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(ottobre 2001)

Quanto ai distinguo e alle raccomandazioni alla moderazione e alla misura nelle rappresaglie, rivolte da forze politiche diverse, apparentemente ‘sagge’, la loro efficacia (e quindi la loro ipocrisia) è sotto gli occhi di chiunque sia disposto a guardare, con le bombe vomitate a getto continuo dai micidiali aerei angloamericani sulle povere capanne di fango. Irreale appare, per fare un esempio vistoso riguardante il nostro paese, la valutazione della cosiddetta opposizione secondo la quale "l’Europa frena e riflette" (termini impiegati dal quotidiano "l’Unità") e gli asseriti "freni" e "riflessioni", che sarebbero avanzati dai partiti del centro sinistra italiano in sintonia con l’entità Europa, avrebbero una rilevanza primaria nello svolgersi degli eventi. Valutazione abnorme anche alla luce della genericità del mandato agli Usa, della segretezza annunciata nella conduzione delle operazioni, della mancata previsione della neutralità, dell’assenza di un avversario precisamente identificabile, nessuna delle quali cose, gravissime, è stata di ostacolo all’adesione alla crociata della Mela, men che meno condizione per darla o negarla. Anziché costituire un freno che non c’è stato e non ci sarà, gli sforzi di distinguo del centro sinistra rispetto alla maggioranza appaiono piuttosto un aiuto aggiuntivo alla propaganda bellica, tendenti da un lato a tranquillizzare e tacitare eventuali dubbi sorgessero nell’elettorato ulivista per prevenire sfasature nel blocco interventista italiano, dall’altro a infiocchettare quest’ultimo e a fornirgli alibi, parvenze di legalità, risposte adeguate alle possibili obiezioni. Eloquenti sono ad esempio, i suggerimenti dei leader ulivisti agli ‘amici’ di non impiegare il termine ‘occidente’ per designare la composizione dell’alleanza prefigurata ma quelle di ‘mondo libero e democratico’ o addirittura di ‘genere umano’, mobilitazione od operazione di giustizia internazionale anziché guerra, in modo da attrarre anziché inquietare i diffidenti musulmani perché –hanno spiegato- avere come potenziale nemico un miliardo di persone non è un bruscolino. Accidenti, che pensata! ma davvero i D’Alema, i Violante, i Rutelli credono gli islamici così babbei da usare come discriminante nel loro giudizio reale le astute, si fa per dire, parole suggerite e troveranno attraenti per questo progresso linguistico i bombardamenti ai popoli fratelli e le minacce ed aggressioni perpetrate ai loro danni, già dalle prime ore dopo gli attentati, negli Usa e un po’ ovunque in tutto l’occidente?

Il pensiero di costoro corre forse al popolo ulivista e diessino asseritamente pacifista, addomesticato in fretta nell’occorrenza della guerra alla Serbia, o alle marce Perugia – Assisi, compresa quella appena svolta, i cui organizzatori consentono ai bellicosi dirigenti dell’Ulivo, a dispetto di ogni logica purchessia –anche linguistica, proprio- di sfilare per la pace. Già, ma le furbate che vorrebbero occultare i fatti cambiando le parole, gli ossimori della ‘guerra umanitaria’, delle ‘bombe intelligenti’, delle ‘operazioni di giustizia’, del ‘dispiacere per le vittime innocenti’ eccetera possono convincere chi cerca motivi per rimuovere le efferatezze perpetrate ad altri, non le vittime! Il meccanismo di occultamento dei fatti così operato appare del resto interamente mutuato dalla propaganda bellica americana, come dimostra vistosamente da ultimo la denominazione indicata a caldo (‘Giustizia infinita’) e quella infine prescelta (‘Libertà duratura’) per definire la terribile guerra dichiarata contro i paesi arabi non allineati con gli Usa.

