solo capocellula Breizat, morto nello scontro con la polizia, a partecipazione al sequestro- sono  condannati a 15 anni di reclusione, Khader Jiram a 10 anni.

22 febbraio 2013

A Gerusalemme, sulla Spianata delle moschee, ad Hebron ed altre località le forze israeliane reprimono duramente la protesta palestinese contro la detenzione politica e la colonizzazione ebraica, ferendo molti giovani (vedi nota 7 marzo 2013). Dimostrazioni si sono susseguite anche ad Ofer, dov’è imprigionato fra gli altri Samer Issawi, scarcerato nello scambio con Gilad Shalid e poi nuovamente imprigionato, che, in sciopero della fame, si trova in condizioni di salute assai critiche: altri 20 giovani sono feriti oggi davanti al carcere dalla polizia israeliana.

26 febbraio 2013

In Cisgiordania, si infiamma la protesta contro la detenzione politica in seguito alla morte nel carcere israeliano di Megiddo del giovane palestinese Arafat Jaradat: per arresto cardiaco non provocato secondo le autorità, in seguito alle sevizie inflittegli secondo i palestinesi perché il giovane era perfettamente sano prima dell’arresto ed un medico palestinese ha potuto vedere segni di tortura sul suo corpo, tanto che anche l’Onu richiederà, per voce di Richard Falk, un’inchiesta indipendente. Oltre alle manifestazioni, riprende il lancio di razzi uno dei quali, rivendicato dalle Brigate Martiri di al Aqsa, cade nei pressi di Asqelon senza essere intercettato dal sistema Iron Dome.  Intanto, a Bruxelles, l’Ue ufficializza un rapporto nel quale condanna la colonizzazione ebraica di Gerusalemme come “una deliberata e sistematica strategia” per contrastare la soluzione dei due Stati, obbligatoria per le risoluzioni Onu: ma, come sempre, solo di parole si tratta.

7 marzo 2013

Muore, in seguito ad una lunga agonia, il giovane palestinese Mohamed Asfour, colpito da un proiettile rivestito di gomma sparato dalle forze israeliane nel villaggio di Aboud il 22 febbraio (vedi nota relativa e 15 gennaio 2013): il settimo dimostrante ammazzato dall’inizio dell’anno, presto seguito da altre vittime.

13 marzo 2013

A Fawar (Cisgiordania) le forze israeliane uccidono il giovane palestinese Mahmoud Teiti nella repressione di una protesta contro la detenzione politica e l’occupazione militare dei Territori. A Gerusalemme, si forma il nuovo governo Netanyahu composto da esponenti di Likud, Israel Beitenu, Yesh Atid ed altre formazioni minori, anch’esse nazionaliste ed anti- arabe.

16-17 marzo 2013

A Bruxelles, il nuovo Tribunale Russell sulla Palestina (erede del Tribunale sulla guerra contro il Vietnam, fondato nel 1966, che conta fra i suoi membri fra gli altri il rapporteur dell’Onu John Dugard, il Nobel Mairead Maguire, ambasciatori, politici, uomini di legge ed attivisti dei diritti umani) conclude il suo lavoro d’inchiesta, svolto fra il 2010 e il 2012, con la denuncia articolata dei crimini compiuti dall’occupazione militare israeliana della Palestina, la colonizzazione, gli omicidi di massa, l’appropriazione dei beni palestinesi, l’apartheid, le complicità con Israele degli Stati, in particolare occidentali, di imprese internazionali, armigere e non, del “crimine del silenzio” sulla questione palestinese.  E con la richiesta di indagini penali, internazionali e di singoli Stati, di risoluzioni per la sospensione degli accordi economici con Israele, definito “Stato di apartheid”, di un comitato internazionale di ex prigionieri politici per divulgare la inumanità della prigionia inflitta a migliaia di palestinesi, di un rilancio della campagna di disinvestimento, boicottaggio e sanzioni verso lo stato ebraico.

