Logo

(m.m.c. - aprile 2013)

Il 19 aprile, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiudeva il suo primo settennato così come l’aveva aperto, all’insegna dell’omaggio al sionismo e ad Israele, ignorandone i crimini perpetrati contro i palestinesi (vedi Negazionismo, in questa Rubrica gennaio 2007): “Con Israele l’Italia condivide dal 1948 una scelta di democrazia e di costruttivo impegno nella comunità internazionale - ha ribadito ora Napolitano rivolgendosi al premier Benjamin Netanyahu - La democrazia israeliana è chiamata a sfide decisive per assicurare allo Stato ebraico la pace, la sicurezza e lo sviluppo.. Insieme al popolo palestinese di buona volontà Israele può compiere passi cruciali per riavviare quel processo di pace che Ella da sempre sostiene con coraggio e determinazione” /sic/.
Da brivido, così come il primo atto della presidente della Camera Laura Boldrini, la cui elezione è stata salutata da molti come segno di positivo cambiamento. Incautamente perché Boldrini, appena eletta, si è affrettata a ricevere l’ambasciatore americano, David Thorne, ed israeliano, Naol Gilon, quasi a significare chi sono i reali riferimenti delle assemblee elettive italiane, ed a quest’ultimo si è rivolta auspicando, come il Presidente non pensionabile, il “rafforzamento delle relazioni fra Italia ed Israele”, esaltando come lui il fantomatico “processo di pace in Medio Oriente, soprattutto alla luce della recente visita del presidente Obama a Gerusalemme e della missione, tuttora in corso, del segretario di Stato nella regione... Come ribadito ancora di recente dal primo ministro Netanyahu, la pace in Medio Oriente non può che passare da una soluzione basata sull’esistenza di due Stati”.
Com’è chiaro oramai a chiunque non sia cieco, la “esistenza dei due Stati” era sì una soluzione realistica, ma sessant’anni fa. La sistematica violazione israeliana delle risoluzioni Onu che la contemplavano, l’impunità sempre concessa dalla sedicente comunità internazionale allo stato ebraico mentre procedeva a suon di guerre, stragi ed atti unilaterali ad occupare oltre l’80% della Palestina, il rifiuto di qualunque intervento reale a favore dei palestinesi, la pretesa che essi siano disarmati a fronte di una dittatura militare sulle loro terre esercitata da uno Stato armato fino ai denti, che butta le sue armi di distruzione di massa direttamente sulla gente, che sequestra ed incarcera chiunque sospettato di simpatie con la resistenza palestinese in lager inumani, compresi bambini, i furti, le vessazioni quotidiane hanno reso il richiamo alla formula dei due stati una inaccettabile ipocrisia. Si finge di voler rispettare le risoluzioni dell’Onu, si finge che “le due parti” siano sullo stesso piano ed egualmente libere di autodeterminarsi, si finge che non sia in corso un genocidio ed una rapina aggravata e continuata da 65 anni e che sia un qualche stranissimo ed inesplicato meccanismo, o magari i cattivi palestinesi (non tutti hanno “buona volontà” secondo Napolitano: intendendo per tale la sottomissione), ad impedire la “pace” cui sarebbero impegnati i leader israeliani, da ultimo Benjamin Netanyahu “con coraggio e determinazione”.
Oh, Netanyahu di determinazione ne ha da vendere, ma non la usa certo per favorire la pace bensì per rovinare definitivamente i palestinesi ed impedire che essi possano mai vivere nello Stato cui hanno diritto, secondo le inapplicate risoluzioni dell’Onu. Nel dossier Palestina a fianco riportiamo, come altri siti, i bombardamenti stragisti, le uccisioni quotidiane, l’avanzare selvaggio della colonizzazione israeliana, l’espansione della stessa in maniere tali da impedire il collegamento territoriale fra le enclave palestinesi, veri bantustan circondati e minacciati da terra, mare e cielo; la ebraicizzazione di Gerusalemme. E poi la feroce repressione di qualunque iniziativa, sia del popolo derubato - dai lanci di razzi a quelle pacifiche, manifestazioni, marce, preghiere collettive, petizioni, ricorsi, accampamenti mobili nelle terre in via di confisca – sia di solidarietà internazionale, Israele occupando le acque internazionali come fossero proprie per bloccare le navi dirette a Gaza con aiuti umanitari, schedando e maltrattando gli attivisti pro Palestina, pretendendo risarcimenti per le sacrosante campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni dirette a supplire all’inerzia degli organismi internazionali che dovrebbero promuoverle e si guardano con cura dal farlo. Netanyahu prosegue con la massima determinazione tutte queste azioni criminose e viene omaggiato dai massimi rappresentanti delle istituzioni italiane come “uomo di pace”. Così come, in quest’ultimo giorno di aprile, è omaggiato e riverito il presidente israeliano Shimon Peres negli incontri ai massimi livelli ed al quale la città di Assisi conferisce la “cittadinanza onoraria per la pace”. Peres, lo stesso de “i responsabili della loro sorte sono soltanto i palestinesi” (1 giugno 2007, mentre assumeva la carica di capo dello Stato), lo stesso che, durante l’operazione stragista Piombo fuso (1770 morti in neanche un mese), dichiarava “hanno bisogno di una punizione e gliela stiamo dando”; lo stesso che attacca i rapporteur dell’Onu e perfino il giudice ebreo Goldstone per essersi permesso di elencare in un rapporto alcuni fra i crimini commessi dallo stato sionista.