Ben più forte richiamo, rispetto alla sinistra politica incapace di progettualità purchessia, esercitano le parole della Chiesa cattolica, benché speculari e indirizzate nell’identico senso di tenere unito il gregge, richiamando all’ovile anche le pecorelle realmente o potenzialmente irrequiete. Seguendo la propria consolidata tradizione, la Chiesa difatti riproduce il gioco dei quattro cantoni, dichiarando tutto ed il contrario di tutto nello stesso tempo: si va dalle dichiarazioni infocate dei Biffi e dei Baget Bozzo contro l’Islam, alle petizioni dei Ruini e dei Navarro per la ‘guerra giusta’ americana, con l’asserzione simil-ulivista di desiderarla possibilmente breve e l’invocazione anch’essi al loro personale Dio perché mieta poche vittime; al Papa che parla di pace e dialogo ed al tempo stesso sceglie accuratamente parole del tutto sbilanciate per indicare i contendenti, e provvede altresì a rinfrescare certe memorie, come il massacro dei cristiani in Armenia; agli organizzatori della Perugia – Assisi che, nel mentre emettono un documento di condanna dell’attacco all’Afganistan, al tempo stesso scelgono come portavoce presso i media l’angelico frate Fortunato che spiega come ‘sorella pace’ e ‘sorella giustizia’ volano insieme come le ali di un uccello, e quindi la marcia è ‘per’ e non ‘contro’ nessuno, tantomeno la povera America ferita. Tutti insieme appassionatamente perciò: almeno fin dove la voce armoniosa del gregge ovino non sarà interrotta da un qualche belato steccante e stonato proveniente da pecorelle indomite, che si provvederà a sistemare, tempo al tempo, secondo usi anch’essi più volte sperimentati e assai poco angelici, come scomuniche, o richieste alla polizia perché intervenga nelle parrocchie dove seminano discordie certe pecorelle ecc. Per far stare insieme coloro che amano le guerre e coloro che non le amano affatto, giungono le invocazioni ecumeniche all’unità dei popoli, gli appelli all’America ed alle istituzioni internazionali perché sappiano ‘dare esempio di saggezza’ o ‘una risposta di giustizia alla barbarie’, come se questo fosse un metodo sperimentato in passato o comunque realistico nell’attuale assetto. Rimozione del reale, richiami suggestivi, carote e bastone: si può scommettere in anticipo che quest’ultimo non pioverà mai sul capo dei Biffi, bensì delle pecorelle che pretenderanno di fare i pacifisti per davvero. Eh, sono duemila anni che la Chiesa governa il gregge, sa bene come farlo.

Nel piccolo mondo contrario alla guerra americana che va da alcune fette del pacifismo tradizionale (a maggioranza tendente al disarmo da una parte sola) al variegato ed interessante movimento no global, alle aree antimperialiste o libertarie ed in genere a coloro che non amano le rimozioni, le posizioni espresse a caldo variano (è una descrizione schematica ovviamente) da analisi simili al giudizio di Noam Chomsky ("una risposta atroce alle atrocità americane") che riflettono sulle cause della nuova guerra e sulle malefatte degli Usa ad altre dove la causa unica dei conflitti e dell’oppressione dei popoli è attribuibile al gigante mondiale ("Chi semina vento raccoglie tempesta" è il titolo significativo di un comunicato del ‘Campo antimperialista’ che inizia l’analisi ricordando i bombardamenti Usa dopo la seconda guerra mondiale), ad altre ancora, caratteristiche del pacifismo vecchio e nuovo, nelle quali appare più visibile il giudizio etico di quello politico, con la presa di distanza e la condanna ferma ed eguale dei due integralismi che si fronteggiano, fra le quali molte definiscono i due contendenti con termini differenti (guerra in un caso, terrorismo nell’altro), e in qualche caso riflettono, se non la cancellazione, l’attutimento dei precedenti storici. Quasi sempre si può osservare nelle prese di posizione diverse provenienti da questo variegato mondo, un riflesso della unilateralità, soprattutto nell’impiego della categoria criminosa per indicare la Jihad, mentre non tutti si rendono conto che questa è funzionale alla continuazione del conflitto secondo i desideri Usa, escludendo a priori ogni possibilità di trattativa, ed alla perpetuazione del mondo unipolare. Una cosa almeno accomuna i non interventisti, il no alla guerra e la constatazione o previsione di ciò che sarà la ‘giustizia infinita’ riservata dagli Usa alle masse povere arabe, ben rappresentata dall’ultimo atto della tragedia afgana.