20-22 marzo 2013

A Gerusalemme, si svolge la visita del presidente Barack Obama, preceduto  dal nuovo segretario di Stato John Kerry, che si profonde in riconoscimenti sulla “patria storica del popolo ebraico” e sulla “alleanza eterna fra Usa ed Israele”. Ben diverso trattamento è riservato, a Ramallah, al presidente (scaduto) dell’Anp Abu Mazen, che viene esortato ad abbandonare “ogni condizione per la ripresa del processo di pace”, premessa per ottenere la restituzione dei dazi e fondi “congelati” da Israele; e rimproverato per aver ottenuto il riconoscimento della Palestina all’Onu, sia pure come “stato non membro”. Mentre si svolge l’inutile colloquio, centinaia di palestinesi contestano vivacemente il presidente, fronteggiati dalle forze di sicurezza. Nel corso della visita in Israele, Obama ha ottenuto da Netanyahu una telefonata di scuse al premier turco Tayyp Erdogan per la strage (definita “incidente…errore operativo che possa aver causato ferite e perdite di vite”) compiuta sulla nave Mavi Marmara diretta a Gaza. In realtà gli scambi fra Israele e la Turchia sono proseguiti fino all’accordo, annunciato il mese scorso, per l’acquisto di sistemi elettronici israeliani destinati all’aviazione di Ankara ed alla preparazione di un’intesa per un gasdotto che dovrebbe portare il gas israeliano in Europa e correre lungo la costa turca.

30 marzo 2013

Nella Giornata della Terra, le forze israeliane caricano e disperdono i palestinesi che da Beit Ummar marciano verso le terre minacciate di confisca presso la colonia ebraica di Karmie Tzors.

2-4 aprile 2013

Dopo Arafat Jaradat, morto nel lager di Megiddo (ucciso da 8 giorni di torture, secondo i palestinesi: v. nota 26 febbraio), un altro palestinese muore in un carcere israeliano, Maisara Abu Hamidya, per un tumore non curato. Manifestazioni spontanee si susseguono in varie località cisgiordane - le forze israeliane reprimono duramente quelle di Hebron, ferendo un ventina di giovani, di Gerusalemme, dove operano arresti – e di Gaza, bombardata per punizione una intera notte in risposta al lancio di un missile. Il 4 aprile, ad Anabta, i militari israeliani uccidono 2 ragazzini, il 17enne Amer Nassar e il 19enne Naji Biblisi e sequestrano un terzo ragazzo. Intanto, al Cairo, Hamas conferma capo dell’ufficio politico il dimissionario Khaled Meshal, fortemente voluto dalla Fratellanza egiziana, dal governo turco e dal Qatar.

15-16 aprile 2013

A Gerusalemme, coloni e rabbini affluiscono in forze al Muro del pianto rivendicando il controllo israeliano sull’intera zona sacra ai mussulmani comprendente la moschea al Aqsa. Intanto, a Ramallah, Abu Mazen accetta le dimissioni del premier Salam Fayyad, da tempo in frizione con il Fatah per la gestione delle risorse. Il 16, la magistratura militare archivia le denunce sulle stragi perpetrate dai bombardamenti israeliani su Gaza nel novembre scorso.

17 aprile 2013

Si celebra, non solo in Palestina, la Giornata del Prigioniero palestinese, incontrando nei Territori la consueta repressione: nei pressi di Betlemme, le forze israeliane attaccano i palestinesi sparando proiettili rivestiti di gomma e feriscono una decina, fra cui bambini.  A questa data, secondo varie fonti (Middle east monitor, Defence for Children international, agenzia Infopal, Forum Palestina), i palestinesi ristretti nelle carceri israeliane (17, fra le quali Askalan, Ha Sharon, Megiddo, Nafha, Ofer, Ramon)  sono 4.750, almeno 200 in detenzione amministrativa – senza accuse specifiche né processo in vista. Fra essi, 71 hanno scontato oltre vent’anni, 106 sono anziani, 13 donne, dai 200 ai 300 i minori, anch’essi trattati da “terroristi” e non da bambini, vittime di vessazioni fisiche e mentali, non curati se malati. Secondo Save the Children gli israeliani hanno arrestato nell’ultimo decennio 8000 minori palestinesi. Il 19 aprile, la Pravda scrive di forti sospetti che a detenuti a fine pena siano iniettati virus letali per provocarne la morte a distanza di tempo.

24-25 aprile 2013

In sede Unescu, i rappresentanti palestinesi ottengono un’ispezione dell’Onu, che dovrebbe svolgersi il prossimo mese, su vari siti archeologici e storici palestinesi, a partire da Gerusalemme, aggrediti dalla colonizzazione ebraica. Abu Mazen provvede a sciupare l’iniziativa, in accordo con gli Usa, consentendo il ritiro delle mozioni di condanna verso Israele che denunciano i tentativi sionisti di “cancellare l’identità araba di Gerusalemme e la cultura palestinese”, poi rinunciando alla tutela Unescu su alcuni villaggi. La sottomissione del presidente (scaduto) dell’Anp è denunciata da Hamas, come i tentativi Us-israeliani in corso per ottenere il rinvio della visita a Gaza del premier turco Tayyp Erdogan (vedi nota 20-22 marzo 2013).

