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(novembre 2001)

Non è ancora identificato, oltre allo sventurato Afganistan, il nemico (che si pretende esistere potenzialmente ovunque, in ogni luogo siano presenti a giudizio Usa sostenitori o simpatizzanti del Jihad) e gli americani hanno ottenuto il mandato ad agire contro di esso, ci dicono, da più di 40 Stati; contro chi esattamente, è considerata una questione secondaria! Si dà il mandato a una guerra di dimensioni indefinite, la cui delimitazione ed i cui mezzi sono lasciati all’arbitrio degli Usa, limitandosi a fare qualche raccomandazione all’ ‘amico’ affinché usi nella rappresaglia una qualche moderazione, consulti gli alleati, privilegi le azioni mirate rispetto ai bombardamenti a casaccio, non dichiari la guerra generalizzata all’Islam ma discrimini fra arabi amici ed arabi nemici, e così via. Chi sono gli amici e i nemici, e particolarmente gli altri ‘stati canaglia’ additati dalla Mela e dai suoi alleati come bersaglio delle ritorsioni? E come potranno essi sottrarsi all’accusa e quindi alla rappresaglia? Tra le dichiarazioni rese in proposito, sostanzialmente uniformi (dal presidente americano e, nel nostro paese, da tutti i componenti del governo e della così detta opposizione, che ne riproducono il pensiero in fotocopia, per così dire, esonerando dall’onere di tradurre l’inglese), i 40 o più Stati che hanno manifestato solidarietà agli Usa dopo gli attentati sarebbero la prefigurazione, la base di una alleanza mondiale estensibile nelle intenzioni Usa oltre la Nato, potenzialmente a tutto il pianeta, e ad ogni Stato verrà chiesto se intende aderire alla guerra mondiale contro il terrorismo e far seguire alla dichiarazione fatti concludenti condiscendendo alle richieste di aiuto materiale, logistico ecc. gli venissero fatte, oppure no: il sì o il no seguito dai predetti fatti concludenti sarà la discriminante fra amici e nemici dell’America, fra Stati democratici e Stati fiancheggiatori del terrorismo o canaglia. Se le parole hanno un senso, ecco qual è la proposta di nuovo ordine mondiale al quale gli Usa stanno lavorando - certamente da tempo, presentandola in occasione del casus belli – una sorta di grande Nato cui tutti dovrebbero obbligatoriamente aderire, per non essere inseriti fra gli Stati nemici o canaglia, ai quali sarebbe automaticamente lecito per la potenza dominante, portare ostilità; una consacrazione assoluta dell’Impero americano, che ha per corollari il diritto all’aggressione unilaterale senza alcuna possibilità di reazione per la vittima di turno, l’opzione obbligatoria pro Usa che non prevede neppure forme possibili di neutralità.

Già, la neutralità? Stando alle dichiarazioni rese finora questa opzione, regola primaria del diritto internazionale formalmente in vigore, non esisterebbe più. Già scomparsa anche nei fatti per gli arabi, come vistosamente esplicitato dallo stesso leader palestinese Arafat, indotto in modi diversi dalla pressione americano- israeliana ad aderire frettolosamente alla Alleanza antiterrorismo. Che conseguenze hanno avuto già ed avranno in futuro adesioni come questa, o come quella del governo del Pakistan – dove la popolazione simpatizza (all’85%, dicono i sondaggi) con i talebani, si sono susseguite dimostrazioni antiamericane della popolazione e prese di posizione di eguale segno dei capi religiosi - in termini di tensione interna, di guerra civile, di escalation delle azioni belliche del fondamentalismo islamico ed in genere del conflitto, di implicito incitamento ad azioni doppiogiochiste o sotterranee, lo abbiamo visto, con una sfilza di morti ammazzati fra i dimostranti antiamericani, cosa che non pare preoccupare affatto i promotori della Santa Alleanza mondiale, anzi. Subito instabile è apparsa la tregua in Palestina (come del resto tutte le precedenti, effettuate senza rimuovere concretamente le cause del conflitto), dove sono stati uccisi dimostranti, oltre al consueto tiro al piccione praticato dagli israeliani, dalla stessa polizia di Arafat; sgradita persino al braccio armato di Al Fatah, palese la frattura della parte della Resistenza rappresentata da Hamas, mentre nulla autorizza a prevedere che Israele diminuisca l’arroganza e la inaccettabilità delle sue condizioni di pace, che tali non sono mai state. A partire dal 18 settembre abbiamo inoltre appreso che la nuova guerra democratica sarà democraticamente segreta e non si potrà informare l’opinione pubblica internazionale di alcuno dei suoi passaggi, delle operazioni (par di capire, anche di quelle già avvenute), con la motivazione di non aiutare il terrorismo. In tutto questo, il diritto internazionale appare più che evanescente, semplicemente abrogato.

Oggi, tutti coloro che hanno conti da sistemare con movimenti indipendentisti, si gettano come pescecani nell’intento di ottenere dalla Santa Alleanza l’iscrizione d’ufficio dei perturbatori di casa propria nella Lista nera del terrorismo: i russi per schiacciare la rivolta cecena, i turchi quella curda, mentre Pakistan e India bisticciano a suon di cannonate perché quest’ultima vorrebbe far dichiarare terrorista il movimento di liberazione del Kashmir, appoggiato dal Pakistan; la Cina dal canto suo spera nell’iscrizione alla Lista degli uiguri, quegli stessi verso i quali ha usato il pugno di ferro e per i quali fino all’altro giorno gli Usa invocavano il rispetto dei diritti umani, non perché gli freghi qualcosa di questi ultimi, bensì in funzione anticinese naturalmente (come allo stesso modo era apparsa più che sospetta la visita del Dalai Lama a Bush, alcuni mesi prima della deflagrazione del conflitto attuale). Si attende anche la definitiva mostrificazione del famigerato Uck, del quale si parla ancora poco per essere stata la santificazione troppo recente. Mostri non si nasce dunque, ma si diventa se non si è disposti a fare i camerieri degli Usa: questo è, nel disastroso assetto unipolare, l’unico criterio imperante nella valutazione dei conclamati diritti umani, per i quali realisticamente l’occidente guerrafondaio, per averli sempre calpestati ovunque e dovunque non ha nulla da insegnare proprio a nessuno.