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(m.m.c. - ottobre 2010)

Roghi e scempi del Corano negli Usa e manifestazioni ostili - dalla California al Tenessee allo stato di New York - alla sola idea che una moschea possa sorgere non lontano dalle Torri cadute nel 2001. Repressione durissima da parte dei regimi amici degli stessi per stroncare le proteste contro la repressione dell’Islam o le occupazioni coloniali in Medio Oriente. Ondate di arresti sulla base di processi alle intenzioni. Espulsioni arbitrarie. Torture. Montature e falsità per sbandierare attentati spettacolari quanto, di solito, inesistenti. Il vento islamofobico soffia sull’occidente più forte che mai.

Cambia magari la tattica impiegata dagli Stati e dalle forze dominanti nel gestire questo moderno antisemitismo che colpisce gli arabi e, in genere, i mussulmani. A volte rimosso e negato, a volte è sbandierato, magari ad opera degli stessi soggetti. Per lo più si finge di voler colpire o prevenire la sola ribellione armata e di garantire invece i diritti civili, politici e religiosi dei mussulmani, che in realtà si stanno conculcando. Negli Usa per esempio, dove l’ipocrisia è un modo di essere dell’azione politica, è intervenuto lo stesso presidente Barack Obama per affermare il diritto dei mussulmani di costruire moschee, anche quella più contestata, ventiquattro ore dopo per dire il contrario, senza sembrare. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, già grande declamatrice del rispetto dei diritti umani e delle minoranze, afferma ora che il multiculturalismo è fallito, con particolare riferimento alla cultura islamica, premessa per un nuovo giro di vite.

Così, ad Amburgo le autorità hanno messo i sigilli alla storica moschea Taiba, già sorvegliata speciale da nove anni, con la curiosa motivazione che vi ha pregato Mohammed Atta, uno degli attentatori del settembre 2001 a New York. Qualcuno ha mai sostenuto la chiusura di una chiesa perché vi ha pregato, poniamo, un brigatista rosso o nero? Si spacciano per "prediche di odio" le esortazioni degli imam a non sottostare al colonialismo e alla repressione delle identità, per terrorismo la resistenza nei paesi occupati. Se poi Osama bin Laden tende la mano all’Occidente ed assicura la pace in cambio della fine della guerra contro l’Afghanistan talebano, si grida alla minaccia terrorista. Questa è la situazione nell’Europa che ama definirsi democratica, con grave scempio dei diritti e delle libertà conclamati nelle sue carte.

L’Italia segue a ruota, con qualche eccesso di zelo dovuto al servilismo verso gli Usa ed alla presenza di un partito xenofobo nella maggioranza di governo. Gli arresti arbitrari non si contano ed i proscioglimenti da parte della magistratura, per assoluta mancanza d’indizi, non fanno più notizia. Però, gli arresti fanno sempre notizia, sbandierati nelle prime pagine dei giornali. Per fare un esempio fra i tanti, a Cremona, le dichiarazioni fasulle di uno spacciatore di droga che ha ottenuto la quasi impunità dopo aver rilasciato dichiarazioni demenziali su immaginari progetti di attentati alla Cattedrale, sono state riciclate più volte, sui giornali e nei processi, pur dopo essere state smascherate.

Avere un luogo dignitoso per pregare è diventata impresa ardua in Italia per i mussulmani. Gli ostacoli frapposti sono molteplici: si va dai pretesti burocratici alla mobilitazione xenofoba ai pretesti di ogni genere, spesso grotteschi. A Firenze il PdL si è rivoltato contro una moschea il cui minareto era, nel progetto, "simile al campanile di Giotto", dal che si inferiva una "offesa alla nostra cultura", a Milano si rifiuta da anni non solo una moschea, ancorché interamente a carico della comunità mussulmana, ma perfino la preghiera nei garage che "infastidisce i cittadini", come in viale Jenner. Ovunque la Lega, imitata da altri partiti, invoca "referendum dei cittadini" per consentire o meno i diritti religiosi dei mussulmani, con ipocrisia negandosi che di questo si tratti ed accampando "contesti" da salvaguardare, negozietti o rivendite di kebab che, sorgendo nei pressi del luogo di preghiera, comprometterebbero la diffusione dei cibi italici; ed altre assurdità. I partiti e gli esponenti politici considerati più aperti – vedi per esempio Gianfranco Fini- non sono aperti affatto quando invocano il dovere di pregare in italiano per consentire l’ascolto agli spioni mandati nelle moschee a compiere controlli polizieschi; o quando accordano il solo diritto di preghiera, e non invece i diritti associativi, di manifestazione e riunione, anche qui invocando sorveglianze speciali di polizia e servizi. Ed è ormai consuetudine, per questi ultimi, inserire nelle relazioni periodiche al Parlamento ed alle autorità di governo la "mappa delle moschee".

Tutto ciò è incostituzionale, a cominciare dagli invocati referendum. I diritti delle minoranze sono inviolabili, per la nostra Carta, e non disponibili da parte delle maggioranze, come pure i diritti associativi e la libertà di pensiero; mentre nella realtà si esige il "permesso" di folle incarognite e sobillate e addirittura si pretende che i mussulmani appoggino il colonialismo che uccide e deruba i loro fratelli, pena essere dichiarati "terroristi" e "predicatori d’odio" con pesantissime conseguenze. Ed intese fra lo Stato e le varie comunità si stanno estendendo ai buddisti, induisti, apostolici, cristiani ortodossi, mormoni e Testimoni di Geova, altre esistono dal 1984: solo per i mussulmani non se ne parla, pur trattandosi della minoranza più ampia.

Così alcuni imam sono diventati, loro malgrado, i mentori dei diritti, gli insegnanti di diritto costituzionale nei confronti di autorità e cittadini smemorati. Cosa che incoraggia la minoranza mussulmana ad assumere pian piano un ruolo importantissimo, nel nostro paese ed in Europa, non limitato al proprio sé ma estensibile ad altre categorie di soggetti. Un ruolo destinato ad accrescersi se e quando i mussulmani conquisteranno i diritti politici.

Difatti, non è la repressione che potrà stroncare questo lento ma inevitabile processo, viceversa essa potrebbe diventarne la principale levatrice. Del resto, qualcosa di molto simile è accaduto nei decenni trascorsi come conseguenza delle campagne anticomuniste, sfociate in repressione e bombe: il Partito comunista di fatto ne uscì rafforzato, i movimenti contestativi e libertari degli anni Settanta si organizzarono e si irrobustirono proprio nel contrasto alla repressione; e forse sta accadendo lo stesso ai gruppi che in vari modi si richiamano al fascismo, cui viene contestata la libertà di pensiero e l’agibilità politica. In tutti i casi la repressione ha indotto e induce una minoranza ad organizzarsi efficacemente per contrastarla e dunque a diventare sempre più consapevole di sé e dei propri compiti. Per quanto riguarda i mussulmani in Europa, che questo accada è una speranza ed un augurio.