Aprile 2013

Per tutto il mese, continuano le violenze degli occupanti a danno dei palestinesi. Fra le tante, il 19 aprile, presso Ramallah militari israeliani attaccano una manifestazione pacifica di palestinesi che si dirigevano pregando verso  terre in via di confisca. Il giorno seguente, gruppi di coloni assaltano il monastero di al Taiba, presso Ramallah, sfregiandone le mura con la stella la David. Dal 23, attaccano la casa di Samer al Issawi ad al Issawya, a nord di Gerusalemme, spalleggiati da unità speciali dell’esercito e dei servizi che si scontrano con gli abitanti, compiono retate ed arrestano 3 ragazzini. Il 30 aprile, coloni attaccano il villaggio Maghair al Abeed, presso Hebron, dove già avevano avvelenato un pozzo giorni prima. Nello stesso giorno, un drone israeliano ammazza a Gaza una guardia giurata, presunto militante salafita, mentre bulldozer spianano terreni ed abbattono alberi.

8 maggio 2013

A Gaza, è accolta con tutti gli onori una delegazione di religiosi mussulmani provenienti da 15 paesi e fra essi il famoso predicatore Yusuf Qaradawi,  segno del riconoscimento crescente ottenuto dalla leadership di Hamas (tuttora guidata da Khaled Meshal) al pari della visita di una delegazione parlamentare del Bahrein. Dagli stati mussulmani stanno pervenendo a Gaza donazioni ed aiuti per decine di milioni, che dovrebbero diventare centinaia, finalizzati alla ricostruzione, ad infrastrutture e servizi. Aiuti e riconoscimenti che urtano Israele ed i suoi proteggenti, gli Usa ed i militari egiziani.   

15 maggio 2013

Nell’anniversario della Nakbah, si mobilitano i palestinesi in Cisgiordania, a Gaza, Gerusalemme ed in altre piazze arabe per rivendicare il Ritorno ed i diritti sulla propria terra espropriata, fronteggiati dalle forze israeliane che provocano scontri e feriti nella Città vecchia e davanti alla prigione di Ofer. I palestinesi sono attaccati anche in Siria, all’esterno del campo profughi di Yarmouk, da miliziani anti-Assad dell’Els, che sparano ad altezza d’uomo uccidendo 4 palestinesi e ferendone altri. La guerra siriana è diventata un’altra tragedia per i palestinesi rifugiati nel paese, metà dei quali, secondo rilevazioni dell’Onu, sono sfollati e quindi profughi per la seconda volta, principalmente all’interno della stessa Siria. I palestinesi, soprattutto i gazawi, sconteranno nei prossimi giorni anche le azioni dei gruppi salafiti armati nel Sinai: è di oggi il sequestro di 7 agenti di frontiera egiziani che porta  al blocco del valico di Rafah, causa le pressioni israeliane verso il governo del Cairo, accusato da Israele di permettere ogni tipo di passaggio fra il Sinai e Gaza.  

30 maggio 2013

Nella notte, la basilica cristiana della Dormizione è imbrattata da scritte ed insulti in lingua ebraica.

25 maggio 2013

Israele dà il via all’espansione degli insediamenti ebraici di Ramot e Gilo, nella zona araba di Gerusalemme, per un migliaio di alloggi. E’ la risposta sionista alla richiesta palestinese di bloccare l’espansione coloniale per tornare al tavolo dei negoziati richiesti dal segretario di Stato John Kerry, in visita in Medio Oriente per rafforzare le alleanze contro Siria ed Iran, anche con massicci aiuti militari alle petromonarchie. Nei primi di giugno, la stampa israeliana informa che sono previsti 500 nuovi alloggi anche nella colonia di Itamar, in Cisgiordania (v.a. nota 25 agosto 2013). Oltre a rivendicare la colonizzazione, Israele respinge ogni trattativa sui confini, sul diritto al ritorno dei palestinesi in diaspora, sul riconoscimento di Gerusalemme est come capitale dello stato palestinese.

2 giugno 2013

A Ramallah, Rami Hamdallah subentra al dimissionario Fayyad nel ruolo di primo ministro. Ma durerà solo fino al 21 giugno, quando si dimetterà a sua volta perché scavalcato e neppure avvertito di accordi cui si sono impegnati Abu Mazen ed il suo entourage con il Fmi e la Banca mondiale.  