Ed una cittadinanza onoraria è stata conferita pochi giorni prima al quisling cisgiordano Abu Mazen, per mano questa volta del sindaco di Napoli Luigi De Magistris (un altro “uomo del cambiamento” che suggellò la sua elezione dichiarandosi felice che Napoli ospitasse i comandi Usa- Nato). Abu Mazen il collaborazionista che, alle elezioni presidenziali nei Territori del 2004, si presentò come continuatore di Yasser Arafat , per poi fare l’esatto contrario che proseguirne l’opera ed è anzi fortemente sospettato, insieme a Mohammed Dahlan, di aver congiurato per assassinarlo, su indicazione israeliana. Abu Mazen che, alla richiesta di autopsia sul corpo di Arafat, si disse contrario “per non irritare i francesi” (come mai? In Francia ed in quasi tutti i paesi del mondo le autopsie sono obbligatorie in casi di sospetta uccisione) ed è stato costretto a subirla, 8 anni dopo, per l’apertura di un’inchiesta, appunto francese, avviata su iniziativa della vedova di Arafat, non certo sua né dal suo entourage. Abu Mazen inondato da dollari ed armi americane per reprimere la resistenza palestinese, fantoccio ossequioso verso i potenti quanto spietato carceriere e repressore di dissidenti. Abu Mazen pronto a “sedersi al tavolo dei negoziati senza precondizioni”, cioè senza esigere nemmeno che vengano smantellate le colonie nei Territori occupati dal 1967 in avanti, benché tale occupazione sia illegale perfino per la sedicente “comunità internazionale” e disposto a “rivedere i confini” dell’ipotetico stato palestinese (meno del 18%??!!) quando il suo popolo ha il sacrosanto diritto di occupare almeno la metà della Palestina storica e di ricevere un immenso risarcimento per il genocidio e l’espropriazione subiti.
Questi sono i personaggi cui fa riferimento la politica italiana, alleata di Israele mediante un patto politico- militare voluto dai principali partiti politici, che presta ad Israele il suo territorio per esercitazioni di guerra congiunte, preludio di guerre vere contro i popoli del Medio Oriente, a cominciare dai palestinesi, che nessuno mette in discorso. Un patto di ferro, i cui reali contenuti sono in gran parte oscuri dopo un decennio dalla sua sottoscrizione, che lascia immaginare ogni tipo di collaborazione ad operazioni sporche. Per certo non cambierà la situazione la radicale Emma Bonino, atlantista da sempre e filo- sionista, scelta per il ministero degli Esteri nel governo appena formato. Con l’approvazione del presidente filo-sionista Napolitano ed il generale plauso, che non poteva ricevere neppure Massimo D’Alema, da anni candidato a varie cariche di rilevanza internazionale e da anni rifiutato. Si parla in proposito di un veto massonico che è costato al leader ex comunista, nonostante i suoi sforzi per accondiscendere gli Usa ( a partire dalla guerra contro la Serbia, nel 1999, per ordine americano prontamente adempiuto) il ruolo di ministro degli Esteri europeo, nonostante la designazione del Pse, la presidenza della Repubblica ed ora la Farnesina. Siamo al punto dunque che una politica estera appena un attimo meno servile del consueto (per l’Italia), soprattutto non spietatamente anti- araba ed anti- palestinese, paragonata per il quadro mediorientale alla “equivicinanza” di Giulio Andreotti, appare qualcosa di rivoluzionario, inaffidabile e pericoloso!
Una politica simile, protratta per decenni, ha determinato purtroppo un degrado nella società e nell’opinione. Secondo alcuni sondaggi effettuati negli anni scorsi, Israele godrebbe in Italia di una reputazione migliore che in altri paesi, nonostante la politica guerrafondaia e di apartheid a danno dei palestinesi. Per certo gli attivisti pro Palestina sono politicamente più isolati di quanto non fossero 20 o 30 anni fa. Ne è un esempio fra i tanti quanto accaduto il 21 aprile scorso a Torino, nel quartiere san Salvario, dove attivisti filo- palestinesi sono stati allontanati da un’iniziativa dell’Anpi per avere distribuito un volantino che invitava a riconoscere “i valori della Resistenza nella lotta del popolo palestinese”: i “disturbatori”, che non avevano magari considerato l’allineamento dell’associazione partigiani alle comunità ebraiche, si sono trovati davanti la Digos, evidentemente allertata dagli organizzatori, ed hanno dovuto rinunciare alla loro iniziativa. Non tutto e non sempre va così, per fortuna, esistono anche in Italia decine di migliaia di persone che simpatizzano per la causa palestinese, migliaia che si mobilitano anche concretamente, centinaia che partecipano alle delegazioni internazionali dirette in Palestina per portare aiuti e solidarietà. Il pensiero corre naturalmente al caro Vittorio Arrigoni, assassinato da una cellula salafita presunta, o magari vera ma certamente istigata, direttamente o indirettamente, punito per essere un amico effettivo dei palestinesi. Quando prende il disgusto per la sorte riservata a quel popolo martire, per le scelte servili dei politici, come tanti altri, penso a lui. Sì, insieme a Vittorio restiamo umani, e per farlo dissociamoci dalle istituzioni italiane, nemiche dei palestinesi e di tutti i popoli che soffrono la morsa del colonialismo. Dissociamoci da loro, per non esserne complici e restare liberi.