11 giugno 2013

Richard Falk, rapporteur dell’Onu sulle violazioni dei diritti umani nei Territori palestinesi, respinge le pressioni Us-israeliane per indurlo a dimettersi, accompagnate dalle consuete accuse di “antisemitismo”: “Attaccare chi divulga un messaggio è distogliere l’attenzione dal messaggio stesso. Non sono disposto a farmi intimidire”. Falk ha continuato a documentare le “punizioni collettive” praticate da Israele, specie contro Gaza, come la privazione di acqua potabile e le disumane condizioni dei prigionieri politici, continuamente umiliati e vessati fino alla tortura, compresi minori e bambini. Circa questi ultimi, l’ultimo rapporto dell’Onu ne denuncia il “continuo uso come scudi umani” da parte delle forze israeliane, fra l’altro per entrare in edifici a rischio, riparare i thank da lanci di pietre, ispezionare bagagli sospetti; o la costrizione a divenire informatori, con il ricatto della prigionia o sulla base di “confessioni” scritte in ebraico, lingua sconosciuta ai bambini arabi.

19 giugno 2013

Ad Hebron, Jenin, Gerusalemme est le forze israeliane compiono retate nella notte, procedendo a nuovi arresti di giovani e danneggiando esercizi commerciali palestinesi, forse per chiarire come Israele interpreta la “buona volontà ed ascolto fra le parti” richiesti da John Kerry alla vigilia della riapertura dei negoziati.

23-24 giugno 2013

A Gaza, si consuma la rottura fra Hamas e Jihad islamica dopo che un miliziano di quest’ultima è stato ucciso dalle forze di Hamas. Riprende il lancio di razzi verso il sud israeliano, ritorsione contro le periodiche incursioni delle forze ebraiche, e la immediata “punizione collettiva” da parte israeliana contro Gaza, bombardata da mare e da cielo, con l’uccisione di un palestinese e la distruzione di tunnel della sopravvivenza ed edifici di Hamas. Non basta, tuona il ministro Avigdor Lieberman, “Hamas non vuole accettare Israele, perciò dobbiamo tornare ad occupare la Striscia e farvi una pulizia completa”.

3 luglio 2013

Al Cairo, il presidente Mohammed Morsi è deposto da un putsch militare ed imprigionato, insieme ad altri leader dei Fratelli mussulmani. Il golpe, definito dal segretario di Stato americano John Kerry un “ritorno alla democrazia”, sarà seguito da una repressione molto più sanguinosa – una carneficina di manifestanti-  di quella riservata nel 2011 ai dimostranti di Tahrir dall’ex rais Hosni Mubarak. Fra le accuse mosse dai militari ai Fratelli egiziani vi è quella di aver riservato aiuti in denaro alla Striscia di Gaza a scapito del popolo egiziano, aver complottato insieme ad Hamas e non aver controllato il valico di Rafah, così permettendo, oltre alla vanificazione sostanziale dell’assedio, gli attacchi dei salafiti. A soli 3 giorni dal putsch il nuovo governo decreta pertanto il blocco del valico a tempo indeterminato. E presto le forze putschiste inizieranno la demolizione dei tunnel sotterranei fra Gaza e l’Egitto, rendendo l’assedio stringente e senza scampo.

15 luglio 2013

A Bersheva, nel Negev, le forze israeliane attaccano una manifestazione contro il piano Prawer, in discussione alla Knesset, che prevede la deportazione dei beduini dai loro villaggi per fare posto ad una base militare israeliana, ferendo 11 dimostranti. Le proteste, indette dal Comitato per i diritti degli arabi israeliani, individuano nel piano israeliano una prosecuzione della Nakbah, la Grande Catastrofe palestinese, mentre si denuncia la prosecuzione di vessazioni ai danni di immigrati africani, indotti da tempo a richiedere essi stessi la propria espulsione sotto la minaccia di vari anni di carcere. Nel Neghev, il centro di detenzione per “clandestini” è stato ampliato fino ad una capienza di circa 12.000 persone. Le espulsioni, che colpiranno migliaia di eritrei, somali ed altri cittadini africani, sono previste per la fine di settembre, destinazione prevalente l’Uganda.

18 luglio 2013

L’Unione europea rafforza la propria condanna dell’espansione coloniale israeliana vietando, a partire da oggi, gli interscambi fra i paesi Ue e le colonie ebraiche nei Territori occupati. Arrogante la risposta di Benjamin Netanyahu: “Non accettiamo ultimatum esterni sui nostri confini né che si colpiscano centinaia di migliaia di israeliani che vivono nella Giudea- Samaria, nel Golan e a Gerusalemme, nostra capitale unificata”. Alla dichiarazione segue una serie di restrizioni decretate da Israele verso europei diretti nei Territori ed il blocco dei progetti di collaborazione nella Cisgiordania sotto controllo israeliano (c.d. area C). Intanto, incurante del rifiuto espresso dalla dirigenza del Fatah e del Fplp alla ripresa di negoziati al buio, e di quello ancor più netto di Hamas che li giudica “futili e illegittimi”, il segretario di Stato John Kerry annuncia la ripresa dei colloqui israelo- palestinesi, questi ultimi rappresentati a suo avviso dal presidente Abu Mazen, il cui mandato è scaduto da anni, e dal suo entourage.    

28 luglio 2013

A Ramallah, la polizia dell’Anp carica con violenza la manifestazione contro la ripresa dei negoziati israelo-palestinesi senza garanzie (v. da ultimo nota 25 maggio 2013). La prospettata liberazione di prigionieri politici palestinesi inizia da un primo scaglione di sole 26 scarcerazioni (l’Anp ne ha richieste 350), che avverranno il 14 agosto, per altro compensate dai nuovi arresti operati, mentre si accelera la colonizzazione (vedi nota 25 agosto 2013).

7 agosto 2013

A Beit Ummar, villaggio prossimo ad Hebron, irrompono le forze israeliane per compiere una violenta retata. Bilancio: 8 palestinesi feriti e due minori di 15 e 16 anni sequestrati. Decine di coloni cercano di assaltare la moschea al Aqsa, a Gerusalemme, nell’ambito del progetto del “Terzo tempio” che prevede la costruzione di una sinagoga nella Spianata delle moschee, bloccati, per una volta, dalla polizia israeliana. .

7-9 agosto 2013

Nella notte, forze israeliane violano ancora una volta il confine libanese, provocando le proteste – non seguite da fatti conseguenti, come di consueto- dell’Unifil. E’ attribuito ad Israele, in collaborazione con l’Egitto (che ritualmente smentisce) anche un raid militare nel Sinai contro presunti obiettivi qaedisti, che provoca 5 morti.

16-23 agosto 2013

Le forze israeliane continuano le retate nei villaggi palestinesi: a Kuffr Qaddum ed Al Masara, attaccati con bombe al gas ed al suono, provocano feriti e operano arresti. Il 20, nel campo profughi di Jenin, uccidono un  ragazzo di 22 anni e ne feriscono altri. Il 23, per disperdere la folla che cercava di impedire un arresto, i militari uccidono 3 palestinesi a Qalandiya, fra i quali un dipendente dell’Unrwa. Sono soltanto alcuni episodi fra i tanti di violenza ed oppressione, intensificati dopo il riavvio dei cosiddetti negoziati. Così Israele adempie ai propositi di “buona volontà” richiesti dal segretario di Stato John Kerry: il quale per altro non trova nulla da ridire e, per di più, sta premendo sull’Ue perché annulli le disposizioni varate il 18 luglio (vedi nota relativa) per contrastare la colonizzazione israeliana.

25 agosto 2013

A Gerusalemme, il comune approva il piano di 1.500 appartamenti per coloni ebrei a Ramat Shlomo, sulle terre sottratte ai palestinesi (v. nota 25 maggio 2013), presto seguiti da altri 200 in Cisgiordania. Parallelamente all’intensa attività edilizia, procede con continuità la confisca di terre agricole palestinesi.

2-4 settembre 2013

A Gerusalemme, s’infittiscono le incursioni israeliane nella Spianata delle moschee: oggi circa 400 fra coloni e rabbini assaltano indisturbati la moschea al Aqsa, una seconda irruzione avviene il 4, altre ancora nel corso del mese (vedi note seguenti). Per di più, l’autorità archeologica sta eseguendo scavi funzionali alla costruzione della sinagoga che mettono a rischio le stesse fondamenta della moschea al Aqsa. Ancora, unità militari israeliane circondano ed assaltano i villaggi di Tafuh e Beit Ummar, presso Hebron, lanciando gas e praticando arresti funzionali a stroncare la resistenza palestinese alle confische di terre.  

7 settembre 2013

L’Onu chiede ad Israele ed Egitto l’apertura dei valichi ai confini con Gaza, per allentarne l’assedio, restando pressocché inascoltata. Nella giornata di ieri, venerdì, sono stati i militari ad irrompere ad al Aqsa; coloni e rabbini continueranno l’opera con altre incursioni il 10 e l’11 settembre. Il 9, i militari assediano ed attaccano gli studenti dell’università di Abu Dis, ad est della capitale; ripeteranno l’attacco il 22 settembre.

16-18 settembre 2013

Nel campo profughi di Jenin, irrompe l’esercito israeliano per catturare un ragazzo non ancora ventenne che, gravemente ferito dai soldati nel tentativo di fuga, muore poco dopo. Negli scontri che ne seguono, altri palestinesi restano feriti. L’organizzazione ‘Prigionieri di Palestina’ denuncia che, dalla guerra dei sei giorni, le forze israeliane hanno ucciso in occasione di arresti (per esecuzione o privazione dei soccorsi necessari) 74 palestinesi. Continuano le incursioni anche nella valle del Giordano dove, il 17 settembre, le ruspe ebraiche abbattono un altro villaggio, Khirbet Makhool, lasciando senza tetto oltre cento persone. Il 18 settembre, con la motivazione di “garantire la sicurezza dei coloni” che intendono “visitare” la moschea di al Aqsa, unità israeliane attaccano ancora i fedeli palestinesi, ferendone 75.

27 settembre 2013

A Gerusalemme ed in varie città della Cisgiordania, 10.000 militari in assetto antisommossa reprimono le manifestazioni di protesta nell’ambito dei “venerdì di al Aqsa”, provocando scontri con i dimostranti, ferendo ed operando arresti. Ormai, molti palestinesi invocano la terza Intifada.

6 ottobre 2013

Intervenendo a Gerusalemme, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu intima ai palestinesi di “riconoscere Israele come stato ebraico” per poter proseguire i negoziati. “Il riconoscimento è già avvenuto”, è la pavida risposta di Abu Mazen. L’intento israeliano, nel ribadire tale precondizione, è di ribadire il diritto esclusivo degli ebrei sulle terre occupate o in via di occupazione, con conseguente espulsione dei palestinesi verso le esigue enclaves loro riservate e la vanificazione del diritto al ritorno per i palestinesi in diaspora. E proseguono i raid: nella stessa notte, militari insieme a coloni ebrei attaccano il villaggio di al Tuwani, presso Hebron.  

8 ottobre 2013

E’ reso noto un rapporto della Banca mondiale sull’impoverimento determinato dall’occupazione israeliana sulla c.d. area C della Cisgiordania (60% circa), “una buona parte della quale ricca di potenzialità agricole e di risorse, è inaccessibile ai palestinesi”, con riferimento, oltre all’agricoltura, al mancato sfruttamento dei minerali nell’area palestinese del Mar Morto. Senza le restrizioni israeliane, l’introito palestinese potrebbe crescere di oltre 3 miliardi $. Il rapporto è relativo alla sola area detta, vi si deve aggiungere naturalmente l’appropriazione israeliana delle risorse di Gaza, a partire dai giacimenti di gas davanti alle coste.

17 ottobre 2013

L’organizzazione israeliana Peace now diffonde nuovi dati sulla espansione coloniale nei Territori. I coloni risultano triplicati ed i cantieri aperti nella prima metà dell’anno sono il 70% in più rispetto al 2012, l’86% si trovano nei territori occupati (dove non occorrono permessi), solo il 30% si trovano ad ovest del Muro, i restanti ad est e nella parte araba di Gerusalemme.

22 ottobre 2013

Nei pressi di Ramallah, in un raid israeliano resta ucciso un altro palestinese, colpito da un missile mentre cercava rifugio in una grotta. Intanto sono resi noti i  risultati delle elezioni amministrative israeliane, caratterizzate da un alto assenteismo: a Gerusalemme, dove la popolazione palestinese si è astenuta come sempre, è riconfermato il sindaco responsabile della più recente espansione coloniale, Nir Barkat.

28 ottobre 2013

Israele rilascia altri 26 palestinesi, solo 4 dei quali di Hamas. Come accaduto in occasione delle scarcerazioni precedenti (vedi nota 28 luglio 2013), una serie di retate porta all’arresto di un’altra ventina di persone; ed i cantieri della colonizzazione continuano a lavorare, rendendo fuori luogo le dichiarazioni trionfalistiche del presidente decaduto dell’Anp, Abu Mazen. In questi giorni, ad una delegazione del Parlamento europeo che intendeva visitare Gaza è stato rifiutato il visto d’ingresso. E per tutto il mese sono continuati raid militari e violenze dei coloni.

1 novembre 2013

A Gaza, il ferimento di 4 militari israeliani intenti a distruggere un tunnel, dovuto ad un ordigno, scatena la rappresaglia israeliana che, all’alba, uccide 4 giovani di Hamas. La Striscia è allo stremo per l’inasprimento dell’assedio israelo-egiziano seguito al golpe del 3 luglio: l’apertura solo saltuaria del valico di Rafah - dal quale precedentemente passavano centinaia di persone ogni giorno- la distruzione dei tunnel necessari al passaggio delle merci, primo fra tutti il carburante, la mancanza di energia elettrica, distribuita per poche ore al giorno, la perdita di lavoro per migliaia di persone conseguente a tutto ciò hanno precipitato Gaza nella stessa situazione antecedente alla vittoria dei Fratelli mussulmani in Egitto. E si teme un nuovo attacco militare da parte israeliana. Le incursioni israeliane continuano anche in Cisgiordania: nell’ultima, a Qabatiya presso Jenin, è stata repressa brutalmente la protesta della popolazione contro 4 arresti, con l’uccisione di un altro giovane.

6 novembre 2013

L’emittente qatariana “Al Jazeera” diffonde il rapporto, ottenuto in esclusiva, degli esperti svizzeri dell’università di Losanna redatto dopo l’analisi del corpo riesumato di Yasser Arafat, dal quale emerge l’alta concentrazione di polonio radioattivo nelle costole e nel bacino e la conseguente probabilità, superiore all’80%, dell’ assassinio per avvelenamento. Già nell’ottobre la rivista scientifica inglese “The Lancet” aveva anticipato alcuni risultati delle analisi successive alla riesumazione. Il che conferma ciò che la maggioranza della popolazione già sapeva e accentua il disagio e gli imbarazzati silenzi ai vertici dell’Anp: se il mandante è ovvio, l’esecutore non poteva che essere un palestinese interno all’entourage del presidente palestinese assediato alla Muqata.

8-9 novembre 2013

In Cisgiordania, le forze israeliane uccidono due giovani, l’uno nei pressi di un posto di blocco, l’altro presso Hebron, nell’ambito di raid contro i palestinesi, funzionali anche ad arresti. Soldati e coloni insieme attaccano  i villaggi a sud di Nablus, colpevoli di resistenza alla colonizzazione, provocando intossicazione da gas a decine di persone. Si ha notizia inoltre di una violenta repressione nelle carceri – la rivolta è esplosa dopo la morte di un prigioniero- e di un’ondata di arresti a Gerusalemme.

20 novembre 2013

Ad un anno dalla tregua mediata dall’Egitto guidato dal presidente Morsi, Hamas denuncia che nelle frequenti incursioni contro Gaza gli israeliani hanno assassinato 11 persone. Ad Asqelon, si è svolta un’esercitazione israeliana simulante un attacco militare contro Gaza.

26 novembre 2013

Israele raggiunge un “compromesso” con l’Unione europea sul progetto di cooperazione scientifica definito “Horizon 2020” che prevede finanziamenti per le istituzioni scientifiche, università e centri di ricerca privati per circa un miliardo e mezzo di euro, secondo il quale (almeno sulla carta) l’Ue mantiene le sue pregiudiziali circa gli investimenti nelle colonie e Israele “mantiene le sue posizioni di principio” sulle stesse. Peraltro il controllo sulla destinazione del finanziamento, trattandosi di  Israele, è facilmente prevedibile come evanescente.

30 novembre 2013

Nei Territori palestinesi ed in 30 città – molte delle quali europee- si svolge la “giornata della rabbia” contro la deportazione di decine di migliaia di beduini palestinesi dalla zona desertica del Negev, la confisca di terre e la distruzione di 45 villaggi, alla quale si aggiunge la protesta per l’assedio di Gaza. Duri scontri si verificano nel Negev, con cariche della polizia a cavallo, granate assordanti ed idranti per disperdere i manifestanti, presso Ramallah e Betlemme: fra gli arrestati anche alcuni minorenni.

2 dicembre 2013

A Roma, si svolge il 4° incontro bilaterale Italia- Israele, con la firma di 12 accordi: un’altra mano tesa dall’Europa allo stato sionista (v. nota 26 novembre 2013) mentre incrudelisce la sua politica anti-palestinese, confisca, deporta ed uccide. Il governo Letta, così come i precedenti governi italiani, tace sui crimini commessi in Palestina e stanzia ingenti fondi per la cooperazione scientifica e militare con Israele, a dispetto della enormità del debito pubblico. L’iniziativa è contrastata da manifestazioni filo palestinesi in diverse città fra le quali la capitale. Un altro aiuto europeo ad Israele viene da Parigi con la contestazione dell’avvelenamento di Yasser Arafat: contestazione priva di motivazione consistente ma funzionale alla politica filoisraeliana del governo Hollande-Fabius.

12 dicembre 2013

L’Onu dichiara lo stato di calamità a Gaza che, causa le piogge battenti e la fragilità delle strutture e del territorio, segnati dai bombardamenti israeliani, è allagata. Le autorità palestinesi hanno accusato Israele di avere aperto la diga ad est per far defluire l’acqua, con risultati disastrosi. Quasi ferma la centrale elettrica e con essa il trattamento delle acque reflue, al freddo pungente, bambini ed anziani si ammalano e muoiono.

13 dicembre 2013

A Gerusalemme, il segretario di Stato John Kerry ed il premier Benjamin Netanyahu celebrano la intesa sul “piano di sicurezza” che dovrebbe essere alla base dei negoziati con i palestinesi. L’intesa in realtà è fra gli Usa ed Israele e recepisce i desiderata di quest’ultimo: le forze sioniste manterrebbero una presenza militare nella valle del Giordano per almeno 10 anni, una presenza “temporanea” in altre località della Cisgiordania ed ai confini con la Giordania e con le enclaves palestinesi, dove è invece negata la forza palestinese; si prevede la facoltà di sorvolo dei droni israeliani e l’annessione di zone ampie della Cisgiordania da parte di Israele, con l’ipotesi di impari scambi territoriali (il 12-13% contro il 4%) – ma Israele prevede l’espulsione di 300.000 arabi israeliani, come confermerà il giornale “Maariv”- infine si “rinvia” il problema dei profughi. Un sostanziale schiaffo ai palestinesi e perfino ad Abu Mazen il quale, non sapendo come giustificare un simile accordo, ha ostentato un netto rifiuto. Il presidente decaduto dell’Anp ha però appena accettato un cospicuo finanziamento dagli Usa ed altri impegni della Ue, finalizzati alla firma di un accordo, e si spinge a promettere a John Kerry di non fare ricorsi all’Onu almeno fino a tarda primavera.

17 dicembre 2013

Le forze israeliane reprimono la marcia pacifica dei migranti africani, partita il 14 per dirigersi alla Knesset e reclamare il diritto di asilo: sono caricati con la forza sugli automezzi e riportati nel centro per ‘clandestini’ di Holot, nel Neghev: formalmente non è vietato uscirne, essendo le porte aperte, ma intorno c’è il deserto. I migranti non si arrendono e tornano a manifestare il 21 a Tel Aviv, poi ancora nei primi giorni del nuovo anno. Intanto, continuano le incursioni in Cisgiordania: fra il 18 e il 19 le forze israeliane uccidono 2 giovani, uno dei quali agente dell’Anp.

24 dicembre 2013

La vigilia di Natale gli israeliani uccidono, in uno dei tanti raid contro Gaza, una bambina di 4 anni nel campo profughi di al Maghazi e feriscono altri palestinesi, come rappresaglia all’uccisione di un addetto del ministero della difesa. La rappresaglia include la chiusura del valico di Kerem Shalom, causando il blocco del passaggio di merci a partire da benzina e gasolio: Israele vanifica così in parte la donazione del Qatar alla Striscia finalizzata a lavori di ricostruzione ed all’acquisto di combustibile. Bloccata per giorni, fino al primo dell’anno, anche una delegazione italiana recante aiuti per l’ospedale. Intanto, a Gerusalemme, le autorità israeliane annunciano di procedere a nuove demolizioni di case arabe “abusive” non avendo richiesto, per gli alti costi, od ottenuto i permessi richiesti.

31 dicembre 2013

Secondo dati successivamente diffusi dalle autorità israeliane, nel 2013 la effettiva costruzione di nuovi alloggi per i coloni ebrei è più che raddoppiata dall’anno precedente: 2.534 a fronte dei 1.133 del 2012, mentre i coloni sono aumentati del 4,3%.

Dicembre 2013

E’ rilanciata dalle autorità canadesi, fiancheggiatrici di Israele, la campagna sionista per scacciare dall’Onu il rapporteur Richard Falk, che continua a  denunciare i crimini di Israele contro il popolo della Palestina. L’ultima “colpa” del professore è l’adesione alla campagna BDS.